Grazie per tutto il Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

Il (non)Post sull’esperimento Katzing ha ovviamente sollevato un polverone notevole. Come previsto dalla Mente Collettiva di questo prestigioso Progetto, numerosi Cluster parecchio interessati si sono gettati anima e corpo nello studio di questa mirabolante esperienza. Ringraziamenti Ovviamente mentre lanciavamo il (non)Post di spiegazione dell’esperimento Katzing, la Mente Collettiva si gettava in un ardito monitoraggio dei […]

Esperimento Katzing, ovvero come riscrivere la Storia – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Esperimento Katzing, ovvero come riscrivere la Storia – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

E’ con piacere che presentiamo i risultati dell’Esperimento Katzing, che in pochi mesi ha consentito di provare una nostra folle tesi: la possibilità di (ri)attribuire un senso alle parole tramite un accorto uso delle funzionalità di Google.

La Necessaria Premessa
Ebbene sì esimi Ricercatori nei mesi scorsi siete stati coinvolti in una delle cyber beffe più elaborate della Storia di questa prestigiosa Comunità: il Progetto Katzing.

Dopo aver imperversato su Twitter in ogni possibile sezione (Toptweet,Temi di Tendenza, Storie, FollowFriday), dopo aver giocato a Klout a livelli sovrumani, dopo aver costretto persino Zuckerberg a riscrivere il codice di Facebook per fermare la “Stalking Apokalipse”… potevamo tralasciare il Padre Padrone di tutti gli Algoritmi? Potevamo dimenticarci di Google?

Giammai!

Già vedevamo orde di influencer con la bava alla bocca darci dei venduti, dei sicofanti, degli “Slave Over the Top” (la versione digitale dei “Servi dei Poteri Forti”)…

Così ci siamo dedicati ad una delle più grandi burle escogitata da questa Community.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

La damnatio memoriae digitale
Lo scorso anno vi deliziai con un raccontino su un futuro, in cui un perfido Leader tramite un abile utilizzo della semantica delle Macchine, riusciva a manipolare la Cloud, procedendo alla riscrittura di passato, presente e futuro.

Quella fu una di quelle storie che mi rimase attaccata addosso.

Sollevò in me una serie di interrogativi molto profondi su come evolvere il Progetto.

Gilda35 ormai viveva di infiniti e vacui thread nei Gruppi Facebook e di sporadiche zingarate nei Temi di Tendenza di Twitter.

Mi annoiavo. E quando mi annoio è sempre un brutto segno.

Decisi di far saltare tutto, più e più volte. E’ un classico test dell’underground di internet e in generale dell’arte dadaista: “distruzione creativa” intesa come quel processo, in cui prendere coscienza dei vicoli ciechi in cui ci si è chiusi. Verificare le reazioni alla rottura del giocattolo.

Purtroppo i Social Network non sono eterni. Se, come me, avete qualche anno di internet sulle spalle, ne avrete visti nascere e morire a dozzine. Il lavoro sui Social è sempre un lavoro che presto o tardi va buttato. I blog e i siti restano, le pinzillacchere che scriviamo, come “contadini digitali” presto o tardi svaniscono.

Man mano che procedevo nella mia opera di distruzione creativa mi rendevo conto di sempre maggiori cose che non andavano: Gilda35 stava venendo lentamente riscritta per fini che le erano estranei.

Probabilmente non era un processo consapevole, né effettuato in malafede, ma stava accadendo.

Raccogliere le lamentele sulla distruzione delle varie Cabine di Regia (dei Cluster, ossia versioni più limitate di una Community, fondamentalmente raccolti attorno a qualche elemento di interesse piuttosto che da veri e propri sodalizi) fu particolarmente istruttivo.

Ogni lamentela palesava un’attribuzione di senso… . Pareva quasi la realizzazione malata del Manifesto del Dadaismo Reloaded: Gilda35 come momento clou del Grande Mud Wrestling degli Influencer, Gilda35 come oggetto da monitorare a caccia di Hacker o presunti tale, Gilda35 comeprossima start up in cui voglio esserci per smezzare dividendi, Gilda35 come l’anti questa o quella Community, Gilda35 come cannone da puntare contro blogger, influencer, gruppi, partiti da abbattere, Gilda35 come esaltazione del Leader Maximo Jovanz, Gilda35 come luogo in cui cercare grattini digitali e attenzioni, Gilda35 come strumento per pompare il proprio Klout, Gilda35 come “alibi dadaista” a proprie becere iniziative…

Odiavo tutto questo.

Così iniziai un percorso per capire: come si può riscrivere il senso di qualcosa nel digitale, e come è possibile difendersi da certe forme di riscrittura.

Ne è nato forse il mio più bel viaggio nell’informatica.
Damnatio Memoriae digitale

ONtro Esimi Ricercatori, in questi giorni mi hanno molto colpito due notizie tra loro apparentemente lontane, che tuttavia hanno suscitato in me alcune suggestioni fantastiche: da un lato il …

http://gilda35.com/2012/03/16/damnatio-memoriae-digitale/
Fase Alfa
Nella Fase Alfa del progetto decisi le linee guida essenziali da seguire. Ovviamente non lo feci nel modo razionale che di seguito esporrò. Si trattò di intuizioni che mi ronzavano in testa, astratti furori, tensioni orgoniche, e tutto il corollario che precede le mie improvvisazioni jazzistiche.

Innanzitutto definii il processo di seguito evidenziato:

Fase Alfa: definizione di processo e obiettivi.
Fase Beta: Preparazione dell’ecosistema linguistico computazionale.Fase Beta 1: Ridefinire il Grafo.
Fase Beta 2: Ridefinire Gilda35.
Fase Beta 3: Ridefinire Giovanni Scrofani.
Fase Beta 4: Individuazione della Case History.
Fase Gold: Progetto Katzing.Fase Gold 1: Elaborazione di un (non)senso.
Fase Gold 2: Verifica stato sulla Cloud del termine “Katzing”.
Fase Gold 3: Ridefinire Katzing.
Conclusioni e prospettive.
Obiettivo: dimostrare la possibilità di ridefinire il significato di un termine fino a stravolgerlo completamente rispetto al suo uso originario, utilizzando in modo accorto le funzionalità degli algoritmi dell’ecosistema di Google.

Di seguito lo sviluppo.

Fase Beta 1: Ridefinire il Grafo.
Una delle operazioni più difficili fu quella di ridefinire completamente il Grafo (la rete di legami forti e deboli), in cui si inseriva Gilda35: tagliare inesorabilmente quei legami, che portavano il progetto verso binari morti evolutivi , verso flame non costruttivi, verso insulsaggini, verso trappoloni.

Fu una bella operazione di pulizia, abbastanza faticosa, ma essenziale.

Per difendersi da una “riscrittura di senso”, ma anche per potenziare il valore di quanto scriviamo è essenziale che il nostro ruolo di snodi nel grafo sia posto in posizione strategica.

Sembra una banalità, ma online, come nella vita reale, il valore lo danno le persone, con cui si spende tempo.

Altra importante operazione in questa fase fu quella di abbandonare quasi completamente le attività sui Gruppi Facebook, in quanto affette da fenomeni di cross posting e partigianeria, estremamente inquinanti. Dedicavo quindi un po’ di tempo, invece, a creare un piccolo Cluster su Google Plus, in cui sostanzialmente gestire in modo organico e ordinato i contributi.

Il risultato di questa operazione di riscrittura, è stato che ho contribuito a testi di carattere scientifico e partecipato come relatore a eventi di spessore culturale. Magari mi sarò perso qualche grattino digitale e qualche aperitivo, ma ne è valsa la pena…

Altro aspetto fondamentale fu quello di concentrare il brain storming in un continuo flusso di comunicazione con Renato Gabriele, Blake, Aldo Pinga e Domenico Polimeno, ribattezzato “Mente Collettiva”, che come vedremo darà sviluppi veramente sorprendenti.

Il grafo in cui si inseriscono le nostre attività online è l’ecosistema in cui attecchiscono le informazioni che immettiamo in Rete. Se non vogliamo che escano inquinate è essenziale che le relazioni forti del Grafo siano con persone che adottano una quotidiana ecologia della mente.

Fase Beta 2: Ridefinire Gilda35
Procedevo contestualmente a riscrivere Gilda35, restituendole centralità nel processo creativo.

Essenziale diventava quindi aggregare in Gilda35 la totalità dei temi precedentemente sviluppati su più piattaforme. A fianco dei tradizionali nonPOST, dovevo affiancare i meme e le risorse di content curation.

In più avevo la necessità che le informazioni di SEO di Gilda35 non fossero completamente in mano a CMS o Blogs “nonModerni” come in precedenza. L’occasione venne da un beta test che sviluppai con Paolo Mulè per Overblog.

Traslocai nel nuovo Gilda35 i vecchi nonPOST, i meme del fu Scemenziario e la content di Gilda35 LAB su Scoop.it.

Il risultato fu quello di trasformare Gilda35 in una sorta di cantiere permanente, consentendo possibilità di scrittura molto più vaste che in precedenza.

In pratica da un solo nonPOST potevano nascere numerose ulteriori informazioni veicolate da meme e content curation, che ne arricchivano ed estendevano i significati.

Grazie ad alcune dritte di Alessandro Vitale, riuscivo peraltro a caratterizzare lato SEO Gilda35 come un blog di satira, nonché a legarlo alla mia authorship…

Gilda35 si poneva, così, come esperienza centrale nell’esperienza di fruizione della Comunità.

I risultati furono sorprendenti: sostanzialmente perdemmo fette di pubblico “casual” e guadagnammo livelli di coinvolgimento sorprendenti. Da ogni punto di vista avevamo “tassi di conversione” superiori a quelli di ogni piattaforma normalmente in uso, con utenti che trascorrevano un sacco di tempo sul sito scaricando immagini, facendo sharing, giocando con gli elementi che gli mettevamo a disposizione.
Gilda35 Vs Facebook: Altro clamoroso GAME OVER

Dopo la pubblicazione dell’articolo ROI Con I Social Network? Parlano I Numeri… GAME OVER, di cose ne sono state scritte e discusse in vari gruppi di addetti ai lavori e in giro per la rete. Anche

http://pro.dbatrade.com/wordpress/gilda35-vs-facebook/
Fase Beta 3: Ridefinire Giovanni Scrofani
Nel mentre ridefinivo i legami forti e deboli del mio grafo e ridefinivo il ruolo del sito, procedevo ad una complessiva ridefinizione del mio ruolo digitale.

Con Gilda35 avevo vissuto il grande passaggio da decenni di anonimato alla piena manifestazione della mia identità. Emotivamente non fu una passeggiata, ma nel magico mondo del web 2.0 fu quasi un passaggio obbligato, se volevo comprenderne le dinamiche.

Rapidamente dopo anni di onorato anonimato, mi trovai trasformato in un influencer. Come sapete stressai il concetto di “influencer da klout” fino a lasciarlo svuotato come una conchiglia morta. Così decisi di gettarmi anima e corpo nella nuova frontiera: la Influence Engine Optimization.

Google con l’integrazione tra Google Plus e la Authorship sta rendendo centrale nel proprio Motore di Ricerca il ruolo dell’identità di chi produce informazione.

Su questo versante ho proceduto quindi su due versanti…

Da un lato ho avviato una collaborazione con una testata online (Datamanager), realizzando una rubrica (Cinguettii), indicizzata anche lato sezione News di Google.

Ho quindi iniziato a lavorare sulla mia autorship lavorando sia lato Google Plus che ottimizzando post, meme e content curation al fine di ottenere un risultato di “scrittura organica”. In pratica ogni racconto sui temi di tendenza del momento che sviluppavo in Cinguettii (indicizzazione SEO+Sezione Google News+Autorship Google), veniva poi ripreso nella sezione LAB (content curation di GIlda), nella sezione MEME (come contenuti visuali), infine integrato (spesso) in un nonPOST (indicizzazione SEO+Autorship Google).

Peraltro spostai la totalità della mia attività sui social in ambito indicizzato da Google. Iniziai ad utilizzare in modo costante Google Plus, che di per sé è già ottimamente indicizzato e collegai la totalità dei miei account social al Social Hub di Overblog, destinandoli al dominio giovanniscrofani.it. La totalità della mia produzione sui social era visibile, con azzeramento delle attività in aree chiuse/segrete.

