L’insostenibile leggerezza di Magalli Presidente

Dopo aver letto il delirante editoriale di Antonio Padellaro “Quirinale: perché Magalli” sento il dovere civile di scrivere due righe di chiarimento sulla vicenda.

Sto leggendo in queste ore una tale sequela di bizzosi spiegoni sulla vicenda Magalli, che mi vengono le vertigini: Magalli come incarnazione della protesta, Magalli come eroe di masse di beoti cresciuti a pane e televisione, Magalli come rifiuto della nomenclatura piddina, Magalli sulla Luna…

Continua a leggere…

Il Blogger ai tempi del Feudalesimo Digitale

Originariamente pubblicato su Gilda35.com

“Siamo tutti servi della gleba, e abbiamo dentro il cuore una canzone triste.” (Stefano Belisari, cantante, compositore e polistrumentista italiano)

ONtro

Esimi Ricercatori, come ben saprete (se non lo sapete siete stati ricoverati in coma nelle ultime settimane) il lancio dell’Huffington Post ha aperto un surreale dibattito nell’Agorà Digitale Italiana sui temi della gratuità delle prestazioni professionali erogate dai blogger e sulla bontà di un approccio analogico come quello di Lucia Annunziata a condurre una testata così rivoluzionaria…

Il dibatitto a tratti grottesco che si è prodotto mi ha indotto a pormi una domanda abbastanza angosciosa:

Noi internauti abbiamo ancora coscienza di cosa sia un blog e cosa rappresenti essere un blogger, o nel tremendo mash-up esistenziale in cui viviamo, ormai abbiamo ridotto tutto alla versione juniores e deteriore del giornalismo?

Blogosfera Anno Zero

L’immagine che mi si genera nella mente quando leggo questi dibattiti furibondi a base di botte di post e contro post è quello dei Feudatari Digitali che, sorseggiando vini pregiati, osservano i vilici litigarsi le erbe edibili col bestiame, pur di non crepare di fame.

Nel Gruppo Facebook di Intervistato.com si è svolto un lungo ed interessante dibattito sul tema che ha visto coinvolti nomi a Voi molto cari, come Stefano Chiarazzo, Daniele Chieffi, Alessio Biancalana, Giovanni Vitale e Simone Corami.

Desidero pertanto esporre qui in modo organico quanto in precedenza esposto in modo rapsodico.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Se questo è un blogger

Come al solito tocca a me che sono un nonBLOGGER l’ingrato compito di spiegare ai blogger quanto è calda l’acqua.

Beviamo l’amaro calice.

Allora innanzitutto i blogger non esistono. Esistono i blog.

I blog sono un particolare tipo di sito che presenta i post in ordine cronologico (c.d. weblog).

Chi è più vecchiotto su internet ricorderà che in origine i weblog erano siti tematici che presentavano elenchi ragionati di link organizzati in ordine cronologico di indiivduazione. Non avevamo motori di ricerca performanti come quelli attuali e ci arrangiavamo come si poteva.

Vi siete ripresi dallo shock?

Bene, procediamo.

In qualche disgraziato momento della nostra metamorfosi in automi sintetici, è nata la geniale idea di identificare come “blogger” gli scrittori e i giornalisti che utilizzavano i weblog per presentare al pubblico i propri pezzi. Come se chi scrive con la penna fosse un “pennatore”, o chi scrive con la macchina da scrivere un “macchinadascriveratore”…

Quando lo strumento assorbe l’umano.

Questo mirabolante passaggio semantico ha avuto uno scopo ben preciso in molti Stati (es. l’Italia): consentire ai giornalisti di crogiolarsi nell’illusione di poter eludere le norme imperative inerenti editoria ed informazione (salvo svegliarsi tutti sudati in aule di tribunale).

Non esistono blogger. Esistono scrittori e giornalisti, magari più o meno capaci, più o meno professionali, che usano strumenti digitali per raggiungere più persone possibili coi propri scritti.

Ciò che è qualificante per me è il blog nel suo complesso: i post sono testi buttati a casaccio o raccontano una storia, una visione del mondo? Del singolo post non mi interessa assolutamente nulla. Il blog è un sito e un sito è un artefatto culturale e nel valutarlo ne soppeso ogni singolo aspetto.

Solo se valuto un blog in cui emergono elementi di scrittura, di grafica, di creatività… allora riesco a qualificare qualcuno davvero come blogger e non come scrittore/giornalista sul digitale.

