Lettera aperta al giornalista della sezione “CAZZATE RACCATTATE SUL WEB”

Caro giornalista,

premetto che so benissimo che anche tu devi campare, che tieni famiglia, che hai il mutuo, le bollette e le rate dell’auto da pagare. Premetto altresì che deve essere complicato e ansiogeno svolgere un lavoro, in cui ogni giorno devi inventarti un argomento, con cui riempire una cartella da duemila battute ed elaborare un titolo acchiappa click da ottanta caratteri. Sappi che chi ti scrive comprende le tue difficoltà.

Però…

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Apple, pizza e mandolino

Visto che sono parecchi giorni che in privato non faccio che parlare della querelle del centro Apple di Napoli e dei connessi “600 posti di lavoro/tirocinanti”, mi sembra il caso di esporre in modo meno rapsodico il mio pensiero.

La questione nella grande compagnia di giro di specialisti/comunicatori sul tema dell’Innovazione ha creato grande scalpore, generando fenomeni divisivi, cui non assistevo dalla rottura di Albano e Romina.

A mio avviso, invece, è una splendida storia, che racconta in modo desolatamente chiaro quale sia lo stato dell’informazione in Italia, quando si approcciano questi temi.

Cercherò quindi di affrontare la questione col consueto metodo della cipolla agrodolce (ovvero piangiamo, abbracciamoci e ridiamoci su, poi ricominciamo a piangere).

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Impubblicabile

Quest’estate si è posto con forza il tema dell’opportunità di pubblicare documenti audiovisivi e fotografici “disturbanti”, suscettibili di urtare la sensibilità di una parte del pubblico, che fruisce di contenuti online. Mi è parso quasi un girone di ritorno dell’estate della Cultura Tossica del 2012, in cui il collasso informativo allora preconizzato dalle comunità underground di internet è dilagato presso un’utenza più vasta.

Il tema si è posto soprattutto con riferimento al massacro di Atlanta, in cui lo psicopatico omicida ha ripreso il proprio crimine in soggettiva, usando lo smartphone con uno stile che ricorda gli sparatutto dei videogiochi, e con riguardo alle immagini dei cadaveri dei bambini restituiti dal mare a seguito dell’ennesima tragedia dei flussi migratori nordafricani.

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I tre giorni del Coniglio

Visto che parecchi giornalisti si sono divertiti a inventare una surreale storia di Mafia, P2 e Servizi Segreti deviati ai danni del povero Anonimo Coniglio mi sembra d’uopo restituire il favore.

Primo Giorno – Un Coniglio alla Festa della Rete

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C’è questo ragazzo argentino che si chiama Anonimo Coniglio. Proprio così, i genitori quando è nato avevano le idee confuse quindi lo registrarono all’anagrafe come “Anonimo” e di cognome fa proprio “Coniglio” (beh io mi chiamo Scrofani, problemi?).

Anonimo è venuto a studiare in Italia e cura da anni un simpatico blog, in cui si diverte a dileggiare taluni malcostumi della scena giornalistica e digitale italiana. E’ un ragazzo giovane e impertinente, immaginate Antonio Banderas quando ancora aveva gli addominali seduto davanti a una tastiera sorseggiando mate con una espressione tra il corrucciato e il divertito.

Il giovine, che nella propria attività online si è guadagnato un sacco di nemici importanti, pensa bene di recarsi alla Festa della Rete, per redigere un tombale reportage dal titolo Sono stato alla #festadellarete e non c’era un cane.

Purtroppo Anonimo scrive in modo dannatamente divertente. Purtroppo Anonimo è pieno di amici influenti che godono come ricci a spammare un articolo come quello, solo per vedere le boccucce dei propri amici influenti arricciarsi inviperite e piccate.

Così avviene che l’articolo viene condiviso, viene condiviso, viene condiviso, viene condiviso…

Insomma tutta la Scena Digitale italiana sa una cosa sola: che alla Festa della Rete non c’era un cane.

Chi se ne fotte chi è stato premiato, chi ha vinto, chi ha perso. NON C’ERA UN CANE.

