Un altro inutile post su Patrizia Pepe

ONtro

Egregi nonché esimi Ricercatori…

L’altro giorno mentre sguazzavo in quel meraviglioso ecosistema, che è il Gruppo degli Indigeni Digitali leggo dell’enorme flame sollevato dalla cattiva gestione da parte di Patrizia Pepe di una crisi di comunicazione avvenuta sulla propria fan page di Facebook:

Alessandro Sportelli
C’è una conversazione sulla pagina fan di Patrizia Pepe che potrebbe farci “riflettere”. La conversazione fa riferimento ad una foto di una modella “un pò magra”. La trovate qui: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150550046630576&set=a.18966402057+5.251734.73479655575&theater Voi avreste gestito in questo modo le critiche?

Lì per lì, essendo analogico come un cavernicolo e di una nerditudine spaventosa, mi chiedo: “Chi accidenti è Patrizia Pepe?”

PatriziaPepe.com

So che Carrie e le altre “Ragazze” attempatelle e in menopausa di Sex & the City inorridirebbero di fronte ad una creatura così orrendamente nerd come il sottoscritto, ma tant’è: sono arrivato alle soglie dei 37 anni senza sapere chi sia Patrizia Pepe.

Così faccio una googlata nelle Nuvole Computazionali per capire chi sia questa benedetta Patrizia Pepe…

Il sito ufficiale di Patrizia Pepe mi chiarisce che è un atelier fiorentino, che cura molto la propria immagine online, il sito infatti ospita: una pagina “community” dedicata ai propri account sui social network (Facebook, Twitter,  Flickr, Youtube), una app “where is Patrizia?” con cui “geolocalizzarsi” nei vari negozi e ricevere promozioni, un blog , che raccoglie notizie e informazioni sul flusso creativo, che ispira la maison

Prima di procedere nella lettura del presente nonPOST vi invito a perdere 5 minuti gironzolando nel sito di Patrizia Pepe…

Il Padre di tutti i Flame

Come direbbe Giovanni Muchacha: “Fatto?”

Bene a questo punto, coloro che sono digiuni di vicende internettare, si chiederanno cosa mai può essere successo ad un sito così attento alla propria immagine online? Oltre 140.000 fan di Facebook, 1.300 follower su Twitter, pagine e pagine che trasudano un’attenzione maniacale al lato digital del brand Pepe… Sorge quasi il sospetto che la maggior parte delle bloggers italiane, nel tempo libero svettino su tacchi 12 indossando una taglia 40 della Patrizia Pepe…

Ma cosa accidenti è successo? Chiedete ansiosi voi Ricercatori.

Una cosa da nulla rispondo io: un banale flame 1.0.

Ai tempi in cui ero ragazzetto e col mio modem a 36 k gironzolavo nell’etere i flame, o come amo chiamarle le “risse digitali” erano all’ordine del giorno. Ai bei vecchi tempi dell’analogico videotel e del web 1.0 i forum e le chat erano intasati di troll, che si divertivano a scatenare risse digitali tra gli utenti. Alle volte postando domande cretine, o provocatorie, altre volte inventando crociate assurde… tipo quella che il sottoscritto ha scatenato su Twitter ai tempi del Project contro i poveri bimbiminkia

Ebbene patrizia Pepe ha postato una foto di una modella molto magra (direi quasi emaciata), simile a mille altre che si vedono in giro in rete. Tuttavia qualche utente si è risentito per il messaggio lanciato dalla “modella anoressica” ed ha alzato un flame contro la maison fiorentina… Mi piace pensare che sia stato qualche vecchio troll smanettone 1.0, come il sottoscritto, che celandosi dietro qualche fake  ha intrapreso la sua jihad anti-anoressia, solo per ammazzarsi dalle risate alle spalle degli sprovveduti…

La foto dello scandalo

Tuttavia immagino anche che tanti utenti reali si siano risentiti perché il loro atelier di riferimento, si rifaceva a quelli che sono ormai vissuti come disvalori: una ricerca della bellezza autodistruttiva che genera disturbi alimentari…

Riporto di seguito il messaggio che ha scatenato il padre, lo zio e il nonno di tutti i flame:

Mà QST MODELLA IN FOTO è ANORESSICA!!! ANCORA DI QST TEMPI CON TT LE MODELLE CHE SN MORTE DI ANORESSIA???
07 aprile alle ore 18.22 ·

L’errore del media manager della pagina di Facebook di Patrizia Pepe è stato quello di gestire in modo molto brusco e a tratti maleducato la vicenda al grido di “Siamo Toscani, oh”!

Ne è nato un parapiglia digital, che si è esteso anche su Twitter verso l’account  @PatriziaPepe e sull’hastag #PatriziaPepe. La rissa digitale è divampata con una intensità davvero notevole per un’intera settimana, per poi gradualmente scemare…

Ora vi invito a perdere altri 5 minuti a leggere il flame generatosi su Facebook…

Esaurimento nervoso di una Mente Alveare

Sempre, come direbbe Giovanni Muchacha: “Fatto?”

Bene il flame summenzionato ha scatenato le migliori penne della blogosfera italica, che si sono precipitate a dire la loro sulla vicenda… in un modo che definire massivo è semplicemente riduttivo.

Elenco di seguito dei post più pertinenti pubblicati sull’argomento:

  1. Patrizia Pepe e Facebook: un passo indietro era necessario
  2. Patrizia Pepe impara dai Social Media | Inside Patrizia Pepe (la risposta di Patrizia Pepe alla vicenda)
  3. Carla Gozzi – Blog » Blog Archive » PATRIZIA PEPE– WHERE IS PATRIZIA?-
  4. Patrizia Pepe e Facebook: un passo indietro era necessario
  5. Patrizia Pepe – Un pessimo caso di comunicazione in rete | Vincos Blog
  6. Patrizia Pepe, quando la brand reputation passa per una foto su … (l’articolo di Ninjamarketing che scatena la blogosfera)
  7. NonSoloBorse: Le scuse ufficiali di Patrizia Pepe
  8. MarketingArena » Patrizia Pepe: Ipo(crisi)s management, esperti 
  9. Patrizia Pepe: anti-social media management? | Mindthecap
  10. Twitter: Patrizia Pepe vs Mondo Twitter | DotFlorence Srl 
  11. Il caso di Patrizia Pepe: solo cattivo community management 
  12. Patrizia Pepe: le aziende e il cattivo uso dei social media 
  13. Il caso: Patrizia Pepe su Facebook « The Style Pocketbook
  14. MayFlower: Patrizia Pepe: quando l’incompetenza si fonde con la 

I risultati sopra elencati sono quelli definiti come “più pertinenti” dal nuovo Algoritmo di Google, secondo il ranking da questo assegnato nelle prime due schermate dei risultati di ricerca.

Vi rappresento che i post sul Caso Pepe sono centinaia e centinaia.

Vorrei invitarvi a leggerli tutti prima di procedere nella lettura del presente nonPOST, ma non vi basterebbe una settimana di assiduo lavoro intellettuale.

Capisco che la blogosfera era ancora squassata dal Caso Report

Capisco che non c’erano temi più importanti di cui parlare (per inciso sono ironico, eh)…

Capisco che quando si parla di Brand Management il discorso si fa serissimo (dopotutto ogni blogger è a suo modo un esperto di brand management perché gestisce il suo nome, come fosse un brand)…

Capisco che i maghi del SEO quando vedono che nei motori di ricerca “cresce” qualche termine di attualità ci si avventano come avvoltoi…

Capisco che per i maghi del marketing il brand è diventato la nuova “carta dei valori” aziendali…

Capisco che per gli adepti delle tecniche di marketing più scafate il social media management sia ormai un “codice guerriero” simile al bushido dei samurai e non prevede cedimenti, pena il seppuku…

Capisco (scusate la franchezza) che i media manager di PatriziaPepe.com così digital, social e chich hanno fatto la classica “figura di merda”  e la cosa è divertente e catartica come vedere Pippo Baudo che riceve una torta in faccia…

Capisco tutto.

