Kim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online

Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minaccia di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Così su Twitter si respirano toni da black comedy degni de “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Parliamoci mortalmente chiaro, il “Caro Leader” Kim Jong Un è uno dei personaggi che dominano le sottoculture, che abitano internet. Il giovane dittatore nordcoreano è oggetto di un vero e proprio culto con produzione di ogni genere di meme e beffa informatica possibile e immaginabile.

Molti non lo sanno ma il successo planetario di Gangam Style di Psy, ha ricevuto un generoso supporto da parte della community della image board 4Chan, stante la somiglianza tra il cantante sud coreano e Kim Jong Un. Uno dei meme preferiti dell’underground di internet è proprio il confronto tra il gaudente ambiente del K-pop sudcoreano, incarnato da Psy, e il triste e grigio clima da Cortina di Ferro della Corea del Nord, incarnato da Kim Jong Un. Lo scherzo, nato in opposizione al solito Justin Bieber, sì è spinto talmente in là che alla fine ha prodotto il video più visto di sempre su Youtube.

Esistono poi numerosi exploitable del “Kim Jong Un looking at Things”, ossia foto in cui il dittatore coreano osserva con il suo faccione sognante oggetti, animali e bambini. Foto pronte ad essere trasformate in buffonesche macro, con la banale aggiunta di testi riportanti domande tipo “Can I eat?” (posso mangiarlo?). Così internet è pieno zeppo di foto del dittatore coreano, ritratto in ogni possibile occasione.

Va detto peraltro che anche i media di regime di Cina e Corea del Nord ci mettono del loro. Quando la testata satirica Onion ha dedicato un servizio a Kim Jong Un come uomo più sexy del mondo del 2012, i media cinesi hanno abboccato riprendendo la notizia come un serio riconoscimento. Il tutto tra l’ilarità generale di mezzo mondo.

E non è finita qui. Quando la rivista Time ha avviato un contest online per nominare il personaggio dell’anno del 2012, la community di 4Chan si è di nuovo scatenata, cercando di promuovere in ogni modo la vittoria del “Glorioso Leader”. A un certo punto però vari media hanno mangiato la foglia e alla fine la consultazione online non è stata presa in considerazione ed invece del “Grande Condottiero” nordcoreano, ha vinto d’ufficio Barack Obama.

Fatte queste doverose premesse, per inquadrare l’humus culturale che col tempo si è creato attorno al “Caro Leader”, risulta facile comprendere perché su Twitter l’annuncio del dittatore di voler sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti è stato accolto con toni splendidamente goliardici.

Chi si attendeva un “sentiment” caratterizzato da panico e ansietà, è rimasto completamente deluso.

C’è stata una vera e propria esplosione di motteggi, burle, fotomontaggi e meme, come ne ho davvero viste di rado. La minaccia nucleare di Kim Jong Un ha generato una deflagrante creatività, che ha illustrato con un sorriso agrodolce quanto velleitaria essa sia. L’aeronautica nordcoreana ridotta a lancio di aeroplanini di carta, la missilistica a giochi per l’infanzia attivati a pompa, la nautica a barconi pieni di derelitti. Il tutto ovviamente corredato da testi inneggianti a deliranti sfoggi di potenza in 140 caratteri.

Grazie a Kim Jong Un Twitter ha dato prova delle proprie potenzialità nel veicolare immagini fotografiche. Ero tra quelli che non erano rimasti positivamente impressionati dalla chiusura di Twitter all’importazione delle immagini di Instagram, ormai ridotte a un mero link esterno. A distanza di mesi devo ammettere che questa limitazione ha invece insegnato a parecchi ad utilizzare il social network come strumento di diffusione di foto e meme nativi.

E al carosello di cui sopra si è associata anche il collettivo Hacker di Anonymous, che per sferrare il proprio attacco alla presenza online di Kim Jong Un ha prevalentemente utilizzato l’arma dei meme.

Una cosa che mi ha sempre lasciato molto colpito dell’intelligenza collettiva espressa dai social media è sempre stato, come la minaccia Morte e Distruzione riesce ad attivare improvvisi e gustosissimi guizzi di creatività. Così Kim Jong Un ci ha insegnato, di nuovo, la grande lezione di Stanley Kubrick, ovvero come imparare a non preoccuparci e ad amare la bomba.

viaKim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online.

Annunci

Mettere le scarpe nel piatto dove mangiano gli Anon

Un folle e malvagio individuo posta su 4Chan una foto delle proprie scarpe dentro l’insalata destinata agli hamburger… Immediatamente la gioiosa macchina da guerra degli Anon si muove con precisione chirurgica per punire l’infame misfatto…

 

ONtro

Esimi Ricercatori, quest’oggi mi sono sollazzato con una meravigliosa storia made in 4Chan. Chiunque bazzichi quella sorta di Tortuga di internet sa che ogni tanto a qualche Anon prende il ghiribizzo di mettersi in mostra pubblicando qualcosa di grottesco ed eccessivo…

Il più delle volte l’Anon sbruffone si becca qualche insulto particolarmente creativo e colorito e la cosa finisce lì…

Tuttavia qualche volta c’è il disgraziato di turno che ne fa davvero una grossa…

 

Lo spaccone

Il giorno 16 luglio un perfido Newfag posta su 4Chan questa orribile foto:

 

Mettere le scarpe nel piatto dove mangiano gli Anon

La foto viene accompagnata da questo significativo messaggio:

This is the lettuce you eat at Burger King.
[Tradotto: questa è la lattuga che mangiate da Burger King]

Originally posted on 4Chan July 16 at 11:38 p.m

Orbene miei esimi Ricercatori, come spiegato diffusamente ai tempi di “Stalking Inverso” prima di postare qualche foto su internet bisogna essere consapevoli che la stessa, se presa con uno smartphone, contiene una gustosa quantità di metadati…

Peraltro non reputo una mossa eccessivamente intelligente rendere edotti gli Anon che si mettono le scarpe nell’insalata dei loro hamburger…

Come prevedibile la reazione è stata composta, sobria e misurata…

Esplosioni di rabbia di una mente collettiva

Esplosioni di rabbia di una mente collettiva

Con le classiche metodiche di lavoro distribuito tipiche delle forme di intelligenza collettiva che animano certe comunità online è scattata immediatamente la caccia all’uomo con accerchiamento digitale:

  • 16 luglio ore 23.38: lo spaccone posta l’immagine infame su 4.chan
  • 9 minuti dopo: un Anon leggermente contrariato posta i metadati di geolocalizzazione dell’immagine, che risulta scattata in Ohio precisamente a Mayfield Heights.
  • 12 minuti dopo: un altro Anon leggermente imbufalito posta l’esatto indirizzo del Burger King dove è stata scattata la foto… e poiché è noto l’esatto orario dello scatto, augura all’autore “buon licenziamento“.
  • 17 minuti dopo: altri Anon iniziano allegramente a spammare la notizia in lungo e in largo coinvolgendo le maggiori testate giornalistiche.
  • 20 minuti dopo: viene debitamente compilato il modulo dei reclami di Burger King’s postando la foto maledetta.

