Chiunque può legiferare

Ovvero riflessione semi seria sul perché agli Italiani non interessa scrivere la Dichiarazione dei Diritti di Internet.

Indifferenza

Qualche annetto addietro portai i miei figli a vedere “Ratatouille” un eccellente film di animazione della Disney. La storia è presto detta: un simpatico sorcio dall’olfatto sopraffino, ispirato dal libro “Chiunque può cucinare” di un grande chef francese, si cimentava nell’alta cucina fino a conquistare il palato del più feroce dei critici gastronomici ed aprirsi un ristorantino.

Questa edificante storiella deve aver ispirato le migliori menti della scena digitale italiana nel formulare la strategia sull’elaborazione della c.d. “Dichiarazione dei Diritti in Internet” (comunemente nota col maccheronico “Bill of Rights di Internet”).

Continua a leggere…

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Quando Zuckerberg censurò pure Sallusti, oppureNO!

Ormai è il vero Guru 2.0

ONtro

Esimi Ricercatori ed Estimatori del Progetto Gilda35, come saprete qualche giorno addietro ci eravamo occupati della “censura” subita dal Fatto Quotidiano su Facebook.

In quella sede fornimmo alcune delucidazioni sul reale svolgimento dei fatti, chiarendo che ci si trovava di fronte a un classico attacco da lamer, che sfruttava alcune dinamiche del meccanismo antiSPAM del noto Social Network (v. “Quando Zuckerberg censurò Travaglio, oppureNO!”)…

Non passano neanche poche ore dalla pubblicazione del nonPOST che l’impeccabile Braccino Corto (Ricercatore di lunghissima data) ci segnala che anche il Giornale aveva subito lo stesso servizio del Fatto Quotidiano:

L’ennesimo caso di “censura bottom-up”

Così d’uno colpo le tesi complottiste evaporano come neve al sole… La vedo dura immaginare che per reazione a Massimo D’Alema, che aveva contattato Silvio Berlusconi, che aveva contattato Mark Zuckerberg, per imbavagliare il Fatto Quotidiano, allora Marco Travaglio aveva contattato Carlo De Benedetti che aveva contattato Rupert Murdoch, che aveva contattato sempre Mark Zuckerberg per dirgli: “Imbavaglia Alessandro Sallusti e i suoi scagnozzi, Mark!”… il tutto sempre sotto l’alto patrocinio di Letizia Casta…

Tutto può essere, ma la vedo davvero dura.

E poi mi immagino anche che a un certo punto Mark Zuckerberg potrebbe dire: “Oh! Ragazzi e mo’ basta se no vi levo il giocattolo! Devo dominare il mondo! Non ho tempo per beghe tra pennivendoli!”

Necessario inciso: a me Sallustri piace perché ha una mimica facciale assolutamente esilarante. Non capisco molto di quello che dice ma è divertentissimo.

Necessario inciso: a me quelli del Giornale piacciono perché hanno ripreso pari pari le spiegazioni che ho fornito nel nonPOST dedicato alla “censura” del Fatto Quotidiano e le hanno applicate al loro caso in questo simpatico articolo: “Anche il Giornale imbavagliato su Facebook”… e questa volta poiché ero l’UNICO che aveva spiegato che alla base di questo tipo di censure c’è un banale fenomeno di antiSPAM il mio petto si gonfia di orgoglio: sono l’Ideologo Ombra del Fatto Quotidiano e del Giornale contemporaneamente.

Poiché siamo per l’affermazione e la contraddizione continua questo Terzismo Dadaista quasi ci commuove. Fin nel midollo.

Ma il caso del Giornale ci chiarisce le idee su una cosina: crolla la tesi del “Cecchino Solitario”…

A questo punto è di tutta evidenza che non ci si trova di fronte ad un Lamer solitario, che va a caccia di Pagine Facebook grasse di like… il Giornale ha un decimo dei like del Fatto Quotidiano (50.000 contro 500.000)…

Insomma miei esimi Ricercatori qui i casi sono due: o in Italia imperversa un diabolico lamer che desidera che si scateni una sorta di Tempesta Perfetta Digitale, oppure qui squadroni di fanboy dell’una e dell’altra parte hanno preso a darsele di santa ragione sfruttando le note tecniche di lameraggio esposte nel nonPOST dedicato al Fatto…

Ovviamente il Rasoio di Occam ci fa propendere per la seconda ipotesi, anche se la prima ci catapulterebbe in una dimensione onirica assolutamente meravigliosa…

Ma se seguo, come devo, il Rasoio di Occam, ne consegue l’ennesimo sbertucciamento di quelle anime belle che per fare marketing in favore delle Dotcom (le aziende del Digitale), ci decantavano le magnifiche sorti progressive di Internet come strumento di Pace (v. “Peace is War“, “Il Testamento di Nobel 1.0“, “Il Testamento di Nobel 2.1 – Il Nobel come Marketing” e “Il Testamento di Nobel 2.1.1 – L’Unione senza fine di Svezia e Norvegia“)…

Il sillogismo secondo cui “mettendo in contatto tra loro taaaante persone che acquistano hardware fighetti, comprano licenze software esose ed inutili, cliccano su millemila socialADS e pagano bollette salate ai provider… si genera taaaaanta Pace” va per l’ennesima volta a farsi friggere.

Amo Internet da impazzire. Su internet ho letteralmente espanso la mia coscienza, le mie competenze, le mie relazioni. Ma devo ammettere che Internet è neutro.

Internet non è buono.

Internet non è cattivo.

Internet è uno strumento e come tale non è capace di comportamenti etici, né di ispirare comportamenti etici.

Internet è ottimo per comunicare e generare sinergie positive.

Internet è ottimo per trollare le persone fino al suicidio (v. “Fake Plastic Trolls Pt. 2”).

Internet è ottimo per scatenare rivoluzioni.

Internet è ottimo per individuare dissidenti.

Internet è un grande campo da gioco, dove si sta iniziando a dirottare uno dei giochi più vecchi del mondo: la Lotta per il Potere.

Le Elezioni Amministrative (v. “BOTpolitick: Elezioni Amministrative 2011”) e i Referendum (v. “Referendum 2011: La Risposta è 57”) hanno fatto comprendere perfino in Italia, che internet è un luogo dove si può esercitare il Potere.

Gli sviluppi possibili erano due: il dialogo anche acceso, o quelle che nel gergo di noi smanettoni chiamiamo le “Guerre di Religione”.

Le Guerre di Religione 2.0

Chiunque sia uno smanettone ha avuto esperienza di una Guerra di Religione. Chiunque ha avuto esperienza di una Guerra di Religione sa che dire che Internet è uno strumento di Pace è assolutamente ridicolo.

Una “Guerra di Religione” è uno scontro tra due fazioni di fanboy (fan di Vasco contro fan di Ligabue, fan di Playstation contro fan di X-Box, fan della Velina Bionda contro fan della Velina Mora, fan di Apple contro resto del Mondo), che iniziano a darsela di santa ragione su un forum, un gruppo o una pagina su Facebook, una chat, ecc…

Ovviamente il massimo livello di approfondimento che riceverete in una “Guerra di Religione” sarà: ABBASSO/ALE’ conditi da PERCHESI/PERCHENO e MUORI/NOMUORITU.

Nei primi 5 minuti di una Guerra di Religione si argomenta in modo pacato…

…al 15° minuto iniziano gli insulti…

…al 30° minuto iniziano gli insulti personali che chiamano in caso comportamenti sessuali dei genitori e i cari defunti…

…al 35° minuto qualcuno cerca di calmare gli animi, riuscendoci…

…al 45° minuto appaiono i Troll ed iniziano a fomentare di nuovo il flame (così giusto per farsi due risate)…

…al 60° minuto appaiono i lamer dell’una e dell’altra fazione che iniziano a bloccare e segnalare per spam ogni iniziativa del Nemico…

…al 75° minuto qualcuno chiama un amico Cracker che devasta il sito, la pagina, il gruppo, in una colossale deflagrazione digitale…

…al 90° arrivano la Polizia Postale e la Neuro a raccattare morti e feriti…

Conclusioni impermanenti

Niente complotti, niente camarille, cari Ricercatori…

Iniziano le Guerre di Religione 2.0.

E dato il livello del dibattito politico italiano ne vedremo delle belle.

L’unica speranza è che i Social Network rivedano certi automatismi un po’ sciocchi, in favore di sistemi di “moderazione” più intelligenti. Torno a ripetere che Facebook deve prendere atto che le pagine delle testate giornalistiche e politiche ufficiali necessitato di meccanismi di tutela che non possono essere i medesimi della paginetta dei fanboy dei Pizza&Fiki…

I Social Network la devono fare finitia di fingere che siamo in una sorta di Asilo Mariuccia per adulti.

I Social Network devono assumersi le proprie responsabilità, distinguere, discernere. Perché il gioco si sta facendo duro…

POSCRITTO N. 1 L’importanza di chiamarsi SalluSTRI.

Innanziutto devo ringraziare il sempre attento Marco Menu, che mi ha segnalato uno svarione:

Scrivere tutto d’un fiato seguendo il mio flusso di coscienza fa sì, che talvolta mi scappino sulla pagina digitale storpiature scherzose che utilizzo nel parlato… Chi mi conosce sa che mi piace giocare con nomi, topos ed ethos… così il povero Sallusti è diventato il più tetro SalluSTRI, evocando sinistri stridori…

Me ne scusco con la sensibilità dei lettori e di Alessandro Sallusti.

Ho  debitamente emendato i miei svarioni e adesso il nonPOST è purificato di ogni inopinata storpiatura.

POSCRITTO N. 2 Internet come luogo o strumento?

L’ottimo Giovanni Vitale in uno dei gruppetti segreti in cui confabuliamo del più e del meno mi ha mosso giustamente questa osservazione:

A Giovanni Vitale solito appunto: non dovresti usare indifferentemente i termini ‘strumento’ e ‘luogo’, essi non sono ecquivalenti né, tantomeno, sinonimi! Trascurare tale distinzione, che a taluni può risultare oziosa o leziosa, implica, invece, conseguenze molto rilevanti sul piano epistemologico, oltre ad affermare un errore su quello ontologico.

Di seguito vi riporto la mia risposta su cui mi ripropongo un giorno non lontano di scriverci un apposito nonPOST:

Giovanni Scrofani Mi spiego meglio (penso che ci faccio pure un piccolo poscritto) internet è un luogo e uno strumento, contemporaneamente. E’ questa la sua caratteristica principale. Essendo stato progettato in ambito militare per consentire, attraverso il trasferimento dati in piccoli pacchi di bit, l’impossibilità di una distruzione fisica della Rete. Come accaduto in Egitto, anche se si spegne un settore della Rete il resto continua a funzionare. Internet doveva resistere ad attacchi di tipo nucleare. Quindi oggi Internet, come ben espresso da alcuni tecnologi, è un “fenomeno naturale” insuscettibile di un vero e proprio controllo (v. i tentativi di USA e Iran di creare reti ombra per fini contrapposti). Quindi Internet per l’utente medio (ad es. me) è un “luogo”. Ma internet è anche uno “strumento” per chi ne “progetta” le funzionalità e le dinamiche. Per i c.d. “Signori della Cloud”, che fanno evolvere teleologicamente il “luogo”, Internet è appunto uno “strumento”, per obiettivi riassumibili col classico trinomio: Potere, Piacere, Possesso.

E di seguito la piccola coccolosa chiosa:

Giovanni Scrofani Poi però c’è sempre la Gang of Four (Amazon, Google, Facebook e Apple) pronta a catechizzarci sul fatto che nel loro sviluppo del “luogo” perseguono solo “virtute e conoscenza” 😉

9 Marzo 2011 A.D. Tweetstorm for Gary McKinnon

Gary McKinnon
Image by 4WardEver UK via Flickr

Esimi Ricercatori i Tweetstormers ci chiamano nuovamente alle armi contro Tecnonucleo e i suoi scagnozzi!

Come detto qualche giorno addietro ne “La Biblioteca di Babele 2.0 e le Amnesie di Google“, Gary McKinnon ha perso il ricorso per l’estradizione (v. l’articolo della BBC “Hacker loses extradition appeal“)… Ma i Tweetstormers sono gente tosta e non demordono: sono stato contattato da @cliffsull, che ha richiesto l’intervento dei Ricercatori di Gilda35 per una nuova pazza iniziativa.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, abbiamo parlato del caso Gary McKinnon nei seguenti nonPOST:

  • Il ragazzo che giocava con gli UFO“, in cui narravamo l’incredibile vicenda di Gary McKinnon, uno smanettone (definirlo hacker sarebbe esagerat0) affetto da una particolare forma di autismo (la Sindrome di Asperger), che alla ricerca delle prove sull’esistenza degli UFO (!) nel 2001 penetrava nei siti del Pentagono e della NASA, grazie a degli svarioni nel sistema difensivo (in sostanza i geni della Difesa USA, post 11/09, avevano lasciato svariate credenziali in bianco tipo Utente: ADMIN Password: PASSWORD a disposizione di chiunque). Gary veniva condannato agli arresti domiciliari (finora ha scontato 8 anni di pena detentiva)… ed è tuttora in attesa di essere estradato in USA, per ricevere una condanna di 70 anni di detenzione a Guantanamo (avete letto bene).
  • Anche le Nuvole Computazionali piangono”: raccontavamo degli effetti della mobilitazione dei twitters italiani in supporto di Gary, che aveva suscitato molto scalpore in Gran Bretagna.
  • NO Extradition for Gary McKinnon“: raccontava del “sabotaggio” congiunto da parte di Gilda35 e dei Tweetstormers per sensibilizzare l’opinione pubblica… con la realizzazione di un record di contatti: 53.000 con soli 50 tweet!

In seguito Gary ha perso il ricorso contro l’estradizione, ma i Tweetstormers non demordono e hanno chiesto il nostro aiuto per il prossimo evento del 09/03/2011 A.D.

Come sanno i miei più assidui frequentatori twitteri in questo periodo mi astengo dai “sabotaggi coccolosi“, per una serie di tristi fatti personali che mi hanno un po’ tolto quella sana follia necessaria per le nostre performance…

Tuttavia ritengo importante fornire il mio sostegno anche questa volta alla causa di Gary McKinnon per una serie di ragioni che qui sinteticamente espongo:

  1. La politica digitale è di gran lunga più importante della politica politicante. Anche il più grande dei luddisti deve ammettere che la Rete è il nuovo spazio pubblico, in cui si definiscono volenti o nolenti aspetti fondamentali della nostra personalità. Credo che internet sia uno strumento, e non una sorta di entità salvifica (ogni riferimento a quella boiata pazzesca di Internet 4 Peace è puramente voluto)… Tuttavia in una civiltà come la nostra Internet è la piazza virtuale in cui comunichiamo buona parte dei nostri pensieri, dei nostri sogni, dei nostri valori e delle nostre aspirazioni… Una svolta in senso eccessivamente “oscurantista” e “punitivo” va arginata, quantomeno in Occidente.
  2. La manomissione di una Macchina non può essere punita peggio dell’omicidio di vite umane. Ho accostato più di una volta il caso Gary a quello della Strage del Cermis. Gary per aver manomesso alcune apparecchiature, dopo aver già scontato 8 anni di domiciliari, rischia l’ergastolo in un carcere di massima sicurezza e il trattamento come un pericoloso terrorista. Gli autori della strage del Cermis per aver ammazzato 20 persone, sono stati puniti con 4 mesi e mezzo di detenzione. Non sono affetto da antiamericanismo, ma ritengo che ci sia un limite, quantomeno di ragionevolezza e di decenza, al servilismo e alla carenza di sovranità nazionale che l’Unione Europea e i propri Stati manifestano in ogni occasione verso gli USA.
  3. I disabili mentali non possono e non devono essere puniti come persone pienamente capaci di intendere e di volere. Sembrerebbe un’ovvietà eppure non è così. E’ provato che Gary è affetto da Sindrome di Asperger. E’ assai probabile che abbia agito in uno stato di perenne alterazione indotto da droga e alcool. E’ certo che stava cercando prove dell’esistenza degli UFO e di Area 51. L’elemento psicologico del reato e l’idoneità del reo a comprendere pienamente il senso dei propri atti, non possono essere completamente ignorati, quasi fossero dettagli, come finora stanno facendo le autorità britanniche e europee.
  4. Dai cablogrammi di Wikileaks risulta evidente che gli USA insistono per mero puntiglio. Vi invito a leggere questo post di Domenico Valente: GaryMcKinnon nella rete di WikiLeaks, che ha tradotto uno dei cablogrammi di Wikileaks avente per oggetto appunto il caso McKinnon. Dalla lettura del cablogramma e dalle mosse successive del Governo USA risulta evidente che il caso desta molto imbarazzo nei diplomatici americani in Gran Bretagna. La vicenda è evidentemente assurda per chi in loco si occupa del caso, eppure dal Pentagono ancora si fanno pressioni per l’estradizione di Gary McKinnon. Capisco che a nessuno piace fare la figura dell’incompetente, ma qui si sta passando il segno.
  5. Credo che il Sistema sia fondamentalmente sano. Ritengo che le Democrazie occidentali e lo Stato di Diritto, siano entità sostanzialmente sane. Tuttavia in quanto realtà umane non sono infallibili ed è dovere di ogni cittadino “svegliarle” con gli strumenti a propria disposizione (noi ad esempio usiamo Twitter), quando il sonno della Ragione inizia a generare Mostri…

Per ora non so molto altro, ma i Tweetstormers hanno richiesto il supporto di almeno 5 blogger italici che (preferibilmente) utilizzino la piattaforma di WordPress per la prossima Tweetstorm, in cui sperano di mandare in tilt Tecnonucleo con 1.000.000 di tweet o___O’

Io ho dato la mia disponibilità, per fornire il mio contributo, chi fosse interessato può contattare: cliffsull@pc-insecurities.com

Per maggiori informazioni visitate il sito: http://pc-insecurities.com/Tweetstorm4gary

Hasta Vida Loca Siempre!

Il Testamento di Nobel 2.1 – Il Nobel come marketing

ONtro

Esimi, nonché egregi Ricercatori inauguro questo nuovo sito con la conclusione della c.d.  Trilogia della Pace avviata nel mio vecchio nonBLOG.

Ormai l’instant blog nato per gioco iniziava ad andarmi un po’ stretto, e mi sembrava maturo il tempo per dedicare al nostro coccoloso Progetto #Gilda35 un sito tutto suo. Qui ho meno restrizioni, non essendo più un ospite, ma “proprietario” del sito. E chi è proprietario ha i suoi privilegi: primo tra tutti quello di non dover render conto ad altri che alla propria coscienza.

Come ammoniva Pierre-Joseph Proudon:

“La proprietà è un furto e la proprietà è libertà”.

La Trilogia della Pace, come sapranno i Ricercatori di lunga data si è articolata in due precedenti nonPOST:

  1. Peace is War” dedicato al flame innescato dal sabotaggio al trend topic su Twitter di Internet for Peace.
  2. Il Testamento di Nobel 1.0” che ricostruiva l’esperienza steampunk connessa alla genesi di questo prestigioso premio.

Questo nonPOST, che sarà lunghetto e distribuito in più parti, è dedicato a una delle domande più interessanti sul ruolo degli Influencers di internet in Italia: “Internet for Peace è stato marketing?

Vi rispondo subito: Internet for Peace è stata la madre, la zia e la nonna di tutte le campagne di marketing. Anzi aggiungo che è stato un evento di importanza mondiale, che meriterebbe analisi ben più serie della mia.

Il “Nobel” come non conventional marketing del brand “Svezia”

Ci eravamo lasciati col grande gesto steampunk di Alfred Nobel che dedicava un premio:

“alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.”

Affrontiamo un primo tema: il fatto che l’Accademia Reale Svedese abbia accettato la candidatura di Internet for Peace è un segnale autorevole della nobiltà di detta candidatura, o è piuttosto l’ennesimo scivolone di chi infischiandosene delle ultime volontà del caro estinto sta diluendo il premio una sorta di “riconoscimento al tema più politically correct“?

L’Accademia Reale Svedese (e le altre organizzazioni scandinave che lo gestiscono), infatti, vista la rilevanza che ha acquisito il Premio con gli anni ha iniziato a gestirlo con una disinvoltura crescente. L’Accademia fa marketing virale attraverso il Premio Nobel, posizionando il brand “Svezia” nell’immaginario collettivo come paese amante della pace, scientificamente avanzato, tollerante, economicamente vincente all’insegna di uno sviluppo ecologico e sostenibile.

Ebbene sì cari miei Ricercatori il Premio Nobel è marketing.

Il Premio Nobel è ormai funzionale alla creazione di una positiva immagine della Svezia non solo nella comunità scientifica e politica internazionale, ma  più in generale anche nell’opinione pubblica globalizzata. Tant’è che laddove Nobel nel suo testamento ha omesso di assegnare un premio gli Svedesi se lo sono addirittura inventati.

Nel 1968, la Sveriges Riksbank (la Banca di Svezia) ha istituito un Premio Nobel farlocco: il Nobel per l’Economia, che nell’immaginario collettivo si è andato a posizionare insieme agli altri Premi, come se l’avesse istituito Nobel in persona. In realtà è un’invenzione recentissima.

Perché Nobel, che (oltre a essere uno scienziato e un brevettista) era anche un imprenditore, non aveva istituito un Premio per l’Economia? Forse l’Economia al momento della sua morte era una Scienza di serie B? L’Economia era poco sviluppata?

Assolutamente no, l’economia era una scienza fiorente e il positivismo veicolava una meravigliosa visione di darwinismo sociale sul destino dell’homo oeconomicus.

Se Nobel non ha inserito gli economisti tra quelle persone, che col proprio lavoro/triebe “più abbiano contribuito al benessere dell’umanità, un motivo ci sarà. La mia è solo una supposizione, ma ritengo che semplicemente non reputasse il lavoro in campo economico qualcosa che contribuisse al benessere collettivo. Ciò in quanto l’economia, quantomeno quella pre-Keynesiana dei tempi di Nobel, era l’esaltazione dell’individualismo e dell’egoismo come efficiente sistema di allocazione delle risorse.

Gli stessi eredi di Nobel non considerano il Premio Nobel per l’Economia un vero Nobel.

E’ un piccolo ma indicativo esempio della disinvoltura con cui è stato gestito il Premio nel corso degli anni. Tuttavia la dice lunghissima sulla necessità della Svezia di coprire col Nobel una fondamentale area di studio al fine di accreditare il brand “Svezia” in quello che nell’Età della Macchina è uno dei campi di eccellenza: le Scienze Economiche.

Mi sembra  opportuno riprendere da Wikipedia il tema dei premi Nobel oggetto di maggiori contestazioni (la lista sarebbe assai più lunga a mio avviso ma mi affido a questa che è “condivisa” dalla nostra Memoria Collettiva):

“Il Premio Nobel non è stato esente di critiche nella sua storia, in particolar modo quella recente. La critica certamente più diffusa è relativa ad una presunta assegnazione nel premio, non tanto per i meriti del vincitori, ma per la “comodità” politica di quest’ultimo, fino a far diventare il Nobel un premio politically correct che di volta in volta viene assegnato ad un personaggio, appunto, politically correct.

Queste critiche sono anche state alimenate dall’assegnazione del Premio Nobel per la pace del 2007 ad Al Gore e all’Intergovernmental Panel on Climate Change, per il film sul riscaldamento globaleUna scomoda verità. In questo documento Gore esamina il fenomeno del riscaldamento globale imputandolo alle attività umane. Anche vari scienziati criticarono il documentario, trovandovi una serie di errori e inesattezze. Va anche precisato che il principale detrattore, il professor Richard S. Lindzen, è a sua volta stato criticato per i finanziamenti di aziende petrolifere ricevuti da vari istituti di cui è partecipe.

Altre assegnazioni particolarmente discusse oppure mancate avvennero:

  • nel 1964, quando il filosofo e scrittore Jean-Paul Sartre rifiutò il premio Nobel per la letteratura;
  • nel 1973, in concomitanza con il golpe di stato in Cile che portò Augusto Pinochet al potere, quando Henry Kissinger fu insignito del Nobel per la pace, dopo aver caldamente supportato il dittatore cileno e la deposizione di Salvador Allende.
  • Nel 1994 fu assegnato il premio Nobel per la pace a Yasser Arafat, politico palestinese accusato di aver sostenuto la lotta armata per l’indipendenza della Palestina da Israele.
  • Nel 2008 il Nobel per la fisica non è stato assegnato a Nicola Cabibbo, che pure era stato il primo, nel 1963 ad accennare alle teorie della rottura delle simmetrie, nell’ambito della interazione debole.
  • Nel 2009 il premio Nobel per la pace è stato assegnato al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Questa assegnazione è stata molto criticata sulla base del fatto che Obama, essendo in carica soltanto da un anno al momento della consegna del premio, non avesse avuto il tempo di dimostrare con risultati concreti l’efficacia del suo operato a favore della pace.
  • Nel 2010 il premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, scrittore e dissidente politico cinese. Il Governo Cinese ha accolto con dissenso la notizia, reagendo incarcerando la moglie del Nobel. Liu Xiaobo era già in carcere.”

A parte il caso di Liu Xiaobo, una delle rare prese di posizione forti degli ultimi anni, il Premio Nobel per la Pace soprattutto nell’ultimo decennio è stato la kermesse del politically correct internazionale. Il Nobel per la Pace è stato insistentemente utilizzato per rinsaldare i legami politici tra la social democratica Svezia e quella parte dell’elettorato democratico politically correct americano che vede nel Clan Clinton (v. Al Gore) e in Barak Obama i propri guru (ma v. anche Jimmy Carter una delle presidenze più sotto tono degli USA insignito col Nobel per la Pace “alla buona volontà”). Il Premio Nobel per la Pace nel 2009 è stato addirittura conferito al neoeletto presidente americano al buio, senza che avesse fatto alcunché. Vi invito a leggere il suo discorso sulla Pace che sembra partorito da 1984 di Orwell: http://squeezermag.com/2009/12/10/il-discorso-di-obama-premio-nobel-per-la-pace-traduzione-integrale-oslo-10-dicembre-2009/ Cito solo alcuni passaggi davvero splendidi che avranno fatto rigirare Nobel nella tomba un migliaio di volte:

“La guerra, in una forma o in un’altra, ha fatto la propria comparsa sulla Terra insieme al primo uomo… A prescindere dagli errori che possono aver commesso, è indiscutibile che gli Stati Uniti d’America hanno contribuito a garantire la sicurezza globale per oltre sessant’anni con il sangue dei loro cittadini e la forza delle loro armi…Ebbene sì, dunque: gli strumenti della guerra rivestono la loro importanza nel mantenimento della pace…la guerra è talvolta necessaria ed è in una certa qual misura un’espressione dei sentimenti umani…Come qualsiasi altro capo di Stato io mi riservo il diritto di agire unilateralmente, se necessario, per difendere la mia nazione… Anche quando affrontiamo un nemico crudele che non si attiene ad alcuna regola, noi crediamo che gli Stati Uniti d’America debbano rimanere modelli e portabandiera di come ci si comporta in guerra. È questo a renderci diversi da coloro che combattiamo.”

Sarò strano io, ma in un discorso del genere e nell’agire di Barak Obama fino al momento in cui ha ottenuto il “Nobel Preventivo” non ci ho trovato nulla che mi ricordi:

“la persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.”

Bel discorso da Capo di Stato, completamente sprovvisto di quella folle e salvifica visione del mondo tipica degli “Operatori di Pace”.

Quello del Nobel a Obama è solo uno degli esempi alla disinvoltura con cui il Nobel è utilizzato a fini di politica internazionale, per rinsaldare i legami della Svezia con qualche “Nazione Amica”, per legarla nell’immaginario collettivo a qualche campagna dal consenso facile (v. Al Gore e riscaldamento globale). Il Nobel grazie all’uso sapiente che ne ha fatto l’Accademia di Svezia ha favorito a creare nel nostro immaginario collettivo l’idea di una nazione perfetta.

Un giorno qualcuno mi spiegherà perché fonte Organizzazione Mondiale della Sanità questo paese perfetto ha un tasso di suicidi doppio rispetto alla disastrata Italia, ma nell’età della Macchina non ci sono dubbi solo “valori condivisi”: ergo viva la Svezia!

Svezia è un brand.

Il Premio Nobel è uno degli strumenti di marketing virale del brand Svezia.

Le ultime volontà di Nobel sono puro antiquariato steampunk.

Avvalorare la tesi Internet for Peace non è marketing sulla base del sillogismo che l’Accademia Reale Svedese ne ha abbia accolto la candidatura al Nobel per la Pace, non significa nulla. E’ solo l’ennesima manifestazione della debolezza del pensiero che regna nell’amministrazione delle volontà di Alfred Nobel. E’ solo l’ennesima dimostrazione di come l’Accademia Reale di Svezia utilizzi il premio per pompare il brand “Svezia”. Niente di più.

Sul piano etico è solo l’ennesimo oltraggio degli adoratori della Macchina alla memoria di un grande umanista.