Il Blogger ai tempi del Feudalesimo Digitale

Originariamente pubblicato su Gilda35.com

“Siamo tutti servi della gleba, e abbiamo dentro il cuore una canzone triste.” (Stefano Belisari, cantante, compositore e polistrumentista italiano)

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Esimi Ricercatori, come ben saprete (se non lo sapete siete stati ricoverati in coma nelle ultime settimane) il lancio dell’Huffington Post ha aperto un surreale dibattito nell’Agorà Digitale Italiana sui temi della gratuità delle prestazioni professionali erogate dai blogger e sulla bontà di un approccio analogico come quello di Lucia Annunziata a condurre una testata così rivoluzionaria…

Il dibatitto a tratti grottesco che si è prodotto mi ha indotto a pormi una domanda abbastanza angosciosa:

Noi internauti abbiamo ancora coscienza di cosa sia un blog e cosa rappresenti essere un blogger, o nel tremendo mash-up esistenziale in cui viviamo, ormai abbiamo ridotto tutto alla versione juniores e deteriore del giornalismo?

Blogosfera Anno Zero

L’immagine che mi si genera nella mente quando leggo questi dibattiti furibondi a base di botte di post e contro post è quello dei Feudatari Digitali che, sorseggiando vini pregiati, osservano i vilici litigarsi le erbe edibili col bestiame, pur di non crepare di fame.

Nel Gruppo Facebook di Intervistato.com si è svolto un lungo ed interessante dibattito sul tema che ha visto coinvolti nomi a Voi molto cari, come Stefano Chiarazzo, Daniele Chieffi, Alessio Biancalana, Giovanni Vitale e Simone Corami.

Desidero pertanto esporre qui in modo organico quanto in precedenza esposto in modo rapsodico.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Se questo è un blogger

Come al solito tocca a me che sono un nonBLOGGER l’ingrato compito di spiegare ai blogger quanto è calda l’acqua.

Beviamo l’amaro calice.

Allora innanzitutto i blogger non esistono. Esistono i blog.

I blog sono un particolare tipo di sito che presenta i post in ordine cronologico (c.d. weblog).

Chi è più vecchiotto su internet ricorderà che in origine i weblog erano siti tematici che presentavano elenchi ragionati di link organizzati in ordine cronologico di indiivduazione. Non avevamo motori di ricerca performanti come quelli attuali e ci arrangiavamo come si poteva.

Vi siete ripresi dallo shock?

Bene, procediamo.

In qualche disgraziato momento della nostra metamorfosi in automi sintetici, è nata la geniale idea di identificare come “blogger” gli scrittori e i giornalisti che utilizzavano i weblog per presentare al pubblico i propri pezzi. Come se chi scrive con la penna fosse un “pennatore”, o chi scrive con la macchina da scrivere un “macchinadascriveratore”…

Quando lo strumento assorbe l’umano.

Questo mirabolante passaggio semantico ha avuto uno scopo ben preciso in molti Stati (es. l’Italia): consentire ai giornalisti di crogiolarsi nell’illusione di poter eludere le norme imperative inerenti editoria ed informazione (salvo svegliarsi tutti sudati in aule di tribunale).

Non esistono blogger. Esistono scrittori e giornalisti, magari più o meno capaci, più o meno professionali, che usano strumenti digitali per raggiungere più persone possibili coi propri scritti.

Ciò che è qualificante per me è il blog nel suo complesso: i post sono testi buttati a casaccio o raccontano una storia, una visione del mondo? Del singolo post non mi interessa assolutamente nulla. Il blog è un sito e un sito è un artefatto culturale e nel valutarlo ne soppeso ogni singolo aspetto.

Solo se valuto un blog in cui emergono elementi di scrittura, di grafica, di creatività… allora riesco a qualificare qualcuno davvero come blogger e non come scrittore/giornalista sul digitale.

La vera rivoluzione del blog è tutta lì: uno strumento alla portata di tutti per creare artefatti culturali anche complessi.

Ma quanti blogger si occupano di questi aspetti ormai?

 

Teoria e pratica del Feudalesimo Digitale

L’Oligopolio Digitale (Amazon, Facebook, Google e Apple) è per lo più un gigantesco Metaeditore. Gli avvocati dell’Oligopolio vi racconteranno con le zanne scoperte che sono soggetti che erogano servizi informatici e che nulla hanno a che fare con l’editoria.

Ma è una balla colossale, ideata per eludere in grande stile le legislazioni locali sull’editoria.

I Social Network sono evoluzioni del modello del weblog.

Quando Facebook, Twitter, Google Plus pubblicano i nostri post sono il nostro metaeditore e tutti noi nel nostro piccolo siamo micro-scrittori e micro-giornalisti dilettanti, che raccontano storie, propongono notizie, creano cultura…

E così dal blogger con gli anni si è passati al contadino digitale…

L’Oligopolio Digitale ha dettato il modello del Metaeditore e le testate online hanno semplicemente replicato il modello. Huffington come il Fatto Quotidiano, Linkiesta, il Post e soci agiscono semplicemente in regime di Feudalesimo Digitale.

Questi per sommi capi i principi del Feudalesimo Digitale:

  • Sottrazione del codice: il contadino digitale non deve poter avere accesso al codice di programmazione. L’esperienza deve essere quanto più standardizzata possibile (v. Facebook), al massimo si concedo temi preconfigurati (v. WordPress.com). Se vuoi fare qualcosa di più devi sobbarcarti costi il che ovviamente disincentiva la massa… Vi sembrerà folle ma i bambini della mia generazione trovavano in edicola manuali di programmazione per progettarsi videogiochi da soli. Adesso tutto è ridotto a scimmiette spaziali che riempiono campi.
  • Tutto gratis: in perfetta continuità con i loro modelli dell’Alto Medioevo, i Feudatari Digitali hanno convinto i contadini che sostengono costi astronomici. Non può esistere un rapporto paritario. Il Feudatario offre gratis sicurezza dallo spauracchio degli hacker e servizi belli e divertenti… in cambio chiede solo ore di lavoro gratuito.
  • Pagare in visibilità: l’intero sistema di like, +1, retweet, commenti, menzioni è basato sul generare l’illusione che se ottieni 500 condivisioni a un post o 1000 visualizzazioni giornaliere hai in qualche modo raggiunto una sorta di status da celebrità, che un domani monetizzerai.
  • Intruppare nella Piramide Digitale: la distruzione della Rete a grafo in favore della Piramide Digitale è tutta funzionale allo sfruttamento del lavoro gratuito. Il mazzo che si fanno le twitstar per scalare la Piramide è assolutamente commuovente per la quantità di vita distrutta che si lasciano alle spalle per giungere all’agognata comparsata televisiva.
  • L’importante è il buzz: al Feudatario Digitale non interessa un accidenti di cosa scriva il contadino digitale. L’importante è che produca testi indicizzabili dai motori di ricerca e che provveda a spammarli ovunqueper generare traffico. Lo spam è la struttura base del Feudalesimo Digitale. E più si è compulsivi meglio è, fino allo spam umano.
  • Accesso limitato alle metriche: meno cose vede il contadino, meglio è. Le condivisioni generano ottimismo, le visualizzazioni possono generare depressione. Chiunque conosca bene le metriche del proprio blog, apra un blog per una grossa testata online e abbia accesso alle metriche noterà una cosa: fa lo stesso esatto numero di visite del proprio blog (anzi qualcosa di meno).
  • Alimentare il senso di inferiorità: Il Latifondista Digitale cerca poi di giustificare il ricorso alle pratiche summenzionate lamentando che lui paga solo i giornalisti seri, che producono notizie vere… pertanto tutti gli altri contenuti li accoglie magnanimamente come dei “commentoni estesi”… Vai tu a spiegare che la totalità di quello che gira in rete è prodotto da giornalisti copypasta, che non fanno che emettere traduzioni googlate e ripostare quanto affiora dall’iceberg digitale, spesso senza neppure capirlo…

Così si arriva a questa splendida economia drogata in cui tutto è in funzione del marketing più becero. In cui qualunque contributo culturale diventa concime per ingrassare algoritmi, social ads, sistemi di profilazione della clientela.

Scriviamo per essere comprati.

La Rivoluzione siete voi

Detto questo mi limito a riproporre in modo organico e un po’ meno frammentato quanto esposto nel Gruppo di Intervistato. Perché vale per la Community di Intervistato come per voi:

Ma quando capirete che Huffington è un modello OLD e reazionario già replicato alla “mazzo di pane” da anni in Italia? La rivoluzione siete voi. Huffington Post è il TV Sorrisi e Canzoni del giornalismo impegnato…

Un giorno capirò il bisogno degli intellettuali italiani di rendersi subalterni a modelli fallimentari. Ancora non volete rendervi conto che la fonte delle notizie, di tutte le notizie siete voi. I giornalisti copypasta vivono solo di vostri repost.

Scrivete da soli o in gruppo su spazi vostri (quanto più proprietari meglio è), riprendete possesso del codice (basta col preconfigurato wordpress che sta appiattendo tutto), capite che siete voi che portate traffico sulle testate online non loro che danno visibilità a voi, se ci riuscite guadagnateci pure qualcosa (sta storia del tutto gratis è a beneficio esclusivo dei Signori della Cloud), scrivete le vostre storie, comprendete che la gente i post non li legge più da un pezzo, il pubblico vuole un blog che racconti una Storia, vuole essere coinvolto da una esperienza… Gilda ormai oscilla tra le 500 e le 1000 visite al giorno, ha botte da 200 condivisioni e oltre per i pezzi più strutturati, se in un LAB presento un link il 90% di chi entra nel post lo clicca. … non ha un SEO, ci scrive praticamente solo sto disgraziato, ma racconta una Storia… Tra di voi vedo un sacco di esperienze simili… Non siete la serie B del giornalismo… E’ ridicolo che Pubblicodelirio scriva sull’Huffington quando tutti i giornalisti copypasta d’Italia hanno copiato il suo osservatorio social… Voi avete il potere di cambiare le regole, ma abdicate ad esercitarlo.

Huffington post non è che un momento dell’economia del Latifondo Digitale. Spenderci troppe parole è inutile: sarebbe come sottilizzare sulla servitù della gleba ad Ancona comparata a quella di Ascoli nel 1300.

Il nucleo del problema è spendidamente tratteggiato dalle (oneste) parole di Peter Gomez che evidenzia come il mondo dei blogger/contadini digitali sia assolutamente disprezzato dai Meta-Editori/Latifondisti Digitali, che hanno con loro un rapporto assolutamente parassitario: i contadini portano traffico con lo sharing dei propri post. La loro utilità si riassume in questo.

Un modello siffatto ovviamente può esistere grazie a pratiche di Maoismo Digitale ormai radicate tipo: TUTTO GRATIS, VISIBILITA’ TI FARA’ RICCO, SPAMMA OVUNQUE, BLOGGER COME APPRENDISTA GIORNALISTA, REPOST LIBERO, COPYPASTA TUTTA LA VITA.

La colpa del dilagare di questo modello è di blogger come quelli presenti in questo gruppo che dimostrano doti individuazione e trattazione della notizia molto superiori a quelle del giornalismo tradizionale, che tuttavia sottovalutano le proprie capacità creative e imprenditoriali.

Aspettarsi la rivoluzione dal Feudatario Digitale è ridicolo.

Come ho scritto non capisco perché i blogger non si riappropriano dei propri spazi, non escano dalla standardizzazione imposta dalle più comuni piattaforme di blogging, non usino il loro spazio come luogo in cui raccontare una Storia in divenire.

Gruppo Facebook Intervistato.com

Tornate a fare cose belle per voi, che internet non ha bisogno di altro spam.

Conclusioni

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Se vi aspettate la Rivoluzione dai Feudatari Digitali siete fottuti.

E smettetela di bofonchiare contro la Huffington & co. che state solo zappettando le vostre zolle digitali!

Smettete di essere le giovanili del giornalismo e tornate a produrre blog.

Fate cultura. Cambiate il mondo che fa schifo abbastanza e ha bisogno che ne venga raccontato uno nuovo.

Ma poi in definitiva che ne so io dei blogger.

Sono un nonBLOGGER.

Per approfondire

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Huffington Post spiegato da Arianna Huffington | Gilda35

ONtro

Esimi Ricercatori, quest’oggi sono stato invitato dall’Ambasciata USA a partecipare ad un incontro con Arianna Huffington e Lucia Annunziata volto ad un confronto dal vivo con alcuni blogger della Capitale.

Il clima devo dire è stato rilassato e cordiale con le due celebri giornaliste che non si sono sottratte minimamente al fuoco di fila delle domande, rispondendo con grande chiarezza anche su temi spinosi.

L’intervento è stato preceduto dalle note polemiche sulle “competenze” di Lucia Annunziata a condurre un blog e sulla “gratuità” della partecipazione dei blogger al progetto editoriale. Una polemica, come spiegherò più diffusamente nelle conclusioni parecchio sterile, tenuto conto delle peculiarità dell’esperienza dell’Huffington Post.

Il modo migliore per raccontare la giornata è tramite i tweet dei presenti, che di seguito ho organizzato in uno storify.

Le mie personali considerazioni
In conclusione si confermano le sensazioni che avevo espresso a suo tempo quando trapelò il nome di Lucia Annunziata per la direzione di Huffington Post.

Il progetto appare incentrato sulla medesima struttura della versione americana: un luogo in cui attorno ad un nucleo di giornalisti e di personalità del mondo istituzionale, si raduna una community di lettori/blogger.

La risposta delle Huffington alle polemiche sulla gratuità della partecipazione dei blogger è chiarissima: “vi pagano per vedere la televisone?”

Il blog è vissuto non come un momento “redazionale”, ma come un momento di co-creazione con la propria community di lettori. Tant’è che più volte è stato posto l’accento da parte della Huffington sul meccanismo di moderazione automatica dei contenuti di trolling. In pratica si desidera lo sviluppo di una community ordinata che legge, commenta e produce notizie.

Mi convince questo modello?

Francamente mi lascia molto perplesso. In primis perché non mi convince il modello di business sottostante, che già vede navigare in pessime acque molti operatori che adottano strategie simili . Non ho trovato al momento nelle parole di Annunziata e Huffington quel quid che lo contraddistingua dagli emuli italiani del modello Huffington.

In subordine penso che il modello economico del “contadino digitale che lavora gratis per i signori della cloud con la scusa della co-creazione/visibilità” stia mostrando la corda. Sono curioso di vedere se Huffington sta proponendo il solito modello del “free job”, che disapprovo fermamente, o se davvero stiamo parlando di co-creazione in modo serio.

Nel finale ho molto apprezzato la schiettezza con cui Lucia Annunziata ha rintuzzato noi che le chiedevamo di farsi un account Twitter: “non ho un account twitter perché già mi vedono in televisione, mi leggono sui giornali, sarebbe VIPperia”.

Un fulgido esempio di ecologia della mente!

Comunque in bocca al lupo ad Arianna Huffington e Lucia Annunziata, perché ci donano una voce in più e un grazie a Sandy Polu e Digital Economy Forum per l’organizzazione.

Per approfondire

Lucia Annunziata e le scelte incomprese di Huffington Post

Come ha reagito la Rete alla nomina di Lucia Annunziata a direttore dell’Huffington Post? Scopriamolo nella come sempre lucida (e dissacratoria) analisi del nostro Giovanni Scrofani per la rubrica …

http://www.datamanager.it/news/lucia-annunziata/lucia-annunziata-e-le-scelte-incomprese-di-huffington-post

Huffington Post, la rivoluzione Annunziata | Riccardo Luna

Potrei sbagliarmi, anzi, probabilmente mi sbaglio, ma ho la sensazione che l’arrivo dell’Huffington Post in Italia sarà quello che gli americani chiamano un “game-changer”, ovvero un fatto destinato

http://www.ilpost.it/riccardoluna/2012/09/24/huffington-post-la-rivoluzione-sara-annunziata/

L’Huffington Post sbarca in Italia. E NON paga i blogger.

Oggi è il giorno del lancio di Huffington Post in Italia. Mi chiedo da tempo quale sia la strategia che ha spinto i vertici di HuffPo a sbarcare nel Bel Paese, dove il numero di utenti in target non

http://blog.tagliaerbe.com/2012/09/huffington-post-italia.html

La Rivoluzione NON è Annunziata

Come previsto, pochi minuti dopo la mezzanotte è stato annunciato che “Huffington Post Italia” è online. Stesso “family feeling”, stessa impostazione grafica delle altre versioni con lo splash fo…

https://giornalaio.wordpress.com/2012/09/25/la-rivoluzione-non-e-annunziata/

Lo #spread della Fuffa e il lancio di #HuffPostItalia

E’ arrivata anche la versione italiana dell’Huffington Post, credo che ce ne siamo accorti tutti dalla miriade di commenti che ne salutavano la venuta quasi “messianica”. Il post che ho trovato più

http://www.intervistato.com/2012/09/lo-spread-della-fuffa-e-il-lancio-di.html

PI: Giornalismo online, startup con l’acqua alla gola

Le nuove realtà online europee hanno molti ostacoli sulla loro strada: la concorrenza con i grandi ed un pubblico parcellizzato non permetterebbero introiti rassicuranti. Lo studio del Reuters …

http://punto-informatico.it/3503792/PI/News/giornalismo-online-startup-acqua-alla-gola.aspx

TOTALITARISMO DIGITALE

C’è un fatto, per niente marginale per chi ha a cuore la “libertà dell’informazione”, che, curiosamente, non ha avuto una adeguata eco tra gli autoproclamati “paladini” di tale “libertà”. Stiamo…

http://quintoelemento.mytrident.net/index.php/totalitarismo_digitale?blog=7

No free jobs, è scoppiata la rivolta in rete

E’ iniziato tutto ieri, e oggi è esplosa la rivolta con tutta l‘indignazione, l’energia e la velocità di condivisione che hanno i social media. Stronco pubblica un post

http://www.linkiesta.it/blogs/viva-l-italia/no-fre

via Huffington Post spiegato da Arianna Huffington – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

L'ufficio digitale dei defunti: il caso Lucio Dalla

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Esimi Ricercatori qualche tempo addietro avevo scritto un nonPOST sull’Ufficio Digitale dei Defunti in occasione della prematura dipartita di Whitney Houston… In quella occasione tratteggiammo alcune caratteristiche comuni alle esequie dei VIP, per come vengono vissute nell’epoca del digitale…

Purtroppo in questi giorni ci ha lasciato il grande Lucio Dalla, la cui scomparsa, nel confermare la totalità della liturgia digitale a suo tempo tratteggiata, ha fatto emergere una nuova figura etnografica: la Prefica Digitale

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Lucio Dalla: Artista in un mondo di VIP

Innanzitutto partiamo da un fatto: la morte di Lucio Dalla è stata un episodio singolare.

Nel mondo allucinato di Tecnonucleo, in cui i mass media creano una sorta di ecosistema mentale, che induce le persone a comportamenti pavloviani, Lucio Dalla manteneva una sua integrità.

A differenza dei VIP, sempre bisognosi di subire stalking per esistere, Lucio Dalla si faceva conoscere solo per la propria arte.

Lucio Dalla manteneva uno stretto riserbo sui propri sentimenti, sui propri gusti sessuali, sulla propria fede religiosa, sulle proprie idee politiche.

In un mondo in cui il VIP, per essere oggetto di consumo, deve rendere la propria vita un prodotto ben definito per raggiungere il “target” (gli omosessuali, gli eterosessuali, i progressisti, i conservatori, i cattolici, gli atei e ogni altra inutile classificazione merceologica di ciò che un tempo era noto come “persona”)… Lucio Dalla parlava con la propria musica.

Ovviamente questo in un mondo in cui la vita privata è “merce” è apparso assurdo a personaggi illuminati come Lucia Annunziata, Aldo Busi & Co. Così non avendo nulla di cui parlare, se non delle sue canzoni, su Social Network e Mass Media è stata la fiera delle illazioni, delle critiche alle ammissioni mancate, delle ricostruzioni alla “non l’ha mai ammesso, ma tutti sapevano che…

I “Soloni dell’Outing” se ne facessero una ragione: Lucio Dalla era un grande cantante, ha scritto grandi canzoni, ha toccato corde profonde dell’animo umano. Punto.

Se vogliono qualcosa di più, facessero stalking ai VIP su Twitter, che mettono a disposizione tanto materiale pruriginoso.

Lucio Dalla è vissuto e morto, conservando una cosa ormai introvabile: il pudore dei propri sentimenti.

Tuttavia, in un mondo di esseri cresciuti come guardoni/esibizionisti con riflessi pavloviani, comprendo che ciò risulti inconcepibile.

L’Ufficio Digitale dei Defunti di Lucio Dalla

La liturgia funebre di Lucio Dalla si è svolta esattamente come si svolgono le liturgie funebri dei VIP internazionali, segno da un lato dell’importanza dell’Artista presso i nostri mass media, dall’altro dell’inesorabile processo di omologazione culturale, di cui sono portatori i Social Network…

Per una seria (e bella) analisi netnografica del Primo e del Terzo Rito dell’Ufficio Digitale dei Defunti vi invito a leggere questo articolo di Davide Bennato: “Ciao Lucio: la morte di Lucio Dalla vista da Twitter”.

Ma veniamo allo svolgersi della liturgia:

Il primo rito è quello del “Repost del lancio di agenzia”: anche nel caso di Lucio Dalla, non appena si è avuta mezza indiscrezione sulla sua probabile dipartita in quel di Montreux, c’è stata una sorta di esplosione di post su ogni piattaforma possibile e immaginabile… Ognuno riportava un link a un lancio di agenzia, che spesso riportava un ulteriore lancio di agenzia ad un’ulteriore fonte… un digitale baretto con milioni di avventori che dichiarano contemporaneamente l’un l’altro: “Conosco gente, che conosce altra gente, che dice che Lucio Dalla è morto”…

Il secondo rito è quello del “Aggiornamento della Pagina di Wikipedia”: come segnalatoci dall’amico iBizi, mentre ancora la notizia era da confermare, il Libro Wikipediano dei Morti veniva prontamente aggiornato dagli insonni e infaticabili curatori di Wikipedia, con tanto di immediata elaborazione della sezione: “La morte improvvisa”… Quasi un record mondiale…

Il terzo rito è quello del “R.I.P. su Twitter”: Dopodiché è partita la valanga dei mash up di foto, video e testi riguardanti “Dalla”, che essendo anche una preposizione articolata femminile singolare è stata scansionata con grande piacere dai BOT di linguistica computazionale e sparata reiteratamente come Tema di Tendenza… Risultato: se si cliccava sul tema di tendenza “Dalla” si trovavano mirabolanti tweet tipo: “Dalla Cina con Furore è il film più bello di Bruce” et similia…

Il Terzo Rito nell'interpretazione di Stefano Disegni da Il Fatto Quotidiano

Il quarto rito è quello del “Trolling Meme”: il trolling meme su Lucio Dalla, come spesso accade in Italia si è limitato a qualche messaggio provocatorio abbastanza blando… D’altronde tutti amavamo tantissimo il cantante ed eventuali esagerazioni avrebbero comportato un’insurrezione digitale… Così il tutto si è ridotto a qualche tweet di successo del celebre blogger Davide Di Tivoli, e a un pacato (conoscendo il tenore usuale dei loro testi) aggiornamento della pagina di Nonciclopedia a lui dedicata:

Disperato per la morte di Germano Mosconi [N.d.A. giornalista recentemente scomparto, suo malgrado famoso nelle comunità di troll per un celebre video di 7 minuti di bestemmie], Lucio Dalla non ha retto, ed un infarto letale lo ha colpito in Svizzera.

[Tratto dalla voce “Lucio Dalla” di Nonciclopedia]

Il quinto rito è quello del “Sito Fondamentalista”: Ovviamente il sempre pessimo Pontifex non ha perso l’occasione per lanciare la propria inutile frecciata post mortemMORTO LUCIO DALLA. CI LASCIA UN GRANDE CANTANTE, MA UN PESSIMO CRISTIANO”. Se è vero quanto asserisce Pontifex, dovrebbe stracciarsi le vesti per gli onori funebri che le massime autorità cattoliche bolognesi hanno rivolto a questo “pessimo cristiano”… Ma quello che ho trovato assolutamente meraviglioso è stato il correlato intervento fondamentalista di Aldo Busi pubblicato da Dagospia… Un intervento assolutamente splendido per la grettezza culturale che esprime:

1- UN ALDISSIMO BUSI SFANCULA DALLA E LA CATTO-IPOCRISIA DELL’INFORMAZIONE – 2- “HO SEMPRE PENSATO CHE LUCIO DALLA FOSSE UN CHECCHESCO BUONTEMPONE, UN CHIERICHETTO FURBASTRO – LE SUE INTERVISTE SONO UN VERO FLORILEGIO DI BANALITÀ IN OSSEQUIO ALLA MORALE COMUNE E ALL’AUTORITÀ COSTITUITA, ALLA MANIERA DI CELENTANO – E NON BASTA LA MORTE PER CANCELLARE LA MAGAGNA DEL GAY REPRESSO CATTOLICO (REPRESSO ALLA LUCE DEL SOLE, IL CHE NON NE INIBISCE CERTAMENTE IL GODIMENTO TRA LE TENEBRE DELLA VITA PRIVATA, ANZI, LE IMPLEMENTA, COME BEN SI SA)” – 3- “I BEN DOCUMENTATI RAPPORTI DI DALLA CON CRAXI E L´OPUS DEI, NONCHÉ CON L’ANGELO CUSTODE CHE DICHIARÒ DI AVERE VISTO AL SUO FIANCO, ME LO RENDONO POI ADDIRITTURA INDIGESTO, PER AMORE DELLA PILA SAPEVA INDIVIDUARE BENE DOVE ANDARE A FARE IL BACIAPILE, NON ERANO CERTO LE PROTEZIONI IN ALTO LOCO A MANCARGLI, ERA TRASGRESSIVO DOVE ESSERLO È DI MODA E ALLA PORTATA DI QUALUNQUE REAZIONARIO DI MONDO

[Lancio della Lettera di Ado Busi da Dagospia]

In pratica, riassumendo, secondo Aldo Busi: Lucio Dalla era gay (e chi l’ha detto? Poteva essere eterosessuale, bisessuale, pansessuale, asessuale, da cosa Busi desume con assoluta certezza l’orientamento sessuale di Dalla?), è dovere di ogni gay fare professione di omosessualità (e perché? Io mica passo la giornata a ostentare la mia eterosessualità con atteggiamenti da supermacho), i gay non possono essere cattolici (ma dove sta scritto? Ne ho conosciuti dozzine), un gay non può apprezzare la bellezza femminile (non per dire, ma esistono tonnellate di letteratura scritta da omosessuali in cui si inneggia alla bellezza femminile), un gay non può esprimere valori conservatori (perché?)… E poi in ultima analisi cos’è un gay? I gay non esistono, esistono le persone.

E comunque sarebbe stato carino, e direi anche elegante, che se Aldo Busi aveva tante cose da dire contro Lucio Dalla lo avesse fatto mentre questi era vivo di modo che potesse controbattere… Ma si sa infamare un morto è comodo. Non può ribattere… né sporgere denuncia.

Il sesto rito è quello della “Maratona Video su Youtube”: La Maratona Video è stata assolutamente iperbolica, con riesumazioni del repertorio dell’Artista spesso estremamente godibili per i vecchi fan (come il sottoscritto)… Devo ammettere che a differenza delle esequie funebri americane in cui ci si concentra tutti su 3 o 4 brani, quelle italiane denotano molta più attenzione filologica… Il tutto poi è stato impreziosito da qualche incursione delle Prefiche Digitali (v. oltre):

Il settimo rito è quello delle “Compilation Peer to Peer”: immagino che ci sia stata in questi giorni una proliferazione di materiale sui server, ma non ne ho le prove…

L’ottavo rito è quello delle “Foto del Declino”: In luogo delle foto del declino in Italia c’è la spasmodica ricerca della conferma di quanto in vita non è stato mai ammesso… Lascio esprimere il mio pensiero a Sabrina Salmeri, che su Facebook ha praticamente detto tutto…

La morte di Dalla ha innescato il solito teatrino del bieco giornalismo gossipparo. Tutti alla ricerca della conferma che Marco Alemanno in realtà era il compagno di Lucio e non l’amico come si è detto fino ad oggi. E quindi? Vien forse meno il talento di uomo che non vi ha pubblicamente confessato i suoi gusti sessuali? Avete perso uno scoop? Andate ad intervistare l’Annunziata alla Rai che forse vi stupirà per la quantità di stronzate che riesce a dire in soli 30 minuti.

[Tratto dal Facebook di Sabrina Salmeri]

Le Prefiche Digitali

Come segnalato dal sempre ottimo Skande, a caldo quelli di Oggi hanno lanciato un articolo (in costante aggiornamento) dal titolo “È morto Lucio Dalla, colpito da infarto: lo sgomento, il dolore, i ricordi di amici e vip, l’abbraccio della sua Bologna”, in cui vengono riportate tutte le esternazioni digitali compiute dai VIP nostrani su Facebook e su Twitter. E’ un articolo, di cui caldeggio vivamente la lettura, mi limito a proporne solo un breve e significativo stralcio:

Barbara D’Urso non riusce [N.d.A. è scritto proprio “RIUSCE”] a crederci: «No no no dai sarà notizia falsa… stiamo controllando no no no no», scrive su Twitter mentre la notizia iniziava a circolare. Jovanotti quasi balbetta: «Oh no dai no…non ci posso credere dai…davvero non posso crederci». Senza parole Luca Bizzarri: «Oh cazzo. Lucio Dalla».

[Tratto da Oggi “È morto Lucio Dalla, colpito da infarto: lo sgomento, il dolore, i ricordi di amici e vip, l’abbraccio della sua Bologna”]

Scorrazzando nei profili dei VIP nostrani, l’effetto, per chi come il sottoscritto è “diversamente sensibile”, è stato quello di assistere ad una versione digitalizzata del fenomeno delle Prefiche.

Le "Lamentatrici" la versione moderna delle antiche Prefiche

Le Prefiche erano un antico istituto dei riti funebri Greci e Romani: in pratica erano delle donne pagate per piangere e battersi il petto, per la scomparsa dell’amato congiunto. Nel mondo antico il lutto si articolava in un insieme di rituali collettivi c.d. liminari (ossia inerenti il confine tra la Vita e la Morte) molto importanti e precisamente definiti. Così quanto più una persona era stata grande in vita, tanto più il suo funerale doveva essere all’insegna di una straziante commozione pubblica.

La commozione delle odierne Prefiche, volta a simulare per iscritto una “reazione di dolore spontanea e inconsulta”, appare agli occhi di chi ormai è immerso da un ventennio nell’humus digitale come una meravigliosa pantomima per potenziare il proprio brand personale…

E’ morto Lucio Dalla che amavano tutti, beh devo far vedere che lo amavo tantissimo, che gli ero vicinissimo, che lo conoscevo benissimo, che sono sconvoltissimo…

Personalmente sarò fatto malissimo, ma ogni qual volta ho vissuto un lutto (e ne ho vissuti di seri) mi sono tenuto ben lontano dai Social Network e ho vissuto il mio dolore in silenzio.

Mi colpisce il dolore della Prefica Digitale che le consente di buttare giù immediatamente post su Facebook, balbettare su Twitter e scrivere lettere aperte, per palesare al mondo il proprio straziante dolore per la scomparsa del “caro amico”.

Insomma abbiamo scoperto una nuova frontiera dell’autopromozione: l’ostentazione del cordoglio digitale.

Tutto fa brodo nel web.

Conclusioni

Poco altro da aggiungere miei esimi Ricercatori, se non la mia personalissima visione delle cose.

Lucio Dalla è morto in piedi, è morto senza conoscere il declino, è morto amato e rispettato, è morto ricco e sazio di giorni, è morto facendo un lavoro che amava.

Alla maggior parte delle persone è riservato un destino peggiore.