Alla fine i poveri gestori di Burger King’s si sono trovati a dover chiarire non solo che le proprie politiche sul trattamento dei cibi sono estremamente sobrie e rigorose, ma che il ristorante dove era strata scattata la foto opera indipendentemente in franchising e che si sarebbe svolta un’accurata indagine per identificare e punire l’autore dell’infame atto…

Burger King Corp. is aware of a photo that shows a BURGER KING® restaurant employee violating the company’s stringent food handling procedures. Food safety is a top priority at all BURGER KING® restaurants and the company maintains a zero-tolerance policy against any violations such as the one in question.
The restaurant where this photo was taken is independently-owned and operated by a BURGER KING® franchisee. The franchisee has taken swift action to investigate this matter and has terminated the three employees involved in the incident.

Il Comunicato di Burger King’s

Conclusioni

Come concludere?

Penso, miei esimi, che questa storiella ripresa dalla pagina facebook di 4Chan e da un correlato articolo di Mashable, ben descriva i rischi in cui si può incorrere in internet con una gestione poco accorta delle proprie azioni.

E’ una storia che ci fornisce alcune importanti lezioni:

  • tutto quello che fotografiamo è geolocalizzato, quindi se ci teniamo alla nostra privacy o abbiamo problemi di stalking/molestie facciamo una gestione accorta delle nostre immagini online;
  • pensarci dieci volte prima di fare lo sbruffone con una Comunità Online nota per aver mandato in galera con metodiche come quelle sopra descritte delinquenti che postavano foto di animali seviziati;
  • pensarci un milione di volte prima di pubblicare su internet materiale particolarmente sensibile come i selfshot, perché potreste subire visite indesiderate anche gravi;
  • mai fare foto sul luogo di lavoro durante l’orario di servizio;
  • mai mettere i piedi nel cibo del prossimo.

Poche semplici regole per vivere felici.

 

Chi ha attaccato Beppe Grillo? Pippo Baudo!

In Italia si è affermato un nuovo genere letterario: l’intervista all’Anon. Possibile che un movimento che ha fatto della riservatezza la cifra di un decennio di onorata attività improvvisamente venga dilaniato da una gara alla ricerca della visibilità?

Sei Anon in cerca d'autore

Sei Anon in cerca d’autore

ONtro

Esimi Ricercatori il presunto attacco di Anonymous a Beppe Grillo ha scatenato una mirabolante fase della Guerra dei Sogni… Orde di giornalisti felici pubblicano fuochi artificiali digitali composti dalle confessioni di legioni di Anon desiderosi di salire alla ribalta delle cronache e di raccontare la propria personale contronarrazione della vicenda.

Era parecchio tempo che non assistevo a un caleidoscopio di iperboliche e contraddittorie narrazioni di simile portata.

In Italia si sta affermando un nuovo topos letterario: l’intervista all’Anon.

Per chi ha studiato da vicino questa Comunità ed altre realtà di hacking, queste interviste sono esperienze narrative di mitopoiesi assolutamente godibilissime e gratificanti.

Per chi non conosce bene simili realtà costituiscono un possibile rischio didisinformazione.

Il lato divertente della vicenda è che sembra quasi che man mano che raccontiamo certe dinamiche col nostro linguaggio visionario e allucinato, qualche presunto Anon sente lo spasmodico impulso di bussare alla porta del Corriere o di Repubblica con una contronarrazione ancora più fantasmagorica….

La tessera degli Anonymous di Repubblica

Ricorderete che qualche mese addietro prima di due nostri fondamentali nonPOST, Anonymous era rappresentato come una sorta di monolitico Partitone da Socialismo Reale.

Poi arrivarono i nostri umili nonPOST sulla Prima Guerra Digitale e sul conflittuale rapporto tra Old Anon e Newfags, in cui ci sforzammo di chiarire quali fossero le anche contraddittorie dinamiche di una Comunità Online.

Non l’avessimo mai fatto!

Da allora è stato un fiorire di contronarrazioni e pseudointerviste spacciate per notizie, che ci raccontano una Comunità dilaniata da spaventose lotte intestine. Abbiamo praticamente scatenato la gara al: “solo io sono l’Anon DOC gli altri sono tutte bieche imitazioni commerciali, che guardo con paternalistico affetto”.

Orbene per chiarimento: cari giornalisti se volete provare l’ebrezza (senza troppi sforzi) di leggere cosa pensano gli Old Anon dei Newfag fatevi un giretto nella sezione /b/ di 4Chan.org, o siti similiari, vi si aprirà un mondo.

Il rapporto non è propriamente improntato alla buona educazione, alla sobrietà e al paternalismo…

Pertanto non possono che sorprendere articoli come quello di Repubblica, in cui un “Old Anon” in una sorta di versione socialista delle nostre precedenti narrazioni dichiara che:

LA RESA dei conti è arrivata: Anonymous Italia – o meglio la community italiana che fa capo al movimento hacker più famoso del mondo – ha cacciato “con ignominia” i responsabili dell’attacco contro il sito di Beppe Grillo. Si tratta di tre persone che, per testare una nuova botnet, hanno pensato che quello fosse un target accettabile. “Ma erano in minoranza, e non possiamo accettare che qualcuno decida contro il parere della maggioranza”, racconta oggi uno dei più anziani membri della community.

Attacco al blog di Beppe Grillo Anonymous caccia i responsabili

Avete letto bene, miei esimi, cacciati con ignominia, dopo un voto stile sezione del vecchio PCI.

A questo punto i casi sono due:

  1. gli Anon Italiani parlano un linguaggio assolutamente differente da quello dei loro omologhi internazionali, invece di un’organizzazione fluida e basata sull’anonimato hanno delle tessere e immagino anche un Ordine Professionale;
  2. qualche conto non torna.

Lo ammetto gli Anon di Repubblica mi stupiscono sempre per la sobrietà delle loro argomentazioni e per l’assoluta assenza di spirito anarchico…

I test degli Anonymous del Corriere

Se anche un’anima candida fosse tentata di prendere per buona la narrazione di Repubblica, ecco che arriva il Corriere a scompigliare le carte…

Da una contronarrazione su “Anonymous Sobri vs Cani Sciolti” elaborata a partire dalla dialettica tra “Old Anon vs Newfags“… ecco che arriviamo a una sorta di contronarrazione a cura del Corriere della nostra contronarrazione del test sfuggito di mano

Mi verrebbe da invitare l’Anon di Repubblica e l’Anon del Corriere a prendere un caffé, così stabiliamo una volta per tutte se sono stati i “cani sciolti“, o un “esperimento sfuggito di mano“… e magari verifichiamo anche questa cosa dell’Ordine Professionale degli Anonymous da cui si viene cacciati con ignominia con votazione a maggioranza qualificata…

Peraltro, l’articolo in questione, che sembra in effetti una sorta di elaborata contronarrazione del nostro nonPOST, ha anche fatto insorgere il caro vecchio U-Black, uno dei blogger italiani maggiormente attento alle tematiche hacking.

Conclusioni

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Ovvio con un sobrio invito a trattare certi temi con la dovuta accortezza.

