Breaking Katzing

Quello che segue è l’abstract di una nuova serie televisiva che mi propongo di sottoporre alla HBO, il suo nome provvisorio è “Breaking Katzing” e credo che bisserà decisamente il successo di “Breaking Bad”.

C’è questo Socialcoso, il protagonista, che trascorre mansueto la sua giornata 18 ore al giorno a postare notizie, foto di maggiorate, video blog, scrivere libri, girare per conferenze, alzare qualche flame e fare tutta quella roba lì che fanno i Socialcosi, per pagare le bollette e il mutuo.

In un giorno particolarmente sfortunato il nostro eroe, che chiameremo Barry Bandenberg, subisce una serie di disgraziati accadimenti, che segneranno per sempre la sua vita. Si sveglia e scopre di aver terminato le capsule della Nespresso, che gli erano state dato in omaggio con la sua Pixie De’ Longhi…  la sua auto, una fantastica Trabant postsovietica, è stata travolta da un tir guidato da una banda di iZingari strafatti di post smaramellati sull’uso di Google Plus… la sua bicicletta, una splendida Bianchi è stata ridotta un rottame da una banda di bimbominkia, che hanno filmato tutto su Youtube in una puntata di una web serie chiamata “Come ti spacco la vita con un click”

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Come 4Chan sta ridefinendo il marketing | Gilda35

Originariamente pubblicato su Gilda35.com

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Quella appena trascorsa è stata un’estate molto importante e ricca di cambiamenti per la community degli OldAnon di 4Chan

Dopo un silenzio durato quattro anni Christopher Poole ha ricominciato a dialogare con la propria community…

Si è superato il miliardo di post (meglio che non immaginiate cosa ha potuto generare l’annuncio che si era vicini alla mitica soglia)…

E’ stato migliorato il proprio sistema di moderazione dei contenuti (era ora)….

Sono state rilasciate per la prima volta le API (gli strumenti di programmazione per creare applicazioni)… OK API e 4Chan nella stessa frase è inquietante…

E’ stato avviato un particolare modello di donazioni per l’autosostentamento del sito chiamato 4chan Passes.

Infine è stato festeggiato il nono compleanno del sito…

Ovviamente il tutto è stato celebrato in modo un po’ particolare…

Stravolgendo, forse per sempre, le regole del marketing digitale.

Hitler Did Nothing Wrong

Questa estate la Pepsi Co. ha avuto la cattiva idea di lanciare un contest via internet per battezzare una nuova bevanda, durante una temperie culturale come quella sopra descritta…

Ovviamente ne è nata la totale presa di possesso del sito del contest da parte degli Oldanon che hanno fatto salire col solito sistema del 300% dei voti nomi legati a innominabili secrezioni intime, evocativi di malattie legate al diabete, ecc…

Ma il nome che alla fine ha vinto il contest è stato lo sconcertante: Hitler Did Nothing Wrong (Hitler non ha fatto nulla di sbagliato)…

Come attestato da ricostruzione di Techeconomy, non è stato molto chiaro né lo scopo (su cui mi soffermerò nelle conclusioni), né l’effettivo coinvolgimento di 4Chan nell’iniziativa…

Diciamo però che conosco gente, che conosce gente che grazie alle API recentemente rilasciate… ha installate sul proprio smartphone applicazioni di 4Chan (regolarmente disponibili sul Play Market di Android) e ha assisitito in diretta all’evolvere del tread “Hitler Did Nothing Wrong“…

Vi garantisco che trattasi di 4Chan.

 

Ovviamente la cosa, come spesso accade nel caso delle perfide burle all’insegna del LULZ più scafato, è debordata dal digitale al mondo fisico… Con esiti inquietanti…

 

Se Taylor Swift suona per i sordi

La Chegg, una società che noleggia e vende libri, ha avviato un altro contest online con cui regalare ad una scuola un premio di $ 10.000 e un concerto della pop star Taylor Swift…

Gli Anon di 4Chan hanno pensato bene di avviare una gloriosa campagna da 300% dei voti… spingendo affinché vincesse la più importante scuola per non udenti di Boston…

Ma alla fine tutto il male non è venuto per nuocere…

Sebbene la scuola sia stata squalificata a causa delle pratiche “poco corrette” usate da 4Chan… Alla fine Taylor Swift, recuperando alla grande quello che rischiava di essere un danno di immagine colossale, ha raccolto per la scuola di Boston fondi per $ 50.000, donato essa stessa $ 10.000 e regalato ad ognuno degli studenti un biglietto per il suo prossimo concerto.

Kit Kat & Pedobear

La Nestlé peraltro volendo lanciare la propria pagina su Instagram ha pensato bene di pubblicare una foto che ritraeva… il famigerato Pedobear: il meme sulla pedofilia.

All’articolo di cui sopra ci permettiamo di aggiungere due puntualizzazioni:

  • Esiste una effettiva connessione tra Pedobear e la pedofilia. Nelle image board, essendo difficilmente moderabili, spesso avvenivano incursioni di pedofili che facendosi forti dell’anonimato chiedevano infame materiale pedopornografico. Il Pedobear nacque come “trollata” nei loro confronti. Non è quindi la mascotte dei pedofili, ma la loro caricatura.
  • L’errore di Nestlè probabilmente è dovuto al fatto che su internet girano parecchie foto di costumi da Pedobear (un vecchio scherzo di 4Chan)… Alla fine con le solite dinamiche da iceberg digitale la cosa è riaffiorata perdendo l’originaria connessione.

Il successo virale di Psy

In tutto il mondo si arrovellano per capire come abbia fatto “GANGNAM STYLE” il video di un’oscura popstar coreana, tale Psy, a bruciare ogni record precedentemente detenuto su Youtube con oltre trecentocinquantamilioni di visualizzazioni e quasi tremilioni e mezzo di like.

Poiché non ne posso più di leggere boiate pazzesche su “catarsi”, marketing virale, cultura pop e affini, mi sembra d’uopo rendere un po’ più leggibile la cosa.

Partiamo da un presupposto: le comunità di controcultura odiano visceralmente quel leviatano digitale di Justin Bieber, perché ormai ha invaso tutto il web come un tumore.

Partiamo da un ulteriore presupposto: le comunità di controcultura vedono di pessimo occhio quel leviatano digitale di Barack Obama, perché ormai ha invaso tutto il web possibile e immaginabile (perfino Reddit!)… spingendosi nel terreno su cui 4Chan aspira all’egemonia culturale: i meme (v. Barackolie milioni di meme sulla famiglia Obama che hanno invaso il web).

Ora accade che tale Carly Rae Jepsen, una popstar canadese, nell’autunno 2011 pubblica una canzoncina senza infamia e senza lode, “Call Me Maybe”, che non decolla nelle classifiche.

Per quei pazzeschi casi della vita la stessa canzoncina viene ascoltata da Justin Bieber, che a distanza di quasi un anno la rende un fenomeno virale facendole sforare in pochi mesi il tetto dei duecentomilioni di visualizzazioni.

Per quei rocamboleschi casi della vita Barack Obama adotta Call Me Maybe per la propria campagna elettorale.

I tempi per un nuovo Rickrolling sono maturi.

Dalle parti di 4Chan si inzia a cercare qualcosa da opporre alla Triplice Intesa Jepsen-Bieber-Obama… Ricordiamoci che 4Chan è una Image Board di ispirazione otaku, quindi è piena di estimatori della cultura giapponese e sud coreana…

Per quei processi da mente alveare che non finiranno mai di stupirmi, 4Chan si riempie di meme riguardanti Psy, che viene indicato come la soluzione finale al problema Bieber e One Direction.

Il motivo del successo di Psy nella community di 4Chan è elementare: è considerato la risposta sudcoreana al dittatore nordcoreano Kim Jong-un… che è a sua volta un amatissimo meme di 4Chan poco noto all’esterno del sito.

I motivi del successo sono semplici: quel video è un concentrato di sessualità otaku, anarchia, pop orientale, nonsense… in parole povere 4Chan.

Il resto è la versione apocalittica del Rickrolling parte seconda.

Conclusioni

Ecco esimi Ricercatori, adesso inziate a capire quanto è profonda la tana del Bianconiglio.

Come al solito esporrò le mie personali conclusioni in ordine sparso:

  • Innanzitutto la dialettica sempre più accesa tra Oldanon e Newfag sta portando i primi ad assumere quotidianamente posizioni di rottura. Man mano che la parte attivista dei c.d. Newfag si lascia coinvolgere da iniziative politically correct (es. wikileaks, ecologismo, attivismo politico, ecc…) gli Oldanon diventano più selvaggi. Il razzismo, il sessismo e l’omofobia parossistica di alcuni tread hanno proprio lo scopo di dissuadere le “anime belle” dalla frequentazione delle discussioni. E’ il tentativo di rendere tutto molto più deep.
  • E’ in corso da parte degi Oldanon di 4Chan, dopo il Project Chanology eOccupy Wall Street, di recuperare la propria carica anarchica e selvaggia. Ovviamente l’aspirazione a essere un soggetto culturale nuovo cozza tremendamente con la normalizzazione in corso nell’hacktivismo più politicizzato.
  • E’ innegabile che 4Chan sta cambiando le regole del gioco del marketing a livello internazionale. Francamente non capisco come sia possibile che i grandi investitori di marketing non si affidino a professionisti esperti in cultura del meme e comunità online, per valutare le ricadute possibili delle proprie campagne.
  • Ascrivere ciò che avviene in 4Chan e gruppi similari a puro trolling è un grosso errore, che in futuro potrebbe rivelarsi letale per chi fa comunicazione commerciale e politica.
  • Se vuoi sfondare il tetto del mezzo miliardo di visualizzazioni devi diventare un meme di 4Chan.

Quasi dimenticavo!

Prego i gentili giornalisti che a seguito della pubblicazione di questo nonPOST, come di consueto, pubblicheranno il solito articolo scopiazzato male dal titolo tipo “Intervista ad Anonymous“… di concluderlo con qualcosa tipo “e mando un bacio a Giovanni Scrofani che è tanto carino e coccoloso“.

Grazie.

Poscritto

Mi sembra d’uopo rispondere organicamente a tre domande intercorse nei giorni scorsi…

Possibile una connessione tra 4Chan e il successo virale di Gangam Style?

Dopo una rapida consultazione col buon Domenico Polimeno ci sembra opportuno presentarvi questo mitico video che ha raggiunto in pochi giorni la milionata di visualizzazioni, che ci mostra brillantemente cosa accade quando “Hitler Did Nothing Wrong“… incontra “Gangam Style“…

Della serie se volete la prova provata…

Possibile che gli ambienti della sottocultura non apprezzino Obama che è bello, buono e bravo?

Mi sa che non eravate su /b/ ogni qual volta il Presidente Barack Obama è sceso in campo su un nuovo social network…

E poi mi sa che vi siete persi questa notizia uscita questa estate…

Ahem…

Scrivere di 4Chan non costituisce una violazione delle “Rule 1 e 2”?

Le Rule 1 e Rule 2 sono parte di una sorta di articolata netiquette della controcultura digitale detta “Rules of the Internet“.

Nello specifico riguardano :

Rule 1. Do not talk about /b/.
Rule 2. Do not talk about /b/.

Rules of the Internet

Negli anni si è a lungo dibattuto sull’applicazione delle regole summenzionate…

Diciamo che l’ermeneutica tradizionale interpreta le regole come un divieto di trattare fuori da 4Chan temi riguardanti la propria personale partecipazione alla community e di parlare di cosa avviene su /b/, mentre sono in corso dei raid verso altri siti…

Nello specifico essendo più realista del re nel trattare 4Chan adotto le seguenti linee guida:

  • utilizzare solo i meme riportati nella fanpage ufficiale;
  • riportare solo le informazioni contenute nelle news generali del sito;
  • attendere prima di trattare un raid:
  1. che si sia concluso;
  2. sia apparso sulla fanpage ufficiale;
  3. ne abbia dato la notizia una testata online;
  4. magari sia finito in un wiki di dominio pubblico.
  • trattazione asettica e mantenuta su ciò che avviene nella parte visibile dell’iceberg.

Poi se siete interessati a farvi una cultura ecco il resto delle regole…

Mi raccomando attenetevi scrupolosamente.

Chi si offre gratis ti fotte

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Esimi Ricercatori, oggi l’amico Paolo Pugni mi scrive:

http://t.co/hfl7rn8F Mi voglio rovinare: regalo tutto! Proposta del consulente di #export trovate l’errore gratis il progetto @Jovanz74

In questo periodo di crisi è un fiorire di offerte di servizi “professionali” gratuiti…

Sarà la primavera ma ormai i professionisti gratuiti hanno invaso i verdi pascoli del digitale.

