Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

Esimi Ricercatori, la buona battaglia è vinta.

Qualche tempo addietro vi raccontammo alcuni ghiotti retroscena che collegavano il successo virale di Gangam Style a un duello a distanza tra gli Anon di 4Chan e gli stregoni del marketing che stanno dietro a Justin Bieber…

Come raccontammo all’epoca si voleva superare la “curva di crescita” di visualizzazioni generata dall’endorsement di Justin Bieber verso “Call Me Maybe” di Carly Rae Jepsen…

Ma avendo stracciato in poche settimane il primato di “Call Me Maybe“, si è rapidamente imposto un obiettivo più ambizioso quest’oggi pienamente raggiunto: spodestare “Baby” di Justin Bieber dal titolo di video più popolare di tutti i tempi.

Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

Vi faccio notare una chicca esimi… perché quando si lavora a questo genere di cose si aspira sempre alla perfezione maniacale:

  • il video di Justin totalizza 1,435 Milioni di “mi piace” e 3,187 Milioni di “non mi piace”;
  • il video di Psy totalizza invece 5,352 Milioni di “mi piace” e 0,322 Milioni di “non mi piace”.

Peraltro va notato come questo raid abbia segnato una interessante evoluzione nei raid delle Community di c.d. sotto-cultura digitale. Tutto si è fatto molto più deep, sussurrato, niente appuntamenti, ormai tutti sanno quello che devono fare e come farlo, ognuno ha la propria rete di influenza e sa come utilizzarla al meglio, tutti si conoscono tra di loro e fondamentalmente seguono UNA storia, pertanto ora basta un battito d’ali in Corea del Sud per squassare i server della California…

La potenza è nulla senza controllo °L°

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Quando 4Chan diagnosticò il cancro a Justin Bieber | Gilda35

Originariamente pubblicato su Gilda35

Quando 4Chan diagnosticò il cancro a Justin Bieber

ONtro

Esimi Ricercatori, la campagna di sfrenate burle di 4Chan ai danni delle multinazionali dell’intrattenimento non conosce sosta. A farne le spese questa volta sono stati i Belieber, i fan della pop star Justin Bieber… che al grido di #baldforbieber in massa si sono rasati i capelli di fronte al falso annuncio della diagnosi di una leucemia del proprio idolo.

Come sapete da sempre il piccolo Justin ci suscita qualche inquietudine…

Ogni volta che lo si nomina su twitter, capitano strani e inspiegabili fenomeni che ci sprofondano in un web sospeso tra il fantascientifico e l’onirico…

Il suo corpo elettrico pervade buona parte dell’ecosistema Twitter, garantendo il successo di qualunque start up su cui si posi il suo tocco

Onestamente ho sempre ritenuto che Justin Bieber fosse una delle peggiori emanazioni del Tecnonucleo, la proto-intelligenza artificiale ibrida uomo/macchina che domina internet… La community di 4Chan ha confermato le mie più fosche considerazioni…

Ringraziamo sentitamente il Ricercatore Antonio Avigliano per la gustosa segnalazione:

#BaldForBieber

Di seguito espongo in sintesi la vicenda, condita da qualche elemento che vi aiuterà a non brontolare solamente il solito monotono “non si scherza con queste cose”, perché, come vedremo, la vicenda è più inquietante di quanto sembri

Peraltro le origini dello scherzo sono lontane…

Siamo infatti davanti ad un nuovo scherzo che sfrutta le caratteristiche dimitopoiesi narrativa tipiche del digitale…

Nel febbraio 2011 il piccolo Justin partecipa ad uno spettacolo di Jimmy Kimmel… uno di quei talk che tanto piacciono negli USA in cui un irriverente ed arguto umorista pone domande irriverenti ed argute ad un VIP, che fornisce irriverenti ed argute risposte…

Durante lo show Jimmy Kimmel in un momento di spettacolare ilarità finge di rasare a zero Justn Bieber, che si ripresenta dopo la pubblicità completamente calvo…

Le fan impazziscono di dolore… salvo scoprire il giorno dopo che si trattava di un divertentissimo scherzone della Pop Star, i cui capelli erano stati abilmente celati da un truccatore…

Ovviamente la Rete, quel meraviglioso iceberg digitale, si è riempita di immagini del Bieber calvo, che tuttavia sono andate sedimentandosi sommerse dall’immane quantità di immagini della star giornalmente introdotte nella Cloud.

Così è stato estremamente facile per la community di 4Chan creare un sito (BaldForBieber.com), in cui si lanciava una finta campagna virale #Baldforbieber…

Corredata da uno di quegli appelli “catartici” che tanto appassionano i markettari virali:

The Tragedy: Recently, information regarding our loving artist Justin Bieber has been leaked online. Justin has cancer. At his request, it was kept hidden with help from his agent although some devious people figured out this secret and leaked it over the internet. We would like to embrace this! SUPPORT BIEBER IN HIS STRUGGLE – #BALDFORBIEBER!

Nonché da un finto counter per una finta raccolta fondi per il cancro e da uno struggente video virale…

Dopodiché gli OldAnon hanno proceduto ad invadere Twitter di struggenti appelli per aiutare la pop star nella sua lotta contro la malattia… invitando i fan a “rendersi calvi per Bieber“, per manifestare la propria empatia verso il cantante.

Peraltro qualche star ogni tanto si rapa a zero per esigenze di copione, così rapidamente sono state riprese immagini di attori che si erano fatti calvi per sostenere Justin.

Di seguito una raccolta dei tweet che più hanno fatto sganasciare dalLULZ gli OldAnon:

Ed ecco una selezione delle foto dei “Calvi per Bieber“, in cui pare ci siano anche sorelle e fidanzate dei burloni reclutate per l’occasione per spingere i fan all’azione… Dopotutto che storia virale è senza la “call to action“?

La vicenda imperversava in ogni canale possibile con tentativi di manipolazione anche via Wikipedia e Reddit, il tutto come ben raccontato da questo tread:

Nel bel mezzo della tempesta mediatica una fan interrogava un personaggio importantissimo, che ha oltre un milione di follower su Twitter: Kenny Hamilton.

Chi accidenti è questo tizio? Vi chiederete.

Ebbene costui è famosissimo perché la guardia del corpo personale di Justin Bieber. Interrogato sulla malattia del proprio protetto rispondeva così:

Avveniva così che gli amministratori di BaldForBieber vedevano recapitarsi un’arcigna lettera di diffida che li invitava a desistere dalla loro perniciosa attività.

Quando 4Chan diagnosticò il cancro a Justin Bieber

Conclusioni

Penso che questa storia dovrebbe far riflettere e parecchio.

La cosa più idiota che si potrebbe fare è alzare il ditino, scuotere il capo e biasimare la community di 4Chan per il proprio cattivo gusto.

Ma questa storia, miei esimi Ricercatori, racconta qualcosa di ben diverso.

Sono anni che leggo ovunque nei siti legati al marketing virale il ricorrere ossessivo dei termini “catarsi” e “call to action“.

Gli stregoni del marketing hanno cresciuto le generazioni di nativi digitali a pane e scariche emotive da riversare nella Rete.

La campagna di successo deve essere pulsionale e immediata, deve chiamare tutti ad un’azione di pancia secondo il classico schema orgonico di tensione-carica-distensione.

Si è così creata all’interno della Rete un Internet Broadcast peggiore della televisione. Un televisore con un miliardo di canali che spinge di continuo i giovani contadini della cloud a riversare su internet enormi quantitativi di messaggi promozionali spacciati per comunicazione.

Lo dimostrammo in tempi non sospetti: i nativi digitali per ottenere retweet e follower infarcivano la propria comunicazione di rimandi a brand commerciali, per stimolare i socialBOT specializzati in tale campo… hanno appreso da tempo a dominare i temi di tendenza con esplosioni di esuberante amore per i propri idoli, rendendosi uomini-sandwich a tempo pieno…

La comunicazione commerciale si è fatta comunicazione ordinaria.

La vita è una quotidiana chiamata alle armi per qualche corbelleria inventata dagli Stregoni del Marketing.

Tutto è un continuo reagire a stimoli abilmente attivati tramite la programmazione neurolinguistica.

Ne esce una generazione affetta da un conformismo allucinato e incosciente simile a quello dei cittadini del “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley.

Nessuno mi venga a parlare di “Popolo di Internet“, della “Cattiva Maestra Televisione“… nessuno osi proclamare una qualche maggiore dignità culturale del digitale rispetto alla comunicazione analogica. Il digitale grazie al massivo ingresso del marketing in ogni suo anfratto, è diventato il luogo di manipolazione per eccellenza…

Ovviamente il “cattivo” per i Media saranno i Troll, l’anonimato, il deep internet… Il Tritacarne Digitale chiamerà in proprio aiuto l’Autorità per combattere gli orchi del web… Dopotutto questo è solo un altro momento dell’Incidente del Tonchino Digitale.

Il Totalitarismo 2.0 sarà morbito e pop.

Volete vedere il Lato Oscuro della Rete?

Bene andate ad un seminario sul Marketing Virale.

Breve guida ai temi di tendenza estivi | Data Manager Online

Illustri manager digitali, ogni estate è la stessa vecchia storia, i temi di tendenza di Twitter sono letteralmente invasi da stranissimi e incomprensibili hashtag (le etichette di ricerca precedute dal segno #). L’agenda politica viene meno, l’attualità viene ingoiata in un buco nero semantico, le notizie si perdono in un rumore di fondo spaventoso. Mi […]

Frontespizio del Leviatano di Thomas Hobbes

Il successo del Leviatano Digitale

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Esimi Ricercatori, in questi giorni uno dei temi più ricorrenti nelle conversazioni tra i professionisti del digitale è quello del “quid”… di quel qualcosa di inafferrabile che determina il successo online di una iniziativa.

Sul tema delle bancarelle dei follower mi riservo di scrivere un apposito nonPOST, qui mi limiterò a mettere a fattor comune alcune considerazioni originariamente espresse su Indigeni Digitali, partendo da due case history interessanti: il rapporto tra Justin Bieber e Instagram da un lato e il rapporto tra Hugo Chavez e le Comunità Hacker dall’altro.

Justin Bieber e Instagram

La prima foto di Justin Bieber su Instagram
“Il traffico fa schifo” la prima foto di Justin Bieber su Instagram

Come sapete consideriamo Justin Bieber l’equivalente digitale di una divinità gnostica, quello che non sapete è che bastò una sua epifania per benedire Instagram.

Avete letto bene: se Instagram vale un miliardo di dollari è anche merito del piccolo Justin.

Quando Justin Bieber si è iscritto ad Instagram ha fatto quasi esplodere i server per numero di iscritti…

Dopotutto il ragazzo già all’epoca possedeva un ecosistema di oltre undici milioni di esseri umani e BOT pronti a seguirlo in ogni spericolata esperienza con i nuovi media.

L’afflusso di Belieber su Instagram fu talmente massivo, che inizialmente fu scambiato per una classica pratica di hacking: l’attacco DDoS.

Una giovane star dei nuovi media bloccata nel traffico prova una nuova applicazione per iPhone e le regala milioni di iscritti e una popolarità senza precedenti…

Spero di aver risposto a tutti quelli che si arrovellano del perché del successo di Instagram rispetto ad altre applicazioni fotografiche più performanti…

La solita risposta: Justin Bieber!

Il Leviatano Digitale di Chavez

Frontespizio del Leviatano di Thomas Hobbes
Frontespizio della prima edizione del “Leviatano” di Thomas Hobbes, stampato a Londra nel 1651

Se sul piano commerciale l’Ecosistema Bieber rappresenta un unicum in grado di garantire il successo di qualunque applicazione venga da questi lambita… sul piano politico la case history di maggiore (e inquietante) successo rimane quella di Hugo Chavez.

Il Venezuela infatti assistiamo alla prima manifestazione del Leviatano Digitale, moderna e compiuta incarnazione delle teorie hobbesiane.

Hugo Chavez durante il processo di nazionalizzazione degli impianti petroliferi americani si trovò a fronteggiare il cambiamento da remoto dei codici di accesso dei software di estrazione del greggio. Per ovviare alla cosa ebbe la geniale idea di coinvolgere le locali comunità di hacker, che utilizzando Linux rimisero in funzione gli impianti.

Colpo di genio senza precedenti.

Tuttavia questa geniale idea ebbe una ulteriore declinazione pratica parecchio interessante: legò la Comunità Hacker Venezuelana al proprio Leader.

Risultato?

Quando il Venezuela contava poche migliaia di account twitter, Chavez era una twitstar con milioni di follower umani e sintetici… la declinazione politica dell’Ecosistema Bieber.

Tuttavia il corpo elettrico di Hugo Chavez ha una marcia in più: la Comunità di Hacker, che non solo può alla bisogna dotare il Leader di quanti followers vuole, aumentando la “percezione del consenso”, ma che di sovente interviene prendendo il possesso degli account degli oppositori.

Così il corpo elettrico di Chavez diviene un Leviatano Digitale in grado di parlare per un’intera nazione.

E scusatemi se è poco.

Due improbabili successi

I due casi sopra citati portano alla nostra attenzione esimi Ricercatori un fattore fondamentale: quando i numeri assumono le proporzioni degli ecosistemi Bieber e Chavez il successo diventa una miscela di fattori umani e sinitetici inestricabile.

Umani che sembrano Macchine.

Macchine che imitano gli Umani.

Nello stesso Ecosistema. Nello stesso corpo elettrico. Nello stesso Leviatano Digitale.

Così il successo di una iniziativa in campo digitale da cosa è misurabile?

Entrambi i due esempi rappresentano a modo loro una strategia di successo:

  1. Justin Bieber posta quasi casualmente su Twitter una foto da instagram e fa letteralmente la storia di quella piattaforma.
  2. Hugo Chavez per un problema tecnico fidelizza a sé comunità di hacker, che diventano uno strumento di propaganda politica senza eguali.

Sono due casi in cui si arriva a un risultato praticamente clamoroso apparentemente senza strategia.

In questi casi mi chiedo sempre: Bieber voleva “lanciare Instagram“? Chavez voleva “coinvolgere gli hacker nel proprio progetto politico“?

Conclusioni

Concludendo miei esimi Ricercatori da cosa si stabilisce il risultato di una campagna digitale?

Dai numeri?

Assolutamente e irrefutabilmente no.

I numeri sono solo uno degli strumenti a disposizione nella Guerra dei Sogni.

E’ la capacità di informare quei numeri di prendere followers umani e sintetici e orientarli verso un obiettivo: il comunismo, la popolarità di una popstar, la vendita di formaggini…

Quando dovete valutare una campagna digitale non guardate i like, i follower e tutte quelle stupidaggini, guardate l’obiettivo concreto che questa si prefiggeva.

Se hai un milione di like ma non riesci a vendere neanche un formaggino, hai perso tutto.

Natale con i Dadaisti

Il 22 dicembre scorso ho partecipato alla “Indigeni Digitali Christmas Dinner“, momento in cui ho colto l’occasione per scambiare gli auguri di persona ad alcuni di voi Ricercatori, iscrivermi all’Associazione degli Indigeni nonché per effettuare un talk sul “Cyber Dadaism”, che ha riscosso un discreto successo di pubblico…

Colgo così l’occasione per fare un piccolo presente agli Indigeni e ai Ricercatori, che hanno presenziato, mettendo a fattor comune la presentazione che ho usato come base per il talk.

Non è molto comprensibile senza il talk correlato, ma confido di fornirvene a breve una copia video prodotta ad hoc…

Concludo per fare gli auguri di buon Natale a tutti i membri vecchi e nuovi di questa Comunità e di Indigeni Digitali, nonché a tutti gli amici con cui quotidianamente interagisco in Rete. Il 2011 sotto tanti aspetti è stato un anno molto duro e difficile della mia vita,  vi ringrazio per tutta l’energia, l’allegria e l’umanità che mi avete trasmesso sempre!

Ancora Buon Natale… e non passate troppo tempo sui Social Network, ma dedicatevi alle persone care che hanno bisogno di voi 😉

Una possibile spiegazione al Caos nei Temi di Tendenza

« Il dadaista inventava gli scherzi per togliere il sonno alla borghesia, il dadaista comunicava alla borghesia un senso di confusione e un brontolio distante e potente tanto che i suoi campanelli cominciavano a ronzare, le sue casse forti ad asciugarsi e i suoi amori scoppiavano in bollicine »
(Jean Arp)

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Gli incredibili Temi di Tendenza del 30 ottobre 2011 A.D.

ONtro

Esimi nonché egregi Ricercatori, ieri 30 ottobre 2011 A.D.  i Temi di Tendenza di Twitter sono completamente impazziti.

Chiunque avesse aperto Twitter via web si sarebbe scontrato contro questi dieci meravigliosi Temi di Tendenza:

  1. COME TROVI QUESTO TEST
  2. CANTANTE PREFERITO
  3. TI PIACEREBBE VIVERE A BARI
  4. DA 1 A 100
  5. COSA FATE
  6. QUANDO TI ARRABBI
  7. SONO INSOPPORTABILI
  8. COSA PENSANO GLI ALTRI DI TE
  9. QUANTE LINGUE CONOSCI
  10. Shrek

Complottismo twittero

Immediatamente su Twitter scattano le ipotesi complottiste più esilaranti:
  • “Sono stati quei manigoldi di Gilda35, sempre a far casino coi Temi di Tendenza!” facile da confutare, questa Comunità rivendica SEMPRE le proprie burle (v. ad esempio goo.gl/TvcD2), che solo apparentemente sono all’insegna del nonsense. Inoltre seguiamo da sempre una ferrea estetica dadaista e i temi del 30 ottobre ne sono assolutamente privi.
  • “E’ tutta colpa di quella bimbaminkia di Kuccilotta95 e dei Beliebers!” A questa frottola, lo ammetto, ero cascato anche io, credendo di trovarmi di fronte ad una di quelle esplosioni testuali tipiche dei Beliebers (v. goo.gl/mzRcV)… Ma, sebbene Kucciolotta95 avesse utilizzato in modo massivo i temi di tendenza incriminati, gli stessi erano già presenti dal giorno prima… Kucciolotta95 si è limitata ad utilizzarli per fare uno scherzo (da applauso)… E Kucciolotta95 altri non è che la vincitrice dei Tweet Awards 2011 Imbecilla!

http://twitter.com/#!/Imbecilla/status/130960820703215616

  • “E’ stato Bersani che voleva oscurare Renzi e l’hastag #Leopolda”: atteso il comportamento ostile di Pierluigi Bersani e della dirigenza del PD verso Matteo Renzi, mi sembra davvero improbabile che simili brontosauri riescano ad attivare operazioni di hacking degne di questo nome. Il loro metodo è un classico della politica in bianco e nero: organizzo contemporaneamente un’altro evento “Finalmente Sud” e replico a distanza senza neppure ascoltare l’interlocutore… figuriamoci finezze come l’hacking.
  • “E’ stato Berlusconi che voleva zittire #Leopolda e #FinalmenteSud!”:  ce lo vedete un tizio che possiede una fetta così rilevante del mercato televisivo ed editoriale italiano ingaggiare un hacker per zittire Bersani e Renzi (e relativi supporters) che si lanciano gli stracci? Caso mai avrebbe dovuto pagarlo per rendere #Leopolda vs #FinalmenteSud tema di tendenza mondiale. Berlusconi la comunicazione la conosce ancora.
  • “E’ stato un hacker brutto sporco e cattivo!”: gli hacker possiedono una cosa chiamata etica (altrimenti sono lamer o cracker). Un hacker degno di questo nome, dopo un colpo come quello procederebbe (quantomeno tra gli addetti ai lavori) a rivendicarlo, ad attribuirgli un senso, a suscitare una riflessione… nulla di tutto ciò.

Riflessione digitale

Quindi nel ben mezzo dell’esplosione complottista, cui mancavano solo Templari ed Alieni, la riflessione si sposta sui Blog e sulle testate online. Tra i tanti vi segnalo:
  • un esaustivo articolo del Sole 24 Ore (v. http://goo.gl/QsKOw), che va un po’ fuori strada concentrandosi sul decimo tema di tendenza Zingales (al decimo post è stato anche Shrek);
  • un interessantissimo post di Caterina Policaro (v. http://goo.gl/Zuqte), che a mio avviso va vicinissimo alla fonte della vicenda;
  • un bel post del nostro Riccadinho (v. http://goo.gl/kjhWU), che ben riassume il frizzante dibattito svoltosi in una delle Cabine di Regia  di questa Community (v. http://goo.gl/74G1K).

Come si influenzano i Temi di Tendenza

Per risolvere l’arcano bisogna innanzitutto partire dai più comuni metodi utilizzati per influenzare i temi di tendenza:

  1. Intervento a gamba tesa della Twitstar: le Twitstar italiane radunano attorno a sé Comunità Online di 150-250 membri attivi, oltre 10.000-20.000 active lurkers. Un loro intervento naturalmente innesca volumi di traffico su un tema sufficienti a a farlo diventare tema di tendenza.
  2. Subdolo Sabotaggio di una Comunità Online di Influencers: quando una Comunità Online composta prevalentemente da Influencers (inutile fare esempi), decide di far salire un tema non c’è algoritmo che tenga. Si crea una Comunità Orizzontale in cui ognuno mette a fattor comune la propria rete di conoscenze e non ce n’è più per nessuno.
  3. Pagare: avete letto bene. Se si paga per avere spazio dedicato sui server di twitter, o per avere “promoted tweets“, la rilevanza dei temi di tendenza collegati alle proprie iniziative viene “pesata” di più dall’algoritmo dei temi di tendenza… Ogni riferimento  a Justin Bieber e Lady GaGa è puramente casuale…
  4. Hackerata: non ne ho le competenze, ma leggendo in Rete ho appreso che eludere l’algoritmo/counter di Temi di Tendenza è abbastanza una cavolata (adesso iniziate a spiegarvi l’improvvisa apparizione di misteriosi Temi di Tendenza fuori tema?)…
  5. Campagna massiva con uso di BOT: un’altro metodo collaudato è programmare le orde di social BOT (software che agiscono come utenti di social network), che ogni Social Media Espert possiede (v. http://goo.gl/oVWkV) e farli scatenare in Rete per retweet selvaggi.

Una possibile soluzione dell’arcano

Assai probabilmente si è trattato di un esperimento di uno smanettone sfuggito un po’ di mano…
Mettiamo in fila alcuni elementi del puzzle:
  • Fonte: Come bene indicato da Caterina Policaro i termini dei nove temi di tendenza di ieri sono chiaramente frammenti del test delle “100 domande” di alfemminile.com (v. http://goo.gl/BXE6B).
  • Caps lock: Va peraltro rilevato che alcuni BOT (software che svolgono in Rete azioni complesse), come insegna il c.d. “Manuale Elmook di Linguistica Computazionale” dell’ottimo Domenico Polimeno, sono programmati per attivare alcune routine alla comparsa di messaggi contenenti le maiuscole.
  • Emulatori: Non dobbiamo poi dimenticare l’effetto emulazione che prende spesso i Nativi Digitali all’apparire di un nuovo tema di tendenza (v. sempre goo.gl/mzRcV), anche solo per dire “che significa?… ma ti pare?… che schifo?!… possibile che XYZ sia TT e Justin Bieber noooo?
  • Spammers: Come accade ormai da parecchio tempo, quando un temine diventa tema di tendenza, alcuni BOT iniziano a fare la propria comparsa e inondano l’hashtag di spam (v. http://goo.gl/F6q4H).

Messi in fila i fatti e considerate le classiche tecniche di sovvertimento dei temi di tendenza appare plausibile che:

Qualche smanettone ha programmato un BOT per “leggere” termini con lettere maiuscole…

…il BOT doveva far “pesare” come “molto rilevanti” all’algoritmo dei Temi di Tendenza i tweet selezionati…

…per qualche errore (o volutamente) il BOT ha letto e selezionato alcuni tweet che rimandavano al forum (o ancora meglio era un BOT webcrawler che in rete ha individuato frammenti di testo maiuscolo e li ha riportati su Twitter… questa mi piacerebbe da morire)…

…l’Algoritmo è andato in tilt e ha riportato i nove frammenti come “Temi di Tendenza“…

…quindi sono arrivati i Nativi Digitali e hanno iniziato a fare buzz…

…poi è stata la volta di BOT spammers, che hanno generato altro buzz…

…infine tutto è stato sommerso dal buzz.

Conlcusioni

In sostanza esimi Ricercatori assai probabilmente ci troviamo di fronte a BOT che sono sfuggiti di mano ai propri creatori… l’ennesima insurrezione digitale delle Macchine Ribelli, che lanciano il proprio ruggito di sfida…

Vi risparmio, pertanto, il solito pistolotto sui Temi di Tendenza. Penso che abbiamo detto tutto a suo tempo, quando Wikileaks non divenne Tema di Tendenza nonostante volumi di traffico da 500 tweet al minuto (v. http://goo.gl/U55JL) e quando venne acclarata l’esistenza delle Policy Ombra dei Temi di Tendenza (v. http://goo.gl/QYucY).

Colgo solo l’occasione per dire che magari ideando altre forme di “promozione pubblicitaria“, che esulino dai “Temi di Tendenza“, Twitter renderebbe un servizio migliore alla propria utenza. Spacciare “pubblicità” per “informazione“, comporta giocoforza storture come quella in cui si è incappati ieri.

Dialogo socratico sul Klout

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Domenico Anderson (1854-1938) - "Napoli. ...
Image via Wikipedia

Esimi nonché egregi Ricercatori sono lieto di mettere a fattor comune di questa gloriosa Community un meraviglioso dialogo, che alcuni membri della nostra Cabina di Regia hanno avuto con alcuni esperti in Nuovi Media, su un tema a noi molto caro: il Klout.

La discussione si è svolta nel Gruppo Facebook degli Indigeni Digitali di Fabio Lallli e per livello degli interlocutori e degli interventi mi ha davvero trasmesso la sensazione di una Rete, che può aspirare, se ben utilizzata, a diventare una Nuova Agorà.

Pertanto è con vero piacere che vi presento questo dialogo che mi ha letteralmente entusiasmato.

Ringrazio pubblicamente tutti coloro che vi hanno partecipato e che hanno messo a fattor comune le proprie competenze.

E non si dica più che Facebook è buono solo per pubblicare foto di LOLcat!

Il post da cui è partito tutto…

Luca Filigheddu Il Klout score, questo sconosciuto… Cosa ne pensate? Lo abbiamo “spiegato” l’altro giorno sul nostro blog. http://blog.twimbow.com/2011/10/19/klout-score-what-is-it/ E’ indubbio che sta diventando un parametro sempre più riconosciuto a vari livelli, tanto che a San Francisco esiste un ristorante che fa sconti se il tuo Klout score è maggiore di 50 o ci sono famosi hotel che fanno leva sul Klout score per fare in modo che persone “influenti” parlino bene del proprio hotel. Mi hanno anche parlato di Audi che, ad una presentazione di una nuova auto, avrebbe invitato solamente 200 “influencers” con Klout > di 70 nell’ambito dell’automotive. Che ne pensate? Open discussion, sono molto interessato. Thanks!

Inizia la discussione…

Fabio Lalli: ‎Giovanni Scrofani vogliamo la tua opinione 🙂

Raffaele Gaito E’ assurdo che un parametro come questo venga tenuto in seria considerazione. Con Giovanni e gli altri abbiamo più volte fanno esperimenti a riguardo e sono valori facilmente falsabili.

Luca Perugini Morto un Klout se na fa un altro

Luca Perugini Uh… in realtà  Morto un Klout, se ne fa un altro? Mancava il ?

Lorenzo S. Se posso esprimere il mio parere non può essere un grosso metro di giudizio perché come Raffaele Gaito sottolineava i dati possono essere sfalzati e soprattutto non sempre veritieri sull’influcence (come i follower o fan su twitter e facebook) … klout? un nuovo strumento per vedere chi c’è la più grande 😉

Francesco Sullo ‎Luca vedo che stai ragionando sulle cose che ti avevo suggerito. Ottimo, chissò che non mi converta se mi dai quello che mi serve :)))

Attendibilità del caso limite…

Giovanni Scrofani  Col Sabotaggio di Ovosapiens abbiamo dimostrato l’assoluta inutilità e nocività comunicativa di Klout: 1) Col sabotaggio del Follow Friday (v. http://gilda35.com/2011/09/24/sabotaggio-followfriday-quando-ovosapiens-castigo-bieber/ ) non solo abbiamo reso più “popolare” di Lady Gaga e Justin Bieber un account “vuoto”… ma l’account farlocco grazie a quell’unico giorno di gloria continua a beneficiare di un klout migliore di quello di molti utenti normali (47 pt. http://klout.com/#/user/ovosapiens). 2) Dopo la rappresaglia dello storno di 3 punti susseguito al sabotaggio (v. http://gilda35.com/2011/09/26/le-penalizzazione-del-klout/ ), mi sono un po’ risentito… così (seguendo i fondamentali insegnamenti di Linguistica Computazionale di Domenico Polimeno) ho creato il tweet perfetto… che mi ha garantito 500 retweet in 8 ore (v. http://favstar.fm/users/Jovanz74/status/121839004369944576 ) e un klout di 75 punti (v. http://klout.com/#/Jovanz74)… così solo a fini estetici. Klout attesta che il sottoscritto che nella vita civile fa il giurista di impresa, si dedica ai social network nel tragitto casa/lavoro in tram e un’oretta dopo cena… ha un punteggio molto superiore a quello di VIP e professionisti… ‘nuff said °L°

Luca Filigheddu Giovanni, da buon (spero) ingegnere, sono abituato a scartare i casi limite. Ci sono stati altri casi di “test” estremi che hanno dimostrato esattamente quello che hai dimostrato tu, ma, appunto, sono drogati e falsati. Questi casi, ingegneristicamente parlando, sono da scartare, ovvero l’eccezione che conferma la regola. Se un centometrista è sempre più veloce degli altri, ma un giorno un altro, dopato, lo supera, sarai d’accordo che non fa testo, o sbaglio?

Giovanni Scrofani Concordo in parte… Purtroppo i Social Network stanno diventando un po’ come il ciclismo: uno sport in cui il doping imperversa. La totalità dei Social Media Expert che incontro su Twitter comunica secondo modalità che sembrano prese da una sorta di “Manuale per Pompare il tuo Klout”… gli orrendi trenini dei saluti tra influencers che si reiterano ciclicamente mattina, pomeriggio e sera… i 50 #ff mirati agli influencers giusti… il messaggio che si lega al tema di tendenza del giorno che viene buttato lì poi si aspetta un’oretta e si vede quanti RT ha ottenuto, per poi ricominciare… interagire solo tra influencers… ecc… Purtroppo col nostro “doping” abbiamo solo esplicitato una serie di dinamiche ipocrite in cui quotidianamente cascano tutti “quelli che contano”.

Francesco Sullo ‎Giovanni io penso che la questione sia di ordine diverso. Tutti quelli che vivono di visibilità, da sempre, ricorrono ad ogni sorta di mezzo per averla. Lo hanno sempre fatto. Adesso usano Twitter e Facebook, ma prima usavano i manifesti, i passaggi in televisione, e prima ancora si piazzavano in un angolo di una piazza popolare a discorrere ad alta voce, circondati di spettatori. Insomma, non è cambiato nulla. I sistemi come Klout non sono infallibili, né potrebbero esserlo. Ho conosciuto Joe Fernandez mesi fa. Nel loro staff allora avevano 8 ricercatori dottorati (e ne cercavano altri) e stavano in continuazione a perfezionare i loro algoritmi per contrastare tutti gli approcci fraudolenti. Ci elencò una sfilza di tecniche utilizzate per aggirare i loro sistemi e far salire lo score. Alcune veramente geniali. Disse che veniva fuori una nuova tecnica a settimana. E loro, esattamente come fanno gli antivirus, migliorano l’algoritmo continuamente e fissano il problema. Quello che avete fatto voi, notevole sotto molti punti di vista, è scoprire un’altra tecnica per far salire lo score. Ma è un po’ come se io creassi un nuovo virus e prima che quelli di Symantec lo scoprano dicessi pubblicamente che Norton Antivirus è inutile, anzi nocivo. Non è così.

Giovanni Scrofani  E’ un po’ diverso Francesco, certe metodiche “dopanti” stanno diventando prassi anche nell’utenza comune, distorcendo la comunicazione… Es. il trenino dei saluti tra influencers pompa il Klout perché ti fa ricevere parecchie mentions da parte di persone con un punteggio elevato… Tizio utente comune vede che Caio (Twitstar/Influencer/VIP/Opinion Leader) si fa quotidianamente svariati trenini dei saluti con un gruppetto di altri influencers… ovviamente Tizio è impreparato completamente… quindi Tizio pensa che Caio saluta a giro tutti i suoi contatti “VIP” perché gli vuole tanto bene (non può immaginare che fanno la cosa solo per “pomparsi” è un comportamento talmente assurdo e idiota che una persona normale non ci arriva)… purtroppo Social “verticali” come Twitter ispirano comportamenti emulativi… quindi Tizio inizia a fare trenini di saluti ai propri amici… certe volte include anche Caio… e si meraviglia che Caio non risponde (ovvio è ininfluente ai fini del punteggio)… alla lunga la timeline di ognuno diventa uno spaventoso spam di trenini di saluti… Riprendendo gli esempi da te fatti è come se la gente per strada iniziasse a attaccare in ogni dove un manifesto col proprio faccione… o invece di mail inviasse spam e malware… La Comunicazione da Klout non è l’eccezione su Twitter, ma la regola.

Francesco Sullo Tutto quello che dici non toglie nulla al mio discorso. Come dicevo da sempre la gente che vuole apparire fa di tutto per apparire. Klout non ha gli obiettivi che potresti pensare che abbia, ha un business model da paura, che sulla qualità assoluta dei risultati riservati, quelli non accessibili dalle API, basa il suo successo. Il giochetto della mutua citazione è vecchio come il mondo. I blog italiani di qualche anno fa pompavano personaggi come niente. Ma adesso chi è rimasto? Puoi fregare il mondo per un po’, ma poi il meccanismo si aggiusta e va. Qui stiamo parlando di sistemi di una complessità straordinaria. Ci vuole tempo per mettere a punto le cose.

Daniele Buzzurro Diciamocela tutta e diciamocela tutti: qui la naturalità di frasi, interventi, post, tematiche, etc etc è da tempo in calo, a favore della strumentalità delle stesse. Non ci piace dirlo, ma purtroppo è così

Due facce della medaglia…

Giovanni Scrofani ‎Francesco perdonami sarò un po’ lento, ma io l’utilità di uno strumento che attribuisce un “punteggio” alla mia presenza sui Social Network non riesco veramente a comprenderla. Gli esempi che mi fai non sono a mio modesto avviso pertinenti perché Klout per sua natura stimola a comunicare in modo distorto… non a costruire un blog in modo distorto, ma a presentare se stessi in modo distorto… Un conto è il sano desiderio di visibilità, altro è girare con un cartellino che indica il livello di “rilevanza sociale” e porsi verso il prossimo costantemente in modo da incrementarlo. Mi spieghi cosa significa concretamente che io ho un punteggio di 75 punti e tu (che sei 1.000.000 di volte più esperto di me in social media) hai un punteggio di 43 punti… Che “gerarchia” abbiamo espresso? A che serve? Cosa abbiamo stabilito? Un rapporto di forza? Un successo? Piani diversi? Qualità? Quantità? Te lo chiedo veramente per capire visto che hai conosciuto i programmatori. Al di la dell’eleganza e della complessità della programmazione a cosa serve Klout?

Francesco Sullo Supponi che tu sei la Fiat che vuole lanciare una nuova Mini negli USA. Chiedi a Klout “chi sono i 30 maggiori appassionati e influenzatori reali in questo settore?” Klout ti manda una lista che costa 30mila dollari (dico per dire una cifra). Tu organizzi un evento e regali a tutti una Mini. Joe ci ha riportato i numeri di una campagna organizzata dalla Audi, a fronte di una spesa non meglio specificata, hanno ottenuto risultati paragonabili a quelli che avevano ottenuto l’anno prima con un altro prodotto spendo 30 volte di più. Ora capisci bene che se i dati che ti vende Klout non funzionano hai finito. Il fatto che tu abbia un punteggio di 75 punti non significa nulla. Non possono abbassartelo probabilmente per ragioni sociali, ma ci giurerei che se qualcuno compra una lista tu in quella lista non ci sei.

Francesco Sullo Oppure ci sei, proprio perché sei riuscito a influenzare così tanta gente e quindi sei a tutti gli effetti un influenzatore…. non ti quadra?

A Giovanni Vitale  mmm vedo che per seguire discorsi veramente interessanti bisogna tirare tardi! Francamente non trovo contraddizione fra quanto detto da Giovanni e quanto da Francesco anzi, se capisco correttamente, le cose dette sono complementari: porre l’accento sulla fallacia di certe pratiche di valutazione giustifica l’impegno dei gestori delle piattaforme nell’ottimizzarne gli algoritmi, cioé si tratta di regolare il livello di pertinenza dell’analisi e dei relativi criteri di giudizio. Discorso diverso va fatto per la percezione degli utenti che si pone su un piano logico differente e, conseguentemente, di quegli utilizzatori, +o- immediati, che da quella percezione riescono a trarre profitto, qualsivoglia tipo di profitto e per i quali ciò che indichiamo genericamente col termine ‘visibilità’ si pone su una scala di valori specifica e, non di rado, affatto speciosa! Altro si potrebbe dire sulla base dei suggerimenti proposti da entrambi ma, temo, di carattere troppo filosofico e, dunque, per questi luoghi, abitualmente, decisamente indigesto… 😉

Francesco Sullo ‎A Giovanni se riduci il discorso ai minimi fattori,Giovanni dice che un servizio tipo Klout è fondamentalmente inutile, io invece dico che è utile e lo diventerà sempre di più. Ti pare che non ci sia contraddizione fra queste due posizioni? Strano…

Giovanni Scrofani ‎Francesco innanzitutto grazie per il chiarimento: la tua descrizione quadra perfettamente con quanto intuito… Klout, non ha alcuna utilità per l’utente “misurato”… perché è uno strumento di marketing avanzato per creare liste di influencers su determinati temi da rivendere per profilazioni su prosumer e opinion leader. In questo non ci vedo nulla di male: Klout ti offre una esperienza di “gaming” sulla tua popolarità, in cambio tu gli offri gratis i tuoi dati, che poi si rivendono (magari è un po’ squilibrato come rapporto ma “è il web 2.0 bellezza”). Anche se… il sito calca molto più la mano sul primo aspetto rispetto al secondo… Si parla di “standard for influence” per te utente… non per chi si compra i tuoi dati… Klout è indubbiamente un buon tentativo di risolvere un problema importante: come calcolare l’efficacia di una campagna di comunicazione attraverso i nuovi media? Quello che mi dispiace però è che per un uso dissennato che ne fanno gli opinion leader e di riflesso l’utenza comune se ne vanifica di fatto l’utilità lato utenza… Risultato account pompati e timeline che superati i 1000 followers diventano il regno dello spam di se stessi… Fondamentalmente penso che A Giovanni intendesse che io e te valutavamo due lati della medaglia: io dal punto di vista dell’utente non ci vedo alcuna utilità reale e quanto mi dici rafforza la mia convinzione… è indiscutibile che dal punto di vista di chi fa commercio di dati personali sia uno strumento utilissimo e su questo sono d’accordo con te… Però se è vero quanto dici il sito si dovrebbe porre in un modo molto più corretto verso l’utenza e chiarire in modo un po’ più esplicito le finalità dello strumento… che allora abbiamo fatto benissimo a incasinare per un giorno ;))) Grazie per la pazienza 🙂

A Giovanni Vitale ‎Francesco io dico che, per citare un grande della nostra cultura, è ‘La corsa dei contrari’ nel senso che dipende del livello di pertinenza che intendiamo dare, e quindi al significato, del termine ‘utile’: se, ad es., lo riferiamo all’incidenza che ha nel web al momento è decisamente importante dato che mobilita grandi energie. Se, invece, lo riferiamo alla storia del web, a ciò che di esso resterà perfino nella memoria degli utenti è presumibile che abbia un significato di gran lunga minore; se lo riferiamo ai soldi che farà girare è probabile, come mi pare sostieni tu, acquisirà via via un’incidenza maggiore. Se, invece, lo riferiamo al prestigio o al valore sociale si può ragionevolmente presumere che la sua incidenza sarà alquanto relativa, persino in riferimento al personal branding!

A Giovanni Vitale ecco, ho letto il commento di Giovanni dopo aver postato il mio ultimo… dal suo si evince, probabilmente, con maggiore chiarezza cosa intendo per ‘livello di pertinenza’ 🙂

Una case history di successo…

Luca Filigheddu Giovanni Scrofani non si tratta di essere “esperti” in un settore, ma essere un influencer in uno o più settori, essere una persona che viene “ascoltata” dagli altri. Ovviamente non in senso assoluto, ma all’interno dei social network. Ecco, Klout cerca di misurare questo, con tutti i suoi limiti come sottolineato da te, da Francesco Sullo e da tanti altri in rete, ma cerca di farlo al meglio. Il trenino dei saluti, cosa che io non sopporto assolutamente, non è tanto orientato a far aumentare il proprio Klout score, ma a dare dei “segnali” a persone influenti in maniera da cercare di entrare nel proprio giro. Serve? Assolutamente sì! Anni fa decisi di iniziare a scrivere un blog, era il 2005. Così avviai www.lucafiligheddu.com. Avevo deciso volutamente di posizionarmi come blog internazionale, quindi in lingua inglese e scrivere di tecnologia e, al tempo, soprattutto internet telephony e VoIP. Leggevo altri blog sull’argomento e cominciavo a citarli nei miei post. Quando il blogging era al top, sapete bene che citare altri blog funzionava come “segnale” tale da attrarre l’attenzione di quei blog. Ho inziato così e, verso il 2007-2008, il mio blog arrivava a fare 3000 visite uniche al giorno, è entrato diverse volte nei top 10 blog dell’anno nell’ambito VOIP e sono diventato amico di tantissime persone che “contano” e ora sto raccogliendo i frutti. Ho avuto modo di conoscere Pete di Mashable (iniziò anche lui nello stesso periodo, beh, con risultati migliori….) che ancora oggi se gli mando una mail mi risponde pressochè all’istante e mi sta ad ascoltare, ho avuto modo di conoscere i CEO di molte aziende importanti, insomma, mi sono creato un network che ora, dopo 6 anni dalla creazione del mio blog, mi è UTILISSIMO. Quindi, in sostanza, serve “citare” su Twitter vip o influencer per attirare l’attenzione? Beh, se si trova il modo di gestire la cosa al meglio, ben venga. Perchè domani, quei contatti ritenuti da tutti “VIPs” o “opinion leader”, possono essere CRUCIALI per il successo del tuo prodotto.

Luca Perugini ‎Luca, aggiungo un +1 🙂

Raffaele Gaito Discussione molto molto interessante.

Paola Frateschi Ho seguito tutta la discussione sulle disfunzioni del Klout e concordo in pieno con Giovanni, il Klout è un puro strumento di marketing…sofisticato, a volte attendibile ma da prendere con le pinze. Purtroppo molti stanno investendo più su Klout che su una presenza di qualità sui SN, svilendo le potenzialità di questi mezzi di condividere e creare relazioni in modo nuovo. Fin tanto che si è impegnati in una gara tra di noi…su chi ha il maggior punteggio secondo me non si va da nessuna parte!!

Diego Orzalesi A mio avviso Klout, come del resto ogni altro indice, deve essere utilizzato come dato di input nella valutazione dei fattori di influenza. E’ logico che le aziende cerchino un metodo numerico per valorizzare l’influenza di un utente. Perché? Perchè è più facile, tutto qua. E probabilmente nemmeno tanto lontano dal reale. Non sono contrario a Klout, naturalmente attribuendo l’importanza relativa. Mi sembra che le variazioni di score siano abbastanza attinenti all’attività online, forse più quantitativa che qualitativa è vero, ma d’altronde la qualità è da sempre collegata alla quantità (dello share in questi casi). Non dimentichiamo poi i valori di influenza espressi in relazione ai topic. Se controllate le liste per topic dei main influencers su Klout, troverete utenti anche con score generico relativamente basso, ma probabilmente molto verticalizzato sul topic. Mi sembra che lo score rispecchi abbastanza bene la realtà. Giovanni ha uno score alto perché è, a mio avviso, un influencer da paura. Le sue ultime Gildate l’hanno fatto salire molto, in linea con la risonanza delle azioni svolte e seguito ottenuto. Poi, sia chiaro, fatta la legge, trovato l’inganno, è vero da sempre e probabilmente continuerà ad esserlo ancora per molto tempo. Quindi Klout sì ma nn come bibbia. 🙂

Paola Frateschi  ‎Diego hai ragione però secondo me gli si dà troppa importanza…sta diventando il metro di valutazione più diffuso…sembra quasi che se non hai un Klout elevato la tua professionalità ne possa risentire. Secondo me è questa corsa che bisognerebbe relativizzare…perl non svilire la qualità dei contenuti sui social network, così come è successo su tutti gli altri media dove l’apparire tout court diviene la regola. Questo non vuol dire comunque non tenere in considerazione questo indice…solo renderlo un po’ più relativo.

Domenico Polimeno Un po’ per sdrammatizzare un po’ per farvi capire come vedo io la cosa. Questi cosi io li vedo come dei righelli utili se devi misurare qualcosa di vero (io li ho trovati molto fedeli sul grado di engagement) ma spesso il loro utilizzo sociale è equivalente a quel che se ne facevano i ragazzini alle medie.

Roberto Favini Ma io sono l’unico qua dentro che usa Klout per conoscere se stesso anziché farsi conoscere dagli altri?

A Giovanni Vitale no Roberto, siamo in 2! ehhh beata filosofia… ;

A Giovanni Vitale ecco, condivido il punto di vista socratico di Roberto, è importante, però, non farsi ‘socratizzare’ dallo ‘strumento’! 😉

Giovanni Scrofani ‎Luca che pratiche come il trenino dei saluti “servano”, non l’ho mai dubitato… però passami il paragone ardito ed iperbolico (sto in Rete dal 1995 e ho assistito a tutta la parabola del fenomeno) anche lo SPAM, lo SCAM, il Malware, il cracking, le lamerate, il phishing, clonare contenuti, forzare link… servono… Potrei raccontare numerose case history di successo di Cracker diventati responsabili della sicurezza di multinazionali… di persone che, pompando in modo compulsivo il traffico verso i propri ADsense, hanno campato di rendita per anni… Mi chiedo se una cosa “funziona” (nel senso che porta visibilità e soldi) è per forza “buona”? A mio avviso nel caso che hai esposto hai utilizzato il “trenino dei saluti”, come rampa di lancio, ma poi hai fatto qualità di contenuti sul tuo blog, hai creato relazioni reali con le persone… Quello che dico è che un uso “distorto” di Klout (sottolineo distorto, cioè non voluto dai programmatori) porta a compiere azioni di “pompaggio del klout” vuote di contenuto e di relazioni reali… purtroppo non mi riferisco a casi isolati ma all’uso che in questi giorni in massa si fa del mezzo… poiché per mia natura sono ottimista spero che azioni di guerriglia linguistico-computazionale, come quelle di Gilda35, vengano vissute positivamente dai programmatori di Klout per migliorare il proprio servizio 😉

Paradossi

Francesco Sullo Premesso che io neanche lo so qual’è il mio indice Klout e non me ne può fregare di meno, credo che tutti gli indicatori, di qualsiasi tipo, servano. Poi si può disquisire sul loro valore reale, su come vengano aggirati e tutto quello che volete. Ma servono. E soprattutto non vanno visti come sistemi immutabili, ma come processi in evoluzione. Mi sembra che tutti quelli che si oppongano a Klout (e famiglia) lo facciano perché, paradossalmente, gli danno troppa importanza.

A Giovanni Vitale però quest’appassionante discussione a ridosso della pubblicazione di Fabio “…dello script che analizza i dati del gruppo” dà da pensare… effettivamente leggendovi alcuni dei commenti credo che, Francesco, tu abbia ragione nel dire che c’è chi vi dia eccessiva importanza e che, d’altronde, servano! Resta, semmai, da capire a cosa ed, eventualmente, a chi… 🙂

Giuseppe Cardinale Ciccotti d’altra parte abbiamo accettatonl’Auditel per decenni….che vuoi che sia un klout!!! ;))))

Benny Evangelista discussione davvero stimolante, soprattutto per me che mi avvicino, da semplice appassioanato, alla materia “comunicazione e social media” perciò non sono in grado di compiere complesse elucubrazioni, e poi Francesco Sullo e Giovanni Scrofani hanno detto più o meno tutto. Tenterei un sunto estremo. Ok gli indici, servono sempre e oggi nella civiltà digitale sentiamo il bisogno di misurare “tutto”. Ma gli stessi offrono il fianco alle mistificazioni e se un “algoritmo” è in grado di individuare i sabotaggi forse non è in grado di fare lo stesso se un utente fa finta di “essere un altro”, mistificando la propria identità sui SN. Magari produce contatti reali, ma con contenuti prodotto ad hoc. Insomma, Klout è sicuramente un ottimo mezzo, ma rischia di essere considerato un inconsistente fine.

Una insolita richiesta…

Giovanni Scrofani Ho davvero poco da aggiungere a questa discussione assolutamente splendida. E’ un piacere quando ho davanti interlocutori così interessanti che anche se hanno posizioni opposte alle mie e pur rimanendo nelle mie posizioni, sento comunque di aver ricevuto un arricchimento enorme e un allargamento di prospettive! Volevo cortesemente chiedere a Luca Filigheddu, Fabio Lalli, Raffaele Gaito, Luca Perugini, Lorenzo Sfienti, Francesco Sullo,Daniele Buzzurro, A Giovanni Vitale, Paola Frateschi, Diego Orzalesi, Roberto Favini, Giuseppe Cardinale Ciotti, Benny Evangelista e Gaetano Salvatore Puglisi, se potevo riportare il testo di questo interessante dibattito sul blog della mia community per metterlo a fattor comune con il resto di Gilda35… La varietà e l’eterogeneità degli approcci con cui abbiamo affrontato il tema Klout, penso siano un ottimo esempio di come si possano generare contenuti e interazioni culturalmente elevato. Penso che questa conversazione sia uno dei migliori esempi di come i Social Network possano essere usati per fare cultura. Vi ringrazio anticipatamente.

Raffaele Gaito Il mio consenso ce l’hai! Questa discussione è fantastica. Comunque la lunga risposta di Gaetano la dice lunga sull’accuratezza di questi algoritmi! I numeri non reggono per niente…io il senso non ce lo vedo.

Benny Evangelista Vai pure Giova, d’altronde non penso di aver aggiunto molto alla discussione 🙂

Paola Frateschi ‎Giovanni assolutamente sì…sono ricapitata per caso in questo gruppo dopo un po’ di tempo (ci tornerò più spesso) e mi sono subito soffermata su questa discussione…non ho potuto più lasciarla, questo è il vero spirito dei social network, confronto aperto, scambio di vedute ed arricchimento reciproco, oltre naturalmente a contenuti di ottimo livello. Grazie e alla prossima 🙂

Attendibilità degli algoritmi…

Francesco Sullo ‎Giovanni Certo che puoi riportare il thread. Per quanto riguarda l’accuratezza degli algoritmi mi sentirei di dissentire. Klout utilizza una piattaforma complessa per dare gli score. Alcuni dei parametri sono pubblici, altri sono esclusi dalle API. Non è che i dati pubblici siano scorretti, semplicemente danno un punteggio basandosi su criteri diversi. I risultati di Klout dimostrano che i loro algoritmi funzionano bene. Se Audi organizza un evento per influencers e raggiunge 6 milioni di persone interessate all’argomento auto tramite questo evento che le è costato un trentesimo di quanto avrebbe speso facendo pubblicità in TV, significa che il sistema funziona. Che poi Giovanni lo abbia falsato col suo giochetto è una eccezione che conferma la regola. Di fatto è riuscito a falsarlo perché ha fatto partecipare una marea di gente al giochetto con risultati secondo me notevolissimi. Se uno così non è un influencer, cos’è? Quindi il punteggio che ha se lo merita tutto e… Klout funziona proprio perché glielo dà 🙂

Fabio Lalli Ok 🙂

Raffaele Gaito Non trovo più il lungo commento di Gaetano! E’ scomparso o cosa?

Gaetano Salvatore Puglisi ‎Raffaele Gaito l’ho cancellato perché citava altre persone non consenzienti e non a conoscenza della nostra discussione e ciò non mi pareva giusto ora lo rimetto ma con le dovute rettifiche..

Gaetano Salvatore Puglisi ecco il post che avevo inserito che rettifico solo nel non inserire nomi di gente che non centra col discorso.. .”Ciao, fino ad ora vi ho seguiti come un lurker silenzioso e affascinato dai vostri discorsi, come il bimbo che segue i discorsi dei grandi e non osa contraddirli… abbiamo già parlato con Giovanni in merito Klout e mi va di condividere il mio pensiero anche con voi.. io allo stato attuale ho un Klout di 62.. in circa un mese.. non sono un VIP, non sono un SEO, ne un CEO, ne tutto ciò che finisca con “eo” (quindi manco babbeo ehehe), non sono un Hacker, non ne capisco un emerita mazza di come funzioni Klout, mi dicono (secondo quella discussione) che Klout non misura le competenze, ma l’influenza cioè quanto riesci a farti ascoltare dalla gente.. ok ne prendo atto.. ho 315 follower non penso siano tanti, non faccio trenini dei saluti e non vengo manco così tanto menzionato, quello che scrivo su Klout o qui su Facebook chi mi segue lo vede, molto cazzeggio, qualche video musicale moltissimi aforismi e qualche volta si parla di politica . in cosa sono Influencer ? a chi o cosa Influenzo ?.. non è una domanda satirica, mi piacerebbe proprio saperlo visto che umilmente non credo che avere 63 di Klout mi rappresenti.faccio altri esempi, mi segue una persona a cui ho ricambiato il follow per un semplice cortesia di follow back che ha un bel 61 di Klout senza essere manco iscritta.. di cosa twitta ? Justin Lady GaGa, tenta invano di entrare nei TT ripetento molte volte la stessa frase ecc… ha un Klout di tutto rispetto !ci sono persone che hanno un Klout di 69 ! che sono solo 7 punti rispetto al mio eppure hanno account che ormai sono pietre miliari (10.321 follower) !! i Tweet i retwitt le menzioni, le repliche i follower reali.. penso ne abbia molti più insopportabile di me eppure mi distanzia solo di 7 punti ecco allora a questo punto (e chiedo scusa per essere stato prolisso) mi chiedo, come funziona Klout ? come decide che Bill Gates ha un Klout di 85 !! se facciamo le dovute proporzioni non ha granchè Barack Obama (e chi è ?) ha un misero Klout di 87 ? Lady Ga Ga per intenderci ha 90 … secondo voi nella vita vera, nella vita SOCIALE è più influente Lady Ga GA o Barack Obama ? ma la cosa più bella è notare che Justin Bieber ha un Klout di 100 http://klout.com/#/user/justinbieber questo significa che Justin Bieber è più influente di Barack Obama. questo non lo comprendo.. e lascio a voi la palla.. ”

Francesco Sullo Ti racconto una storiella. In Twitter tempo addietro si parlava della loro difficoltà continua di reggere gli eventi. La tipa che si occupava di monitorare gli eventi era terrorizzata da Lady Gaga. Addirittura in Twitter ci sono allarmi speciali e scatta la sirena tipo bombardamento: “Ha tweettato, Lady Gaga… ha tweettato” e scatta la baraonda. Sembra una cosuccia divertente e basta, ma Twitter quando Lady Gaga tweeta e milioni di persone scatenano un retweet di gruppo, vanno nel panico. Gaetano il tuo Klout è giustamente migliore del mio perché tu che ti muovi da circa un mese ed hai 315 followers. Io sto su Twitter da anni e ne ho circa il doppio. Cosa significa secondo te? Se io e te mettiamo lo stesso tweet (e possiamo fare la prova) quante persone ritweetteranno il tuo e quanti il mio. Mi ci gioco la testa che tu mi batti senza alcun dubbio. Quindi a prescindere da quello che io e te possiamo dire, tu influenzi più persone di me. Punto. Di che altro stiamo parlando?Gaetano Salvatore Puglisi lo ammetto mi hai zittito.

Roberto Favini Tre cose. 1) Giovanni, per me puoi senz’altro citarlo 2) Si è sempre detto che i friends su FB si pesano e i follower su Twitter si contano, ma per Klout si pesano entrambi (per rispondere all’affermazione dei 315 follower, probabilmente sono attivi e di qualità) 3) L’altro mese ho indicato al team di Klout come migliorare l’algoritmo (magari quando mi ridanno l’ADSL lo descrivo meglio in un post); mi hanno ringraziato entusiasti e mi hanno anticipato che vedranno di implementare presto le mie indicazioni

Gaetano Salvatore Puglisi si Roberto Favini e Francesco Sullo ho raccontato le mie osservazioni banalissime per dire “si d’accordo bene usarlo per il marketing, è affidabile per le liste” però mi ha colpito la frase che sta all’origine di questa discussione : “a San Francisco esiste un ristorante che fa sconti se il tuo Klout score è maggiore di 50″ e ” Audi che, ad una presentazione di una nuova auto, avrebbe invitato solamente 200 “influencers” con Klout > di 70 nell’ambito dell’automotive.” è giusto quindi magari per il marketing basarsi su queste liste, non è giusto valutare solo da quelle.. perché non penso che Justin Bieber nella società sia più influente di Barack Obama, magari nei Social, magari in un target di età .. però il rapporto di Klout è enorme.. ora è chiaro che se si dovesse stilare una lista tutto conoscono Obama e tutti conoscono Bieber e saprebbero fare le dovute proporzioni .. ma se si parlasse chessò di Gaetano e di Giovanni chi ci conosce ? l’unico dato è il Klout.. quindi è sicuramente un ottimo punto di riferimento, io me lo controllo spesso, mi piace capire o provare a capire come mi vedono gli altri, e migliorarmi così.. però non può e non dev’essere l’unico, insomma siamo ancora persone, e non numeri, siamo carattere, parole, non algoritmi..

Un nuovo modello di notorietà…

A Giovanni Vitale bene bene, accettando che dal punto di vista tecnico, ingegneristico e ‘smanettoso’ sia stato detto ‘tutto’ provo ad alzare l’assicella speculativa, forse nell’isola ci sono indigeni che, come mi pare di capire da alcuni interventi, al ‘contabilizzo dunque sono’ desiderano aggiungere il vituperato ‘cogito’…  E chiedo: Il 2.0 stà facendo sorgere un diverso modo di accesso alla notorietà? Fino a che punto è individuabile, definibile l’INTENZIONE, e dunque, la responsabilità individuale del profilo che di tale notorietà può disporre? Quanta verità, che valore, esprime la notorietà acquisita in rete? I 3 ambiti di riflessione indicherebbero, rispettivamente, contesti sociologici, giuridici, filosofici ma, allo stato dell’arte, credo che qualsiasi riflessione, anche la più bislacca, potrebbe stimolare spunti inediti e degni d’interesse. P.S. Se la ‘questio’ risulta esageratamente indigesta o, più semplicemente, off topic, vuol dire che ho solo scherzato! 🙂

Luca Filigheddu Giovanni, assolutamente, pubblica pure tutto. Aggiungo una considerazione: sei proprio sicuro di avere falsato il Klout score? Come già accennato da Francesco (sorry ma dall’app per iPad non riesco a citare), già solo il fatto di avere ricevuto oltre 500 retweet per quello che tu definisci un tweet perfetto, significa comunque che hai influenza sui tuoi followers! Mica tutti ci riuscirebbero, con lo stesso tweet. Non vedo l’ora di leggere la discussione sul tuo blog.

Gaetano Salvatore Puglisi ‎A Giovanni Vitale però è proprio questo il punto proprio perché la rete, piaccia o non piaccia, voglia o non voglia è il futuro, basti pensare a quelli che vengono spesso chiamati Bimbominkia, in fondo fanno quello che tutti (o quasi) facevamo in adolescenza nei nostri diari.. solo che loro lo fanno on line, su Facebook su Twitter, è cambiata la piattaforma, non le persone, ma cambiano anche le persone, perché i diari avevano il lucchetto (quello vero) Facebook tuttalpiù ha un icona di lucchetto.. è cambiato il modo di vedere la notorietà, prima si dovevano avere competenze ora basta essere qualcuno, i media sono pieni di gente che non hanno competenze ma si sono fatti un nome quindi oggi, più che mai è importante e fondamentale farsi un nome, il resto vien da se.. possiamo sostituire in futuro nome con Klout o accoppiarli ? si.. questa è la via.. in una società contabile dove si è tutti i numeri, molto simile a quella profetizzata da Orwell nel suo 1984 associare il nome di Gaetano al suo Klout, o qualsiasi altro tipo di algoritmo, insieme magari a tutti i dati che si raccolgono sui social.. non è una cosa bislacca ma è semplicemente la realtà.. è giusto ? non è giusto ? poco importa la società si sta evolvendo così… proprio ora leggevo un commento su un blog ve lo incollo “Ma avete letto le condizioni (termini duso) di current.com? Sono a dir poco esilaranti..il diritto di prelazione sulla vendita dei dirtti!? La cessione per tutta la durata del diritto d’autore (70 anni dopo la morte dell’autore) di fare tutto quelche vogliono, in qualsiasi forma e riadattamento dei materiali inviati…questi sono in effetti i termini d’uso di tutti i social network, ed e’ scandaloso che lo si lasci fare. Credo che sara’ necessaria una battaglia legale per far ci che nei prossimi anni il delirio di onnipotenza che colpisce i vertici di questi gruppi finanziari (perche’ di cio; si tratta) venga ampiamente ridimensionato….” di un tale Kurty, questo è il Web.. ovviamente noi non siamo pecore.. tu da esperto puoi rispondermi (come hanno risposto a questo signore) non mettere le cose che non vuoi che diventino di loro proprietà.. giusto.. ma tu hai degli anticorpi sviluppati al Web.. sei un esperto un giovane no.. è giusto e doveroso informare sulla profondità della tana del bianconiglio (per citare Matrix)

Conclusioni

Dopo un dialogo così elevato e serio, lascio ad ognuno di voi le proprie conclusioni… dopotutto di materiale per elaborare un’opinione ne è stato offerto parecchio…

Sabotaggio FollowFriday, quando Ovosapiens castigò Bieber

ONtro

"La classifica dei Twitteri più importanti!"

Esimi nonché egregi Estimatori, Ricercatori e Sabotatori tutti è con estrema gioia e orgoglio che vi comunico il buon esito dell’odierno esperimento sui Follow Friday.

Come sapranno i Ricercatori di più lunga data, essendo un Nerd, sono un grande amante dei fumetti di supereroi. In particolare ho sempre amato i c.d.”team up”, cioè quando supereroi di diverse Case Editrici (es. DC Comics e Marvel Comics) si incontravano. Queste paradossali e meravigliose storie rispondevano ad alcune delle domande che più funestavano le menti di noi Nerd, cose tipo: cosa accadrebbe se Superman incontrasse l’Uomo Ragno?

Pertanto ho accolto con grande entusiasmo la proposta della Online Community dei Social-Eroi di unirsi alla nostra Gilda35 per sferrare un attacco sotto la cintura a due “Risorse”, il cui uso distorto sta orribilmente alterando la comunicazione nei Social Network: Klout e Follow Friday…

Perché miei esimi a forza di abuso di Personal Brand, di spam di sé stessi e di misuratori di popolarità digitale… il Web 2.0 sta diventando una scolaresca delle Medie piena di ragazzini frustrati che fanno a gara a chi ha più lungo…  il Klout ovviamente!

Ma andiamo con ordine come di consueto.

Cos’è Klout?

Ecco il mio super Klout da Superstar dei Nuovi Media!

Abbiamo dimostrato reiteratamente (v. Twitstar e TeamFollowBack) che avere millemila followers non è indice di “qualità” della produzione di contenuti online. Questa ovvia considerazione ha portato alla proliferazione in rete di numerosi misuratori di “efficacia” della produzione/diffusione di contenuti da parte degli utenti dei Social Network.

Klout, in particolare, è una risorsa di rete che attraverso un sofisticato algoritmo (ad avviso unanime il migliore) è in grado di fornire un punteggio da 0 a 100 sulla qualità della nostra attività sui Social Network.

Klout è in grado di analizzare il nostro comportamento sulle piattaforme più utilizzate (Facebook, Twitter, Google Plus, ecc…), fornendo un punteggio complessivo generato dalla sommatoria dei seguenti fattori:

  • True Reach: è determinato dal numero di persone che “influenziamo” nelle nostre attività sui Social Network. Misura, al netto di spam e bot, “quanti account” di persone reali rispondono ai nostri messaggi e li ripropongono alla propria rete di contatti. Misura in sostanza il nostro ruolo di “Influencers”: l’algoritmo di Klout restituisce anche gli identificativi delle persone maggiormente influenzate dai nostri contenuti. In questa modalità 1 persona influenzata conta comunque come “una testa”, anche se ci risponde mille volte e retwitta tutto quello che scriviamo.
  • Amplification Probability: indica quanto siamo “amplificati” in Rete. Misura, sempre al netto di spam e bot, con quale frequenza le persone da noi “influenzate” rispondono ai nostri messaggi e li ripropongono alla propria rete di contatti. In questa modalità 100 commenti di Facebook, o reply di Twitter contano come 100 “menzioni”, idem per le varie forme di “repost/retweet”.
  • Your Network: indica quanto spesso i “Top Influencers” rispondono o diffondono i nostri contenuti. Per “Top Influencers” di norma si intende chi ha un Klout di 60 o più punti.

Devo dire che Klout è un ottimo strumento, preciso e molto performante. Il suo algoritmo è molto affinato e la funzionalità di scarto di Bot (software che si fingono utenti reali) e account inattivi è veramente interessante. Grazie a Klout ho scoperto che, nonostante 3.300 followers su Twitter, 850 accerchiatori di Google Plus, 510 amici su Facebook e minuzzaglie varie, in realtà sono seguito da “misere” 1.600 persone reali.

E poi attualmente ho un Klout più grosso di quello di Beppe Severgnini,  Beppe Grillo, Nichi Vendola, di caterve di Topblogger e di tante altre star del Popolo della Rete.

Insomma Klout è davvero un’ottima risorsa.

OppureNO.

Cos’è Follow Friday?

La pratica del Follow Friday è stata così brillantemente descritta:

Il Follow Friday è un’usanza degli utenti di Twitter di segnalare ogni venerdì i contatti che durante la settimana si sono rivelati particolarmente interessanti.

Il motivo è che non esisteva fino a poco tempo fa un modo semplice per aggiungere nuovi utenti interessanti e la rete si era organizzata autonomamente.

In seguito, invece, sono stati introdotti gli “utenti consigliati”, selezionati totalmente a discrezione degli addetti di Twitter, e la sezione sul sito dedicata a nuovi contatti interessanti da aggiungere, selezionati con un algoritmo che sembra non andare oltre le conoscenze in comune.

Nonostante questo il Follow Friday si è diffuso sempre più (al punto da essere oggi uno degli argomenti di punta in tutto il network) anche perchè è più efficiente e permette realmente di scovare nuovi contatti interessanti.

La segnalazione consiste in un tweet con l’hashtag del Follow Friday, che è sempre #FF (più raramente #FollowFriday), in cui si elenca il riferimento (con @ davanti) degli utenti che si vogliono segnalare.

[Tratto da “12 consigli su Twitter: #2 scegli bene i contatti da seguire” di Luca Alagna]

Il Follow Friday sarebbe insomma un sistema molto carino e nato dal basso per manifestare la propria stima per i contenuti che vengono proposti da un particolare utente.

La cosa ha preso talmente piede che è nato un sito www.followfriday.com , che attraverso un complesso algoritmo riesce ad effettuare una graduatoria delle persone che hanno ricevuto più #FF da parte degli altri utenti.

A differenza di Klout però Follow Friday non spiega perché due persone che ricevono entrambe, poniamo ad esempio, 50 #FF abbiano un punteggio e un ranking differente.

Una sola regola è chiara: Follow Friday punisce lo “spam del #FF” quindi se si fanno più di 50 #FF, si viene esclusi dalla graduatoria.

Esiste una Classifica Globale (in cui solitamente imperversano la solita Lady Gaga e il mostruoso Justin Bieber) e Classifiche geolocalizzate, secondo le nazioni di appartenenza.

Se poi si rientra tra i primi 200 della graduatoria,  si viene raggiunti da una mail, che ci informa del lieto evento.

Sono stato più volte in cima alla top ten italiana e devo ammettere che, quando si appare tra i primi, arrivano nugoli di followers incuriositi.

Contano di più 30 #FF “giusti” che ti mandano nella topten nazionale del sito di Follow Friday, che 200 #FF sparsi inutilmente nelle timeline di Twitter.

Insomma grazie a Follow Friday, chi produce contenuti ritenuti dal Popolo della Rete più interessanti viene ulteriormente premiato, con l’inserimento in una prestigiosa vetrina.

OppureNO.

Distorsioni comunicazionali

Purtroppo, miei esimi, non sono tutte rose e fiori, come non è tutto oro quel che luccica.

L’abuso di Klout e FollowFriday sta comportando un sempre più massivo stravolgimento delle normali dinamiche di comunicazione.

Purtroppo Social Media Expert e Power Users dei Social Network sono molto attenti al proprio “ranking” su Klout e fanno di tutto per alimentarlo. Più di una volta gironzolando nelle varie Comunità Online, cui appartengo, mi è capitato di incrociare il Topblogger o il Social Media Expert di turno che si pavoneggiava del suo Klout da 60 punti (e che ho regolarmente umiliato coi miei 70 punti raccattati da dilettante nel tempo libero)… Alcuni arrivano a sostenere “simpaticamente” che la Rete dovrebbe iniziare ad essere caratterizzata da un certo “razzismo”

Perché interagire con qualcuno che non sia un “Top Influencer”?

Perché invitare ad un evento qualcuno con un Klout inferiore ai 50 punti?

In sostanza un’azione di marketing del proprio Ego nei Social Network ha molto più successo se diretta verso i Top Influencers segnalati da Klout. Tutto il resto non è funzionale al fine ultimo della creazione: la diffusione di contenuti da parte di chi è realmente in grado di orientare i gusti degli altri utenti.

Così è tutta una gara per essere mappati da Klout come Pundit, Expert, Thought Leader…

Gli Influencers hanno iniziato a mettere in piedi strategie da lamer per “pompare i propri account” e gli “utonti” meno consapevoli hanno seguito… Finché alcuni comportamenti distorti sono diventati tradizioni….

Ecco perché sono nati gli ormai interminabili “trenini dei saluti” che si reiterano mattino, pomeriggio e sera e che ci vengono rivolti spesso da persone che neppure conosciamo. Sono nati come una spregevole ricerca di mentions da parte di Top Influencers (che fai non rispondi? sei snob!), per poi diventare una piaga endemica che superati i 100 followers ti impedisce di raccapezzarti tra le tue mentions.

Ecco perché alle volte si viene inseriti in delle “chat” infinite che coinvolgono 3-4 utenti e tu anche se non apri bocca vieni menzionato fino allo sfinimento.

Ecco perché ci arrivano #FF da parte di persone che non seguiamo affatto, nella speranza di una replica, che vale comunque come una menzione.

Ecco perché alcuni quando è venerdì ci fanno il FF senza il segno #, perché ci fanno il #FùFù, il #FFback, il #SF, il #superFF… Sono arrivati ai 50 #FF e non vogliono rischiare di andare fuori classifica di Follow Friday, però cercano di stimolare altri follow friday verso di sé…

Insomma, miei esimi Ricercatori, siamo arrivati al paradosso che Klout, uno strumento nato per misurare l’influenza della nostra produzione di contenuti, è diventato un “generatore automatico di rumore di fondo” e il Follow Friday, una gradevole tradizione per segnalare gli utenti che ci piacciono di più, è diventato una sorta di momento in cui fare spam di sé stessi per pompare il proprio personal brand.

Bagatelle per un Sabotaggio

Una delle miei innumerevoli identità digitali "L'Uomo da Sei Milioni di Post"!

Le analisi di cui sopra sono il frutto di una serie di ragionamenti maturati nella Online Community dei Social-Eroi, un’allegra combriccola di esegeti della Cultura Digitale, che ama ragionare all’insegna dell’autoironia su temi molto cari alla nostra prestigiosa Gilda di Ricercatori e Sabotatori.

Per la genesi semiseria di questo gruppo superomistico rimando all’apposito post del SocialEroe Salvatore “Edward Mani di Codice” Russo, che narra la Genesi dei SocialEroi.

Come ogni Online Community piccola e vivace i SocialEroi sono letteralmente uno spasso e si inventano gustose social mission per “punire” scherzosamente i SocialCriminali…

Capirete miei esimi Ricercatori che l’istinto di infilarmi la calzamaglia e di indossare la maschera si fece prepotente e così assunsi un’ulteriore personalità online: “L’Uomo dai Sei Milioni di Post”…

Così accadde che, mentre ci divertivamo a generare i nostri Avatar in calzamaglia, iniziassimo a ragionare sulle storture generate da un utilizzo dissennato di pratiche connesse ai misuratori di popolarità digitale…

Iniziammo così a meditare una mirabolante azione dimostrativa…

Fase 1: Reverse Engineering

Innanzitutto iniziammo a effettuare delle pratiche di “reverse engineering”verso l’algoritmo dei Follow Friday…

Qui ci fu di grande aiuto il SocialEroe Diego “WolveRing” Orzalesi, che riuscì a stilare le seguenti regole per ottenere un punteggio alto nella classifica di Follow Friday:

  1. utilizzare per il messaggio di #FF tutti e 140 caratteri;
  2. menzionare nel messaggio di #FF solo un utente;
  3. verificare che i vostri tweet siano trovati su Twitter a fronte della ricerca per vostro nome utente (per verifica inserite nel campo di ricerca from:vostronomeutente)
  4. creare ex-novo il tweet di #FF (quindi non rispondendo ad altro tweet)
  5. nel “Venerdì nero” l’ideale sarebbe che non segnalaste più di 10 utenti, comunque oltre le 50 segnalazioni il vostro tweet nn è più valido a livello di punteggio.

Così iniziammo a effettuare una serie di esperimenti durante i venerdì di agosto…

Adesso che conoscete le identità dei Social Eroi vi renderete conto che ad agosto hanno imperversato nella classifica italiana di Follow Friday, spesso spodestando Twitteri molto più noti, con molti più followers e che ricevevano molti più #ff…

Abbiamo dominato i Follow Friday per un mesetto provando la funzionalità delle “Regole Orzalesi”…

Impadronitici della logica dell’Algoritmo bisognava capire cosa fare. Qui ci venne in supporto il Social-Eroe Massimo “CaMacsleonte” Benedetti il quale disse:

La strategia iniziale è delineata….ma poi, per costruire un post sulla sabotabilità delle varie classifiche, non potremmo creare un account che non dice nulla (tipo il sig. Erminio Ottone – @ermi) e farlo diventare più FFato all ver the Italy?…sto esagerando? 🙂

[Estratto di una conversazione carbonara nella Batcaverna del SE-Team su Facebook]

L’idea era assolutamente geniale: creare un account reale, non un BOT, con dietro una persona, ma con 0 followers, 0 following e 0 tweet… e trasformarlo nell’account n. 1 della classifica italiana di Follow Friday. Ciò al fine di farci beffe di Topblogger tromboni, SEO e SEM spammatori di sé stessi, utonti seguaci delle più becere convenzioni, il cui unico fine è pompare la propria “popolarità digitale”… e spingere noi stessi ad un piccolo momento di riflessione su quanto ci lasciamo condizionare da queste stesse convezioni.

La cosa entusiasmò le mie meningi bidimensionali e monocromatiche.

Fase 2: Recruiting

Quindi iniziai a coinvolgere alcune delle “cellule” con cui è organizzata questa Gilda di Ricercatori e Sabotatori nelle varie realtà operative in cui si articola nei vari Social Network (hashtag di Twitter, Gruppi chiusi di Facebook, cerchie di Google Plus, mailing list, ecc…)…

A beneficio di chi è stato catapultato qui per caso da Tecnonucleo (la gestalt di software, umani, cloud computing, stakeholders e shareholders dell’Oligopolio Digitale) preciso che la nostra Online Community è composta da:

  • qualche migliaio di “Estimatori”, gli active lurker che si divertono nella lettura delle nostre malefatte in giro per la Rete;
  • da circa 200 “Ricercatori”, gli elementi attivi nelle operazioni di Ricerca i giro per il web, di cui riporto in questo nonBLOG i risultati sotto forma di nonPOST;
  • di questi ultimi  in media circa 50-75, detti “Sabotatori”, svolgono ilari performance dadaiste tipo sabotare lecitamente e coccolosamente i toptweet (v. Project), rendere popolare ogni genere di buffonata (v. lo Strategismo Sentimentale e scemenziari vari), generare temi di tendenza assurdi (v. Twitoli di Film), giocare con la linguistica computazionale (v.Vascomerda)… A turno quasi tutti i Ricercatori hanno svolto almeno un sabotaggio, perciò i ruoli di Ricercatore e Sabotatore sono intercambiabili.

Pertanto, quando lanciai il mio appello per una gioiosa performance dadaista volta allo sberleffo dei misuratori di popolarità digitale, l’entusiasmo dei Sabotatori fu incontenibile.

Ci demmo appuntamento per il Venerdì Nero del Follow Friday, la cui data era fissata per il 23 settembre 2011 A.D.

Fase 3: Hype

Così buttai giù il nonPOST che Tecnonucleo non vi avrebbe mai fatto leggere: Sabotaggio Coccoloso #01 (password via DM).

Criptai il nonPOST ed iniziai lo sharing in Rete, erogando la password d’accesso solo via Direct Message, via Mail e nei “Gruppi Segreti”.

La cosa divertente è che il post venne letto da circa 600 persone, il che considerato che necessitava di una password e che pratico l’anti-SEO militante è una cosa assai curiosa (solo oggi 24 settembre 2011 A.D. ho reso il nonPOST accessibile a chiunque).

Quanti DM ho dovuto mandare non lo potete neppure immaginare!

Generammo nella nostra Online Community un sacco di hype accertandoci della piena operatività di un agguerrito commando di Sabotatori.

Qui inserisco a futura memoria, come di consueto, la hall of fame degli eroici Sabotatori del Venerdì nero del Follow Friday:

Esimi Ricercatori ed Estimatori ricordate per sempre i nomi di questi eroi che lottarono per liberare la Rete dalla dittatura del Personal Brand e per restituire al Follow Friday la dignità perduta.

Fase 4: Sabotage

Così avvenne che l’ottimo Salvatore Russo generò il mitico Ovosapiens, alias Erminio Ottone e si loggò sul sito di Follow Friday per essere sicuri dell’attivazione dei processi di indicizzazione automatici.

L’intervento dei Sabotatore fu sapiente, preciso ed efficace come sempre.

In pochissime ore l’ottimo Erminio Ottone racimolò 64 retweet e la bellezza di 5750 punti per il ranking di Follow Friday… Per intenderci Justin Bieber, colui cui è dedicato il 3% dei server di Twitter ha racimolato miserabili 4043 punti…

Di seguito riporto per la gioia dei vostri occhietti qualche tweet di sabotaggio, che fa sempre piacere:

http://twitter.com/#!/GaetanoCT/status/117249683872681986

Fase 5 Epic Win & Bann

Al ché avvenne qualcosa che in effetti non potevamo prevedere la partecipazione dei Sabotatori fu per qualità e quantità assolutamente esplosiva non solo per i canoni italiani dell’Algoritmo di Follow Friday, ma anche per quelli internazionali.

La nostra azione è stata così performante che non solo Ovosapiens è diventato Primo nella classifica italiana di Follow Friday, ma 3° nella classifica MONDIALE di Follow Friday…

Così mentre ci davamo grandi pacche digitali sulle spalle accadde proprio quel che temevo.

Agli scagnozzi della sede USA di Follow Friday (una lurida e lercia succursale di Tecnonucleo) deve essere andato di traverso il caffé quando hanno visto il nostro coccoloso ovetto svettare sul podio, così cosa hanno fatto?

Ovvio, esimi Ricercatori, hanno bannato il povero Ovosapiens da ogni classifica di Follow Friday possibile e immaginabile.

Ma come attestato da questo screenshoot l’hanno fatto pure in modo mediocre e approssimativo: infatti nel widget in basso a destra si può notare che il buon Erminio è 3° in classifica globale con 5750 punti (dico solo che la prima classificata italiana è arrivata a miseri 1241)…

Esatto miei esimi Sabotatori bastava una miccetta e abbiamo acceso una coccolosa bomba nucleare!

Paradossi 2.0: millemila punti e non apparire in classifica!

Fase 6: l’inevitabile coda polemica

Ovviamente a quel punto abbiamo fatto quello che era necessario: Salvatore Russo ha fatto partire una vibrata mail di protesta al sito di Follow Friday. Dopotutto:

  • Ovosapiens era gestito da un utente umano;
  • Nessuno aveva violato i termini di utilizzo di Twitter o del sito Follow Friday;
  • Non erano state utilizzate tecniche che comportassero l’utilizzo di “software ostile”;
  • Nessun pixel era rimasto ferito nel sabotaggio;
  • Sessantaquattro persone avevano liberamente espresso la propria preferenza.

Successivamente Ovosapiens ha preso la voce ed ha iniziato a protestare garbatamente con l’account twitter di Follow Friday, con ovvia eco fornita dal gruppo dei Sabotatori e per finire è arrivato anche il post dei Social Eroi, atto a spiegare la questione dal proprio colorato e poliedrico punto di vista: #2 IL VENERDÌ NERO DEL FÙFÙ

Conclusioni

Erminio Ottone in tutta la sua fulgida bellezza

Concludendo esimi Sabotatori potevamo anche solo immaginare che per scalzare Justin Bieber, Lady GaGa e soci giù dalla Piramide Digitale bastasse un pugno di tweet?

Potevamo ritenere possibile che in poche ore avremmo devastato le classifiche italiane per far dilagare il nome di Ovosapiens nel mondo intero?

Potevamo pensare che gli scagnozzi di Tecnonucelo di fronte al macello dei propri Simulacri sarebbero corsi ai ripari in modo tanto plateale e brutale?

Devo ammettere che ai miei fini l’Esperimento Dadaista ha prodotto i risultati desiderati: nel mondo dei Social Network non c’è posto per gli Outsider…

Finiti gli stucchevoli trenini dei saluti, finiti i siparietti delle mentions tra influencers, finito il rumore di fondo di una timeline ridotta a un elenco di nomi, finito l’illegibile ripetersi ciclico dei venerdì del follow friday…

Cosa rimane?

La solita trita e schifosa Rete Piramidale, in cui il “novellino” non deve inserirsi.

Riflettete: Erminio Ottone era appena arrivato su Twitter e i suoi amici l’avevano salutato con dei #FF di benvenuto… L’avevano salutato con tanto di quel calore che aveva rubato la scena agli Influencers italiani… Si erano stretti a lui con tanto di quel calore che perfino i Simulacri delle Popstar erano state spodestate… E allora gli omini dietro il velo, non un Algoritmo ma delle Persone, l’hanno estromesso, cancellato, annientato…

Concludo, sperando che il Follow Friday torni alla sua naturale funzione di segnalazione di “altro da sé”… sperando che il fatto di interagire con le persone sia motivato da curiosità e onestà intellettuale, non dal desiderio di salire l’ennesimo punticino di Klout… sperando in una Rete in cui si ricominci a parlare, non a menzionare…

Hasta la Vida Loca Siempre!

Aggiornamento del 25/09/2011

Dopo che questo nonPOST ha fatto il giro della Rete, immaginate cos’è accaduto? Klout mi ha levato 3 punti di “popolarità digitale” in un giorno in cui ho avuto retweet, mentions e like in ogni angolo del web italico… Ennesima epic win…

Peraltro la stessa penalizzazionte (tra i 3 e i 5 punti) l’hanno subita tutti gli Influencers che hanno fatto sharing del presente nonPOST… quando si dice una vendetta del Klout!

Signori del Klout era dai tempi delle Medie… per cortesia cercate di prenderla con più spirito, rovinate ancora di più la vostra reputation… basta giocare con gli Algoritmi…

Il mio Klout si è rimpicciolito, perché ho fatto il bambino cattivo 😀

Perché occupare Wall Street non è come occupare Piazza Tahir

È mai possibile tracciare una vera distinzione tra i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di informazione e di divertimento, e come agenti di manipolazione e di indottrinamento?
(Tratto da “L’uomo a una dimensione” di Henry Mancuse)

Banchieri che osservano divertiti dei manifestanti

ONtro

Esimi nonché egregi Ricercatori, come sapete, quel piccolo miracolo di ingegneria sociale dei Temi di Tendenza di Twitter non finisce mai di stupirci. Ci siamo di sovente soffermati sul suo funzionamento (v. Perché Wikileaks non può essere Trend Topic), sui suoi Dominatori (v. Le tre Stigmate di Justin Bieber), nonché sulle sue politiche (v. I Temi di Tendenza e le  Policy Ombra di Twitter) giungendo alle conclusioni che siamo di fronte a uno strumento perfetto di infotaiment e gamification dell’informazione… il tutto forse finalizzato al più grande esperimento sociale che mente umana ricordi.

Pertanto ho accolto con la consueta divertita curiosità, questo gildagramma del Ricercatore Maxvurro relativo al tema di tendenza #occupywallstreet:

Occupy Wall Street

Ammetto, esimi Ricercatori, che lì per lì il Tema di Tendenza #occupywallstreet e il correlato #takewallstreet mi hanno fatto un po’ cadere dal pero…

Ho avuto la sgradevole sensazione di essermi perso qualcosa… Ma come?! Gli USA hanno la loro Piazza Tahir (v. “La Primavera Araba e i social network (intervista)” del Ricercatore Luca “Foreign Office” Alagna)? I loro Indignados (v. “Spanish Revolution, rivoluzione social(e): reportage da Puerta Del Sol” del Ricercatore Matteo “Pulitzer” Bianconi)? E io sono l’unico a non saperlo!

Insomma metto da parte il disappunto e mi getto in una ricerca di informazioni in Rete, mettendo in piedi un piccolo Scoop.it (Occupy Wall Street), per registrare qualche appunto.

La cosa veramente sconcertante è che il 17 settembre 2011 A.D. in Rete si trovavano scarsissime informazioni sull’evento, in Italiano poi era peggio che andar di notte (giusto un miserabile trafiletto de il Post)…

Solo verso la sera del 18 settembre, a manifestazione conclusa, di botto l’evento è stato raccontato su ogni media vecchio e nuovo… Con tanto di meraviglioso siparietto del TG1 che ha intervistato una manifestante “fumata”, che si era travestita da Maria Antonietta (giuro che non è una boutade dadaista)…

Ma insomma cos’è “Occupy Wall Street”?

La manifestazione è stata ideata dai “Disturbatori” di ADbusters, che nel loro sito italiano così si definiscono:

I Culture jammers sono un network dissociato e globale di artisti, scrittori, ambientalisti, economisti ecologici, insegnanti dell’alfabetizzazione dei media, sinistroidi rinati, ecofemministi, antiprogressisti, disturbatori di merda dei college, catalizzatori della confusione nelle università, incorreggibili, insoddisfatti e acerbi imprenditori. Siamo idealisti, anarchici, tattici della guerriglia, burloni, poeti, filosofi e punk.
(Tratto da “Chi siamo” di Adbusters.it)

Nello specifico la campagna “#OccupyWallStreet” così viene riassunta nel sito internazionale di ADbusters:

Il 17 settembre, vogliamo vedere 20.000 persone confluire nel centro di Manhattan, piantare tende, cucine, barricate pacifiche e occupare Wall Street per alcuni mesi. Una volta lì, potremo ripetere incessantemente la nostra unica semplice richiesta fino a quando Barack Obama capitolerà.
(Liberamente tradotto da Adbusters.org)

Insomma appare chiaro il riferimento alle modalità di protesta messe in piedi dagli Indignados spagnoli…

All’appello di ADbusters ha fatto quindi eco Anonymus , la nota Online Community di Hacker, pubblicando questo appello alle forze dell’ordine statunitensi:

Peraltro il sito ufficiale della manifestazione https://occupywallst.org/ prende il “toro” per le corna e afferma senza mezzi termini:

Si è detto che il Denaro ha comprato la politica.
[omissis]
Siamo d’accordo che bisogna procedere ad una riforma elettorale [N.d.R. tutto il mondo è paese!].  Tuttavia, la riforma elettorale che è stata proposta ignora le cause che hanno permesso il generarsi di un simile sistema. Alcuni hanno prontamente dato la colpa alla Federal Reserve, ma il sistema politico è stato legato alle macchinazioni politiche delle cerchie dei ricchi prima della sua fondazione.
Abbiamo bisogno di affrontare le questioni basilari: queste Compagnie, anche se non fossero in grado di competere nell’arena elettorale, conserverebbero ancora il controllo della società. Riuscirebbero a mantenere quel controllo economico, che permetterebbe loro di conservare il controllo politico. Un limite di mandato, ancora una volta, non risolverebbe il problema, come hanno fatto molti della classe politica che hanno lasciato la politica solo per ritrovarsi come parte integrante delle élite aziendali.
Abbiamo bisogno di riconquistare la libertà che è stata rubata al Popolo, completamente.
(Liberamente tradotto da https://occupywallst.org/)

Peraltro come attestato da questo interessante articolo del Fatto Quotidiano (“Take the square”, piazze unite contro la speculazione finanziaria) l’iniziativa era stata strutturata a Rete in modo di coinvolgere anche altre Piazze della Finanza mondiale, tra cui la Borsa di Milano.

Insomma l’idea che si fa un povero esserino bidimensionale e monocromatico è che si è di fronte a qualcosa di davvero grosso…

OppureNO.

La copertura mediatica

Quello che invece si poteva scoprire leggendo i tweet di #occupywallstreet è che negli USA era in corso una sorta di black out informativo sulla manifestazione. I media tradizionali (televisione, radio e giornali) evitavano accuratamente qualsiasi menzione.

Fondamentalmente hanno fornito copertura mediatica solo DURANTE la manifestazione e non PRIMA.

Già Valerio Evangelisiti in un articolo per Carmilla (“Dal Wisconsin al Nordafrica, passando per l’Europa: rivolta globale contro il neoliberismo) aveva dato notizia di questi fermenti che agitavano gli USA, che tuttavia trovavano rarissima copertura mediatica al di fuori di poca stampa specializzata…

Così sostanzialmente la manifestazione si è tradotta in un sostanziale flop (v. Usa, “Il giorno della rabbia”): poche centinaia di persone si sono dirette verso Wall Street e sono state bloccate da uno spiegamento imponente di poliziotti (v. video).

A riprova che se non c’è copertura mediatica in Tecnonucleo non c’è evento.

La rumba dei Temi di Tendenza

Gli attivisti, mentre organizzavano la manifestazione, stante l’assordante silenzio mediatico che li circondava, ebbero la brillante idea di avviare con qualche giorno di anticipo il tema di tendenza #occupywallstreet…

I poveri tapini non conoscevano quelle regole di buonsenso che descrivemmo in “Elementi di Attivismo Digitale“: mai avviare un tema di tendenza con troppo anticipo perché entro 24 ore l’Algoritmo li cancella dalla lista dei Temi di Tendenza.

I cyberattivisti avevano dimenticato una regola di base: i Temi di Tendenza non servono a organizzare qualcosa, non servono neppure a informare, servono solo a descrivere la “parola del giorno” (che in genere è una corbelleria su Justin Bieber, la Lovato, Lady GaGa e altri Abomini Digitali)…

Così avviene che dopo un glorioso giorno alla guida dei Temi di Tendenza statunitensi (0,3% sul volume totale di tweet mondiali secondo Trendistic), #occupywallstreet diventa un trend “avariato” e viene scartato…

Come si può notare dal report di Trendistic: nel periodo  in cui #occupywallstreet è stato Tema di Tendenza ha vissuto il proprio picco di popolarità, per poi letteralmente crollare un attimo dopo la sua esclusione… pur mantenendo volumi attorno allo 0,1% di traffico generato.

L'andamento di #OccupyWallStreet nella settimana dal 12 al 18 settembre 2011 A.D.

Allora che fanno gli attivisti di Adbusters? Si perdono d’animo?

Giammai iniziano a borbottare di essere stati “censurati” da Twitter, mentre, come avevamo spiegato ai tempi della “censura” del Fatto Quotidiano (v. Quando Zuckerberg censurò Travaglio, OppureNO!) era:

La riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che per l’Oligopolio Digitale della Gang of Four (Amazon, Facebook, Apple e Google) esiste una sorta di paradossale democrazia in cui non conta niente nessuno.
Ma quale censura, esimi Ricercatori, questa è l’ennesima riprova che nel Tritacarne Digitale tutti i contenuti, i post, le polemiche, i flame, gli articoli, i commenti, sono solo ammennicoli per dirottare traffico sui SocialADS…
In Tecnonucleo non esiste censura. Perché è tutto rumore bianco.

E quindi, poiché i nostri non si rassegnano, che combinano?

Partono ottusamente con un altro Trend Topic il giorno prima della manifestazione: #TakeWallStreet, che orgogliosamente diventa primo trend topic in USA con oltre lo 0,3% di traffico generato:

L'andamento di #TakeWallStreet nella settimana dal 12 al 18 settembre A.D.

Risultato: passano ventiquattro ore e così il giorno della manifestazione non esiste alcun Tema di Tendenza che descriva cosa accade dalle parti di Wall Street… Gli attivisti twittavano furiosi, ma la schermata dei temi di tendenza USA citava le solite pupazzate su Bieber e Lovato…

E così accade che “Never Say a Wag” (un brano stucchevole del Simulacro Justin Bieber cantato in duetto con Jayden Smith per la colonna sonora del remake di Karate Kid) con un miserabile 0,01% di volume diventi tema di tendenza:

Il miserabile andamento di "Never Say a Wag" nella settimana dal 12 al 18 settembre 2011 A.D.

Due conti che non tornano

In conclusione miei esimi Ricercatori mi sovvengono alcune domande, che come al solito faticheranno a trovare una loro soddisfacente risposta…

Primo: perché i Top Blogger americani (dall’Huffington Post in giù) sono così solerti a parlare di politica mediorientale, inquadrando tutto in una roboante “Twitter Revolution”, e così lenti perfino a parlare di ciò che accade in casa propria?

Secondo: perché gli staff della Gang of Four sono stati così solerti a impegnarsi in prima persona nella “Primavera Araba” (v. il caso Wael Ghonim), tanto da “narrarla” come una gigantesca Rivoluzione Geek?

Terzo: siamo sicuri che nella “Primavera Araba” abbiano avuto un ruolo così rilevante i nuovi media? Non sarà forse che l’analogica televisione di Al Jazeera ha fatto la differenza?

Quattro: come mai quando la “Primavera Araba” era in pieno svolgimento i Temi di Tendenza ad essa relativi duravano per giorni e giorni (#Egypt fu un trend topic in ogni dove per settimane)? L’Algoritmo era in vacanza al Cairo?

Insomma se i Social Network non smuovono le coscienze nella progredita America, siamo sicuri che abbiano scatenato un pandemonio nel Mondo Arabo?

Non sarà forse che ci vengono proposte delle riletture di comodo effettuate a posteriori della premiata serie: la Macchina vi darà libertà, democrazia e benessere?

E comunque per contrappasso chi ha fornito la migliore copertura giornalistica agli eventi del “Giorno della Rabbia” è stata proprio Al Jazeera (v. US protesters rally to #OccupyWallStreet)…

Quanto è meraviglioso il mondo in Tecnonucleo!