Una volta esisteva un concetto chiamato “verifica delle fonti”: non sarebbe opportuno proporre come notizia qualche cosa che non può essere verficato, per il quale non si hanno a disposizione documenti probatori, sulla quale c’è solo la parola di un anonimo soggetto non verificabile…

Quando ho scritto “Beppe Grillo e Anonymous: la penultima verità“, sebbene ritenessi attendibili la ricostruzione e le fonti, non mi azzardai a raccontare la vicenda sotto forma di notizia. Scelsi appunto la forma della favola, proprio perché esprimevo nulla più che una mia suggestione su come potevano essere andate le cose.

Essendo per mia natura un ottimista penso che i giornalisti riprendano certe informazioni in buona fede e che chi le fornisce sia altrettanto in buona fede… Però gli odierni processi di elaborazione delle informazioni alla fine creano un effetto colorato, contraddittorio e surreale…

Comunque chi ha attaccato www.beppegrillo.it?

Cani sciolti?

Anonymous?

Botnet?

Hacker White Hat?

Probabilmente Pippo Baudo…

 

Beppe Grillo e Anonymous: la penultima verità

Anonymous sferra un attacco frontale contro Beppe Grillo accusato di essere un populista con venature fasciste… plausibile ma la verità è un’altra: è stata una cellula di Anonymous che ha agito autonomamente contro Beppe Grillo, mentre il resto del movimento si è dichiarato contrario… plausibile ma forse la penultima verità è un’altra ancora…

ONtro

Esimi Ricercatori, mentre ero perso nella dimensione onirica di New York, cercando faticosamente di aprirmi la strada verso la vita reale tra indolenti tassisti russi e ingorghi apocalittici degni di un romanzo di Don De Lillo, venivo contattato da una delle Cabine di Regia di questa prestigiosa Comunità.

Venivo così ad apprendere che il sito del Blog di Beppe Grillo era stato soggetto ad un terribile attacco hacker da parte di Anonymous…

Ovviamente chi mi scriveva conosce bene la Comunità degli Anon e rideva a crepapelle, data l’assoluta improponibilità della cosa… Non tanto perché contigui al programma di Grillo, ma in quanto quest’ultimo è ascritto da tale Comunità nella classica lista di “Who Cares Sites“…

Poco dopo, mentre stavo rocambolescamente salendo sull’areo, arriva la prima contronarrazione e pare profilarsi una sorta di ennesimo girone di ritorno degli endemici scontri tra Old Anon e Newfag… quelli che avrebbero buttato giù con un attacco DDoS il sito di Grillo sarebbero membri di una cellula impazzita di Anonymous, dei cani sciolti… Peraltro la parte dura e pura di Anonymous avrebbe pure preso apertamente le distanze procedendo a rimuovere dal sito della comunità italiana le accuse di populismo e fascismo rivolte contro Grillo…

Tornato ormai in Italia… poiché per l’Italiano Medio la contronarrazione è uno sport agonistico, vengo investito da mirabolanti tesi complottiste che chiamano in causa i soliti Poteri Forti, il Vaticano, i Rettiliani, i Rosacroce, i Massoni, i Servizi Segreti Deviati, il Grande Vecchio (ma quando muore?), la CIA, i Man in Black, Walt Disney e Justin Bieber

Eppure non appena abbandono quel piccolo iceberg elettronico che gli sprovveduti chiamano internet e mi getto negli oscuri oceani della vera Rete, leggo frammenti di conversazioni, vengo investito da velate confidenze, sono lambito da sussurri elettrici, che raccontano la madre, la zia e la nonna di ogni contronarrazione possibile….

Una storia così folle che può essere solo la verità…

O quantomeno la penultima verità…

White Hat / Black Hat

Innanzitutto spieghiamo sommariamente alcuni concetti basilari per comprendere la favola che seguirà.

Una volta non esistevano hacker, cracker, lamer, cybercriminali…

Esistevano semplicemente persone d’ingegno che studiavano sul campo l’informatica cercando di portare gli hardware e i software oltre i propri limiti.

Non esisteva neppure il concetto di “intrusione informatica” o di “violazione“… ad essere mortalmente sinceri c’erano solo persone che cercavano di mettere le mani su hardware più potente, magari lasciato a marcire da quale ente statale, per poter sviluppare in modo più performante le proprie ricerche…

Non esisteva neppure il concetto di crowdsourcing o di wiki… Ognuno svolgeva diligentemente la propria parte in commedia fornendo i contributi di propria competenza… chi era versato sulla parte hardware forniva dritte sul “ferro“… gli esperti di software rilasciavano codici la cui ibridazione era vissuta come un fatto molto sereno… simpatici collettivi di performer e intellettuali fornivano struttura ideologica ed etica al discorso…

Non era l’Eden, ma paragonato ad oggi lo sembra.

Tutto era “Tatuato sul Muro“, come si diceva all’epoca.

Peraltro non è che esistessero identità molto definite, anche perché in quegli anni si amava ripetere che: “Noi saremo TUTTO“.

E il TUTTO schifa identità piccine.

Era il mondo del digitale prima del “Giro di vite contro gli Hacker“, quando ancora fare ricerca sul campo era vissuto con serenità, quando l’intrusione era vissuta come l’opportunità per migliorare i propri sistemi… Prima che pratiche pacifiche e non ostili di condivisione dei saperi, di reverse engineering e di testing venissero dichiarate forzatamente fuori legge.

Quella meravigliosa generazione di Ricercatori fu come uno sciame di api… entrarono nei server, nei computer, nei codici… ibridarono i pollini elettrici e crearono quel pazzesco nucleo attorno al qual si è sviluppato tutto internet…

Ovviamente non era tutto rose e fiori e c’erano anche dei mascalzoni (quelli non mancano mai)…

Pertanto poiché si era tutti intrisi di cultura cyberpunk, coi suoi rimandi ai celebri “cowboy del cyberspazio“, si iniziò a classificare chi “spingeva la macchina oltre i suoi limiti” come nei vecchi film western: White Hat (cappelli bianchi) per indicare chi aveva un atteggiamento eticamente corretto e Black Hat chi poneva in essere azioni considerate censurabili o ostili dalla comunità.

Ebbene sì il nucleo fondante su cui si è sviluppato il vostro amato internet altro non è che l’insieme di anni di faticose ricerche di Hacker White Hat.

Il resto è tutta fuffa, mash up e remix.

La favola di Tom Mix

Veniamo dunque alla nostra simpatica contronarrazione… molto fantasiosa, ma esplicativa…

Teniamo presente che è un sogno digitale, ma per raccontare la penultima verità il sogno è l’unica dimensione possibile.

Immaginate un’agguerrita Dotcom capeggiata da un tipo alla Gordon Gekko che ha messo su un gruppo di progetto di quelli che fa tanto Hollywood: giovani geek armati di occhiali con montatura nera griffati, felpe col cappuccio e pacchi di tecnologia Apple elegante ed eterea… hanno appena prodotto il loro gioiellino e sono tutti felici…

Immaginate un sito, una app, un “coso digitale” carino, coccoloso e performante…

All’improvviso il geek Leader di Progetto, un tipo alla Hayden Christensen, esclama: “E la sicurezza? Siamo nel pieno della Prima Guerra Digitale, quei cattivoni degli Anonymous sono ovunque. Dobbiamo proteggere il progetto!”

