Breve guida ai temi di tendenza estivi | Data Manager Online

Illustri manager digitali, ogni estate è la stessa vecchia storia, i temi di tendenza di Twitter sono letteralmente invasi da stranissimi e incomprensibili hashtag (le etichette di ricerca precedute dal segno #). L’agenda politica viene meno, l’attualità viene ingoiata in un buco nero semantico, le notizie si perdono in un rumore di fondo spaventoso. Mi […]

Alan Turing e Fabio Volo separati dalla nascita | Data Manager Online

Il 23 giugno si sono svolte due ricorrenze: i cento anni dalla nascita di Alan Turing e i quarant’anni dalla nascita di Fabio Volo. Due celebrazioni che hanno eccitato la fantasia dei Cinguettanti… Con esiti alquanto imprevedibili…

Illustri Manager Digitali il 23 giugno scorso una strana coincidenza ha fatto sì che due temi di tendenza continuassero a incrociarsi nei cinguettii: il centenario della nascita di Alan Turing e l’ingresso negli anta di Fabio Volo.

I due personaggi ogni qual volta vengono nominati su Twitter scatenano due sentimenti tra loro antitetici: Alan Turing viene osannato pubblicamente (e giustamente) come genio assoluto, l’altro viene giocosamente denigrato quasi fosse una sorta di Archetipo della “scarsità intellettuale”.

Con cadenza sistematica Alan Turing viene automaticamente associato a quanto di buono ha prodotto l’informatica tra la seconda metà del secolo scorso ed oggi… Fabio Volo alla insana tendenza tutta italiana di pubblicare libri prodotti da “nonscrittori”…

Ma chi sono questi personaggi?

Alan Turing  (Londra, 23 giugno 1912 – Wilmslow, 7 giugno 1954) è considerato unanimemente come uno dei padri dell’informatica, dello sviluppo degli algoritmi, dei computer come li conosciamo oggi e dell’intelligenza artificiale. Oltre questo nel tempo libero ideò delle tecniche di decrittazione, per decodificare il celebre codice Enigma, contribuendo in modo determinante a vincere la “Cyberguerra” contro i Nazisti. Morì suicida a causa dei trattamenti sanitari adottati dalle autorità britanniche per “curare” la sua omosessualità. Morì mangiando una mela avvelenata, con un gesto di terribile valore simbolico su cui molti studiosi ancora si interrogano. Per alcuni la mela avvelenata richiama il mito di Adamo ed Eva della Genesi, con ovvi rimandi al Peccato Originale e alla Caduta (gettando pertanto una luce pessimistica sull’Era Digitale). Per altri la mela avvelenata richiama la favola di Biancaneve, un rimando ad una infantile ricerca della felicità.

Fabio Volo, alias Fabio Bonetti (Calcinate, 23 giugno 1972) è un poliedrico personaggio asceso al successo su Radio Capital, che ha spaziato come cantante, attore, conduttore radiofonico, presentatore televisivo, nonché scrittore, doppiatore e sceneggiatore. Ha all’attivo sei libri che gli hanno misteriosamente attirato le ire delle Comunità Online italiane, al punto che è arrivato a abbandonare Facebook.

Per amore di verità, ammetto di essermi lasciato andare anche io a motteggi abbondantemente retwittati su questa curiosa ricorrenza…

‏@Jovanz74: “Oggi sono nati Alan Turing e Fabio Volo: la prova scientifica che gli oroscopi non funzionano…”

@Jovanz74: “Alan Turing e Fabio Volo uniti dalla nascita e dalla matematica binaria: un Numero Uno e uno Zero.”

Il fenomeno tuttavia mi suscita alcune riflessioni…

Sull’onda delle celebrazioni sul centenario di Alan Turing ho prodotto una piccola risorsa di content curation intitolata “[LAB] 100 anni di Alan Turing”, in cui ho raccolto una serie di risorse di Rete su questo personaggio.

Durante una conversazione digitale con Alessio Ricco (influencer conosciuto nel corso del #MeetFS), mi è stata fatta giustamente notare una banalizzazione sul concetto di Macchina di Turing, troppo spesso confusa con una sorta di omologo del Test di Turing… Se il Test di Turing serve a discernere tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Umana… ergo la Macchina di Turing è qualcosa che attiene all’intelligenza artificiale… Così mi è stata consigliata la lettura di un interessante testo: “APPUNTI SU ALGORITMI, MACCHINE DI TURING, COMPUTABILITÀ” di Marcello Frixione.

L’articolo è molto interessante e ve ne caldeggio la lettura, perché sovverte alcuni topos sul pensiero di Alan Turing ormai divenuti patrimonio comune degli internauti.

Il che mi porta a chiedermi: quando parliamo bene o male di qualcuno nei social media lo facciamo sulla base di un radicato convincimento o sull’autorità/credibilità di qualcun’altro?

Fondamentalmente (nella maggior parte dei casi) tendiamo ad osannare Alan Turing senza aver letto un solo rigo scritto di proprio pugno da Alan Turing… correlatamente tendiamo a denigrare Fabio Volo senza aver letto un solo rigo scritto di proprio pugno da Fabio Volo.

Un po’ come il doodle di Google dedicato ad Alan Turing, un algoritmico gioco pieno di pulsanti steampunk, con cui un po’ tutti hanno armeggiato senza capirci nulla… io l’ho risolto al primo tentativo, prova che ho incredibili doti di logica deduttiva, o che (più probabilmente) una scimmietta digitando a caso i pulsanti di una tastiera può scrivere la Divina Commedia.

viaAlan Turing e Fabio Volo separati dalla nascita | Data Manager Online.

