Come insegnare a vostro figlio a giocare a Grand Theft Auto

Oggi mi è capitato di leggere per colpa di Lorenzo Fantoni il roboante articolo: Videogiochi che «allenano» alla violenza E io li stavo per regalare a mio figlio  scritto dalla pediatra Sabrina Salvadori per la 27^ Ora, il blog di tematiche femminili del Corriere della Sera.

Avendo un figlio di nove anni che gioca ai videogame molto meglio di me, mi sembra il caso di fare qualche piccola osservazione sul rapporto tra minori e videogame.

Continua a leggere…

Tutte le foto feticiste di Elisabetta Canalis | Gilda35

Originariamente pubblicato su gilda35.com

Nuove frontiere dello stalking inverso. Il Corriere della Sera racconta il dramma di Elisabetta Canalis: una Twitstar costretta a concedere sempre di più ai propri Follower feticisti. Una dolorosa storia di celebrità, sesso e delirio nell’Era Digitale.

ONtro

Esimi Ricercatori, come ben saprete la colonna destra della homepage di Corriere della Sera e La Repubblica presentano di sovente alcuni articoli di elevato spessore culturale, spesso e volentieri dedicati ad alcuni aspetti particolarmente controversi del digitale.

Quest’oggi sono venuto a conoscenza del dramma esistenziale che affligge Elisabetta Canalis, letteralmente pressata su twitter da orde di follower feticisti.

Accingiamoci quindi ad entrare nel cuore di tenebra dei social network.

Scopriamo i disastri psicologici cui può portare lo stalking inverso.

Elisabetta Canalis e la Parafilia

In un significativo articolo del Corriere della Sera dal titolo “Elisabetta Canalis, scene di sesso? «Per Tarantino senza freni»” (lo ammetto esimi il titolista è il nuovo Giuseppe Ungaretti), vengono riportati ampli stralci di una intervista a Elisabetta Canalis rilasciata in occasione di un ammiccante servizio fotografico per Max.

Uno in particolar modo ha colpito la mia attenzione:

Amo leggere letteratura erotica e su twitter ho tanti follower feticisti. Se posso li accontento volentieri, ma è incredibile, non gli basta mai. Quello che mi chiedono più spesso è un primo piano. Dei piedi

Elisabetta Canalis, scene di sesso? «Per Tarantino senza freni»

Ho quindi effettuato una doviziosa ricerca sull’account twitter di Elisabetta Canalis (@justelisabetta) e sul suo omologo di instagram (@littlecrumb_) per meglio comprendere la natura di queste pose estreme.

Prima di avanzare nella lettura definiamo cosa si indica col termine feticista:

Per feticismo si intende la parafilia consistente nello spostamento della meta sessuale dalla persona viva nella sua interezza ad un suo sostituto; ciò che la sostituisce può essere o una parte del corpo stesso, o una qualità, o un indumento, o qualsiasi altro oggetto. In sostanza, quindi, il feticista è colui che prova attrazione sessuale per qualcosa che fuoriesce dai canoni della sessualità tradizionale.

Wikipedia – Feticismo (sessualità)

E in effetti le immagini postate da Elisabetta Canalis fuoriescono in modo impressionante dai canoni della sessualità tradizionale…

Se si scartano foto scollacciate e duck face, ciò che resta è un devastante affresco di parafilia.

Sono immagini forti.

Ne sconsiglio la visione ai minori non accompagnati dai genitori.

Siamo in fascia non protetta e col bollino rosso.

Poi non dite che non vi ho avvertito.

Ecco…

[Little Crumb]

Interrogativi analogici

Orbene miei esimi Ricercatori, questa scorrazzata nei profili di Elisabetta Canalis mi fa sorgere una serie di domande…

In primis mi chiedo in tutta onestà perché associare il digitale al feticismo solo per lanciare un servizio leggermente osé su Max. Canalis si fa fotografare in tenuta sadomaso col frustino? Che bisogno c’è di targhettizzare circa trecentomila follower come assatanati, quando si ha un profilo molto meno eccessivo di tanti altri? Conosco sobri e sobrie social media expert che ormai su Instagram non sanno più cosa mostrare ai propri follower. Il profilo della Canalis è decisamente safe for work.

E comunque è vero a scartabellare bene, si trovano anche un paio di primi piani dei piedi della Canalis. Comunque la loro presenza è per frequenza molto meno invasiva dei piedoni di professionisti del web, che esibiscono ossessivamente i propri alluci valghi a follower e potenziali clienti.

In secondo luogo mi chiedo perché le persone ancora rispondono ai molestatori digitali (definirli troll sarebbe nobilitarli). Il profilo instagram della Canalis è soggetto a raid di molestatori che la annoiano con le solite cattiverie da cultori del LULZ (la risata maligna di chi genera sofferenza nel prossimo)…

C’è chi l’accusa insistentemente di pubblicare fotomontaggi, chi critica in modo platealmente puerile i soggetti, chi ad ogni foto in cui si vede mezzo centimetro di pelle lancia epiteti e improperi avvilenti.

Ogni foto della Canalis su Instagram è un flame da cento e passa commenti, fan ed haters si scannano perfino sulle foto dei tramonti.

Siamo di fronte all’ennesimo deragliamento della Guerra dei Sogni che imbratta tutto di inquinanti psichici. Pur di “vendere” si crea uno sconsiderato minestrone di pratiche sadomaso, social network e celebrità, anche quando magari non servirebbe e quando neppure è in linea a come il VIP si presenta abitualmente sui nuovi media.

Ma bisogna creare il Momentum da esplosione di Klout, quindi periodicamente si sgancia senza pensarci troppo su una bella bomba psichica.