I nostri giovani rampanti digitali decidono di ricorrere al supporto di un Hacker White Hat per mettere alla prova la sicurezza del proprio database, il “coso digitale” tratta dati abbastanza delicati e non vogliono, giustamente, che qualche cyber criminale ci metta le sue lerce zampette… inoltre l’attività del “coso digitale” è di quelle che non possono permettersi tempi morti, quindi deve resistere (per quanto umanamente possibile) a un normale attacco DDoS…

Così ingaggiano un White Hat (di seguito Tom Mix) per mettere alla prova il proprio “coso digitale“… Pratica normalissima, un test come un altro.

Immaginate Tom Mix come un nerd terrificante alla Hollywood: fisico da lanciatore di coriandoli, occhiali riparati col nastro adesivo, penne nel taschino, circondato di Red Bull, Pringles e pacchi di tecnologia dall’aspetto ingombrante e potente, pronto a mettere a dura prova il “coso digitale“…

Il buon Tom Mix inezia a scrivere un codice, settare macchine, noleggiarne altre, per fare un test sul sito del “coso digitale“…

Ovviamente Tom Mix non può coinvolgere i propri amici tipo: alle 21 di venerdì tutti a dossare questa URL… perché non sarebbe eticamente corretto in quanto sta lavorando a pagamento…

Ergo Tom Mix deve organizzare hardware e software, per condurre un attacco DDoS che simuli più fronti di assalto secondo basilari principi di guerra elettronica…

Tom Mix prima di mettere alla prova il “coso digitale” deve mettere alla prova il codice di dossaggio…

Tom Mix ha anche un cuore d’oro è vecchia scuola e ama fare bene il proprio lavoro senza arrecare danno ad alcuno…

Quindi cosa pensa il buon Tom? Decide di verificare se il codice che ha scritto e i settaggi delle macchine funzionano… e per farlo sceglie un sito bello grosso e capace di sopportare parecchio traffico, per evitare di creare troppi problemi…

E’ una pratica corrente si crea un minimo di disturbo a una rete di grossi server, senza impattare sulla resa del servizio…

Tom Mix sceglie a caso un sito: http://www.beppegrillo.it, semplicemente perché ha server in grado di gestire un fottio di traffico e non crollare di fronte a un test di attacco DDoS…

Ma Tom Mix, purtroppo, dopo aver lanciato la macchina è costretto ad assentarsi dalla postazione per un paio d’ore…

Immaginate un evento imprevisto tipo l’hollywoodiana entrata in scena di Megan Fox, che dopo anni amore non corrisposto si decide a corrispondere al nostro nerd tutto l’amore possibile… Oppure qualcosa di bello ed etico: il nostro nerd che scende in strada a soccorrere un’anziana vecchietta scippata da un gruppo di foschi criminali…

Purtroppo l’amico Tom era stato troppo fiducioso riguardo ai server del blog di Beppe Grillo e aveva sottostimato le proprie capacità di settaggio di un buon DDoS…

Così il blog di Beppe Grillo viene giù…

Mentre Tom Mix sta in tutt’altre cose affaccendato, immaginando una lieve perdita di performance del sito di Beppe Grillo, i mirabolanti nuovi Anon impazziscono di gioia…

Beppe Grillo è Tango Down!!!” ululano felici orde di fanciulli per cui l’hacking è una sorta di grandioso gioco di società. Con la rapidità di cui è capace una Mente Alveare in meno di cinque minuti lanciano i propri DDoS contro il sito Beppe Grillo, mentre c’è chi tira su un estemporaneo comunicato di legittimazione ideologica dell’operazione.

Tom Mix torna sul pezzo.

Tom Mix impallidisce.

Tom Mix magari conosce gente che conosce altra gente che conosce gli Old Anon.

Prontamente il nostro eroe avverte gli Old Anon e disattiva l’attacco DDoS…

E nel frattempo la Rete è invasa dai mirabolanti comunicati dei new Anon e dalle vibrate esternazioni del Grillo nazionale…

Tom Mix e gli Anon assai probabilmente si piegano in due sulle tastiere dalle risate…

Conclusioni

Come concludere miei esimi Ricercatori…

Al di la delle fantasmagoriche ricostruzioni sospese tra sogno e realtà i fatti sembrano essere andati proprio così:

  • un Hacker White Hat lancia senza alcuna intenzione ostile un test, come ogni giorno avvengono a migliaia, verso il sito del blog di Beppe Grillo;
  • ne nasce un piccolo incidente di percorso che provoca il momentaneo black out del sito;
  • immediatamente orde di giovani leve dell’hacking seguendo rodati meccanismi di gamification si lanciano all’attacco del sito e costruiscono “a posteriori” una labile motivazione ideologica dell’azione;
  • i membri anziani e strutturati della comunità vengono avvertiti e ristabiliscono l’ordine;
  • nel frattempo la follia dilaga sui media.

Nella sua essenzialità una vicenda esemplare di come siamo immersi fino ai capelli nella “Guerra dei Sogni“: verità, verosimile, falso, sogno, realtà sono un’unica amalgama in cui tutto assume contorni fantasmagorici.

Qualunque incidente di percorso nel nostro mondo allucinato è Guerra…

Sarà per questo che francamente gli attacchi a siti scamuffi non mi esaltano più di tanto… Avrò una visione romantica e alterata dell’hacktivismo, ma reputo che ci saranno battaglie più importanti da condurre fin quando nel mondo resterà in piedi un solo server in cui degli esseri umani sono registrati a scopi ostili sotto la voce: dissidente, attivista, hacker, controrivoluzionario, lealista, marxista, ebreo, cristiano, mussulmano, lesbica, omosessuale, disabile, apostata, blasfemo…

I giochi di società, sono solo giochi di società e non cambiano nulla.

Anonymous vecchi e nuovi

ONtro

Anonymous con la faccia verde? Ma non aveva la maschera di V?

Esimi Ricercatori, l’eco della Prima Guerra Digitale stenta ancora a spegnersi nella Rete e capita spesso di imbattersi in strani frammenti di conversazione, che sembrano quasi paventare una lotta intestina tra vecchi e nuovi membri della Comunità Online di Anonymous.