Tuttavia l’accanita produzione di centinaia e centinaia di post su un flame scoppiato per la foto di una scrocchiazeppi smarritasi in una pompa di benzina, presa para para da “Non Aprite Quella Porta“, non è stato eccessivo… è stato l’equivalente di una crisi di nervi di una Mente Alveare.

Per intensità e virulenza l’esplosione di produzione seriale di post sul Caso Pepe, è stata assai simile a quella a suo tempo divampata col Caso Caruso.

Anche qui per una settimana non si è parlato praticamente d’altro… Post che criticano Patrizia Pepe, post che assolvono Patrizia Pepe, post che criticano quelli che criticano Patrizia Pepe, post che criticano quelli che criticano chi critica Patrizia Pepe, la Critica della Ragion Pura di Patrizia Pepe, la confutazione della Critica di Patrizia Pepe, la biografia non autorizzata del brand Patrizia Pepe, l’agiografia del brand Patrizia Pepe…

Una mini Biblioteca di Babele 2.0 su Patrizia Pepe.

Devo ammetterlo il Caso Pepe mi ha stupito.

Un fenomeno che nel web 1.0 si sarebbe ridotto a un flame e quattro risate rievocatrici in pizzeria tra Nerd smanettoni… nel web 2.0 genera un fenomeno di produzione intellettuale di testi assolutamente abnorme…

Quando giro in Rete e accadono episodi come questi sembra davvero di trovarsi nel Tecnonucleo dipinto da Dan Simmons: un ecosistema di Intelligenze Artificiali e Umane in competizioni tra di loro, le cui interazioni generano una forma di intelligenza collettiva ancora schizofrenica e contraddittoria…

Tutti pensano le stesse cose, tutti sono ossessionati dagli stessi argomenti, tutti in una mostruosa catena di montaggio intellettuale producono testi sugli stessi argomenti…

Se esistesse una “regia” non sarebbe efficiente come la nostra Mente Alveare…

Come tante piccole api operaie, svolgiamo felici i nostri compiti nell’Alveare della blogosfera con precisione millimetrica: ci sono i topblogger, le nostre Api Regine, che scatenano il tema del giorno, i ninjablogger, le Api Guerriere, che inventano pungenti temi eversivi rispetto al tema del giorno, ci sono i miniblogger, le Api Operaie, che producono il miele dei post per quei benevoli orsi delle Nuvole Computazionali, che ingurgitano felici le migliaia di parole sparse nell’etere…

Che poi alla fine della fiera nel 80% dei casi a Tecnonucleo tutti questi post servono solo come veicolo di materiale pubblicitario, per vendere altre merci… e qui il cerchio si chiude.

Visti i presupposti mi auguro che Tecnonucleo non sviluppi mai l’Intelligenza Definitiva.

Ma dopotutto anche questo non è che… un altro inutile post su Patrizia Pepe.

#IamSpartacus

PanopticonMarketing™

The queen bee in a hive.
Image via Wikipedia

La mail analogica no!

Esimi, nonché egregi, Ricercatori anche questa volta Gilda35 ha effettuato un nuovo esperimento di successo!

Qualche giorno addietro ho scritto un simpatico nonPOST dal roboante titolo: Unieuro e il Panopticon Marketing, che narrava le mie disavventure di padre analogico nel Paese delle Meraviglie Computazionali. Nel nonPOST tiravo un po’ le orecchie alla Macchina “UNIEURO” di FriendFeed, che mi aveva rivolto una “minacciosa mail personale” di reply a un “post  fantasma” frutto dell’incestuoso connubio tra FourSquare-Twitter-Friendfeed (prima di proseguire leggetevi il vecchio nonPOST oppure non capirete un tubo, poi non dite che non vi avevo avvertiti e bla bla bla).

Dopo la pubblicazione, intraprendo un dibattito twittero con la sempre ottima Alessandra Colucci (@alebrandcare) sull’opportunità di inviare alla Unieuro (non l’Azienda ma la Macchina che la impersona nelle Nuvole Computazionali) una mail di richiesta di chiarimenti…

Eccovi la chiacchierata 2.0:

  1. alebrandcare‎ Ho riso tanto… ma anche no! > UNIEURO e il Panopticon dei Social Network:  via @Jovanz74
    Twitter – 3 giorni fa
  2. Jovanz74‎ @alebrandcare uno splendido esempio di psicopolizia applicata al mondo del marketing :)))
    Twitter – 3 giorni fa
  3. alebrandcare‎ @Jovanz74 potevano essere almeno più graziosi nella risposta! 🙂
    Twitter – 3 giorni fa
  4. Jovanz74‎ @alebrandcare ma che intervento a gamba tesa, agguerriti e minacciosi!
    Twitter – 3 giorni fa
  5. alebrandcare‎ @Jovanz74 tra tutte le cose che potevano scrivere hanno scelto quella più inquietante, ma credo pensassero di fare i simpatici! 🙂
    Twitter – 3 giorni fa
  6. Jovanz74‎ @alebrandcare li ho trovati, oltre che maleducati, pure minacciosi… Se vuoi essere simpatico basta aggiungere un semplice 🙂
    Twitter – 3 giorni fa
  7. alebrandcare‎ @Jovanz74 faglielo sapere, no? hai risposto? Io manderei il link al post 🙂
    Twitter – 3 giorni fa
  8. Jovanz74‎ @alebrandcare no voglio vedere se i loro fottuti webcrawler intercettano il nonPOST 😀
    Twitter – 3 giorni fa
  9. alebrandcare‎ @Jovanz74 visto che sono nel titolo la speranza c’è… ma dipende da quanto la loro strategia sia veramente una strategia! 🙂
    Twitter – 3 giorni fa
  10. Jovanz74‎ @alebrandcare sono speranzoso poi se i BOT non scattano procedo io a mannella 😉
    Twitter – 3 giorni fa
  11. alebrandcare‎ @Jovanz74 ahahah…tienimi informata! 🙂
    Twitter – 3 giorni fa

Perdonate il linguaggio colorito ma come sanno i Ricercatori di lunga data, quando parlo di BOT, Algoritmi e Macchine varie, riemerge l’animo ribelle, visionario e luddista di sempre!

A mind in Technocore

Mandare una mail…

Troppo analogico…

Troppo 1.0…

Siamo nell’Età di Tecnonucleo…

Siamo una Mente Alveare…

I am he as you are he as you are me and we are all together…

I nostri pensieri contaminano le Nuvole Computazionali…

Le Nuvole Computazionali contaminano i nostri pensieri…

Non siamo nel mondo di Matrix, in cui esiste una Realtà Reale e una Realtà Virtuale radicalmente separate e distinte.

Niente connessioni corticali.

In Tecnonucleo viviamo un’unica realtà dove il digitale si fa carne. E dove la carne si fa digitale.

Tecnonucleo è una realtà transustanziale.

Così mi sono limitato a lanciare il mio urlo nelle Nuvole Computazionali, certo che avrebbe raggiunto “chi al vento avrebbe detto si” (epic cit.).

In Tecnonucleo se voglio raggiungere qualcuno basta che lo nomino, ci penseranno i BOT sguazzanti nelle Nuvole Computazionali a consegnargli il mio messaggio, non c’è neppure bisogno che conosca le sue credenziali informatiche. Basta urlare abbastanza forte il nome di qualcuno e quello risponderà!

Questa era la mia tesi di partenza e le sono rimasto fedelissimo!