Ma un Coniglio sì…

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Gianni Riotta e la Formula G – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Gianni Riotta e la Formula G – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Ecco la storia di come in una sera di fine febbraio le strade del sabotatore dadaista Giovanni Scrofani e dell’acclamato giornalista Gianni Riotta si sono incrociate per via di un Vortice Entropico Social di quelli spiegabili solo grazie alla Teoria Unificata del Katzing.

Esimi Ricercatori, come sanno i più affezionati tra di voi in questi giorni insieme al nucleo più stretto degli autori di questo prestigioso non-Blog, stiamo affinando la Teoria Unificata del Katzing, cercando di spingerla a spiegare ogni possibile fenomeno umano e psicologico.

Come sapete bene il:

Il Katzing è il principio cosmico che fa perdere tempo alle persone in attività apparentemente complesse ed importanti, ma che in realtà si traducono nella mera produzione di rumore ed entropia.

Per elaborare al meglio questo importante apporto alle scienze fisiche e sociali, mi sto gettando in letture matte e disperate, al fine di dirimere la matassa e capire cosa ci porta inevitabilmente a collassare chiedendoci ansiosamente:

“Che Katzing è stato? Perché ho fatto tante cose ma mi sento di non aver concluso un Katzing? Perché sto buttando la mia vita in questo modo del Katzing? Perché Katzing sono finito a guardare Porta a Porta succhiando filetti di merluzzo ancora surgelati nel salotto di una donna di cui non ricordo il nome?”

Particolarmente utile sta risultando il libro “Ciao e poi?” di Eric Berne, vera e propria bibbia dell’analisi transazionale.

Questa particolare branca della psicanalisi studia l’uomo sotto il profilo delle relazioni che pone in essere col prossimo e pertanto è assolutamente essenziale per chi voglia comprendere appieno le dinamiche di Social Media Katzing.

In particolare mi sono soffermato su uno splendido passaggio in cui l’ottimo Berne, spiega il “gioco” attraverso quella che è una vera e propria formula della trollata perfetta.

La Formula G. (estratto da “Ciao e poi?” di Eric Berne)
Decidevo quindi di verificare l’applicabilità della Formula G di Eric Berne, applicandola per generare un grande classico della Teoria Unificata del Katzing: il Vortice Entropico Social.

Dicesi Vortice Entropico Social quel particolare fenomeno di Katzing Estremo secondo cui un personaggio celebre e affermato sente l’insano bisogno di redarguire un povero nullafacente che perdendo il proprio tempo in attività apparentemente complesse ed importanti sui Social Network, ma che in realtà si traducono nella mera produzione di rumore ed entropia (nella fattispecie spam, trolling, buzz, ecc…).

Mi dedicavo innanzitutto alla ricerca di un Gancio perfetto individuandolo in un articolo dell’ottimo Maurizio Galluzzo, estremamente critico sul tema dei Big Data.

Ora chiariamo un concetto: per tutto il resto del mondo Big Data significa elaborazione e analisi di dati di proporzioni galattiche: tutte le mail di gmail, tutti i profili facebook del mondo, tutti i tweet circolanti nel mondo, tutto lo spam di link nei gruppi facebook, tutti gli inutili bisticci tra influencer, tutte le inutili zappettate dei contadini digitali, tutti le futili mobilitazioni digitali del mondo… In pratica rappresenta lo sforzo sovraumano dell’uomo di tradurre il Katzing in qualcosa che abbia un senso compiuto. Pertanto il Big Data è una sorta di infame e disperata lotta contro il Katzing, che il più delle volte si traduce solo nella generazione di altro Katzing.

In Italia purtroppo il Big Data all’Amatriciana neppure fa lo sforzo di contrastare il Katzing, anzi in genere si impegna ad alimentarlo. In pratica il Social Media Katzer italico non appena con tool patetici come Archivist o Twittercounter riesce a “dominare” 10.000 tweet inizia ad esordire con mirabolanti analisi, che producono solo ondate di rumore pazzesco. Spesso coprendosi di ridicolo tentando di incarnare una moderna Sibilla Cumana.