Chi come il sottoscritto si diverte a scorrazzare sui siti generatori di meme, in questi giorni si imbatte spesso in post riguardanti prese di distanza da parte dei “Vecchi Anonymous” verso i “Nuovi Anonymous“… Da un lato un severo volto verdognolo in giacca e cravatta (ai più affezionati lettori di questo blog dovrebbe ricordare qualcosa), dall’altro la stra-nota maschera di Guy Fawkes del film V for Vendetta…

Oibò – diranno i meno avvezzi alle vicende digitali – e ora che c’entra questo faccione verde con Anonymous? E perché queste prese di distanza tra vecchi e nuovi Anonymous…

Innanzitutto intendiamoci su un concetto fondamentale: Anonymous non è un Partito Politico, non è un’Associazione, non è un Movimento, non è una Religione… è una particolarissima Comunità Online…

Questa banale considerazione comporta una conseguenza non prevista dagli originari membri di questa particolare comunità nata su 4chan: l’impossibilità di avere un controllo assoluto sull’azione della propria creatura.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Una presa di distanze

Come ricorderete rimasi alquanto interdetto da alcune mosse scomposte di Anonymous intercorse durante la “Prima Guerra Digitale”, che contravvenivano alcune basilari regole dell’hacking… Per carità i tempi dell’Old School, quella della Legion of Doom e dei Masters of Deception per intenderci, sono lontanissimi e spesso parlando di “Etica Hacker” si fa riferimento a fenomeni degli anni ’80 o dei primi anni ’90… Anonymous poi ha sempre brillato per un approccio notevolmente nichilista…

Tuttavia… Dai tempi del Project Chanology, passando per l’Operation Payback Wikileaks, e per l’attribuzione (infondata)  dell’attacco al Playstation Network, va ammesso che l’evoluzione di Anonymous è stata abbastanza sconcertante… Il Cartello economico istituzionale che vuole “blindare” internet (quello che chiamo Tecnonucleo) ha sempre utilizzato pretestuosi riferimenti ai pericoli dell’Cyber Orco (v. COPA) e del terrorismo digitale (v. Gary McKinnon) per togliere spazi di libertà…

Anonymous con le proprie ultime azioni abbastanza scomposte sembra avercela messa davvero tutta per confermare i peggiori pretesti del Cartello… Leggendo in giro per la Rete sembra di assistere alla gamification dell’hacking… Ogni settimana si butta giù qualche sito con motivazioni ideologiche sempre più labili e contraddittorie…

Tutto appare sospeso tra azioni dimostrative superomistiche e anarchia allo stato brado…

E la cosa apparentemente inizia a creare attriti tra vecchi e nuovi Anon…

Ma siamo sicuri che quando si parla di Anonymous parliamo della medesima entità?

In particolare l’amico Numero_sei, nelle sue spericolate ricerche sui meme di 4chan.org si è imbattuto nella seguente invettiva lanciata dai vecchi Anonymous contro i nuovi venuti, rei di non aver compreso lo spirito che anima questa Comunità…

Un esempio del messaggio degli Old Anonymous da 4Chan.org

Lì per lì, pur non essendo mai stato in passato un frequentatore di 4chan  leggendo il testo mi sono venute in mente una quantità di invettive simili lette in passato nei forum dei primi anni 2000… Vi riporto il testo in tutta la sua crudezza:

A message to all the cancerous, witheknignting, hipster newfags:  We aren’t some vigilante group righting wrongs. We aren’t your friends, your buddies or your saviors. Your feelings mean nothing to us. We are human nature unencumbered by pointless ethics, foolish moralities or arbitrary laws and restrictions. We are every dark impulse you have; unrestrained and fully realized. We are what deep down, you wish you were. We exist as a means for instant gratification, purely at our own whim. We have no culture, we have no laws, written or otherwise. We are an autonomous collective, each an insignificant part of a whole. You cannot assimilate us, we do not change. You cannot defeat us, we do not exist. You cannot infiltrate us, we know our own. We do not sleep, we do not eat and we do not feel remorse. We will tear you apart from outside and in, we have all the time in the world. You operate under the delusion that we will someday be outdated, that we might even see the light. You are irrevocably wrong. You are not special, you are not unique and you aren’t crusaders for justice. You’re a blend of college age faggots who think that they can do some sort of good, and who are desperate to belong, to have attention. You have accomplished nothing, and you will fall. Enjoy your AIDS, faggots.

Traduzione libera:

Un messaggio per tutti i cancerosi, paladineggianti, alternativi, “frocetti novellini”  [N.d.A. l’originale “newfag” è un termine spregiativo utilizzato dai vecchi Anon verso i nuovi]: Non siamo una Ronda, venuta a raddrizzare i torti. Non siamo vostri amici, né vostri compagni, né i vostri salvatori. I vostri sentimenti non significano nulla per noi. Siamo la natura umana sgravata da inutili codici etici, da sciocche moralità o arbitrarie  leggi e restrizioni. Siamo ogni oscuro impulso che avete, sfrenato e pienamente realizzato. Siamo quello che in fondo desiderereste essere. Noi esistiamo come strumenti di immediata gratificazione, esclusivamente per soddisfare i nostri capricci. Noi non abbiamo cultura, non abbiamo leggi, sacre scritture o altro. Noi siamo un collettivo autonomo, ognuno è una parte insignificante di un tutto. Voi non potete assimilarci, noi non cambiamo. Voi non potete sconfiggerci, noi non esistiamo. Voi non potete infiltrarvi, noi ci conosciamo. Noi non dormiamo, non mangiamo e non sentiamo rimorso. Vi faremo a pezzi dentro e fuori, abbiamo tutto il tempo del mondo. Voi operate nell’illusione che ci sarà un giorno in cui ci lasceremo tutto alle spalle, che un giorno potremmo anche arrivare a vedere la Luce. Voi siete irrevocabilmente nell’errore. Non siete speciali, non siete unici e non siete Crociati che lottano per la Giustizia. Voi siete soltanto un’amalgama di universitari froci, che ritengono di poter fare qualche sorta di bene, e che che cercano disperatamente di essere parte di qualcosa, per ricevere attenzione. Voi non avete concluso nulla, e cadrete. Godetevi il vostro AIDS, froci.

Penserete, miei esimi Ricercatori, che questa lunga e aspra presa di distanze sia il risultato delle fragilità manifestate da Anonymous durante la “Prima Guerra Digitale” (v. ad es. “Anonymous attacca i siti del Governo, ma svela fragilità” di Dario D’Elia)…

E invece no…

Negli anni mi sono imbattuto in questo messaggio, declinato anche in forme più violente di quella che ho testé liberamente tradotto… Le frasi ricorrenti sono quelle che ho citato, spesso corredate di esempi di cosa diverte gli Anon (es. morti efferati, massacri familiari, mutilazioni, ecc…), per accentuare l’effetto di distanza dai “Crociati”… Questo messaggio circola da anni: da quando Anonymous balzò agli onori delle cronache durante la vicenda Scientology e riappare ciclicamente su forum, siti più o meno underground, perfino Youtube o biografie di Social Network…

Non appena nuove masse di internauti si dichiarano parte di Anonymous si scatena questa correlata presa di distanze…

L’Old Anon

Magritte il padre spirituale di Anonymous

Come ben spiegato dal sempre ottimo Know Your Meme: l’Old Anon è una tipica espressione di cyber dadaismo (spesso su 4chan e Canvas, nei momenti di follia creativa si utilizza il neologismo “dadaing”) o di cyber surrealismo… L’immagine infatti è una rielaborazione del quadro surrealista “Son of the Man” di Magritte e dal 2003 ha rappresentato il volto più duro e puro di Anonymous.

Gli Old Anon si riconoscevano in questa immagine surrealista particolarmente potente ed evocativa, di cui veniva esaltato l’aspetto connesso alla negazione dell’identità personale.