La vera rivoluzione del blog è tutta lì: uno strumento alla portata di tutti per creare artefatti culturali anche complessi.

Ma quanti blogger si occupano di questi aspetti ormai?

 

Teoria e pratica del Feudalesimo Digitale

L’Oligopolio Digitale (Amazon, Facebook, Google e Apple) è per lo più un gigantesco Metaeditore. Gli avvocati dell’Oligopolio vi racconteranno con le zanne scoperte che sono soggetti che erogano servizi informatici e che nulla hanno a che fare con l’editoria.

Ma è una balla colossale, ideata per eludere in grande stile le legislazioni locali sull’editoria.

I Social Network sono evoluzioni del modello del weblog.

Quando Facebook, Twitter, Google Plus pubblicano i nostri post sono il nostro metaeditore e tutti noi nel nostro piccolo siamo micro-scrittori e micro-giornalisti dilettanti, che raccontano storie, propongono notizie, creano cultura…

E così dal blogger con gli anni si è passati al contadino digitale…

L’Oligopolio Digitale ha dettato il modello del Metaeditore e le testate online hanno semplicemente replicato il modello. Huffington come il Fatto Quotidiano, Linkiesta, il Post e soci agiscono semplicemente in regime di Feudalesimo Digitale.

Questi per sommi capi i principi del Feudalesimo Digitale:

  • Sottrazione del codice: il contadino digitale non deve poter avere accesso al codice di programmazione. L’esperienza deve essere quanto più standardizzata possibile (v. Facebook), al massimo si concedo temi preconfigurati (v. WordPress.com). Se vuoi fare qualcosa di più devi sobbarcarti costi il che ovviamente disincentiva la massa… Vi sembrerà folle ma i bambini della mia generazione trovavano in edicola manuali di programmazione per progettarsi videogiochi da soli. Adesso tutto è ridotto a scimmiette spaziali che riempiono campi.
  • Tutto gratis: in perfetta continuità con i loro modelli dell’Alto Medioevo, i Feudatari Digitali hanno convinto i contadini che sostengono costi astronomici. Non può esistere un rapporto paritario. Il Feudatario offre gratis sicurezza dallo spauracchio degli hacker e servizi belli e divertenti… in cambio chiede solo ore di lavoro gratuito.
  • Pagare in visibilità: l’intero sistema di like, +1, retweet, commenti, menzioni è basato sul generare l’illusione che se ottieni 500 condivisioni a un post o 1000 visualizzazioni giornaliere hai in qualche modo raggiunto una sorta di status da celebrità, che un domani monetizzerai.
  • Intruppare nella Piramide Digitale: la distruzione della Rete a grafo in favore della Piramide Digitale è tutta funzionale allo sfruttamento del lavoro gratuito. Il mazzo che si fanno le twitstar per scalare la Piramide è assolutamente commuovente per la quantità di vita distrutta che si lasciano alle spalle per giungere all’agognata comparsata televisiva.
  • L’importante è il buzz: al Feudatario Digitale non interessa un accidenti di cosa scriva il contadino digitale. L’importante è che produca testi indicizzabili dai motori di ricerca e che provveda a spammarli ovunqueper generare traffico. Lo spam è la struttura base del Feudalesimo Digitale. E più si è compulsivi meglio è, fino allo spam umano.
  • Accesso limitato alle metriche: meno cose vede il contadino, meglio è. Le condivisioni generano ottimismo, le visualizzazioni possono generare depressione. Chiunque conosca bene le metriche del proprio blog, apra un blog per una grossa testata online e abbia accesso alle metriche noterà una cosa: fa lo stesso esatto numero di visite del proprio blog (anzi qualcosa di meno).
  • Alimentare il senso di inferiorità: Il Latifondista Digitale cerca poi di giustificare il ricorso alle pratiche summenzionate lamentando che lui paga solo i giornalisti seri, che producono notizie vere… pertanto tutti gli altri contenuti li accoglie magnanimamente come dei “commentoni estesi”… Vai tu a spiegare che la totalità di quello che gira in rete è prodotto da giornalisti copypasta, che non fanno che emettere traduzioni googlate e ripostare quanto affiora dall’iceberg digitale, spesso senza neppure capirlo…

Così si arriva a questa splendida economia drogata in cui tutto è in funzione del marketing più becero. In cui qualunque contributo culturale diventa concime per ingrassare algoritmi, social ads, sistemi di profilazione della clientela.

Scriviamo per essere comprati.