Il terremoto dei Social Media | Data Manager Online

In Emilia la terra trema, le persone muoiono, una delle economie più produttive del nostro sistema- paese va in ginocchio, il nostro patrimonio storico culturale paga un prezzo durissimo… e sui Social Media è un carosello di Maya, macchine genera terremoti, sciacallaggi mediatici, che raccontano un’Italia completamente sprofondata nella Guerra dei Sogni.

Illustri Manager Digitali nelle ultime due settimane purtroppo l’hashtag #terremoto ha tenuto banco in ogni declinazione possibile.

Mentre l’Emilia veniva sconvolta da un impressionante sciame sismico, che ha mietuto numerose vittime, segnando duramente popolazione e territorio, nei social network si assisteva a una sorta di folle esplosione di esternazioni.

Mai come nel caso del terremoto dei giorni scorsi, si è potuto assistere ad un utilizzo più autoreferenziale di Twitter.

La cosa devo dire mi ha molto colpito, perché eccettuato qualche caso oserei dire “illuminato”, per il resto si è potuto assistere a una sorta di anti-comunicazione.

In alcuni frangenti si poteva addirittura avere la percezione che centinaia di migliaia di persone avessero iniziato contemporaneamente a parlare ad un muro. I tweet spesso non sembravano rivolgersi a nessuno, né alcuno sembrava darsi la pena di leggerli o commentarli. Si assisteva a una compulsiva immissione nella Cloud di materiale.

L’importante per molti non era capire, non era informarsi. L’importante era esternare qualunque cosa anche a costo di fare una imperdonabile figuraccia.

Se poi ciò che si esterna sono le solite assurdità sui Maya, le solite fantasticherie di pseudoscienza sul Progetto HAARP, i soliti mugugnii autoreferenziali, i soliti sciacallaggi mediatici, le solite battute ad effetto alla ricerca di un retweet… beh allora c’è qualcosa che davvero non funziona.

E ciò che non funziona non è il media.

Ciò che non funziona sono le persone che utilizzano quel media.

Internet venti anni fa’ ci sembrava qualcosa che avrebbe potuto cambiare il mondo, addirittura le nostre menti e l’idea di identità.

Oggi è desolante constatare che l’utilizzo che viene fatto da molti dei social media è simile a quei bambini che si circondano di barbie e pupazzi di pezza, per recitare per sé stessi, elaborando le proprie fantasie e i propri sogni.

Quanto sopra fatto da un bambino di quattro anni è una importante tappa nello sviluppo psichico e cognitivo… Fatto da trenta/quarantenni suscita curiose riflessioni sui fenomeni regressivi.

E’ internet che ci rende più stupidi, o siamo noi che stiamo rendendo internet più stupido?

Come cittadino mi sono anche seriamente interrogato sul funzionamento dell’Ordine dei Giornalisti.

Le peggiori assurdità del caravanserraglio fantascientifico/complottista, infatti, sono pervenute da link che rimandavano a testate online e a firme di giornalisti.

Penso che, se un medico consigliasse ai propri pazienti di curarsi con il voodoo, un paio di problemi con il proprio Ordine dovrebbe passarli…

Penso che, se un avvocato nel consigliare i propri clienti utilizzasse come riferimento normativo il “Manuale delle Giovani Marmotte”, un paio di tiratine di orecchi dovrebbe riceverle…

Invece misteriosamente, mentre per i blogger si pensano leggi bavaglio, si smuovono a polemizzare e concionare persino Ministri della Repubblica, parecchi giornalisti possono impunemente sparare ogni boiata pazzesca che gli salti per la mente, senza neppure avere il buon cuore di presentarla come una opinione…

E quando un giornalista riporta come “fatti” proprie opinioni, sogni, vaneggiamenti, l’effetto nei Social Media è come lanciare un sasso in uno stagno. Tutto viene amplificato, ridondato, ripostato senza neppure capire. Spesso mi rendo conto che ci sono un sacco di persone ormai ridotte a simpatiche Scimmiette Spaziali che, se leggono una parola chiave accanto a un link, retwittano per principio, senza neppure darsi il disturbo di leggere l’articolo, che stanno diffondendo.

Penso che Giuseppe Lanzi e Alessio Jacona, rispettivamente con “Davvero #Twitter non serve alla #ProtezioneCivile? @ecosofista per #ProCivTw” e “Terremoti: a cosa serve Twitter “ abbiano spiegato con ammirevole chiarezza quali potrebbero essere le prospettive aperte dai nuovi Media di fronte a calamità naturali.

Che dire? E’ tremendo vedere come un media che potrebbe fornire uno strumento utilissimo nella circolazione delle informazioni, nella gestione delle emergenze, nella diffusione di notizie vere, venga utilizzato alla fine solo per buttar fuori il niente.

Tuttavia va notata la sostanziale salubrità della Rete. Al verificarsi di ogni massiva immissione di materiale  degenere gli utenti più consapevoli di Twitter hanno reagito compatti da un lato rispondendo per le rime a complottisti e catastrofisti, dall’altro stigmatizzando a viva forza i tentativi di sciacallaggio.

Segno che, almeno per ora, simili forme di spam biologico sono ancora vissute come un corpo estraneo e per fortuna gli anticorpi sembrano forti.

viaIl terremoto dei Social Media | Data Manager Online.