Spesso parlo con professionisti seri, cui hanno soffiato clienti importanti degli spammatori di fuffa digitale…

Blogger che comprano traffico al sito alle bancarelle del SEO più indegno, influencer ricettatori di like e follower in saldo, web designer per cui il 2005 non è mai finito e ancora fanno i siti in flash, geni puri per cui e-commerce fa rima con e-bay…

Il problema è che spesso il cliente,  che di sovente è un imprenditore tradizionale, non ha un palato fino in materia di digitale…

Così nasce questa idea balorda secondo cui il digitale non è una strategia vincente per un’impresa…

Sfido io, ma quanto hai pagato? Ma cosa hai comprato?

Chi si offre gratis presentando nel suo curriculum traffico al Blog, followers su Twitter e like su Facebook, probabilmente sta rifilando un pacco di quelli epici.

Andrebbero chiesti i risultati delle vendite, il perseguimento degli obiettivi strategici, le case histories vincenti, come in qualunque altro campo imprenditoriale.

Perché in ultima analisi chi si offre gratis o sottocosto ha obiettivi non proprio etici: campare alle spalle della visibilità del cliente, fare curriculum sulle spalle del cliente, mettere le mani sui database del cliente, fottere contatti importanti al cliente…

Insomma esimi Ricercatori il digitale oggigiorno offre possibilità imprenditoriali impensabili solo dieci anni addietro, meriterebbe un’attenzione totale nella scelta di consulenti e partner…

È dai tempi del Gatto e la Volpe di Collodi, che chi dichiara di voler farti ricco a discapito del proprio interesse personale… Alla fine ti lascia impiccato.

Ecco perché vogliono fottere Chiara Ferragni

Originariamente apparso su Gilda35.com 

ONtro

Esimi Ricercatori, mi scuso fin d’ora per il titolo irriverente che è una parafrasi del celebre racconto di James G. Ballard “Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan”. In quel mirabolante testo, contenuto nel mai abbastanza acclamato “La Mostra delle Atrocità” (1970), veniva analizzato l’effetto nella sfera sessuale prodotto dalla figura iconica dell’allora governatore della California Ronald Reagan, di cui veniva profetizzata l’elezione a Presidente USA.

Ebbene le polemiche dei giorni scorsi sulla figura di Chiara Ferragni dilagate nella Rete italica, mi hanno ricordato molto da vicino quel testo. La reazione all’accorata denuncia di Repubblica dell’attività mercenaria della celebre fashion blogger, mi ha ricordato molto da vicino le reazioni sessualmente scomposte degli psicotici descritte nel racconto di Ballard.

E’ stato come assistere alla versione digitale della vegetoterapia carattero-analitica di Wilhelm Reich con le sue orgoniche dinamiche di tensione-scarica-distensione.

Ma andiamo con ordine come di consueto.

La mia nerditudine congenita

Qualche giorno addietro in uno dei tanti aggregatori di notizie che utilizzo per barcamenarmi nel mare magnum del digitale, scorgo una notizia clamorosa: “La blogosfera si è liberata di Chiara Ferragni”.

Avendo con la moda rapporto da Nerd abominevole, sul momento mi domando: “Ma chi è sta Chiara Ferragni?”

Mi documento un po’ e scopro che è la Top Blogger più importante d’Italia con oltre 1.800.000 contatti giornalieri al blog… che è bellissima, famosissima, griffatissima, contesissima, ricercatissima… che ha studiato alla Bocconi… che ha un fidanzato fighissimo che la fotografa e photoshoppa mattina sera e colazione… che ha un blog bilingue “The Blonde Salad” letto molto anche all’estero… che ha fatto anche campagne social per Yamamai… che la pagano fior di quattrini perché partecipi alle sfilate…

Lo so miei esimi Ricercatori che state pensando: ma questo dove vive?

Tuttavia devo significarvi che su Google non ho mai cercato un solo termine di ricerca che potesse farmi imbattere nella summenzionata deità digitale. Le mie passioni, come sapete, mi portano su lidi molto lontani da Prada e Louis Vitton…

Fase Orgonica della Tensione

Innanzitutto partiamo dalla fase orgonica della tensione.

La polemica contro Chiara Ferragni e le fashion/outfit blogger in genere è stata preceduta da una tensione notevole… post astiosi… commenti velenosi alle spalle… critiche varie in ordine sparso sulla qualità del suo lavoro… frecciatine… allusioni… critiche di ogni genere grado e dimensione… da cui si distinguono solo poche divertenti invettive come quella pubblicata dall’ottimo Antonio Lupetti…

Tutto è passato al setaccio, le si rimprovera ogni possibile scelta stilistica in nome della Qualità.

Orbene quando sento parlare di Qualità riguardo Internet mi viene da sbellicarmi dalle risate. Pensare che qualcosa su Internet funzioni a livello di broadcast perché è qualitativamente elevato va in totale controtendenza con le più banali considerazioni riguardanti le metriche digitali. Come detto reiteratamente, su internet qualcosa funziona a livello di volumi di traffico se tratta di: pornografia, sesso, moda, tecnologia per geek fighetti.

L’Internet mainstream è il regno della Quantità, anzi ad essere più precisi è il regno del “Tanta Roba” (e la Ferragni che aggiorna il suo blog al ritmo stakanovista di oltre 500 post annui lo sa bene).

E così, quelli che nel gergo di noi dell’underground internet si chiamano i Rosiconi, iniziano a masticare amaro, semplicemente perché non hanno capito una cosa semplicissima: Chiara Ferragni non è un autore, Chiara Ferragni è un prodotto.

Chiara Ferragni con l’attività di un blogger non c’entra nulla.

Chiara Ferragni pone se stessa come un prodotto: è bella, di moda, tecnologicamente evoluta.

Chiara Ferragni è l’oggetto sessuale perfetto del geek medio.

Chiara Ferragni è il benchmark perfetto di ogni fashionista media.

Chiara Ferragni ha delle competenze sul web broadcasting che fanno spavento.

I Rosiconi se ne facessero una Ragione: “Non saranno mai come Chiara Ferragni”.

Eppure la tensione monta, si gonfia, il livore cresce…

Fase Orgonica della Scarica

E arriviamo finalmente al fatidico giorno del liberatorio orgasmo digitale.

Il giorno 02 aprile 2012 A.D. l’autorevole sezione Affari & Finanza della versione online de La Repubblica posta questa fondamentale notizia, che fa tremare i mercati di mezzo mondo e mette in ginocchio il MIB30:

“La scorsa settimana, il marchio di abbigliamento Stefanel ha invitato a Milano un gruppo di blogger da tutto il mondo per promuovere la nuova collezione, in un evento esclusivamente dedicato a loro. Nella schiera, però, mancava il nome di una delle più famose in Italia. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, la nuova “star” interverrebbe agli eventi soltanto dietro un compenso a quattro zeri”.

[Precedentemente apparso nella sezione Affari e Finanza de La Repubblica]

Se cercate oggi la notizia non la troverete, è stata cancellata. Forse perché qualche Capo Redattore di La Repubblica si sarà reso conto (mi auguro) che:

  • Non è buona educazione parlar male di qualcuno senza menzionarlo.
  • Non è una notizia da Affari & Finanza, ma al massimo degna del supplemento domenicale di D.
  • Fare la morale al prossimo su quanto si chiede per il proprio lavoro in un Paese come questo è grottesco.
  • E’ ridicolo che se qualcuno ha fatto del blog una professione da 8 ore al giorno debba farlo gratuitamente.
  • E’ triste vedere il solito torneo di calcetto Giornalisti vs Blogger.
  • E’ stato scritto da qualcuno che non ha neppure idea di cosa siano le metriche di internet (ci ritornerò oltre nella fase della distensione).

Arriva peraltro puntuale la piccata replica di Chiara Ferragni sia via Twitter, sia via Facebook…

“Come ho già scritto a chi mi ha chiesto: smentisco assolutamente, sono già d’accordo con il giornalista per un’intervista per avere una visione oggettiva, visto che non è la prima volta che lo stesso pr dice cose false e assolutamente verificabili come tali (anche solo tramite le email che sono state scambiate).

Sono abbastanza stufa degli stessi giochetti che vengono fatti da certe persone, ci sono prove oggettive ed è giusto che vengano usate. Naturalmente ci sono progetti a pagamento, ma la partecipazione ad un evento con altre blogger non è mai stata una di quelle, e soprattutto collaboro volentieri con marchi come Stefanel o anche low cost, come ho fatto con Mango, Yamamay e come farei con altri brand, naturalmente se incontrano il mio gusto personale. Tutto è sempre dichiarato sul blog, che siano collaborazioni o regali, non ho niente da nascondere.

Passo e chiudo, spero vedrete presto i risultati di questa vicenda.

Vi terrò aggiornati.”

[Tratto dalla fanpage di The Blonde Salad]

Ma ormai la miccia è innescata e come ai tempi del Caso Patrizia Pepe tutti i blogger si sentono in dovere di dire la loro. Per carità di patria vi risparmio i link vi basta fare una ricerca in giro per la Rete e troverete un profluvio di testi sul Caso Ferragni…

C’è chi l’accusa di non essere una blogger… chi fa la morale sul fatto di farsi pagare… chi l’accusa di essere un prodotto ideato dal proprio fidanzato pure lui bello e cosmopolita… chi la descrive come un bel faccino col vuoto intorno… chi si erge in accusa/difesa deliziandoci con erudite elcubrazioni sul marketing etico (quasi fosse il girone di ritorno di Internet 4 Peace)… chi di essere una sciattona che veste pure con roba cheap tipo Yamamai… chi ci dona perle sul tema giornalismo vs blogging istruzioni per l’uso… chi urla “sti cazzi”… chi dichiara “io odio Chiara Ferragni” e ci spiega pure diffusamente il perché (mi verrebbe da chiamare la neuro)… chi ci spiega le modalità di auto-sostentamento dei blogger (vi prego donategli il vostro 5×1000 e fateli tacere)… chi ci spiega che la Ferragni è un genio perché riesce a convincere la gente a comprare fuffa a prezzi costosissimi… chi ci fa lezione su plusvalore marginale della merce nel mercato della globalizzazione fashionista… chi preda di un travaso di bile dichiara in sostanza: “E a me la HP mi ha regalato solo una stampante dopo migliaia di post!”… chi si rende conto che fare il salariato zerbino di Google a 0,000000001 centesimo al contatto non è stata la migliore delle idee e urla al mondo la propria rabbia… chi si lancia in ardite contro-narrazioni complottiste manco fossimo all’indomani del 15 ottobre… chi ci parla dei precari, dei sucidi degli imprenditori, invocando un mai sopito cattolico senso di colpa (perché in Italia essere belli, giovani, bravi e ben pagati non si perdona a nessuno)… mancava solo l’accusa di essere una Rettiliana.

Un’orgia di parole in libertà.

Tutto perché un innominato giornalista dichiara (senza neppure citarla) che Chiara Ferragni (forse) chiede 10.000 euro a sfilata.

Fase Orgonica della Distensione

Nonostante le reiterate insistenze della Cabina di Regia, pubblico solo oggi a freddo questo articolo, perché siamo finalmente arrivati alla fase della distensione, quella in cui generalmente i summenzionati blogger possono sperimentare due sensazioni:

  • un garbato senso di appagamento;
  • un senso di vuoto e di insoddisfazione.

Chi come il sottoscritto ha fatto il lurker dell’intero andamento della vicenda, se la ride da dietro le tende… Mi sembra giunto il momento di mettere qualche puntino sulle “i”…

Innanzitutto chiariamo un concetto: se c’è qualcuno che “fotte” Chiara Ferragni sono gli uffici marketing delle Maison, che si comprano i suoi post con un po’ di merci e quattro spiccioli.

In Italia per un box minuscolo in cinquantesima pagina su un giornale di portata nazionale ti chiedono € 5.000,00. Non mi soffermo neppure ad esaminare quanto si spende per qualche minuto di pubblicità sui programmi di successo.

Ebbene il blog di Chiara Ferragni, The Blonde Salad, è letto da 1.800.000 persone al giorno distribuite in aree geografiche particolarmente interessanti per chi fa marketing.

Di seguito qualche report proveniente dal sito Alexa riguardante The Blonde Salad:

Scherzando e ridendo parliamo di un blog che genera lo 0.02% del traffico mondiale di internet

Se Chiara Ferragni scrive in un italiano ed un inglese da prima elementare è perché la versione anglofona del testo deve essere letta in paesi stranieri messi anche peggio dell’Italia a livello di conoscenza della lingua. Anche i sassi sanno che i blog bilingue hanno un successo esponenzialmente superiore a quelli in italiano perché sono indicizzati meglio da Google.