La Rivoluzione siete voi

Detto questo mi limito a riproporre in modo organico e un po’ meno frammentato quanto esposto nel Gruppo di Intervistato. Perché vale per la Community di Intervistato come per voi:

Ma quando capirete che Huffington è un modello OLD e reazionario già replicato alla “mazzo di pane” da anni in Italia? La rivoluzione siete voi. Huffington Post è il TV Sorrisi e Canzoni del giornalismo impegnato…

Un giorno capirò il bisogno degli intellettuali italiani di rendersi subalterni a modelli fallimentari. Ancora non volete rendervi conto che la fonte delle notizie, di tutte le notizie siete voi. I giornalisti copypasta vivono solo di vostri repost.

Scrivete da soli o in gruppo su spazi vostri (quanto più proprietari meglio è), riprendete possesso del codice (basta col preconfigurato wordpress che sta appiattendo tutto), capite che siete voi che portate traffico sulle testate online non loro che danno visibilità a voi, se ci riuscite guadagnateci pure qualcosa (sta storia del tutto gratis è a beneficio esclusivo dei Signori della Cloud), scrivete le vostre storie, comprendete che la gente i post non li legge più da un pezzo, il pubblico vuole un blog che racconti una Storia, vuole essere coinvolto da una esperienza… Gilda ormai oscilla tra le 500 e le 1000 visite al giorno, ha botte da 200 condivisioni e oltre per i pezzi più strutturati, se in un LAB presento un link il 90% di chi entra nel post lo clicca. … non ha un SEO, ci scrive praticamente solo sto disgraziato, ma racconta una Storia… Tra di voi vedo un sacco di esperienze simili… Non siete la serie B del giornalismo… E’ ridicolo che Pubblicodelirio scriva sull’Huffington quando tutti i giornalisti copypasta d’Italia hanno copiato il suo osservatorio social… Voi avete il potere di cambiare le regole, ma abdicate ad esercitarlo.

Huffington post non è che un momento dell’economia del Latifondo Digitale. Spenderci troppe parole è inutile: sarebbe come sottilizzare sulla servitù della gleba ad Ancona comparata a quella di Ascoli nel 1300.

Il nucleo del problema è spendidamente tratteggiato dalle (oneste) parole di Peter Gomez che evidenzia come il mondo dei blogger/contadini digitali sia assolutamente disprezzato dai Meta-Editori/Latifondisti Digitali, che hanno con loro un rapporto assolutamente parassitario: i contadini portano traffico con lo sharing dei propri post. La loro utilità si riassume in questo.

Un modello siffatto ovviamente può esistere grazie a pratiche di Maoismo Digitale ormai radicate tipo: TUTTO GRATIS, VISIBILITA’ TI FARA’ RICCO, SPAMMA OVUNQUE, BLOGGER COME APPRENDISTA GIORNALISTA, REPOST LIBERO, COPYPASTA TUTTA LA VITA.

La colpa del dilagare di questo modello è di blogger come quelli presenti in questo gruppo che dimostrano doti individuazione e trattazione della notizia molto superiori a quelle del giornalismo tradizionale, che tuttavia sottovalutano le proprie capacità creative e imprenditoriali.

Aspettarsi la rivoluzione dal Feudatario Digitale è ridicolo.

Come ho scritto non capisco perché i blogger non si riappropriano dei propri spazi, non escano dalla standardizzazione imposta dalle più comuni piattaforme di blogging, non usino il loro spazio come luogo in cui raccontare una Storia in divenire.

Gruppo Facebook Intervistato.com

Tornate a fare cose belle per voi, che internet non ha bisogno di altro spam.

Conclusioni

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Se vi aspettate la Rivoluzione dai Feudatari Digitali siete fottuti.

E smettetela di bofonchiare contro la Huffington & co. che state solo zappettando le vostre zolle digitali!

Smettete di essere le giovanili del giornalismo e tornate a produrre blog.

Fate cultura. Cambiate il mondo che fa schifo abbastanza e ha bisogno che ne venga raccontato uno nuovo.

Ma poi in definitiva che ne so io dei blogger.

Sono un nonBLOGGER.

Per approfondire

Quando Zuckerberg censurò pure Sallusti, oppureNO!

Ormai è il vero Guru 2.0

ONtro

Esimi Ricercatori ed Estimatori del Progetto Gilda35, come saprete qualche giorno addietro ci eravamo occupati della “censura” subita dal Fatto Quotidiano su Facebook.

