Quando il Garante ti prese sul serio e scrisse la #cookielaw

Già hai capito che non ti piacerà quel che ho da dirti, ma qualcuno deve farsene carico ed è meglio che sia io. Devi prendere coscienza che è stata un po’ anche colpa tua se sei piombato in un incubo kafkiano di profilazioni, cookie tecnici, cookie di terze parti, informative che non informano, chiarimenti che non chiariscono, spiegoni su provvedimenti bizantini che per contrastare i grandi oligopolisti del digitale finiscono per zittire le voci più piccole.

E’ stata un po’ anche colpa tua. Devi confrontarti con questa cosa e prima lo fai e meglio sarà per tutti.

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Il Blogger ai tempi del Feudalesimo Digitale

Originariamente pubblicato su Gilda35.com

“Siamo tutti servi della gleba, e abbiamo dentro il cuore una canzone triste.” (Stefano Belisari, cantante, compositore e polistrumentista italiano)

ONtro

Esimi Ricercatori, come ben saprete (se non lo sapete siete stati ricoverati in coma nelle ultime settimane) il lancio dell’Huffington Post ha aperto un surreale dibattito nell’Agorà Digitale Italiana sui temi della gratuità delle prestazioni professionali erogate dai blogger e sulla bontà di un approccio analogico come quello di Lucia Annunziata a condurre una testata così rivoluzionaria…

Il dibatitto a tratti grottesco che si è prodotto mi ha indotto a pormi una domanda abbastanza angosciosa:

Noi internauti abbiamo ancora coscienza di cosa sia un blog e cosa rappresenti essere un blogger, o nel tremendo mash-up esistenziale in cui viviamo, ormai abbiamo ridotto tutto alla versione juniores e deteriore del giornalismo?

Blogosfera Anno Zero

L’immagine che mi si genera nella mente quando leggo questi dibattiti furibondi a base di botte di post e contro post è quello dei Feudatari Digitali che, sorseggiando vini pregiati, osservano i vilici litigarsi le erbe edibili col bestiame, pur di non crepare di fame.

Nel Gruppo Facebook di Intervistato.com si è svolto un lungo ed interessante dibattito sul tema che ha visto coinvolti nomi a Voi molto cari, come Stefano Chiarazzo, Daniele Chieffi, Alessio Biancalana, Giovanni Vitale e Simone Corami.

Desidero pertanto esporre qui in modo organico quanto in precedenza esposto in modo rapsodico.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Se questo è un blogger

Come al solito tocca a me che sono un nonBLOGGER l’ingrato compito di spiegare ai blogger quanto è calda l’acqua.

Beviamo l’amaro calice.

Allora innanzitutto i blogger non esistono. Esistono i blog.

I blog sono un particolare tipo di sito che presenta i post in ordine cronologico (c.d. weblog).

Chi è più vecchiotto su internet ricorderà che in origine i weblog erano siti tematici che presentavano elenchi ragionati di link organizzati in ordine cronologico di indiivduazione. Non avevamo motori di ricerca performanti come quelli attuali e ci arrangiavamo come si poteva.

Vi siete ripresi dallo shock?

Bene, procediamo.

In qualche disgraziato momento della nostra metamorfosi in automi sintetici, è nata la geniale idea di identificare come “blogger” gli scrittori e i giornalisti che utilizzavano i weblog per presentare al pubblico i propri pezzi. Come se chi scrive con la penna fosse un “pennatore”, o chi scrive con la macchina da scrivere un “macchinadascriveratore”…

Quando lo strumento assorbe l’umano.

Questo mirabolante passaggio semantico ha avuto uno scopo ben preciso in molti Stati (es. l’Italia): consentire ai giornalisti di crogiolarsi nell’illusione di poter eludere le norme imperative inerenti editoria ed informazione (salvo svegliarsi tutti sudati in aule di tribunale).

Non esistono blogger. Esistono scrittori e giornalisti, magari più o meno capaci, più o meno professionali, che usano strumenti digitali per raggiungere più persone possibili coi propri scritti.

Ciò che è qualificante per me è il blog nel suo complesso: i post sono testi buttati a casaccio o raccontano una storia, una visione del mondo? Del singolo post non mi interessa assolutamente nulla. Il blog è un sito e un sito è un artefatto culturale e nel valutarlo ne soppeso ogni singolo aspetto.