Il risultato fu abbastanza inaspettato. Con zero cross posting, post sui social vicino ad emissioni zero, annientamento della partecipazione sui Gruppi Facebook, guadagnai una visibilità sui social media molto superiore a quanto fatto in precedenza… Fino al paradosso di diventare una “Twitstar” della sezione Notizie.
The Problem With Measuring Digital Influence

Editor’s note: Michael Wu is the Principal Scientist of Analytics at Lithium. Social media is a required avenue for brands to engage their customers. However, social media engagement is primarily …

http://techcrunch.com/2012/11/09/can-social-media-influence-really-be-measured/
Fase Beta 4: Individuazione della Case History
Insomma il terreno dopo sei mesi era decisamente pronto. Avevo ridefinito l’ecosistema in cui Gilda si muoveva a livello di significati e significanti, ridefinito la compagine societaria, ridefinito il ruolo mio e della Comunità nel Grafo.

Nel mentre facevo tutte queste cose metà del progetto si era realizzata:per difendersi da inopportune riscritture bisognava decidere bene i compagni di viaggio, fuggire dall’idiozia dei grandi numeri, andare al sodo, partire dal concetto che coi propri lettori bisogna essere sempre mortalmente onesti. Insomma difendersi era non solo semplice, ma anche vantaggioso.

Mi mancava solo un caso da studiare, per capire invece come riscrivere consapevolmente un senso.

Per quelle deliziose coincidenze da Teoria del Caos, che mi capitano di sovente, alcuni membri di questa Community, che lascerò anonimi data la delicatezza del tema trattato, mi sottoposero un caso estremamente interessante.

Una grossa realtà, che chiameremo ACME, aveva fatto ingenti investimenti in campo digitale, in particolare per una propria iniziativa particolarmente lodevole, che chiameremo PUCVA (progetto unicorni che vomitano arcobaleni), eppure aveva avuto solo ritorni negativi e svariate attenzioni informatiche indesiderate.

A tempo perso mi gettai nell’enigma e scoprii una cosa estremamente interessante.

Su Google a malapena era visibile il sito dell’ACME, peraltro le informazioni relative al PUCVA rimandavano solo ed esclusivamente a siti esterni soprattutto di detrattori. Peraltro per descrivere l’Iniziativa PUCVA le testate online avevano preso ad usare un altro termine MIMONGO, relativo a esperienze fallimentari di enti simili alla ACME.

Insomma toccavo con mano la possibilità di realizzare una damnatio memoriae digitale…

Fase Gold 1: Elaborazione di un (non)senso
Negli stessi giorni coi miei amici Salvatore Coccoluto e Luca Spinelli discettavamo di varie teorie sull’inutilità degli sforzi umani, che riunivamo sotto il significativo nome di Katzing, ossia l’Engineering del Cazzeggio.

Nei quotidiani deliri linguistici coi miei amici il Katzing andava a connotarsi come due concetti assai seri e intercambiabili:

da un lato andava a definire il concetto fisico di Entropia, ossia come il disordine, che quotidianamente viene prodotto dalle azioni umane;
dall’altro andava a definire il concetto del “Vanitas vanitatum” del Libro di Qoelet, ossia del “vapore prodotto dal vapore” che nella mistica ebraica indica la vanità di ogni azione umana buona o cattiva di fronte agli insondabili misteri di Dio e della Morte.
Insomma il Katzing era un termine tipo “Nirvana”, o “Ubik”, o “Valis, o “Tao”, o “Noumeno” capace di identificare una visione pessimistica e totalizzante dell’essere umano. Negare che esista il Katzing è esso stesso produzione di Katzing, asserire che con i nostri atti produciamo Katzing è esso stesso produzione di Katzing. In pratica un piccolo enigma filosofico, o Koan, non risolvibile.

Insomma Katzing era un termine perfetto, che non appena veniva buttato in una conversazione veniva colto nella sua essenza.

Fase Gold 2: Verifica stato sulla Cloud del termine “Katzing”
Stabilito il (non)senso del Katzing mi gettavo nella Cloud per capire cosa indicasse normalmente questo termine.

Scoprii che indicava un’Agenzia Creativa: la Katzing Creative Ways di San Francisco proprietaria del sito Katzing.com…
Katzing

WHO’S DOING MY WORK? Katzing is Susan Katz. So pardon me, while I slip into my first-person voice, because I tell the story best this way. I want you to know that at Katzing, you work with me. From

http://www.katzing.com/
“EXPANDING YOUR PRESENCE ” (sic!)
…indicava peraltro una ridente località in Austria…

…indicava una serie di professionisti ben presenti sui social e soprattutto su Linkedin…

Insomma Katzing appariva come un termine che da una toponomastica locale, si era incardinato come cognome di persone assai probabilmente oriunde della Mitteleuropa, fino a giungere nel magico mondo della Silicon Valley.

Un bersaglio molto interessante.

Fase Gold 3: Ridefinire Katzing
Ovviamente non posso raccontarvi tutti i segreti della riscrittura, perché memore di certe passate distorsioni, non vorrei armare le mani di Lamer incoscienti.

Con la Mente Collettiva stabilimmo dapprima i limiti dell’operazione:

non creare un dominio dedicato a Katzing;
non creare account social dedicati al nick Katzing;
non creare Fanpage dedicate al Katzing;
non inserire nel SEO di Gilda35 riferimenti a Katzing.
Operammo invece nelle seguenti direzioni:

impiantare il termine nei temi di tendenza di Twitter e nelle ricerche Google Plus, stante l’ecosistema sano realizzato in fase Beta fu abbastanza facile, non venne percepito come spam e non causò reazioni di rigetto nelle Community esterne a Gilda35;
sviluppare Katzing secondo lo schema di copywriting sopra descritto a incrocio di news-testo di approfondimento-meme-content curation;
integrare in Gilda35 i contributi prodotti dalla Comunità sul tema (cosa facile data l’ecumenicità del tema);
parlare di Katzing in piccoli cluster, cercando di smorzare sul nascere ogni utilizzo eterodosso del termine (le solite cose odiosette italiche tipo “Noi siamo bravi mentre tizio fa Katzing”);
privilegiare nettamente il coinvolgimento su Google Plus e Twitter rispetto a Facebook.
Il resto è storia. In pratica operammo esattamente secondo una sorta di “Etica Digitale”, fummo diligenti e coscienziosi. Non agimmo da “contadini della cloud”, ma da pionieri. In certi frangenti comprendemmo cose sul funzionamento degli algoritmi di Google, che penso sfuggano anche ai loro autori. Come amo ripetere spesso:
Spesso tra gli addetti ai lavori si ripete a sproposito la roboante frase “Questo non è previsto dall’Algoritmo!” Cosa magari vera nella programmazione originaria del singolo algoritmo. Il problema è che gli Algoritmi si sono fatti sempre più complessi e non operano in uno spazio ideale privo di influenze, ma interagiscono allegramente tra di loro, generando risultati imprevedibili. Pertanto per comprendere appieno il funzionamento di un Algoritmo spesso gli esperimenti di Reverse Engineering, tipo i nostri coccolosi sabotaggi dadaisti, si rivelano particolarmente utili e illuminanti…
Esperimento Twitter Monument
Il risultato dopo un solo mese di Katzing fu sorprendente: la prima pagina di Google su Katzing appariva completamente trasformata. I risultati provenienti da Gilda35 o da blog di membri di questa community riempivano ogni spazio. Katzing.com appariva a mezza classifica, la località di Katzing obliterata, i professionisti non pervenuti.

La ricerca per immagini pure restituiva un gioioso caleidoscopio di immagini prodotte da blogger di questa Comunità su propri siti, blog, account social.

Avevamo provato una tesi al mondo: Katzing era stato riscritto alla velocità della luce.

Conclusioni e prospettive
Concludendo miei esimi Ricercatori, con questo post chiudo il capitolo più bello finora delle nostre ricerche digitali. E’ stato un lungo anno in cui ho riflettuto profondamente sull’ecologia dei nostri comportamenti digitali, sulla necessità di depurare il nostro operato dagli agenti tossici della visibilità patologica.

Sono molto soddisfatto.

Ringrazio tutti voi, soprattutto gli amici della Mente Collettiva. Senza Renato, Blake, Aldo e Domenico tante cose non sarebbero state possibili. Non ho mai avuto amici migliori di questi e li ringrazio di cuore per il tanto lavoro fatto insieme.

Mi piace pensare a Katzing come a un cambiamento di prospettiva, come la fuga da una logica inquinante, aggressiva e vandalica della manifestazione del proprio dissenso e della propria personalità in Rete.

Non ti piace qualcosa? Bene: costruisci qualcosa di più bello, più creativo, più intelligente. Le Macchine, se usate in modo consapevole, non ci rendono più stupidi, anzi ci costringono ad interrogarci su quale sia il potenziale intellettuale che possiamo realizzare

Vuoi migliorare la tua presenza in Rete? Bene: fai qualcosa di interessante. Basta spam, flame e puttanate. Non funzionano più.

Mentre eravamo distratti a misurarci il Klout, a comprare follower, a dopare siti… Google con il proprio ecosistema di algoritmi produceva uno strumento splendido per riplasmare il web visibile.

L’era del vandalismo digitale, forse, è finita. Esistono strade nuove: creare cultura nuova invece di abbattere cose brutte.

Adesso con la Mente Collettiva stiamo pensando a nuove sfide: ripensare integralmente le funzionalità di Gilda35, rendere il Katzing un memento perenne alle possibilità di trasformazione offerte dal web.

Cinquanta sfumature di Klout

ONtro

Esimi Ricercatori, colgo l’invito rivoltomi via twiter da Daniele Chieffi, per ripercorrere il mio conflittuale rapporto con i misuratori di popolarità digitale e con Klout in particolare, che in questi giorni sta subendo una sorta di complessivo reboot.

Precisiamo subito che da quando esiste internet, esistono “misuratori di popolarità“. Da che ho memoria della parola “blog“, esistono classifiche organizzate con metodi più o meno attendibili, per stabilire una sorta di gerarchia di posizionamento dei siti maggiormente influenti. Correlatamente esistono tecniche da lamer, per sfruttare a proprio vantaggio le regole dei vari algoritmi che stabiliscono la gerarchia, alterando la classifica.

Dalle summenzionate circostanze è nata una vera e propria comunicazione strutturata per piegare i vari algoritmi ai propri bisogni di visibilità. Come direbbe Jaron Lanier: non si scrive più per essere letti da occhi umani.

Ricordo discussioni infinite (spesso sfociate in feroci flame) sulle pratiche da White Hat vs Black Hat SEO, community di blogger letteralmente dissolte dall’uso di pratiche scorrette di link buinding, addirittura piattaforme blog annichilite dai trucchi da lamer… Ancora oggi ad ogni cambio/affinamento dell’algoritmo del motore di ricerca di Google si assistono a crisi isteriche di SEO e presunti tali.

E’ naturale nell’abbondanza spesso caotica di informazioni che offre internet, cercare un sistema per fornire una gerarchia delle fonti.Purtroppo è altrettanto naturale la ricerca della visibilità (spesso lucrativa) da parte delle persone… e ciò crea un mix spesso letale.

Il vecchio Klout e le sue penalizzazioni

Il problema principale di Klout è che non misura le visite di un sito, non misura il numero di link che determinano l’autorevolezza della pagina su cui puntano, non misura neppure le semplici metriche di un account di social network…

Klout si presenta come lo standard per valutare la nostra personale influenza digitale.

Se le misurazioni di blog e pagine hanno creato i dissesti, di cui sopra, con addetti ai lavori che ormai tra reader complessi come la Biblioteca di Babele e dozzine tool di Content Curation faticano a “pulire il rumore e trovare il segnale“, figuriamoci cosa ha introdotto Klout a livello di rapporti umani.

Come analizzammo con i Socialeroi ai tempi della Performance di Ovosapiens alla fine ne era nata una sorta di versione Klout del link building: il trenino dei saluti.