Durante gli anni novanta si rifletteva parecchio sul superamento del vecchio concetto di identità. Circolava una quantità pazzesca di scritti sul superamento dell’integrità fisica (il boom di piercing, tatuaggi e scarification è connesso a questi studi)… si parlava di “droghe nootropiche” in grado di cambiare la percezione che l’uomo aveva del sé… si vedeva nel digitale lo strumento definitivo con cui accedere a personalità fluide, molteplici, prometeiche, riscrivibili…

Persino in Italia abbiamo avuto esperienze culturali in tal senso, penso ai primi passi del collettivo Luther Blisset e alla comunità creativa del Cyborg di Daniele Brolli…

Insomma Anonymous mosse i propri primi passi nell’ambito di una ricerca culturale nichilista fortemente estetizzante.

Come spesso si ripeteva in certi siti: qui non si fa hacking o meme, qui siamo Cultura.

Project Chanology

Ma si sa le Comunità Online sono soggette a ricambi generazionali improvvisi e spesso radicali…

Così avvenne che nel 2008 Anonymous incontrò l’uomo che cambiò per sempre la sua storia: Wise Man Beard, alias Mark Bunker.

Questo quasi omonimo di un celebre fumettista italiano, è un giornalista USA che fa attivamente controinformazione sulla Chiesa di Scentology.

Con un celebre video su Youtube Wise Man Beard si rivolse direttamente alla comunità di Anonymous invitandone i membri ad abbandonare le tradizionali tecniche di “terrorismo mediatico” e nichilista in favore di una campagna nonviolenta contro Scientology.

La Chiesa di Scientology aveva avuto lunghi contrasti con le Comunità Online di hacktivisti americani, con cui negli anni aveva instaurato numerose cause giudiziarie…

Così avvenne che un giorno venne pubblicato su internet un video molto imbarazzante in cui un Tom Cruise allucinato parlava con toni eccessivamente entusiasti di Scientology… Immediatamente gli uffici legali della Chiesa di Scientology chiesero a Youtube la rimozione del video ritenuto lesivo della propria immagine e abusivamente realizzato.

Mark Bunker iniziò quindi una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione, perché la cosa avrebbe creato un pericoloso precedente che avrebbe consentito a chiunque di censurare contenuti digitali ritenuti arbitrariamente lesivi. Ricordiamoci che gli USA sono un sistema di common law e i precedenti pesano per i futuri giudizi.

Così Wise Man Beard riuscì a coinvolgere Anonymous nella sua guerra personale contro Scientology…

Da un lato vennero intraprese le usuali tecniche di hacktivismo come le si era conosciute per un ventennio: attacchi DDoS, black fax, prank call… insomma ogni genere di coccoloso sabotaggio atto a devastare le capacità di telecomunicazione di Scientology…

Dall’altro vennero poste in essere nuove pratiche di presidio territoriale, che cambiarono l’hacktivismo come l’avevamo conosciuto fino ad allora. Internet venne utilizzato per organizzare delle manifestazioni di protesta più vicine ad un flashmob, che  a un sit-in politico.

Tuttavia c’era un problema molto serio… Scientology ha la cattiva abitudine di intraprendere azioni legali con estrema facilità. Così i manifestanti dovettero organizzarsi per mantenere il proprio anonimato anche nella vita reale.

Era uscito da poco il film V, trasposizione cinematografica del celebre fumetto anarchico di Alan Moore… la Time Warner aveva distribuito parecchio merchandising della maschera del controverso supereroe… nella scena finale del film tutti indossavano la maschera di V come segno di ribellione al sistema (scena inesistente nel fumetto in cui una simile scena di omologazione sarebbe assurda essendo una storia anarco individualista)… così gli hacktivisti acquistarono in massa la celebre maschera di Guy Fawkes, che sostituì nell’immaginario collettivo il verdognolo Old Anon.

La cosa non venne vissuta benissimo dagli Anon della prima ora e ovunque su internet si trovava il celebre messaggio di presa di distanza che ho tradotto per la gioia dei vostri occhietti: biografie di account e forum erano pieni di declinazioni dello stesso messaggio d’odio verso i Newfag di Project Chanology…

Lo stesso Mark Bunker divenne un meme: il Wise Man Bear appunto…

Da complesso progetto culturale nichilista di cybercultura, Anonymous si avviava a orientare le proprie azioni a “cause buone e giuste“… Passare dal superamento di ogni morale, credo ed etica alla militanza per la Causa, non venne propriamente vissuto bene da tutti…

Debrand Anonymous

Messaggio per la debrandizzazione di Anonymous dai prodotti della Time Warner.

Ovviamente con il Project Chanology venne stabilito un nuovo standard dell’hacktivismo militante…

Così quando i pazzoidi Culture Jammer di ADBusters ordirono la gloriosa performance cyberdadaista di Occupy Wall Street, i Newfag di Project Chanology vissero la mobilitazione come una sorta di girone di ritorno di Project Chanology…

Quindi vennero rispolverate le maschere di Guy Fawkes, cui vennero ad aggiungersi tante altre maschere di Guy Fawkes oltre a ogni genere di altro camuffamento.

Già mi sono espresso sull’intelligenza colorata manifestata dai manifestanti di Occupy Wall Street, paragonata al grigiore italico.

Tuttavia presso i media, e di conseguenza presso gli stessi manifestanti, si iniziò a fare una gran confusione associando i manifestanti con la maschera di Guy Fawkes ad Anonymous.

Peraltro, sebbene nei siti della galassia di Anonymous ci si faceva quotidianamente beffe in modo aspro delle forme più ingenue di mobilitazione degli Indignados… Ovunque nascevano come funghi azioni dimostrative di hacking a sostegno di Occupy, che si richiamavano ad Anonymous.

Ormai chi vuole dilettarsi di hacking può tranquillamente trovare materiale didattico, software e hardware su Amazon (no, non scherzo)… così miei esimi Ricercatori immaginate una sorta di democratizzazione e gamificazione dell’hacking che inizia a lambire anche strati della popolazione non proprio ferratissimi in materia di Etica Hacker, Controcultura, Cybercultura…

Inizia la stagione della gamification of hacking come dicono alcuni tra cui Jaron Lanier.

Questa volta quindi nella totalità dei siti connessi alla Comunità di Anonymous è stato preso in esame il tema della”debrandizzazione di Anonymous” dal merchandising della Time Warner.

Il dibattito ovviamente va avanti sui binari usuali per tali comunità: meme, flame, trollate, scherzacci di ottimo e di pessimo gusto. A titolo di esempio vi riporto un tread, “Masks War“, innescato da una vostra anonima conoscenza per meglio comprendere il sentiment sul tema…

Peraltro il dibattito sulla debrandizzazione di Anonymous ha visto anche la partecipazione dello stesso Alan Moore che ha rilasciato per il Guardian una splendida intervista sul rapporto tra Occupy e Time Warner.

Ovviamente potrete ben capire nell’ambito di questo dibattito quante volte può essere saltato fuori il messaggio di presa di distanze tra Old Anon e Newfag…

Conclusioni

Come concludere esimi Ricercatori?

Spero di avervi fatto comprendere un po’ meglio certe dinamiche, che spesso vi vengono fatte apparire come monolitiche dai media tradizionali.

Anonymous è una interessantissima Comunità Online. Forse unica.

E come ogni Comunità Online che si rispetti vive evoluzioni, conflitti interni, deviazioni, restaurazioni, ibridazioni con realtà esterne…

Paradossalmente con gli anni ciò che è andato ad avere una personalità mutevole e riscrivibile è proprio Anonymous….