In quella sede fornimmo alcune delucidazioni sul reale svolgimento dei fatti, chiarendo che ci si trovava di fronte a un classico attacco da lamer, che sfruttava alcune dinamiche del meccanismo antiSPAM del noto Social Network (v. “Quando Zuckerberg censurò Travaglio, oppureNO!”)…

Non passano neanche poche ore dalla pubblicazione del nonPOST che l’impeccabile Braccino Corto (Ricercatore di lunghissima data) ci segnala che anche il Giornale aveva subito lo stesso servizio del Fatto Quotidiano:

L’ennesimo caso di “censura bottom-up”

Così d’uno colpo le tesi complottiste evaporano come neve al sole… La vedo dura immaginare che per reazione a Massimo D’Alema, che aveva contattato Silvio Berlusconi, che aveva contattato Mark Zuckerberg, per imbavagliare il Fatto Quotidiano, allora Marco Travaglio aveva contattato Carlo De Benedetti che aveva contattato Rupert Murdoch, che aveva contattato sempre Mark Zuckerberg per dirgli: “Imbavaglia Alessandro Sallusti e i suoi scagnozzi, Mark!”… il tutto sempre sotto l’alto patrocinio di Letizia Casta…

Tutto può essere, ma la vedo davvero dura.

E poi mi immagino anche che a un certo punto Mark Zuckerberg potrebbe dire: “Oh! Ragazzi e mo’ basta se no vi levo il giocattolo! Devo dominare il mondo! Non ho tempo per beghe tra pennivendoli!”

Necessario inciso: a me Sallustri piace perché ha una mimica facciale assolutamente esilarante. Non capisco molto di quello che dice ma è divertentissimo.

Necessario inciso: a me quelli del Giornale piacciono perché hanno ripreso pari pari le spiegazioni che ho fornito nel nonPOST dedicato alla “censura” del Fatto Quotidiano e le hanno applicate al loro caso in questo simpatico articolo: “Anche il Giornale imbavagliato su Facebook”… e questa volta poiché ero l’UNICO che aveva spiegato che alla base di questo tipo di censure c’è un banale fenomeno di antiSPAM il mio petto si gonfia di orgoglio: sono l’Ideologo Ombra del Fatto Quotidiano e del Giornale contemporaneamente.

Poiché siamo per l’affermazione e la contraddizione continua questo Terzismo Dadaista quasi ci commuove. Fin nel midollo.

Ma il caso del Giornale ci chiarisce le idee su una cosina: crolla la tesi del “Cecchino Solitario”…

A questo punto è di tutta evidenza che non ci si trova di fronte ad un Lamer solitario, che va a caccia di Pagine Facebook grasse di like… il Giornale ha un decimo dei like del Fatto Quotidiano (50.000 contro 500.000)…

Insomma miei esimi Ricercatori qui i casi sono due: o in Italia imperversa un diabolico lamer che desidera che si scateni una sorta di Tempesta Perfetta Digitale, oppure qui squadroni di fanboy dell’una e dell’altra parte hanno preso a darsele di santa ragione sfruttando le note tecniche di lameraggio esposte nel nonPOST dedicato al Fatto…

Ovviamente il Rasoio di Occam ci fa propendere per la seconda ipotesi, anche se la prima ci catapulterebbe in una dimensione onirica assolutamente meravigliosa…

Ma se seguo, come devo, il Rasoio di Occam, ne consegue l’ennesimo sbertucciamento di quelle anime belle che per fare marketing in favore delle Dotcom (le aziende del Digitale), ci decantavano le magnifiche sorti progressive di Internet come strumento di Pace (v. “Peace is War“, “Il Testamento di Nobel 1.0“, “Il Testamento di Nobel 2.1 – Il Nobel come Marketing” e “Il Testamento di Nobel 2.1.1 – L’Unione senza fine di Svezia e Norvegia“)…

Il sillogismo secondo cui “mettendo in contatto tra loro taaaante persone che acquistano hardware fighetti, comprano licenze software esose ed inutili, cliccano su millemila socialADS e pagano bollette salate ai provider… si genera taaaaanta Pace” va per l’ennesima volta a farsi friggere.

Amo Internet da impazzire. Su internet ho letteralmente espanso la mia coscienza, le mie competenze, le mie relazioni. Ma devo ammettere che Internet è neutro.

Internet non è buono.

Internet non è cattivo.

Internet è uno strumento e come tale non è capace di comportamenti etici, né di ispirare comportamenti etici.

Internet è ottimo per comunicare e generare sinergie positive.