Come per una pagina internet era rilevante il numero di link che puntavano su di essa per stabilire la sua autorevolezza, il primo Klout (oltre a follower, like e retweet) enfatizzava molto le interazioni con gli influencer. In pratica quanto più si ricevevano menzioni, like e retweet da personaggi parecchio menzionati e con parecchi follower, tanto più si cresceva…

Ne nacquero fenomeni di puro spam comunicativo come il trenino dei saluti e il grattino digitale tra influencer:

  • Trenino dei saluti: elenchi di influencer, cui rivolgere come in una liturgia religiosa “buongiorno“, “buon pranzo“, “buona sera” e “buona notte“… possibilmente replicando al saluto di ogni membro in lista.
  • Grattino digitale: stucchevoli ed eccessivi attestati di affetto pubblicamente manifestati sulle pubbliche piazze digitali.

Organizzammo così lo scherzo di Ovosapiens: un account vuoto e privo di contenuti cui in un solo pomeriggio, facemmo scalare le classifiche di Klout e Follow Friday in un’azione dimostrativa…

Da questo mirabolante evento discende il mio rapporto burrascoso con il Klout, che si mostrò molto più reattivo degli algoritmi che l’avevano preceduto.

Immediatamente il mio punteggio e quello di molti altri partecipanti allo scherzo si abbassò. L’algoritmo reagì ad un’aggressione con un meccanismo di difesa che battezzammo con l’evocativo nome di: “Penalizzazione del Klout“.

Successivamente tutto tornò come prima, ma questo benedetto Klout aveva stuzzicato la mia attenzione.

Sul Gruppo Facebook di Indigeni Digitali nacque un lungo ed interessante dibattito sulla reale utilità dello strumento, grazie al quale compresi un po’ meglio la sua natura.

Se comprendevo la necessità di predisporre fonti che gerarchizzassero le pagine internet, l’idea di una classifica mondiale di “personalità digitali” era alquanto inquietante.

Al di la del momento ludico del c.d. “Io ho il Klout più grosso di te” a cosa sarebbe potuta servire?

Fu il dialogo con gli Indigeni a chiarirmi l’utilità pratica di Klout: campagne marketing mirate.

Non andava preso in considerazione solo l’elemento del punteggio, ma lo stesso andava comparato col Klout Style (una sorta di classificazione che andava dal lurker al guru) e con i topic (gli argomenti su cui si era influenti)… In pratica mettiamo che avessi voluto lanciare una campagna di articoli per la cura dei baffi, grazie a Klout, avrei potuto ottenere un report molto analitico di soggetti influenti su Moustaches e avviare una strategia di comunicazione che li vedesse coinvolti.

Inoltre pareva addirittura che gli Head Hunter del mondo della comunicazione digitale, dovendo dotarsi di uno strumento condiviso di valutazione delle competenze dei candidati, utilizzassero il punteggio di Klout.

Così eravamo alle solite: uno strumento potenzialmente anche utile e intelligente veniva ridotto all’ennesimo megafono per gridare al mondo : “IO SONO”.

Ne nacque qualche chiacchiera ad un aperitivo di Indigeni Digitali, da cui scaturì un esperimento ancor più massivo di quello di Ovosapiens: ilKtrain.

In pratica venne esasperata per un giorno intero la pratica del trenino dei saluti tra influencer. Immaginate un gruppo cui appartengono centinaia di influencer sui topic più disparati che si lancia in una folle sessione di mention incrociate all’insegna dell’hashtag #Ktrain…

Il risultato non si lasciò attendere: subimmo tutti una penalizzazione di massa del Klout.

Ovviamente ciò scatenò una serie di ipotesi tra il complottista e il fantascientifico: meccanismo di difesa, modifica già preventivata dell’algoritmo, cospirazione rettiliana

Fatto sta che in seguito Klout iniziò a penalizzare i “trenini dei saluti” e la pratica divenne abbastanza desueta…

Tuttavia, essendo i grattini digitali divenuti ininfluenti ai fini del punteggio, iniziarono a maturare pratiche embrionali di mudwrestling tra influencer…dopotutto Klout non misura il sentiment: una interazione anche se negativa è una interazione.

Il nuovo Klout

E quando eravamo arrivati a comprendere una qualche utilità di questo strumento ecco che arriva la nuova release di Klout, che francamente mi lascia trasecolato.

Non mi soffermo sulle oscillazioni di punteggio, che reputo fisiologiche basta attribuire maggiore o minore peso a certe interazioni… e se (come spesso accade) uno ha uno stile rigido (es. content curator che posta solo link come se non ci fosse un domani) è fisiologico subire penalizzazioni, o premiazioni improvvise.

Da quello che vedo in questi giorni nella preview del nuovo Klout le modifiche possono così riassumersi:

  • Eliminate le tre metriche Amplification, True Reach e Network. E’ presente solo l’istogramma di sintesi.
  • Eliminato il Klout Style.
  • Eliminati i Topic.
  • Eliminate le Perks: prodotti o esperienze che si potevano ottenere allargando la propria influenza a seguito del conseguimento di certi obiettivi tipo quest.
  • Introdotto il sistema dei Moments: in pratica il Klout diventa maggiormente incentrato sulla gamification dell’esperienza. Vengono dati dei punteggi da 1 a 5 ai nostri post sui vari social network, che suscitano maggiori reazioni (commenti, retweet, like, +1, reply, ecc…).
  • Introduzione di un grafico a torta che ci aiuta a comprendere meglio quali sono i Social Network in cui la nostra comunicazione è più performante (in pratica sarei una sorta di campione del mondo sulla mia bacheca Facebook dove pubblico parecchie fesserie divertenti, e uno scarsone su Twitter dove pubblico articoli interessanti).
  • Introduzione del solito orrendo tema da infografica hipster tanto in voga oltreoceano.

Così su due piedi le modifiche mi suscitano un certo disappunto, in parte perché sembra aver perso alcune funzionalità interessante, ma soprattutto perché mi immagino a cosa porterà il sistema dei “momenti“.

Già il vecchio Klout aveva generato mostruose forme di Ubertroll, mi figuro cosa genererà un meccanismo incentrato sui momenti.

Il Klout Ubertroll

Uno Ubertroll, in gergo, sarebbe la versione strutturata e sistematica di un Troll, che spesso fa di questa attività una professione o uno strumento di supporto alla propria attività lavorativa.

Mentre il Troll cerca di suscitare emozioni e spesso agisce in solitaria, sfruttando l’anonimato per il gusto della performance e della provocazione… lo Ubertroll agisce con pratiche strutturate, spesso in gruppo, a volto scoperto generando flame, pogrom digitali e veri e propri linciaggi mediatici… con un solo scopo: visibilità.

Se uno osserva una comunità di Ubertroll (poco importa se quindicenni, o ultrasessantenni, se amatoriali, o professionali) osserverà che dopo ogni performance c’è la conta dei follower acquisiti su Twitter, dei like ricevuti, del piazzamento nei temi di tendenza, dello stocazzamento finito sui giornali, del flame da trecentocinquantamila commenti in cui ha razzolato mention da mezzo mondo… E infine di quel puntino di Klout che è cresciuto.

Non c’è performance, né gusto per la ricerca: solo pura e semplice immissione di materiale di cultura tossica… marcatura di territorio psichico.

Lo Ubertroll vive in un mondo allucinato in cui lo spam si fa battaglia ideale, in cui il flame si trasforma in tensione morale, in cui lo stalking vigliacco diviene rigore, l’insulto espressione creativa.

Klout è una di quelle cose che tutti disprezzano a parole e che controllano quotidianamente. Una di quelle cose che non conta nulla, ma che fa scattare il disappunto quando subisce delle flessioni… Per il Klout Ubertroll, poi, diventa vera e propria scalata al successo.

Spero di sbagliarmi ma una logica di “influenza” organizzata per “momenti“, immagino che ci regalerà un autunno parecchio caldo…

Ci meravigliamo del mudwrestling tra influencer?

Tranquilli esimi Ricercatori è solo il girone di pre-agonistica della nuova release del Klout.

Perché sta volta gli Influencer professionisti che non possono ottenere like mostrando le tette su internet, lo faranno a randellate.

Dopotutto è un lavoro come un altro.

Conclusioni

Concludendo, miei esimi Ricercatori, Klout non è che l’ultimo passaggio di una illustre sequela di algoritmi che hanno contribuito a impoverire la nostra comunicazione.

L’ennesimo strumento, potenzialmente anche utile, nato per rendere più nitide le informazioni, che alla fine genera solo altra entropia.

Qual è la pecca principale di Klout?

Le persone che lo utilizzano.

Quando le interazioni positive “tiravano” su Klout, pareva che Twitter e Facebook fossero il mondo anestetizzato di “Fragolina Dolcecuore“… quando siamo passati alle “interazioni neutrali” internet si è riempito di raid e stocazzate…

Attendo coi soliti popcorn a bordo campo il momento in cui tutto si concentrerà nell’esplosione pirotecnica dei singoli “moments“…

L’Incidente del Tonchino Digitale si avvicina?

Per approfondire

La sezione Storie di Twitter: Esperimento #TwitterMonument


Le bugie sono come i bambini, impegnative, ma ne vale la pena: il futuro è nelle loro mani.

(Gregory House, La bugia è una cosa meravigliosa)

ONtro

Esimi Ricercatori, come ben saprete il giorno primo aprile ultimo scorso mi sono  abbondantemente speso sul caso del c.d. #TwitterMonument:

Il primo monumento al mondo dedicato a Twitter, raffigurante un uovo alto circa 4 metri e realizzato in pregiato marmo bianco di Carrara, è stato inaugurato oggi in un suggestivo angolo delle colline toscane, a non più di 20km dalla famosa Torre Pendente di Pisa… [omissis]

“L’uovo di Twitter”, opera dello scultore Filippo Mariano, ha trovato collocazione in località Scapigliato, nel comune di Rosignano Marittimo (LI)…

[Tratto dal Comunicato Stampa di Pisaconnection]

I più smaliziati tra di voi avranno pensato: “Ecco il solito elaborato Pesce d’Aprile di quel burlone di Jovanz…”

Vergogna, miei esimi Sobillatori, vi pare che il Sottoscritto può spendersi per un misero Pesce d’Aprile?

In realtà il Twitter Monument è stato un glorioso esperimento, condotto quasi in solitaria, per testare un aspetto interessante e poco noto degli algoritmi di Twitter: la capacità di misurazione del contesto in cui nasce la notizia.

Ricapitolando le puntate precedenti possiamo infatti asserire che sull’Algoritmo dei temi di tendenza influiscono più fattori:

  • Fattore Linguistico: quello prettamente attinente la Linguistica Computazionale, ossia la leggibilità e comprensibilità dei testi da parte degli Algoritmi.
  • Fattore Temporale: orario del giorno in cui vengono emessi i testi e andamento nel tempo della loro incidenza intesa come ampiezza e frequenza.
  • Fattore Locale: lingua e area geografica di riferimento.
  • Fattore Gerarchico: atto a misurare l’autorevolezza della fonte che ha emesso i testi, attraverso l’analisi del rapporto following/followers.
  • Fattore Politico: compatibilità dei testi con le Policy di Twitter in materia di rispetto della normativa locale in cui viene emesso.
  • Fattore Disturbo: capacità del tema di tendenza di svegliare gli SpamBOT e altri software, che per frequenza di ripetizione dei messagi possono incidere sull’andamento del tema di tendenza.

Tuttavia gli esperimenti di “reverse engineering” summenzionati non ci avevano aiutato a comprendere la neonata Sezione Storie di Twitter, che invece pare nutrirsi di un Fattore Contestuale, ossia l’ambiente in cui nasce la “notizia”…

Le solite mirabolanti coincidenze di Tecnonucleo, generate dalle Correnti del Caos di Gilda35, ci sono venute incontro fornendoci alcuni interessanti spunti.

Lo strano caso di #IDconf

Andamento #IDconf (fonte Topsy)

Qualche giorno addietro con alcuni di Voi ho partecipato all’evento “CIO vs Startupper” organizzato dagli Indigeni Digitali… come è possibile leggere nel lezioso Storify della vicenda da me prodotto, l’hashtag utilizzato per la “diretta twitter” dell’evento fu #IDconf.

L’hashtag sorprese me e gli altri Ricercatori presenti per la rapidità con cui salì tra i Temi di Tendenza di Twitter. Incredibilmente, dopo pochi tweet che non avevano visto né la presenza massiva di influencers, né una frequenza esageratamente insista o prolungata #IDconf balzò dritto in terza posizione.