Poi però bisogna fare i conti con le scorie tossiche: battaglie tra fan ed haters che spesso si svolgono tra persone fuori tempo massimo… raid di molestatori e stalker assolutamente odiosi per forma e contenuto… Reattori nucleari, reti neurali, alta definizione, banda larga, satelliti… solo per consentire alla gente di uccidersi di “Siti Porni”.

Conclusioni

Come concluedere, miei esimi Ricercatori?

Personalmente ho preso l’abitudine di defolloware in automatico qualunque account posti piedi su Instagram. Magari non sarò trendy, ma se volevo fare il podologo avrei preso un percorso di studi differente.

A livello generale, mi chiedo perché si continua a berciare dei commenti aggressivi, dello stalking, del trolling, del cyberbullismo… Sono il prodotto di una comunicazione tossica. Si funesta l’ecosistema dell’informazione con sogni digitali che usano il sesso come marcatore psichico? Poi non ci si può lamentare che bisogna smaltire le scorie.

Mai dimenticare: la gente sono cattivi.

Finire sul Corriere parlando di Roberto Bolle e i clochard

Esimi Ricercatori con grande soddisfazione personale sono apparso sulla versione cartacea del Corriere della Sera di lunedì 06 febbraio 2012, con una mia personale presa di posizione sul caso Roberto Bolle…

Riassumo di seguito brevemente il  Caso Bolle a beneficio di non conosce la vicenda (se la volete leggere in versione estesa v. “Quel tweet di Bolle sui senzatetto che indigna i progressisti di Napoli” del Corriere)…

Roberto Bolle étoile di danza classica, mentre i senzatetto in Italia morivano a causa del gelo siberiano di questi giorni, scriveva su Twitter:

I senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del #teatrosancarlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città

Penso che il contenuto del testo sia assolutamente inequivocabile nella sua assoluta assenza di umana empatia. Ovviamente parecchi dei millemila follower del ballerino insorgevano facendo diventare “bolle” tema di tendenza. Leggevo la cosa, che mi suscitava un certo sdegno, quindi lanciavo un piccolo meme di Scemenziario (il nonBLOG deputato alle mie riflessioni di tono più leggero e immediato):

Per il mio piccolo meme rielaboravo questa bella foto artistica, che ritrae un clochard pienamente in pace col creato, che sembra parlare agli uccelli come San Francesco o un  bodhisattva.

La foto mi è subito piaciuta perché il clochard ivi ritratto mi ricordava un mitico personaggio conosciuto ad Amsterdam nel 1994.

Ero in vacanza in giro per l’Europa con un paio di amici… dovendo ritornare in Italia decisi di prendere un mitico treno, l’Amsterdam-Rimini, che era l’equivalente ferroviario del Magic Bus dei Who…. mentre attendevo il treno seduto su una panchina… incrociammo questo clochard, che ci chiese se avevamo un coltello per affettare il melone che si portava appresso… risposi desolato che non lo avevo, i miei amici lo guardarono torvi… il clochard fece spallucce e con un poderoso colpo di pollice bucò il melone… lo scosse per bene per fare uscire i semi… poi letteralmente si spremette in bocca il melone… il clochard iniziò a chiacchierare con noi in un italiano fluente… parlava sei lingue… aveva visto praticamente tutto il mondo… detestava cordialmente i miei amici (ad uno diede pure un pugno) mentre mi prese a ben volere, raccontandomi un po’ di storie fantastiche sulla sua vita trascorsa girovagando a bordo di ogni mezzo di locomozione possibile e immaginabile, incontrando una quantità di popoli e culture… imparando da tutti qualcosa… si accomiatò dicendo poche parole che non dimenticherò mai:

Io corro sempre, perché nessuno può ridarmi indietro la mia vita.

Forse una delle poche cose sensate che ho sentito dire in tutta la mia raminga esistenza…

Insomma come capirete dalla storiella di cui sopra è stato un piccolo meme pubblicato un po’ per me stesso, ricordando questo stravagante personaggio della mia giovinezza, che mi aveva trasmesso emozioni molto più vive di tanti “artisti” e “professori”.

Immaginate la mia sorpresa quando ieri l’amico Mauro Sattolo mi ha mandato questo tweet:

Jovanz74 questa l’hai vista vero?! Dal corsera di oggi … yfrog.com/nti0jerj

Dal Corriere della Sera del 06 febbraio 2012

La cosa mi ha piacevolmente stupito, inutile negarlo…

Concludendo, esimi Ricercatori, ritengo inutile infierire sull’infelice uscita di Roberto Bolle, che si è abbondantemente scusato tramite Ufficio Stampa… il mio pensiero è tutto per quel clochard vecchio, pazzo e saggio conosciuto quasi vent’anni addietro…

Mi auguro che continui a correre. Sempre.

Fiorello vs. Guzzanti il Fight Club TRA le Twitstar

  1. ONtro

  2. Esimi Ricercatori devo ammettere che certe volte sono così preso da mille attività quotidiane che mi perdo delle chicche meravigliose.