Internet è ottimo per trollare le persone fino al suicidio (v. “Fake Plastic Trolls Pt. 2”).

Internet è ottimo per scatenare rivoluzioni.

Internet è ottimo per individuare dissidenti.

Internet è un grande campo da gioco, dove si sta iniziando a dirottare uno dei giochi più vecchi del mondo: la Lotta per il Potere.

Le Elezioni Amministrative (v. “BOTpolitick: Elezioni Amministrative 2011”) e i Referendum (v. “Referendum 2011: La Risposta è 57”) hanno fatto comprendere perfino in Italia, che internet è un luogo dove si può esercitare il Potere.

Gli sviluppi possibili erano due: il dialogo anche acceso, o quelle che nel gergo di noi smanettoni chiamiamo le “Guerre di Religione”.

Le Guerre di Religione 2.0

Chiunque sia uno smanettone ha avuto esperienza di una Guerra di Religione. Chiunque ha avuto esperienza di una Guerra di Religione sa che dire che Internet è uno strumento di Pace è assolutamente ridicolo.

Una “Guerra di Religione” è uno scontro tra due fazioni di fanboy (fan di Vasco contro fan di Ligabue, fan di Playstation contro fan di X-Box, fan della Velina Bionda contro fan della Velina Mora, fan di Apple contro resto del Mondo), che iniziano a darsela di santa ragione su un forum, un gruppo o una pagina su Facebook, una chat, ecc…

Ovviamente il massimo livello di approfondimento che riceverete in una “Guerra di Religione” sarà: ABBASSO/ALE’ conditi da PERCHESI/PERCHENO e MUORI/NOMUORITU.

Nei primi 5 minuti di una Guerra di Religione si argomenta in modo pacato…

…al 15° minuto iniziano gli insulti…

…al 30° minuto iniziano gli insulti personali che chiamano in caso comportamenti sessuali dei genitori e i cari defunti…

…al 35° minuto qualcuno cerca di calmare gli animi, riuscendoci…

…al 45° minuto appaiono i Troll ed iniziano a fomentare di nuovo il flame (così giusto per farsi due risate)…

…al 60° minuto appaiono i lamer dell’una e dell’altra fazione che iniziano a bloccare e segnalare per spam ogni iniziativa del Nemico…

…al 75° minuto qualcuno chiama un amico Cracker che devasta il sito, la pagina, il gruppo, in una colossale deflagrazione digitale…

…al 90° arrivano la Polizia Postale e la Neuro a raccattare morti e feriti…

Conclusioni impermanenti

Niente complotti, niente camarille, cari Ricercatori…

Iniziano le Guerre di Religione 2.0.

E dato il livello del dibattito politico italiano ne vedremo delle belle.

L’unica speranza è che i Social Network rivedano certi automatismi un po’ sciocchi, in favore di sistemi di “moderazione” più intelligenti. Torno a ripetere che Facebook deve prendere atto che le pagine delle testate giornalistiche e politiche ufficiali necessitato di meccanismi di tutela che non possono essere i medesimi della paginetta dei fanboy dei Pizza&Fiki…

I Social Network la devono fare finitia di fingere che siamo in una sorta di Asilo Mariuccia per adulti.

I Social Network devono assumersi le proprie responsabilità, distinguere, discernere. Perché il gioco si sta facendo duro…

POSCRITTO N. 1 L’importanza di chiamarsi SalluSTRI.

Innanziutto devo ringraziare il sempre attento Marco Menu, che mi ha segnalato uno svarione:

Scrivere tutto d’un fiato seguendo il mio flusso di coscienza fa sì, che talvolta mi scappino sulla pagina digitale storpiature scherzose che utilizzo nel parlato… Chi mi conosce sa che mi piace giocare con nomi, topos ed ethos… così il povero Sallusti è diventato il più tetro SalluSTRI, evocando sinistri stridori…

Me ne scusco con la sensibilità dei lettori e di Alessandro Sallusti.

Ho  debitamente emendato i miei svarioni e adesso il nonPOST è purificato di ogni inopinata storpiatura.

POSCRITTO N. 2 Internet come luogo o strumento?

L’ottimo Giovanni Vitale in uno dei gruppetti segreti in cui confabuliamo del più e del meno mi ha mosso giustamente questa osservazione:

A Giovanni Vitale solito appunto: non dovresti usare indifferentemente i termini ‘strumento’ e ‘luogo’, essi non sono ecquivalenti né, tantomeno, sinonimi! Trascurare tale distinzione, che a taluni può risultare oziosa o leziosa, implica, invece, conseguenze molto rilevanti sul piano epistemologico, oltre ad affermare un errore su quello ontologico.