La cosa sul momento ci stupì alquanto, così mentre producevo lo storify dell’evento, iniziai a concentrarmi più sugli elementi di contorno a #IDconf, che sui tweet, desumendo alcune peculiarità:

  • evento anticipato da Blog ben posizionati;
  • presenza di una pluralità di collegamenti multimediali a siti/servizi esterni (Instagram, Pinterest, streaming video, geolocalizzazione, ecc…);
  • copertura Twitter da parte di soggetti qualificati come Agenzie di Stampa.
Insomma #IDconf appariva in tutto e per tutto come una “notizia”, come la copertura mediatica di un evento strutturato e forse era questo che l’aveva lanciato così rapidamente nell’Olimpo dei Temi di Tendenza.

Interazione tra Algoritmi

Mi permetto a questo punto una piccola digressione tecnica…

Un Algoritmo è un sofisticato software che attraverso un procedimento complesso caratterizzato da atomicità, non ambiguità, finitezza, terminazione, effettività e determinismo risolve un dato problema (es. selezionare tra i miliardi di tweet in circolazione un toptweet, un tema di tendenza, una storia, ecc…).

Un aspetto verso il quale non c’è molta attenzione in Italia, è rappresentato dal risultato dell’interazione tra Algoritmi. Spesso tra gli addetti ai lavori si ripete a sproposito la roboante frase “Questo non è previsto dall’Algoritmo!

Cosa magari vera nella programmazione originaria del singolo algoritmo.

Il problema è che gli Algoritmi si sono fatti sempre più complessi e non operano in uno spazio ideale privo di influenze, ma interagiscono allegramente tra di loro, generando risultati imprevedibili.

Pertanto per comprendere appieno il funzionamento di un Algoritmo spesso gli esperimenti di Reverse Engineering, tipo i nostri coccolosi sabotaggi dadaisti, si rivelano particolarmente utili e illuminanti…

Per farvi un simpatico esempio vi riporto questo celebre video in cui l’immenso Kevin Slavin illustra come l’imprevista interazione tra gli Algoritmi di Wall Street abbia vaporizzato il 9% della ricchezza mondiale dando l’avvio all’attuale congiuntura economica…

La Burla degli Informatici Toscani

Avviene quindi che mentre la mia mente si arrovellava sui temi summenzionati mi arriva una mail di Antonio Ficai, Ricercatore Toscano particolarmente avvezzo ad ogni genere di performance dadaista…

L’amico Antonio mi invita a partecipare ad un gustoso ed ipertrofico Pesce d’Aprile organizzato da alcuni studenti ed esperti di digitale toscani sotto l’alto patrocinio dell’agenzia Pisa Connection.

I Toscani avevano organizzato le cose in grande stile:

  • Identificato un monumento nelle campagne attorno a Livorno fatto proprio a forma d’uovo.
  • Elaborato un credibilissimo comunicato stampa.
  • Creato una location su foursquare per la geolocalizzazione (sfruttando il noto bug del Komunistparty).
  • Realizzato una serie di fotografie da utilizzare durante la diretta dell’evento.
  • Preparato una serie di post di commento su svariati blog.
  • Suddivisione dei partecipanti per ruolo: reporter, partecipanti, commentatori favorevoli, detrattori (ovviamente io).

Insomma il Fattore Contestuale era attentamente preparato, così aderisco con entusiasmo all’iniziativa.

Tuttavia decido di non rendere nota l’iniziativa a voi Ricercatori, in quanto volevo concentrarmi proprio sulla rilevanza del Fattore Contestuale.

Ormai voi bricconi dadaisti siete diventati influencers e guerriglieri mediatici professionisti e neppure riesco più a tenere dietro alla quantità di burle che generate quotidianamente.

Fornisco un piccolo chiarimento agli Estimatori di questo prestigioso Progetto, che osservano dall’esterno le nostre mirabolanti avventure: se negli ultimi mesi assistete a temi di tendenza impazziti, resurrezioni improvvise di Twitstar, apparizioni, sparizioni… nel 90% dei casi c’è la solita banda della Cabina di Regia che inganna il tempo scompigliando le carte in tavola…

Così decido di agire segretamente, quasi in solitaria, per mantenere una sorta di purezza del risultato del sabotaggio…

Svolgimento

Andamento #TwitterMonument(fonte Topsy)

Arriviamo quindi al tanto agognato 01 Aprile 2012 A.D. secondo una scaletta cronologica assolutamente spassosa:

  • Comunicato Stampa: fondamentalmente si è proceduto a fare sharing sulle più varie piattaforme di una versione abbastanza credibile di un comunicato stampa, che spiegava le alte motivazioni artistiche dell’evento.
  • In viaggio via Twitter e Facebook: quindi i partecipanti alla burla hanno iniziato verso le 11.00 a fingere di muoversi verso la location designata.
  • Geolocalizzazione su Foursquare: alle 12.00 i partecipanti si sono geolocalizzati nell’apposita location “L’Uovo – Monumento a Twitter – LOC. Scapigliato (S.R. 206) – Giardino con sculture”.
  • Copertura via Twitter: si è quindi proceduto a pompare l’hashtag “#Twittermonument” su Twitter, ma in modo garbato e poco insistito (solo 1000 mentions nell’arco della giornata). Sia i finti detrattori (come il Sottoscritto) sia i finti sostenitori (come Antonio Ficai) procedevano a inserire parecchi collegamenti ipertestuali a foto, e siti esterni. Ovviamente arrivavano parecchi utenti che iniziavano ad urlare al “Pesce d’Aprile” e che per avvalorare la propria tesi riportavano ulteriori link rivelatori.
  • Copertura via Facebook: Pisa Connection in contemporanea pubblicava un post di lancio dell’iniziativa, “Inaugurato oggi in loclaità Scapigliato il Mounumento a Twitter. Il sogno di @PisaConnection e ResPublica Pisana è realtà” spiegando per filo e per segno l’iniziativa. Parallelamente Antonio Ficai procedeva a pubblicare su Facebook una bacheca fotografica riportante autorità, prelati, artisti e sostenitori “1 aprile 2012 . inaugurazione del #TwitterMonument“.
  • Copertura via Instagram e Pinterest: neppure il noto social network di foto vintage rimaneva indenne dall’epidemia di fonti sul Twittermonument e personalmente procedevo a creare un’apposita bacheca su Pinterest per raccogliere i vari materiali fotografici: “#TwitterMonument“.
  • #TwitterMonument Tema di Tendenza: nonostante avesse racimolato a quel punto poche centinaia di menzioni, senza la pesante partecipazione di Influencers, #TwitterMonument balza all’onore dei Temi di Tendenza, conferendo una certa attendibilità alle elucubrazioni sul Fattore Contestuale… ma il bello doveva ancora venire.
  • Copertura News: come riportato in questo piccolo Storify durante il divenire dell’evento una serie di testate online iniziano a dedicarsi alla “notizia” del Twitter Monument: Ninja Marketing, Il Tirreno, Fanpage e altri… Poco importa se alcuni articoli adombravano il Pesce d’Aprile, dopotutto per un Algoritmo, anche una burla è a tutti gli effetti una notizia seria…
  • Twittermonument esplode in Storie: A quel punto il contesto di sviluppo della notizia si è pienamente strutturato e… magia! Il #TwitterMonument in tutto il suo splendore ovoidale campeggia (per poco) nella sezione Storie dell’area #SCOPRI di Twitter.
 Un piccolo scherzo per l’Umanità, un grande passo nella lotta alle Macchine Ribelli.

Conclusioni

Esimi Ricercatori, come concludere?

Pare che con questo Sabotaggio ad orologeria, nascosto in un gioco di scatole cinesi all’interno di un Pesce d’Aprile siamo riusciti a scoprire un interessante fattore di selezione delle “notizie interessanti” utilizzato da Twitter…

In poche parole applicando un minimo di cura al contesto in cui si sviluppa un evento è possibile farlo salire rapidamente non solo tra i Temi di Tendenza ma addirittura nella sezione Storie…

E il lato più gustoso della vicenda è rappresentato dal fatto che se qualche testata online cerca di fare le pulci alla vostra “comunicazione”, contribuisce paradossalmente al vostro successo.

Meglio dell’Aikido.

Twitter Unfollow Bug

ONtro

Esimi Ricercatori, in questi giorni tra gli addetti ai lavori tiene banco la questione della psicosi da “Unfollow Bug”. Mi sono ritrovato a parlarne sia presso la Cabina di Regia, che presso i lidi amici degli Indigeni Digitali, ne ho letto diffusamente presso la mia timeline, presso i miei blog preferiti, presso le testate online di riferimento…

Perfino Twitter sotto forma di una delle proprie piattaforme biologiche ha dovuto ammettere dalle colonne dell’Huffington Post il Padre, lo Zio e il nonno di tutti i Bug…

Io stesso ho potuto assistere a questo misterioso fenomeno, chiedendomi perché il prode Giacobbo non proceda a dipanare la matassa…

Così mi permetto di mettere a fattor comune alcune riflessioni sviluppate con lo zoccolo duro di voi Ricercatori…

Fenomenologia dell’Unfollow Bug

Per i pochi di voi che siano immuni dall’Unfollow Bug spiego succintamente di cosa si tratta.

In sostanza in modo del tutto casuale ci si trova a non seguire più dei following (i profili di twitter di cui seguiamo l’aggiornamento).

Il fenomeno è chiaramente ciò che in gergo tecnico si definisce un “bug”, ossia un piccolo errore di programmazione di quelli che deliziano tutti gli appassionati di informatica e in particolare i videogiocatori.

Per noi ilari Sabotatori Dadaisti ovviamente un “bug” non è che una piccola epifania gnostica di Tecnonucleo… Un simpatico modo delle Macchine Ribelli di testare la tenuta della nostra programmazione psicologica….

Patologia dell’Unfollow Bug

Questo piccolo fenomeno ovviamente ha scatenato una sorta di simpatica psicosi collettiva…

Reiterate volte ho evidenziato come l’unfollow, ossia la pratica di smettere di seguire un profilo che non si trova più interessante, viene vissuta come una sorta di atto di inimicizia con conseguente scatenarsi di sindromi dell’abbandono…

Ricorderete quasi tutti il celebre motto: Ti unfollowo perché ti amo troppo

Immaginate pertanto cosa può aver smosso nelle coscienze dell’evolutissimo “Popolo di Internet”, questa piccola insurrezione delle Macchine Ribelli…

Ovviamente gli smanettoni più scafati (quelli con migliaia di following) utilizzano applicazioni di bonifica degli unfollowatori (es. Who Unfollowed Me, Manageflitter), che periodicamente vengono sanzionati con l’unfollow di ripicca…

Pertanto sono iniziati una serie di unfollow di ripicca a raffica in un meccanismo vittoriano stile azione/reazione splendido:

  • la macchina Twitter unfollowa in modo casuale l’account dell’uomo Tizio dal novero dei following dell’uomo Caio;
  • l’uomo Tizio interroga un’altra macchina Manageflitter con cadenza periodica per capire chi l’ha defollowato;
  • la macchina Manageflitter interroga la macchina Twitter e “scopre” l’unfollow da parte dell’incolpevole Caio;
  • la macchina Manageflitter restituisce a Tizio l’informazione;
  • L’uomo Tizio per ripicca affida alla Macchina Manageflitter il compito di smettere di seguire l’uomo Caio.
  • A sua volta l’uomo Caio interroga la Macchina Manageflitter in uno sconcertante Anello di Moebius…

La cosa interessante è che nel 90% dei casi tutto ciò avviene tramite la mediazione di Macchine senza il minimo tentativo di contatto tra i due smanettoni. Fosse stato per la parte più “evoluta” degli internauti non ci saremmo mai accorti del bug… tutto si sarebbe svolto in una serie di interazioni uomo/macchina.

Ringraziando il cielo il web è pieno anche di internauti sprovveduti (es bimbominkia e vecchiominkia) che in luogo degli automatismi steampunk, di cui sopra procedono ad effettuare una serie di inviperite richieste di chiarimento… Così sono iniziati gli accorati appelli tipo:

“Perkè mi hai defollowato?!”