Solo se valuto un blog in cui emergono elementi di scrittura, di grafica, di creatività… allora riesco a qualificare qualcuno davvero come blogger e non come scrittore/giornalista sul digitale.

La vera rivoluzione del blog è tutta lì: uno strumento alla portata di tutti per creare artefatti culturali anche complessi.

Ma quanti blogger si occupano di questi aspetti ormai?

 

Teoria e pratica del Feudalesimo Digitale

L’Oligopolio Digitale (Amazon, Facebook, Google e Apple) è per lo più un gigantesco Metaeditore. Gli avvocati dell’Oligopolio vi racconteranno con le zanne scoperte che sono soggetti che erogano servizi informatici e che nulla hanno a che fare con l’editoria.

Ma è una balla colossale, ideata per eludere in grande stile le legislazioni locali sull’editoria.

I Social Network sono evoluzioni del modello del weblog.

Quando Facebook, Twitter, Google Plus pubblicano i nostri post sono il nostro metaeditore e tutti noi nel nostro piccolo siamo micro-scrittori e micro-giornalisti dilettanti, che raccontano storie, propongono notizie, creano cultura…

E così dal blogger con gli anni si è passati al contadino digitale…

L’Oligopolio Digitale ha dettato il modello del Metaeditore e le testate online hanno semplicemente replicato il modello. Huffington come il Fatto Quotidiano, Linkiesta, il Post e soci agiscono semplicemente in regime di Feudalesimo Digitale.

Questi per sommi capi i principi del Feudalesimo Digitale:

  • Sottrazione del codice: il contadino digitale non deve poter avere accesso al codice di programmazione. L’esperienza deve essere quanto più standardizzata possibile (v. Facebook), al massimo si concedo temi preconfigurati (v. WordPress.com). Se vuoi fare qualcosa di più devi sobbarcarti costi il che ovviamente disincentiva la massa… Vi sembrerà folle ma i bambini della mia generazione trovavano in edicola manuali di programmazione per progettarsi videogiochi da soli. Adesso tutto è ridotto a scimmiette spaziali che riempiono campi.
  • Tutto gratis: in perfetta continuità con i loro modelli dell’Alto Medioevo, i Feudatari Digitali hanno convinto i contadini che sostengono costi astronomici. Non può esistere un rapporto paritario. Il Feudatario offre gratis sicurezza dallo spauracchio degli hacker e servizi belli e divertenti… in cambio chiede solo ore di lavoro gratuito.
  • Pagare in visibilità: l’intero sistema di like, +1, retweet, commenti, menzioni è basato sul generare l’illusione che se ottieni 500 condivisioni a un post o 1000 visualizzazioni giornaliere hai in qualche modo raggiunto una sorta di status da celebrità, che un domani monetizzerai.
  • Intruppare nella Piramide Digitale: la distruzione della Rete a grafo in favore della Piramide Digitale è tutta funzionale allo sfruttamento del lavoro gratuito. Il mazzo che si fanno le twitstar per scalare la Piramide è assolutamente commuovente per la quantità di vita distrutta che si lasciano alle spalle per giungere all’agognata comparsata televisiva.
  • L’importante è il buzz: al Feudatario Digitale non interessa un accidenti di cosa scriva il contadino digitale. L’importante è che produca testi indicizzabili dai motori di ricerca e che provveda a spammarli ovunqueper generare traffico. Lo spam è la struttura base del Feudalesimo Digitale. E più si è compulsivi meglio è, fino allo spam umano.
  • Accesso limitato alle metriche: meno cose vede il contadino, meglio è. Le condivisioni generano ottimismo, le visualizzazioni possono generare depressione. Chiunque conosca bene le metriche del proprio blog, apra un blog per una grossa testata online e abbia accesso alle metriche noterà una cosa: fa lo stesso esatto numero di visite del proprio blog (anzi qualcosa di meno).
  • Alimentare il senso di inferiorità: Il Latifondista Digitale cerca poi di giustificare il ricorso alle pratiche summenzionate lamentando che lui paga solo i giornalisti seri, che producono notizie vere… pertanto tutti gli altri contenuti li accoglie magnanimamente come dei “commentoni estesi”… Vai tu a spiegare che la totalità di quello che gira in rete è prodotto da giornalisti copypasta, che non fanno che emettere traduzioni googlate e ripostare quanto affiora dall’iceberg digitale, spesso senza neppure capirlo…

Così si arriva a questa splendida economia drogata in cui tutto è in funzione del marketing più becero. In cui qualunque contributo culturale diventa concime per ingrassare algoritmi, social ads, sistemi di profilazione della clientela.