    Per fortuna che c’è chi si ricorda di darmi un affettuoso buffetto, come l’amico e Ricercatore Riccardo “Skande” Scandellari, grazie al quale sono venuto a conoscenza di una nuova sconcertante forma di Fight Club: “Il Fight Club tra Twitstar”!
    Di seguito riporto a vostro beneficio questo bel pezzo dritto e conciso dell’amico Skande che narra in modo brillante il titanico scontro tra Sabina “Rosicona” Guzzanti e Saro “Noioso” Fiorello… mancava il “Caccoloso” e il quadro da Asilo Mariuccia era completo…
  3. Teoria e pratica del Fight Club

  4. Quella del Fight Club delle Twitstar è una pratica, che abbiamo esaminato compiutamente in un brillante nonPOST e in cui ci siamo cimentati svariate volte al nostro esordio su Twitter… La bellezza di affrontare con miseri 50 follower, titanici mostri spalleggiati dallo stesso Twitter con al fianco legioni di follower e Squadroni della Morte di Fanboy pronti a tutto, fu assolutamente inebriante… 

    Tant’è che, vedendo che alcuni poco attrezzati tecnicamente ci si gettavano tipo gli Spartani alle Termopili, scrissi un nonPOST che in sostanza chiariva una semplice regola di ingaggio: “PRIMA DI FARE A BOTTE CON LE TWITSTAR PENSATECI DUE VOLTE”.
  5. I VIP su Twitter purtroppo agiscono senza il supporto delle loro badanti (gli Uffici Stampa), imitando Demi Moore e giovane Toyboy consorte… e considerati i pessimi risultati di personal brand raggiunti dai due ultimamente la cosa non mi sembra un’ideona…

    Il VIP, infatti, ha
    un “temperamento artistico”, che trasposto su un media come Twitter originariamente pensato soprattutto per giornalisti può creare risultati paurosi…
    L’Artista spesso ha una sensibilità molto spiccata e difficilmente sa vivere bene il proprio declino professionale, le critiche, la satira, il black humour…  Vi ricordate a titolo di esempio…
  6. Il padre di tutti i Flame

  7. Cercando in rete, grazie ai potenti mezzi delle Nuvole Computazionali, ho ricostruito per sommi capi la vicenda… scoprendo chi è stato l’istigatore di tutto questo astio digitale: Salvatore Cisto.

    L’incauto twittero in data 14 novembre 2011 A.D. ha infatti inviato a Sabina Guzzanti questo invito alla leggerezza…
  8. @SabinaGuzzanti rilassati e guardati Fiorello sempre co sta politica!
  9. … invito che evidentemente è stato seguito alla lettera da Sabina Guzzanti che ha prontamente postato tutto il proprio disprezzo per il qualunquismo della trasmissione di Fiorlello:
  10. ogni
    tanto passo su #fiorello, noiosissimo
  11. Peraltro a mio avviso Fiorello su Twitter col lancio massivo dell’hashtag #ilpiùgrandespettcolodopoilweekend e con uno spam costante da parte dei propri fan aveva creato forse un pelino di aspettativa di troppo…

    Comunque non appena Sabina Guzzanti lancia il proprio astioso messaggio i fan di Fiorello insorgono e con vigore la rintuzzano, solo qualche timida voce si leva a sua difesa:
  12. @FedericoTaddia patetica “@SabinaGuzzanti: ogni tanto passo su #fiorello, noiosissimo”
  13. @SabinaGuzzanti # fiorello negli anni sempre meno geniale sempre più prevedibile e ammiccante .. da Raiuno
  14. TU INVECE FAI RIDERE????? EVVIVA #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend “@SabinaGuzzanti: ogni tanto passo su #fiorello, noiosissimo”
  15. A @sabinaguzzanti e a tutti quelli che la ritwittano auguro un caloroso fottetevi! Viva #Fiorello #ilpiúgrandespettacolodopoilweekend
  16. #fiorello #sabinaguzzanti la Sabrina critica negativamente tutto ciò che non esce dalla sua testa. Sei vecchia
  17. Inizia lo scontro degli Eroi Omerici

  18. Le schermaglie tra le due fazioni vanno avanti per giorni a forza di post e retweet, con un Fiorello notoriamente loquace, che tace… Avrà altro da fare? Medita vendetta in silenzio da vero siculo? Se ne fotte?

    Intanto Sabina Guzzanti, ormai dopo un bel Fight Club di tre giorni coi fanboy di Fiorello è bella carica e lancia un affondo sotto la cintura:
  19. intanto su canale5 #scotti saluta Fiorello che gli ha dato buca con la scusa della febbre.. quando la nave affonda
  20. A questo colpo sotto la cintura Fiorello non ci sta e risponde per le rime con una bella capocciata digitale dritta sugli incisivi di Sabina dandole della triste e rosicona:
  21. @SabinaGuzzanti ciao rosiconaaaaa!!! Pensa che una volta mi facevi ridere adesso mi fai tristezza! #rosica
  22. Quando l’Arbitro colpisce sotto la cintura

  23. Di fronte a due VIP che si lanciano gli stracci su Twitter, poteva la stampa italiana rimanere insensibile?

    Così il Padre Padrone del Giornalismo Digitale su Twitter, Beppe Severgnini, irrompe nella scena… Per separare i contendenti come un buon arbitro? Ma neanche per sogno per aizzare ancor di più gli animi con un post da manuale del troll 2.0, che rimanda lezioso a un trafiletto del Corriere della Sera sulla vicenda… VIULENZAAAAAA
  24. Sabina Guzzanti a #Fiorello: «Noioso» Scusa, ma non hai detto di averlo guardato solo 5 minuti? corriere.it/spettacoli/11_…
  25. La cosa riaccende il flame che inizia ad aumentare di intensità fino al calor bianco, in cui un po’ tutti a questo punto vogliono dire un po’ la loro…
  26. @ExiledClown @sabinaguzzanti @zdizoro A’Sabi! Giornata difficile..Prima la smerdata di Fiorello..Ora il corriere che nn te se fila di pezza
  27. @SabinaGuzzanti in tutto ciò Fiorello te stà ad infamà
  28. divertente e pieno dibuon senso l’articolo di #travaglio oggi su #letta g, letta e, #napolitano #fiorello, #banfi. pochi 140 x riassumere
  29. @SabinaGuzzanti Fiorello è quel tizio che non è mai riuscito a smettere di fare l’animatore da villaggio turistico, giusto?
  30. x chi nn ha seguito.qualche giorno fa senza dare peso ho visto 5 min di #fiorello e ho tw, che palle. lui replica dandomi della #rosicona.
  31. Il verdetto dei Giudici