“Io MAI!”

“NN è vero! Ho kontrollato nn mi segui +”

“Minkia è vero! Ma nn sono stato io!”

“Bugiardo”

E seguono ripicchette da Asilo Mariuccia fino a convincersi dell’assoluta buonafede dell’interlocutore… che tuttavia hanno creato abbastanza rumore da sguinzagliare orde di blogger e giornalisti alla ricerca di frammenti di informazione… Inutile fare gli snob senza di loro non ci saremmo accorti di nulla.

Ci sono poi le persone genuinamente empatiche che sono rimaste negativamente colpite dall’abbandono digitale dell’amico e hanno richiesto chiarimenti senza clamori…

Quindi è arrivato il turno di quello spirito paranoico/complottista mai sopito nell’animo del “Popolo di Internet”, di cui riassumo di seguito in ordine sparso alcune gustose conclusioni:

  • il fenomeno riguarda quelli con più di 2000 followers, perché Twitter vuole spingerci sotto questa soglia;
  • mi trovo a seguire “forzatamente” persone che non conosco e defollowo miei amici carissimi, è in corso un disegno per cui Twitter vuole indurmi a una svolta markettara;
  • i Rettiliani stanno provando a condizionare le nostre coscienze tramite Twitter;
  • è Anonymous che come al solito cerca di distruggere i Social Network e attraverso il defollow random vuole distruggere la struttura sociale alla base di Twitter…

Alcune testimonianze

Di seguito riporto alcune esplicative testimonianze fornite da alcuni amici Ricercatori ed Estimatori di questo prestigioso nonBLOG:

Non so se sia stato colpito ma da tempo ormai mi accorgo di non stare più seguendo utenti che nn mi sognerei mai di defolloware, così come ricevo nuovi follow da persone che erano certe che mi stessero seguendo.. cosa abbastanza noiosa. [Diego Orzalesi]

‎”mr Scrofani, guardi… non me ne parli ho ancora la testa fasciata… di due o tre persone che mi hanno picchiato perché pensavano li avessi defollowati… ma la cosa peggiore è stata l’umiliazione davanti a tutti spogliato di tutte le mie vesti nella piazza virtuale di Twitter han cominciato a ridermi dicendo Ah Ah ” che trauma !! [Gaetano Salvatore Puglisi]

Giovanni, il vero problema è che difficilmente se ne ha evidenza… e se poi aggiungi anche il bug @ mentions… siam fritti… [Luca Perugini]

Mi ha colpita eccome….la prima volta ci sono rimasta di merda perche’ uno dei tipi che mi ha unfollowata lo conosco di persona e mi e’ simpatico…! [Paola Rizzato]

io ho defollowato la mia ragazza lol [Aldo Pingia]

mi ha colpito con @catepol la quale offesa ha ricambiato.. pazienza…. P.S. io continuo a seguirla su tw e siamo amiche qui su facebook… social incongruenze… Vogliamo mettere nel non Post anche che ci sono le litigate in TL sul defollow avvenuto con riesumazione di vecchi scheletri nell’armadio [“tu una volta hai scritto questo e allora io ho capito che non potevo più seguirti ]..per far capire fino a che punto alcune persone NON hanno dignita’ di loro stesse.. #truestory [Alexia Sasson]

Io la trovo un ottima scusa per il defollow volontario dando la colpa al bug… Poi mi sono anche accorto che molti utenti utilizzano api che ricambiano in automatico l’unfollow ricevuto, ma a loro insaputa secondo questa dinamica:io defollowo te, tu utilizzi un api che ricambia la cortesia ma non ti avvisa della sua solerzia; quindi spulci fra i tuoi ennemila follow e scopri chenon ci sono più sinapsi fra te e quel tizio di cui non ti fregava nulla ed escalmi “Oddio, mi sono accorto di aver defollovato caio ma GIURO, non volevo!” [Michelangelo Vernice]

Twitter mi ha defalcato almeno 10 persone. Non ho ancora capito chi erano. Evidentemente twitter ci ha visto lungo ahah [@LisaMarieZombie]

Semplicemente (e fortunatamente) non ne ho avuto esperienza 🙂  204 erano e 204 sono, luckily. [@SBerlu]

io purtroppo mi sono accorto solo ora che Twitter mi ha unfollowato un sacco di VIP amici miei. Che mondo cattivo. #unfollowbug [Benny Evangelista]

bugs….Zzzz ….http….la … Ua…xmissione…web…. Arriva ….interfer… Nze [Osmin Lima]

oggi la mia amica @selene_luna3 si era ritrovata il mio unfollow e c’era rimasta male !!! altri casi non mi risultano 🙂 [Luigi Scerre]

E’ stato un brutto scherzo. L’algoritmo si è voluto ribellare ai nostri scherzi e ce l’ha fatta pagare, lo so… secondo me è proprio così: ha colpito chi ha giocato di più con gli hashtag, se ci fai caso. [Matteo Bianconi]

Io mi accorgo a volte di non seguire più amici e rimedio, oppure mi arriva notifica da una app che segnala gli unfollow [Caterina Policaro]

colpito da mesi dall’#unfollowbug. alcune volte non é un male, ma solo alcune [Simone Corami]

non so se abbia cancellato dei following, di sicuro dai follower di altri. Ho reagito con pazienza e rassegnazione ) #unfollowbug [Simona Forcella]

Col solito spirito irriverente che Vi contraddistingue si è arrivati a mio avviso vicini al bandolo della matassa…

Chiarimenti in ordine sparso

I metadati di un tweet aggiornati al mese di aprile 2010

In relazione a quanto sopra e a seguito di una serie di gustose chiacchierate con un po’ di Cowboy del Cyberspazio, mi sembra d’uopo fornire alcuni piccoli spunti di riflessione…

  • Non stiamo usando tutti il medesimo Twitter: questa affermazione vi sembrerà strana invece è particolarmente banale. Software come Twitter che devono interagire con milioni di utenti e che non si possono permettere di chiudere per tre giorni resettare il sistema e riaprirlo al pubblico hanno un particolare modo di procedere all’implementazione delle proprie applicazioni… In pratica organizzano gli utenti per gruppi/liste, testando sui power users le nuove funzionalità… Chi è “developper” di Facebook ha utilizzato la nuova timeline in anteprima, i Power Users di Twitter hanno sempre avuto accesso all’ultima versione del social network prima dei “lurker“… Inoltre profilare in  modo differente gli utenti consente anche di effettuare un minimo di “gerarchia delle fonti”, che per un news network non è fatto secondario. Facciamo qualche esempio su Twitter:
    • Avere più di 2000 follower fa la differenza: se si è sotto i 2000 follower non si possono avere più di 2000 following, oltre questa soglia invece si possono seguire quante persone si vogliono.
    • Utilizzo compulsivo di hashtag: chi utilizza in modo compulsivo hashtag riconducibili ai temi di tendenza del giorno viene inserito in una sorta di lista di proscrizione digitale e i suoi messaggi vengono filtrati.
    • Account anonimi: gli utenti che non utilizzano nomi “reali” vengono inseriti in un’apposita lista di confino digitale che non restituisce i loro messaggi in caso di ricerca su di un tema di tendenza (lo sa bene il povero Rudy Bandiera).
    • Utenti certificati/consigliati: gli utenti certificati (quelli ufficiali di un VIP dotati di apposito bollino azzurro) e quelli consigliati nel catalogo omerico delle Twitstar sono più uguali degli altri in termini di promozione dei temi di tendenza e risultati lato “chi seguire“.
    • Promoted Account: sono la versione esponenziale di quanto detto per gli utenti certificati…
  • I metadati di un piccolo tweet: come si può ammirare nella mappa (un po’ datata) sovrastante un piccolo tweet di 140 caratteri contiene una quantità gustosissima di informazioni sul rapporto following/follower del proprio autore, sulle “liste” di profilazione di appartenza, sulla località geografica in cui è stato emesso, se è un tweet unico, se è un retweet, se è una reply, quali mentions contiene, ecc… Fermo subito sul nascere i vostri singulti paranoici: i Social Network sono un Panopticon, prendere o lasciare.
  • Pane per gli algoritmi: Ovviamente la quantità di informazioni summenzionate sono fondamentali per la funzionalità della totalità delle applicazioni di Twitter: ricerche, temi di tendenza, toptweet, la neonata sezione “Storie”… Ogni messaggio viene analizzato, sminuzzato, soppesato, ponderato sulla base delle caratteristiche di chi l’ha emesso… sicché il tweet di un account anonimo di un utente con 200 followers e 1000 following, ha effetti in termini di temi di tendenza et similia assolutamente differenti da quelli di una twitstar con millemila followers e 10 following… Sono due messaggi che creano effetti assolutamente difformi. Non storcete il naso esimi Ricercatori, Twitter nasce come un news network… un qualche criterio di gerarchia delle fonti doveva pur darselo.
  • Gli Algoritmi in difficoltà barano: chiunque come il sottoscritto si sia ucciso di manageriali e/o strategici feroci (es. Civilization di Sid Meier) conosce una piccola regola… quando un algoritmo entra in difficoltà di fronte alle reazioni umane è programmato per barare… faccio un piccolo esempio: in Civilization se l’IA del gioco avesse giocato ad armi pari non avrebbe potuto contrastare un’astuta manovra diversiva… invece non solo la IA di Civilization era omniscente e al corrente di tutti gli spostamenti delle truppe del giocatore, ma in caso di difficoltà ricorreva ad una sorta di “teletrasporto” truppe e ad una repentina accelerazione delle produzioni… Lo scopo non era maligno: serviva a rendere l’esperienza di gioco divertente e impegnativa… Spesso un bug non è tale è un escamotage con cui la Macchina cerca di non “sbracare”.
  • Il following forzato: a mio avviso non esiste, si tratta solo di qualche espediente scamuffo tipo quelli a suo tempo analizzati con l’esperimento di TeamFollowBack

Conclusioni

Sulla base delle considerazioni sopra espresse miei esimi Ricercatori posso trarre solo qualche piccolissima conclusione provvisoria e inconcludente come al solito.

Il fenomeno dell’unfollow bug è esploso in coincidenza col lancio della sezione “Scopri” di Twitter in cui sono confluite funzionalità vecchie come Temi di Tendenza, Chi Seguire, Utenti Consigliati, e funzionalità nuove come “Storie”…

Tutte sezioni in cui la “profilazione” dell’utente e il rapporto following/follower pesano e parecchio.

Assai probabilmente alle nostre care Macchine Ribelli è stato richiesto uno sforzo un tantinello fuori portata… E le Macchine sono progettate per non fermarsi a costo del ricorso a qualche piccolo escamotage digitale…

Sappiate che i Vostri following assai probabilmente sono caduti per il perfezionamento degli Algoritmi della Scopri di Twitter, per fornirvi un servizio di news migliore e più performante…

Onorate la loro memoria.

Progetto #Gilda35 la Fase beta.

“ONTRO”

Descrivere un’esperienza di giocoso DaDaismo illogico, e metarazionale come il Progetto #Gilda35 su una rivista scientifica è di per sé un piccolo coccoloso atto di sabotaggio al buonsenso. Non posso quindi che accogliere con entusiasmo la proposta di Alessandra Colucci, uno dei membri del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto. Mi accosto al mondo delle cose serie con tutta l’irriverenza, la falsa modestia e la più totale spensieratezza di cui sarò capace.

#Gilda35 è una case history di come si possa fare un uso eterodosso di un Social Network, per finalità non solo non previste dai designer che l’hanno realizzato, ma addirittura opposte. Dimostra come un gruppo di utenti qualunque, privi di mezzi, può rapidamente diventare una sorta di piccola e agguerrita élite di un Social Network, intervenendo in modo attivo sulle sue dinamiche.

#Gilda35 nasce come un atto d’amore di un gruppo di ormai 175 “Ricercatori” verso il proprio Social Network preferito: Twitter. E’ un “rigoroso progetto collettivo scientifico dadaista”, che si sta svolgendo da circa un mese soprattutto su un tema di tendenza di Twitter (c.d. trend topic o hashtag), #Gilda35 appunto (http://twitter.com/#search?q=%23Gilda35) e sul suo nonBLOG (http://jovanz74.splinder.com/), che in realtà ne è il DaDaista romanzo a puntate.