Big Data? Ok, adesso basta | Maurizio Galluzzo

L’informatica orale, quella fatta di chiacchiere, di retorica, di convegni, di articoli sui giornali, del parlarsi addosso, di chi non sa nemmeno programmare con un linguaggio, periodicamente sforna

http://www.mauriziogalluzzo.it/big-data-ok-adesso-basta

Per creare un gancio (G) perfetto preparavo uno di quei messaggi su Twitter che sono come il miele per la celebrità digitale, pieno di termini altisonanti e spocchia… Per dirla con Eric Berne uno di quei perfidi messaggi da Genitore Critico Negativo, che fanno scattare il c.d. “elettrodo” presente nel Bambino interno di ognuno di noi.

Ecco che cosa è accaduto…

https://storify.com/jovanz74/vortice-entropico-social

Insomma esimi Ricercatori, ringraziamo sentitamente il buon Gianni Riotta per aver consentito alla nostra Teoria Unificata del Katzing di fare ulteriori passi avanti, confermando in un solo colpo l’applicabilità della Formula G alla creazione di appositi Vortici Entropici Social di discrete proporzioni.

Un piccolo passo per l’umanità, un grande passo per la scienza.

I miei inviti per il Partito Liquido

I miei inviti per il Partito Liquido

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Esimi Ricercatori, nelle scorse settimane sono stato contattato dallo Staff di Servizio Pubblico per collaborare alla creazione della loro piattaforma di discussione chiamata “Partito Liquido” che gira su Liquid Feedback, per intenderci il sistema di discussione delle proposte politiche dei Pirat Party.

Orbene mi sembra pertanto d’uopo presentarvi doverosamente l’iniziativa, deliziarvi col resoconto dell’odierna Conferenza Stampa, rispondere alla domanda rivoltaci da Riccardo Luna sul “Perché?” della nostra partecipazione al progetto, nonché elargire ai primi 100 di voi i miei esclusivi inviti per la nuova piattaforma… no questa volta non è una delle mie burle (v. lo psicodramma Volunia Plus).

I miei inviti per il Partito LiquidoI miei inviti per il Partito LiquidoI miei inviti per il Partito Liquido

Il Partito Liquido

Servizio Pubblico lancerà nell’edizione di quest’anno il “Partito Liquido” e il “Gioco dei Leader“, che saranno condotti da Giulia Innocenzi.

Partito Liquido in estrema sintesi apre alla comune utenza la piattaforma di Liquid Feedback in precedenza appannaggio quasi esclusivo del Partito Pirata e di alcuni gruppi del Movimento 5 Stelle.

Liquid Feedback è una sorta di esperimento sull’intelligenza collettiva: dimostrare che è possibile elaborare dal basso un programma politico, spaziando un po’ in tutti i campi dello scibile umano.

Così un gruppo di trenta personalità della scena digitale italiana (da Riccardo Luna al sottoscritto passando per Luca De Biase e tanti altri) stanno partecipando alla realizzazione di questa piattaforma… nel frattempo la mia casella di posta elettronica sta per esplodere per gli aggiornamenti del relativo gruppo di discussione.

In pratica attraverso Liquid Feedback verranno elaborate delle proposte concrete da presentare in ogni puntata ai candidati Leader, che si sfideranno con un meccanismo ibrido di voto via internet/televoto.

Al di la dell’elemento di gamification (ormai imprescindibile in ogni forma di comunicazione politica sul digitale), mi sembra un interessante esperimento di comunicazione politica, ma ci tornerò oltre…

Ma adesso passiamo alla mia diretta dalla Conferenza Stampa, in cui il buon Santoro mi ha stappato più di una risata (sapete che sempre sostenuto che lui e Travaglio hanno tempi comici irresistibili)…

Rispondiamo al “Perché?” di Riccardo Luna

Nel magmatico gruppo di lavoro del Partito Liquido ad un certo punto è echeggiata una ieratica domanda rivoltaci da Riccardo Luna: “Perché?

