Comfortably Numb, ovvero il giorno dell’amicizia di Facebook e la bolla informativa

Oggi il buon vecchio Facebook celebrava sobriamente la giornata dell’amicizia, proponendo di pubblicare il video di un osceno pupazzo ballerino composto dalle foto profilo dei nostri amici. Notavo con piacere che nessuno dei miei amici aveva pubblicato questa oscenità e che leggevo solo aggiornamenti di status che si lagnavano dell’iniziativa…

“Sto fatto che non ho visto neanche un video della giornata dell’amicizia, ma solo post che si lamentano di quei video è indice che negli anni ho silenziato le persone giuste.”

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Apple, pizza e mandolino

Visto che sono parecchi giorni che in privato non faccio che parlare della querelle del centro Apple di Napoli e dei connessi “600 posti di lavoro/tirocinanti”, mi sembra il caso di esporre in modo meno rapsodico il mio pensiero.

La questione nella grande compagnia di giro di specialisti/comunicatori sul tema dell’Innovazione ha creato grande scalpore, generando fenomeni divisivi, cui non assistevo dalla rottura di Albano e Romina.

A mio avviso, invece, è una splendida storia, che racconta in modo desolatamente chiaro quale sia lo stato dell’informazione in Italia, quando si approcciano questi temi.

Cercherò quindi di affrontare la questione col consueto metodo della cipolla agrodolce (ovvero piangiamo, abbracciamoci e ridiamoci su, poi ricominciamo a piangere).

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Serie TV: un bilancio del mio 2015 da videodipendente

Grazie alla potenza dello streaming online, dello sfruttamento dello Sky paterno (fino a quando non abbassano radicalmente i prezzi resto fermamente convinto della mia disdetta), ma soprattutto grazie al mio abbonamento a Netflix nuovo di zecca (rapporto qualità/prezzo imbattibile) quest’anno ho visto parecchie serie TV degne di nota. Così per iniziare il nuovo anno riepilogo le mie impressioni personali.

Per molte di queste serie mi ripromettevo di scrivere appositi articoletti, ma causa carenza di tempo ed energie ci sono riuscito solo per un paio, rimettendo la maggior parte dei pareri a post su Facebook e Twitter. Pertanto andando in ordine tematico, cercherò di riportare qui in modo un po’più sistematico le mie impressioni…

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La vita nella Città Sostituita

Sono strani giorni. Giorni, in cui cammino in una città, che non sento più mia. Sembra la Città Sostituita di un libro di Philip K. Dick. Alla Roma che conoscevo si è sovrapposta un’altra città diversa, più ostile, attraversata da una manichea e contraddittoria visione del mondo, in cui le categorie di nemico e alleato sono quanto mai labili.

Della Roma decadente, opulenta e plebea in cui sono nato resta l’aspetto, ma l’anima non è più quella.

E’ una città strana, sconosciuta.

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Bufale Senza Latte – #IJF15 Perugia 17.04.2015

Venerdì 17 aprile, ore 19:30 presso la Sala del Dottorato, parteciperò al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia insieme agli amici di Gilda35 (la crew al gran completo Aldo Pinga, Pierluigi Canino, Domenico Polimeno e Renato Gabriele) e al “Giullare Digitale” Francesco Lanza, per l’evento “BUFALE SENZA LATTE – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la politica digitale”.

Arianna Ciccone, deus ex machina del Festival, ci ha invitato, non senza una mia certa dose di sorpresa, ad articolare un intervento durante questa importante manifestazione, che convoglia volontari dalla bellezza di 22 Paesi.

Considerata quantità di burle, che abbiamo accumulato negli anni ai danni di poveri ignari giornalisti, è un po’ come mandare Lady Gaga a fare una catechesi in Vaticano.

Ovviamente abbiamo accettato tutti con piacere.

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Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Resoconto dei viaggio di Jovanz a Vignola e Modena, in cui ha partecipato all’evento “Pozzo di Scienza” raccontando a una bella platea di giovani la propria esperienza eternamente sospesa tra “Name” e “Nickname”

Identità e Anonimato
Pozzo di Scienza
Qualche mese addietro sono stato coinvolto da Alfredo Giordano e Andrea Vico di “Codice – Idee per la cultura” nell’edizione 2013 di Pozzo di Scienza una iniziativa promossa dal Gruppo Hera in vari istituti superiori dell’Emilia Romagna, che quest’anno era incentrata sulla Cultura Digitale.

