Comfortably Numb, ovvero il giorno dell’amicizia di Facebook e la bolla informativa

Oggi il buon vecchio Facebook celebrava sobriamente la giornata dell’amicizia, proponendo di pubblicare il video di un osceno pupazzo ballerino composto dalle foto profilo dei nostri amici. Notavo con piacere che nessuno dei miei amici aveva pubblicato questa oscenità e che leggevo solo aggiornamenti di status che si lagnavano dell’iniziativa…

“Sto fatto che non ho visto neanche un video della giornata dell’amicizia, ma solo post che si lamentano di quei video è indice che negli anni ho silenziato le persone giuste.”

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Perché internet sta morendo (e non è colpa di webeti e troll)

In meno di dieci anni internet è passato da osannato motore di una rivoluzione culturale senza precedenti, a imputato di essere lo sfogatoio dei peggiori istinti del genere umano. Ma siamo sicuri che sia colpa solo di webeti, troll e bufalari?

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Umberto Eco e lo strano gusto degli intellettuali per la democrazia

In quel di Torino, ricevendo la laurea honoris in “Comunicazione e Cultura dei media”, il buon Umberto Eco ha declamato stentoreo:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”

da La Stampa

L’intellettuale italiano è un essere molto strano.

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La mia giornata al Festival Internazionale del Giornalismo 2015

Se siete lettori assidui di questo blog saprete già che venerdì 17.04.2015 ho partecipato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia con un evento chiamato “Bufale Senza Latte” insieme a Francesco Lanza e il collettivo di Gilda35.

Per me che faccio il giurista d’impresa è stata una esperienza bizzarra e molto divertente, pertanto mi perdonerete se in questa rapsodica esposizione mischierò note di colore e riflessioni un po’ più strutturate.

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Chiunque può legiferare

Ovvero riflessione semi seria sul perché agli Italiani non interessa scrivere la Dichiarazione dei Diritti di Internet.

Indifferenza

Qualche annetto addietro portai i miei figli a vedere “Ratatouille” un eccellente film di animazione della Disney. La storia è presto detta: un simpatico sorcio dall’olfatto sopraffino, ispirato dal libro “Chiunque può cucinare” di un grande chef francese, si cimentava nell’alta cucina fino a conquistare il palato del più feroce dei critici gastronomici ed aprirsi un ristorantino.

Questa edificante storiella deve aver ispirato le migliori menti della scena digitale italiana nel formulare la strategia sull’elaborazione della c.d. “Dichiarazione dei Diritti in Internet” (comunemente nota col maccheronico “Bill of Rights di Internet”).

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La Parabola del Campo di Pomodori

Per spiegare il troppo odio che circola su internet di questi tempi, ritengo d’uopo sottoporre alla tua attenzione la Parabola del Campo di Pomodori.

Questa deliziosa storiella è particolarmente atta a far comprendere tutte le odiose dinamiche di trolling, linguaggio scurrile e violento, antagonismo contro la qualunque, ostilità immotivata, nonché comportamenti antisociali assortiti, che è possibile riscontrare oggigiorno nei social network.

Internet doveva essere il luogo della Pace e dell’Armonia, una sorta di Accademia di Atene digitale… e invece ora è il baretto sordido in cui hai paura a prendere il latte.

Ecco grosso modo come è andata…

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Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Resoconto dei viaggio di Jovanz a Vignola e Modena, in cui ha partecipato all’evento “Pozzo di Scienza” raccontando a una bella platea di giovani la propria esperienza eternamente sospesa tra “Name” e “Nickname”

Identità e Anonimato
Pozzo di Scienza
Qualche mese addietro sono stato coinvolto da Alfredo Giordano e Andrea Vico di “Codice – Idee per la cultura” nell’edizione 2013 di Pozzo di Scienza una iniziativa promossa dal Gruppo Hera in vari istituti superiori dell’Emilia Romagna, che quest’anno era incentrata sulla Cultura Digitale.

Ho accolto con piacere l’invito e sviluppato un intervento con un abstract su questa lunghezza d’onda:

L’intervento riguarderà le modalità con cui è evoluta la presentazione della propria personalità dal web 1.0, in cui dominava l’anonimato attraverso l’utilizzo del nickname, al web 2.0, in cui il personal brand e la profilazione dell’identità dell’utente diventano elementi centrali dell’esperienza online, fino ad analizzare le prospettive aperte dalle future tecniche di Influence Engine Optimization. Saranno pertanto analizzate le modalità, con cui le nuove tecnologie stanno facendo evolvere i concetti stessi di identità e personalità, valutandone prospettive ed elementi di criticità.
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000

Le nuove forme di comunicazione digitale saranno il tema centrale degli eventi di divulgazione scientifica promossi dalla multiutility e rivolti a quasi 1.700 studenti delle scuole superiori di …

http://www.sassuolo2000.it/2013/02/25/la-scuola-ai-tempi-di-twitter-ecco-il-pozzo-di-scienza-di-hera/
Tra Vignola e Modena
Così in un’alba dura come l’acciaio, il primo di marzo, sono partito alla volta di Modena per svolgere i miei interventi. Mi fa sempre un effetto strano partire quando è ancora buio e persino gli spazi familiari della stazione Termini, mio luogo di lavoro, sembravano leggermente alieni.

Arrivato a Modena mi sono imbarcato alla volta di Vignola con lo staff di “Codice – Idee per la cultura”. Durante il tragitto ho fatto la conoscenza di Frieda Brioschi, la Presidente di Wikimedia Italia. E’ stata una bella occasione per discutere di temi cari a questo nonBLOG su Wikipedia come: il tema del Libro Wikipediano dei Morti, i toni drammatici della campagna di donazioni di Jimmy Wales e la mancata evoluzione verso un modello enciclopedicamente più strutturato.

Ho enormemente apprezzato l’approccio schietto e trasparente di Frieda e compreso meglio il perché della mancata integrazione tra Wikipedia e i grandi istituti enciclopedici, su cui tanto mi sono arrovellato. Sostanzialmente è colpa di questi ultimi, che neppure concedono l’integrazione in Wikipedia di edizioni ormai non soggette a copyright.

Ho avuto la fortuna di avere due gruppi di studenti e docenti molto numerosi (il secondo era di oltre 150 persone), ma veramente attenti, educati e intelligenti. E’ stato molto bello confrontarmi con loro ed ascoltare anche i professori, che ai miei occhi rappresentano una delle ultime “bolle” di rapporto umano rimasto.

Per quanto riguarda la compagnia non posso non ammettere di essermi grandemente rilassato e divertito con Alfredo Giordano (grande organizzatore) e gli amici Alessandro Vitale e Renato Gabriele incontrati cammin facendo…

Identità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
L’intervento
Il mio intervento ha ripreso ed integrato alcuni concetti a suo tempo esposti con riferimento al Cyberdadaismo, al Lato Oscuro della Rete e all’ecologia digitale e in una bella intervista rilasciata a Ivana Pais sull’anonimato, riletti alla luce dei miei recenti studi sull’Analisi Transazionale.

Inizialmente ho affrontato le tematiche connesse alla nascita di internet durante la guerra fredda (l’originario progetto ARPANET della DARPA della Difesa USA), e al suo successivo sviluppo in ambito civile…

Sviluppo in ambito civile, avvenuto negli anni ’70 e ’80 ad opera di comunità di nerd appassionati di fantascienza che esasperarono i concetti di “rete neurale”, sviluppati da Philip K. Dick e il cyberpunk.

Il risultato dell’ossessione dei militari per la parcellizzazione e l’indistruttibilità dell’informazione dei militari e l’appassionato tentativo dei nerd di riprodurre una sorta di immenso cervello digitale distribuito generarono quello che è internet oggi: un ecosistema. Nella felice intuizione di Jaron Lanier: un fenomeno quasi naturale e difficilmente spiegabile.

Quindi ho proceduto ad illustrare i tre successivi approcci identitari sviluppati nel corso degli anni ’90 con riferimento alle prospettive aperte da questa nuova tecnologia. Usando le categorie della “Matrice Spezzata” di Bruce Sterling:

Sharper: rappresentati da Timoty Leary (uno dei padri della controcultura americana), che vedeva nel digitale uno strumento di superamento dei limiti dell’umano, in cui arte e scienza si potessero fondere in qualcosa di inedito che pienamente realizzasse le nostre potenzialità creative.
Mechanist: rappresentati da Nicholas Negroponte e dai Maoisti Digitali che vedono nello strumento tecnologico in sé l’elemento centrale della riflessione, con una esaltazione del ruolo salvifico della macchina. Quasi che la personalità fosse qualcosa che si arricchisce grazie al numero di device utilizzati.
Luddist: rappresentati da Jaron Lanier, che invece vedono nel digitale numerose insidie e anzi uno strumento di impoverimento e irrigidimento della nostra personalità sempre più costretta ad adattarsi a format.
Ovviamente un simile ecosistema, in cui la nostra identità è soggetta a sollecitazioni e sfide tanto forti, viene anche a confrontarsi coi noti processi di mitopoiesi dell’iceberg digitale e di cultura dei tossica. E ho proceduto quindi a spiegare come internet col tempo sia divenuto un gigantesco campo di battaglia, in cui si combatte quella che Marc Augé definiva la Guerra dei Sogni.

Internet così si trasforma in uno strumento di suggestione e manipolazione dell’immaginario potenzialmente tremendo, in cui l’uomo stesso diventa elemento di brand da imporre sull’immaginario delle coscienze altrui.

A livello di approcci identitari nasce quindi un fenomeno abbastanza tremendo…

Il modo più performante, con cui gli Ideologi del “Tutto Gratis” hanno approcciato il mondo digitale è stato quello di creare enormi social network in cui profilare gli utenti accumulando pazzesche quantità di dati su gusti, orientamenti, articolazione del grafo sociale… fino a creare immense masse di dati, che vengono utilizzate dal marketing, come dai moderni algoritmi di speculazione finanziaria, come dalla pubblica autorità.

Oltre questo avvengono veri e propri tentativi di ingegneria sociale di massa ed individuale basati sulle relazioni che intercorrono all’interno del nostro grafo sociale.

Ovviamente per trattare questa enorme mole di dati c’è la necessità che le informazioni che immettiamo in rete siano sempre più standardizzate e fruibili dalle macchine. Così la nostra personalità si è col tempo ridotta a una stiracchiata pagina Facebook fatta di contatti, like, cose, fatte, principi e dottrine cui aderiamo on/off con l’accetta… e il nostro modo di esprimersi si è compresso in un tweet di 140 caratteri pieno di hashtag per aiutare a targhettizzare meglio i contenuti. Ovviamente mentre tutto è eternamente riscrivibile e interpolabile a piacimento.

Arriviamo così agli attuali modi di esprimere la propria personalità sui social network:

Anonimato: Il celare la propria identità dietro l’anonimato o un nickname, da un lato diventa esperienza creativa e liberatoria che sottrae dalle griglie del controllo sociale digitale, permettendo di dare voce a parti profonde del nostro essere spesso contraddittorie… dall’altro può diventare vero e proprio strumento di esaltazione dei nostri lati più oscuri… fino ad evolvere in vere e proprie forme di controcultura e lotta politica…
Identità: Se l’anonimato, con le sue contraddizioni offre ancora sprazzi di creatività e desiderio di liberazione, è proprio l’identità ad uscire mortificata nel suo processo di mappatura e standardizzazione, fino a trovarsi imbrigliata in una sorta di panopticon in cui ogni mossa è soggetta a un controllo sociale pressoché assoluto. I “copioni” genitoriali e sociali si impongono con maggiore forza del passato. Creando sempre più spesso effetti tragici nelle personalità più deboli.
Personalità: Così accade che l’individuo sui social, nel suo affannoso tentativo di realizzare i vari copioni da vincente/non-vincente/perdente, inizia ad assumere a seconda del canale di comunicazione più persone (inteso nel senso latino di “maschera”) interpretando varie parti in commedia. Ciò si risolve in un cacofonico tentativo di riempire il web di frammenti della propria persona, che alla fine non raccontano assolutamente nulla.
Leviatano digitale: E in questo folle processo, in cui quanto più la persona emerge nei social network, tanto più diventa astratta e lontana dal proprio Io interiore si arriva al Leviatano Digitale. Somma espressione di individuo divenuto ormai esso stesso ecosistema di personalità umane e artificiali. Puro palinsesto sui cui si svolge la Guerra dei Sogni.
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Conclusioni
Concludendo esimi Ricercatori, è doveroso prima di tutto ringraziare Alfredo Giordano e gli studenti e i professori dell’Istituto di istruzione Tecnica Superiori “Primo Levi” di Vignola e dell’Istituto Professionale Statale “Fermo Corini”, nonché il personale tecnico del Planetario Comunale di Modena, per il tempo trascorso insieme.

E in chiusura auspicare che proprio dai giovani nascano quelle energie creative e liberatorie capaci di sanare i pasticci che ha fatto la mia generazione col digitale. La mia è stata una generazione animata da una avidità insaziabile e fissata con i concetti di “controllo” e “ingegneria sociale”. I risultati sono purtroppo il quadro con più ombre che luci sopra rappresentato.

Noi la nostra chance l’abbiamo avuta e giocata male, sogno un giorno in cui questi giovani, usino internet per aprire le gabbie mentali in cui ci siamo cacciati.

La Sindrome Cinese di RAI TV – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via La Sindrome Cinese di RAI TV – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Oggi raccontiamo la storia di come Renato Gabriele ha scoperto un mirabolante sistema di censura dei contenuti messo in piedi dal comparto digitale della nostra televisione di Stato: RAI.TV. Roba da mandare in solluchero gli hacker di Stato pechinesi.

Pizza, Mandolino e Tecnonucleo

Esimi Ricercatori, qualche anno fa in uno dei primi eventi mangerecci della comunità romana di Twitter (la c.d. Twitpizzaromana) ebbi il piacere di conoscere dal vivo Alessandro “tomjoad70” Bazzana.

Alessandro era curioso su cosa indicassi quando parlavo nei primi ermetici nonPOST di Tecnonucleo.

Spiegai che il termine era mutuato dalla Trilogia di Hyperion di Dan Simmons e stava a indicare due concetti, che arbitrariamente mischiavo, o usavo alternativamente senza troppi convenevoli:

Il Tecnonucleo nel libro di Dan Simmons è una sorta di nonluogo che in sostanza connette tutto il c.d. “Internet delle cose”. In pratica nel futuro di Simmons ogni essere umano e ogni utensile è connesso a una rete internet ultra evoluta. Già nel nostro presente possiamo in parte assaporare questo fenomeno. Abbiamo già automobili, frigoriferi, telefoni, televisori, case connessi ad internet e dialoganti. Il Tecnonucleo andava a risolvere un problema molto rilevante: mettere in relazione corretta tra di loro sistemi operativi, software, lingue e fusi orari molto diversi tra di loro. Per far ciò il Tecnonucleo era una sorta di Vigile/Traduttore che incamerava in sé la totalità delle interazioni provenienti dalla periferia, le elaborava/regolava/traduceva e le restituiva al sistema ricevente in modo corretto. Nessuno si poteva accorgere dell’esistenza del Tecnonucleo, perché lo stesso non incideva minimamente sul sistema periferico. In pratica rappresentava il tentativo di stabilizzare e disciplinare correttamente le comunicazioni, potendo ovviamente manipolarle a piacimento.
Il Tecnonucleo erano anche le Intelligenze Artificiali (miliardi di software evoluzione degli attuali BOT), che avevano iniziato a dar vita a unembrione di intelligenza collettiva ibrida uomo/macchina, i cui sforzi erano protesi alla nascita della Singolarità.

Il video dei ravioli al vapore
Riguardo il primo punto il buon Alessandro mi raccontò di un episodio accaduto ad un suo amico giornalista che operava in Cina. Lo racconto come lo ricordo con tutte le imprecisioni del caso.

Il giornalista fece un reportage su qualcosa di futile per i Cinesi, ma molto interessante per noi occidentali (es. le modalità di fabbricazione dei ravioli al vapore).

Montò quindi un video di 25 minuti che caricò su un server condiviso con la propria Società sito in California.

Il video risulto caricato con 5 minuti di nero.

Le “barre nere” sono un classico messaggio di censura dei contenuti, abitualmente utilizzato in Cina.

Evidentemente nel montaggio operato dal giornalista era finito involontariamente qualche passaggio che non doveva arrivare in Occidente. Nel “lag” (il c.d. ritardo di connessione) di collegamento tra la postazione cinese del giornalista e il server californiano, il video era stato intercettato dal Tecnonucleo cinese e debitamente censurato.

Una storia inquietante e lontana…

OppureNO.

Renato Gabriele e RAI TV

Come sanno i più assidui lettori di nonBLOG Renato Gabriele è una delle colonne portanti del nostro prestigioso progetto. Pertanto mi sembra assolutamente d’uopo mettervi al corrente di questa meravigliosa contro-narrazione delle peripezie cui un Italiano, deve sottoporsi per diffondere ai propri contatti all’estero contenuti, per cui ha PAGATO regolarmente ilcanone RAI.

Un racconto assolutamente esemplare di come anche noi Italiani operiamo in un sistema chiuso e assoggettato a filtri e regole quantomeno curiose…

Ma andiamo con ordine come di consueto e lasciamo la parola al buon Renato…

Il racconto di Renato Gabriele Ucci

Come sapete buona parte dei miei amici sono sparsi per il mondo, e volendo mostrare loro un documentario su Bologna ho condiviso il linkstreaming di RaiTre. Mi hanno contatto per segnalarmi che il sito è bloccato per geoip parlando genericamente di problemi di copyright.

Cosa che mi è successa mille volte quando ero all’estero.

Ho chiesto gentilmente info sulla pagina di FB della Rai.Tv su quale altro link condividere per poter accedere allo streaming di Rai Tre, ma l’unico risultato è stato che il mio post è stato oscurato. Pur essendo ancora visibile dalla mia timeline.

Il link della richiesta info di getto è questo:

Please, I’m trying to share the live streaming of Rai Tre to all our foreign’s friends. Would you please share with us how and why the live streaming of one our our oldest city and most famous university of the world is blocked for IP’s not located in Italy ?
Thank you

Dear Rai representative,

I would share with friends the streaming about a city they like and they would visit.
But trying to access the public website they got an error messages saying: “We apologize. The content is not available due to copyright restrictions”.
Could you suggest us the proper link to attend it ?
Post di Renato Gabriele sulla Fanpage Facebook di RAI.TV

Il link dello straming di RaiTre, paradossalmente, nasce già con una servlet di blocco anche da un geoip IT:

Rai.TV – La diretta di Rai 3

Segui la diretta in streaming di Rai 3 su Rai.tv

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/dirette/PublishingBlock-eedb4649-b6c4-4892-a5a9-e2ca63b54bd8.html?channel=Rai+3

Neppure è possibile connettersi con la navigazione in incognito di Google Chrome, chiunque acceda ai link di Rai.Tv viene filtrato da ovunque arrivi. E solo gli amici con maggior confidenza mi hanno segnalato il problema.
Succede da US, come da Oslo e Helsinki. E le persone che provano a collegarsi sono persone che lavorano presso le grandi sorelle del Web.Non utenti normali.

Sapevo della trasmissione di RaiTre su Bologna e finalmente, dopo anni, gli amici stranieri (tutti) erano pronti per vedere la città in cui li avevo invitati.

L’unica mia sorpresa è stata il fatto che la trasmissione era “bloccata” all’estero, mentre fino a prima delle elezioni erano bloccate solo quelle di News e di Politica.

Per questo avevo già una feedback ufficiale della Rai di circa 1 anno fa, e 2 anni prima.

Ho postato su FB & G+ solo per “sentire” opinioni e lasciare che se qualcuno avesse verificato in passato, o incuriosito, provasse a dire la sua…

Gli amici, tra cui alcuni palesati, sono leader tester WW. Esteban, mantainer e tester del supporto in Opera per il framework (Webdriver/Selenium). Elfriede è una autorità in US nella realizzazione di test per software governativi (IDT):

Elfried: “Su FB: Commenta con: “Elfriede Dustin tell them to hit the translate button ”
Esteban: “Mi informa che: “We apologize. The content is not available due to copyright restrictions”
La vera verità è più interessante:

prima ancora di postare la richiesta di informazione, e che conteneva 1 link pubblico della Rai, 1 link a un post del FB della Rai;
FB mi ha impedito di TAGgare più di 19 persone, anche toglierne una non permetteva di reinserire la 19a (PS: Il post era volutamente in Inglese);
Nel salvare il post è iniziata la fase di mitigation, del post, della mia timeline: ma non della timeline della Rai;
La moderazione della rai non è automatica, ne in tempo reale: il mio post è campeggiato per 3/5 minuti per essere successivamente inghiottito;
Dopo un pò di movimento causato dai post, mentre la mia timeline subiva mitigazione per altri 35/40 minuti, hanno “risputato” il mio post rendendolo visualizzabile in “Posts by Others”;
Nel frattempo avevo commentato nell’annuncio della trasmissione, in Italiano questa volta, e non ha subito moderazione.
Divertente, i post ci sono ancora. E’ veramente “straordinario” che la Rai.Tv:

Non abbia alcuna gestione della comunicazione, visionando gli ultimi 3-4gg della timeline, e paragonabile alla FB Page di un comune di provincia di 800 abitanti privi di ADSL;
Che la TV Pubblica filtri l’accesso al servizio streaming dall’estero a qualsiasi cosa.
E poi, tutti a chiedersi perché veniamo posizionati al 76° posto nel mondo per libertà di informazione. Tra i paesi NON LIBERI.

Magari, se non bloccassero l’accesso dai paesi occidentali e democratici potrebbere quadagnare qualche posizione…

Un saluto a tutti,

e Grazie per tutto il pesce

Conclusioni
Come concludere, esimi Ricercatori?

Questa vicenda è assolutamente esemplare di come la mania degli esegeti del “diritto d’autore” alla fine si traduca nella totale compressione del “diritto del fruitore” che ha acquistato quel contenuto.

La RAI non elargisce gratuitamente i propri contenuti ma dietro un canone e incassa anche lauti compensi pubblicitari. Peraltro, solo da un punto di vista prettamente teorico, la RAI dovrebbe erogare un servizio pubblico, essendo Televisione di Stato.

A questo punto lascio la parola al buon Domenico Polimeno per una interessante osservazione:
In realtà loro non sanno un [omissis] di diritti televisivi.
Il tutto è riconducibile alla gestione non commerciale della Rai.
La Rai non ha interesse a far circolare i suoi materiali all’estero o meglio non così liberamente in quanto la loro qualità nonostante la materia prima è molto più bassa dei competitor pubblici o meno.
La Rai per lo più rivende alcuni dei suoi programmi a paesi dell’est, sud America, Spagna e Grecia. Talvolta perdendoci pure.
Tanto per dirti RAI4 il canale nuovo voluto da Freccero ha dei programmi fighissimi e ricicla serie tv dall’estero.
Per queste cose molte trasmissioni di RAI4 non sono disponibili su
RAI.TV perché non acquistano i diritti di diffusione multipiattaforma.
E come attestato dalla vicenda RAI/Belgacom non sono capaci neppure di fare le trattative economiche.
Gildogamma by Domenico Polimeno
Ridateci la Rai in Belgio, firma anche tu

Per favore, firmate al link sottostante, i “mi piace” son belli e fanno piacere, ma non si possono inviare a Rai e Belgacom, mentre le firme sì. Se avete problemi con il codice postale, aggiungete…

http://www.eunews.it/2012/10/03/ridateci-la-rai-in-belgio-firma-anche-tu/2044
Rai, le firme contano! Si riapre la trattativa

Lunedì riparte la trattativa tra Rai e Belgacom. L’ha annunciato ieri sera la società italiana, precisando che si tratta di una sua iniziativa. Non sappiamo perché la decisione sia stata presa, …

http://www.eunews.it/2012/10/12/rai-le-firme-contano-si-riapre-la-trattativa/2295
Lascio quindi la parola al buon Aldo Pinga per una doverosa osservazione…
Ricordi la pseudo Guerra Informatica Russa-Lituana (o estone [omissis] mo’ non ricordo bene)… comunque le loro banche erano state bloccate da pseudo hacking russo (fatto davvero)… ma in realtà i blocchi erano stati anche frutto dell’idiozia della Lituania e dei suoi sistemisti, che non pensavano potesse succedere…
In RAI non sempre quello che sambe è e spessissimo è solo idiozia…
Gildogramma by Aldo Pinga
300 Lithuanian sites hacked by Russian hackers | ZDNet

A recently accepted legislation in Lithuania banning communist symbols across Lithuania, has prompted Pro-Russian hackers to start defacing Lithuanian sites, an indication of the upcoming attack was

http://www.zdnet.com/blog/security/300-lithuanian-sites-hacked-by-russian-hackers/1408

Ebbene, esimi il Tecnonucleo è vivo, lotta insieme a noi ed è pure un po’ ottuso.

Si ringraziano per i contributi e le riflessioni Aldo, Blake e Domenico, praticamente coautori di questo nonPOST.

Apocalisse Maya 2012 – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Apocalisse Maya 2012 – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Il 21/12/2012 doveva finire il mondo. La Terra doveva essere sconvolta da un immane cataclisma, solo perché il sistema di calcolo del tempo dei Maya aveva concluso tutte le interazioni possibili. Storia dell’Apocalisse tra cibernetica e memetica.

ONtro
Esimi Ricercatori l’anno appena trascorso sarà ricordato per una delle migliori mitopoiesi della storia del genere umano: quella dell’Apocalisse Maya.

E’ stata una di quelle vicende assolutamente esemplari di come il mito si integra a pennello nel digitale, che diventa l’ecosistema in cui ogni mass media confluisce e stratifica informazioni, che in quegli infiniti cicli di copypasta-repost-remix generano qualcosa di assolutamente nuovo ed inedito.

Ma andiamo con ordine come di consueto.

Sincronie gildiche
Il 14 dicembre scorso il buon Renato Gabriele mi lancia un intrigante gildogamma…

Secondo me ci puoi fare un megapost. Son sicuro che ti si libera la fantasia… “Er mondo ha da finì er 21 perché se blocca la lancetta ner meccarnismo de lorologio!”
Io ho speso molto tempo in SF, con proff di Berkley, nel studiare la macchina di babbage. L’unica funzionante, ed è noto dalla sua invenzione il problema che senza superare il banale problema del addizione e riporto sui rulli avrebbe avuto un termine oltre il quale non avrebbe potuto calcolare.
Come l’algoritmo inventato dai maya per misurare il tempo.
Come curiosità, uno dei test che ci fecero fu proprio il capirne l’esistenza, individuarlo e spiegare il meccanismo.
Ti ricordi gli scherzi o le visioni apocalittiche quando nel mondo ICT irruppe il millennium bug ? L’anno 2000.
Secondo me, c’è da divertirsi…

Renato Gabriele

…cui allega un interessante video didattico della NASA finalizzato a informare correttamente un’opinione pubblica parecchio suggestionata…
Quasi parallelamente nel novello Gilda35 Hive Cluster il buon Aldo Pinga presentava uno dei suoi uber-meme particolarmente significativo.

A questo punto diventa evidente l’esigenza di dirimere puntualmente questa matassa spazio-temporale, sviluppata da astronomi precolombiani, informatici steampunk e catastrofismo postmoderno.

Il senso degli Antichi per il tempo
A suo tempo accennammo nel trattare i Rettiliani al simbolo, centrale nel mondo antico, dell’Ouroboros, ovvero il serpente che si morde la coda. Questo particolare simbolo rappresenta, tra l’altro, il senso circolare del tempo che avevano le culture pre-cristiane.

Il concetto lineare di svolgersi del tempo, infatti, è un’invenzione abbastanza recente della teologia giudaico-cristiana, che prevede un’eternità che precede la Creazione, la Creazione del cosmo da parte di Dio, la Caduta, lo svolgersi delle vicende umane segnate prima dall’attesa del Messia, la cui venuta segna il “tempo zero”, poi successivamente dall’attesa del Giorno del Giudizio (c.d. Armagheddon o Fine dei Tempi, ma erroneamente chiamata Apocalisse, che significa invece “Libro delle Rivelazioni”), in cui le forze della Luce e delle Tenebre si fronteggeranno nello scontro finale, per concludersi con l’eternità ultramondana della Gerusalemme Celeste, priva di sole e luna (ovvero senza tempo)…

Immaginate quindi il “tempo giudaico-cristiano” come un filo che si svolge in modo lineare con un inizio e una fine ben definiti… Concezione del tempo che a ben vedere poi si riflette anche nella vulgata delle teorie sulla fisica, in cui i concetti di Big Bang e Entropia, vanno a sostituire quelli di Creazione e Fine dei Tempi, senza troppo approfondimento.

Il senso del tempo degli Antichi era completamente differente, essendo caratterizzato dall’osservazione di aspetti naturali come l’alternarsi del ciclo giorno/notte, le fasi lunari, gli equinozi e i solstizi, le eclissi di sole e di luna, le stagioni, i movimenti delle costellazioni celesti. Ne discendeva un concetto dello svolgersi del tempo ciclico.

Il modo migliore per spiegare il concetto degli antichi del tempo è quello utilizzato da Alan Moore in Watchmen (opera tutta incentrata sulle varie simbologie connesse all’Ouroboros): immaginate un gigantesco orologio composto da vari ingranaggi, in cui le ruote più piccole muovono ruote più grandi e così via, in una colossale interazione meccanica.

In una simile concezione del tempo a livello cosmico ciò che è accaduto, tornerà a accadere (l’Eterno Ritorno che tanto appassionava Nietzche). Pertanto è del tutto naturale in questa concezione del tempo che tutto si svolga secondo grandi Ere caratterizzate da periodici cicli di Distruzione/Rigenerazione.

Il calendario Maya, la macchina di Babbage e il Millennium Bug
Come si può ben constatare nel video sopra presentato il calendario Maya altro non era che un gigantesco orologio analogico capace di misurare l’evolvere di intere Ere.

La cosa si chiarisce consultando semplicemente Wikipedia:

Il calendario maya è il calendario che veniva utilizzato dai Maya e da altri popoli dell’America centrale (Aztechi e Toltechi). Si tratta di un calendario molto elaborato, basato su più cicli di durata diversa:

il ciclo Tzolkin aveva una durata di 260 giorni.
il ciclo Haab aveva una durata di 360 giorni, più i “cinque giorni fuori dal tempo”.
il Lungo computo indicava il numero di giorni dall’inizio dell’era maya.

(omissis)

Non si usava numerare gli “anni” né del ciclo Tzolkin, né del ciclo Haab. Invece si utilizzava il Lungo computo: una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale misto in base 13, 18 e 20. Precisamente si trattava di un numero di cinque “cifre”: la prima (quella delle “unità”) in base 20, la seconda (le “decine”) in base 18, la terza e la quarta di nuovo in base 20, la quinta in base 13. Queste “cifre” si scrivono da sinistra a destra, come per i numeri arabi; nella notazione moderna, si scrivono i numeri corrispondenti separati da punti, ad esempio 12.19.13.7.18 (corrispondente al 4 luglio 2006).

Il ciclo completo del Lungo computo era quindi di 20×18×20×20×13 = 1 872 000 giorni (circa 5125 anni), ed era multiplo del ciclo Tzolkin di 260 giorni. Le prime quattro cifre si contavano a partire da 0 (quindi la seconda andava da 0 a 17, le altre da 0 a 19), la quinta invece andava da 1 a 13, con il 13 avente la funzione di zero. Il primo giorno del lungo computo era il 13.0.0.0.0, data che è ripetuta il 21 dicembre 2012.

Wikipedia

Era in sostanza un antichissimo algoritmo di calcolo del tempo, che ovviamente esaurita ogni combinazione numerica possibile, non faceva altro che azzerare il conteggio e ripartire da zero. Ciò perché i numeri utilizzabili per il calcolo erano limitati.

Il sistema giudaico-cristiano del tempo invece ponendo al centro della storia umana l’evento dell’incarnazione di Gesù Cristo e facendo leva sul sistema numerico decimale arabo/indiano può estendersi all’infinito nel passato e nel futuro secondo una progressione potenzialmente infinita.

La fine del mondo è vicina

COMITATO ITALIANO PER IL CONTROLLO DELLE AFFERMAZIONI SUL PARANORMALE

http://www.cicap.org/new/stampa.php?id=273764

La Macchina di Babbage aveva limiti assai simili.

Il matematico inglese Charles Babbage ideò nell’ottocento un computer a vapore, mai realizzato. Questa opera oltre ad averci regalato tonnellate di splendida letteratura steampunk, basata su universi alternativi in cui Babbage ha effettivamente realizzato e reso industrialmente replicabile la propria opera, ci insegna parecchio sui sistemi di calcolo analogici. La Macchina di Babbage, infatti, potendo operare un numero finito di interazioni meccaniche, poteva operare un numero per l’epoca notevole, ma finito di calcoli matematici.
Lo stesso concetto a ben vedere fu alla base del fenomeno del c.d. Millennium Bug. Molto banalmente la potenza di calcolo dei primi computer digitali era scarsissima. Con così pochi byte a disposizione l’unica soluzione che si trovò fu quella di far calcolare gli anni utilizzando solo gli ultimi due decimali (in pratica 1993 si leggeva 93).

Questa caratteristica, chissà perché, fu trasmessa dai primordiali sistemi operativi a quelli successivi, col risultato che l’anno 2000 avrebbe potuto essere confuso con l’anno 1900 (entrambi infatti venivano letti come 00). Bastò questa banalità a scatenare surreali apprensioni su possibili catastrofi dei sistemi di controllo delle centrali nucleari e di altri sistemi di sicurezza di apparecchiature sensibili.

Millennium Bug

ATTENZIONE, L’INVENZIONE TECNOLOGICA CHE QUESTO ARTICOLO ESPONE È MALVAGIA! Quindi non ti preoccupare se i computer ti taglieranno la testa o se le lavatrici ti laveranno la bocca con il sapone se…

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Millennium_Bug

Millenarismo Surmoderno
Una rapida lettura del quadro summenzionato è sufficiente a capire come teorie cosmogoniche e strumenti di calcolo del tempo possono generare laddove mal comprese vere e proprie Apocalissi Surmoderne.

In quel calderone di culture ibride che è internet le due concezioni del tempo Antica e Cristiana sono andate a confluire. Pertanto in un poderoso mash-up postmoderno la totalità dei sistemi empirici di calcolo del tempo degli Antichi si sono integrate nello svolgimento lineare del tempo Giudaico-Cristiano. Pertanto ogni fase finale di Distruzione/Rigenerazione del pensiero Antico (il Ragnarork dei Vichinghi, le Yuga degli Induisti, il Lungo Computo dei Maya, ecc…) diviene “profezia” sulla fine dei tempi prossima ventura.

Peccato che, a ben leggere l’Apocalisse di San Giovanni Evangelista, dietro un linguaggio simbolico venivano descritte le persecuzioni subite dai cristiani dell’epoca, a significare che la “Fine dei Tempi” è ogni giorno e che ogni giorno nel cuore dell’uomo si svolge una lotta tra la Luce e le Tenebre.

Ma si sa Hollywood ha bisogno di periodiche e spettacolari “Apocalissi Mediatiche” alla Signore degli Anelli (altra opera che pesca a piene mani dal concetto circolare del tempo con le sue Ere), che ci raccontano un mondo felice e pacificato dopo un’ordalia di fuoco e sangue.

Così è accaduto nell’ultimo ventennio un processo di mitopoiesi assolutamente fantastico.

In un colossale cortocircuito narrativo su internet è confluita ogni tradizione possibile. Come nello splendido meme di Aldo, tradizioni cristiane, esoterismo pagano, culture precolombiane (la celebre immagine del Calendario Maya in realtà è Atzeca), millenarismo medioevale, catastrofismo, meteoriti, epidemie di morti viventi, esseri provenienti dallo spazio interstellare, Macchine Ribelli… tutto è confluito in una pazzesca “Apocalisse Mediatica Permanente”, cui i media tradizionali attingono a piene mani per sceneggiature di film, serial televisivi, programmi di approfondimento e quant’altro.

La cosa farebbe ridere se non fosse che alla fine il 10% della popolazione mondiale (parliamo di seicentomilioni di persone!) era sinceramente preoccupato per l’Apocalisse Maya.

Apocalisse Maya: il 10% del mondo ha creduto alla fine.

Il 21 dicembre 2012 è arrivato (sebbene non ancora finito), i media straripano di ironia sui creduloni superstiziosi che hanno dato credito alla presunta profezia dei Maya, magari in qualche angolo

http://www.lastampa.it/2012/12/21/blogs/underblog/apocalisse-maya-il-del-mondo-ha-creduto-alla-fine-AVIzuXsRBM9SLPzLS3VcCN/pagina.html

E proprio il meme di Aldo col suo richiamo al Killroy, che normalmente uso con l’emoticon °L° e che i bimbiminkia traducono in OuO, richiama quella bibbia della postmodernità che è il V. di Thomas Pynchon.

In quel libro ampio risalto viene dato al Killroy e alle sue connessioni alle teorie del complotto più disparate. V. ci racconta qualcosa di fondamentale sulle “Apocalissi Mediatiche”: rappresentano la pulsione autodistruttiva della Civilizzazione Occidentale.

In quest’ottica fenomeni come i totalitarismi non sono incidenti di percorso, ma realizzazione di profondi bisogni culturali di autodistruzione.

Nel libro di Pynchon come in 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick le Macchine ideate dall’uomo non fanno che replicare questo bisogno di violento reset/formattazione.

{0} – La Repubblica

NELLE sue Lezioni americane, Italo Calvino traccia una storia ideale del romanzo come aspirazione enciclopedica. Si parte da Goethe, che voleva scrivere un romanzo sull’ universo; e passando …

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/06/19/pynchon-dell-apocalisse.html

Il dato più preoccupante che offrono queste narrazioni di mitopoiesi è la conferma che non esiste alcuna mega cospirazione internazionale, nessuna oscura minaccia esterna da cui difendersi. Siamo di fronte ad una Civilizzazione ormai moribonda da un paio di secoli, che non si decide a morire, ma che sente un dannato bisogno di farlo.

Forse la trovata più intelligente è stata quella della Community di Canv.as, che ha proceduto a realizzare attraverso i meme un Calendario Maya che esorcizzasse la fine del mondo. L’unica salvezza dalla “Apocalisse Mediatica Permanente”, forse, sta proprio nella cultura dei meme, che rappresenta in ultima analisi un tentativo “morbido” di superamento della cultura occidentale.

Pick a square, Draw a square

ITT: we draw the awesome Sticker del Dia.

http://canv.as/p/w6lby

Conclusioni
Esimi Ricercatori, francamente a me preoccupa un mondo di persone che passivamente si rifugiano in un orizzonte apocalittico, perché è qualcosa che alla lunga deresponsabilizza sul futuro. Non è un caso se la crisi economica attuale può riassumersi nella seguente immagine retorica che spesso ricorre in questi giorni: un nonno che invece di tagliare un albero e ripiantarne uno nuovo per i nipoti, ha dato fuoco alla foresta… Come dare torto a questi nonni se un futuro non c’è…

E per concludere mi affido alle parole con cui ho salutato il nuovo anno…

Buon 2013 a tutti e complimenti: siamo sopravvissuti a Millennium Bug e Apocalisse Maya. Poche generazioni vivono due bufale così grosse.

— Giovanni Scrofani (@Jovanz74) Gennaio 1, 2013
… e al salvifico Calendario Canv.as della non-Apocalisse…

Read more: http://gilda35.com/apocalisse-maya-2012#ixzz3VnsTDpjH
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Appunti per un’ecologia di internet

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

Durante l’evento Web e Sostenibilità si è tenuto l’incontro dedicato ad “App Startup & Co.”, in cui ho presentato i miei appunti per un’ecologia di internet. Perché la Rete è un ecosistema prezioso e andrebbe preservata. Il racconto della giornata.

ONtro

Esimi Ricercatori come sapete, alcuni giorni addietro su invito del nostroGiuseppe Lanzi ho partecipato alla Ecomondo 2012 di Rimini con un intervento dedicato all’ecologia dell’informazione sul digitale…

E’ stata un’ottima occasione per rincontrare alcuni vecchi amici (Giuseppe Lanzi e Diego Orzalesi), finalmente conoscere dal vivo vecchie conoscenze gildesche (Alex Bianchi uno del primissimo nucleo di Ricercatori, Paolo “Spottino” Valzaina e Beppe Cataudo) confrontarmi con personalità della rete del calibro di Marco Zamperini e Miriam Bertoli, nonché fare la conoscenza di tante persone che quotidianamente cercano di conciliare ecologia e digitale.

In Viaggio riepilogando le idee…

Ovviamente la partenza è stata rocambolesca come al solito, col sottoscritto che si precipita dall’ufficio direttamente sui binari di Roma Termini con la testa che ancora ronza di entrate merci, OdA, rilasci, riscontri, validazioni…

Il tutto è ben attestato da questa esplicativa foto che mi ritrae mezzo intirizzito, immerso in prospettive degne di un romanzo futurista con binari in lega d’acciaio e pensiline protese verso magnifiche sorti progressive…

Una cena luculliana…

Dopo quadrature di appuntamento via cellulare, Twitter, mail e financo corvi del Trono di Spade, ho raggiunto il ristorante Sol y Mar di Riccione per una luculliana e splendida cena di pesce offerta dal buon Giuseppe Lanzi.

Inutile dire che è stata una delle migliori cene di pesce della mia vita, ma quando si gironzola con Giuseppe Lanzi la qualità di cibo e vino è sempre sopraffina.

La cena è stata molto interessante con mini reiunion gildesca tra me, Orzalesi e Bianchi e gustosa chiacchierata con Miriam Bertoli, Marco Zamperini, Andrea Di Stefano e Santiago A. Mazza… Sulle tante conversazioni ha tenuto decisamente banco il racconto della campagna virale “Todos por un pelo“, un piccolo capolavoro di advertising surrealsta di Zamperini/Mazza.

Detto per inciso, durante la cena la conversazione, era così rapsodica, iperbolica e frammentaria che mi chiedevo come avrebbe fatto Miriam Bertoli a moderare un pannel che si preannunciava decisamente impegnativo.

Insomma miei esimi se vi capita di passare dalle parti di Riccione mi permetto di suggerivi un passaggio in questo delizioso ristorante… che mi ha indotto a fantasticare di chiudere col dadaismo, aprire un Foodblog e iniziare a scroccare pranzi, cene e colazioni… neanche il mondo patinato del fashion blogging era riuscito a fare tanto…

Verso Ecomondo…

Così il mattino dopo mi sono svegliato ben rifocillato e pronto per affrontare col dovuto entusiasmo la giornata… non immaginando che durante la colazione dei campioni Giuseppe Lanzi mi avrebbe consegnato un pass significativamente denominato “VIP card“…

Ovviamente la mia testolina ha subito una congestione e sono corso in bagno ad immortalarmi davanti allo specchio (utilizzando la fotocamera posteriore in spregio alle mie stesse regole sull’autoscatto VIP) con in mano smartphone e VIP card… sfumando il tutto con un bell’effetto sgranato anni ’70 di Instagram (non capirò mai perché ci siamo convinti che sia trendy utilizzare fotocamere con millemila megapixel per fare foto a bassa risoluzione)… ovviamente avendo cura di “rivoltare” l’immagine perché si leggesse bene VIP card…

Oh, dopotutto dai flame indegni che leggo in giro, pare che tutto fa curriculum oggigiorno…

Non ero mai stato alla Fiera di Rimini, che distava pochi metri dall’hotel. Sarà che durante il viaggio in treno mi ero trastullato con uno splendido articolo sulla Fisica di Cthulhu, consigliatomi da Luca Sognatore, ma i Quattro Piloni dell’Apocalisse della Fiera di Rimini mi suscitarono qualche fantasticheria non euclidea…

App Startup & Co.

Arriviamo così al cuore del mio intervento, che è tutto racchiuso nelle slide sottostanti.

In estrema sintesi ho ripreso le tematiche sul c.d. “Lato Oscuro della Rete“, affrontandole da un punto di vista “ecologico“:

  • Se come ripete spesso l’amico A. Giovanni Vitaleinternet è un ecosistema” formato da informazioni prodotte, veicolate e ibridate da umani e macchine ne discende che dovremmo per quando possibile tutelarlo e proteggerlo come qualunque altro ecosistema, garantendone biodiversità e purezza.
  • Su internet un simile approccio comporta la necessità di considerare con molta azione il peso delle nostre azioni, valutandone l’impatto ambientale. Se l’ecosistema in cui siamo immersi è un ecosistema di brand commerciali e personali in competizione tra loro (vi invito a fare iltest di tossicità), diviene fondamentale garantire modalità comunicative “equilibrate“.
  • Essendo l’uomo un mammifero che tende gioco forza a marcare il territorio con l’inquinamento ambientale e psicologico, per cui modificare la sfera dell’immaginario altrui è istintivo, come per i salmoni risalire la corrente, è essenziale innescare processi di maggiore consapevolezza… a meno di volerci risvegliare in un futuro neppure troppo remoto in cui la distinzione tra vero/verosimile/falso sia completamente ingoiata da un Sogno Totalizzante, da cui sarà impossibile svegliarsi.
  • Doverosamente dobbiamo tener presente che nell’iceberg digitale impazza quella particolare modalità di creazione di contenuti nota come “mitopoiesi“, pertanto sia e informazioni, sia le scorie di “comunicazione tossica” si sedimentano e si stratificano con esisti spesso imprevisti e sconcertanti.
  • Ovviamente ho fatto alcuni esempi di modalità negative di inquinamento digitale: in primis il livello di annientamento psicologico delle giovani generazioni evidenziato dal raid di #Baldforbieber di 4chan e il triste caso Amanda Todd, in secondo luogo evidenziando l’uso sapiente fatto da Greenpeace con Artic Ready del livello di tossicità mentale del pubblico.

Per le slide devo rivolgere una menzione d’onore a Beppe Cataudo che con maestria e sangue freddo riusciva a compatibilizzare con un barbatrucco via iPad un Power Point, che non voleva saperne di girare sul computer Apple connsso al proiettore… Eroe del cyber dadaismo.

Di seguito vi riporto un divertente storify dell’evento, per il quale devo rivolgere i complimenti sopratutto a Miriam Bertoli che ha tenuto saldamente le redini dell’incontro, riuscendo anche a fornire un filo conduttore ai vari interventi, che spaziavano dalla contro-cultura digitale alle start up… e al grande Marco Zamperini che riuscirebbe a ipnotizzarmi anche mentre legge gli ingredienti di una scatola di Kellog’s.

Insomma un evento bello e ricco pieno di spunti interessanti per un’ecologia dei nostri comportamenti in Rete e dal “vivo” (anche se per me la distinzione è sempre più labile)…

Titoli di coda…

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Mi sono goduto parte del viaggio di ritorno con Marco Zamperini, che mi ha deliziato con gustosi aneddoti sulla Storia del Digitale in Italia e sulle origini di Facebook, al cui a confronto “The Social Network” di David Fincher è “Happy Days“… Ed ho così chiuso in bellezza una giornata che ricorderò… Se i Grandi sono Grandi un motivo c’è.

Insomma miei esimi Ricercatori vi lascio con questo mirabolante nonSPOT surrealista, che ormai continua a ronzarmi per la testa…

E conlcudo con un doveroso ringraziamento a Giuseppe Lanzi e a tutta l’organizzazione di Assoscai.

Il video completo dell’evento