Mi sono limitato a diffondere nelle Nuvole Computazionali il mio grido, certo che sarebbe stato letto, vivisezionato, analizzato, decodificato e interpretato da occhi non umani. Certo che le Entità puramente digitali, che chiamo Macchine, lo avrebbero consegnato “nelle mani giuste”.

Dopotutto sono in un Panopticon perfetto? Ebbene sarò visto mentre faccio le pernacchie!

E così è stato!

Epifania 2.0

Così me ne sto buono buono a vivere la mia vita analogica, quando @UniEuroNews, la Macchina che rappresenta il brand UNIEURO su Twitter, mi chiarisce per filo e per segno tutta la vicenda, che posso così riassumere:

  • Chi mi ha risposto è stata la Macchina di UNIEURO che sovrintende a FriendFeed.
  • Il “post fantasma” sebbene non appaia nel mio wall, appare “a spot” se si interroga il motore di ricerca interno a FriendFeed (es. http://friendfeed.com/search?q=smacumbo&from=jovanz74). Ergo se qualcuno cercava banalmente “Unieuro” su FriendFeed leggeva il mio post, ma io se leggevo il mio wall non lo rinvenivo.
  • La summenzionata circostanza rafforza in me la convinzione che FriendFeed è programmato da Scimmie Spaziali impazzite di Viagra, Prozac e Coccoina.
  • E’ confermato (come indicato nel precedente nonPOST) che il dubbio merito di aver inviato la mail al mio indirizzo di posta elettronica è tutto di FrienFeed, cui evidentemente piace molto l’effetto “scampanellata di citofono“.
  • Anche la summenzionata circostanza rafforza in me la convinzione che FriendFeed è programmato da Scimmie Spaziali impazzite di Viagra, Prozac e Coccoina.

La mia tesi era stata brillantemente provata: era bastato urlare UNIEURO a casaccio in Rete e UNIEURO aveva risposto.

In questo bell’articolo del blog Neurone Proteso “Ghostery, Beef Taco, Karma Blocker“, trovate una brillante spiegazione delle dinamiche tecniche di Panopticon Marketing, ve lo consiglio caldamente.

Comunque poiché la Macchina di Unieuro che sovrintende Twitter è moooolto più simpatica del suo omologo su FriendFeed, ci siamo messi a discettare sulla paternità del PanopiticonMarketing. Dopotutto è il futuro del Marketing 2.0, e chi se ne accaparra i diritti sarà l’uomo/la donna/la Macchina più ricca dopo Zukerberg…

Sono giunto a una salomonica decisione:

  • a me non spetta nulla dopotutto sono solo un satiro dadaista che fa pernacchiette qua e la e si sa che le pernacchie sono gratis;
  • il metodo è copyright della Macchina Unieuro FriendFeed, cui va il 50% delle royalties;
  • il nome (e si sa che in tempi di SEO, il nome è TUTTO) è copyright di @zolletta1999, cui va il restante 50% delle royalties.

E a futura memoria vi posto l’intera illuminante conversazione twittera, seguite il coniglio… alias i link per maggiori chiarimenti…

Jovanz74‎ #Gilda35 new nonPOST: “Unieuro e il Panopticon dei Social Network” #marketing #paranoia #lovvotica #contabilità #1984 ^^
Twitter – 3 giorni fa
UniEuroNews‎ @Jovanz74 la macchina fantasma è su FF…forse la soluzione del caso è lì…;-)
Twitter – 9 ore fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews, innanzitutto grazie per la reply 🙂 Ma su FF non ho postato nulla, non capisco come mi ha risposto! O_o
Twitter – 8 ore fa
UniEuroNews‎ @Jovanz74 io lo vedo il spot prova a guardare anche tuhttp://tinyurl.com/63mrh6r non avrei mai usato la tua gmail 🙂
Twitter – 7 ore fa
UniEuroNews‎ @Jovanz74 pardon ecco l’url tinyurl.com/63mrh6r
Twitter – 7 ore fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews fratello stimoti :)))
Twitter – 1 ora fa
UniEuroNews‎ @Jovanz74 il problema adesso è questo: chi ha il copyright del nuovo metodo di SMM Panopticon ?
Twitter – 7 ore fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews beh la questione è controversa…
Twitter – 1 ora fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews il Panopticon Marketing non può essere un mio copyright… faccio satira aggratis con #gilda35 :)))
Twitter – 1 ora fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews diciamo che come metodo attribuirei il Panopticon Marketing alla Macchina Unieuro di FriendFeed (tu sei più simpatico) #Gilda35
Twitter – 1 ora fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews tuttavia come termine “Panopticon Marketing” è copyright è di @zolletta1999 ^^ #Gilda35
Twitter – 1 ora fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews comunque grazie brò il casino l’ha sollevato il solito inutile FriendFee 😀 #Gilda35 mo ci scrivo un nonPOST chiarificatore ;))
Twitter – 1 ora fa
Jovanz74‎ @UniEuroNews simpatica Macchina ricorda al tuo omologo di Frien Feed che quando fa delle “domande personali” deve aggiungere un bel 🙂
Twitter – 1 ora fa
zolletta1999‎ e allora e’ panopticonmarketing™ XD RT @Jovanz74:@unieuronews come termine “Panopticon Marketing” è copyright è di zoll ^^ #Gilda35
Twitter – 21 minuti fa
Jovanz74‎ E adesso che ho fatto ricchi @zolletta1999@UniEuroNewsspero che si ricordino di me 😀 #Gilda35 #Panopticonmarketing
Twitter – 26 minuti fa
zolletta1999‎ @Jovanz74 a me le roialtis non me le ha date nessuno, manco una frusta del frullatore -.- @unieuronews #Gilda35#Panopticonmarketing
Twitter – 20 minuti fa
Jovanz74‎ #Gilda35 @zolletta1999 aspetta che il #PanopticonMarketingprende piede e vedrai che royalties *___* @UniEuroNews
Twitter – 11 minuti fa

Il Tricheco

Concludo con le immortali parole di “I am the Walrus” dei Beatles, che cadono a pennello:

I am he as you are he as you are me and we are all together.
See how they run like pigs from a gun, see how they fly.
I’m crying.
Sitting on a cornflake, waiting for the van to come.
Corporation tee-shirt, stupid bloody Tuesday.
Man, you been a naughty boy, you let your face grow long.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob.
Mister City Policeman sitting
Pretty little policemen in a row.
See how they fly like Lucy in the Sky, see how they run.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob g’goo goo g’joob.
Goo goo g’joob g’goo goo g’joob g’goo.

La Biblioteca di Babele 2.0 e le amnesie di Google

ONtro

E’ con malcelato orgoglio che vi comunico che è online il numero 8 di Brand Care Magazine, che ha per tema (ovviamente) il numero 8, in ogni sua possibile declinazione… Ve lo comunico con malcelato orgoglio, perché la rivista ospita un mio intervento dedicato alle prospettive aperte dal Computing Cloud nell’elaborazione e conservazione dei testi: La Biblioteca di Babele 2.0“.

Prima di procedere nella lettura correte a leggerlo (pag. 48) e poi proseguite… OppureNO.

Spunti creativi

Poiché, come sapete, adoro mischiare la “letteratura” con la “politica digitale” ho tratto spunto dal celeberrimo racconto di Jorge Louis Borges, che narra di un universo composto da una biblioteca infinita, piena di testi privi di senso, in cui si aggirano bibliotecari sull’orlo della pazzia…

Questa meravigliosa allegoria mi sembra quasi una profezia di ciò che potrebbe divenire la Rete e addirittura la nostra Cultura, laddove il processo di dematerializzazione dei testi continui a evolvere secondo gli attuali percorsi imboccati da Tecnonucleo e i suoi profeti del Totalitarismo Digitale…

Il racconto trae spunto dalla disavventura capitata al mitico Ricercatore @bauvalpi ai tempi del drammatico sequestro da parte del mostruoso algoritmo dei TopTweet del suo piccolo dadaistico twittino di sabotaggio. La vicenda venne immortalata nell’ormai storico “Lettera aperta di #Gilda35 a @Twitter_it: libera l’uccellino azzurro!“, le cui drammatiche suggestioni di un futuro fatto di testi interpolati, cancellati e adulterati da Tecnonucleo ancora riecheggiano nella mia scatola cranica 1.0.