Di seguito vi riporto la mia risposta su cui mi ripropongo un giorno non lontano di scriverci un apposito nonPOST:

Giovanni Scrofani Mi spiego meglio (penso che ci faccio pure un piccolo poscritto) internet è un luogo e uno strumento, contemporaneamente. E’ questa la sua caratteristica principale. Essendo stato progettato in ambito militare per consentire, attraverso il trasferimento dati in piccoli pacchi di bit, l’impossibilità di una distruzione fisica della Rete. Come accaduto in Egitto, anche se si spegne un settore della Rete il resto continua a funzionare. Internet doveva resistere ad attacchi di tipo nucleare. Quindi oggi Internet, come ben espresso da alcuni tecnologi, è un “fenomeno naturale” insuscettibile di un vero e proprio controllo (v. i tentativi di USA e Iran di creare reti ombra per fini contrapposti). Quindi Internet per l’utente medio (ad es. me) è un “luogo”. Ma internet è anche uno “strumento” per chi ne “progetta” le funzionalità e le dinamiche. Per i c.d. “Signori della Cloud”, che fanno evolvere teleologicamente il “luogo”, Internet è appunto uno “strumento”, per obiettivi riassumibili col classico trinomio: Potere, Piacere, Possesso.

E di seguito la piccola coccolosa chiosa:

Giovanni Scrofani Poi però c’è sempre la Gang of Four (Amazon, Google, Facebook e Apple) pronta a catechizzarci sul fatto che nel loro sviluppo del “luogo” perseguono solo “virtute e conoscenza” 😉

Quando Zuckerberg censurò Travaglio, oppureNO!

“La rete non è Che Guevara anche se si finge tale”
Michele Salvemini (compositore e polemista Italiano, Molfetta, 9 ottobre 1973)

ONtro

Necessaria premessa: a me Travaglio piace, perché ha dei tempi comici meravigliosi. Non capisco molto di quello che dice, ma è divertentissimo.

Altrettanto necessaria premessa a me quelli del Fatto Quotidiano piacciono perché leggono spesso Gilda35 e altrettanto spesso ne traggono spunto per i propri articoli. Quindi non posso non provare per loro la caramellosa empatia 2.0 tipica dell’Influencer di razza, che trova il proprio pensiero mash-uppato, rieditato, decontestualizzato, alterato, rielaborato…

Come non potrei LOVVARE (il LOV è la massima espressione di empatia 2.0 che si prova verso perfetti sconosciuti cui senti l’impulso prepotente di manifestare il tuo affetto) Federico Mello che IL GIORNO DOPO che ho pubblicato il nonPOST “La morte di Osama Bin Laden e ReallyVirtual, quando la Storia passa su Twitter” ne pubblica la versione Bignami dal titolo “Il vicino di Osama inciampato nella Storia” ? Esimi Ricercatori, come non commuoversi fin nel profondo quando vedi che mentre tutti parlavano di “Teoria dell’Informazione” il tuo approccio “Storico” passa alla velocità della luce e viene ripreso su un’autorevole testata online, ovviamente senza avere il buon gusto di citare il proprio ispiratore?

Come non LOVVARE Layla Pavone che IL GIORNO DOPO aver letto nel gruppo Facebook di Indigeni Digitali il mio dittico su Fake e Troll (v. Fake Plastic Trolls: Pt. 1 Se questo è un Fake e Pt. 2 …allora questo è un Troll), ne pubblica la versione bignami dal titolo “Il brutto della Rete: i troll”, ovviamente senza neppure un grazie…

Siamo dadaisti e quindi questo approccio spregiudicato e calpestatore di ogni ipocrita netiquette ci esalta!

Quindi essendo l’Ideologo Ombra del Fatto Quotidiano non posso non occuparmi del caso che ha scosso le coscienze italiche: Mark Zuckerberg ieri (22 luglio 2011 A.D.) ha censurato Marco Travaglio.

OppureNO.

La Casta e la Censura 2.0

La Casta minaccia di censurare la Rete!

Uno dei problemi più drammatici che affliggono l’Italia è la Censura 2.0 che la Casta impone su ogni libera forma di espressione.

Il web in nazioni come l’Iran e la Cina è il regno della libertà di espressione, rispetto alle atrocità che la Casta perpetra in Italia.