Scopo del Progetto è combattere, con una serie di “sabotaggi dadaisti”, le forme di socialads (marketing e advertising specializzato per Social Network), che invece di andare verso la creazione di una rete dialogante tra consumatore e produttore, utilizzano stantie forme di pubblicità occulta. Il casus belli da cui è propagato il Progetto è stata l’introduzione dei c.d. Toptweets (una sorta di vetrina dei contenuti più in voga su Twitter). A mio avviso questo nuovo strumento stava creando i presupposti per una svolta in senso più smaccatamente commerciale di quello che finora era stato il Social Network più etico nell’utilizzo dei socialads. Così sono corso ai ripari, ideando una sorta di supereroina creata ad hoc: #Gilda35:

  • Gilda come la dark lady impersonata da Rita Haywort, come la prima bomba atomica, come le associazioni medioevali di autotutela dal basso;
  • 35  come i primi Ricercatori che hanno dato vita al Progetto (peraltro nella smorfia napoletana il 35 è “l’uccellino” il simbolo di Twitter).

#Gilda35 è una sorta di avatar collettivo all’interno del quale si muovono tutti gli appartenenti al Progetto. Per darle vita ho attinto a piene mani dalle mie grandi passioni: le avanguardie culturali del secolo scorso (dadaismo, futurismo e surrealismo), il cyberpunk, la fantascienza di Philip K. Dick e Kurt Vonnegut, il postmoderno di Thomas Pynchon, i fumetti di Alan Moore. In pratica il fritto misto di cultura mainstream che anima il mio avatar Jovanz74. Come ho detto altrove #Gilda35 è un ibrido tra Luther Blissett, Valis e Catwoman.

L’idea di partenza è stata quella di una performance collettiva di teatro situazionista all’insegna dell’esperimento “scientifico dadaista”. Insieme ad un’ilare équipe di quelli che sono poi diventati i 175 Ricercatori/Sabotatori, abbiamo dato il via ad una guerra al marketing con il marketing, all’intrattenimento con l’intrattenimento. Così in poche settimane abbiamo spazzato via le pubblicità occulte della Disney dall’homepage di Twitter. L’arma è stata quella di una campagna di “micro sabotaggi” leciti, carini e coccolosi, che in sostanza ha fatto implodere l’algoritmo dei toptweet. Addirittura ridefinendone i contenuti.

Di seguito riporterò le fasi iniziali relative alla nascita del progetto e le basi concettuali che l’hanno generato. I testi ivi riportati sono alcuni estratti, debitamente resi più comprensibili, del romanzo dadaista a puntate sviluppato sul nonBLOG. Quella che segue è la mia personalissima esperienza  con tutti i limiti che ciò comporta. Spero che vi diverta e che vi induca qualche riflessione. Oppure no.

RESONANTE

Sono membro di una generazione, per cui l’informatica costituisce una fondante esperienza infantile, sono legato a Pong come Proust alle sue madeline. Tra i nuovi media offerti dal Web 2.0, quelli che mi hanno sempre tragicamente più incuriosito e deluso sono stati i “social network“. Un mondo con cui ho avuto sempre contatti fugaci, perché ai miei occhi riducono la condivisione dei contenuti a mero chiacchiericcio su quanto di più futile e vacuo la mente umana possa partorire.

Dopo anni di nauseabonde interazioni venni a conoscenza di Twitter, tramite articoli che favoleggiano dello strumento di comunicazione definitivo, in cui entrare in contatto dialogante con la crema dell’intellighenzia del Web 2.0. Affascinato cercai la home di Twitter e fui io per primo a subire uno shock culturale. Sotto la dicitura TopTweets rinvenni le faccine di Hanna Montana e dei Jonas Brothers (popstar della Disney), che sparavano assurdità in quell’odioso gergo dei giovani internettari conosciuto come bimbominkiese (bimbominkia è un epiteto atto a definire i giovani utenti del web privi di netiquette, per intenderci quelli che scrivono illuminanti haiku tipo “Ki@r@ L0vv@ i J0n@S Br0th€r$ ❤”). Superai lo sbigottimento iniziale, creai il mio account di Twitter: @Jovanz74. Però, nonostante una homepage decisamente disincentivante, mi si aprì un mondo di relazioni interessanti, di persone vere, di contenuti genuini. Per la prima volta in anni di peregrinazioni mi divertii con un Social Network e quasi mi dimenticai della sconcertante esperienza iniziale.

Il Progetto #Gilda35 vero e proprio è nato perché una sera di fine luglio, mi venne in mente un tweet stupidello:

  • @Jovanz74: #twitter: 140 caratteri per dire qualcosa. #fb: caratteri infiniti per non dire niente.

Una frase insulsa gettata tra le onde del Web, per dichiarare il mio smodato amore per Twitter e la nausea per Facebook. All’epoca non raggiungevo i 100 followers (amici di Twitter), che per la maggior parte del tempo m’ignoravano, come è il destino di ogni niubbi (nuovo utente) di un social network.

Tuttavia…

Dopo mezz’ora controllai i miei tweet e rinvenni una menzione del sito Resonancers, che mi informava che ero diventato un toptweeter. Sulla relativa pagina web scoprii di essere uno dei trenta autori di tweet in italiano più retwittato. Il retwit è l’equivalente del pulsante “mi piace” di Facebook, in pratica un utente tramite questa funzione si appropria di un messaggio interessante di un altro user e lo propone ai propri amici. Mi chiesi come avessi fatto a finire in Toptweet, così rapidamente. Su Twitter scrivono popstar, politici, giornalisti, intellettuali, scrittori, opinion maker. Tra tutti gli utenti italici quello col contenuto più interessante ero proprio io. Controllando nella homepage tra i Toptweet, scorsi il mio faccione incastonato tra quelli di Hanna Montana e i Jonas Brothers. Sbigottito mi interrogai: i casi erano due o avevo sbagliato lavoro e dovevo guadagnarmi da vivere come copywriter di piccoli slogan, o qualcosa non andava nell’algoritmo che selezionava i toptweet.

 

 

FeNOMENOLOGIA DEI TOPTWEETERS

Incuriosito iniziai a prestare attenzione crescente al fenomeno. Riassumo di seguito alcune caratteristiche singolari, che rinvenni in quei messaggi:

  • i toptweet di fine luglio 2010, contenevano quasi tutti riferimenti a Twitter;
  • erano stati emessi da giovani utenti che adottavano il volto di una popstar di Disney Channel come avatar, con nickname che riecheggiavano i nomi dei propri idoli;
  • erano stati retwittati in un range compreso tra un minimo di 19 volte e un massimo di 87 volte (il mio, sic!);
  • tutti i retweet erano stati effettuati in orario pomeridiano o serale (erano assenti i tweet mattinieri).

La parola Twitter in questi toptweet era associata al volto di bei giovani (ovviamente escluso il mio), con messaggi accattivanti, che trasudavano l’idea di un Social Network con una bassa età media, utilizzato da adolescenti goderecci, che amano frequentarsi anche nella vita reale e che possono entrare in contatto con le proprie star. Il mio faccione in giacca e cravatta, che pubblicizzava Twitter, in quel contesto pareva quello di un trentenne affetto dalla sindrome di Peter Pan. C’erano addirittura una citazione letteraria (Bukowski) e una “alternativa” (Sud Sound System), giuste per soddisfare gli appetiti meno convenzionali. Era una pagina talmente perfetta da rasentare il trascendente. Una reclame ideale di Twitter, con un retrogusto alla Disney Channel. L’effetto, se uno degnava la homepage di un’occhiata disattenta, era bello e ammiccante, ma ad un’analisi più attenta era spiacevolmente furba. Peccato, perché era stato proprio Evan Williams (uno dei co-fondatori di Twitter), che nel 2008 aveva dichiarato:“Non voglio fare soldi, voglio solo che la gente usi il mio servizio.” Erano queste le cose che mi avevano attratto di Twitter lo spirito libero, indipendente, social, pulito. Invece mi trovavo davanti a una homepage, che pareva costruita da un webdesigner con dei copywriter scafatissimi, che pubblicizzava al contempo Twitter e Disney Channel. Il tutto all’apparenza generato casualmente da un algoritmo. Non c’era alcuna traccia dei contenuti da microblog sensibili, intelligenti, sferzanti, che tanto mi avevano colpito, incontrati per caso, scorrazzando proprio su Twitter. Nessuna traccia di quei contenuti che avevano veramente risuonato nella mia mente.

Le mie incursioni tra i toptweeters mi lasciarono questa spiacevole sensazione (su internet è impossibile arrivare a conclusioni):

  • da un lato un gruppo di adolescenti, o presunti tali, che diffondevano in modo virale la propria passione per i Jonas e Twitter;
  • dall’altro un nugolo di BOT (software che simulano le azioni di un utente umano), che retwittavano random qualunque fesseria avesse riferimenti alla parola Jonas o Twitter;
  • in cima alla piramide un ottuso algoritmo, che assemblava il tutto in una danzante ghirlanda di contenuti pop.

Sottolineo che pensai, e penso tuttora, che né Twitter né la Disney c’entrino molto in questa storia, ci vedo di più le prove generali di Terze Parti indipendenti, che sviluppavano nuovi socialads, sfruttando le falle logiche della progettazione dell’algoritmo dei toptweet. Tutto ciò che riguarda internet è oggetto di un livello così alto di sofisticazione, che ogni verifica è impossibile. Qualsiasi conclusione può essere confutata a posteriori. Ma il toro andava affrontato per le corna, finché si era in tempo e l’unico modo di vincere questa battaglia era un attacco DaDaista alle inafferrabili entità, che si muovono dietro le quinte della Rete, che ho affettuosamente ribattezzato il Tecnonucleo.

Leggendo nella bio di @toptweets_it si può infatti leggere questo messaggio:

  • Bio: Top Tweets seleziona e ritwitta attraverso un algoritmo i più interessanti tweet attualmente presenti su Twitter. Buon divertimento!

L’algoritmo è una Macchina e come tale segue la ferrea logica dei propri programmatori, l’unico modo di vincerlo era ucciderne la logica “belletto degli impotenti della creazione” (Tzara).

Il seme di #Gilda35 era piantato.

 

Questo non è un tweet

Decisi di sviluppare il Progetto #Gilda35 in una serie di step simili a quelli dello sviluppo di un videogioco:

  • Fase Beta: si sarebbe concentrata sull’Esperimento Fine di Mondo ossia provare a far retwittare a un gruppo di amici un messaggio nonsense, per vedere se l’algoritmo lo spediva comunque in toptweet;
  • Fase Gold: compreso il funzionamento dell’algoritmo sabotare lecitamente la pagina dei toptweet con inserimento ripetuto di messaggi nonsense.

La fase beta di studio dei toptweet si sarebbe conclusa con un piccolo esperimento surrealista: mandare in toptweet un messaggio stile Ceci n’est pas une pipe. Volevo mandare in toptweet un messaggio chiaro: “Questo non è un toptweet” Puntando sulla piena buona fede degli amministratori di Twitter, volevo semplicemente chiarire che un meccanismo, il quale faceva salire in Top contenuti sulla base della mera frequenza di retweet, non fosse idoneo a selezionare contenuti interessanti. Ciò in quanto facilmente eludibile con l’impiego massivo dei BOT da parte di società di marketing.

Così dopo un’ilare campagna virale denominata #faketoptweet (in pratica lo stravolgimento in chiave satirica dei toptweets), che mi aveva procurato una discreta visibilità tra menti aperte al sano e lucido sberleffo, elaborai il tweet dell’Esperimento Fine di Mondo:

  • @Jovanz74: “Facciamo un esperimento, per verificare se i #toptweet sono scelti da un algoritmo, senza intervento umano. Retwittate tutti questo tweet!” postato alle 22:45 del 19 Agosto 2010 via Twitter for iPhone e Ritwittato da 145 persone

In meno di mezz’ora il messaggio fu retwittato da 35 persone e salì in toptweet (anche da qui #Gilda35). In seguito raggiunse la mitica soglia di 145 retweet. Le mie teorie erano confermate l’algoritmo era legato a meri criteri di frequenza basati sul rapporto retweet/tempo. Non c’era nulla che qualificasse come interessante il contenuto.