C’è una sola morale possibile al termine di questa storia… miei esimi Ricercatori tenete sempre a mente che: per quanto vi possiate sentire Old, ci sarà sempre qualcuno per cui sarete Newfag!

E’ la Comunità Online bellezza!

Intervista per Techvideo TV – “Cyberdadaismo Digitale”

Esimi Ricercatori è online la seconda parte dell’intervista rilasciata dal sottoscritto all’ottimo Antonio Savarese per Techvideo.tv, sul “Cyberdadaismo Digitale” di cui di seguito potete trovare il link:

[ http://www.techvideo.tv/content/cyberdadaismo-digitale ]

Questo il lancio:

“Anni fa ci interrogavamo su come fare cultura con Internet?” afferma Giovanni Scrofani il fondatore di Gilda35. In quegli anni si parlava molto del dadaismo un movimento culturale nato a Zurigo, nella Svizzera neutrale della Prima guerra mondiale, e sviluppatosi tra il 1916 e il 1920. Il movimento ha interessato soprattutto le arti visive, la letteratura (poesia, manifesti artistici), il teatro e la grafica, che concentrava la sua politica anti bellica attraverso un rifiuto degli standard artistici attraverso opere culturali che erano contro l’arte stessa. Internet ha reso possibile (basti pensare alla tecnica del collage delle immagini) applicare questi concetti ai giorni d’oggi; prendo un elemento culturale lo estrapolo dal contesto e lo arricchisco con una mia considerazione e lo rendo eversivo e antitetico rispetto a quell’immagine. Quest’approccio ha enfatizzato la stravaganza, la derisione e l’umorismo. Gli artisti dada erano volutamente irrispettosi, stravaganti, provavano disgusto nei confronti delle usanze del passato; ricercavano la libertà di creatività per la quale utilizzavano tutti i materiali e le forme disponibili pertanto anche nella sua applicazione digitale è forte la componente dello scherzo che d’altronde era molto presente nella cultura hacker degli anni 90. Fenomeni importanti sono il fake con cui si ricerca di andare aldilà dell’identità individuale.

Questo fenomeno ha dato vita  a manifestazioni importanti come ad esempio #Occupywallstreet che nasce come idea di Adbusters che la lanciano ufficialmente il 13 luglio 2011 con un blogpost e una newsletter e che poi diviene un fenomeno mondiale o anche a  Anonymous che nasce su un sito come 4chan dove si pubblicano i meme  e dove ci sono immagini artefatte. Da lì esplode per diventare un fenomeno globale.

[Tratto da “Cyberdadaismo Digitale” di Techvideo.tv]

Mentre nella prima parte dell’intervista analizzavo il rapporto con le amate/odiate Twitstar televisive, in questa mi sono concentrato sulle Comunità Creative che dopo la nascita di internet iniziarono a fare cultura con questo nuovo strumento/habitat.

Ho ripreso i temi trattati nell’ormai celebre talk di Natale per Indigeni Digitali circa il Cyberdadaismo, conditi da considerazioni in ordine sparso dedicate al dadaismo delle origini, alla grammatica dei meme, al rapporto tra 4chan e Anonymous, nonché a quei due colossali e immortali scherzoni che sono Occupywallstreet e il Rickrolling.

Concludo ringraziando ancora Antonio Savarese, perché guardando questa seconda parte dell’intervista mi sono ricordato quanto è stata piacevole e spontanea la nostra chiacchierata.

Non resta che augurarvi buon divertimento, miei esimi!

Marchel Ducham: first meme creator/troller

La Prima Guerra Digitale: Anonymous contro Twitter?

ONtro

Esimi Ricercatori, come sapete, in questi giorni ha imperversato la Prima Guerra Digitale, che ha visto contrapposte la Comunità Online di Anonymous e i siti facenti parti del consorzio Economico/Istituzionale ritenuto responsabile dell’ennesimo “giro di vite contro gli hacker” (per citare Bruce Sterling).

Nonostante le semplificazioni (ai limiti della banalizzazione) proposte dalla rete media di Tecnonucleo l’azione non è riconducibile né alla sola proposta dei provvedimenti di contrasto alla “Pirateria Digitale” (c.d. SOPA o PIPA), né all’avvenuta chiusura dei “siti canaglia” Megaupload e Megavideo.

La mobilitazione della celeberrima comunità hacker, nata presso 4chan e passata alle cronache grazie alla vicenda Wikileaks, ha motivazioni di carattere più generale connesse al progressivo (e direi anche inquietante) irrigidimento della giurisdizione USA in materia di tutela del diritto d’autore.

Le recenti richieste di estradizione a carico di Richard O ‘Dwyer di TV Shack (v. “UK, i dolori del giovane admin” di Punto Informatico e l’hashtag #richardo costantemente aggiornato dagli amici Tweetstormers) e Kim Schmitz di Megaupload sono a loro modo esemplari. Reati finora bagatellari come la violazione del copyright vengono trattati dalla Giustizia USA alla stregua di crimini interazionali, con tanto di intervento dei G-man dell’FBI e richieste di estradizione (anche per fatti che sul territorio dell’estradato non sono reato).

Ma i casi di pesanti azioni penali internazionali a carico di hacker, veri o presunti, iniziano ad assommarsi in modo pesante, con proposte di pene detentive, che in Italia non si riservano neppure a chi procura vere e proprie stragi. L’obiettivo non dichiarato di queste azioni non sono i singoli hacker, ma le Comunità Online di riferimento degli stessi. Comprimere le potenzialità espressive di internet è un ottimo modo, per uccidere una vera e propria Cultura, che in questi anni ha dato parecchio filo da torcere all’Autorità.

Ad ogni buon conto nell’interessante storify di Intervistato “#OpMegaupload: la risposta di #Anonymous alla chiusura di #Megaupload” potete trovare una bella ricostruzione a caldo della reazione della nota comunità hacker all’assommarsi di pressioni verso la Rete…

Quello che mi sorprende è l’assoluta facilità con cui vengono sparati giudizi sulla vicenda e la psicosi, che ormai riconduce qualunque incidente informatico a un atto di “terrorismo digitale“…

L’apoteosi si è avuta a mio avviso con la metamorfosi in attacco hacker di un banale fail whale di Twitter verificatosi in coincidenza delle partite del Campionato di Football Americano del 22 gennaio u.s…

Ma andiamo con ordine come di consueto, anche in questi tempi convulsi…

Affinità e divergenze tra il fail whale e il DDoS

Il Fail Whale (in italiano “la balena”) è un fenomeno, che accade abbastanza regolarmente, quando su Twitter si verifica un sovraccarico di traffico. Fondamentalmente i server di Twitter non riescono a seguire in modo perfettamente scalare la crescita della propria base utenti…

Il fail whale prende il nome da una spiritosa immagine che lo staff di Twitter pubblica, quando i propri server ingrippano…

Ben altra cosa è un attacco DDoS (Distributed Denial of Service)… questa pratica di hacking consiste nella generazione di un artificioso e massivo numero di richieste di accesso al sito, tale da bloccarlo e impedirne l’accesso agli altri utenti… Spesso la cosa avviene con l’utilizzo di alcuni computer “zombie”, che più o meno volontariamente vengono messi a disposizione dell’attacco. E’ prassi nel mondo hacker preannunciare, o quantomeno rivendicare un attacco DdoS, proprio per distinguerlo da banali malfunzionamenti…

Mi direte, esimi Ricercatori, la differenza è quantomai chiara…

OppureNO.