I seicentosessantamilioni e dispari di contatti che genera annualmente il sito della Ferragni provengono dai seguenti mercati (il numero a fianco al Paese indica il livello del blog nella Rete geografica di riferimento per intenderci il Blog di BeppeGrillo in Italia è il n. 151):

  • Italy 1,020
  • Norway 2,028
  • Czech Republic 2,270
  • Tunisia 3,976
  • Portugal 4,827
  • Bulgaria 5,711
  • Lithuania 6,188
  • Greece 6,423
  • Spain 6,772
  • Netherlands 8,060
  • Belgium 8,492
  • Canada 9,610
  • Switzerland 11,255
  • Mexico 13,189
  • Germany 14,379
  • Romania 16,811
  • Ukraine 17,621
  • Poland 19,060
  • United Kingdom 20,561
  • Turkey 25,012
  • France 27,371
  • United States 27,847
  • Brazil 29,428
  • India 43,122

Non solo, la gente viene catapultata sul suo blog non perché cerca un dato marchio, ma perché cerca proprio il brand: “Chiara Ferragni”.

Di seguito le query più gettonate e relativa percentuale sul totale:

  • 1 chiara ferragni 15.00%
  • 2 dapoxetine 1.09%
  • 3 chiara tonelli 0.52%
  • 4 che cosa 0.48%
  • 5 chiara 0.44%
  • 6 silvian heach 0.39%
  • 7 fabrizio viti louis vuitton 0.29%

Paradossalmente sono Gucci e Louis Vitton, che non saranno mai cercati quanto Chiara Ferragni.

Peraltro il profilo del lettore medio del blog è di quelli molto gustosi e appetibili:

  • Sesso: Femminile.
  • Età: tra i 18 e i 34 anni.
  • Titolo di Studio: Laurea.
  • Senza figli.

Ossia giovani fashioniste single, cosmopolite e senza figli, che possono spendere libere dai vincoli della famiglia e della necessità. Un piatto molto ghiotto.

Più che un pubblico il sogno di ogni Ufficio Marketing

In ragione di quanto sopra appare evidente come le agenzie di marketing hanno così trovato la propria gallina dalle uova d’oro: una super vetrina pompatissima, che ti puoi portare via con quattro lire.

Alla luce di quanto sopra ne convengo: è uno scandalo che offrano a Chiara Ferragni SOLO diecimila euro a comparsata.

La stanno fregando.

Conclusioni

Concludendo, miei esimi Ricercatori, mi sorge un piccolo, legittimo e malizioso dubbio.

La medesima analisi computazionale del corpo elettrico di Chiara Ferragni può essere compiuta da qualunque blogger disgraziato e scamuffo.

I report di Alexa non saranno all’altezza di un’indagine Nielsen, però due o tre termini di paragone ce li forniscono.

Non è che magari tutti i summenzionati blogger/giornalisti ammiratori/detrattori di Chiara Ferragni hanno trovato opportuno abbandonare per un giorno le tematiche eco-green-pongo-politically-correct-geek per raggranellare qualche centinaia di migliaia di contatti nel pieno della “scarica digitale”?

A pensar male si fa peccato, ma in un mondo ossessionato dalle metriche e dai contatti come il nostro ci si azzecca quasi sempre.

Il triste mercato dell’elemosina della visibilità riflessa.

Wikipedia donation spam filter


Il garbatissimo Jimmy Wales

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Esimi Ricercatori, come ogni anno in prossimità delle feste di Natale arriva il faccione di Jimmy Wales e dei suoi collaboratori a rivolgerci un silenzioso sguardo di rimprovero, mentre gironzoliamo come degli ignobili scrocconi tra le pagine di Wikipedia…

Da ultimo l’appello che mi ha più fatto ammazzare dalle risate è stato quello del programmatore Brandon Harris, il cui incipit è assolutamente splendido:

Mi sembra di vivere ora quella che sarà la prima riga del mio necrologio…

Dal programmatore di Wikipedia Brandon Harris

Al confronto Herman Melville con “Chiamatemi Ismaele” è uno scrittore di Baci Perugina…

Lo staff di Wikipedia richiede per un cortese obolo per sostenere il proprio progetto… piazzando lo sguardo da cucciolo abbandonato dei propri Responsabili in ogni singola pagina di Wikipedia, in ogni lingua possibile…

Un esempio dei meme sulla donazione...

Ovviamente le reazioni nell’underground internettaro non sono mancate con la proliferazione del meme “Jimmy Wales”: in pratica orde di screenshot che associano il faccione del fondatore a pagine di wikipedia su perversioni e malattie sessuali…

La cosa ha spinto anche il noto blogger Antonio Lupetti a lanciare sui tipi di Woork Up un accorato contro appello: “Wikipedia, la campagna donazioni e l’appello di Jimmy Wales: perché non sborserò un centesimo.”

Personalmente posso dire che la campagna di donazioni di Wikipedia mi suscita sempre alcune grottesche riflessioni.

In primis mi chiedo perché utilizzare il sistema delle donazioni per accreditare Wikipeda come “Enciclopedia Libera“… La versione inglese (quella che consulto più spesso) ormai è intasata di pagine che fanno la biografia agiografica di ogni marchio, Star, soubrette, fumetto, programma televisivo, attore, film, prodotto possibile e immaginabile…

Io francamente la Treccani che mi fa la sinossi di ogni singola puntata di Sex & the City non ce la vedo…

Però viva la faccia si ha pudore a inserire i banner pubblicitari, che col volume di traffico che fa Wikipedia, garantirebbero alla Fondazione proventi per centinaia di anni….

Gildogramma by Notoriux

Però esimi Ricercatori, a beneficio di tutti coloro che non ce la fanno più ad essere sottilmente stigmatizzati come scrocconi arriva il buon Notoriux che ha ideato il filtro antispam definitivo…

Ciao Giovanni,

Come promesso, ti riepilogo le istruzioni per installare Privoxy e configurarlo per aggiungere il filtro contro lo spam di Wikipedia, accanto ai già ricchi filtri forniti “chiavi in mano”.

Privoxy è scaricabile da qui: http://sourceforge.net/projects/ijbswa/files/Win32/ (per Windows, ma su Sourceforge puoi trovare anche la versione compilata per Linux)

Una volta installato, di default Privoxy si mette in ascolto su 127.0.0.1:8118 e agisce come proxy. Il browser dovrà essere configurato di conseguenza.

Per bloccare i banner pubblicitari di Wikipedia bisogna modificare due file nella directory dove è stato installato Privoxy:user.filter e user.action . A ciascuno vanno aggiunte un paio di righe in fondo al file:

in user.filter:

FILTER: wikipedia-spam

s|<div id=\”(B11_Donate_.*)\”>|<div id=\”$1\” hidden=\”true\”>|Usg

in user.action:

{ +filter{wikipedia-spam} }

.wikimedia.org/

La prima modifica definisce una sostituzione sulla base di una regular expression con una sintassi analoga a PERL: al <div> del banner viene aggiunto l’attributo hidden=”true”. La seconda istruisce Privoxy ad applicare la sostituzione esclusivamente sui file scaricati dal dominio wikimedia.org (dove è ospitato il banner).

Ho testato il filtro solo con le versioni in inglese e italiano di Wikipedia, immagino che a questo punto funzioni anche con le altre lingue.

Visto? Semplice ed efficace.

Hope that helps.

Ciao!

Licenza Creative Commons “BY-NC 3.0” 😛

[Gildogramma di Notoriux del 01/12/2011 A.D. ]

Se mai ne aveste bisogno potrebbe essere un’ottima risorsa 😉

Conclusioni

Esimi Ricercatori in conclusione, al di la delle facezie, auguriamo sinceramente a Wikipedia di siglare un accordo con Google, affinché piazzi un discreto banner pubblicitario in ogni sua pagina. Mi darebbe sinceramente molto meno fastidio degli occhi da cucciolo di Wales, o dello sguardo cagnesco di Harris.

E poi basta coi rimandi addirittura al proprio necrologio, staff di Wikipedia col 15% di volume di traffico internet che generate in tutto il globo piazzate i banner pubblicitari e vivete ricchi e spensierati per il resto dei vostri giorni.

Non è organizzando una colletta che vi accreditate come spiriti liberi.

OppureNO.

Una possibile spiegazione al Caos nei Temi di Tendenza

« Il dadaista inventava gli scherzi per togliere il sonno alla borghesia, il dadaista comunicava alla borghesia un senso di confusione e un brontolio distante e potente tanto che i suoi campanelli cominciavano a ronzare, le sue casse forti ad asciugarsi e i suoi amori scoppiavano in bollicine »
(Jean Arp)

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Gli incredibili Temi di Tendenza del 30 ottobre 2011 A.D.

ONtro

Esimi nonché egregi Ricercatori, ieri 30 ottobre 2011 A.D.  i Temi di Tendenza di Twitter sono completamente impazziti.

Chiunque avesse aperto Twitter via web si sarebbe scontrato contro questi dieci meravigliosi Temi di Tendenza:

  1. COME TROVI QUESTO TEST
  2. CANTANTE PREFERITO
  3. TI PIACEREBBE VIVERE A BARI
  4. DA 1 A 100
  5. COSA FATE
  6. QUANDO TI ARRABBI
  7. SONO INSOPPORTABILI
  8. COSA PENSANO GLI ALTRI DI TE
  9. QUANTE LINGUE CONOSCI
  10. Shrek

Complottismo twittero

Immediatamente su Twitter scattano le ipotesi complottiste più esilaranti:
  • “Sono stati quei manigoldi di Gilda35, sempre a far casino coi Temi di Tendenza!” facile da confutare, questa Comunità rivendica SEMPRE le proprie burle (v. ad esempio goo.gl/TvcD2), che solo apparentemente sono all’insegna del nonsense. Inoltre seguiamo da sempre una ferrea estetica dadaista e i temi del 30 ottobre ne sono assolutamente privi.
  • “E’ tutta colpa di quella bimbaminkia di Kuccilotta95 e dei Beliebers!” A questa frottola, lo ammetto, ero cascato anche io, credendo di trovarmi di fronte ad una di quelle esplosioni testuali tipiche dei Beliebers (v. goo.gl/mzRcV)… Ma, sebbene Kucciolotta95 avesse utilizzato in modo massivo i temi di tendenza incriminati, gli stessi erano già presenti dal giorno prima… Kucciolotta95 si è limitata ad utilizzarli per fare uno scherzo (da applauso)… E Kucciolotta95 altri non è che la vincitrice dei Tweet Awards 2011 Imbecilla!

http://twitter.com/#!/Imbecilla/status/130960820703215616

  • “E’ stato Bersani che voleva oscurare Renzi e l’hastag #Leopolda”: atteso il comportamento ostile di Pierluigi Bersani e della dirigenza del PD verso Matteo Renzi, mi sembra davvero improbabile che simili brontosauri riescano ad attivare operazioni di hacking degne di questo nome. Il loro metodo è un classico della politica in bianco e nero: organizzo contemporaneamente un’altro evento “Finalmente Sud” e replico a distanza senza neppure ascoltare l’interlocutore… figuriamoci finezze come l’hacking.
  • “E’ stato Berlusconi che voleva zittire #Leopolda e #FinalmenteSud!”:  ce lo vedete un tizio che possiede una fetta così rilevante del mercato televisivo ed editoriale italiano ingaggiare un hacker per zittire Bersani e Renzi (e relativi supporters) che si lanciano gli stracci? Caso mai avrebbe dovuto pagarlo per rendere #Leopolda vs #FinalmenteSud tema di tendenza mondiale. Berlusconi la comunicazione la conosce ancora.
  • “E’ stato un hacker brutto sporco e cattivo!”: gli hacker possiedono una cosa chiamata etica (altrimenti sono lamer o cracker). Un hacker degno di questo nome, dopo un colpo come quello procederebbe (quantomeno tra gli addetti ai lavori) a rivendicarlo, ad attribuirgli un senso, a suscitare una riflessione… nulla di tutto ciò.

Riflessione digitale

Quindi nel ben mezzo dell’esplosione complottista, cui mancavano solo Templari ed Alieni, la riflessione si sposta sui Blog e sulle testate online. Tra i tanti vi segnalo:
  • un esaustivo articolo del Sole 24 Ore (v. http://goo.gl/QsKOw), che va un po’ fuori strada concentrandosi sul decimo tema di tendenza Zingales (al decimo post è stato anche Shrek);
  • un interessantissimo post di Caterina Policaro (v. http://goo.gl/Zuqte), che a mio avviso va vicinissimo alla fonte della vicenda;
  • un bel post del nostro Riccadinho (v. http://goo.gl/kjhWU), che ben riassume il frizzante dibattito svoltosi in una delle Cabine di Regia  di questa Community (v. http://goo.gl/74G1K).

Come si influenzano i Temi di Tendenza

Per risolvere l’arcano bisogna innanzitutto partire dai più comuni metodi utilizzati per influenzare i temi di tendenza:

  1. Intervento a gamba tesa della Twitstar: le Twitstar italiane radunano attorno a sé Comunità Online di 150-250 membri attivi, oltre 10.000-20.000 active lurkers. Un loro intervento naturalmente innesca volumi di traffico su un tema sufficienti a a farlo diventare tema di tendenza.
  2. Subdolo Sabotaggio di una Comunità Online di Influencers: quando una Comunità Online composta prevalentemente da Influencers (inutile fare esempi), decide di far salire un tema non c’è algoritmo che tenga. Si crea una Comunità Orizzontale in cui ognuno mette a fattor comune la propria rete di conoscenze e non ce n’è più per nessuno.
  3. Pagare: avete letto bene. Se si paga per avere spazio dedicato sui server di twitter, o per avere “promoted tweets“, la rilevanza dei temi di tendenza collegati alle proprie iniziative viene “pesata” di più dall’algoritmo dei temi di tendenza… Ogni riferimento  a Justin Bieber e Lady GaGa è puramente casuale…
  4. Hackerata: non ne ho le competenze, ma leggendo in Rete ho appreso che eludere l’algoritmo/counter di Temi di Tendenza è abbastanza una cavolata (adesso iniziate a spiegarvi l’improvvisa apparizione di misteriosi Temi di Tendenza fuori tema?)…
  5. Campagna massiva con uso di BOT: un’altro metodo collaudato è programmare le orde di social BOT (software che agiscono come utenti di social network), che ogni Social Media Espert possiede (v. http://goo.gl/oVWkV) e farli scatenare in Rete per retweet selvaggi.

Una possibile soluzione dell’arcano

Assai probabilmente si è trattato di un esperimento di uno smanettone sfuggito un po’ di mano…
Mettiamo in fila alcuni elementi del puzzle:
  • Fonte: Come bene indicato da Caterina Policaro i termini dei nove temi di tendenza di ieri sono chiaramente frammenti del test delle “100 domande” di alfemminile.com (v. http://goo.gl/BXE6B).
  • Caps lock: Va peraltro rilevato che alcuni BOT (software che svolgono in Rete azioni complesse), come insegna il c.d. “Manuale Elmook di Linguistica Computazionale” dell’ottimo Domenico Polimeno, sono programmati per attivare alcune routine alla comparsa di messaggi contenenti le maiuscole.
  • Emulatori: Non dobbiamo poi dimenticare l’effetto emulazione che prende spesso i Nativi Digitali all’apparire di un nuovo tema di tendenza (v. sempre goo.gl/mzRcV), anche solo per dire “che significa?… ma ti pare?… che schifo?!… possibile che XYZ sia TT e Justin Bieber noooo?
  • Spammers: Come accade ormai da parecchio tempo, quando un temine diventa tema di tendenza, alcuni BOT iniziano a fare la propria comparsa e inondano l’hashtag di spam (v. http://goo.gl/F6q4H).

Messi in fila i fatti e considerate le classiche tecniche di sovvertimento dei temi di tendenza appare plausibile che:

Qualche smanettone ha programmato un BOT per “leggere” termini con lettere maiuscole…

…il BOT doveva far “pesare” come “molto rilevanti” all’algoritmo dei Temi di Tendenza i tweet selezionati…

…per qualche errore (o volutamente) il BOT ha letto e selezionato alcuni tweet che rimandavano al forum (o ancora meglio era un BOT webcrawler che in rete ha individuato frammenti di testo maiuscolo e li ha riportati su Twitter… questa mi piacerebbe da morire)…

…l’Algoritmo è andato in tilt e ha riportato i nove frammenti come “Temi di Tendenza“…

…quindi sono arrivati i Nativi Digitali e hanno iniziato a fare buzz…

…poi è stata la volta di BOT spammers, che hanno generato altro buzz…

…infine tutto è stato sommerso dal buzz.

Conlcusioni

In sostanza esimi Ricercatori assai probabilmente ci troviamo di fronte a BOT che sono sfuggiti di mano ai propri creatori… l’ennesima insurrezione digitale delle Macchine Ribelli, che lanciano il proprio ruggito di sfida…

Vi risparmio, pertanto, il solito pistolotto sui Temi di Tendenza. Penso che abbiamo detto tutto a suo tempo, quando Wikileaks non divenne Tema di Tendenza nonostante volumi di traffico da 500 tweet al minuto (v. http://goo.gl/U55JL) e quando venne acclarata l’esistenza delle Policy Ombra dei Temi di Tendenza (v. http://goo.gl/QYucY).

Colgo solo l’occasione per dire che magari ideando altre forme di “promozione pubblicitaria“, che esulino dai “Temi di Tendenza“, Twitter renderebbe un servizio migliore alla propria utenza. Spacciare “pubblicità” per “informazione“, comporta giocoforza storture come quella in cui si è incappati ieri.

Dialogo socratico sul Klout

ONtro

Domenico Anderson (1854-1938) - "Napoli. ...
Image via Wikipedia

Esimi nonché egregi Ricercatori sono lieto di mettere a fattor comune di questa gloriosa Community un meraviglioso dialogo, che alcuni membri della nostra Cabina di Regia hanno avuto con alcuni esperti in Nuovi Media, su un tema a noi molto caro: il Klout.

La discussione si è svolta nel Gruppo Facebook degli Indigeni Digitali di Fabio Lallli e per livello degli interlocutori e degli interventi mi ha davvero trasmesso la sensazione di una Rete, che può aspirare, se ben utilizzata, a diventare una Nuova Agorà.

Pertanto è con vero piacere che vi presento questo dialogo che mi ha letteralmente entusiasmato.

Ringrazio pubblicamente tutti coloro che vi hanno partecipato e che hanno messo a fattor comune le proprie competenze.

E non si dica più che Facebook è buono solo per pubblicare foto di LOLcat!

Il post da cui è partito tutto…

Luca Filigheddu Il Klout score, questo sconosciuto… Cosa ne pensate? Lo abbiamo “spiegato” l’altro giorno sul nostro blog. http://blog.twimbow.com/2011/10/19/klout-score-what-is-it/ E’ indubbio che sta diventando un parametro sempre più riconosciuto a vari livelli, tanto che a San Francisco esiste un ristorante che fa sconti se il tuo Klout score è maggiore di 50 o ci sono famosi hotel che fanno leva sul Klout score per fare in modo che persone “influenti” parlino bene del proprio hotel. Mi hanno anche parlato di Audi che, ad una presentazione di una nuova auto, avrebbe invitato solamente 200 “influencers” con Klout > di 70 nell’ambito dell’automotive. Che ne pensate? Open discussion, sono molto interessato. Thanks!

Inizia la discussione…

Fabio Lalli: ‎Giovanni Scrofani vogliamo la tua opinione 🙂

Raffaele Gaito E’ assurdo che un parametro come questo venga tenuto in seria considerazione. Con Giovanni e gli altri abbiamo più volte fanno esperimenti a riguardo e sono valori facilmente falsabili.

Luca Perugini Morto un Klout se na fa un altro

Luca Perugini Uh… in realtà  Morto un Klout, se ne fa un altro? Mancava il ?

Lorenzo S. Se posso esprimere il mio parere non può essere un grosso metro di giudizio perché come Raffaele Gaito sottolineava i dati possono essere sfalzati e soprattutto non sempre veritieri sull’influcence (come i follower o fan su twitter e facebook) … klout? un nuovo strumento per vedere chi c’è la più grande 😉

Francesco Sullo ‎Luca vedo che stai ragionando sulle cose che ti avevo suggerito. Ottimo, chissò che non mi converta se mi dai quello che mi serve :)))

Attendibilità del caso limite…

Giovanni Scrofani  Col Sabotaggio di Ovosapiens abbiamo dimostrato l’assoluta inutilità e nocività comunicativa di Klout: 1) Col sabotaggio del Follow Friday (v. http://gilda35.com/2011/09/24/sabotaggio-followfriday-quando-ovosapiens-castigo-bieber/ ) non solo abbiamo reso più “popolare” di Lady Gaga e Justin Bieber un account “vuoto”… ma l’account farlocco grazie a quell’unico giorno di gloria continua a beneficiare di un klout migliore di quello di molti utenti normali (47 pt. http://klout.com/#/user/ovosapiens). 2) Dopo la rappresaglia dello storno di 3 punti susseguito al sabotaggio (v. http://gilda35.com/2011/09/26/le-penalizzazione-del-klout/ ), mi sono un po’ risentito… così (seguendo i fondamentali insegnamenti di Linguistica Computazionale di Domenico Polimeno) ho creato il tweet perfetto… che mi ha garantito 500 retweet in 8 ore (v. http://favstar.fm/users/Jovanz74/status/121839004369944576 ) e un klout di 75 punti (v. http://klout.com/#/Jovanz74)… così solo a fini estetici. Klout attesta che il sottoscritto che nella vita civile fa il giurista di impresa, si dedica ai social network nel tragitto casa/lavoro in tram e un’oretta dopo cena… ha un punteggio molto superiore a quello di VIP e professionisti… ‘nuff said °L°

Luca Filigheddu Giovanni, da buon (spero) ingegnere, sono abituato a scartare i casi limite. Ci sono stati altri casi di “test” estremi che hanno dimostrato esattamente quello che hai dimostrato tu, ma, appunto, sono drogati e falsati. Questi casi, ingegneristicamente parlando, sono da scartare, ovvero l’eccezione che conferma la regola. Se un centometrista è sempre più veloce degli altri, ma un giorno un altro, dopato, lo supera, sarai d’accordo che non fa testo, o sbaglio?

Giovanni Scrofani Concordo in parte… Purtroppo i Social Network stanno diventando un po’ come il ciclismo: uno sport in cui il doping imperversa. La totalità dei Social Media Expert che incontro su Twitter comunica secondo modalità che sembrano prese da una sorta di “Manuale per Pompare il tuo Klout”… gli orrendi trenini dei saluti tra influencers che si reiterano ciclicamente mattina, pomeriggio e sera… i 50 #ff mirati agli influencers giusti… il messaggio che si lega al tema di tendenza del giorno che viene buttato lì poi si aspetta un’oretta e si vede quanti RT ha ottenuto, per poi ricominciare… interagire solo tra influencers… ecc… Purtroppo col nostro “doping” abbiamo solo esplicitato una serie di dinamiche ipocrite in cui quotidianamente cascano tutti “quelli che contano”.

Francesco Sullo ‎Giovanni io penso che la questione sia di ordine diverso. Tutti quelli che vivono di visibilità, da sempre, ricorrono ad ogni sorta di mezzo per averla. Lo hanno sempre fatto. Adesso usano Twitter e Facebook, ma prima usavano i manifesti, i passaggi in televisione, e prima ancora si piazzavano in un angolo di una piazza popolare a discorrere ad alta voce, circondati di spettatori. Insomma, non è cambiato nulla. I sistemi come Klout non sono infallibili, né potrebbero esserlo. Ho conosciuto Joe Fernandez mesi fa. Nel loro staff allora avevano 8 ricercatori dottorati (e ne cercavano altri) e stavano in continuazione a perfezionare i loro algoritmi per contrastare tutti gli approcci fraudolenti. Ci elencò una sfilza di tecniche utilizzate per aggirare i loro sistemi e far salire lo score. Alcune veramente geniali. Disse che veniva fuori una nuova tecnica a settimana. E loro, esattamente come fanno gli antivirus, migliorano l’algoritmo continuamente e fissano il problema. Quello che avete fatto voi, notevole sotto molti punti di vista, è scoprire un’altra tecnica per far salire lo score. Ma è un po’ come se io creassi un nuovo virus e prima che quelli di Symantec lo scoprano dicessi pubblicamente che Norton Antivirus è inutile, anzi nocivo. Non è così.