Scriviamo per essere comprati.

La Rivoluzione siete voi

Detto questo mi limito a riproporre in modo organico e un po’ meno frammentato quanto esposto nel Gruppo di Intervistato. Perché vale per la Community di Intervistato come per voi:

Ma quando capirete che Huffington è un modello OLD e reazionario già replicato alla “mazzo di pane” da anni in Italia? La rivoluzione siete voi. Huffington Post è il TV Sorrisi e Canzoni del giornalismo impegnato…

Un giorno capirò il bisogno degli intellettuali italiani di rendersi subalterni a modelli fallimentari. Ancora non volete rendervi conto che la fonte delle notizie, di tutte le notizie siete voi. I giornalisti copypasta vivono solo di vostri repost.

Scrivete da soli o in gruppo su spazi vostri (quanto più proprietari meglio è), riprendete possesso del codice (basta col preconfigurato wordpress che sta appiattendo tutto), capite che siete voi che portate traffico sulle testate online non loro che danno visibilità a voi, se ci riuscite guadagnateci pure qualcosa (sta storia del tutto gratis è a beneficio esclusivo dei Signori della Cloud), scrivete le vostre storie, comprendete che la gente i post non li legge più da un pezzo, il pubblico vuole un blog che racconti una Storia, vuole essere coinvolto da una esperienza… Gilda ormai oscilla tra le 500 e le 1000 visite al giorno, ha botte da 200 condivisioni e oltre per i pezzi più strutturati, se in un LAB presento un link il 90% di chi entra nel post lo clicca. … non ha un SEO, ci scrive praticamente solo sto disgraziato, ma racconta una Storia… Tra di voi vedo un sacco di esperienze simili… Non siete la serie B del giornalismo… E’ ridicolo che Pubblicodelirio scriva sull’Huffington quando tutti i giornalisti copypasta d’Italia hanno copiato il suo osservatorio social… Voi avete il potere di cambiare le regole, ma abdicate ad esercitarlo.

Huffington post non è che un momento dell’economia del Latifondo Digitale. Spenderci troppe parole è inutile: sarebbe come sottilizzare sulla servitù della gleba ad Ancona comparata a quella di Ascoli nel 1300.

Il nucleo del problema è spendidamente tratteggiato dalle (oneste) parole di Peter Gomez che evidenzia come il mondo dei blogger/contadini digitali sia assolutamente disprezzato dai Meta-Editori/Latifondisti Digitali, che hanno con loro un rapporto assolutamente parassitario: i contadini portano traffico con lo sharing dei propri post. La loro utilità si riassume in questo.

Un modello siffatto ovviamente può esistere grazie a pratiche di Maoismo Digitale ormai radicate tipo: TUTTO GRATIS, VISIBILITA’ TI FARA’ RICCO, SPAMMA OVUNQUE, BLOGGER COME APPRENDISTA GIORNALISTA, REPOST LIBERO, COPYPASTA TUTTA LA VITA.

La colpa del dilagare di questo modello è di blogger come quelli presenti in questo gruppo che dimostrano doti individuazione e trattazione della notizia molto superiori a quelle del giornalismo tradizionale, che tuttavia sottovalutano le proprie capacità creative e imprenditoriali.

Aspettarsi la rivoluzione dal Feudatario Digitale è ridicolo.

Come ho scritto non capisco perché i blogger non si riappropriano dei propri spazi, non escano dalla standardizzazione imposta dalle più comuni piattaforme di blogging, non usino il loro spazio come luogo in cui raccontare una Storia in divenire.

Gruppo Facebook Intervistato.com

Tornate a fare cose belle per voi, che internet non ha bisogno di altro spam.

Conclusioni

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Se vi aspettate la Rivoluzione dai Feudatari Digitali siete fottuti.

E smettetela di bofonchiare contro la Huffington & co. che state solo zappettando le vostre zolle digitali!

Smettete di essere le giovanili del giornalismo e tornate a produrre blog.

Fate cultura. Cambiate il mondo che fa schifo abbastanza e ha bisogno che ne venga raccontato uno nuovo.

Ma poi in definitiva che ne so io dei blogger.

Sono un nonBLOGGER.