Innanzitutto vi invito a leggere alcune delle risposte circolate nel gruppo, in particolare quella lucidissima di Luca De Biase, che trovo molto esaustiva e in larga parte condivisibile:

Orbene cerchiamo di rispondere sinteticamente per la parte che ci riguarda.

Innanzitutto ho sempre trovato stucchevole la scena della politica digitale italiana sospesa tra maoismo digitale e attivismo da lanciatori di like, il tutto condito con simulacri digitali che paiono usciti dai musei egizi. Adesso la situazione è lievemente migliorata e siamo intasati di Twitstar e di malriusciti esperimenti di memetica

Chissà come i nostri Turbo Capitalisti non si sono ancora comprati un bel corpaccione da Leviatano Digitale con cui incarnare la pancia digitale del Paese e divorarne gli oppositori… Ma diamogli tempo di accordarsi con l’Oligopolio Digitale e vedrete che meraviglia, sarà come nelle campagne elettorali americane in cui non c’è anfratto del web in cui puoi sfuggire dai Leviatani 2.0…

Alla luce del desolante quadro summenzionato, stante il mio particolare sentire, ho preferito leggere la realtà politica alla luce delle community di contro-cultura digitale internazionali per me più interessanti: 4Chan,Anonymous, ADbusters e compagnia briscola.

Ne è nato pertanto una sorta di profondissimo distacco dalla cosa pubblica, per come tradizionalmente intesa.

Tuttavia, come ben sapete, sono persona avvezza a ogni genere di mirabolante sperimentazione comunicativa. Pertanto non posso esimermi dal testare questa nuova piattaforma.

Secondo me è qualcosa di sfidante. Viene posta nelle nostre pacioccose manine la possibilità di non dire semplicemente “cosa non va” (che da noi è una sorta di disciplina olimpica), ma dire che “cosa vorremmo realizzare” per cambiare questo disastrato e folle stato di cose.

Trovo poi molto interessante la possibilità di sottoporre all’attenzione dei Leader queste soluzioni provenienti dal basso. Ovviamente la cosa richiede un esercizio di particolare onestà intellettuale da parte dello Staff di Servizio Pubblico… Ma lo spiraglio appare interessante.

Forse si apre la possibilità di far affiorare in televisione un po’ di iceberg digitale.

La cosa decisamente non mi dispiacerebbe…

Resta inteso miei esimi che mi conoscete, che in caso di tentavi manipolatori scatterà immediatamente il mio proverbiale “grazie per tutto il pesce“…

In parole povere: perché mi piacerebbe che quante più persone possbili si riappropriassero della propria voce, che provassero a proporre qualcosa di costruttivo, che sbattessero sul grugno dei politici la realtà di persone che ogni giorno lottano in un mondo sempre più difficile… perché vorrei che quante più persone si impratichissero nell’utilizzo di strumenti di democrazia diretta…

Il mio sogno? Che nella puntata finale ci si renda conto che non c’è bisogno di un Leader, né di Influencer, ma di persone che devono iniziare a fare insieme qualcosa di concreto per sé stessi.

I miei inviti per il Partito LiquidoI miei inviti per il Partito LiquidoI miei inviti per il Partito Liquido

Conclusioni

Orbene miei esimi Ricercatori spero che vi siate schiariti le idee su questo interessante progetto.

Al riguardo vi significo che ho disponibili nel panciotto 100 inviti per essere nel nucleo iniziale degli sperimentatori del Partito Liquido. Così per chi di voi fosse interessato a sperimentare l’iniziativa può contattarmi all’indirizzo mail: giovanni.s.f.scrofani@gmail.com.

Astenersi: curiosi, troll, fake, perditempo, markettari alla ricerca di visibiità, asprianti dittatori, mud wrestler, bimbominkia, vecchiominkia, ecc…

Se questa cosa la facciamo insieme vi voglio ben motivati!

Read more: http://gilda35.com/i-miei-inviti-per-il-partito-liquido#ixzz3LUXlj6NX
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Il Blogger ai tempi del Feudalesimo Digitale

Originariamente pubblicato su Gilda35.com

“Siamo tutti servi della gleba, e abbiamo dentro il cuore una canzone triste.” (Stefano Belisari, cantante, compositore e polistrumentista italiano)

ONtro

Esimi Ricercatori, come ben saprete (se non lo sapete siete stati ricoverati in coma nelle ultime settimane) il lancio dell’Huffington Post ha aperto un surreale dibattito nell’Agorà Digitale Italiana sui temi della gratuità delle prestazioni professionali erogate dai blogger e sulla bontà di un approccio analogico come quello di Lucia Annunziata a condurre una testata così rivoluzionaria…

Il dibatitto a tratti grottesco che si è prodotto mi ha indotto a pormi una domanda abbastanza angosciosa:

Noi internauti abbiamo ancora coscienza di cosa sia un blog e cosa rappresenti essere un blogger, o nel tremendo mash-up esistenziale in cui viviamo, ormai abbiamo ridotto tutto alla versione juniores e deteriore del giornalismo?

Blogosfera Anno Zero

L’immagine che mi si genera nella mente quando leggo questi dibattiti furibondi a base di botte di post e contro post è quello dei Feudatari Digitali che, sorseggiando vini pregiati, osservano i vilici litigarsi le erbe edibili col bestiame, pur di non crepare di fame.

Nel Gruppo Facebook di Intervistato.com si è svolto un lungo ed interessante dibattito sul tema che ha visto coinvolti nomi a Voi molto cari, come Stefano Chiarazzo, Daniele Chieffi, Alessio Biancalana, Giovanni Vitale e Simone Corami.

Desidero pertanto esporre qui in modo organico quanto in precedenza esposto in modo rapsodico.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Se questo è un blogger

Come al solito tocca a me che sono un nonBLOGGER l’ingrato compito di spiegare ai blogger quanto è calda l’acqua.

Beviamo l’amaro calice.

Allora innanzitutto i blogger non esistono. Esistono i blog.

I blog sono un particolare tipo di sito che presenta i post in ordine cronologico (c.d. weblog).

Chi è più vecchiotto su internet ricorderà che in origine i weblog erano siti tematici che presentavano elenchi ragionati di link organizzati in ordine cronologico di indiivduazione. Non avevamo motori di ricerca performanti come quelli attuali e ci arrangiavamo come si poteva.

Vi siete ripresi dallo shock?

Bene, procediamo.

In qualche disgraziato momento della nostra metamorfosi in automi sintetici, è nata la geniale idea di identificare come “blogger” gli scrittori e i giornalisti che utilizzavano i weblog per presentare al pubblico i propri pezzi. Come se chi scrive con la penna fosse un “pennatore”, o chi scrive con la macchina da scrivere un “macchinadascriveratore”…

Quando lo strumento assorbe l’umano.

Questo mirabolante passaggio semantico ha avuto uno scopo ben preciso in molti Stati (es. l’Italia): consentire ai giornalisti di crogiolarsi nell’illusione di poter eludere le norme imperative inerenti editoria ed informazione (salvo svegliarsi tutti sudati in aule di tribunale).

Non esistono blogger. Esistono scrittori e giornalisti, magari più o meno capaci, più o meno professionali, che usano strumenti digitali per raggiungere più persone possibili coi propri scritti.

Ciò che è qualificante per me è il blog nel suo complesso: i post sono testi buttati a casaccio o raccontano una storia, una visione del mondo? Del singolo post non mi interessa assolutamente nulla. Il blog è un sito e un sito è un artefatto culturale e nel valutarlo ne soppeso ogni singolo aspetto.

Solo se valuto un blog in cui emergono elementi di scrittura, di grafica, di creatività… allora riesco a qualificare qualcuno davvero come blogger e non come scrittore/giornalista sul digitale.

La vera rivoluzione del blog è tutta lì: uno strumento alla portata di tutti per creare artefatti culturali anche complessi.

Ma quanti blogger si occupano di questi aspetti ormai?

 

Teoria e pratica del Feudalesimo Digitale

L’Oligopolio Digitale (Amazon, Facebook, Google e Apple) è per lo più un gigantesco Metaeditore. Gli avvocati dell’Oligopolio vi racconteranno con le zanne scoperte che sono soggetti che erogano servizi informatici e che nulla hanno a che fare con l’editoria.

Ma è una balla colossale, ideata per eludere in grande stile le legislazioni locali sull’editoria.

I Social Network sono evoluzioni del modello del weblog.

Quando Facebook, Twitter, Google Plus pubblicano i nostri post sono il nostro metaeditore e tutti noi nel nostro piccolo siamo micro-scrittori e micro-giornalisti dilettanti, che raccontano storie, propongono notizie, creano cultura…

E così dal blogger con gli anni si è passati al contadino digitale…

L’Oligopolio Digitale ha dettato il modello del Metaeditore e le testate online hanno semplicemente replicato il modello. Huffington come il Fatto Quotidiano, Linkiesta, il Post e soci agiscono semplicemente in regime di Feudalesimo Digitale.

Questi per sommi capi i principi del Feudalesimo Digitale:

  • Sottrazione del codice: il contadino digitale non deve poter avere accesso al codice di programmazione. L’esperienza deve essere quanto più standardizzata possibile (v. Facebook), al massimo si concedo temi preconfigurati (v. WordPress.com). Se vuoi fare qualcosa di più devi sobbarcarti costi il che ovviamente disincentiva la massa… Vi sembrerà folle ma i bambini della mia generazione trovavano in edicola manuali di programmazione per progettarsi videogiochi da soli. Adesso tutto è ridotto a scimmiette spaziali che riempiono campi.
  • Tutto gratis: in perfetta continuità con i loro modelli dell’Alto Medioevo, i Feudatari Digitali hanno convinto i contadini che sostengono costi astronomici. Non può esistere un rapporto paritario. Il Feudatario offre gratis sicurezza dallo spauracchio degli hacker e servizi belli e divertenti… in cambio chiede solo ore di lavoro gratuito.
  • Pagare in visibilità: l’intero sistema di like, +1, retweet, commenti, menzioni è basato sul generare l’illusione che se ottieni 500 condivisioni a un post o 1000 visualizzazioni giornaliere hai in qualche modo raggiunto una sorta di status da celebrità, che un domani monetizzerai.
  • Intruppare nella Piramide Digitale: la distruzione della Rete a grafo in favore della Piramide Digitale è tutta funzionale allo sfruttamento del lavoro gratuito. Il mazzo che si fanno le twitstar per scalare la Piramide è assolutamente commuovente per la quantità di vita distrutta che si lasciano alle spalle per giungere all’agognata comparsata televisiva.
  • L’importante è il buzz: al Feudatario Digitale non interessa un accidenti di cosa scriva il contadino digitale. L’importante è che produca testi indicizzabili dai motori di ricerca e che provveda a spammarli ovunqueper generare traffico. Lo spam è la struttura base del Feudalesimo Digitale. E più si è compulsivi meglio è, fino allo spam umano.
  • Accesso limitato alle metriche: meno cose vede il contadino, meglio è. Le condivisioni generano ottimismo, le visualizzazioni possono generare depressione. Chiunque conosca bene le metriche del proprio blog, apra un blog per una grossa testata online e abbia accesso alle metriche noterà una cosa: fa lo stesso esatto numero di visite del proprio blog (anzi qualcosa di meno).
  • Alimentare il senso di inferiorità: Il Latifondista Digitale cerca poi di giustificare il ricorso alle pratiche summenzionate lamentando che lui paga solo i giornalisti seri, che producono notizie vere… pertanto tutti gli altri contenuti li accoglie magnanimamente come dei “commentoni estesi”… Vai tu a spiegare che la totalità di quello che gira in rete è prodotto da giornalisti copypasta, che non fanno che emettere traduzioni googlate e ripostare quanto affiora dall’iceberg digitale, spesso senza neppure capirlo…

Così si arriva a questa splendida economia drogata in cui tutto è in funzione del marketing più becero. In cui qualunque contributo culturale diventa concime per ingrassare algoritmi, social ads, sistemi di profilazione della clientela.

Scriviamo per essere comprati.