Giovanni Scrofani  E’ un po’ diverso Francesco, certe metodiche “dopanti” stanno diventando prassi anche nell’utenza comune, distorcendo la comunicazione… Es. il trenino dei saluti tra influencers pompa il Klout perché ti fa ricevere parecchie mentions da parte di persone con un punteggio elevato… Tizio utente comune vede che Caio (Twitstar/Influencer/VIP/Opinion Leader) si fa quotidianamente svariati trenini dei saluti con un gruppetto di altri influencers… ovviamente Tizio è impreparato completamente… quindi Tizio pensa che Caio saluta a giro tutti i suoi contatti “VIP” perché gli vuole tanto bene (non può immaginare che fanno la cosa solo per “pomparsi” è un comportamento talmente assurdo e idiota che una persona normale non ci arriva)… purtroppo Social “verticali” come Twitter ispirano comportamenti emulativi… quindi Tizio inizia a fare trenini di saluti ai propri amici… certe volte include anche Caio… e si meraviglia che Caio non risponde (ovvio è ininfluente ai fini del punteggio)… alla lunga la timeline di ognuno diventa uno spaventoso spam di trenini di saluti… Riprendendo gli esempi da te fatti è come se la gente per strada iniziasse a attaccare in ogni dove un manifesto col proprio faccione… o invece di mail inviasse spam e malware… La Comunicazione da Klout non è l’eccezione su Twitter, ma la regola.

Francesco Sullo Tutto quello che dici non toglie nulla al mio discorso. Come dicevo da sempre la gente che vuole apparire fa di tutto per apparire. Klout non ha gli obiettivi che potresti pensare che abbia, ha un business model da paura, che sulla qualità assoluta dei risultati riservati, quelli non accessibili dalle API, basa il suo successo. Il giochetto della mutua citazione è vecchio come il mondo. I blog italiani di qualche anno fa pompavano personaggi come niente. Ma adesso chi è rimasto? Puoi fregare il mondo per un po’, ma poi il meccanismo si aggiusta e va. Qui stiamo parlando di sistemi di una complessità straordinaria. Ci vuole tempo per mettere a punto le cose.

Daniele Buzzurro Diciamocela tutta e diciamocela tutti: qui la naturalità di frasi, interventi, post, tematiche, etc etc è da tempo in calo, a favore della strumentalità delle stesse. Non ci piace dirlo, ma purtroppo è così

Due facce della medaglia…

Giovanni Scrofani ‎Francesco perdonami sarò un po’ lento, ma io l’utilità di uno strumento che attribuisce un “punteggio” alla mia presenza sui Social Network non riesco veramente a comprenderla. Gli esempi che mi fai non sono a mio modesto avviso pertinenti perché Klout per sua natura stimola a comunicare in modo distorto… non a costruire un blog in modo distorto, ma a presentare se stessi in modo distorto… Un conto è il sano desiderio di visibilità, altro è girare con un cartellino che indica il livello di “rilevanza sociale” e porsi verso il prossimo costantemente in modo da incrementarlo. Mi spieghi cosa significa concretamente che io ho un punteggio di 75 punti e tu (che sei 1.000.000 di volte più esperto di me in social media) hai un punteggio di 43 punti… Che “gerarchia” abbiamo espresso? A che serve? Cosa abbiamo stabilito? Un rapporto di forza? Un successo? Piani diversi? Qualità? Quantità? Te lo chiedo veramente per capire visto che hai conosciuto i programmatori. Al di la dell’eleganza e della complessità della programmazione a cosa serve Klout?

Francesco Sullo Supponi che tu sei la Fiat che vuole lanciare una nuova Mini negli USA. Chiedi a Klout “chi sono i 30 maggiori appassionati e influenzatori reali in questo settore?” Klout ti manda una lista che costa 30mila dollari (dico per dire una cifra). Tu organizzi un evento e regali a tutti una Mini. Joe ci ha riportato i numeri di una campagna organizzata dalla Audi, a fronte di una spesa non meglio specificata, hanno ottenuto risultati paragonabili a quelli che avevano ottenuto l’anno prima con un altro prodotto spendo 30 volte di più. Ora capisci bene che se i dati che ti vende Klout non funzionano hai finito. Il fatto che tu abbia un punteggio di 75 punti non significa nulla. Non possono abbassartelo probabilmente per ragioni sociali, ma ci giurerei che se qualcuno compra una lista tu in quella lista non ci sei.

Francesco Sullo Oppure ci sei, proprio perché sei riuscito a influenzare così tanta gente e quindi sei a tutti gli effetti un influenzatore…. non ti quadra?

A Giovanni Vitale  mmm vedo che per seguire discorsi veramente interessanti bisogna tirare tardi! Francamente non trovo contraddizione fra quanto detto da Giovanni e quanto da Francesco anzi, se capisco correttamente, le cose dette sono complementari: porre l’accento sulla fallacia di certe pratiche di valutazione giustifica l’impegno dei gestori delle piattaforme nell’ottimizzarne gli algoritmi, cioé si tratta di regolare il livello di pertinenza dell’analisi e dei relativi criteri di giudizio. Discorso diverso va fatto per la percezione degli utenti che si pone su un piano logico differente e, conseguentemente, di quegli utilizzatori, +o- immediati, che da quella percezione riescono a trarre profitto, qualsivoglia tipo di profitto e per i quali ciò che indichiamo genericamente col termine ‘visibilità’ si pone su una scala di valori specifica e, non di rado, affatto speciosa! Altro si potrebbe dire sulla base dei suggerimenti proposti da entrambi ma, temo, di carattere troppo filosofico e, dunque, per questi luoghi, abitualmente, decisamente indigesto… 😉

Francesco Sullo ‎A Giovanni se riduci il discorso ai minimi fattori,Giovanni dice che un servizio tipo Klout è fondamentalmente inutile, io invece dico che è utile e lo diventerà sempre di più. Ti pare che non ci sia contraddizione fra queste due posizioni? Strano…

Giovanni Scrofani ‎Francesco innanzitutto grazie per il chiarimento: la tua descrizione quadra perfettamente con quanto intuito… Klout, non ha alcuna utilità per l’utente “misurato”… perché è uno strumento di marketing avanzato per creare liste di influencers su determinati temi da rivendere per profilazioni su prosumer e opinion leader. In questo non ci vedo nulla di male: Klout ti offre una esperienza di “gaming” sulla tua popolarità, in cambio tu gli offri gratis i tuoi dati, che poi si rivendono (magari è un po’ squilibrato come rapporto ma “è il web 2.0 bellezza”). Anche se… il sito calca molto più la mano sul primo aspetto rispetto al secondo… Si parla di “standard for influence” per te utente… non per chi si compra i tuoi dati… Klout è indubbiamente un buon tentativo di risolvere un problema importante: come calcolare l’efficacia di una campagna di comunicazione attraverso i nuovi media? Quello che mi dispiace però è che per un uso dissennato che ne fanno gli opinion leader e di riflesso l’utenza comune se ne vanifica di fatto l’utilità lato utenza… Risultato account pompati e timeline che superati i 1000 followers diventano il regno dello spam di se stessi… Fondamentalmente penso che A Giovanni intendesse che io e te valutavamo due lati della medaglia: io dal punto di vista dell’utente non ci vedo alcuna utilità reale e quanto mi dici rafforza la mia convinzione… è indiscutibile che dal punto di vista di chi fa commercio di dati personali sia uno strumento utilissimo e su questo sono d’accordo con te… Però se è vero quanto dici il sito si dovrebbe porre in un modo molto più corretto verso l’utenza e chiarire in modo un po’ più esplicito le finalità dello strumento… che allora abbiamo fatto benissimo a incasinare per un giorno ;))) Grazie per la pazienza 🙂

A Giovanni Vitale ‎Francesco io dico che, per citare un grande della nostra cultura, è ‘La corsa dei contrari’ nel senso che dipende del livello di pertinenza che intendiamo dare, e quindi al significato, del termine ‘utile’: se, ad es., lo riferiamo all’incidenza che ha nel web al momento è decisamente importante dato che mobilita grandi energie. Se, invece, lo riferiamo alla storia del web, a ciò che di esso resterà perfino nella memoria degli utenti è presumibile che abbia un significato di gran lunga minore; se lo riferiamo ai soldi che farà girare è probabile, come mi pare sostieni tu, acquisirà via via un’incidenza maggiore. Se, invece, lo riferiamo al prestigio o al valore sociale si può ragionevolmente presumere che la sua incidenza sarà alquanto relativa, persino in riferimento al personal branding!

A Giovanni Vitale ecco, ho letto il commento di Giovanni dopo aver postato il mio ultimo… dal suo si evince, probabilmente, con maggiore chiarezza cosa intendo per ‘livello di pertinenza’ 🙂

Una case history di successo…

Luca Filigheddu Giovanni Scrofani non si tratta di essere “esperti” in un settore, ma essere un influencer in uno o più settori, essere una persona che viene “ascoltata” dagli altri. Ovviamente non in senso assoluto, ma all’interno dei social network. Ecco, Klout cerca di misurare questo, con tutti i suoi limiti come sottolineato da te, da Francesco Sullo e da tanti altri in rete, ma cerca di farlo al meglio. Il trenino dei saluti, cosa che io non sopporto assolutamente, non è tanto orientato a far aumentare il proprio Klout score, ma a dare dei “segnali” a persone influenti in maniera da cercare di entrare nel proprio giro. Serve? Assolutamente sì! Anni fa decisi di iniziare a scrivere un blog, era il 2005. Così avviai www.lucafiligheddu.com. Avevo deciso volutamente di posizionarmi come blog internazionale, quindi in lingua inglese e scrivere di tecnologia e, al tempo, soprattutto internet telephony e VoIP. Leggevo altri blog sull’argomento e cominciavo a citarli nei miei post. Quando il blogging era al top, sapete bene che citare altri blog funzionava come “segnale” tale da attrarre l’attenzione di quei blog. Ho inziato così e, verso il 2007-2008, il mio blog arrivava a fare 3000 visite uniche al giorno, è entrato diverse volte nei top 10 blog dell’anno nell’ambito VOIP e sono diventato amico di tantissime persone che “contano” e ora sto raccogliendo i frutti. Ho avuto modo di conoscere Pete di Mashable (iniziò anche lui nello stesso periodo, beh, con risultati migliori….) che ancora oggi se gli mando una mail mi risponde pressochè all’istante e mi sta ad ascoltare, ho avuto modo di conoscere i CEO di molte aziende importanti, insomma, mi sono creato un network che ora, dopo 6 anni dalla creazione del mio blog, mi è UTILISSIMO. Quindi, in sostanza, serve “citare” su Twitter vip o influencer per attirare l’attenzione? Beh, se si trova il modo di gestire la cosa al meglio, ben venga. Perchè domani, quei contatti ritenuti da tutti “VIPs” o “opinion leader”, possono essere CRUCIALI per il successo del tuo prodotto.

Luca Perugini ‎Luca, aggiungo un +1 🙂

Raffaele Gaito Discussione molto molto interessante.

Paola Frateschi Ho seguito tutta la discussione sulle disfunzioni del Klout e concordo in pieno con Giovanni, il Klout è un puro strumento di marketing…sofisticato, a volte attendibile ma da prendere con le pinze. Purtroppo molti stanno investendo più su Klout che su una presenza di qualità sui SN, svilendo le potenzialità di questi mezzi di condividere e creare relazioni in modo nuovo. Fin tanto che si è impegnati in una gara tra di noi…su chi ha il maggior punteggio secondo me non si va da nessuna parte!!

Diego Orzalesi A mio avviso Klout, come del resto ogni altro indice, deve essere utilizzato come dato di input nella valutazione dei fattori di influenza. E’ logico che le aziende cerchino un metodo numerico per valorizzare l’influenza di un utente. Perché? Perchè è più facile, tutto qua. E probabilmente nemmeno tanto lontano dal reale. Non sono contrario a Klout, naturalmente attribuendo l’importanza relativa. Mi sembra che le variazioni di score siano abbastanza attinenti all’attività online, forse più quantitativa che qualitativa è vero, ma d’altronde la qualità è da sempre collegata alla quantità (dello share in questi casi). Non dimentichiamo poi i valori di influenza espressi in relazione ai topic. Se controllate le liste per topic dei main influencers su Klout, troverete utenti anche con score generico relativamente basso, ma probabilmente molto verticalizzato sul topic. Mi sembra che lo score rispecchi abbastanza bene la realtà. Giovanni ha uno score alto perché è, a mio avviso, un influencer da paura. Le sue ultime Gildate l’hanno fatto salire molto, in linea con la risonanza delle azioni svolte e seguito ottenuto. Poi, sia chiaro, fatta la legge, trovato l’inganno, è vero da sempre e probabilmente continuerà ad esserlo ancora per molto tempo. Quindi Klout sì ma nn come bibbia. 🙂

Paola Frateschi  ‎Diego hai ragione però secondo me gli si dà troppa importanza…sta diventando il metro di valutazione più diffuso…sembra quasi che se non hai un Klout elevato la tua professionalità ne possa risentire. Secondo me è questa corsa che bisognerebbe relativizzare…perl non svilire la qualità dei contenuti sui social network, così come è successo su tutti gli altri media dove l’apparire tout court diviene la regola. Questo non vuol dire comunque non tenere in considerazione questo indice…solo renderlo un po’ più relativo.