Anonymous vs Twitter oppureNO

Avviene così che in alcuni splendidi articoli pieni di analisi algoritmiche (es.” Twitter goes down within hours of Anonymous’ threat against it”) si racconta di un massivo attacco di Anonymous contro Twitter… In pratica nella notte del 22 gennaio 2012, oltre ai siti di svariate Multinazionali e Istituzioni, Anonymous, per non farsi mancare nulla, rivolgeva le proprie attenzioni anche al noto social network…

Messa così la notizia non farebbe una piega, corredata com’è da grafici e autorevoli analisi…

Peccato che è una bufala pazzesca.

Anonymous per sferrare il proprio attacco DDoS ha utilizzato un software denominato “Low orbit ion cannon”, che zombificava su base volontaria i PC. Contrariamente a quanto affermato da molti siti il “Low orbit ion cannon” non è stato distribuito con le modalità di un virus, ma pubblicamente tramite un link diffuso su Twitter…

In pratica secondo la geniale ricostruzione giornalistica Anonymous dirigeva l’attacco DDoS proprio contro lo stesso strumento che ne consentiva la diffusione… Come diciamo noi a Roma “evirarsi per far dispetto alla moglie”.

Vero è che l’azione di Anonymous è stata talmente vasta, che tutto è possibile (ad esempio l’attacco personale contro il capo della FBI, a mio avviso è stato un grosso errore ideologico e strategico)… Va peraltro ricordato che Anonymous è una Comunità Online e non un Partito Politico, pertanto il vincolo organizzativo appare essere molto labile e spesso c’è chi, in totale autonomia, si mette la maschera di Guy Fawkes e posta qualche delirante video, credendo di incarnare il movimento.

Però su Youranonnews (account legato in modo saldo alla galassia Anonymous) appare questo chiaro messaggio suddiviso in 3 tweet:

Traduzione libera:

“Twitter va giù per alcune ore – la Minaccia di Anonymous incombe” |goo.gl/hDNu4 << ma che cazzo, FATE QUALCHE RICERCA… FORSE normalissimi utenti hanno inondato Twitter con tweet sulle partite del Campionato di Football Americano nel momento in cui è andato giù? I risultati delle partite corrispondono ai tempi di inattività Twitter… il che è un ottimo esempio del perché devi riflettere su quello che leggi sui media e chiederti come/perché ti è presentato in questo modo. / che palle!

Vi direte miei esimi: più chiari di così si muore.

OppureNO.

Rapporto tra Anonymous e i Social Network

Nella giornata di oggi si è potuto assistere ad un ulteriore e ottuso fiorire di articoli su un paventato attacco a Facebook previsto per il 28 gennaio… nonostante campeggiasse il seguente tweet ufficiale di Anonymous:

La motivazione per cui Anonymous non attacca l’Oligopolio Digitale è di mera opportunità tattica. Chi ha studiato un minimo questa Comunità conosce bene le pesanti riserve, che nutre per l’uso manipolatorio dei dati personali fatto delle Major del Digitale… Tuttavia con la vicenda Wikileaks: Anonymous ha perfezionato le proprie modalità di comunicazione e ormai utilizza in modo massivo i Social Network per le proprie azioni. Ciò ha un duplice vantaggio:

  • da un lato consente di ampliare la base di utenti coinvolti dalle proprie azioni, anche a soggetti sprovvisti di competenze informatiche che tramite la zombificazione digitale, mettono a disposizione i propri PC, o comunque manifestano sostegno con i propri messaggi;
  • dall’altro costringe l’Autorità a dover spegnere i Social Network, per poter spegnere la mobilitazione… con conseguenti mal di pancia delle Lobby del Digitale, che ne sostengono le campagne elettorali…

Se qualche rallentamento può essere registrato da parte della Rete è certamente dettato dall’intensità delle vicende di questi giorni e forse anche dalle orde di software di polizia di turing sguinzagliati alla mappatura della “Dissidenza Digitale“.

Conclusioni

Esimi Ricercatori, chiudo con qualche piccola e provvisoria considerazione sulla vicenda:

  • è innegabile che stiamo assistendo ad un irrigidimento notevole dell’applicazione della normativa sulla “pirateria digitale” da parte dell’Amministrazione USA, con atti plateali come le estradizioni di Richard O ‘Dwyer e Kim Schmitz (tratteggiato anche dai media come una sorta di “Barone della Coca” 2.0);

  • i fenomeni di cui sopra fanno ben comprendere come già oggi, senza norme quali il SOPA sono possibili azioni ben peggiori, più eclatanti e a tratti abnormi: il sito di TV Shack era un mero elenco di link a siti esterni dove trovare materiale da scaricare (peraltro per la giustizia inglese non sembra essere reato) e su Megaupload esistevano terabyte di dati caricati in modo perfettamente legale;

  • assistiamo peraltro al fenomeno di lotta senza quartiere tra le Lobby dell’Oligopolio Digitale e Lobby di Intrattenimento e Informazione, tutta guerreggiata all’interno degli apparati legislativi americani;

  • in questa lotta c’è chi, come i promotori del SOPA (e in casa nostra la SIAE quando propose la propria gabella sui trailer) mira fondamentalmente a colpire la c.d. “utenza pulita“, facendogli maturare la percezione di internet come un gigantesco campo minato;

  • c’è poi la Comunità di Anonymous, che preda di uno spontaneismo estremamente difficile da decifrare dall’esterno produce una quantità di azioni dimostrative delle quali alla fine si rischia di perdere il filo conduttore;

  • e alla fine arriva il grande circo dell’Infotaiment, che ci offre uno splendido caleidoscopio, in cui hacker, SOPA, FBI, Pirateria Digitale diventano pura narrazione, quasi la versione pompata di “War Games – Giochi di Guerra”.

L’impressione è di trovarci difronte ad un momento fondamentale della storia di internet, in cui si muovono una pluralità di attori portatori di interessi contrapposti e apparentemente inconciliabili: gli Hacker col proprio bisogno di libertà da vincoli e costrizioni, l’Oligopolio Digitale che macina miliardi grazie ad un assetto di deregulation a proprio uso e consumo, le Major dell’Intrattenimento in crisi di liquidità e alla ricerca di nuovi vincoli e protezioni, le Autorità di Pubblica Sicurezza che sembrano aver trovato in internet lo strumento di controllo definitivo, l’enorme massa dell’Utenza Pulita che lotta in modo stenterello per difendere (in buona fede) gli interessi di questo e quell’Oligopolio e infine i poveri Autori, che tutti tutelano e che nella maggior parte dei casi non vedono un quattrino…

Vedremo cosa accadrà con il già paventato Black March…

Vi saluto con la constatazione che comunque il deface del sito di Justin Bieber è stato uno dei momenti più alti della Prima Guerra Digitale, che porterò sempre nel mio cuore…