  32. La cosa ormai è sfuggita di mano e inizia a diffondersi a macchia d’olio in ogni media possibile e immaginabile: quotidiani, testate online, telegiornali, programmi radiofonici, blog, fumetti, rotocalchi, quiz, giochi a premi, cruciverba, biscotti della fortuna…

    L’analisi della vicenda da parte dei Giudici può riassumersi con una vittoria ai punti in favore di Fiorello.
  33. #tg5 sbertuccia @SabinaGuzzanti tessendo le lodi di @sarofiorello
  34. ed il #tg3 dedica un servizio alla querelle tra @SabinaGuzzanti e @sarofiorello con bacchettata finale per lui “è andato giù un pò pesante”
  35. Conclusioni

  36. Egregi Ricercatori che dire di più?

    E’ stata l’ennesima riprova, se mai ne avessimo avuto bisogno, di come funziona la “Piramide Digitale”… Purtroppo l’irrompere sempre più massivo di VIP televisivi sui Social Network genera su internet le medesime odiose dinamiche presenti in televisione, amplificandone gli aspetti più deteriori.
    Da un lato il VIP può parlare ai suoi fan senza filtri (con risultati spesso imbarazzanti).
    Dall’altro i fan provano l’ebrezza della “Diretta da Grande Fratello” e come un’ondata di simpatici tronisti iniziano a vociare pro o contro la star di turno… e così lo Sciame Umano per sei giorni ininterrotti non fa che parlare di Sabina Guzzanti e Saro Fiorello… generando  un brusio assurdo e violentissimo su un battibecco francamente insulso.
    Quello che è davvero sconvolgente è come i mass media tradizionali amplifichino queste vicende, banalissime. Tutti noi abbiamo vissuto dei flame (delle risse digitali), eppure di norma neppure le menzioniamo nei nostri blog per non fare figuracce… Dopotutto una rissa non è cosa di cui vantarsi…
    Ci stiamo avvicinando ogni giorno di più alla fine del web come l’abbiamo conosciuto… ogni giorno siamo un po’ più lontani dai verdi pascoli del cyberspazio e più vicini alla Curva Digitale, coi suoi Ultras e le sue bandiere…

Referendum 2011: la risposta è 57

Esimi Ricercatori, non si fa in tempo a tratteggiare l’effetto sulla Politica Analogica dell’ingresso dei Simulacri digitali della BOTpolitick, che la Rete accelera repentinamente la propria evoluzione antropologica e sparaglia…

Leggo sulle grandi testate cartacee analisi allucinanti dell’impatto dei Social Network sul risultato dei Referendum… su Corriere della Sera & co. è un fiorire di dotte analisi nate da una “surfata” sulle fan page di Facebook, con le solite banalissime citazioni delle Sore Cesire 2.0. Così l’effetto è quello cialtronesco di tanti minchioni fissati col digitale che per qualche imperscrutabile motivo si entusiasmano con l’idea dei Referendum e rivitalizzano un istituto ormai agonizzante…

E vai con la citazione dello studente fuori sede, che smadonna perché non può votare, del boy-scout che va a caccia di nonne da portare al seggio, della squinzia che manda il messaggino all’amica del cuore per convincerla a votare…

Tanto folclore digitale e poi il commento del solito Solone di turno che ieratico spara da qualche università del Tennessee una sentenza da Bacio Perugina, tipo: “I Social Network stanno rivoluzionando il nostro modo di comunicare…”

Se uno legge questi meravigliosi articoli ciclostile ottiene in sostanza la seguente impressione: un fenomeno naturale e acefalo, magari importante, ma simile al moto di uno stormo di uccelli migratori.

Spiacenti ragazzi, ma non è andata così. Neanche per niente.

Per lo meno dal mio analogico, monocromatico e bidimensionale punto di vista.

Ovvio se uno fa un’incursione l’ultimo giorno, dell’ultima ora a giochi fatti, avrà una visione simile a quella dei dinosauri della carta stampata.

Se uno, invece, avesse respirato aria digitale avrebbe avuto altre impressioni.

Su Facebook, ma soprattutto su Twitter ho letto da mesi migliaia di interventi personali sull’argomento spesso molto profondi. La campagna referendaria ha coinvolto attivamente e costantemente migliaia di persone che hanno manifestato la propria adesione ai quattro quesiti con motivazioni, voci e accenti personalissimi.

C’è stato davvero poco di “virale” e tanto “meme”: poca condivisione dei contenuti del Topblogger o della Star di turno e tanta voglia di raccontare con la propria voce prima le proprie motivazioni, poi il Referendum nel suo divenire.

E’ stata una forma di “militanza 2.0” strana ed inedita, che a vario titolo ha accomunato: gli ecogreenpongo col loro ecologismo di maniera una volta tanto più ragionato…

… gli antiberlusconiani duri e puri della serie voto 4 Sì per dire 1 no a B…

… quelli che ricordavano a Pierluigi Bersani le SUE lotte a favore di privatizzazione dell’acqua e nucleare…

… gente di destra che non ne può più di questa destra…

… gente di sinistra che non ne può più di questa sinistra…

… quelli contrari ai referendum e che lo dichiaravano coraggiosamente di fronte a una platea particolarmente sfavorevole…

… Popolo Viola in lotta per difendere la Costituzione…

… persone pro nucleare cui la piaga aperta di Fukushima aveva rivoluzionato l’orientamento…

… Popolo Arancione ancora gasato per le amministrative…

… attivisti delle Rivolte Digitali, che sperano che dalla Tunisia, passando per Egitto e Spagna si crei una sorta di Tempesta Perfetta di fermenti insurrezionalisti…

… cittadini esasperati dalle tante liberalizzazioni che hanno arricchito i soliti salotti buoni e donandoci servizi mediocri a prezzi più alti…

… Grillini stufi della vecchia politica…

… autonomi dei centri sociali…

… promotori di fantasmagoriche formule del tipo voterei 2 Sì, 1 No e 1 astensione…

… persone che chiedevano semplicemente “Mi aiutate a capire?”

…moderati che pensano che se Berlusconi si fosse fatto giudicare serenamente a quest’ora sarebbe stato assolto e non avremmo vissuto vent’anni di lotte tra istituzioni…

… giustizialisti che a confronto Charles Bronson è S. Francesco…

Ne ho lette davvero tante e, al netto di qualche sparata (che ci può pure stare), mi hanno suscitato delle riflessioni interessanti.

Quello che mi ha stupito, non so se è un limite, o un punto di forza, è che nessuna voce si è imposta sulle altre: niente Masanielli, niente Caporali, niente Leader Carismatici.

Persino i simulacri della BOTpolitick sembravano persone come tante altre che esprimevano la propria opinione.

Chiunque avesse trascorso un po’ di tempo nei Social Network per informarsi (ebbene sì cari giornalisti tradizionali: non servono solo per giocare a Farmville o per spacciare socialads e altro pattume pubblicitario) avrebbe capito che i Referendum avrebbero raggiunto il quorum…

Anzi ad essere onesto pensavo che avrebbero superato la soglia del 60%…

E’ stata molto affascinante poi la diretta che hanno fatto dai seggi gli scrutatori e i presidenti di seggio, utilizzando su Twitter l’etichetta #referendum… Era possibile avere i risultati a campione della totalità delle sezioni d’Italia, prima del Viminale (e se non è un record questo).

Ma adesso il tempo dei Social Network passa, è l’ora della televisione e dei giornali, è l’ora in cui Politici, Giornalisti e Professori ci racconteranno cosa è successo. E’ l’ora della riflessione e della traduzione.

Ma noi sappiamo come è andata.

E parafrasando Douglas Adams: la risposta è 57.

Raffaele Bendandi, Giacobbo e il Terremoto che non distrusse Roma

Ieri è stato il 11 maggio 2011 A.D.

Ieri era il giorno in cui, come profetizzato nel secolo scorso dal falegname e sismologo Raffaele Bendandi, Roma doveva essere devastata da uno spaventoso terremoto.

Ieri come previsto da Giacobbo e Voyager sarebbero iniziati quei Tempi Supplementari dell’Apocalisse (il 2000 è finito a reti inviolate) che si concluderanno ai rigori nel 2012.

Ieri uno tsunami doveva colpire Ladispoli.

Ieri il Tirreno doveva tingersi di rosso.

Ieri il Colosseo doveva venire giù.

Ieri i Palazzinari romani nei loro yacht si fregavano le mani pensando ai fondi per la ricostruzione.

Ieri le Soprintendenti ansimavano pensando ai restauri dei coglioncini dei puttini barocchi.

Ieri saremmo dovuti morire tutti.

Ieri si organizzavano grandi appalti.

Ieri Roma sarebbe diventata tutta uguale ai Fori Imperiali.

Ieri secondo il Corriere della Sera i Cinesi dell’Esquilino avevano chiuso tutti i negozi erano tornati in massa a Pechino (io ci lavoro e stavano tutti al loro posto).

Ieri a reti unificate non si è parlato d’altro che di Raffaele Bendandi (perché è vera informazione e servizio pubblico).

Ieri Raffaele Bendandi ha cannato il Terremoto di Roma, ma COMUNQUE un terremoto ha colpito la Spagna (e te pareva!).

Ieri per esorcizzare i moderni guru della GUFOlogia (la scienza che studia come portare sfiga al prossimo) dalle parti di Estrogeni hanno organizzato un colossale “Pernacchia Party” alla faccia di chi ci vuol male.

Ieri (e non solo ieri) i mezzi di informazione hanno fatto disinformazione e creato allarmismi.

Ieri il Codacons ha pure fatto un esposto per procurato allarme contro i bloggers che hanno esposto le teorie di Raffaele Bendandi (immagino che per Giacobbo e i giornalisti seri lanceranno una fatwa).

Ieri non è successo nulla.

Ieri l’unica cosa strana che ho visto è stato un UFO pilotato da un Templare che volteggiava tra le antenne dei tetti di Roma.

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Digiuno 2.0

Paola Caruso ha terminato il suo sciopero della fame, come attestato da questo post di “Diario di uno Sciopero”. E per questo mi unisco ai festeggiamenti della blogosfera. Tuttavia tra i suoi post di oggi leggo una di quelle epifanie alla Joyce, che mi ha lasciato piuttosto sconcertato:

@paolacars “@electro_timmy come gli operai scioperano per un contratto migliore, io ho scioperato perché non voglio essere precaria a vita. chiaro”

Forse preda di un momentaneo impeto d’ira la Caruso paragona lo sciopero degli operai finalizzato a ottenere migliori condizioni di carattere lavorativo, al proprio “sciopero della fame e della sete” (poi ridotto al solo sciopero della fame). Paragona una banale giornata di sciopero, all’esperienza “catartica” che ha mobilitato le élite del blogging italico.