Domenico Polimeno Un po’ per sdrammatizzare un po’ per farvi capire come vedo io la cosa. Questi cosi io li vedo come dei righelli utili se devi misurare qualcosa di vero (io li ho trovati molto fedeli sul grado di engagement) ma spesso il loro utilizzo sociale è equivalente a quel che se ne facevano i ragazzini alle medie.

Roberto Favini Ma io sono l’unico qua dentro che usa Klout per conoscere se stesso anziché farsi conoscere dagli altri?

A Giovanni Vitale no Roberto, siamo in 2! ehhh beata filosofia… ;

A Giovanni Vitale ecco, condivido il punto di vista socratico di Roberto, è importante, però, non farsi ‘socratizzare’ dallo ‘strumento’! 😉

Giovanni Scrofani ‎Luca che pratiche come il trenino dei saluti “servano”, non l’ho mai dubitato… però passami il paragone ardito ed iperbolico (sto in Rete dal 1995 e ho assistito a tutta la parabola del fenomeno) anche lo SPAM, lo SCAM, il Malware, il cracking, le lamerate, il phishing, clonare contenuti, forzare link… servono… Potrei raccontare numerose case history di successo di Cracker diventati responsabili della sicurezza di multinazionali… di persone che, pompando in modo compulsivo il traffico verso i propri ADsense, hanno campato di rendita per anni… Mi chiedo se una cosa “funziona” (nel senso che porta visibilità e soldi) è per forza “buona”? A mio avviso nel caso che hai esposto hai utilizzato il “trenino dei saluti”, come rampa di lancio, ma poi hai fatto qualità di contenuti sul tuo blog, hai creato relazioni reali con le persone… Quello che dico è che un uso “distorto” di Klout (sottolineo distorto, cioè non voluto dai programmatori) porta a compiere azioni di “pompaggio del klout” vuote di contenuto e di relazioni reali… purtroppo non mi riferisco a casi isolati ma all’uso che in questi giorni in massa si fa del mezzo… poiché per mia natura sono ottimista spero che azioni di guerriglia linguistico-computazionale, come quelle di Gilda35, vengano vissute positivamente dai programmatori di Klout per migliorare il proprio servizio 😉

Paradossi

Francesco Sullo Premesso che io neanche lo so qual’è il mio indice Klout e non me ne può fregare di meno, credo che tutti gli indicatori, di qualsiasi tipo, servano. Poi si può disquisire sul loro valore reale, su come vengano aggirati e tutto quello che volete. Ma servono. E soprattutto non vanno visti come sistemi immutabili, ma come processi in evoluzione. Mi sembra che tutti quelli che si oppongano a Klout (e famiglia) lo facciano perché, paradossalmente, gli danno troppa importanza.

A Giovanni Vitale però quest’appassionante discussione a ridosso della pubblicazione di Fabio “…dello script che analizza i dati del gruppo” dà da pensare… effettivamente leggendovi alcuni dei commenti credo che, Francesco, tu abbia ragione nel dire che c’è chi vi dia eccessiva importanza e che, d’altronde, servano! Resta, semmai, da capire a cosa ed, eventualmente, a chi… 🙂

Giuseppe Cardinale Ciccotti d’altra parte abbiamo accettatonl’Auditel per decenni….che vuoi che sia un klout!!! ;))))

Benny Evangelista discussione davvero stimolante, soprattutto per me che mi avvicino, da semplice appassioanato, alla materia “comunicazione e social media” perciò non sono in grado di compiere complesse elucubrazioni, e poi Francesco Sullo e Giovanni Scrofani hanno detto più o meno tutto. Tenterei un sunto estremo. Ok gli indici, servono sempre e oggi nella civiltà digitale sentiamo il bisogno di misurare “tutto”. Ma gli stessi offrono il fianco alle mistificazioni e se un “algoritmo” è in grado di individuare i sabotaggi forse non è in grado di fare lo stesso se un utente fa finta di “essere un altro”, mistificando la propria identità sui SN. Magari produce contatti reali, ma con contenuti prodotto ad hoc. Insomma, Klout è sicuramente un ottimo mezzo, ma rischia di essere considerato un inconsistente fine.

Una insolita richiesta…

Giovanni Scrofani Ho davvero poco da aggiungere a questa discussione assolutamente splendida. E’ un piacere quando ho davanti interlocutori così interessanti che anche se hanno posizioni opposte alle mie e pur rimanendo nelle mie posizioni, sento comunque di aver ricevuto un arricchimento enorme e un allargamento di prospettive! Volevo cortesemente chiedere a Luca Filigheddu, Fabio Lalli, Raffaele Gaito, Luca Perugini, Lorenzo Sfienti, Francesco Sullo,Daniele Buzzurro, A Giovanni Vitale, Paola Frateschi, Diego Orzalesi, Roberto Favini, Giuseppe Cardinale Ciotti, Benny Evangelista e Gaetano Salvatore Puglisi, se potevo riportare il testo di questo interessante dibattito sul blog della mia community per metterlo a fattor comune con il resto di Gilda35… La varietà e l’eterogeneità degli approcci con cui abbiamo affrontato il tema Klout, penso siano un ottimo esempio di come si possano generare contenuti e interazioni culturalmente elevato. Penso che questa conversazione sia uno dei migliori esempi di come i Social Network possano essere usati per fare cultura. Vi ringrazio anticipatamente.

Raffaele Gaito Il mio consenso ce l’hai! Questa discussione è fantastica. Comunque la lunga risposta di Gaetano la dice lunga sull’accuratezza di questi algoritmi! I numeri non reggono per niente…io il senso non ce lo vedo.

Benny Evangelista Vai pure Giova, d’altronde non penso di aver aggiunto molto alla discussione 🙂

Paola Frateschi ‎Giovanni assolutamente sì…sono ricapitata per caso in questo gruppo dopo un po’ di tempo (ci tornerò più spesso) e mi sono subito soffermata su questa discussione…non ho potuto più lasciarla, questo è il vero spirito dei social network, confronto aperto, scambio di vedute ed arricchimento reciproco, oltre naturalmente a contenuti di ottimo livello. Grazie e alla prossima 🙂

Attendibilità degli algoritmi…

Francesco Sullo ‎Giovanni Certo che puoi riportare il thread. Per quanto riguarda l’accuratezza degli algoritmi mi sentirei di dissentire. Klout utilizza una piattaforma complessa per dare gli score. Alcuni dei parametri sono pubblici, altri sono esclusi dalle API. Non è che i dati pubblici siano scorretti, semplicemente danno un punteggio basandosi su criteri diversi. I risultati di Klout dimostrano che i loro algoritmi funzionano bene. Se Audi organizza un evento per influencers e raggiunge 6 milioni di persone interessate all’argomento auto tramite questo evento che le è costato un trentesimo di quanto avrebbe speso facendo pubblicità in TV, significa che il sistema funziona. Che poi Giovanni lo abbia falsato col suo giochetto è una eccezione che conferma la regola. Di fatto è riuscito a falsarlo perché ha fatto partecipare una marea di gente al giochetto con risultati secondo me notevolissimi. Se uno così non è un influencer, cos’è? Quindi il punteggio che ha se lo merita tutto e… Klout funziona proprio perché glielo dà 🙂

Fabio Lalli Ok 🙂

Raffaele Gaito Non trovo più il lungo commento di Gaetano! E’ scomparso o cosa?

Gaetano Salvatore Puglisi ‎Raffaele Gaito l’ho cancellato perché citava altre persone non consenzienti e non a conoscenza della nostra discussione e ciò non mi pareva giusto ora lo rimetto ma con le dovute rettifiche..

Gaetano Salvatore Puglisi ecco il post che avevo inserito che rettifico solo nel non inserire nomi di gente che non centra col discorso.. .”Ciao, fino ad ora vi ho seguiti come un lurker silenzioso e affascinato dai vostri discorsi, come il bimbo che segue i discorsi dei grandi e non osa contraddirli… abbiamo già parlato con Giovanni in merito Klout e mi va di condividere il mio pensiero anche con voi.. io allo stato attuale ho un Klout di 62.. in circa un mese.. non sono un VIP, non sono un SEO, ne un CEO, ne tutto ciò che finisca con “eo” (quindi manco babbeo ehehe), non sono un Hacker, non ne capisco un emerita mazza di come funzioni Klout, mi dicono (secondo quella discussione) che Klout non misura le competenze, ma l’influenza cioè quanto riesci a farti ascoltare dalla gente.. ok ne prendo atto.. ho 315 follower non penso siano tanti, non faccio trenini dei saluti e non vengo manco così tanto menzionato, quello che scrivo su Klout o qui su Facebook chi mi segue lo vede, molto cazzeggio, qualche video musicale moltissimi aforismi e qualche volta si parla di politica . in cosa sono Influencer ? a chi o cosa Influenzo ?.. non è una domanda satirica, mi piacerebbe proprio saperlo visto che umilmente non credo che avere 63 di Klout mi rappresenti.faccio altri esempi, mi segue una persona a cui ho ricambiato il follow per un semplice cortesia di follow back che ha un bel 61 di Klout senza essere manco iscritta.. di cosa twitta ? Justin Lady GaGa, tenta invano di entrare nei TT ripetento molte volte la stessa frase ecc… ha un Klout di tutto rispetto !ci sono persone che hanno un Klout di 69 ! che sono solo 7 punti rispetto al mio eppure hanno account che ormai sono pietre miliari (10.321 follower) !! i Tweet i retwitt le menzioni, le repliche i follower reali.. penso ne abbia molti più insopportabile di me eppure mi distanzia solo di 7 punti ecco allora a questo punto (e chiedo scusa per essere stato prolisso) mi chiedo, come funziona Klout ? come decide che Bill Gates ha un Klout di 85 !! se facciamo le dovute proporzioni non ha granchè Barack Obama (e chi è ?) ha un misero Klout di 87 ? Lady Ga Ga per intenderci ha 90 … secondo voi nella vita vera, nella vita SOCIALE è più influente Lady Ga GA o Barack Obama ? ma la cosa più bella è notare che Justin Bieber ha un Klout di 100 http://klout.com/#/user/justinbieber questo significa che Justin Bieber è più influente di Barack Obama. questo non lo comprendo.. e lascio a voi la palla.. ”

Francesco Sullo Ti racconto una storiella. In Twitter tempo addietro si parlava della loro difficoltà continua di reggere gli eventi. La tipa che si occupava di monitorare gli eventi era terrorizzata da Lady Gaga. Addirittura in Twitter ci sono allarmi speciali e scatta la sirena tipo bombardamento: “Ha tweettato, Lady Gaga… ha tweettato” e scatta la baraonda. Sembra una cosuccia divertente e basta, ma Twitter quando Lady Gaga tweeta e milioni di persone scatenano un retweet di gruppo, vanno nel panico. Gaetano il tuo Klout è giustamente migliore del mio perché tu che ti muovi da circa un mese ed hai 315 followers. Io sto su Twitter da anni e ne ho circa il doppio. Cosa significa secondo te? Se io e te mettiamo lo stesso tweet (e possiamo fare la prova) quante persone ritweetteranno il tuo e quanti il mio. Mi ci gioco la testa che tu mi batti senza alcun dubbio. Quindi a prescindere da quello che io e te possiamo dire, tu influenzi più persone di me. Punto. Di che altro stiamo parlando?Gaetano Salvatore Puglisi lo ammetto mi hai zittito.

Roberto Favini Tre cose. 1) Giovanni, per me puoi senz’altro citarlo 2) Si è sempre detto che i friends su FB si pesano e i follower su Twitter si contano, ma per Klout si pesano entrambi (per rispondere all’affermazione dei 315 follower, probabilmente sono attivi e di qualità) 3) L’altro mese ho indicato al team di Klout come migliorare l’algoritmo (magari quando mi ridanno l’ADSL lo descrivo meglio in un post); mi hanno ringraziato entusiasti e mi hanno anticipato che vedranno di implementare presto le mie indicazioni

Gaetano Salvatore Puglisi si Roberto Favini e Francesco Sullo ho raccontato le mie osservazioni banalissime per dire “si d’accordo bene usarlo per il marketing, è affidabile per le liste” però mi ha colpito la frase che sta all’origine di questa discussione : “a San Francisco esiste un ristorante che fa sconti se il tuo Klout score è maggiore di 50″ e ” Audi che, ad una presentazione di una nuova auto, avrebbe invitato solamente 200 “influencers” con Klout > di 70 nell’ambito dell’automotive.” è giusto quindi magari per il marketing basarsi su queste liste, non è giusto valutare solo da quelle.. perché non penso che Justin Bieber nella società sia più influente di Barack Obama, magari nei Social, magari in un target di età .. però il rapporto di Klout è enorme.. ora è chiaro che se si dovesse stilare una lista tutto conoscono Obama e tutti conoscono Bieber e saprebbero fare le dovute proporzioni .. ma se si parlasse chessò di Gaetano e di Giovanni chi ci conosce ? l’unico dato è il Klout.. quindi è sicuramente un ottimo punto di riferimento, io me lo controllo spesso, mi piace capire o provare a capire come mi vedono gli altri, e migliorarmi così.. però non può e non dev’essere l’unico, insomma siamo ancora persone, e non numeri, siamo carattere, parole, non algoritmi..