Ho accolto con piacere l’invito e sviluppato un intervento con un abstract su questa lunghezza d’onda:

L’intervento riguarderà le modalità con cui è evoluta la presentazione della propria personalità dal web 1.0, in cui dominava l’anonimato attraverso l’utilizzo del nickname, al web 2.0, in cui il personal brand e la profilazione dell’identità dell’utente diventano elementi centrali dell’esperienza online, fino ad analizzare le prospettive aperte dalle future tecniche di Influence Engine Optimization. Saranno pertanto analizzate le modalità, con cui le nuove tecnologie stanno facendo evolvere i concetti stessi di identità e personalità, valutandone prospettive ed elementi di criticità.
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000

Le nuove forme di comunicazione digitale saranno il tema centrale degli eventi di divulgazione scientifica promossi dalla multiutility e rivolti a quasi 1.700 studenti delle scuole superiori di …

http://www.sassuolo2000.it/2013/02/25/la-scuola-ai-tempi-di-twitter-ecco-il-pozzo-di-scienza-di-hera/
Tra Vignola e Modena
Così in un’alba dura come l’acciaio, il primo di marzo, sono partito alla volta di Modena per svolgere i miei interventi. Mi fa sempre un effetto strano partire quando è ancora buio e persino gli spazi familiari della stazione Termini, mio luogo di lavoro, sembravano leggermente alieni.

Arrivato a Modena mi sono imbarcato alla volta di Vignola con lo staff di “Codice – Idee per la cultura”. Durante il tragitto ho fatto la conoscenza di Frieda Brioschi, la Presidente di Wikimedia Italia. E’ stata una bella occasione per discutere di temi cari a questo nonBLOG su Wikipedia come: il tema del Libro Wikipediano dei Morti, i toni drammatici della campagna di donazioni di Jimmy Wales e la mancata evoluzione verso un modello enciclopedicamente più strutturato.

Ho enormemente apprezzato l’approccio schietto e trasparente di Frieda e compreso meglio il perché della mancata integrazione tra Wikipedia e i grandi istituti enciclopedici, su cui tanto mi sono arrovellato. Sostanzialmente è colpa di questi ultimi, che neppure concedono l’integrazione in Wikipedia di edizioni ormai non soggette a copyright.

Ho avuto la fortuna di avere due gruppi di studenti e docenti molto numerosi (il secondo era di oltre 150 persone), ma veramente attenti, educati e intelligenti. E’ stato molto bello confrontarmi con loro ed ascoltare anche i professori, che ai miei occhi rappresentano una delle ultime “bolle” di rapporto umano rimasto.

Per quanto riguarda la compagnia non posso non ammettere di essermi grandemente rilassato e divertito con Alfredo Giordano (grande organizzatore) e gli amici Alessandro Vitale e Renato Gabriele incontrati cammin facendo…

Identità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
L’intervento
Il mio intervento ha ripreso ed integrato alcuni concetti a suo tempo esposti con riferimento al Cyberdadaismo, al Lato Oscuro della Rete e all’ecologia digitale e in una bella intervista rilasciata a Ivana Pais sull’anonimato, riletti alla luce dei miei recenti studi sull’Analisi Transazionale.

Inizialmente ho affrontato le tematiche connesse alla nascita di internet durante la guerra fredda (l’originario progetto ARPANET della DARPA della Difesa USA), e al suo successivo sviluppo in ambito civile…

Sviluppo in ambito civile, avvenuto negli anni ’70 e ’80 ad opera di comunità di nerd appassionati di fantascienza che esasperarono i concetti di “rete neurale”, sviluppati da Philip K. Dick e il cyberpunk.

Il risultato dell’ossessione dei militari per la parcellizzazione e l’indistruttibilità dell’informazione dei militari e l’appassionato tentativo dei nerd di riprodurre una sorta di immenso cervello digitale distribuito generarono quello che è internet oggi: un ecosistema. Nella felice intuizione di Jaron Lanier: un fenomeno quasi naturale e difficilmente spiegabile.