Ma possibile? Possibilissimo.

Preciso che adesso parlo del fenomeno dello sciopero della fame nel web 2.0 italiano. Non parlo di Paola Caruso, che avrà scritto quello che ha scritto perché ne è convinta. Mi auguro soltanto che quel post sia il frutto della stanchezza e del nervosismo, che Paola Caruso si ristabilisca presto e ci spieghi con un testo dall’alto valore etico e culturale il significato del proprio gesto.

Finora ho solo capito che Tumblr è un pessimo format per il blogging.

Allora adorabili e coccolosi Ricercatori veniamo al dunque… Se vi avventurate in una banale ricerca su Youtube vedrete i videoblog di innumerevoli scioperi della fame, eseguiti per le più varie motivazioni:  http://www.youtube.com/results?search_query=sciopero+della+fame&aq=f (come al solito sono troppo buono e vi ho postato la pappetta tutta pronta e tiepidina). Guardando i video vedremo ogni motivazione possibile e immaginabile di sciopero della fame, nella maggior parte dei casi completamente ignorati dai Media tradizionali. Certo emerge una cosa in modo palese e incontrovertibile: lo sciopero della fame 2.0 si fa soprattutto per migliorare le proprie condizioni lavorative o salvare il posto…

Ciò mi spinge a rispolverare alcune conoscenze di Filosofia del Diritto, materia in cui mi specializzai proprio nella teoria del c.d. “Diritto alla Disobbedienza”

Perché cari Ricercatori, capisco che il web è ormai una pappetta tiepida in cui si può leggere tutto e il contrario di tutto, ma paragonare una pratica nobile come lo sciopero della fame a strumenti di contrattazione di secondo livello, è ingeneroso verso chi, penso alle suffragette inglesi del primo novecento, di sciopero della fame è morto, spesso a causa dell’alimentazione forzata imposta dall’Autorità.

L’atto di compiere uno sciopero della fame rappresenta una extrema ratio, come tale necessiterebbe di regola di alcuni presupposti “pesanti” e dovrebbe avere uno svolgimento drammatico e dall’esito incerto:

  1. il digiunatore deve ritenersi portatore di superiori valori etici, che non vede affermati nell’ordinamento di appartenenza (pensiamo agli scioperi della fame delle suffraggette inglesi, che venivano arrestate);
  2. il digiunatore deve aver provato ad affermare i propri principi etici superiori con ogni metodo consentito dall’ordinamento, per vederli trasformati in una norma di carattere imperativo generale ed astratta (es. proposte di legge, scioperi, picchettaggi, processi, ecc…);
  3. il digiunatore deve aver fallito utilizzando i metodi consentiti dall’ordinamento;
  4. il digiunatore deve dimostrare di aver fallito perché l’ordinamento è intrinsecamente iniquo e ingiusto, o perché le istituzioni che detengono il potere hanno arbitrariamente violato le proprie stesse regole;
  5. il digiunatore allora decide di fare violenza al proprio corpo per rendere manifesta agli altri cittadini la violenza silenziosa delle istituzioni e dell’ordinamento in cui vivono;
  6. il digiunatore interrompe lo sciopero quando le istituzioni, in qualche misura ritenuta soddisfacente, fanno delle concessioni;
  7. altrimenti il digunatore muore, per divenire un martire e spingere gli altri cittadini a forme più o meno non violente di rivolta (se il Commonwealth cedette di fronte agli scioperi della fame di Gandhi fu proprio per paura che divenisse un martire).

Lo sciopero della fame è la derivazione della pratica indiana della dhama: si fa violenza al proprio corpo per spingere, colui il quale ha commesso un’ingiustizia “lecita” a rendersi conto della violenza intrinseca dei propri atti. Lo sciopero della fame è una epifania delle dinamiche sottilmente violente del potere.

Come può un pratica tanto alta, essere ormai generalmente equiparata a un comune strumento di negoziazione sindacale?

Capisco che Marco Pannella ha ridotto in Italia la pratica dello sciopero della fame a qualcosa del tipo: “Non mi date spazio in Televisione, faccio lo sciopero della fame, della sete e bevo pure le urine in diretta, così mi prendo il mio spazio! Tiè!” Ma in altri paesi (Inghilterra, Irlanda, Turchia, ecc…) i dissidenti politici sono morti di sciopero della fame. Lo sciopero della fame è una cosa serissima. Nella maggior parte dei casi lo sciopero della fame si fa per un grande ideale collettivo: il suffragio universale, l’indipendenza della propria nazione, radicali forme di opposizione al potere politico… Lo sciopero della fame è una cosa seria e pertanto merita di essere comunicato in modo idoneo e rispettato, anche quando non lo si condivide.

Nella maggior parte degli scioperi della fame 2.0 invece la cosa si riduce ad uno strumento di “pressione” sul datore di lavoro, per vicende particolarissime. Lo sciopero della fame 2.0 è il trionfo del particolare, del caso singolo, ha il suo spazio nel blog e il suo post su youtube. Ormai è un genere letterario.

Non capisco cosa hanno trovato di nuovo i Twitteri nello sciopero della fame di Paola Caruso. La lista degli scioperi della fame 2.0 è lunghissima e solitamente attiene a forme di rivolta individuale verso il proprio precariato. Quello della Caruso è stato solo il primo sciopero della fame in diretta su Twitter.

In questi fenomeni del web 2.0 il tanto paventato “elemento catartico” io non ce lo vedo.

Catarsi di cosa?

Siete cambiati?

Avete cambiato vita? Abitudini? Gusti?

Guardate il mondo in modo diverso dopo questi eventi?

Forse siamo solo di fronte all’ennesima conferma che in  Tecnonucleo tutto perde di significato Continuiamo col downgrade delle grandi idee. Continuiamo col politicalpongo: poche idee ma confuse.

Io non sono Paola

Sarà che sono nato con Pong…

Sarà che come una piccola e odiosa pallina di pixel conosco i miei limiti e ci vado a sbattere regolarmente…

Sarà che tra i miei limiti c’è quello di non riuscire ad apprezzare le italiche forme di ipocrita empatia che ammorbano la nostra rete.

Ieri, riprendendo un articolo della Stampa, scrivevo in “Bombe alla Crema” dell’iniziativa di #iamspartacus, in cui i Twitteri Inglesi a difesa del povero Paul Chambers parafrasavano la celebre scena dello “Spartacus” di Stanley Kubrick, in cui gli schiavi si fanno crocifiggere tutti piuttosto che consegnare Spartaco all’odiato nemico. Ovviamente raccontavo la vicenda concentrandomi sugli aspetti legati alle Nuvole Computazionali e a Tecnonucleo, perché è il mio DADA e sono fatto così.

Neanche cinque minuti dopo Twitter era invaso dalla versione all’amatriciana di #iamspartacus: #iosonopaola.

Premessa ho il massimo rispetto per Paola Caruso e la sua vicenda umana mi ha colpito, tuttavia alcune cose che ho visto accadere in Rete quest’oggi qualche perplessità me l’hanno suscitata.

Questo non è un nonPOST sulla Persona Paola Caruso, che non conosco e della cui vicenda umana ho capito ben poco, questo nonPOST parla di #iosonopaola.

Ringrazio @orlandotm per avermi segnalato la vicenda.

Necessaria puntualizzazione per chi vuole sciropparsi la vicenda per filo e per segno questa Bibbia 2.0 riassume tutto ciò che è circolato in Rete sull’argomento: http://siamoprecari.pbworks.com/w/page/32550941/Paola-Caruso

Leggetela fate le vostre doverose e opportune valutazioni.

Io non ci ho capito molto.

Riassumo la vicenda per come i miei occhietti dadaisti l’hanno vista, con tutti i limiti della mia visione analogica, monocromatica e bidimensionale:

  • Antefatto: Paola Caruso, un essere Umano che lavora da sette anni (ma non è illegale?) come giornalista precario presso il Corriere della Sera, entra in urto con la Dirigenza per un mancato passaggio a un contratto a tempo determinato. Al posto suo hanno assunto il solito “culattone raccomandato” (la definizione è mia non di Paola Caruso), l’incubo di generazioni di precari. Paola Caruso inizia per protesta lo sciopero della fame e della sete (poi ridotto al solo sciopero della fame). Questo è il succo della vicenda come l’ho capito dal suo Blog. Al riguardo:
    • Incognite: Non sappiamo se Paola Caruso si sia rivolta a sindacati e avvocati, come mi sentirei di consigliarle. Non sappiamo se il “culattone raccomandato” magari tale non è, può essere che ci troviamo davanti al nuovo Indro Montanelli 2.0. Non sappiamo se Paola Caruso sia una professionista valida o meno. Non abbiamo alcuna cognizione degli aspetti giuridici e organizzativi in cui si è svolta la vicenda.
    • Ragionevoli certezze: sicuramente per aver intrapreso una pratica di “non-violenza” così forte Paola Caruso deve aver sentito pesantemente leso un suo diritto. Altrimenti perché scatenare una cosa del genere. Visibilità? mi sembra inverosimile e scarto irrefutabilmente l’ipotesi. Una sola cosa è certa Paola Caruso sta soffrendo. Anzi mi spingo a dire è incazzata nera.
  • Diario di uno Sciopero: Paola Caruso testimonia le fasi dello sciopero nel proprio blog, postando le foto che attestano la propria perdita di peso. I messaggi sono stringati asciutti, non mi sembra tendano né al vittimismo, né all’autoesaltazione di sé. Espongono in modo stringato la vicenda per come Paola Caruso l’ha vissuta. Va detto a onor del vero che non contribuiscono a fornire un quadro chiaro della vicenda.
  • Toptweet: a questo punto lasciamo da parte la persona umana Paola Caruso, perché si scatena in rete #iosonopaola. Paola Caruso è una giornalista, quindi i suoi colleghi, molto attivi su Twitter, iniziano a dare risonanza alla notizia (chi di noi di fronte a un amico in difficoltà non l’avrebbe fatto?) La notizia inizia a diffondersi viralmente su internet…. finché Paola Caruso… anzi ad essere precisi finché @paolacars diventa un Toptweeter! @paolacars finisce in Toptweet e il caso esplode. Tutta la comunità online di Twitter accorre a dichiarare la propria empatia a @paolacars. Tutti danno ragione a @paolacars. Tutti le si rivolgono semplicemente chiamandola Paola per nome quasi fosse un’amica, o una conoscente. Non è più Paola Caruso è @paolacars, ovvero Paola. La comunità di Twitter l’ha adottata. Bisogna approfondire la vicenda? Capire? No bisogna manifestare solidarietà.
  • Blogger: Dopotutto la maggior parte dei blogger in Italia sono giornalisti o aspiranti tali. Molti di loro vivono concretamente l’esperienza del precariato. La storia di Paola è un po’ la loro storia. Ci sono passati tutti per le forche caudine del precariato. La notizia fa il giro dei blog e in un solo giorno si accumula una quantità di blog solidali: alcuni spengono il sito, altri riportano stralci del blog di Paola, altri ancora argomentano e ragionano con sproloqui infiniti su un caso che semplicemente non conoscono. La vicenda di Paola, di cui insisto si hanno informazioni stringate e frammentarie, inizia a essere estrapolata dal suo contesto reale, per essere immersa integralmente in un contesto virtuale. Ogni topblogger rivede nella vicenda di Paola una odiosa infinita gavetta lasciata alle spalle, o ancora presente. E così in effetti tutti diventano Paola.
  • #iosonopaola: a questo punto nasce l’hastag che sembra la riproposizione di quello lanciato dalla Stampa col reportage su Paul Chambers. Se gli Inglesi hanno #iamspartacus, noi Italiani abbiamo #iosonopaola. Così iniziano ad apparire in rete i “professionisti dell’hastag” il Topblogger trombone, la guerrillera marketeer, lo pseudogeek, ecc… che iniziano a veicolare l’hastag come se fosse #iobevococacola. Sono sempre gli stessi, certe volte me li sono trovati tra i piedi pure su #Gilda35, ma non ho volutamente dato seguito alle loro iniziative, perché fanno un uso sistematico e poco chiaro di qualunque “hastag di successo“. Perdonatemi ma agiscono in modo poco trasparente e sono molto diffidente nei loro riguardi. Dopo che i guerrilleri del marketing hanno lanciato il seme, parte una fiumana di #ionosonopaola e un ulteriore massa di twitteri si associa alla “solidarietà“.
  • La Critica della Ragion Bloggera: a questo punto si scatena anche l’eterodossia rispetto al pensiero dominante. In questo processo di beatificazione 2.0 scattano i professionisti del dissenso. Nello stesso modo acritico, senza alcuna prova, senza citare fatti, sentono l’impulso di “smontare” Paola. Ho letto un paio di Super Top Blogger critici, che francamente mi hanno lasciato perplesso. Penne finissime, per carità. Talmente fini che suscitavano nel lettore che delle due l’una considerazione: o Paola è una mitomane (perché al Corriere stanno in una specie di cassa integrazione e non possono assumere, ecc…), o un’inetta/illusa (è il mercato del lavoro bellezza, il Corriere non è un Ministero!). Francamente un anticonformismo di maniera, di cui non sentivo il bisogno.
  • Twitbon: nel frattempo la Direzione del Corriere della Sera risponde ufficialmente alle accuse (in modo a mio avviso inconferente), ma il caso si è allargato a macchia d’olio e si arriva al Twitbon: Io Sono Paola. Per chi non è aduso al mondo di Twitter il Twitbon è una icona da incollare al proprio Avatar, per manifestare il sostegno a una causa. Non è ho mai avuto uno, non ne avrò mai uno, perché semplicemente aborro questa pratica. Così in centinaia corrono a rimuovere il triangolino giallo di #noalbavaglio per sostituirlo col quadrato verde di #iosonopaola. Non so quante volte avrò letto questa frase: “Support #IoSonoPaola, add a #twibbon to your avatar now! – http://twb.ly/coUOAK“.
  • Wikipaola: a questo punto parte pure la pagina Wiki di Paola, il metacontenitore in cui inserire il mash-up di tutta la vicenda. La cosa più meravigliosa è leggere lo spessore dei commenti ai vari blog, che vanno dal “Paola è una vittima”, a “Paola è un’illusa”.

Conclusioni quella di Paola Caruso è una splendida parabola dell’uso disumanizzante che propone la Mente Alveare in cui ci operiamo, il caro vecchio Tecnonucleo.

Il risultato di migliaia di interazioni tra gli utenti sul caso di Paola Caruso è stato la dispersione della Persona. Non me la riesco neppure a immaginare in un contesto reale, la vedo in una nuvoletta computazionale circondata di tag, simboli, slogan, hashtag… Ho letto tanto bisogno di manifestare “qualcosa“, nessun bisogno di capire. Lo dico nella massima onestà e nel massimo dispiacere possibile.

Migliaia di iterazioni sul caso Paola Caruso si sono tradotte in un brusio fastidioso. Nessuna voce si è elevata chiara, o se pure l’avrà fatto me la sono persa nel mash-up generale. I pensieri di Paola sono diventati versetti da decontestualizzare, ripostare, estrapolare, manipolare, per dire semplicemente: “io c’ero“.

Mi dispiace ma io non sono Paola.

Mi dispiace ma io non so niente di Paola.

Non so che vita conduce Paola.

Non conosco il percorso che ha portato Paola a una scelta così estrema.

Rispetto Paola.

Spero che Paola possa realizzarsi come persona, qualunque cosa ciò significhi per lei.

Però oggi abbiamo assistito all’ennesima pagina in cui la nostra Mente Alveare ha preso una Persona e in un cupio dissolvi collettivo l’ha ridotta a una serie di slogan, avatar, hastag, frasi decontestualizzate, brusio.

Oggi abbiamo decostruito Paola.

Magari le abbiamo donato più visibilità, magari la sua vicenda avrà un lieto fine.

Ciò non toglie che ciò è avvenuto con forme e modi che mi suscitano più di una perplessità.

Detto per inciso gradirei che questo nonPOST non finisse in nessun catalogo, elenco, wiki, hashtag o mash-up su Paola Caruso, semplicemente perché non parla di Paola Caruso. Questo nonPOST parla di noi utenti di Twitter in relazione a Paola Caruso.