Un nuovo modello di notorietà…

A Giovanni Vitale bene bene, accettando che dal punto di vista tecnico, ingegneristico e ‘smanettoso’ sia stato detto ‘tutto’ provo ad alzare l’assicella speculativa, forse nell’isola ci sono indigeni che, come mi pare di capire da alcuni interventi, al ‘contabilizzo dunque sono’ desiderano aggiungere il vituperato ‘cogito’…  E chiedo: Il 2.0 stà facendo sorgere un diverso modo di accesso alla notorietà? Fino a che punto è individuabile, definibile l’INTENZIONE, e dunque, la responsabilità individuale del profilo che di tale notorietà può disporre? Quanta verità, che valore, esprime la notorietà acquisita in rete? I 3 ambiti di riflessione indicherebbero, rispettivamente, contesti sociologici, giuridici, filosofici ma, allo stato dell’arte, credo che qualsiasi riflessione, anche la più bislacca, potrebbe stimolare spunti inediti e degni d’interesse. P.S. Se la ‘questio’ risulta esageratamente indigesta o, più semplicemente, off topic, vuol dire che ho solo scherzato! 🙂

Luca Filigheddu Giovanni, assolutamente, pubblica pure tutto. Aggiungo una considerazione: sei proprio sicuro di avere falsato il Klout score? Come già accennato da Francesco (sorry ma dall’app per iPad non riesco a citare), già solo il fatto di avere ricevuto oltre 500 retweet per quello che tu definisci un tweet perfetto, significa comunque che hai influenza sui tuoi followers! Mica tutti ci riuscirebbero, con lo stesso tweet. Non vedo l’ora di leggere la discussione sul tuo blog.

Gaetano Salvatore Puglisi ‎A Giovanni Vitale però è proprio questo il punto proprio perché la rete, piaccia o non piaccia, voglia o non voglia è il futuro, basti pensare a quelli che vengono spesso chiamati Bimbominkia, in fondo fanno quello che tutti (o quasi) facevamo in adolescenza nei nostri diari.. solo che loro lo fanno on line, su Facebook su Twitter, è cambiata la piattaforma, non le persone, ma cambiano anche le persone, perché i diari avevano il lucchetto (quello vero) Facebook tuttalpiù ha un icona di lucchetto.. è cambiato il modo di vedere la notorietà, prima si dovevano avere competenze ora basta essere qualcuno, i media sono pieni di gente che non hanno competenze ma si sono fatti un nome quindi oggi, più che mai è importante e fondamentale farsi un nome, il resto vien da se.. possiamo sostituire in futuro nome con Klout o accoppiarli ? si.. questa è la via.. in una società contabile dove si è tutti i numeri, molto simile a quella profetizzata da Orwell nel suo 1984 associare il nome di Gaetano al suo Klout, o qualsiasi altro tipo di algoritmo, insieme magari a tutti i dati che si raccolgono sui social.. non è una cosa bislacca ma è semplicemente la realtà.. è giusto ? non è giusto ? poco importa la società si sta evolvendo così… proprio ora leggevo un commento su un blog ve lo incollo “Ma avete letto le condizioni (termini duso) di current.com? Sono a dir poco esilaranti..il diritto di prelazione sulla vendita dei dirtti!? La cessione per tutta la durata del diritto d’autore (70 anni dopo la morte dell’autore) di fare tutto quelche vogliono, in qualsiasi forma e riadattamento dei materiali inviati…questi sono in effetti i termini d’uso di tutti i social network, ed e’ scandaloso che lo si lasci fare. Credo che sara’ necessaria una battaglia legale per far ci che nei prossimi anni il delirio di onnipotenza che colpisce i vertici di questi gruppi finanziari (perche’ di cio; si tratta) venga ampiamente ridimensionato….” di un tale Kurty, questo è il Web.. ovviamente noi non siamo pecore.. tu da esperto puoi rispondermi (come hanno risposto a questo signore) non mettere le cose che non vuoi che diventino di loro proprietà.. giusto.. ma tu hai degli anticorpi sviluppati al Web.. sei un esperto un giovane no.. è giusto e doveroso informare sulla profondità della tana del bianconiglio (per citare Matrix)

Conclusioni

Dopo un dialogo così elevato e serio, lascio ad ognuno di voi le proprie conclusioni… dopotutto di materiale per elaborare un’opinione ne è stato offerto parecchio…

Eric Schmidt e le crisi di identità di Google+

Eric E. Schmidt, Chairman and CEO of Google In...
Image via Wikipedia

ONtro

Esimi Ricercatori, come sapete sono un fan dell’uso di pseudonimi e ritengo che l’utilizzo di identità molteplici sia uno degli strumenti migliori a nostra disposizione per esprimere al meglio tutte le sfaccettature della nostra Personalità. Pertanto mi hanno davvero colpito le affermazioni di Eric Schimdt, il Presidente di Google, riportate da Mashable in un articolo eloquente sin dal titolo: “Eric Schmidt: If You Don’t Want To Use Your Real Name, Don’t Use Google+”. Si può dire tutto di Eric Schmidt, non che non sia una persona schietta. Nella stucchevole empatia del Web 2.0 pochi avrebbero il coraggio di dire: “Se non vuoi usare il tuo nome reale, non usare il mio Social Network”.

Come dire se non vuoi fare incidenti automobilistici vai a piedi, se non vuoi divorziare non ti sposare, se non vuoi vomitare non mangiare.

Mica te l’ha prescritto il medico di gironzolare nei Social Network.

Ineccepibile.

OppureNO.

Chi ha paura dello pseudonimo?

Nello scorso fine settimana Eric Schmidt, l’uomo che ha mostrato i denti ai Potenti del G8 (v. I Temi di Tendenza e le policy ombra di Twitter), ha dichiarato in risposta alle polemiche sollevate nelle scorse settimane dai blogger statunitensi che il nuovo rutilante Social Network made in Google è senza mezzi termini un “identity service”. Più chiari di così.

Il Presidente di Google rispondeva a numerose polemiche emerse con riferimento al fatto che Google+ è strutturato per disincentivare l’utilizzo di nickname o pseudonimi, mettendo in crisi gli amanti di tale pratica come il sottoscritto e chi “per motivi di sicurezza personale” vuole mantenere celata la propria identità.

Ovviamente mi sento anch’io di associarmi a Schmidt nel dire che se hai problemi di sicurezza personale (tipo sei un testimone sotto copertura) che cosa ci vai a fare sui Social Network…

Ma ritengo che siano casi davvero marginali e, ad essere onesto, ne ho le tasche piene di questa retorica del “bisogna utilizzare ad ogni piè sospinto la propria identità reale se no i Troll e i Fake distruggerebbero la Rete e gli Utenti Buoni ne morirebbero”

In primo luogo perché, come asserito altre volte, i fenomeni peggiori di trolling sono nati col Web 2.0 ed esplosi nei Social Network. Quella che in precedenza era l’arte di sbeffeggiare bolsi rituali digitali è diventata la furia di una folla in tumulto.

In secondo luogo perché questa rincorsa alla distruzione dello pseudonimo non è palesemente ispirata da ragioni umanitarie.

Mi sono reiteratamente espresso a favore dello pseudonimo in interviste (v. “Name Vs. Nickname: viaggio tra l’Essere e l’apparire nell’era di Facebook e Google”) e interventi dal vivo (v. “Twitday 1.0: #JM10”). Sotto il profilo espressivo lo pseudonimo consente di liberare notevoli energie creative altrimenti inespresse. Come dissi a suo tempo:

Il nome reale esprime l’identità, ciò che siamo per il gruppo sociale cui “apparteniamo”, è l’ortodossia alla propria famiglia, al proprio lavoro, al proprio credo politico o religioso. Al contrario, il nickname è l’eterodossia da se stessi, è la possibilità di stancarsi di essere soltanto questo piccolo ego limitato. È espressione delle libertà contenute nella personalità (intesa come nel latino “persona” = maschera), tanto ampie da ammettere la contraddizione e la liberazione da se stessi.

Inoltre come vecchio smanettone mi sorgono ulteriori considerazioni di carattere “tecnico”.

Se nel web 1.0 avessero chiesto a noi sparuti internauti di fornire nome e cognome, per accedere a un servizio saremmo inorriditi. La privacy quando vent’anni addietro è nata la Rete era qualcosa di assolutamente sacro. L’anonimato era inoltre vissuto, come l’occasione di ripartire da zero in una sorta di Stato di Natura. Non contava chi tu fossi nella vita reale, contava ciò che realizzavi in Rete. Lo pseudonimo era un modo per creare un sistema di “riconoscimento” che prescindesse da poteri economici, politici, religiosi, ideologici.

E’ evidente che noi vecchi nerd smanettoni abbiamo perso.

Il web 2.0 è un inno alla nostra sconfitta.

Ovunque è richiesto nome, cognome ed email.

Persino per giocare online (v. Battlenet di Blizzard) tra poco ci vorranno codice fiscale e tessera sanitaria…

La motivazione non è quella di contrastare il trolling, che insisto è più forte e deleterio ora, di quando in quattro gatti ci conoscevamo solo attraverso pseudonimi. Le motivazioni principali sono due: una di ordine economico, l’altra di ordine “politico”.

Sotto il profilo economico,manco a dirlo, vale oro avere la disponibilità di una Banca Dati contenente (vado in ordine sparso): nome, cognome, indirizzo, geolocalizzazione degli spostamenti, preferenze sessuali, orientamento politico e religioso, preferenze in materia di beni e servizi, grado di alfabetizzazione informatica (a quello serve l’indirizzo e-mail non altro), composizione del nucleo familiare, articolazione delle Comunità Online di appartenenza, numero di carta di credito, numero di telefono, ecc… Con un Social Network si può costituire una banca dati di centinaia di milioni di dettagliatissimi profili individuali, che per chi si occupa di marketing valgono oro quanto pesano.

Non a caso una delle attività più redditizie per i cracker di mezzo mondo è rubare profili Facebook (v. ad esempio “Ruba un milione mezzo di profili su Facebook e li mette in vendita” del Corriere della Sera). Al riguardo piuttosto che concentrare l’attenzione su chi “vende” queste informazioni, mi preoccuperei di chi le “compra”, che è a mio modestissimo avviso molto più pericoloso. Se non esistesse la “domanda”, non esisterebbe l’offerta.

Sotto il profilo “politico” spingere gli utenti ad utilizzare il proprio nome e cognome nei Social Network è un modo di rinforzare quelle dinamiche di cyber polizia già descritte in “Bombe alla Crema”, sempre più ostili verso la c.d. “utenza pulita”. Come potrete agevolmente notare sia su Twitter, che su Facebook i pareri più “forti” politicamente sono sempre espressione di persone che agiscono sotto pseudonimo o con fake clamorosi.

Per le Polizie Postali, tramite l’indirizzo IP e web-spiders e banche dati messe volontariamente a disposizione dalle stesse Multinazionali del Digitale, è possibile risalire agevolmente all’identità di chi commette reati in Rete. Non fa alcuna differenza l’utilizzo di uno pseudonimo o di un nome reale. Tuttavia incombono quelle motivazioni di “buon vicinato” dettate dalla necessità di mantenere una deregulation della Rete, funzionale a generare profitti per l’Oligopolio Digitale… Pertanto meglio che tutti si agisca con “nome e cognome” per rafforzare la percezione di trovarsi un Panopticon e limitare i danni di immagine dettati dalle “insurrezioni digitali”, che tanto hanno preoccupato il G8…

Se sai di essere osservato, ti controlli da solo.

Se sai di essere osservato con nome e cognome ti controlli due volte.

A meno che tu non sia un autolesionista come certi Missionari 2.0, ma questa è un’altra storia…

Conclusioni

Ovviamente su Google+ non ho neppure cercato di utilizzare uno pseudonimo.

Persino su Twitter ormai appaio col mio nome reale.

Dovessi dimenticarmi per un solo istante che sono Giovanni Scrofani: avvocato, marito, padre, cattolico abbastanza praticante, apolitico praticante, giurista d’impresa e a tempo perso nonBLOGGER.

In Tecnonucleo sei libero.

Sei libero di essere come una pagina Facebook, o Google+: un insieme di contatti, di posti in cui sei stato, di cose che hai fatto, di preferenze.

E un giorno le Macchine avranno una “personalità” identica alla nostra, forse perché questa si va comprimendo ogni giorno.

Per fortuna che c’è Eric Schmidt a sbatterci la verità sui denti: i Social Network sono “identity service”.

Er Webbe se fa! – Viral, meme e superamento della produzione seriale

Egregi nonché esimi Ricercatori, assumo un’espressione doverosamente seria e compunta, per comunicare che all’esito dei numerosi esperimenti creativi condotti su Twitter e narrati in questo coccoloso nonBLOG, ho prodotto un fondamentale articolo per Brand Care Magazine n.9 dal roboante titolo: “Er Webbe se fa! – Viral, meme e superamento della produzione seriale”.

L’articolo che vi accingete a leggere rappresenta una vera e propria summa delle nostre malefatte twittere, grazie alle quali possiamo finalmente fornire una dadaistica e destrutturata risposto alla domanda delle domande “come superare la produzione seriale?”

Ma poiché siamo talmente PRO, che non ci facciamo mancare nulla, già che ci siamo abbiamo anche trovato delle risposte, impermanenti e inconcludenti alla domanda delle domande: “cosa è davvero virale su internet?”

L’articolo che vi accingete a leggere è così importante che per produrlo è stato necessario emettere migliaia di tweet, spingere al retweet compulsivo centinaia di persone, inventare falsi idoli, ideare trend topic ignobili, intasare di corbellerie i terabyte delle Nuvole Computazionali, rischiando di scatenare un nuovo Diluvio Universale…

La quasi totalità dei nonPOST che avete letto negli ultimi mesi hanno avuto un solo scopo: SCRIVERE QUESTO ARTICOLO. La complessità della materia è stata tale che abbiamo addirittura produrre un bozzetto con Storify.

Perché è la risposta definitiva sul web 2.0.

OppureNO.

Di seguito a pagina 50 potete godere della versione semiseria e semiragionata dell’esito delle nostre ricerche congiunte. Vi ringrazio sentitamente e spero di aver reso il giusto merito alle Vostre coccolose malefatte!

 

Il mio primo anno su Twitter: i giorni del Niubbo!

ONtro

Esimi nonché egregi Ricercatori, il 02 giugno 2010 A.D. generavo il mio alter-ego digitale Jovanz74 su Twitter, esperienza che è stata fondamentale per la creazione di questo piccolo e coccoloso nonBLOG.

Mi sembra opportuno tirare un bilancio di questa esperienza, che ha avuto degli esiti davvero imprevisti.

Per inciso, prima che inventassi l’hastag #Gilda35 e animassi il relativo Progetto, Twitter Italia era molto diverso:

  • TOPTWEETS: l’algoritmo dei Toptweets regnava incontrastato e rappresentava la quintessenza del Tweet pensiero. Apparire nella homepage era non solo motivo di vanto, ma quasi una terra di conquista per markettari impenitenti…
  • HASTAG: si faceva un uso molto per bene e castigato delle etichette/hastag, giusto per manifestare il proprio sostegno o la propria avversione verso un “prodotto”. Erano una sorta di versione all’amatriciana del pulsante “I Like” di Facebook…
  • TWITSTAR: l’autorevolezza delle Twitstar (i c.d. Utenti Consigliati di Twitter) era qualcosa di assolutamente incontrastato. Anzi si era venuto a creare una sorta di “stile di scrittura” da aspirante Twitstar, che era quasi comico nella propria ingenuità…
  • INFLUENCERS: quello dei c.d. Influencers (gli utenti professionisti che “parlavano di Twitter” influenzandone le dinamiche) sembrava un circolo chiuso di interazioni autoreferenziali tra professionisti dei Social Network, in cui per inserirsi pareva bisognasse avere requisiti tecnico/professionali elevatissimi…
  • BOT & FAKE: i BOT (software che si fingono utenti umani) e i Fake (individui che impersonano identità diverse dalla propria) imperversavano senza sosta nelle Timeline, in un meraviglioso guazzabuglio di identità reali e presunte tali.

Mi piace pensare, che un pochino con le mie cyber beffe e i miei nonPOST ho contribuito a migliorare quantomeno la percezione di certi fenomeni su Twitter… contribuendo al suo graduale mutamento… e forse (in parte) a una qualche forma di destrutturata maturazione.

Ma è altrettanto vero che un po’ è maturato Twitter, un po’ è maturato il mio sguardo.

Un anno è un traguardo importante, quindi ritengo opportuno per almeno 2, o 3 nonPOST a fissare sulla carta elettrica una sorta di digitale bilancio provvisorio… chiarendo alcuni passaggi “dietro le quinte”

Pertanto come è ovvio parto coi miei giorni da Niubbo…

Per i non avvezzi ai termini internettari 1.0 un niubbo è un “novellino” (dall’inglese newbee)… E’ un termine cui sono molto legato perché mi ricorda gli albori dei giochi online, quando inserirsi in partita era una sorta di rituale iniziatico degno dei nativi americani…

Inserirsi in Twitter è difficile…

Una vera iniziazione a una nuova modalità di comunicare…

Gennaio-Febbraio 2010: 4 days contest

Esimi Ricercatori come saprete fino alla nausea e allo sfinimento: sarà che sono nato con Pong…

… pertanto non potevo che conoscere Twitter grazie ad un videogame!

Il merito (o demerito a seconda dei punti di vista) della mia iscrizione su Twitter spetta a un’iniziativa di viral marketing della Quantic Dreams, per il lancio del videogame “Heavy Rain“.

Per lanciare questa sorta di film noire interattivo, che narrava della lotta di un padre che deve fermare un serial killer prima che uccida il proprio figliolo, la Quantic Dreams avviò la “Four Days Contest“.

Sulla falsa riga del videogame, in cui bisognava superare una serie di prove entro quattro giorni per salvare il bimbetto dalla propria triste sorte, bisognava identificare un possibile profilo di serial killer superando una serie di prove, che si articolavano su vari siti internet, su Youtube e su alcuni profili creati ad hoc su Facebook e Twitter.

I profili farlocchi riguardavano testimoni, indiziati, investigatori, ed era tutto uno zompare da un lato all’altro dei Social Network… considerato quanto ero orso, immaginate la gioia…

Gli account di Twitter erano i più inquietanti di tutti, poiché presentavano l’account del Killer dell’Origami e di un testimone chiave del rapimento di una delle piccole vittime digitali… L’account del serial killer era @piegaperfetta e quello di un testimone chiave @dormealsole.

Dallo sfondo della pagina di Piegaperfetta (il nick era legato alla passione del serial killer per gli origami) si poteva risalire a una serie di indizi, che sarebbero tornati utili nelle successive parti dell’indagine.

L'inquietante pagina di Piegaperfetta...

Inoltre l’abominevole Piegaperfetta postava con twitpic una serie di foto utili all’indagine e link ad alcuni finti ritagli di giornale, che adeguatamente utilizzati fornivano importanti indizi sul profilo del criminale.

Perlopiù però Piegaperfetta si limitava a postare assurdità simili a quella di seguito:

Capisco il vostro sconcerto, esimi Ricercatori, avrete incontrato parecchie persone che postano frasi simili tra i vostri follower… forse è il caso che chiamate CSI-Magliana prima di procedere nella lettura…

Onestamente dato il tema un po’ morboso del videogame, i tweets di Piegaperfetta e Dormealsole non mi resero particolarmente propenso all’iscrizione su Twitter. Oggi che sono un po’ più esperto dell’argomento, mi colpisce come i due account fossero articolati secondo il manuale della perfetta aspirante Twitstar:

  • contenuti da microblog, brevi e concisi (140 bastano e avanzano);
  • scrivere sbagliato” alla broken-english come insegnano nei migliori manuali di scrittura creativa;
  • postare il rimando a qualche news di interesse;
  • zero interazioni con altri utenti;
  • seguire un numero di account vicino o pari allo zero.
Così, essendo un gameaddicted, risolsi l’arzigogolatissimo Contest, guadagnando insulsaggini tipo magliette per l’avatar di PS-Home e sfondi interattivi, ma restando parecchio perplesso sulla reale utilità di Twitter…

L’impressione spassionata che ne ebbi fu quella di un Social Network per persone sull’orlo di un grave collasso nervoso, che mangiano carne umana e adorano Satana nel tempo libero…

Giugno-Luglio: l’iscrizione e i primi passi

Passarono i mesi e il 2 giugno 2010 A.D. mi risolsi a iscrivermi su Twitter… il che nel suo piccolo rappresenta una vittoria del marketing virale: fondamentalmente Twitter e Heavy Rain si erano fatti pubblicità a vicenda e col tempo era cresciuta in me la curiosità di conoscere meglio questo nuovo media.

Perché abbia scelto il giorno della Festa della Repubblica come data di iscrizione, non ne ho la più pallida idea. Magari significa qualcosa. OppureNO.

Nella lista “I Cinquanta” riporto gli account dei miei primi passi da niubbo su Twitter, a causa dell’elevato tasso di abbandono di questo social network gli account attivi si sono ridotti col tempo a una quarantina. Menziono quelli con cui sono rimasto in contatto, consapevole di un debito di imprinting nei loro confronti come l’Ochetta Martina verso Konrad Lorenz: dh_debbie88CamelotdestraoneDayRay,
StregamedusaNickBiussySunnySaaspoonman_80R_Reventlov_G,
MeganHalvonikMorgana2008scavix barbaraivaniRik_1980,
EmmalucheriniGabry89HaruhiS89darschgiuliacarino,
il_libertarioElfoglitterWiwaLunaWiFaulucahardrock,
luanascozzafavadonatigabBigChunamassim8 EleNuar,
diegorfabiocensiMQ62Sy8iChiaralazyoldmadbearNinoOnAir.

Il mio stile di scrittura su Twitter risente molto (o beneficia a seconda del punto di vista) dei primi tweet scambiati con “I Cinquanta“… all’inizio quando si entra in Twitter “non accompagnati” si è disorientati, ci si trova in imbarazzo ad “importunare” perfetti sconosciuti con una menzione, o una risposta… Mi auguro che tutti al loro arrivo trovino persone come i Cinquanta che li accompagnino in questo viaggio.

Instaurare in prima battuta delle interazioni positive con personalità positive è stato forse uno dei punti di forza che mi ha spinto ad addentrarmi in questo social network, che a differenza di Facebook, aveva una serie di riti e figure, che me lo facevano assomigliare a una sorta di arcaico culto iniziatico…

Così mi addentrai nei segreti misterici della settimanale liturgia del Follow Friday (settimanale elencazione degli utenti da seguire)…

… mi interrogai per giorni sul significato esoterico del simbolo # anteposto senza un significato apparente a parole e acronimi, cui forniva una sorta di autorevole suggello…

… mi abbeverai alla sapienza delle Twitstar che produceva inquietanti tweet oracolari in materia di nuove tecnologie, libero amore, prodotti apple, musica, spritz, iPhone4, Internet for Peace (ebbene sì all’inizio seguivo TUTTI gli Utenti Consigliati da Twitter)…

… assistetti perplesso e muto come un Accolito Pitagorico agli scambi cifrati di link degli Influencers e Missionari infarciti di hashtag all’inizio incomprensibili (#I4P, #TA10, #lovvotica, #reset, #noalbavaglio, ecc…)…

…venni travolto delle laiche processioni dei “trenini dei saluti” (elenchi mattutini, postprandiali e serali di persone cui augurare buongiorno, buon appetito e buona sera/notte)…

…scoprii il fenomeno del RT (o retweet): con mia somma sorpresa non solo le persone mi rispondevano, ma addirittura procedevano retwittare le miei sconnesse lamentazioni contro il maltempo, appropriandosi delle mie parole…

…venni iscritto in ogni sorta di lista dal nome criptico e assurdo associato a persone cui venivo collegato dalle più astruse elucubrazioni mentali…

…osservai incuriosito il fenomeno dei Resonancers/Toptweeter, la cui sublimità di pensiero proiettava in homepage ogni prolusione…

Poi in una notte di fine luglio divenni io stesso un Toptweeter con questo scioccherello messaggio:

Lo shock culturale per un vecchio Nerd 1.0 di trovarsi nella homepage di Twitter esposto al pubblico ludibrio con questa fregnaccia pazzesca fu enorme… Talmente enorme che iniziai a meditare il Progetto #Gilda35.

In quella laica liturgia c’era bisogno di un pizzico di eresia…

continua…