Per approfondire

Huffington Post spiegato da Arianna Huffington | Gilda35

ONtro

Esimi Ricercatori, quest’oggi sono stato invitato dall’Ambasciata USA a partecipare ad un incontro con Arianna Huffington e Lucia Annunziata volto ad un confronto dal vivo con alcuni blogger della Capitale.

Il clima devo dire è stato rilassato e cordiale con le due celebri giornaliste che non si sono sottratte minimamente al fuoco di fila delle domande, rispondendo con grande chiarezza anche su temi spinosi.

L’intervento è stato preceduto dalle note polemiche sulle “competenze” di Lucia Annunziata a condurre un blog e sulla “gratuità” della partecipazione dei blogger al progetto editoriale. Una polemica, come spiegherò più diffusamente nelle conclusioni parecchio sterile, tenuto conto delle peculiarità dell’esperienza dell’Huffington Post.

Il modo migliore per raccontare la giornata è tramite i tweet dei presenti, che di seguito ho organizzato in uno storify.

Le mie personali considerazioni
In conclusione si confermano le sensazioni che avevo espresso a suo tempo quando trapelò il nome di Lucia Annunziata per la direzione di Huffington Post.

Il progetto appare incentrato sulla medesima struttura della versione americana: un luogo in cui attorno ad un nucleo di giornalisti e di personalità del mondo istituzionale, si raduna una community di lettori/blogger.

La risposta delle Huffington alle polemiche sulla gratuità della partecipazione dei blogger è chiarissima: “vi pagano per vedere la televisone?”

Il blog è vissuto non come un momento “redazionale”, ma come un momento di co-creazione con la propria community di lettori. Tant’è che più volte è stato posto l’accento da parte della Huffington sul meccanismo di moderazione automatica dei contenuti di trolling. In pratica si desidera lo sviluppo di una community ordinata che legge, commenta e produce notizie.

Mi convince questo modello?

Francamente mi lascia molto perplesso. In primis perché non mi convince il modello di business sottostante, che già vede navigare in pessime acque molti operatori che adottano strategie simili . Non ho trovato al momento nelle parole di Annunziata e Huffington quel quid che lo contraddistingua dagli emuli italiani del modello Huffington.

In subordine penso che il modello economico del “contadino digitale che lavora gratis per i signori della cloud con la scusa della co-creazione/visibilità” stia mostrando la corda. Sono curioso di vedere se Huffington sta proponendo il solito modello del “free job”, che disapprovo fermamente, o se davvero stiamo parlando di co-creazione in modo serio.

Nel finale ho molto apprezzato la schiettezza con cui Lucia Annunziata ha rintuzzato noi che le chiedevamo di farsi un account Twitter: “non ho un account twitter perché già mi vedono in televisione, mi leggono sui giornali, sarebbe VIPperia”.

Un fulgido esempio di ecologia della mente!

Comunque in bocca al lupo ad Arianna Huffington e Lucia Annunziata, perché ci donano una voce in più e un grazie a Sandy Polu e Digital Economy Forum per l’organizzazione.

Per approfondire

Lucia Annunziata e le scelte incomprese di Huffington Post

Come ha reagito la Rete alla nomina di Lucia Annunziata a direttore dell’Huffington Post? Scopriamolo nella come sempre lucida (e dissacratoria) analisi del nostro Giovanni Scrofani per la rubrica …

http://www.datamanager.it/news/lucia-annunziata/lucia-annunziata-e-le-scelte-incomprese-di-huffington-post

Huffington Post, la rivoluzione Annunziata | Riccardo Luna

Potrei sbagliarmi, anzi, probabilmente mi sbaglio, ma ho la sensazione che l’arrivo dell’Huffington Post in Italia sarà quello che gli americani chiamano un “game-changer”, ovvero un fatto destinato

http://www.ilpost.it/riccardoluna/2012/09/24/huffington-post-la-rivoluzione-sara-annunziata/

L’Huffington Post sbarca in Italia. E NON paga i blogger.