Quindi ho proceduto ad illustrare i tre successivi approcci identitari sviluppati nel corso degli anni ’90 con riferimento alle prospettive aperte da questa nuova tecnologia. Usando le categorie della “Matrice Spezzata” di Bruce Sterling:

Sharper: rappresentati da Timoty Leary (uno dei padri della controcultura americana), che vedeva nel digitale uno strumento di superamento dei limiti dell’umano, in cui arte e scienza si potessero fondere in qualcosa di inedito che pienamente realizzasse le nostre potenzialità creative.
Mechanist: rappresentati da Nicholas Negroponte e dai Maoisti Digitali che vedono nello strumento tecnologico in sé l’elemento centrale della riflessione, con una esaltazione del ruolo salvifico della macchina. Quasi che la personalità fosse qualcosa che si arricchisce grazie al numero di device utilizzati.
Luddist: rappresentati da Jaron Lanier, che invece vedono nel digitale numerose insidie e anzi uno strumento di impoverimento e irrigidimento della nostra personalità sempre più costretta ad adattarsi a format.
Ovviamente un simile ecosistema, in cui la nostra identità è soggetta a sollecitazioni e sfide tanto forti, viene anche a confrontarsi coi noti processi di mitopoiesi dell’iceberg digitale e di cultura dei tossica. E ho proceduto quindi a spiegare come internet col tempo sia divenuto un gigantesco campo di battaglia, in cui si combatte quella che Marc Augé definiva la Guerra dei Sogni.

Internet così si trasforma in uno strumento di suggestione e manipolazione dell’immaginario potenzialmente tremendo, in cui l’uomo stesso diventa elemento di brand da imporre sull’immaginario delle coscienze altrui.

A livello di approcci identitari nasce quindi un fenomeno abbastanza tremendo…

Il modo più performante, con cui gli Ideologi del “Tutto Gratis” hanno approcciato il mondo digitale è stato quello di creare enormi social network in cui profilare gli utenti accumulando pazzesche quantità di dati su gusti, orientamenti, articolazione del grafo sociale… fino a creare immense masse di dati, che vengono utilizzate dal marketing, come dai moderni algoritmi di speculazione finanziaria, come dalla pubblica autorità.

Oltre questo avvengono veri e propri tentativi di ingegneria sociale di massa ed individuale basati sulle relazioni che intercorrono all’interno del nostro grafo sociale.

Ovviamente per trattare questa enorme mole di dati c’è la necessità che le informazioni che immettiamo in rete siano sempre più standardizzate e fruibili dalle macchine. Così la nostra personalità si è col tempo ridotta a una stiracchiata pagina Facebook fatta di contatti, like, cose, fatte, principi e dottrine cui aderiamo on/off con l’accetta… e il nostro modo di esprimersi si è compresso in un tweet di 140 caratteri pieno di hashtag per aiutare a targhettizzare meglio i contenuti. Ovviamente mentre tutto è eternamente riscrivibile e interpolabile a piacimento.

Arriviamo così agli attuali modi di esprimere la propria personalità sui social network:

Anonimato: Il celare la propria identità dietro l’anonimato o un nickname, da un lato diventa esperienza creativa e liberatoria che sottrae dalle griglie del controllo sociale digitale, permettendo di dare voce a parti profonde del nostro essere spesso contraddittorie… dall’altro può diventare vero e proprio strumento di esaltazione dei nostri lati più oscuri… fino ad evolvere in vere e proprie forme di controcultura e lotta politica…
Identità: Se l’anonimato, con le sue contraddizioni offre ancora sprazzi di creatività e desiderio di liberazione, è proprio l’identità ad uscire mortificata nel suo processo di mappatura e standardizzazione, fino a trovarsi imbrigliata in una sorta di panopticon in cui ogni mossa è soggetta a un controllo sociale pressoché assoluto. I “copioni” genitoriali e sociali si impongono con maggiore forza del passato. Creando sempre più spesso effetti tragici nelle personalità più deboli.
Personalità: Così accade che l’individuo sui social, nel suo affannoso tentativo di realizzare i vari copioni da vincente/non-vincente/perdente, inizia ad assumere a seconda del canale di comunicazione più persone (inteso nel senso latino di “maschera”) interpretando varie parti in commedia. Ciò si risolve in un cacofonico tentativo di riempire il web di frammenti della propria persona, che alla fine non raccontano assolutamente nulla.
Leviatano digitale: E in questo folle processo, in cui quanto più la persona emerge nei social network, tanto più diventa astratta e lontana dal proprio Io interiore si arriva al Leviatano Digitale. Somma espressione di individuo divenuto ormai esso stesso ecosistema di personalità umane e artificiali. Puro palinsesto sui cui si svolge la Guerra dei Sogni.
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Conclusioni
Concludendo esimi Ricercatori, è doveroso prima di tutto ringraziare Alfredo Giordano e gli studenti e i professori dell’Istituto di istruzione Tecnica Superiori “Primo Levi” di Vignola e dell’Istituto Professionale Statale “Fermo Corini”, nonché il personale tecnico del Planetario Comunale di Modena, per il tempo trascorso insieme.