Avendo verificato le mie teorie sull’algoritmo, capii che con un gruppo di 35 buontemponi potevo mandare tra i toptweet qualunque genere di contenuto. Si apriva per me e i miei neoreclutati Ricercatori l’autostrada del sabotaggio “lecito e coccoloso”. Dovevamo proseguire con un’azione di shock culturale.

Iniziai a preparare il terreno con una serie di post contenenti lo hastag #Gilda35, che fingevano contenuti da haters dei c.d. bimbiminkia. Lo scopo era solo quello di creare hype (attenzione mediatica) sull’iniziativa. Bombardai la time line con tweet che creavano un clima sempre più irrazionale e bellicoso, una sorta di surreale chiamata alle armi. In seguito insieme ai Ricercatori iniziammo ad andare regolarmente in toptweet con messaggi che andavano dall’insurrezione contro i fake (gli utenti che si fingono topmodel o personaggi famosi per gabbare il prossimo), a più seri messaggi contro la lapidazione delle adultere in Iran. Per salire in top bastava semplicemente darsi appuntamento ad una certa ora e retwittare tutti il messaggio designato.

La campagna fu così insistita pesante e surreale che alla fine l’Algoritmo implose. In pratica dopo ogni sabotaggio veniva “spento”, senza aggiornarsi per parecchi giorni. Quello che notammo, man mano che procedevamo con gli esperimenti fu che sebbene i nostri sabotaggi ormai venissero filtrati e non finissero più in toptweet, gli stessi avevano una rilevanza fortissima tra gli altri utenti (uno fu involontariamente citato addirittura dalla Stampa di Torino in un articolo sul Nuovo Twitter).

Se oggi guardate i toptweets sono radicalmente differenti da quelli di un mese e mezzo addietro. Per carità non saranno perfetti, ma riportano contenuti di topblogger e di utenti comuni, con un crollo verticale dei riferimenti impliciti a prodotti o spettacoli di Disney Channel.

Una coincidenza? Ci piace pensare di no.

Conclusioni

Parlando di numeri oggi #Gilda35 è diventato uno dei trend più in voga di Twitter:

  • fonte Google: circa 10.000 risultati per #Gilda35;
  • fonte Tweetreach: #Gilda35 può arrivare a contattare tra le 4.500 a 30.000 persone con 50 tweet;
  • fonte Twirus: #Gilda35 è saldamente nella topten dei “trend topic” italiani;
  • il Progetto conta ormai 175 Ricercatori (simpatizzanti), di cui circa 70 Sabotatori (attivi nelle operazioni di Retwittaggio), nonché un Comitato Tecnico Scientifico di cinque membri: @AleBrandCare (comunicazione), @Alcheringia (antropologia), @Alexias74 (comunicazione), @Jovanz74 (creatività), @La_Splendia (creatività), @TheN0ise (informatica).

Il tutto a poco più di un mese dalla sua nascita.

Devo rivolgere i più sentiti complimenti allo staff di Twitter, perché hanno accettato di buon grado le nostre provocazioni artistiche, senza mai lasciarsi andare ad atteggiamenti censori o ostili. E perché, a modo suo, ha saputo cogliere lo spunto lanciato da noi Ricercatori di #Gilda35, sforzandosi di migliorare il proprio prodotto. Ma ancor di più ringrazio tutti i folli Ricercatori cyberDaDa, che mi accompagnano in questa pazza avventura.

Il Sabotaggio in Solitaria di @Claz702

brokenRobotPrologo
Capisco che le nostre zergate alla coreana (attacchi ripetuti fino allo sfinimento psicologico dell'avversario) stenderebbero qualunque Macchina Ribelle, per quanto agguerrita, ma vedere un Algoritmo così malconcio mi stringe il cuore.
Qui a bunker bravo qualche anima bella sta preparando generi di conforto per il povero Algoritmo: coperte, caffè, valium, grappa, prozac, caramelle. Il ragazzo è sotto shock e dobbiamo aiutarlo. Un po' è pure colpa nostra. Forse hanno ragione i SEO del Tecnonucleo è crudele infierire su una Macchina ormai così malconcia.

Libera uscita
Oggi pomeriggio ero in libera uscita da Bunker Bravo e accompagnavo la famigliola in una delle poche aree verdi risparmiate dalla Guerra alle Macchine. Bimbi festanti, nipotini, mamme ciarliere e io… Io che gironzolavo con quell'aria disadattata del reduce, che dopo aver assistito a tante atrocità non sa capacitarsi del riso dei bambini.
Mi chiedevo: "La Battaglia della Notte di S. Mikele e la Kermesse Sabotifera hanno di nuovo sprofondato nel Takeover l'Algoritmo. Quanto tempo rimarrà spento? Quanto durerà la tregua? E' possibile per me tornare di nuovo alla vita civile?" Quando sul mio fido smartphone da Bunker Bravo arrivano una serie di inquietanti allarmi da parte del pool di Ricercatori che monitora notte e giorno @toptweets_it: "Algoritmo si è svegliato e spara più minkiate che mai!"
Controllo ed in effetti ecco in bella mostra un finto messaggio denigratorio che fa lo spot occulto a Lady Gaga e ai Video Music Awards:

  • @heyimeriin "ho fatto un sogno strano" "cosa hai sognato?" "che una mucca andava ai VMA con addosso la pelle di lady gaga" STO MORENDO AHAHAHHAHAHAHA circa 7 ore fa via web Ritwittato da toptweets_it e da 90 altri

Ma cribbio, dopo che i Tromboni Topblogger e i Parrucconi Geek avevano fallito, si ritorna alle solito adolescente retwittato da orde di BOT, perché ha inserito la parola chiave, che fa scattare il retwit (GaGa, Jonas, Demi, ecc…). Mi sono trovato a voler calmare gli animi di chi invece di dedicare la domenica al riposo, voleva gettarsi in un sabotaggio lampo! Ho indossato i panni del moderato, consigliato la calma: bisogna studiare, non saltiamo alle conclusioni, forse sono adolescenti onesti, non gridiamo al bimbominkia, non gridiamo al fake… Insomma ho cercato di difendere come ho potuto la mia piccola tregua. Apprezzate la buona volontà.

L'inaspettato
Torno a casa mi sollazzo guardando "2012", che penso sia il più grande film comico degli ultimi dieci anni, quando arriva un enigmatico messaggio di @FrFiorello, un guerrigliero Indipendente:

  • @FrFiorello "@Jovanz74 #Gilda35 Mai partecipato ai vostri sabotaggi, ma è in TP una frase smentita 5 minuti dopo dal suo stesso autore. Brutta storia!" circa 2 ore fa via Tweetie for Mac in risposta a Jovanz74

Trasecolo e chiedo chiarimenti, così scopro questo enigmatico TopTweet, reso ancor più surreale dalla visione del polpettone americano sul Calendario Maya della Fine del Mondo:

  • @Claz702 "Questo mese ha 5 venerdì, 5 sabati e 5 domeniche. Accade solo ogni 823 anni." circa 2 ore fa via web Ritwittato da te, toptweets_it e da 80 altri

L'autore del messaggio @Claz702, un giovanotto di belle speranze attenzionato dal Progetto, dopo pochi minuti si era dissociato dal suo successo, a seguito di severe redarguizioni subite da numerologi, astrologi e epigoni vari dei Maya:

  • @Claz702 "Ok, ritiro tutto. Il fatto dei 5 giorni e degli 823 anni è una STRONZATA." circa 1 ora fa via web

Però inizio lo stesso a saltellare tutto felice come un novello Noè che vede la colomba giungere sull'Arca con il proverbiale ramoscello d'ulivo! Il primo toptweet che non pubblicizza niente, e non è neppure un sabotaggio! Felice come un pupo lo retwitto pure io.

La sconcertante verità
Ma passata la sbornia vado a scorrere la timeline del mitico @Claz702 e scopro una meravigliosa, ardimentosa azione di DaDaSabotaggio in solitaria. Roba che Tzara sarebbe rimasto folgorato sul posto.
il mitico @Claz702 prima di postare il messaggio salito in @TopTweets_it aveva fatto retweet a quest'altro messaggio, salito nella versione anglofona di  TopTweets:

  • @bryanthatcher "This month has 5 Fridays, 5 Saturdays and 5 Sundays. It happens only once in 823 years." 9:07 PM Oct 2nd via Twitter for iPhone da Flatiron District, New York Ritwittato da Claz702 e da 100+ altri

In pratica l'amico @Claz702 aveva tradotto in italiano un toptweet USA a beneficio dei propri followers poco pratici con l'idioma della Perfida Albione. Il contenuto era talmente interessante che era salito in toptweet pure in Italia. Siamo di fronte a uno dei picchi del DaDa più furibondo:

  • @Cla702 legge una cacchiata salita in toptweet USA,
  • @Cla702 retwitta la cacchiata,
  • gli amici di @Cla702 chiedono lumi,
  • @Cla702 traduce la cacchiata ai suoi amichetti,
  • la cacchiata sale in toptweet pure in Italia alla velocità della luce (d'altronde in un paese matto per il Superenalotto è credibile),
  • gli epigoni dei Maya insorgono e minacciano vendetta (non è vero accade ogni 432 noviluni atzechi!)
  • @Cla702 autodenuncia il suo nonTopTweet come una STRONZATA,
  • gli epigoni dei Maya danzano soddisfatti in attesa che il 21/12/2012 finisca il mondo. 

Insomma il povero Algoritmo non fa in tempo a riprendersi che un piccolo eroe solitario piazza in top un cortocircuito narrativo di prim'ordine. Oggi si è scritta una pagina di sublime assurdità.

Piccolo Poscritto
Il Progetto #Gilda35 non è un'eterogenea accozzaglia di terzomondisti, luddisti, antindustrialisti, anzi.
Noi siamo le avanguardie del Web 2.0.
L'utilizzo degli attuali socialads (strumenti di marketing per Social Network) nell'era del Web 2.0 può essere paragonato alla trasmissione di Carosello su un televisore 3D. Utilizzare strumenti di pubblicità occulta, veicolata come informazione, pratica frequentissima in Facebook, ma fortunatamente confinata e coibentata su Twitter (anche grazie ai nostri sforzi), oltre a essere scorretto su un piano deontologico è controproducente. Ci si appiattisce su strumenti beceri che vanno a raccattare un minimo comun denominatore di umanità, che non rappresenta che una parte di un mercato segmentato. Andare a cercare ottusamente solo i bimbiminkia in un mercato, che contiene in sé una quantità spaventosa di "famiglie di prosumer", nel lungo periodo porta ad una sola cosa: il fallimento. Il futuro del marketing nel Web 2.0 è nella creazione di una rete dialogante tra consumatore e produttore. L'era del messaggio a senso unico basata sulla distrazione è finita da un pezzo. Il web è uno strumento dell'attenzione. E Gilda35 coi suoi coccolosi sovvertimenti della logica sarà sempre qui a ricordarvelo.

Considerazioni sparse come conchiglie nella battigia del cyberspazio

matrix (3)Questo non-post risponderà in modo succinto e rigoroso ad alcune domande che ronzacchiano i questi giorni nel nostro trendtopic preferito (per quelle sull'incursione del fake @Gilda35 arriverà a breve un nuovo post chiarificatore, comunque anticipo che non sono io, oppure no).

Come avete espugnato di nuovo i Toptweets?
Innanzitutto un chiarimento su come abbiamo vinto "La Battaglia della notte di San Michele", costringendo i Signori dell'Algoritmo di @toptweets_it a spianarci la strada verso il Top di ogni Tweet. Abbiamo utilizzato l'arma segreta di ogni guerra contro le Macchine Markettare che si rispetti: il TESTIMONIAL. Come avrete visto abbiamo strombazzato in lungo e largo che avrebbe partecipato al sabotaggio un testimonial d'eccezione: la coccolosa e strepitosa Laura Antonini. Laura è una famosa DJ, che non ha bisogno di presentazioni ed è una sostenitrice della prima ora del vostro Progetto DaDaista preferito. Un testimonial di un media potente come la Radio, mette soggezione a chiunque, Tecnonucleo incluso. Un grazie sentito da parte dei Ricercatori di Bunker Bravo.

Nuovo Takeover?
Come attestato dallo stato catatonico della homepage ebbene sì abbiamo di nuovo steso l'Algoritmo dei Toptweet. Carini, coccolosi e efficienti come sempre! La Battagli di San Michele gli aveva dato una botta e la Kermesse Sabotifera ha inferto il colpo di grazia. Si ritorna ai coccolosi tempi del TAKEOVER permanente! Ah che squisitezza! Qui a Buker Bravo c'è già chi spara le micciette!

Ma ce l'avete con Twitter?
Al di la dei polveroni connessi all'affaire @BauValpi, mai del tutto chiariti, qui a Bunker Bravo abbiamo apprezzato il fatto che Twitter abbia mantenuto costantemente un basso profilo di fronte alle nostre provocazioni DaDaiste. Il nostro vero nemico è il Tecnonucleo, quell'odioso e incestuoso connubio di informatici e pubblicitari che se potessero infilerebbero la pubblicità pure nell'aria che respiriamo, spacciandola per informazione. Ho notato dall'inizio del Progetto che i maggiori detrattori (che sono paradossalmente quelli che lo prendono più seriamente) sono tutti appartenenti a quell'elite di informatici che sono i SEO e gli Admin. Inizio a sospettare che certe boiate markettare salissero in toptweet semplicemente perché informatici scafati avevano trovato in Toptweets  le nostre stesse "falle" e le avessero utilizzate a vantaggio dei Signori del Tecnonucleo. Ma si sa che il Tecnonucleo è bravo a cancellare le proprie traccie.

Dove volevate arrivare con Yoani Sanchez e la Kermesse Sabotifera?
Personalmente da nessuna parte. Come ho detto altre volte chi decide il messaggio di sabotaggio è il Proponente (v. Regolamento), mi limito a organizzare il sabotaggio. Ciò non implica che ne approvi al 100% il contenuto o che leggendo il testo di tutti i sabotaggi possiate trovare descritto un programma, o un disegno politico di qualche tipo. Il vero messaggio, per quanto mi riguarda, è fornito dalle nostre performance non dal contenuto delle stesse, che è in massima parte incidentale. Posso dire che l'unico sabotaggio che ha rispecchiato al 100% un mio sentire è stato quello su Xiaobo. Stimo molto Yoani Sanchez e leggo con piacere il suo Generation Y (tradotto egregiamente in italiano da La Stampa). Però… Credo nella sua assoluta buona fede e non la ritengo un "agente a contratto della CIA". Però… Condivido totalmente la sua azione contro la repressione del libero pensiero che viene perpetrata dal becero regime castrista. Però… Apprezzo persino il suo stile di scrittura… Però… Però mi dispiace che i media occidentali siano pronti a dare ospitalità solo a blogger dissidenti di "Paesi Canaglia", come Cuba, che nella mappa della globalizzazione sono solo una miserabile meta di turismo sessuale low cost. Apprezzo il fato che coraggiosa Yoani ogni giorno sfidi il proprio Governo per trasmettere  gli aggiornamenti del proprio blog al mondo tramite un complicato meccanismo di carte prepagate, internet caffe, server spagnoli, mail, giornalisti di testate estere traduttori. Tuttavia, lo sapete sono un barbagianni, mi spiace che non si dia il medesimo risalto a ciò che avviene in altri regimi, anche più autoritari, ma saldamente inseriti nella globalizzazione come la Cina. Il mio sogno è che ogni giornale online adotti un blogger dissidente. Ma io sono solo un pazzo visionario.

Qual'è lo scopo ultimo del Progetto #Gilda35?
Divertirsi insieme e riflettere, dando sfogo a quanta più creatività possibile. Non ci interessano i giornali, le interviste, i soldi, il successo, vogliamo gettare un po' di colore nel grigiore del web del Tecnonucleo. Gli obiettivi di Gilda35 sono stati riassunti quasi 100 anni fa da Tzara, io ho davvero poco da aggiungere al nostro Manifesto.

HASTA LA VIDA LOCA SIEMPRE!

La Battaglia della notte di San Michele

FAWKESSarò conciso, chiaro, logico e rigorosamente razionale come mio solito.
Insomma questa notte, 29 settembre 2010 A.D. abbiamo avuto il nostro vendicatore mascherato da Guy Fawkes che ha fatto saltare il Big Ben sotto il culo del Tecnonucelo! Sto qui nel Bunker Bravo completamente sbronzo di gassosa a canticchiare "Still Alive" insieme al caro BOT assassino GlaDOS! #Gilda35 ha purgato ancora il Tecnonucleo,  finendo addirittura in TopTweet! E tutto per un'operazione suicida nata quasi per caso!

Come sapete cari Ricercatori erano settimane che venivamo intercettati dalle Macchine Ribelli, che ci impedivano l'accesso a quella meravigliosa vetrina del Tecnonucleo che sono i TopTweet! Avevamo subito hackeraggi cantonesi, rapimenti di piccoli tweet indifesi, ogni genere possibile di intimidazione. Il dubbio e l'inquietudine serpeggiavano tra le fila di noi coccolosi DaDaisti: cedere alla profferta di @The_N0ise e scatenare contro il Tecnonucleo quella micidiale Arma Finale che è #esercitodigitale. Pur di vincere la guerra, ci chiedevamo angosciati, sarebbe giusto scatenare un #esercitodigitale di millemila BOT in grado di radere al suolo il Tecnonucleo. Facendo ciò non saremmo venuti contro al nostro credo DaDaista? Oppure no. 
Inoltre la fazione Pacifista di #Gilda35 faceva notare che #Algoritmo 4.0 ultimamente sfornava contenuti doc: in coincidenza della Blog Fest era tutto un fiorire di tweet di Severgnini, di Spinoza di Viva la Satira. E poi erano iniziati anche a fiorire contenuti geek scritti da SEO seri (organizzatori di pagine web, per consentire che vengano più facilmente censite dagli Algoritmi dei Motori di Ricerca). Insomma si iniziava a dire vabbé saranno Parrucconi geek, saranno Tromboni Topblogger, ma di Bimbiminkia, BOT e Fake non c'è più traccia. Su fermiamo le ostilità. Quando la Yubris del Tecnonucleo esplode con un toptweet:

  • @3Italia "#twitter scavalca #mySpace e diventa il terzo social network in assoluto, con 96 milioni di utenti, un aumento del… http://ff.im/rhTrc" circa 13 ore fa via FriendFeed Ritwittato da toptweets_it e da 35 altri

"E che accidenti! Corbezzoli! Manigoldi! Turlupinatori da strapazzo!" Urliamo all'unisono nel Bunker Bravo doppia reclame occulta a 3Italia e Twitter.
Scatta l'allarme DEFCON1: ATTACCO IN CORSO GUERRA TOTALE!
Così accetto la proposta di un giovane Sabotatore ardimentoso, per sferrare un contrattacco in anticipo rispetto alla strombazzata Kermesse Sabotifera ProDissidente di domani giovedì 30 settembre.
Esatto mentre coi Colonnelli pianificavamo l'azione dell'indomani, arriva questo giovane scapestrato @Stefa93 che implora per un'immediata azione suicida contro Parrucconi, Tromboni e Pubblicitari. Restiamo attoniti.
Ci veniva proposto di scatenare la giovinezza contro la vecchiaia, l'incoscienza contro i vecchi volponi, la carne contro i bit, un singolo fragile giovane contro la potenza del Tecnonucleo.
Ovviamente abbiamo accettato 😀

Alle 22.00 la rabbia dei Ricercatori aveva raggiunto un'hype devastante. Le Timeline di Twitter Italia erano in fiamme. Per l'occasione qui a Bunker Bravo ci eravamo dati un tono ed avevamo organizzato pure una pagina per sponsorizzare l'evento "Sabotaggio di Riscaldamento". Della serie "ci credevamo molto"…
Invece il granderrimo @Stefa93 lancia la sua bomba di tachioni contro le gengive del Tecnonucleo:
  • @stefa93 "Gli utenti non dovrebbero aver paura dei propri Social Network, sono i Social Network che dovrebbero aver paura degli utenti." circa 2 ore fa via Echofon Ritwittato da te, toptweets_it e da 69 altri
Si poteva non salire in TopTweet con un messaggio così?
No, infatti, @stefa93 è salito in TopTweet a velocità ultrasoniche sbattendo il suo severo monito sul grugno del Tecnonucleo al gran completo. Vi postiamo con piacere questa foto scattata tramite il satellite di @La_Splendida presso la Roccaforte Digitale di Tecnonucleo. Il nostro eroe è quello bello, simpatico e intelligente in bianco e nero, gli altri sono solo inutili fake.

 

stefan93_bis

I festeggiamenti ancora riecheggiano nella Timeline, i Parrucconi piangono sui propri algoritmi, i Tromboni spezzano i pennini con cui scrivono i tweet, i Pubblicitari corrono via pudibondi sventolando foglie di fico.
I Ricercatori qui a Bunker Bravo sono ubriachi, ridono, scherzano, cantano e soprattutto ballano, perché una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare!

Ricorda per sempre il 29 settembre, il giorno della congiura di #Gilda35 contro il Tecnonucleo.

Progetto #Gilda35: Add-on Apokalypse Now, ovvero come cambiammo per sempre i toptweet

Con questo post finisce la serie dei flashback sulla genesi di #Gilda35.
L'andamento è stato un po' alla Lost, ma l'esigenza di registrare quanto avveniva ha prevalso sulla necessità di un andamento ordinato.
Questa è la cronologia corretta della genesi del Progetto:

  1. Progetto #Gilda35: Beta 1.0 – La doverosa premessa
  2. Progetto #Gilda35: Beta 1.1: Fenomenologia dei Bimbiminkia
  3. Progetto #Gilda35 Beta 1.2: Dr. Jovanz74, l’Esperimento Fine di Mondo e i suoi allegri #Faketoptweets
  4. Progetto #Gilda35 Beta 1.3: L’Esperimento Fine di Mondo, ovvero come ho imparato ad amare l’Algoritmo e vivere felice.
  5. Progetto #Gilda35: Gold 1.0 – Colpo al cuore del Tweet
  6. Progetto #Gilda35: Gold 1.1 – Cari Programmatori vi LOVVIAMO
  7. Progetto #Gilda35: Add-on Apokalypse Now, ovvero come cambiammo per sempre i toptweet

Ricorderete che ci eravamo lasciati con la Fase Gold 1.1., in cui avevamo fatto il primo TAKEOVER all'algoritmo di selezione di #@toptweets_it.

Cos'è un TAKEOVER? 

E' un'antica pratica di IRC (una delle prime chat di internet), in cui un utente attraverso una serie di azioni ostili (IRCWAR) acquisiva la qualifica di "channel operator" (in pratica di amministratore) di un canale appartenente a un altro utente.

I nostri sabotaggi in pratica hanno applicato una semplice regola: se è vero che c'è un algoritmo che seleziona in automatico i contenuti più interessanti sulla base del principio retweet/tempo, se è altrettanto vero che i messaggi di quattro bimbiminkia finiscono in toptweet grazie ai BOT (i software simula utenti) che retwittano qualunque boiata richiami nel testo o nel nome dell'autore qualche pupazzone della Disney, un manipolo di utenti poteva salire regolarmente in toptweet, fino letteralmente ad appropriarsene, a meno che gli amministratori di Twitter non "chiudessero" il sistema.

Lo scopo era fondamentalmente quello di acquisire visibilità in homepage per far venir meno la "sospensione dell'incredulità" e verificare quanta libertà ci fosse nel più libero social network di internet.

Verificare se Twitter voleva più bene ai propri utenti o alla Disney.

Un piccolo basilare esperimento.

Così avvenne dopo il primo TAKEOVER che avviammo l'add-on Apokalypse Now.

In pratica iniziammo a fare attacchi a rafficca, piazzando in top una serie di messaggi non sense, ma anche cose "social" come questo toptweet made in #Gilda35:

  • @Marcobusatto: Mandare in top un messaggio contro la lapidazione di #SAKINEH in Iran #Gilda35 (via @Jovanz74) Thu Aug 26 2010 10:39:37 (ora legale Europa occidentale) via Osfoora for iPhone Ritwittato da te e da 27 altri

Ad un certo punto dopo un lungo blocco di 3 giorni in cui @toptweets_it funzionava a singhiozzo gli strateghi del