Oggi è il giorno del lancio di Huffington Post in Italia. Mi chiedo da tempo quale sia la strategia che ha spinto i vertici di HuffPo a sbarcare nel Bel Paese, dove il numero di utenti in target non

http://blog.tagliaerbe.com/2012/09/huffington-post-italia.html

La Rivoluzione NON è Annunziata

Come previsto, pochi minuti dopo la mezzanotte è stato annunciato che “Huffington Post Italia” è online. Stesso “family feeling”, stessa impostazione grafica delle altre versioni con lo splash fo…

https://giornalaio.wordpress.com/2012/09/25/la-rivoluzione-non-e-annunziata/

Lo #spread della Fuffa e il lancio di #HuffPostItalia

E’ arrivata anche la versione italiana dell’Huffington Post, credo che ce ne siamo accorti tutti dalla miriade di commenti che ne salutavano la venuta quasi “messianica”. Il post che ho trovato più

http://www.intervistato.com/2012/09/lo-spread-della-fuffa-e-il-lancio-di.html

PI: Giornalismo online, startup con l’acqua alla gola

Le nuove realtà online europee hanno molti ostacoli sulla loro strada: la concorrenza con i grandi ed un pubblico parcellizzato non permetterebbero introiti rassicuranti. Lo studio del Reuters …

http://punto-informatico.it/3503792/PI/News/giornalismo-online-startup-acqua-alla-gola.aspx

TOTALITARISMO DIGITALE

C’è un fatto, per niente marginale per chi ha a cuore la “libertà dell’informazione”, che, curiosamente, non ha avuto una adeguata eco tra gli autoproclamati “paladini” di tale “libertà”. Stiamo…

http://quintoelemento.mytrident.net/index.php/totalitarismo_digitale?blog=7

No free jobs, è scoppiata la rivolta in rete

E’ iniziato tutto ieri, e oggi è esplosa la rivolta con tutta l‘indignazione, l’energia e la velocità di condivisione che hanno i social media. Stronco pubblica un post

http://www.linkiesta.it/blogs/viva-l-italia/no-fre

via Huffington Post spiegato da Arianna Huffington – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Gilda35 contro la Casta Digitale

Esimi nonché egregi Ricercatori nel mondo dei Blog è tempo di elezioni!

Stanno per partire i Macchianera Blog Awards 2011!

E Gilda35 non può esimersi dallo scendere in campo contro la Casta Digitale!

Gilda35 dice BASTA!!!

Gilda35 dice BASTA ai Topblogger Tromboni che ci vogliono insegnare a scrivere, a parlare e pure a pensare!!!

Gilda35 dice BASTA ai Topblogger Parrucconi che con la puzza sotto il naso ci danno del TU guardandoci dall’alto col loro stucchevole paternalismo 2.0!!!

Gilda35 dice BASTA alla cultura del nulla fatta di millemila contatti giornalieri generati solo per alimentare socialADS!!!

Gilda35 dice BASTA alla stucchevole cultura dell’empatia 2.0 in cui tutti DEVONO volersi bene pena la manganellatura virtuale!!!

Gilda35 dice BASTA ai cultori del LULZ più scafato che stanno in Rete solo per scassare l’anima al prossimo e che piagnucolano quando vengono trollati a loro volta!!!

Gilda35 dice BASTA ai totalitaristi della buona scrittura fatta di post di massimo 2000 battute, con periodi di massimo cinque righe, pubblicati 3 volte a settimana alla stessa ora pena la morte!!!

Gilda35 dice BASTA alle Twitstar, alle Aspiranti Twitstar, ai Fanboy delle Twitstar e pure ai Detrattori delle Twitstar, ai Detrattori delle Aspiranti Twitstar e ai Detrattori dei Fanboy delle Twitstar!!!

Gilda35 dice BASTA a BOT, Fake, Troll 2.0, Bimbominkia, Lurker e tutte quelle menate lì!!!

Gilda35 dice BASTA a dimmi quanto followi e ti dirò chi sei!!!

Gilda35 dice BASTA al precariato della creatività!!!

Gilda35 dice BASTA alla Casta Digitale, a tutte le Camarille, Consorterie, Comunità On-line, Comunità Creative, Confraternite e Arcicongregazioni Concistoriali!!!

Gilda35 dice BASTA al complotto clerical-fascio-bolscevico-plutocratico-massonico-liberal-anarco-giustizialista!!!

Per dire anche voi BASTA votate Gilda35 nelle categorie n. 1 “Miglior Blog 2011”, n. 2 “Sito Rivelazione dell’Anno” e n. 28 “Miglior Sito o Blog di Satira”… e per i restanti 5 voti affidatevi al blogroll.

OppureNO.

Di seguito l’apposito form da compilare: