Nichi Vendola e il rubamento di #oppureNO

Nichi Vendola e il rubamento di #oppureNO

Esimi Ricercatori, sono qui per denunziare un grave atto di prevaricazione intellettuale subito dal sottoscritto da parte dello Staff di Nichi Vendola.

Mentre scrivevo l’articolo sullo svolgimento delle Primarie su Twitter, mi cadeva l’occhio sull’utilizzo da parte di Nichi Vendola del meme #oppureVENDOLA.

Vedendolo mi si è gelato il sangue…

Come sapranno i Ricercatori di più lunga data uno dei miei tormentoni preferiti è #oppureNO…

E’ un mio caro vecchio meme dell’estate 2010, che iniziai ad impiegare come strumento di dadaistica affermazione e contraddizione in 140 caratteri su Twitter.

Il primo impiego ufficiale presso questo prestigioso nonBLOG risale al giorno 17 ottobre dell’Anno di Grazia 2010, come attestato dal celeberrimo nonPOST sul Testamento di Nobel 1.0.

Come peraltro debitamente illustrato nel nostro mirabolante glossario redatto in quel di Roma il giorno 03 aprile dell’Anno del Signore 2011, #oppureNO è una formulazione molto importante nei nostri dadaistici ragionamenti in quanto:

oppureNO: formula che contraddice l’intero contenuto delle affermazioni che la precedono.

Neolingua 2.0

Mi sembra pertanto evidente il rubamento di idee subito dal sottoscritto da parte di Nichi Vendola.

Ora poiché siamo nel mirabolante mondo del digitale italiano, dove ogni puerile occasione di fanciullesca polemica va colta e mai sprecata, mi sembra d’uopo levare indignato il ditino e sventolarlo sotto il naso del Governatorissimo.

Ora poiché il maoista digitale medio invoca sempre la condivisione, salvo quando una star gli fa il crozzaeincolla, allora sbuffa, conciona, aizza, inveisce, sbava e sopratutto spamma ovunque il proprio astio… non posso esimermi dal farmi scoppiare le vene innanzi al protervo Signorotto della Cloud che m’ha scippato l’idea… salvo poi tornare a zappettare felice la miazolla digitale pago del raccolto giornaliero di like.

Così nello spirito di colletivismo autoritario che contraddistingue l’internet esigo che il Governatorissimo e i suoi accoliti versino nelle mie saccoccie 1 euro per ogni spendita di #oppureVENDOLA effettuata da loro o dai loro aventi causa.

Ciò fatto salvo il diritto di chiedere successivamente i Danny Morandy per l’infame violazione dei miei diritti d’autore.

OppureNO.

Nichi Vendola e il rubamento di #oppureNO

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Le Primarie al tempo di Twitter | Data Manager Online

Da mesi tengono banco su Twitter le Primarie del Partito Democratico. Una partita a tre tra Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Nichi Vendola senza esclusione di colpi. Divertiamoci a esplorare come la comunicazione digitale stravolge (almeno apparentemente) i rapporti di forza.

Illustri Manager Digitali, come ben sapete su Twitter imperversa ormai da settimane il dibattito sulle Primarie del Partito Democratico…

I tre principali candidati Matteo Renzi (@matteorenzi), Pierluigi Bersani (@PBersani) e Nichi Vendola (@NichiVendola) se le danno di santa ragione quasi nella versione digitalizzata di uno sport estremo stile Rollerball…

Della premiata serie chi rimane in piedi all’ultimo round vince.

Ma cerchiamo di esaminare esattamente cosa sta accadendo…

La comunicazione su Twitter di Matteo Renzi

Fondamentalmente Renzi dialoga con pochi soggetti selezionati: Pierluigi Bersani e Nichi Vendola e Jovanotti… Nonostante subisca quotidianamente parecchie provocazioni tira dritto, senza peraltro rispondere neppure ai sostenitori.

Le foto postate da Renzi via Twitter sembrano quelle di una rockstar, sospese tra foto di adunate oceaniche (quanto piace ai leader italiani il rapporto leader/massa) e quelle del backstage del proprio camper (mancano solo roadie e groupie e il quadretto è perfetto). Quando poi arriva a presentare la propria squadra di tre giovani donne, sceglie una foto che trasmette un effetto molto alla Sex & the City.

La sensazione finale è un po’ quella della Twitstar che parla solo coi propri pari e che pare divertirsi un casino.

Tuttavia va notato un efficace utilizzo dell’hashtag #Adesso adottato da Renzi e dal suo staff. Sotto questa etichetta vengono presentati gli eventi, gli articoli, le punzecchiature agli avversari e le risorse informatiche messe a disposizione dei sostenitori.

A latere è stato anche aperto un account @AdessoPartecipo che dialoga attivamente con la base del PD, sforzandosi di rispondere garbatamente ai detrattori. Un buon esperimento.