La Rivoluzione siete voi

Detto questo mi limito a riproporre in modo organico e un po’ meno frammentato quanto esposto nel Gruppo di Intervistato. Perché vale per la Community di Intervistato come per voi:

Ma quando capirete che Huffington è un modello OLD e reazionario già replicato alla “mazzo di pane” da anni in Italia? La rivoluzione siete voi. Huffington Post è il TV Sorrisi e Canzoni del giornalismo impegnato…

Un giorno capirò il bisogno degli intellettuali italiani di rendersi subalterni a modelli fallimentari. Ancora non volete rendervi conto che la fonte delle notizie, di tutte le notizie siete voi. I giornalisti copypasta vivono solo di vostri repost.

Scrivete da soli o in gruppo su spazi vostri (quanto più proprietari meglio è), riprendete possesso del codice (basta col preconfigurato wordpress che sta appiattendo tutto), capite che siete voi che portate traffico sulle testate online non loro che danno visibilità a voi, se ci riuscite guadagnateci pure qualcosa (sta storia del tutto gratis è a beneficio esclusivo dei Signori della Cloud), scrivete le vostre storie, comprendete che la gente i post non li legge più da un pezzo, il pubblico vuole un blog che racconti una Storia, vuole essere coinvolto da una esperienza… Gilda ormai oscilla tra le 500 e le 1000 visite al giorno, ha botte da 200 condivisioni e oltre per i pezzi più strutturati, se in un LAB presento un link il 90% di chi entra nel post lo clicca. … non ha un SEO, ci scrive praticamente solo sto disgraziato, ma racconta una Storia… Tra di voi vedo un sacco di esperienze simili… Non siete la serie B del giornalismo… E’ ridicolo che Pubblicodelirio scriva sull’Huffington quando tutti i giornalisti copypasta d’Italia hanno copiato il suo osservatorio social… Voi avete il potere di cambiare le regole, ma abdicate ad esercitarlo.

Huffington post non è che un momento dell’economia del Latifondo Digitale. Spenderci troppe parole è inutile: sarebbe come sottilizzare sulla servitù della gleba ad Ancona comparata a quella di Ascoli nel 1300.

Il nucleo del problema è spendidamente tratteggiato dalle (oneste) parole di Peter Gomez che evidenzia come il mondo dei blogger/contadini digitali sia assolutamente disprezzato dai Meta-Editori/Latifondisti Digitali, che hanno con loro un rapporto assolutamente parassitario: i contadini portano traffico con lo sharing dei propri post. La loro utilità si riassume in questo.

Un modello siffatto ovviamente può esistere grazie a pratiche di Maoismo Digitale ormai radicate tipo: TUTTO GRATIS, VISIBILITA’ TI FARA’ RICCO, SPAMMA OVUNQUE, BLOGGER COME APPRENDISTA GIORNALISTA, REPOST LIBERO, COPYPASTA TUTTA LA VITA.

La colpa del dilagare di questo modello è di blogger come quelli presenti in questo gruppo che dimostrano doti individuazione e trattazione della notizia molto superiori a quelle del giornalismo tradizionale, che tuttavia sottovalutano le proprie capacità creative e imprenditoriali.

Aspettarsi la rivoluzione dal Feudatario Digitale è ridicolo.

Come ho scritto non capisco perché i blogger non si riappropriano dei propri spazi, non escano dalla standardizzazione imposta dalle più comuni piattaforme di blogging, non usino il loro spazio come luogo in cui raccontare una Storia in divenire.

Gruppo Facebook Intervistato.com

Tornate a fare cose belle per voi, che internet non ha bisogno di altro spam.

Conclusioni

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Se vi aspettate la Rivoluzione dai Feudatari Digitali siete fottuti.

E smettetela di bofonchiare contro la Huffington & co. che state solo zappettando le vostre zolle digitali!

Smettete di essere le giovanili del giornalismo e tornate a produrre blog.

Fate cultura. Cambiate il mondo che fa schifo abbastanza e ha bisogno che ne venga raccontato uno nuovo.

Ma poi in definitiva che ne so io dei blogger.

Sono un nonBLOGGER.

Per approfondire