Altro fondamentale e direi pure fondante spunto per l’articolo in questione è rappresentato dal furibondo dibattito intercorso per più di un mese tra il sottoscritto @Elmook e @Stailuan sull’hastag #vivalepolpette. Il dibattito venne scatenato dal fondamentale post di @Stailuan: Viva le Polpette, che rimane a suggello di quanto spesso il nonsense abbia più senso di tante tirate pseudointellettuali.

Viva le Polpette!

Tra le fonti di ispirazione devo menzionare anche come ho vissuto la vicenda di Gary McKinnon (v. “Il ragazzo che giocava con gli UFO“,  “Anche le Nuvole Computazionali piangono” e “NO Extradition for Gary McKinnon“), che purtroppo in questi giorni ha perso il suo ricorso contro l’estradizione (v. “Hacker loses extradition appeal“)… In quell’occasione rimasi alquanto basito dal compulsivo repost da parte dei blogger britannici del mio articolo scritto in un italiano ostico e per loro incomprensibile (nonostante ne esistesse una versione in inglese, splendidamente tradotta da @Asphodelia, sic!). Uno dei prodromi di come nell’Era della Cloud il contenuto perda di significato di fronte all’importanza preminente dell’azione.

Serendipità

La cosa che più mi diverte nella pubblicazione di questo articolo “critico” sull’attuale assetto dell’evoluzione digitale è che, per quegli assurdi fenomeni serendipitari tipici delle azioni di Gilda35, segue di pochi giorni la cancellazione delle mail di 150.00 account di Gmail (v. “Gmail perde le mail di 150mila utenti, ecco come non correre rischi“)…

Tecnonucleo non è capace ancora di pensiero razionale, è ancora piccino e muove i primi passi, e fa questo genere di scherzetti un po’ a casaccio… ma quando le interazioni tra noi e le Macchine cresceranno… quando nasceranno nuove generazioni di macchine biologiche organicamente connesse alla Macchina (i temibili bimbominkia 3.0)… quando tutto lo scibile umano sarà stato trasferito dagli oggetti alla Cloud… mi chiedo cosa accadrà…

E se a Tecnonucleo prendesse un’amnesia? Come dimostra il caso Gmail, anche le Macchine soffrono di Alzheimer…

O peggio e se Tecnonucleo domani divenisse Maniaco Depressivo e desiderasse suicidarsi…

Teniamoci caro qualche vecchio libro steampunk a testimonianza di cosa è umano.

Ringraziamenti

Oltre a ringraziare i già menzionati @Bauvalpi, @Asphodelia, @Stailuan e @Elmook, i miei più sentiti ringraziamenti vanno al mio “Editore” (wow!) @alebrandcare, per la consueta pazienza dimostrata di fronte alle mie croniche lotte con le scadenze e per la splendida versione stampata dell’articolo, che mi è piaciuta da morire… soprattutto l’immagine della polpetta (epicLOL)!

Articoli correlati:

#Gilda35 & BrandCare Magazine

Perché #Wikileaks non può essere Trend Topic

BOTpolitick

ONtro

Cari Ricercatori, come saprete in questi giorni ho polemizzato come mio solito sulla mancata elevazione al sacro soglio del Trend Topic degli hashtag connessi a Wikileaks.

Nell’operazione di dadaistica provocazione verso l’account ufficiale di Twitter Italia, sono incappato pure in un mini fight club coi fanboy di una twitstar (ricomposto senza morti né feriti virtuali), ma sono anche stato travolto da parecchie rivelazioni (un po’ discordanti tra loro) sul perché #Wikileaks, pur ricorrendo nel 3% dei tweet planetari non è “trendy” in nessun luogo.

Per chiarezza i trend topic sono una funzionalità del Nuovo Twitter che ogni giorno fornisce le parole e gli hastag più “di tendenza” (non uso volutamente la parola “utilizzati”) tra i Twitteri. Riporto a titolo di esempio i temi più di tendenza oggi 14/12/2010 (giorno della Fiducia del Governo Berlusconi):

Come potete vedere sostanzialmente i Trend Topic riflettono lo Zeitgeist del giorno, evidenziando i temi maggiormente “a cuore” della Comunità Online di Twitter. La giornata politica è stata intensa quindi oggi i Trend Topic hanno un aspetto che tende a caratterizzare molto Twitter come un News Network, nelle scorse settimane hanno avuto un aspetto più markettaro e ricreativo (con le solite parole d’ordine in bimbominkiese).

Se, prima di procedere in questa dadaistica lettura, volete capire un po’ meglio l’affaire Wikileaks, il sempre ottimo Luca Alagna (aka @Ezekiel) ha postato delle FAQ veramente ben fatte: “Wikileaks, raccolta di domande e risposte”.

E ora bando alla realtà dei fatti e via con il DADA!

Due o tre necessarie premesse su Wikileaks

Premetto che non sono un fanboy della rockstar Julian Assange, che peraltro è veramente finito su Rolling Stone come Rock Star dell’anno!

Premetto che tuttavia trovo scorretto come si sono comportati nei suoi riguardi Amazon, MasterCard & co. (v. “Wikileaks scompare dalla Rete” di del Corriere della Sera e “Mastercard blocca le donazioni a WikiLeaks. Hacker affondano il sito. Pronta azione legale contro Visa” del Sole 24 Ore)… e pertanto un certo colorito disappunto tra gli hacker non mi sorprende.

Premetto che trovo anche un po’ particolare il concetto di “stupro alla svedese” (apprendo dall’autorevole Corriere della Sera che basta non mettere il preservativo o che lo stesso si buchi, anche in un rapporto consenziente!) e che trovo quantomeno curioso che per questo reato naif spicchino mandati di cattura internazionali. Fatto sta che mi sento di sconsigliare a tutti i Ricercatori maschi “vacanze dell’ammore” in Svezia. Gli anni degli ABBA sono defunti, meglio non correre rischi.

Premetto altresì che a mio avviso Assange non ha fatto “informazione” ma ha messo soltanto a disposizione “dati grezzi” (ho visto una sua intervista su Al Jazeera dove ha mostrato un’imbarazzante ignoranza in politica estera). Una informazione è tale quando mette in relazione dei dati, quando fornisce a beneficio del lettore un’interpretazione del reale. Wikileaks questo non l’ha fatto e siamo già nel mondo post CableGate. Il quadro geopolitico tracciato dai cablogrammi è già vecchio. Le diplomazie mondiali si sono mosse leste come non mai per rinsaldare legami, amicizie, alleanze. Assange e soci dovevano uscire immediatamente con una loro personale “visione“. Oggi i cablogrammi sono materiale per storici piuttosto che per giornalisti.

Premetto dunque che Assange e soci non hanno compiuto un atto di Cultura dell’Informazione, ma un elevatissimo atto di Cultura della Violazione. È sconcertante il contrappasso 2.0 subito da Assange, che violando i segreti delle Macchine di Tecnonucleo finisce in galera con l’accusa di aver “violato” corpi di donne svedesi. Quasi una grottesca parodia della Trilogia di Millennium di Stieg Larsonn. Mi aspetto che da un momento all’altro sia liberato da un commando guidato da Lisbet Salander (ma tanto non serve più a quest’ora dovrebbe aver pagato la cauzione)…

Premetto che era prevedibile che di fronte alla mera messa a disposizione di dati grezzi e non mediati, la Macchina Mediatica di Tecnonucleo sminuzzasse, tritasse, assemblasse, spappolasse, rieditasse, digerisse, polpettizzasse i cablogrammi, rendendoli puro gossip buono per giornali da parrucchiere. Perché Assange abbia completamente delegato la trasformazione dei dati in informazioni a quegli addomesticatori di notizie che sono le grandi testate giornalistiche, per me è il vero grande mistero di tutta la vicenda…

Premetto quindi che, se si sfida Tecnonucleo sul campo dell’informazione, bisogna presentarsi un po’ più attrezzati culturalmente.