La comunicazione su Twitter di Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani è un fulgido esempio di Simulacro Digitale. Non si cura neppure di fornire un barlume di verosimiglianza. Pubblica imperterrito i propri tweet come micro comunicati stampa in 140 caratteri. Anche quelle che apparentemente sembrano sperimentazioni linguistiche altro non sono che la pedissequa riproposizione del parlato di Bersani. Le stilettate verso gli avversari sono sempre lanciate senza neppure nominarli: della serie devo occuparmi di cose serie, sono un uomo concreto.

L’utilizzo delle foto presenta le solite adunate oceaniche, ma è molto più concentrato sul corpo del leader, ritratto ieratico in ogni posa possibile, ivi inclusa l’immagine da socialismo reale stile Caro Leader con in braccio piccola Pioniera della Rivoluzione… Molto intelligente invece l’utilizzo dell’immagine della sua infanzia, che con un effetto “Amarcord” riesce anche a parlare del ruolo avuto dal vecchio PCI e dalle sue successive incarnazioni nella creazione di una classe dirigente basata sul merito.

L’utilizzo degli hashtag invece è legato alle contingenze del giorno, un po’ inseguendo i temi di tendenza o gli eventi in programmazione con esiti più o meno performanti.

E’ un po’ sconcertante invece l’utilizzo degli account @pdnetwork (l’organo ufficiale del PD su Twitter) e @YouDem (la TV ufficiale del PD), ridotti a organo di propaganda pro-Bersani. Sarebbe stato più elegante aprire un account proprio considerate le divisioni interne col “Rottamatore”.

La comunicazione su Twitter di Nichi Vendola

La comunicazione di Nichi Vendola è assai simile a quella di Pierluigi Bersani: piccoli slogan e comunicati stampa in 140 caratteri in cui i soli account menzionati sono quelli di propri compagni di partito e collaboratori.

Nelle foto si fa anche qui ampio ricorso alle immagini di oceaniche masse di sostenitori adoranti. Tuttavia va evidenziato come Nichi Vendola si sta spingendo sempre più verso l’utilizzo del meme (i tormentoni digitali). Da un lato ha modificato il proprio avatar rendendolo un’immagine virale, dall’altro ha lanciato l’hashtag #oppureVendola e il relativo meme, per consentire alla base dei sostenitori di creare contenuti dal basso… Diciamo che per ora a parte Vendola e il suo staff ha scatenato soltanto l’allegra congrega di Burloni Cinguettanti che imperversa sui temi di tendenza.

Personalmente, essendo un appassionato della Cultura dei Meme, per ora il risultato mi lascia poco soddisfatto. Però va certamente lodato l’esperimento.

Piazzamenti digitali

Ma alla fine della fiera di chi è la comunicazione più performante?

A consultare sommariamente i dati pare essere quella di Matteo Renzi. Considerati tutti i commenti negativi che leggo su twitter quotidianamente su Twitter mi sembra incredibile, ma si sa che in Italia il lurker è l’elettore medio.

Utilizziamo l’ottimo Twitter Counter per analizzare la crescita di follower dei tre candidati:

In pratica mentre Pierluigi Bersani e Nichi Vendola crescono al consueto ritmo di 200/300 follower al giorno Matteo Renzi cresce al ritmo di 800/1000 follower giornalieri, sembra essere quello che ha maggiormente beneficiato dell’effetto Primarie.

Se poi analizziamo i follower dei tre candidati con l’ottimo Faker esce un dato ancor più sorprendente…

Faker è uno strumento che analizza i metadati dei follower di un account twitter per dividerli in tre categorie:

* FAKE: in pratica i finti account o socialbot generati artificialmente, che rappresentano ormai una piaga endemica di Twitter, tanto da spingere la società alla ricerca di soluzioni drastiche. Per via della loro programmazione tendono a seguire personaggi popolari, pertanto è facile rinvenirli presso account di politici, anche se questi ultimi non li hanno comprati da servizi come SEOclerks.

*INACTIVE: sostanzialmente account inattivi o utilizzati sporadicamente da puri lurker.

* GOOD: account utilizzati più o meno regolarmente da utenti reali.

Di seguito una piccola tabella riassuntiva dei risultati:

Matteo Renzi

  • follower 166.157
  • FAKE 24% 39.878
  • INATTIVO 45% 74.771
  • GOOD 31% 51.509

Pierluigi Bersani

  • follower 138.959
  • FAKE 34% 47.246
  • INATTIVO 38% 52.804
  • GOOD 28% 38.909

Nichi Vendola

  • follower 228.325
  • FAKE 41% 93.613
  • INATTIVO 37% 84.480
  • GOOD 22% 50.232

In pratica Matteo Renzi nell’ultimo mese e mezzo non solo ha superato in termini assoluti Pierluigi Bersani, ma ha anche sorpassato Nichi Vendola sul piano dell’utenza attiva.

