Mario Monti LOLdog | Data Manager Online

La strategia di comunicazione digitale dello staff Mario Monti, nel tentativo di svecchiare il personaggio e di avvicinarlo all\’elettorato, sta dando buoni frutti, o piuttosto sta lentamente decostruendo uno dei personaggi più potenti d\’Italia?

Questa domanda mi rimbalza nella testa ogni qual volta i mass media tradizionali rimbalzano le incursioni di Mario Monti su Twitter.

Il Potere in Italia è struttura, si sedimenta addosso per stratificazioni geologiche. Sarà per questo che solo i vecchi in Italia sono davvero potenti.

Il Potere in Italia è cooptazione, è inclusione, è appartenenza genetica e culturale. Sarà per questo che da noi le \”mappe del potere\” raccontano un Paese chiuso in un eterno Rinascimento, che si trascina fuori tempo massimo con le sue Casate e Camarille.

Il Potere in Italia è segreto, è complotto, è loggia. Sarà per questo che in Italia c\’è questa sostanziale acquiescenza rispetto al Segreto di Stato, che tale rimane anche dopo la morte di tutti i suoi protagonisti.

Ebbene in un Paese come questo, Mario Monti era una sorta di Leader perfetto. La più alta incarnazione del concetto di Leadership espresso dalle élite dell\’Alta Amministrazione italiana. Non incarnava l\’immaginario del Giullare Ribelle come Grillo, non era un Masaniello giacobino come Ingroia, né un Imprenditore Gaudente come Berlusconi e neppure un grigio Funzionario di Partito come Bersani. Incarnava il Potere.

Su Mario Monti girava ogni genere di voce, che apparteneva alla Trilaterale Bilderberg, che dietro le sue spalle c\’erano le lobby di Goldman Sachs. Gli si attribuivano entrature in ogni genere di camarilla possibile e immaginabile dall\’alte sfere del Vaticano alle Logge Massoniche.

Tutto in lui era sobrietà e distacco. Trasmetteva una distanza siderale, dando la percezione di trovarsi su un piano inarrivabile per i propri competitori.

Quel che ha fatto durante il suo Governo su Pensioni e Lavoro non sarebbe stato possibile a nessuno dei nostri Leader Politici. Ammettiamolo.

Mario Monti poteva tutto, perché incarnava un potere quasi assoluto.

Perché gli Italiani, purtroppo, rispettano veramente solo Leader che esprimono siderali distanze.

E per questo non mi riesce di capacitarmi della strategia social del personaggio.

Vengono scomodati guru del digitale come Paolo Iabichino per montare su improbabili teatrini in cui si insegna al Professore come fare le emoticon (v. Monti Live Show).

Ma il punto di massima improbabilità si è raggiunto quando il Premier, dopo una a dir poco sbracata intervista alle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi, in una folle rincorsa con Silvio Berlusconi posta su Twitter una foto mentre coccola un cane chiamato “Empy”, Empatia.

Silvio Berlusconi qualche giorno prima si era fatto fotografare mentre abbracciava la cagnetta Vittoria.

Alle Invasioni Barbariche hanno quindi fatto adottare in diretta televisiva il cane Trozzi a Mario Monti, che l\’ha prontamente ribattezzato Empy.

Per chi come il sottoscritto viene dalla cultura digitale underground, vedere questa invasione di “LOLdog” in rete è alquanto sconcertante.

I LOLdog sono la versione canina dei LOLcat. Una pratica mutuata dal vecchio internet di nicchia nell\’attuale mondo social era quella di utilizzare immagini di animali (c.d. advice animals) per trasmettere un feedback emotivo a un dato messaggio. Cani e gatti, specie se cuccioli e carini, sono immancabili compagni di viaggio di ogni internauta. Peraltro il LOLdog da elemento di “comunicazione emotiva”, col tempo si è banalizzato fino a diventare uno strumento per ottenere like e retweet facili.

Lo dico francamente, vedere Mario Monti cedere alla sottocultura del LOLdog, genera in me un sincero sconcerto. E\’ come vedere il Professore decostruirsi sistematicamente, spogliandosi pezzo a pezzo del proprio alone mitico, in una scriteriata rincorsa a imitare i più banali cliché dei propri potenziali elettori.

A questo punto mi aspetto qualche candidato che si fa un bell\’autoscatto a torso nudo allo specchio del bagno col proprio iPhone.

Riusciranno i nostri baldi comunicatori a capire che gli internauti non sono una massa di imbecilli che ha bisogno di vedere i propri Leader che scimmiottano i propri atteggiamenti più balzani, ma cittadini che vorrebbero un dialogo concreto su temi concreti?

viaMario Monti LOLdog | Data Manager Online.

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Perché le campagne elettorali nel digitale sono eccessive | Cinguettii

Originariamente pubblicato su Data Manager Online

Spesso si sostiene che internet sia un media più riflessivo della televisione. Eppure scorrazzando nei social network ci si rende conto di come l’unica cifra possibile nel digitale sia quella di una comunicazione eccessiva, violenta e paradossale.

Spesso capita di sentire lunghe ed erudite disquisizioni su quanto internet sia uno strumento di comunicazione molto più “intelligente” della televisione. Da più parti si osanna un fantomatico “Popolo di Internet” molto meglio informato e preparato di quello televisivo.

Dopodiché arrivano gli stenterelli eredi di Marshall McLuhan a spiegarci in modo pasticciato la differenza tra media caldi e freddi… senza rendersi conto di un piccolo dettaglio: che il web 2.0 è la versione impazzita della televisione.

Chiunque si faccia un giro presso le proprie reti sociali, constaterà come la comunicazione politica declinata nel digitale crei dinamiche eccessive, violente e paradossali. La comunicazione digitale in questi giorni pre-elettorali si svolge come in un gigantesco caleidoscopio di mini canali televisivi che sparano uno straniante spettacolo di politica con contorno di urla, strepiti, frizzi e lazzi…

Il ciclo è facilmente riassumibile:

  • il politico di turno la spara grossa sui media mainstream… riabilitando Mussolini proprio durante il Giorno della Memoria, evocando lupi che sbranano i nemici, invocando attentati di Al Qaeda, rievocano la memoria di magistrati morti, rimangiandosi tasse che ha promosso o votato, sparando sullo Statuto dei Lavoratori… una corbelleria random… un sasso gettato nello stagno…
  • su Twitter, che ormai è saldamente presidiato dalle truppe cammellate delle varie fazioni in lotta, scattano immediatamente due fenomeni antitetici: da un lato sparuti gruppi di sostenitori cercano di tener vivo qualche hashtag stenterello a sostegno del proprio leader (es. il goffo #lisbraniamo degli Spartani di Bersani), dall’altro ben nutriti gruppi di detrattori iniziano ad ironizzare più o meno pesantemente sull’uscita del leader della parte avversa (es. la #propostashock di Berlusconi sulla restituzione dell’IMU)…
  • quindi nei relativi Gruppi Facebook parte una sorta di piagnisteo sulla cifra di “ecco ci temono“, “siamo sotto attacco“, “sono tutti contro di noi“…
  • e alla fine arrivano i mezzi di comunicazione mainstream che raccontano dei patemi del “Popolo di Internet“, raccontando degli umori che si agitano nella rete.

L’ho già detto quando si è tenuto il Monti Live Show, è inutile pretendere che il digitale venga vissuto da comunicatori esperti in propaganda elettorale vecchio stampo, come uno strumento di reale condivisione di contenuti e di formazione delle coscienze.

Questa campagna elettorale dimostra come l’unico scopo perseguito dalle parti in lotta sia la creazione/distruzione di “parole d’ordine“. Goffi tentativi di creare un “senso comune“, che alla fine si risolvono in trite chiamate a “serrare i ranghi“.

Non esiste neppure la parvenza di un tentativo di avviare un dialogo tramite la Rete. La misura è sempre quella dello strepito, del ringhio o del piagnisteo.

Il perché di tutto ciò è abbastanza semplice.

Il digitale è diventato un momento della televisione. La televisione vomita nel digitale le proprie suggestioni, i social network le rielaborano, le stravolgono, le alterano, per poi restituirle raffinate al mezzo televisivo. Un ciclo di autoreferenzialità pazzesco.

Così è tutto un fioccare di finti dialoghi, di finte sollevazioni popolari, di finte iniziative, di finte indignazioni. Internet serve solo a fornire la rappresentazione di una “massa” che esprime delle istanze, che guarda caso sono proprio quelle che incarna il Leviatano Digitale di turno.

Queste sembravano essere le elezioni che avrebbero portato il digitale al centro del dibattito politico. Stanno diventando invece un penoso momento di mortificazione delle potenzialità del digitale. Tutto sta venendo irrigidito e appesantito riducendo la Rete a una sorta di allucinata versione di quei curiosi personaggi che nei salotti televisivi annuiscono alle spalle del politico di turno.

E in questo scenario quanto più la comunicazione si fa rozza, stupida, emotiva, grossolana, tanto più è funzionale al discorso sviluppato da questa brutta politica.

Siamo di fronte all’ennesimo appuntamento perso con il cambiamento?

Le risposte di Mario Monti al #MontiLive Show – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Le risposte di Mario Monti al #MontiLive Show – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Oggi Mario Monti ha risposto alle domande degli utenti di Twitter sotto l’hashtag #montilive. La cosa ha scatenato un fiume di domande, cui (solo) quattordici hanno ottenuto risposta. Storia del Monti Live Show.

Le risposte di Mario Monti al #MontiLive Show
ONtro
Esimi Ricercatori la giornata di oggi 05 gennaio 2013 A.D. ha segnato una interessante pagina di cultura digitale. Infatti in data odierna il senatore Mario Monti ha aperto il microfono con la comunità italiana di Twitter sotto le insegne dell’hashtag #montilive.

Apparentemente l’evento è stato alquanto sgangherato ed ha fatto sorridere in parecchi per le emoticon utilizzate dal Primo Ministro, indignare altri per le scarse risposte, fatto esprimere un apprezzamento a taluni esperti di comunicazione perché anche se in modo goffo si era aperto comunque un canale.

Ma è andata veramente così?

#Montilive
Questa mattina a partire dalle undici il senatore Mario Monti si è dichiarato disponibile a rispondere alle domande dei comuni cittadini dai tipi del suo account twitter ufficiale @SenatoreMonti.

A me queste performance ricordano sempre i Re dell’Antichità che accolgono domande e suppliche del volgo, piuttosto che fenomeni di democrazia partecipativa. Pertanto ho osservato con divertita attenzione l’evento.

Ovviamente si è scatenata una sorta di isteria collettiva e l’hashtag ha dominato tutte le conversazioni digitali della mattinata, con una ipertrofica produzione di domande.

Tweet su “#montilive”
Le quattordici risposte di Monti
Ma a quali fondamentali domande ha risposto il nostro eroe, come ha gestito la giornata?

Dapprima lo staff di Mario Monti crea attesa sull’evento con un messaggio veramente splendido nella sua leggermente schizofrenica autoreferenzialità: della serie “SenatoreMonti ricorda che SenatoreMonti sarà qui per rispondere…” (Montiception?)

Vi ricordiamo che alle 11 @senatoremonti sarà qui per rispondere alle vostre domande. ST #MontiLive #AgendaMonti #SceltaCivica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Poi alle undici puntualissimo il Senatore entra in scena lasciandosi andare addirittura ad un punto esclamativo.

Sono qui, pronto a rispondere alle vostre domande! #MontiLive

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La prima risposta viene data all’esperta in citizen journalism Claudia Vago (molto nota su Twitter col nick di Tigella), ma non per una domanda rivolta durante il #MontiLive, bensì per una domanda rivolta la sera precedente durante il programma #ottoemezzo… Insomma una risposta abbastanza studiata, ancorché evasiva… Da notare che nel rispondere il Senatore menziona sempre l’account della propria Lista @SceltaCivica.

@tigella In soli 13 mesi abbiamo dimostrato quanto si potrà fare nei prossimi 5 anni. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La seconda risposta è stata rivolta a DAW, un blog politico di destra molto famoso… ma anche qui viene data una risposta molto generica… ad una domanda rivolta la sera prima durante Otto e Mezzo di La 7…

@daw_blog Molto. Ma sicuramente meno di quanto sarebbe costato salvare l’euro! #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Con la terza risposta si raggiunge il capolavoro. Tale @Pierust apre un account il giorno 4 gennaio, addirittura ha solo l’ovetto come avatar… Quale primo tweet emette una domanda al Senatore (ovviamente senza utilizzare l’hashtag #MontiLive), che più che una domanda è un assist… e (ma guarda che fortuna sfacciata!) il giorno successivo, mentre l’account @SenatoreMonti è tempestato di menzioni… Mario Monti risponde proprio a lui… A pensar male si potrebbe parlare di mezzucci…

@pierust Su Agenda-Monti.it proposte concrete: lavoro, lotta alla criminalità, ruolo delle donne. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Con la quarta risposta, finalmente, Mario Monti inizia a rispondere a i cinguettanti che utilizzano l’hashtag #MontiLive… e guarda caso risponde a Paolo Iabichino, comunicatore molto famoso che lavora per Ogilvy (la mega multinazionale che si occupa di campagne di supermarketing tipo Internet For Peace). I due ci regalano un siparietto bellissimo con Iabichino che invita Monti a sorridere usando le emoticon. Ho ancora i brividi.

@iabicus 🙂 … 🙂 (basta così ?). Grazie! #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La quinta risposta è desitnata a tale Giuio Bevilacqua, attivista proprio della Lista Scelta Civica, il cui simbolo usa come avatar, che chiede come poter aiutare Mario Monti nella sua saita in politica.

@bevilacqua62 A brevissimo su Agenda-Monti.it troverete tutte le indicazioni per aiutarci. Ne avremo bisogno! #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La sesta risposta è dedicata a Marco Pierani, il Responsabile delle Relazioni Istituzionali per Altroconsumo…

@pierani Cominceremo a pensarlo e utilizzarlo come lo strumento principale per trasparenza ed efficienza della PA #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Poi con la settima risposta viene la volta del giornalista Maurizio Cescon.

@cescon_maurizio Una legge elettorale seria. Questa non è degna di un Paese come l’Italia. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
L’ottava risposta va quindi al condirettore del giornale online Diritto di Critica, il giornalista Paolo Ribichini.

@paoloribichini L’ho indicato nella Strategia Energetica Nazionale presentata dal governo il 16.10.12. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La nona risposta è per Laura Preite, giornalista de La Stampa.

@laurapreite Voglio alleare la SOCIETA’ CIVILE e donne e uomini in politica scelti con rigore. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Alla decima risposta è la volta del blog collettivo di politica Nomfup, stavolta insolitamente docile, che pone una domanda praticamente degna del salotto di Marzullo…

@nomfup Orgogliosamente italiano, decisamente europeo. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Solo all’undicesima risposta arriva qualcuno che non è un giornalista, un comunicatore, un attivista montiano.

@giulianosal Lavorare sulla scuola affinchè un giorno dirigenti scolastici e docenti siano orgogliosi di esserlo. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La dodicesima risposta è per l’associazione Progetto Rena, un progetto di giovani “che vogliono fare dell’Italia un paese aperto, responsabile, trasparente, equilibrato”…

@progettorena Lo dico con modestia, ma in questo momento mi sento io stesso un po’ un pioniere. Venite anche voi! #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La tredicesima risposta è per la redazione del TG1… risposta a dire il vero un po’ pasticciata: dapprima il senatore invia un tweet per sbaglio, conferendo tanta umanità e verità allo scambio.

@tg1online Dialogo sì, con tutti, anche se avessi la maggioranza. Sostegno a governi non riformisti: NO @pbersani @berlusconi2013 #MontiLive

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
La quattordicesima e ultima risposta consente a Mario Monti di dire qualcosa sul tema dei diritti civili nel senso della parità uomo/donna… anche se la maggior parte delle domande che circolavano in rete vertevano su matrimonio gay, coppie di fatto, diritti degli immigrati…

@ubumanuel In un tweet, solo la prima: valorizzare il ruolo delle donne.Senza questo, l’Italia non crescerà. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Alla fine il senatore si congeda deliziandoci con faccine piangenti ed esclamazioni di gioia.

Twitter time over 😥 Non vorrei fermarmi più! Ma se continuo a twittare non preparo le liste per raccogliere le firme. Grazie! #MontiLive

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Un attimo… 100.007 follower. WOW!! Benvenuti a voi e a quelli che verranno. #MontiLive @scelta_civica

— Mario Monti (@SenatoreMonti) Gennaio 5, 2013
Conclusioni
Insomma esimi Ricercatori, la politica digitale italiana inizia ad adeguarsi ai modelli statunitensi.

Il Simulacro Digitale viene messo nel cassetto, il mud wrestling politico (tipo il Rollerball Bersani-Renzi-Vendola) è accantonato.

Lo staff di Monti sta utilizzando Twitter come un ingranaggio, che si inserisce in una strategia di comunicazione più vasta. Non si può parlare di “strumentalizzazione” è come andrebbe usato in modo professionale: si usa il mezzo, conducendo un dialogo consapevole della ricaduta sui media mainstream (che infatti si sono scatenati), rispondendo solo là dove si è “ferrati” eludendo i temi scomodi, scegliendo solo interlocutori istituzionali (giornalisti e comunicatori come in una conferenza stampa in 140 caratteri), oppure amici, scrivendo in modo anche rozzo con trasmissione di una apparente sensazione di spontaneità, chiudendo con feedback positivo.

Non si dialoga con il fantomatico “Popolo di Twitter”, ma si genera un evento ad uso e consumo dei media tradizionali. Niente che in America non si veda da anni.

Dopotutto i politici stanno su Twitter per scrivere una importante pagina di cultura digitale, o per fare propaganda elettorale? Sarebbe come pretendere che un manifesto elettorale spieghi in modo approfondito un programma politico. La comunicazione politica dialogante e “orizzontale” in ambito digitale si fa in community strutturate (forum, gruppi… e spesso neanche lì), non verso una folla indistinta.

E’ come quando Obama parla su Reddit in modo “spontaneo” a centinaia di attivisti che lo aspettano. La comunicazione politica digitale è completamente pilotata. E’ come l’immagine di Obama che incontra le giovanili di scherma e casualmente usa una spada laser, che ammicca al pubblico geek.

Insomma siamo di fronte a delle simpatiche prove tecniche di Leviatano Digitale, in cui il digitale è parte di un ecosistema di comunicazione ben più vasto. Vedremo i successivi sviluppi…

Il Governo Italiano dichiara: "qrtq3t3"

ONtro

Esimi Ricercatori, ringrazio l’illustre avvocato Silvia Surano, che oggi ci ha deliziato con la segnalazione di un importante Comunicato Stampa da parte del Governo Italiano.

All’indirizzo http://www.governo.it/Presidenza/Comunicati/dettaglio.asp?d=66909 potrete infatti assistere a questo importante, puntuale e autorevole messaggio da parte del Presidente Mario Monti: qrtq3t3.

Di seguito il meraviglio screenshoot, che rinverdisce i fasti di quando l’altrettanto illustre predecessore, comunicò le proprie valutazioni in merito alla conclusione del campionato di calcio

Titolo: qrtq3t3

Come sapete esimi Ricercatori siamo grandi appassionati di Mario Monti che con la sua sobrietà riesce comunque a stupirci ogni volta con improvvise virate all’insegna del dadaismo più scafato…

qrtq3t3 sarà l’ennesimo messaggio in codice mandato ai Templari?

qrtq3t3 sarà l’ennesima privatizzazione occulta?

qrtq3t3 sarà l’ennesima apertura al dibattito sul Decretone?

qrtq3t3 sarà la tanto agognata riduzione delle tasse?

Oppure qrtq3t3 è un novello 241543903 e ci ritroveremo il web inondato di foto di Mario Monti con la testa infilata in un armadio?

Contenuto: 13rt1234t

E come interpretare poi il contenuto? L’esplicativo 13rt1234t? Mai parole furono più sobrie, concise e stringenti! Le nostre menti confuse si illuminano alla luce del 13rt1234t, al cui confronto i comunicati in Neolingua del 1984 di George Orwell impallidiscono!

Basta con gli strafalcioni come il Pecorino Doggy Style!

Basta con la confusione dettata dal vociare dei Fake!

Basta col calderone mediatico sVIPpone che agita i Social Network!

Dobbiamo interpretare il 13rt1234t come un avanzato tentativo di andare oltre le soglie della neolinga per scagliarci in un mix tra la Numerologia e lo Gnosticismo Digitale di Matrix?

Come leggere 13rt1234t?

E’ ardito pensare da bravi Complottisti che 13 è il noto numero che ricorda il giorno in cui i Templari vennero assassinati… RT indica Twitter e tutte le sue Rivoluzioni Farlocche… 1,2,3,4 la canzone dei Plain White T’s (assai probabilmente rettiliani)… la T finale il noto segno del TAU, caro a innumerevoli tradizioni religiose e soteriologiche?

Funzionari Digitali della BOTpolitick

Esimi Ricercatori, non so come rispondere agli interrogativi succitati, so solo che in men che non si dica i solerti Funzionari Digitali della BOTpolitick, hanno iniziato a spammare ovunque questa stringa alfanumerica…

Openpolis ha autorevolmente citato il comunicato stampa, per fornire la massima trasparenza all’iniziativa: http://parlamento.openpolis.it/singolo_atto/82660

Il Comune di Marzano Appio, come molti altri, ha desiderato rendere nota alla cittadinanza tutta l’importante iniziativa del Governo, da cui i Marzanesi (?) potranno trarre grande giovamento: http://www.comune.marzanoappio.ce.it/

L’Antica Scuola dei Battuti (Ente in auge sin dal 1302 A.D.) nell’ambito delle proprie opere di Pubblica Assistenza e Beneficenza ha voluto rendere tutti edotti dell’assoluta importanza di questa meritoria e commuovente comunicazione, che ha toccato le corde più profonde del nostro animo: http://www.anticascuoladeibattuti.it/index.php?option=com_content&view=section&id=9&Itemid=54

Mi fermo qui, ma di esempi è pieno il web…

Che dire esimi Ricercatori? E’ ammirevole la solerzia con cui i Funzionari Digitali della BOTpolitick hanno dapprima pubblicato l’autorevole presa di posizione della Presidenza del Consiglio, per poi divulgarla in ogni dove con capillare e puntuale efficienza…

Non posso che concludere condividendo pienamente l’appello del Presidente Mario Monti e augurare a tutti un sobrio: qrtq3t3!

Chiedo venia per il punto esclamativo, che non era molto sobrio.

qrtq3t3.

Moody’s qualunque cosa fai ti tira le pietre

Ogni volta che leggo un articolo che inizia con il nome della celebre agenzia di rating, mi corre un brivido dietro la schiena…

Hai al governo Silvio Berlusconi, non va bene l’Italia non è credibile per colpa di un Premier completamente screditato…

Giù una pietra!

E ti levano una letterina…

…che per quelli di Moody’s non significa niente (o forse significa qualche azzeccata speculazione per i propri stakeholders), ma che per l’Italia significano posti di lavoro in meno, cassa integrazione, fabbriche chiuse, rischio di default…

Allora, ingenuamente puntiamo tutto sul Professor Mario Monti, profilo sobrio e composto, credibilità internazionale alle stelle… stringiamo la cinghia, righiamo dritto, sopportiamo il peso di enormi tensioni sociali…

Eppure ciò non basta, Moody’s ci tira un’altra pietra e ci toglie un’altra letterina con la seguente motivazione:

Moody’s si aspetta che il Pil italiano si contragga dell’1% nel 2012 dopo essere cresciuto dello 0,6% nel 2011. Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire a una media dell’8,8% dall’8,2%.

E’ quanto si legge in un rapporto dell’agenzia secondo cui il decreto Salva-Italia “ridurrà il reddito disponibile delle famiglie attraverso un taglio dei trasferimenti e un aumento delle tasse”.

L’agenzia Usa stima anche che il tasso di disoccupazione in Italia segnerà in media un aumento all’8,8% nel 2012 dalla media dell’8,2% del 2011. E, prosegue Moody’s, il rialzo della disoccupazione porterà ad un aumento dei tassi di morosità nel mercato immobiliare.

[Fonte RAI News24]

Non viene il dubbio a quelli di Moody’s, che magari sono le catastrofiche conseguenze delle loro valutazioni a generare queste contrazioni?

Corre il sospetto, che lo sappiano bene…

Palazzochigi: fake, furto di identità o impersonificazione? | Fanpage

Twitter ha chiuso l’account @Palazzochigi su segnalazione dell’on. A. Sarubbi e comuni utenti. L’accusa? Generare confusione con un ipotetico account ufficiale del sen. M. Monti. Sorge spontanea una domanda: quali sono i limiti del “diritto di satira” nel web 2.0?

Il giorno 20 novembre 2011, Twitter ha chiuso l’account @Palazzochigi, che nelle scorse settimane aveva suscitato un vivace dibattito tra le varie comunità virtuali che animano la scena italiana del noto social network.

@Palazzochigi era attivo dal 2009 e proponeva una sorta di parodia di un ipotetico account ufficiale della Presidenza del Consiglio. Per l’evoluzione delle vicende legate a questo account rimando a questa cronaca semiseria estremamente esaustiva: “Palazzo Chigi con serietà e sobrietà“. Partendo da questa sintesi di tre anni di attività possiamo così riassumere le caratteristiche salienti di @palazzochigi:

L’account parodiava dapprima lo stile “rassicurante” dell’on. Silvio Berlusconi, successivamente quello “sobrio” del sen. Mario Monti.
A una lettura superficiale sembrava che i due Presidenti avessero preso il controllo diretto dell’account con il quale fornivano una sorta di strampalata “diretta” della propria giornata.
Il lettore più avveduto avrebbe notato come lo stile dell’account fosse assolutamente in controtendenza con la presenza online dei politici italiani i quali di norma affidano a appositi uffici stampa i propri account Twitter, usati come una sorta di generatore di micro comunicati stampa in 140 caratteri, privi di qualsiasi interazione col pubblico.
L’account utilizzava la tecnica stilistica del c.d. “refrain“. E’ un tipo di satira, molto usata presso i popoli anglosassoni, in cui la stessa “parola d’ordine” cara all’establishment in un dato frangente (es. Austerity) viene ripetuta in modo ossessivo in ogni contesto possibile, per evidenziarne la natura grottesca.
Proponeva una immedesimazione del potere non col nome del Presidente pro tempore (es. @silvioberlusconi o @mariomonti), né con la carica da questi ricoperta (es. @presidenzadelconsiglio e varianti), ma col luogo fisico del “Palazzo”. Ciò con lo scopo di evidenziare in modo sottile l’elemento di continuità che lega qualsiasi Presidenza del Consiglio a prescindere dal suo colore politico, segnalando come il “Palazzo” sia qualcosa di autonomo rispetto alle persone fisiche che lo occupano. Tuttavia, pur rimanendo inalterato il nickname @palazzochigi, nella sua ultima incarnazione venivano utilizzati come nome e cognome dell’account e come avatar quelli del sen. Mario Monti.
A livello qualitativo la satira proposta dall’account era molto sottile (forse troppo), proponendosi come un esempio molto anglosassone di satira dadaista (con Gilda35 ho sempre fatto satira dadaista di tipo continentale esuberante e chiaramente provocatoria). La satira dadaista anglosassone estremizza il concetto di impersonificazione parodistica (v. oltre), fondamentalmente prendendo sul serio lo scherzo e non andando mai fuori personaggio (un esempio su tutti il mitico The Colbert Report).
Quando @palazzochigi impersonava l’on. Silvio Berlusconi (talvolta creando anche buffi “incidenti internazionali”) tutti avevano chiara la natura satirica dell’account, purtroppo invece quando l’account iniziò a impersonare il sen. Mario Monti molti utenti caddero in errore credendolo l’account ufficiale del Presidente.

La circostanza generò tre distinti fronti di protesta verso l’account @palazzochigi:

da un lato l’on. Andrea Sarubbi del Partito Democratico, molto attivo su Twitter con le sue dirette da Montecitorio (c.d. #opencamera) su segnalazione di alcuni utenti ha proceduto a segnalare a sua volta la questione alle Polizia Postale, al fine di verificare se ricorressero fattispecie di reato (il c.d. “furto di identità“);
dall’altro alcune comunità virtuali di c.d. influencers (opinion leader dei social network) hanno proceduto a segnalare l’account a Twitter, per violazione delle policy in materia di impersonificazione sulla base dell’assunto che si trattasse di un “fake” (un account falso) del sen. Mario Monti, suscettibile di indurre in confusione l’utente (v. QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE @PALAZZOCHIGI);
infine alcuni blogger hanno prodotto articoli vari articoli di critica verso l’account, tra i tanti segnalo quello di Claudia Vago “Se Palazzo Chigi sbarca su Twitter ma non è quel Palazzo Chigi“, invocando in sostanza un’autoregolamentazione del profilo emendando gli elementi maggiormente controversi.
Premetto che rispetto tutti i punti di vista possibili sulla questione, ma detesto la pratica della chiusura degli account, specie quando viene effettuata senza la necessaria trasparenza. @Palazzochigi è stato chiuso su richiesta della Polizia Postale, perché era stata ravvisata una fattispecie di reato? E’ stato chiuso cautelativamente dallo staff di Twitter perché la Polizia Postale aveva aperto un fascicolo contro ignoti? E’ stato chiuso automaticamente da un software (c.d. BOT) di Twitter per via dell’accumulo delle segnalazioni di violazione delle policy da parte degli utenti?

Basterebbe un piccolo comunicato stampa o addirittura un tweet dello staff di Twitter per chiarire la questione. Tuttavia anche questa volta ci troviamo di fronte al solo fatto materiale della chiusura.

Ritengo però opportuno seguire l’invito espresso dall’on. Andrea Sarubbi in un lungo e interessante tweet, a parlare in merito alla “differenza tra la libertà di espressione e l’assenza di regole“.

Per farlo ritengo tuttavia necessario stabilire la natura di @palazzochigi.

In primis domandiamoci: @palazzochigi è un fake?

Ho affrontato diffusamente la figura “etnografica” del fake in un apposito post di Gilda35, rimando pertanto all’articolo “Se questo è un Fake” per un’analisi più compiuta su detta modalità di approccio alla Rete.

Qui posso ribadire che il fake si pone come la simulazione coerente di una personalità differente da quella reale dell’utente. L’esempio classico è quello del nerd smanettone che prende in giro gli altri utenti fingendo di essere una top model ninfomane. Spesso i fake sono frutto di una costruzione molto articolata con tanto di simulazione di una intera vita sociale virtuale.

Pertanto gli account ufficiali di aziende, account collettivi, sperimentazioni varie non sono classificabili propriamente come fake.

I tweet postati da @PalazzoChigi non erano propriamente quelli di un fake, in quanto non c’era alcuna pretesa di attendibilità, né la creazione di una personalità articolata, né interazione con gli altri utenti. Era chiaramente un account privo di una “psicologia personale” e pertanto non può essere qualificato come fake.

Personalmente, poi, non riesco a immaginarmi il vero sen. Mario Monti che col proprio smartphone fa la cronaca dei propri pasti frugali e delle proprie austere giornate di lavoro. Ma magari manco di immaginazione.

Allora @Palazzochigi ha commesso il reato di “Furto d’identità”?

Precisazione fondamentale: quella del c.d. “furto di identità” è una fattispecie di reato elaborata in via interpretativa dalla Corte di Cassazione , partendo dal reato di “sostituzione di persona” (art. 494 Codice Penale). La Cassazione in una celebre sentenza ha così configurato in ambito informatico la sostituzione di persona , ovvero il c.d. “furto di identità“:

“E’ configurabile il reato di sostituzione di persona nel caso in cui si apra un account di posta elettronica intestandolo al nome di altro soggetto, comportando ciò l’induzione in errore non tanto nell’ente fornitore del servizio quando dei corrispondenti i quali si trovano ad interloquire con persona diversa da quella che ad essi viene fatta credere. (Cassazione Penale, Sezione V 08-11-2007 sentenza n. 46674)
Peraltro la sostituzione di persona così viene definita dal codice penale:

Art. 494 Sostituzione di persona: Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.
Una più compiuta definzione non derivata per via interpretativa del “furto di identità” è fornita dal decreto legislativo n. 64 dell’11 aprile 2011, in materia di prevenzione di frodi nel credito al consumo:

1. Ai fini del presente decreto legislativo per furto d’identità si intende: a) l’impersonificazione totale: occultamento totale della propria identità mediante l’utilizzo indebito di dati relativi all’identità e al reddito di un altro soggetto. L’impersonificazione può riguardare l’utilizzo indebito di dati riferibili sia ad un soggetto in vita sia ad un soggetto deceduto; b) l’impersonificazione parziale: occultamento parziale della propria identità mediante l’impiego, in forma combinata, di dati relativi alla propria persona e l’utilizzo indebito di dati relativi ad un altro soggetto, nell’ambito di quelli di cui alla lettera a)”.
Comunque anche estremizzando i contenuti delle norme e della sentenza citate gli unici appigli per ipotizzare un furto di identità da parte di @palazzochigi sarebbero stati: il rimando nella biografia dell’account Twitter al curriculum vitae pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio, la foto dell’avatar, la spendita del nome e del cognome del senatore.

Tuttavia i tre elementi testé citati vanno messi in relazione con:

i messaggi parodistici di @palazzochigi, con il loro ossessivo rimando alla frugalità e all’austerità incompatibili con un utilizzo meramente accorto di un account ufficiale;
l’adozione di un nickname che rimanda al Palazzo e non all’istituzione né alla persona del Senatore;
l’assenza del c.d. twitbon (una sorta di sigillo che si appone sull’avatar) di utente verificato da Twitter;
la mancata inclusione nella sezione Politica degli Utenti Consigliati da Twitter, che censisce la totalità dei politici di maggior spicco presenti sulla propria piattaforma.
Gli ultimi due elementi, in particolare, sono essenziali perché si possa asserire che @palazzochigi si sia posto verso l’utenza come l’account ufficiale del sen. Mario Monti. @PalazzoChigi era una delle migliaia di parodie che circolano su Twitter su nostri politici, balzata agli onori della cronaca solo per l’elevato numero di follower raggiunto.

Ma soprattutto manca un elemento essenziale per configurare l’ipotesi di reato: il fine di procurare all’autore dell’account un vantaggio o un danno agli altri utenti.

E’ di tutta evidenza che l’account non rispondeva agli utenti che cercavano di interagire, né li dirottava verso qualche sito di phishing (frodi informatiche) e neppure verso siti commerciali.

Pertanto non resta che classificare @palazzochigi come “impersonificazione parodistica”, pratica peraltro espressamente consentita dalle policy di Twitter con i seguenti limiti:

L’impersonificazione si verifica quando qualcuno fa finta di essere un’altra persona o azienda ai fini di intrattenimento o per raggirare. L’impersonificazione diversa dalla parodia costituisce una violazione delle Regole di Twitter. I criteri per definire parodia sono i seguenti: “l’utente medio sarebbe in grado di comprendere che si tratta di uno scherzo?” Un account può essere ritenuto responsabile di impersonificazione se confonde o raggira gli altri – o se ha un chiaro INTENTO di confondere o di raggirare e in tali casi potrebbe venire definitivamente sospeso. (estratto da “Che cos’è l’impersonificazione?” dal Centro Assistenza di Twitter).
Le impersonificazioni parodistiche sono molto utilizzate negli USA e in Gran Bretagna: in sostanza sono delle interpretazioni di un VIP (per lo più un politico) atte ad evidenziarne gli aspetti grotteschi tramite l’estremizzazione di alcuni aspetti del linguaggio da questi usato. E’ un particolare tipo di satira molto in voga, sebbene poco nota al grosso pubblico in Italia.

In particolare @palazzochigi aggiungendo in modo ossessivo a qualunque frase richiami alla frugalità, alla sobrietà e all’austerità aveva lo scopo evidente di fare satira sul concetto di Austerity parecchio in voga in questo frangente.

In sostanza una impersonificazione parodistica ha lo scopo tramite una piccola mistificazione, palese ad una lettura più attenta, di demistificare alcune presunte “verità” circolanti presso l’opinione pubblica.

Era chiaro l’intento di confondere o raggirare il prossimo da parte di @palazzochigi? Alla luce delle considerazioni di cui sopra direi proprio di no.

Concludo ritenendo che a mio avviso @palazzochigi non andava chiuso in quanto si era mosso nei limiti di Legge e nel rispetto delle policy di Twitter esercitando quel particolare tipo di libertà d’espressione rappresentato dalla c.d. “impersonificazione parodistica” . @Palazzochigi presentava degli elementi che potevano tuttavia indurre gli utenti meno accorti in confusione, ma la cosa era risolvibile tramite un invito da parte dello staff di Twitter a modificare la biografia dell’account.

Non ero né tra gli autori (come sostengono alcuni), né tra i fan di @palazzochigi, tuttavia la sua chiusura per le modalità con cui è stata effettuata mi infastidisce molto.

In ogni caso…

Se @palazzochigi è stato chiuso per via di una mera segnalazione (l’on. Andrea Sarubbi non parla di denuncia) alla Polizia Postale, siamo di fronte a un’applicazione abnorme della Legge.

Se @palazzochigi è stato chiuso in via cautelativa da parte dello staff di Twitter sarebbe stato più opportuno un invito al cambio della biografia e/o un comunicato (anche breve) di chiarimento.

Se @palazzochigi è stato chiuso in via automatica per accumulo di segnalazioni, invito Twitter a rivedere questa “policy meccanica“, perché domani comunità virtuali di troll e lamer potrebbero utilizzare la cosa contro qualunque bersaglio.

Così ci troviamo di fronte al mero elemento materiale della chiusura, senza possibilità di capire appieno la vicenda. Prendiamo atto, consapevoli che è stata chiusa una piccola voce dissenziente rispetto al coro unanime in favore del nuovo Governo, spianando la strada a chi parla più o meno scherzosamente di “golpe mediatico” e di “doppiopesisimo”. In tempi di globalizzazione del “pensiero“, mantenere viva qualche piccola voce dissenziente sarebbe segno di lungimiranza e di sana ecologia intellettuale.

Certe volte l’applicazione del buonsenso sarebbe più opportuna del ricorso a leggi e policy varie.

via Palazzochigi: fake, furto di identità o impersonificazione?