Ma tant’è.

Preso atto del paradossale e picaresco scenario passiamo alle necessarie spiegazioni…

Fenomenologia dei Trend Topic

Insomma fatte le doverose premesse, riallacciamoci all’inizio del nonPOST.

Mi avevate lasciato che concionavo con Twitter Italia, come un pazzoide che inveisce contro la Statua della Libertà (si sa che Twitter Italia scrive solo a Nichi Vendola). Così, oltre ai miei bisticci con i fanboy, nelle ultime settimane sono stato contattato (via tweet, DM, mail, cablogramma, visioni notturne,  ecc…) da svariati Superesperti, che mi hanno fornito varie spiegazioni sulla misteriosa mancata ascesa in Trend Topic degli hashtag incriminati.

Ho diviso gli informatori in tre famiglie i “Tecnocrati dal volto umano“, i “Cowboy del Cyberspazio” e i miei beneamati “TweetStormers“.

Ringrazio sentitamente tutte le fazioni per l’attenzione accordataci.

Quella che riporto è l’estrema sintesi delle loro posizioni (peraltro più variegate di come le espongo).

Lì per lì le versioni mi sono sembrate parecchio discordanti, ma poi ho tratto una mia sintesi.

Ma bando alle ciancie!

La Teoria dei Tecnocrati dal volto umano

Secondo la fazione dei Tecnocrati è tutto a posto. Questa fazione molto autorevole è sparsa in un non luogo tra San Francisco, Silicon Valley e Tiburtina Valley… In sostanza #Wikileaks e gli hastag collegati non sono saliti in trend topic per due ragioni:

  1. Sull’Algoritmo inciderebbe anche il fattore tempo. In sostanza verrebbero scartati i trend “storici” sedimentati ormai nel Zeitgeist di Twitter. Se un termine è utilizzato da parecchio tempo da molti utenti (es. #sapevatelo), non salirebbe in trend topic per una precisa scelta di programmazione. Ciò al fine di favorire trend più nuovi e attuali. Plausibile ma allora non capisco come hanno fatto qualche giorno fa a salire “Natale”, “Assange” solo dopo l’arresto e oggi “Berlusca” (ma cribbio noi Italiani utilizziamo “Berlusca” più di pizza e mandolino!). Tuttavia utilizzando Trendistic questa spiegazione si rafforzerebbe, Wikileaks in effetti è parte integrante dello Zeigeist di Twitter, i trend summenzionati invece forniscono risultati più “concentrati” nel tempo:

    Come si vede nel grafico Wikileaks ha avuto una serie di "picchi" (i rettangoli in rosa) precedentemente al CableGate
  2. Non potrebbero diventare trend topic hastag che ripropongono nomi di utenti. Ciò al fine di evitare che alcuni utenti vengano “pompati” artatamente. Oltre all’hastag #Wikileaks esiste l’utente @Wikileaks, ciò spiegherebbe perché #CableGate è salito (per un attimo) e #Wikileaks no. Plausibile… ma allora perché qualche settimana addietro @evelinaguerresc generò il trend topic virale #evelinaguerresc, cambiando la foto del proprio avatar (v. “EvelinaGuerresc: da Twitter un fenomeno social che attrae tutti” di Ciao People Magazine)? Quest’ultima spiegazione la boccio pertanto categoricamente.

Insomma le spiegazioni summenzionate sebbene plausibili non mi hanno convinto pienamente, nonostante gli autorevoli pareri espressi da questi Tecnocrati umanisti.

Pochi giorni dopo le spiegazioni gentilmente offerte dai Tecnocrati Umanisti sono giunti due ufficiosi nonché ufficiali post chiarificatori, che hanno avvalorato solo la teoria del “fattore tempo“:

  1. Is Twitter Censoring Wikileaks?” di Buzz Feed.
  2. Fa Tendenza o non fa tendenza” sul Blog ufficiale di Twitter Italia.

La Teoria dei Cowboy del Cyberspazio

Questa eterogenea e disomogenea famiglia di Superesperti (che neanche si conoscono tra loro) è sparsa in alcuni interstizi di Tecnonucleo. I Cowboy sono dei solitari per natura e hanno maturato competenze e conoscenze abbastanza sconcertanti. Sono un po’ informatici, un po’ psichiatri, un po’ sciamani, un po’ hooligan, un po’ così…

Secondo le loro versioni est modus in rebus. Non c’é una volontà censoria. Tutto dipende dalla struttura della Macchina. Da come la Macchina misura le cose.

Riassumo le informazioni da loro fornite:

  1. Non solo quantità, ma qualità. L’Algoritmo dei trend topic non sarebbe un semplice algoritmo. Sarebbe una Macchina semplice, ma sofisticata che “leggerebbe” il contenuto dei tweet e dei metadati in essi contenuti.
  2. Linguistica Computazionale. Per leggere i testi dei tweet la Macchina utilizzerebbe tecniche di “Linguistica Computazionale” (questa mi mancava, lo ammetto). Questa nuova tecnica fornirebbe dei criteri di lettura delle Nuvole Computazionali, consentendo anche di comprendere (quantomeno a linee generali) e analizzare il contenuto dei tweet. Devo ancora finire di leggere mezzo terabyte di documenti che mi hanno fornito sul tema, ma in sostanza esisterebbero orari, termini, associazioni linguistiche, ecc…, che agevolerebbero la trasformazione di un semplice trend in trendtopic (l’ora di pranzo è il momento topico per eccellenza). Le Major dell’Intrattenimento di Tecnonucleo conoscerebbero a menadito la Linguistica Computazionale, riuscendo così a fornire costante rilevanza al mangime per bimbiminkia a scapito della vera informazione.
  3. Metadati – Utenti. Ma anche i metadati dei tweet farebbero la loro porca figura. Per la determinazione del ranking del tema di tendenza pesa anche se a emetterlo  e propagarlo è stato “utente sponsorizzato” (un account che paga per avere un ranking maggiore), un “account verificato” (un account ufficiale di una Star o di un Sito importante), o semplicemente un utente che genera importanti page ranking nelle Nuvole Computazionali (es. siti o personaggi che restituiscono numerosi risultati da Google).
  4. Metadati – Localizzazione. Ai fini della determinazione geografica del Trend (esistono infatti trend topic per 21 nazionalità), oltre alle regole di Linguistica Computazionale, succitate, intervengono anche i metadati sulla geolocalizzazione del tweet che ne identificano la provenienza geografica (quantomeno a livello macro di “nazione di appartenenza”, per chi non ha attivato forme più puntuali di geolocalizzazione).
  5. Analisi dei “cancelletti.  La Macchina analizzerebbe anche la presenza o meno dell’hastag (#) prima del topic e se si tratta di un retweet. I dati verrebbero immagazzinati in una sorta di “storage” provvisorio, che al raggiungimento di 150 “utilizzi pesati” effettuati in un dato lasso di tempo, farebbe salire in Trend Topic il tema di tendenza, purché “nuovo” (v. Teoria dei Tecnocrati).
  6. Eterogeneità del cluster. Inoltre conterebbe anche l’eterogenità di chi retwitta, o utilizza il tema di tendenza. Peserebbe complessivamente di più un cluster di utenti che tra loro non si followa a vicenda, rispetto ad un cluster di utenti che si followa. Ciò per sfavorire piccoli gruppi agguerriti, come Gilda35 e TweetStorm, ampliando però la base “democratica” della selezione.
  7. Cumuli nembi. Alcuni cowboy si spingono ad asserire che la “Macchina conta trend” apparterrebbe alla Nuvola Computazionale di Amazon, e poiché Twitter per mandare #Wikileaks in trend topic dovrebbe violarne le regole, che abbiamo esposto, l’atto potrebbe essere considerato ostile.