Insomma, almeno su Twitter, il modello della Twitstar supera quello del Simulacro Digitale e del Meme.

Adesso è da vedere come si trasformeranno in voti.

via Le Primarie al tempo di Twitter | Data Manager Online.

Il nuovo che avanza

La puntata di Ballarò di ieri (25/10/2011) devo ammetere che mi ha trasmesso la sensazione tremenda di trovarmi di fronte all’ennesimo rinnovamento mancato della nostra storia repubblicana.
La dialettica del Berlusconismo/Antiberlusconismo si trascina come una liturgia ormai vuota: i soliti ditini alzati di Fini (sempre più Leader del FLI e meno Presidente della Camera), la solita Gelmini tesissima che cerca di convincerci che viviamo nella migliore delle Italie possibili, il solito Vendola che si lancia in incomprensibili voli pindarici, il solito Rotondi che cerca di buttarla in burletta…
Il tutto condito dal solito coro greco di annuitori, applauditori, pseudoesperti, sondaggisti…
Poi se si cambiava canale riapparivano i Prodi, i D’Alema, gli Alfano, a corollario di un dibattito vuoto ed eternamente uguale a se stesso.
Non ho minimamente capito come intendono Destra, Sinistra e Terzo Polo affrontare non tanto l’inevitabile dopo Berlusconi, ma la Crisi in atto.
Più guardo questi protagonisti del dibattito politico, più mi chiedo sono loro la risposta?

La settimana dadaistica di Twitter (21/05/2011 A.D.)

BOTpolitick: Elezioni Amministrative 2011

Exploit Digitale

Esimi nonché egregi Ricercatori, mentre guardo i soliti analogici politici della Seconda Repubblica che dichiarano tutti “abbiamo vinto noi”, provo la stessa ebrezza che mi suscita una bella partita di cricket, cioè lo zero assoluto.

Girano i soliti discorsi, le solite parole d’ordine, i soliti sondaggi, le solite dirette dal Viminale, i soliti interventi telefonici, le solite provocazioni, le solite repliche piccate, la solita noia…

Quello che mi dispiace, ma direi che è anche ovvio data la vetustà dell’impianto ideologico/culturale dei giornalisti italiani, è che nessuno affronti uno dei temi più notevoli di queste elezioni amministrative 2011: la BOTpolitick.

Con questo termine amo indicare, in modo un po’ irriverente, le modalità con cui i politici italiani affrontano il mondo dei social network, per lo più con simulacri digitali affidati ad apposite agenzie di comunicazione.

A mio avviso in queste elezioni, per la prima volta l’uso dei social network in politica qualche voto l’ha spostato. Penso soprattutto al caso di Luigi De Magistris, delle Liste Cinque Stelle di Beppe Grillo, dell’area politica legata a Nichi Vendola, soggetti molto attivi presso i social network, che hanno avuto una resa sorprendente incompatibile con il solito teorema: “più minuti appari in televisione più voti racimoli”.

Insomma al netto delle solite ormai barbosissime menate sulla par-condicio televisiva, la Rete per la prima volta inizia a diventare (timidamente per carità) uno strumento di generazione del consenso politico.

A mio avviso un solo dato politico emerge da queste elezioni: che i partiti politici devono rinforzare la loro presenza in Rete. Anche perché fondamentalmente i Citizen 2.0 rappresentano un elettorato più fluido rispetto a quello geologicamente stratificato del pubblico televisivo. E, a mio modestissimo parere saranno sempre di più le Comunità Online il vero soggetto politico dei prossimi anni.

Ammetto che non ritenevo funzionale la BOTpolitick, che la reputavo arretrata e antiquata per approccio e linguaggio, invece devo ammettere che nel suo piccolo ha scompigliato il quadro politico nazione.

Fenomenologia della BOTpolitick

Prima di andare oltre analizziamo le caratteristiche attuali della BOTpolitick a beneficio dei Ricercatori tutti:

  • Simulacro Digitale: i politici affidano la propria immagine in rete ad apposite agenzie di comunicazione che animano un loro simulacro digitale. Il ricorso a un “account ufficiale” di Twitter o a una fan page di Facebook, in luogo dell’account personale, da molti (tra cui il sottoscritto) viene vissuta come una presa di distanza. Un po’ come un esserci ma non esserci. Tuttavia la stragrande maggioranza dei politici di destra e sinistra opera con account solo apparentemente personali.
  • Comunicazione monodirezionale: l’utilizzo di un simulacro digitale comporta che il politico 2.0 posti dei proclami monodirezionali leader/massa, privi in genere di replica agli altri utenti del social network in cui operano. A mio avviso si genera l’effetto Tazebao (i giornali pubblici della Cina di Mao), perché almeno sui temi più importanti qualche risposta ogni tanto sarebbe molto gratificante per gli elettori.
  • Blog: altro elemento distintivo (Beppe Grillo docet) è il Blog autoriale, anche questo affidato ad apposite agenzie specializzate, che spesso non consente ai lettori di operare commenti (forse per evitare una sfiancante moderazione dei troll politici).
  • Elevata incidenza di BOT tra i follower: i politici 2.0 di Twitter hanno un’incidenza di BOT (i celebri software che si fingono utenti di social network) tra i propri followers estremamente elevata. Molti simulacri politici hanno centinaia e centinaia di BOT, che non fanno altro che seguirli. Forse si ricorre a questo escamotage per dare l’impressione di un vasto seguito e spingere i più timidi a manifestare la propria “preferenza”.
  • Politica Digitale: un aspetto positivo di quei politici che scelgono di operare nei social network è che a differenza della maggior parte dei propri colleghi, ogni tanto si cimentano in incursioni nel mondo della politica digitale dura e pura parlando di open source, privacy, hacking, ecc…
  • Catalogo delle Twitstar: una pratica a mio avviso molto giusta è quella di sfruttare i sistemi di certificazione degli account ufficiali offerti da Twitter. La maggior parte dei politici che operano in questo social network sono censiti nel celeberrimo catalogo delle Twitstar alla voce “Politica” e adornano i propri avatar col bollino dell’utente “verificato”, che ne sancisce la bontà.
  • Politichese: purtroppo a livello di linguaggio i simulacri digitali riflettono il linguaggio parlato dei propri originali, così assistiamo a post e messaggi prolissi che inevitabilmente rimandano al blog per la lettura del messaggio nella sua interezza. Il linguaggio dei blog è diviso in genere in due macro tipologie: il “Blog Invettiva”, cui scappa pure qualche parolaccia e il “Blog Aulico” in cui non è infrequente trovare termini da Accademico della Crusca.
  • Eccesso di moderazione: alle volte i gestori dei simulacri sono talmente terrorizzati dalle conseguenze del c.d. Trolling (l’equivalente digitale di una molestia verbale) dal qualificare come spammer chiunque inizi a porre domande in modo troppo insistente.

Insomma se guardo alla comunicazione politica da BOTpolitick il successo dei politici 2.0 non si spiega molto. E’ un tipo di comunicazione spesso scostante, monodirezionale, verticistica. La BOTpolitick soffre delle medesime carenze della politica tradizionale.

Allora perché funziona così bene?

Il ritorno del Militante

A mio avviso l’elemento di forza della politica 2.0 è rappresentato da un nuovo tipo di militante: quelli che amo scherzosamente definire i Missionari 2.0. Sono proprio questi ultimi, col loro accanito (e spesso oppressivo) entusiasmo ad animare parallelamente al simulacro digitale l’azione politica nei social network.

Nei social network, al netto di certe futili forme di trolling politico, si respira parecchia passione politica, paradossalmente di stampo più polarizzato a sinistra e a destra, piuttosto che in quel centro moderato tanto caro ai nostri politologi.

Diciamo quindi che i Missionari 2.0 riescono con la loro passione a integrarsi con la BOTpolitick e a generare una sorta di particolare Soggetto Politico così articolato:

  • Simulacro Digitale: agenzia di comunicazione che pubblica slogan in modo monodirezionale leader/massa, senza interagire.
  • Missionario 2.0: che si occupa di diffondere viralmente il verbo nella Rete, interagendo con gli altri utenti (ed in tal modo compensando il deficit comunicativo del Simulacro).
  • Sostenitore esterno: chi gradendo qualche iniziativa (per lo più quelle generate dai Missionari 2.0 e connesse a qualche meme divertente tipo i #morattiquotes, i #gelminiquotes, ecc…) comunque si rende parte attiva (più o meno consapevolmente) della comunicazione politica.

Quando poi al Simulacro Digitale si sostituisce un politico in carne ed ossa che interagisce realmente l’effetto è notevolmente potenziato.

Conclusioni

Da impolitico praticante mi auguro che la politica inizi a svilupparsi maggiormente in Rete. Per adesso le forme di manifestazione nel digitale della politica sono ancora goffe e impacciate, però iniziano a muovere voti e a sviluppare un dibattito sicuramente più interessante di quello tristanzuolo cui si assiste ogni giorno in televisione e sui giornali.

I Social Network offrono possibilità molto partecipative di approccio alla politica, spiace rilevare che anche questa volta in televisione non se ne sia parlato minimamente.

Il futuro dell’agone politica è la Rete… finchè magari in un futuro non troppo lontano Tecnonucleo ci tirerà fuori un super Algoritmo, che si preoccuperà per noi di selezionare i governanti che rispecchiano meglio le nostre esigenze e saremo affrancati anche da questo problema.

OppureNO.