Ogni giorno su Twitter, su Facebook, su i Blog, nei giornali assisto asfissiante al ripetersi delle parole CENSURA e CASTA. Twitters angosciati che la Casta possa censurare i loro Tweet, Blogger in ansia perché il loro sito letto da 5 persone al giorno possa essere censurato dalla Casta, Giornalisti contro la Casta, che temono il bavaglio della Casta…

Detto per inciso non capisco tutto questo odio per Letizia Casta, né perché dovrebbe avere tutto questo interesse a zittire la scena digitale italiana… ma mi adeguo.

Così qualunque tema (dal dibattito sul diritto d’autore ai tempi del Web 2.0, alla privacy, alla netiquette, alle ricette di Nonna Papera, ecc…) degrada in un piagnisteo sulla Casta e la Censura…

Lo ammetto quando in Rete sento parlare di Censura e Casta, sorrido con stucchevole paternalismo senza neppure leggere ciò di cui si sta parlando.

Tanto sarebbe inutile.

L’unico giornalista realmente censurato in italia , il cui sito è stato oscurato per le opinioni ivi espresse, è stato Gianni Lannes per le sue indagini sulla Barilla (v. “La Storia di Gianni Lannes e Barilla” presso Stampa Libera)… e non mi pare che nessuno si stracci le vesti, o scenda in piazza…

Facebook il cattivone censura il povero Fatto Quotidiano…

Mark Zuckerberg nel suo vero aspetto di Dr. Evil

Diciamocela tutta Facebook, sebbene diffuso capillarmente, qui in Italia è molto odiato.

Tra i Missionari 2.0 ci si vanta spesso di non possedere Facebook, di  detestare Facebook, di avere un account Facebook “ma così, sta morto, tanto non lo uso mai”

Eppure nonostante tra le coscienze più evolute Facebook sia tanto detestato, un giornale “contro” come il Fatto Quotidiano ha una fanpage da 572.801 like, che se si traducessero in copie vendute rappresenterebbero il caso editoriale del decennio…

Potete ben capire come per il Fatto Quotidiano la propria presenza online, ed in particolare su Facebook sia di vitale importanza…

Così ieri nel Gruppo FB di Indigeni Digitali leggo questo accorato appello di Layla Pavone:

Stamattina e’ stato fatto un “attacco” a IlFatto Quotidiano da parte di “ignoti” che hanno mandato una quantita’ di segnalazioni a FB dei contenuti de Il Fatto come offensivi con il presumibile intento di censurarne la diffusione. Ringrazio gli amici di FB che ci stanno dando una mano a risolvere il problema e a difendere la liberta’ di informazione

Persino in un gruppo di coscienze evolute come quello degli Indigeni iniziano a fioccare i soliti commenti sul Nano, il Bavaglio e compagnia… Ma quello che mi getta nello sconforto è iniziare a leggere in Rete post e articoli su questa falsa riga:

Facebook si conferma censore: oscurato il Fatto Quotidiano

Facebook censura Il Fatto Quotidiano: forse è colpa di un attacco programmato

Facebook censura Il Fatto Quotidiano

Facebook censura il Fatto Quotidiano?

Facebook censura Il Fatto Quotidiano

FACEBOOK CENSURA IL FATTO QUOTIDIANO

Facebook censura completamente Il Fatto Quotidiano: attualmente nessun articolo è condivisibile sul social network

Ho selezionato questi post per la chiarezza con cui esprimono la propria opinione, o per la grazia con cui urlano “daje ar Censore” in un florilegio di pubblicità assolutamente ben assortito…

Vi risparmio com’è ovvio i commenti su Twitter e Facebook alla notizia, i più gustosi dei quali paventano un patto tra Berlusconiani e D’Alemiani ai danni del Fatto, con incroci su P4 (io ero rimasto alla P2 e mi dispiace molto di essermi perso la P3), l’arresto di Papa Tedesco (ma cosa può aver combinato Benedetto XVI di così grave?), servizi segreti deviati e ovviamente massoneria internazionale …

Ovviamente trovo assolutamente spassosa l’idea di una Mega Cospirazione degli Illuminati in cui D’Alema chiama Berlusconi e dice: “Fammi fuori Travaglio” e Mr. B. chiama Mark Zuckerberg per dirgli: “Oscurali”… il tutto ovviamente con l’alto patrocinio di Letizia Casta!

Però purtroppo sono affetto da un inguaribile pragmatismo.

Esatto, esimi Ricercatori, la penso proprio come voi: è una banale lamerata.

Il caro vecchio Lamerozzo

Un Lama dal fiero cipiglio

Di seguito mi sembra opportuno chiarire ai meno avvezzi alle vicende digitali cosa è successo…

Innanzitutto un Lamer è una sorta di vandalo digitale, che sfruttando falle o funzionalità balorde di un canale di comunicazione, di una chat, di un social network, o di un videogame online, ne approfitta per rendere la vita più dura agli altri utenti…

Personalmente detesto i lamer dei videogame online che con cheat, bug ed exploit devastano l’esperienza di gioco degli altri utenti… nonostante anni di gioco online ancora non capisco il gusto nel gironzolare invulnerabile sotto il fuoco nemico, sterminando orde di giocatori corretti con uno “one shot one kill”…

Ma tant’è, i Lamer esistono e ne prendo atto. Se ne incontro uno mollo la partita. Tutto qui.

Quella che è accaduta al Fatto Quotidiano è una lamerata classica: segnalare un abuso in una pagina di Facebook.

Data la mia ventennale esperienza di smanettone posso riassumere così quanto accaduto.

Un allegro smanettone, magari Thailandese, guarda annoiato un sito pornografico… decide di ravvivare la serata con una bella lamerata…

…accede a internet in modalità protetta con uno di quei banali applicativi che consentono di dirottare il vostro indirizzo IP (non si sa mai si destasse l’interesse della Polizia Postale)…

…apre una decina di account di posta elettronica usa e getta (durano l’arco di un’ora e si cancellano)…

… crea tra i 10 e i 100 account falsi di Facebook…

…inizia ad andare a caccia della preda…

…incontra questa bella paginona da 500.000 like e la sua mente si infiamma…

…con tutti gli account inizia a segnalare la sventurata pagina facebook per una delle seguenti categorie:

  1. Spam o scam
  2. Incitamento all’odio o attacco personale
  3. Comportamento violento o dannoso
  4. Contenuti sessualmente espliciti
  5. Pagina già esistente o categoria sbagliata

Purtroppo, poiché Facebook è un oligopolista, raggiunta una certa “massa critica” di segnalazioni un simpatico meccanismo antiSPAM, che se ne fotte allegramente di tutto e tutti, mette in quarantena tutti link associati a quella determinata pagina…

… e il Lamer può finalmente bullarsi in qualche forum del Sudest asiatico della propria bravata…

Esistono parecchie contromisure elettroniche a questo genere di attacchi, mi meraviglio che al Fatto Quotidiano non le adottino… e mi fa sorridere quando parlano di interventi da Palo Alto per sbloccare la situazione…

La cosa può agevolmente essere sbloccata dal personale italiano di Facebook, come attestato da questo simpatico post di Vita di un IO: Cosa fare se Facebook blocca i contenuti di un blog?

(Resta inteso che potrebbe anche trattarsi dell’accumulo negli anni di fisiologiche segnalazioni da parte di Berlusconiani piccati per le posizioni del Fatto, niente di più facile, ma quella del Lamer è la soluzione che il Rasoio di Occam segnala come più semplice)

Conclusioni

Che dire a mio avviso il problema è esattamente l’opposto di quello che è stato proposto.

La causa di quanto avvenuto non è riconducibile ad un accanimento di Facebook o degli Illuminati verso il Fatto Quotidiano, per le scomode posizioni da questo espresse.

Neanche per sogno.

La causa è riconducibile ad un sistema anti-SPAM, abbondantemente sfruttato dai Lamer, che mette in “quarantena” le pagine senza andare a controllare la natura del denunciante e del denunciato…

Finora avevo assistito a questo genere di pratica come ripicca tra blogger, non mi era mai capitato un caso così importante… e trovo assolutamente demenziale che per pagine di questa importanza possa scattare l’anti-SPAM.

La riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che per l’Oligopolio Digitale della Gang of Four (Amazon, Facebook, Apple e Google) esiste una sorta di paradossale democrazia in cui non conta niente nessuno.

Ma quale censura, esimi Ricercatori, questa è l’ennesima riprova che nel Tritacarne Digitale tutti i contenuti, i post, le polemiche, i flame, gli articoli, i commenti, sono solo ammennicoli per dirottare traffico sui SocialADS…

In Tecnonucleo non esiste censura. Perché è tutto rumore bianco.

E così all’esito di tutte queste polemiche mi immagino Mark Zuckerberg apostrofarci con le immortali parole del Marchese del Grillo…