La teoria suesposta sostanzialmente spiegherebbe molte cose anche sul funzionamento dell’Algoritmo dei Toptweet (ricordate le fasi iniziali del Progetto?). In sostanza conterebbe non  solo il fattore tempo, ma anche il “peso computazionale” di chi propaga il tema di tendenza, nonché regole di linguistica computazionale su orario e tipologia delle parole.

Al di là delle suggestioni che mi fornisce questa teoria non ho le competenze per confermarla o smentirla… però la trovo molto suggestiva e mi sembra assolutamente convincente che la Macchina non si limiti a contare i temi, ma “pesi” vari fattori ad essi connessi.

La Teoria dei TweetStormer

Alcuni amici di Oltremanica conosciuti nella battaglia pro Gary Mc Kinnon (v. “Il ragazzo che giocava con gli UFO”, “Anche le Nuvole Computazionali piangono” e “NO Extradition for Gary McKinnon”), mi hanno poi indirizzato sul blog di Student Activism. Il sito è a mio avviso molto interessante e animato con passione (lontano anni luce dai siti politici italiani tutti marketing, politichese o trolling).

In sostanza Student Activism smonta punto punto ogni teoria summenzionata, anche con buone argomentazioni. Vi invito a leggere i loro “post investigativo/deduttivi” veramente ben fatti:

Mi avventuro in una traduzione libera delle loro conclusioni, che mi hanno colpito molto per il loro contenuto umanista e un po’ DADA:

Ritengo che sia di tutta evidenza asserire che Twitter non ha voluto che Wikileaks divenisse un tema tendenza. Sono possibili infatti molte diverse tipologie di approccio alla costruzione di un algoritmo di selezione dei temi di tendenza, e la stragrande maggioranza di esse avrebbe spinto “Wikileaks” in cima alle classifiche. Questo non è accaduto, e non è successo di proposito.

Ma in fin dei conti non ritengo probabile che Wikileaks sia stata presa di mira volutamente. Penso che sia più probabile che Twitter non sia interessato a far si che la propria lista dei temi di tendenza sia composta solo da argomenti come Wikileaks -una discussione in corso di un problema sociale o politico importante, che passa per periodi di picco e periodi di calma, con tempi di risonanza più ampia e più stretta.

I temi di tendenza di Twitter non sono destinati a misurare ciò che interessa le persone. Non sono destinati a misurare ciò che appassiona le persone. Non sono destinati a misurare ciò impegna le persone. Non hanno nemmeno lo scopo di misurare ciò affascina le persone.

Sono destinati a misurare “Ooh! Shiny!

NB. “Ooh! Shiny!” (“ooh com’è luccicante!”) è stato davvero tema di tendenza in UK.

Conclusioni inconcludenti

Cari Ricercatori concludo questa galoppata dadaista, dicendo che sono giunto alla conclusione che hanno un po’ ragione tutte le fazioni di cui sopra:

  1. Twitter non ha censurato Wikileaks.
  2. Il fattore tempo indubbiamente incide.
  3. La linguistica computazionale ha il suo peso.
  4. I metadati sugli utenti giocano un ruolo discriminante nella determinazione del peso di tweet/retwit.

La polemica sulla censura di Wikileaks da parte di Twitter è inconferente. Twitter si è dato delle regole. Giuste o sbagliate che siano queste regole impediscono che temi popolari e di attualità come Wikileaks, che nei periodi di punta ha generato il 3% del traffico mondiale di tweet, salgano tra i temi di tendenza.

Mi chiedo però in conclusione, e chiedo a voi cari Ricercatori, ma alla luce di quanto avete letto è più importante salire nella vetrinetta dei temi di tendenza tra “Ooh! Shiny!” e “#HolidayTreats“, o aver contribuito a generare un fenomeno di rilevanza mondiale, come abbiamo fatto un po’ tutti con #Wikileaks?

Il vero lascito di #Wikileaks a mio avviso sono i dibattiti che ha generato nel web e nella vita reale, i tweet, i post, gli articoli, le discussioni alla macchinetta del caffè.

Poi se Twitter sceglie di calibrare le proprie Macchine in modo più “marketing/entertainment oriented” a discapito di una configurazione più informativa, mi dispiace perché perde di qualità. Ma è una scelta imprenditoriale e come tale la rispetto.

Oppure no.

Ma anche si.

Comunque come concludere se non con un bel: “Hey Ted! Sei sicuro che lo stampano?”

Facce da Cartoon

Sarà che sono nato con Pong…

Sarà che ai miei tempi ho vissuto il passaggio dalla televisione in bianco e nero con 5 canali a quella a colori a 16 canali con il medesimo stupore con cui gli uomini delle caverne hanno vissuto la scoperta del fuoco…

Sarà che mi sono drogato di cartoni animati a livelli che avrebbero bruciato le sinapsi neurali di chiunque…

Eppure questa storia delle facce da cartoon m’ha lasciato un po’ basito…

Chiedo perdono in anticipo per l’espressione un po’ #EvelinaGuerresc, della foto che mi ritrae… ma comprendete il mio dadaistico sconcerto…

Ma andiamo con ordine…

Cari Ricercatori, come sapete faccio rarissime incursioni su Facebook. Siete abbastanza edotti della nausea che mi procura il Wall di Facebook… la sua sola vista mi ottunde i sensi: vedere professori, ingegneri, architetti, economisti, avvocati, ufficiali, medici, che fanno a gara a chi posta la minkiata più grossolana massacra le mie esangui reti neurali… le foto idiote di Facebook, i video insulsi di Facebook, le applicazioni minkiose di Facebook, gli inviti agli eventi improponibili di Facebook, i post abbietti di Facebook, i commenti da celebrolesi di Facebook… e poi gli odiosissimi e insulserrimi “a me mi piace” di Facebook, che m’hanno reso odiose con gli anni persino le cose che amemipiacevano un dì.

Ci ho provato (e lo sapete) ad amare Facebook, ma è più forte di me.

Facebook è la Cloaca Maxima del web 2.0 ogni boiata designed for bimbominkia fa capolino nell’enorme cascata di minkiate che è il suo Wall…

Potrete immaginare il mio stupore quando sabato scorso, dopo parecchio tempo che non bazzicavo nella Cloaca Maxima dei Social Network, vedo una cascata di facce da Cartoon.

Lì per lì mi chiedo se è scoppiata un’epidemia di meningite.

Mi ritraggo schifato e torno a twittare, dopotutto era il giorno del sabotaggio di “NO Extradition for Gary McKinnon”, comprenderete che avevo il mio bel da fare.

Poi giunge la sera e vedo distrattamente in compagnia dei pargoli uno di quegli odiosi programmi coi bambini che cantano, mi pare si chiami “Io Canto” o qualcosa del genere. Un panzutissimo Gerry Scotti (il presentatore) rivolge a Cecchetto (l’ospite prestigioso) alcune domande sulla “Giornata dell’Infanzia“, e l’attempato DJ elogia questa meravigliosa iniziativa sorta su Facebook: “sostituire il proprio avatar con quello di un cartoon a sostegno dei Diritti dell’Infanzia“.

Il mio cervello va in freeze… perché in effetti il 20 novembre scorso ricorreva la Giornata dei Diritti dell’Infanzia.

Ma mi chiedo cosa accidenti centra cambiare l’Avatar del proprio Profilo di Facebook con la Giornata dei Diritti dell’Infanzia?

Sulla base di quale occulta connessione le due cose sono riconducibili l’una all’altra?

C’è forse qualche regime dittatoriale che vieta i cartoni ai bambini?

Un qualche misterioso Algoritmo degli Illuminati al milionesimo Avatar cartoonesco pone fine al lavoro minorile nei paesi del Terzo Mondo?

Qualche Decreto Legge ha proditoriamente vietato in Italia l’utilizzo di Avatar cartooneschi ai bambini (ma a proposito che accidenti ci fanno dei bambini su Facebook? sapete che ho visto dei feti con la pagina di Facebook fatta dai genitori…)?

Hanno arrestato Topolino?

Vado sul sito dell’UNICEF (lo so sono vintage e faccio ancora ricerche analogiche manco fossi negli anni ’80), ma mi accoglie un asettico comunicato stampa, che non accenna minimamente a facce da cartoon.

A questo punto la curiosità finisce per sopraffarmi, devo immergermi nella Cloaca Maxima di Facebook per apprendere la verità…

Come nel migliore romanzo noir che si rispetti, devo battere i bassi fondi dei Social Network per apprendere l’orrenda verità…

M’immergo nei più fetidi liquami digitali di Tecnonucleo.

Scopro alla pagina “Cambia La Foto Del Tuo Profilo Con Quella Di Un Eroe Dei Cartoni Animati” (da cui si è generata l’iniziativa, ma poco degna di nota a parte i quasi 19.000 fan), e la correlata “IO HO MESSO COME IMMAGINE DEL PROFILO UN CARTONE ANIMATO X ADERIRE ALLA MANIFESTAZIONE X IL DIRITTO ALL’INFANZIA“. Quest’ultima pagina è opera della “Official Fan Page degli Studenti di Scienze dell’Educazione” ed è stata il vero veicolo di infezione virale su Facebook grazie a questa illuminante presentazione:

lo scopo è ben + nobile di una moda: dal 15 al 20 si manifesta x il diritto all’infanzia (http://www.facebook.com/event.php?eid=168379546517103) qualcuno su web xro’ ha modificato il msg iniziale trasformando qst idea sociale in una moda…..IO CONDIVIDO QUESTO LINK IN MODO KE TUTTI SAPPIANO QUAL’è IL SENSO DI QUESTA SIMPATICA INIZIATIVA!

La pagina rimanda quindi al nobile evento X IL DIRITTO ALL’INFANZIA, cui hanno aderito oltre 7.000 persone, dalla mitica nota illustrativa:

Dal 15 al 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella di un eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amici a fare lo stesso…lo scopo?In questi giorni si terra la settimana dei diritti d’infanzia!!!! Per una settimana non vedremo una sola faccia “vera” su Facebook ma un’invasione di ricordi d’infanzia…

E infine c’è una pagina altissima e nobilissima, che esplicita le basi ideologiche dell’utilizzo degli Avatar di Facebook: “RISPOSTA A TUTTI COLORO CHE PENSANO KE SIA INUTILE USARE FACEBOOK X SENSIBILIZZARE LE COSCIENZE…. a sostegno del Diritto all’Infanzia“. Riporto il testo in tutta la sua deflagrante potenza, perché il mio eloquio sarebbe insufficiente a catturarne colori e accenti:

sarebbe fantastico avere risultati concreti,prove concrete,cambiare il mondo…forse qst FRASI,QST IMMAGINI,GRUPPI,LINK ECC ECC sono troppo poco x un mondo ke si muove veloce e distratto,forse non cambierà molto la qualità delle nostre vite ma se nessuno fa mai neanke quel poco ke non costa niente e se tutti si dimenticano di sognare…beh è anke peggio:ricordiamoci ke le cose + grandi sono state fatte da uomini le cui ideologie erano viste come inutili dalla massa!Noi non occupiamo poltrone dalle quali poter fare nuove leggi ne garantire niente a nessuno,ma abbiamo dei sogni e un grande strumento di comunicazione mondiale:facebook…..e lo usiamo un pò x gioco e un pò x la speranza ke qualcuno ci ascolti e faccia qualcosa ke ci renda concreti!

Orbene adorati Ricercatori, finché Tecnonucleo imperversa nel web, mi preoccupo, ma fino a un certo punto. Però, se la prospettiva è di trovarmelo in cattedra nelle Scuole Elementari, Medie e Superiori di domani, beh un piccolo infarto cibernetico mi sovviene.

Se è passata, in chi dovrà formare culturalmente le nuove generazione, la folle ideologia di Tecnonucleo…

Se è passata l’idea nei Formatori di domani, che si possono utilizzare gli Avatar dei Social Network, per creare una sorta di habitat psicologico all’interno del quale far muovere ciò che resta delle Persone, per “renderle migliori“…

Se è passato il concetto nei futuri Educatori, che attraverso i Social Network si possono far “regredire” gli adulti in una plasmabile condizione infantile, per imporre non meglio precisati valori…

Se è passata anche negli Insegnanti del futuro, l’ideologia secondo cui bisogna “indebolire” le difese psichiche dell’individuo e far leva sulle pulsioni dell’irrazionale, rendendo la Persona stessa molle pongo, per affermare qualche importante principio…

Se, chi domani salirà in cattedra ad insegnare alle nuove generazioni, utilizza il medesimo linguaggio di Gemma del Sud, o di un qualsiasi altro fan di Jonas Brothers & co., per parlare di Diritti Umani…

Se sostenere i Diritti dell’Infanzia significa cedere all’utilizzo dell’Avatar di Pollon e Lupin, mentre bambini in carne e ossa vengono sfruttati, menomati, ammazzati, violati, abbandonati…

Allora è vero Tecnonucleo è attivo e ha già trovato i Didascali 2.0 del proprio Catechismo post-Umano.

E anche questa volta Tecnonucleo ha stravinto, tutti si sono cambiati l’Avatar, per mostrare al mondo con un gesto inutile quanto erano buoni. Tutti hanno gratificato sé stessi con l’ennesimo vuoto comportamento misto di piaggeria, conformismo e vanità. Tutti infatti hanno sostituito al proprio avatar personale l’immagine di una proprietà intellettuale. Ma la cosa più preoccupante è che sono stati futuri educatori a veicolare un’iniziativa non solo inutile, ma genuinamente e concretamente negatrice della persona.

Un’altra bellissima pagina di decostruzione di noi stessi.

Però, cari Ricercatori, la colpa principale di questa deriva non è dei giovani entusiasti studenti di Scienze dell’Educazione, ma di noi vecchi smanettoni.

Se il web è diventato questo mostriciattolo, la colpa è nostra: dell’assoluta e cieca fede che abbiamo riposto nell’informatica negli anni ’80 e ’90; delle suggestioni di Gibson e Sterling con cui ci siamo baloccati il cervello per due decenni; del nostro culto per Tecnonucleo (alias la Singolarità, la noosfera, la blogosfera e ogni altra diabolica declinazione), visto come un superiore livello di coscienza; dell’ottusa e mal riposta speranza negli strumenti “intrinsecamente buoni“; della nostra asociale nerditudine che ci ha sempre fatto vedere con più simpatia le affidabili Macchine rispetto alle disorientanti Persone… E adesso tutti si muovono nell’incubo distopico che abbiamo creato noi.

Siamo noi nerd smanettoni che abbiamo creato i bimbimikia sono una nostra IP (proprietà intellettuale).

Se ormai l’immaginario delle “Persone normali” è attufato di supereroi, sexycyborg, elfi, orchi, astronavi, cartoon, anime, zombie, manga, maghetti, nani, vampiri, ecc… è perché questo era il materiale con cui ci trastullavamo mentre alimentavamo gli embrioni di quelle che sarebbero diventate le Nuvole Computazionali…

E quando le Major dell’Intrattenimento hanno iniziato a far piovere spettacoli dalle Nuvole Computazionali, le nostre ossessioni hanno dato forma al Mondo.

Certo che la cosa che mi preoccupa di più è come sarà il mondo di domani, con nuove generazioni cresciute dai propri insegnanti all’interno di una Mente Alveare…

#IamSpartacus

Bombe alla crema

#IamSpartacus
#IamSpartacus

Sarà che sono nato con Pong.

Sarà che in trentasei anni di evoluzioni informatiche ne ho viste di tutti i colori (dal bianco e nero, al verde monocromo, ai 256 colori, su su su fino al full HD).

Sarà che ho maturato una fondamentale sfiducia non tanto nelle Macchine, ma in chi se ne serve.

L’altra sera durante il prestigioso sabotaggio dadaista pro Gary McKinnon (v. “Il ragazzo che giocava con gli UFO” e “Anche le Nuvole Computazionali piangono”) un paio di Ricercatori iniziarono scherzare sull’utilizzo di tubi pieni di chiodi…

Immediatamente redarguii per la loro incolumità i due sventurati giovani: “Fermi fanciulli! Gli spider che monitorano le Nuvole Computazionali in cui risiede Tecnoncleo non sanno distinguere una bomba alla crema, da una esplosiva! Noi usiamo solo le armi della satira e del lucido sberleffo!”

Che esagerazione! Manco ci stessero spiando!

Peccato che Tecnonucelo ci spia infaticabile.

Peccato che Tecnonucleo non brilla per intelligenza emotiva, né per creatività e tanto meno per razionalità.

Peccato che Tecnonucleo è il regno della logica più ottusa: se parli di tubi pieni di chiodi ERGO stai pianificando di far esplodere una bomba artigianale.

A voi Ricercatori sarò sembrato il solito vintage e analogico Dr. Jovanz74, preda della sua paranoide visione del mondo.

E invece no. Come al solito le conferme alle mie fosche profezie arrivano nel giro di microcicli computazionali.

La Stampa ieri (13/11/2010)  ha pubblicato questa coccolosa notizia: “Condannato per un tweet, scatta la rivolta degli utenti inglesi.”

La notizia sembrerebbe il parto di uno dei miei deliri dadaisti e invece ho controllato è vera.

In buona sostanza un certo Paul Chambers deve partire per le sue vacanze in Irlanda, ma legge che l’aeroporto “Robin Hood” di Doncaster, da cui dovrà partire è chiuso per neve. Il geniale figuro allora manda in rete questo tweet (riprendo la traduzione che ne da la Stampa):

Crap! Robin Hood airport is closed. You’ve got a week and a bit to get your shit together, otherwise I’m blowing the airport sky high!!”.  Traduzione libera: “Merda! L’aeroporto Robin Hood è chiuso. Avete poco più di una settimana di tempo per sistemare il casino o lo faccio saltare in aria!

Vi direte: “E che sarà mai, si capisce che è uno scherzo! Lo capirebbe anche una scimmia!

Vi direte: “Quando mai si è visto un terrorista annunciare un attentato su Twitter mettendoci nome e cognome!”

Vi direte: “LOL”

E invece no.

Purtroppo Paul Chambers non ha capito, come tanti altri, che quando twitta scrive direttamente nelle Nuvole Computazionali di Tecnonucleo. Il parto della sua mente confluisce direttamente in dei misteriosi server, ormai pressoché sottratti a ogni sovranità nazionale. Qui gli spider di Tecnonucleo spezzettano il messaggio, lo riassemblano, lo analizzano e lo sterilizzano. Il messaggio finisce poi debitamente classificato nei markettari database di Google, ma anche in quelli delle sezioni di Tecnonucleo più ostili agli Umani.

Ve l’ho detto mille volte: lo psicopoliziotto 2.0 non è un omino psicopatico che butta la sua vita a leggere i miliardi di messaggi che si addensano nelle Nuvole Computazionali. Lo psicopoliziotto 2.0 è una Macchina, è un Algoritmo che scatta appena legge “parole chiave” associate a pratiche illegali (terrorismo e pedofilia su tutte, ma anche dowload illegale, ecc…).

Mantenere uno Stato di Polizia 2.0 ha costi davvero esigui. Per il semplice fatto che non è necessario infiltrarsi nei PC di ognuno di noi. Siamo noi che operiamo per la maggior parte del tempo in quei computer diffusi che sono le “Nuvole Computazionali” (Gmail, Twitter, Facebook, WordPress, Aruba, ecc…). Siamo noi che immettiamo i dati nei server di Tecnonucleo autorizzandolo espressamente a farne l’uso che ne riterrà opportuno, per elevare il nostro rating in termini di popolarità. Lo Stato di Polizia 2.0 deve solo prendere accordi con gli erogatori dei servizi. Echelon non esiste, è una bufala colossale. Sono gli stessi Algoritmi dei motori di ricerca 2.0 che restituiscono ai cybercops i dati di cui hanno bisogno.

Insomma il povero Paul Chambers evidentemente non conosceva bene la psicologia di Tecnonucleo, che ha un sense of humor degno di una colonscopia… così il malcapitato si è trovato ad aprire la porta di casa a due poliziotti dell’antiterrorismo del Regno Unito, che gli sventagliavano sotto il naso il testo del suo pericoloso tweet. Avete capito bene.

Inciso: Considerata la massa di messaggi pseudoviolenti contro il nostro Premier che  circolano in Italia su Facebook e Twitter, mi rendo conto che delle due l’una: o abbiamo la Polizia Postale più inefficiente del mondo, o siamo la patria dell’Illuminismo 2.0.

Ma mi direte: “Ok hanno fatto bene a controllare, lui si sarà spiegato e sarà finita lì.”

E invece no. Appurato che Paul Chambers non è un pericoloso terrorista, appurato che non si è iscritto ai Talebani, appurato che non sa usare gli esplosivi… è stato comunque condannato al pagamento di alcune migliaia di sterline per il proprio insano gesto: un tweet scemo.

Ciò perché come abbiamo visto nel caso di Gary McKinnon quando Tecnonucleo fa la figura dello scemo deve comunque sanzionare.

Così è partita la ribellione degli utenti inglesi di Twitter che hanno proceduto a retwittare in modo ossessivo il tweet incriminato utilizzando l’hastag #iamspartacus per organizzare la loro piccola “rivolta”.

Cari Ricercatori ricordate sempre le mie avvertenze: Tecnonucleo ha una facciata politically-correct-eco-green-pongo, ma ha una natura profondamente disumana, paranoica e violenta.

Il web non è mai stato meno libero che in questi anni. Mi potranno imbottire di réclame 2.0 sul fatto che internet è pace, che internet è uno strumento intrinsecamente buono ed etico, che internet è libertà, che internet è democrazia… Non è più così.

Venti anni fa internet era uno spazio libero. Oggi no.

C’è stata una involuzione tremenda di internet, che oggi è il “panem et circenses 2.0” (il controllo sociale dell’Impero Romano basato sul principio: pancia piena e testa vuota) da un lato, e il Minamor (l’oppressivo e pervasivo organismo di controllo sociale di “1984” di George Orwell basato sul principio: presto o tardi dirai qualcosa che ti tradirà) dall’altro.

Fortunatamente la musica sta iniziando a cambiare e le voci di dissenso verso le “magnifiche sorti progressive” di Tecnonucleo si levano sempre più numerose.

Un giorno, ne sono convinto, porremo fine a tutto questo.

Nel frattempo tutto quello che twittate potrebbe essere utilizzato contro di voi (purtroppo).

Un sentito grazie a @24enrico per avermi segnalato la notizia!

Hasta la Vida Loca Siempre!