E in chiusura auspicare che proprio dai giovani nascano quelle energie creative e liberatorie capaci di sanare i pasticci che ha fatto la mia generazione col digitale. La mia è stata una generazione animata da una avidità insaziabile e fissata con i concetti di “controllo” e “ingegneria sociale”. I risultati sono purtroppo il quadro con più ombre che luci sopra rappresentato.

Noi la nostra chance l’abbiamo avuta e giocata male, sogno un giorno in cui questi giovani, usino internet per aprire le gabbie mentali in cui ci siamo cacciati.

Gilda35 su Intervistato in (soli) 7 minuti

E’ possibile in soli sette minuti far esprimere a Giovanni Scrofani un pensiero di senso compiuto? Lo staff di Intervistato raccoglie la sfida e stabilisce un nuovo record… peraltro c’è un altro record: questa è la prima videointervista di Jovanz… OppureNO!

ONtro

Esimi Ricercatori in questi giorni è uscito un gustoso estratto di una mia lunga videointervista per il sito Intervistato.com.

Spesso vengo bacchettato dai memebri della Comunità Creativa, che sostengono che ormai le interviste al sottoscritto sono diventate una sorta di meme della scena digitale italiana…

Tuttavia va notato come questa sia in ordine cronologico sia la prima videointervista in assoluto… così se vi trovate il web intasato di Jovanz sapete con chi prendervela!

Intervistato.com

Intervistato è un interessantissimo sito amministrato da Jacopo Paoletti eMaria Petrescu, che offre articolate interviste video a personaggi del mondo della comunicazione digitale.

Il metodo adottato dal duo rappresenta un ottimo esempio di come fare Cultura Digitale in Rete:

  • per prima cosa presentano il personaggio che sarà oggetto dell’intervista;
  • dopodiché procedono nel fare sharing in rete dell’articolo di presentazione a chiedere alla propria comunità di lettori, se hanno domande da rivolgere all’intervistato;
  • arriva il momento dell’intervista, condotta da Maia Petrescu, in cui all’intervistato sono noti solo le tematiche (se mi vedete che prendo pause pensierose è peché le domande erano impegnative e riflettevo su come rispondere);
  • infine arriva il momento del montaggio e della pubblicazione del video, che è accompagnato da una bella e ampia sinossi, che è godibile a prescindere dalla visione del video.

Mi piace molto l’approccio di Jacopo e Maria: da un lato l’intervista è un artefatto culturale frutto di un processo di co-creazione tra intervistatori-pubblico-intervistato, dall’altro l’intervista si svolge in un clima molto rilassato con domande non concordate, fornendo una bella sensazione dispontaneità al prodotto.

 

Giovanni Scrofani in 7 minuti

Ed eccoci giunti alla fatidica prima videointervista del sottoscritto.

Questo è l’articolo di presentazione degli amici di Intervistato. E’ molto risalente, come l’intervista, in quanto il video è stato affetto da svariati problemi tecnici, risolti solo di recente.

In pratica appariva tutto in varie tonalità di rosa violetto, simile al celebre Raggio Rosa del VALIS di Philip K. Dick… il che sarebbe stato una sorta di gnostica benedizione, che tuttavia è stata abilmente rimossa.

Ed ecco l’articolo di presentazione dell’intervista in cui spazio da Gilda35, alle Twitstar, ad Anonymous, al meme, alla privacy, all’iceberg digitale, e chi più ne ha più ne metta…

E infine ecco a voi la mirabile sintesi video di una bella chiacchierata durata oltre un’ora.

A giorni sarà pubblicata la versione integrale… stay tuned!

#meetFS: quando le Ferrovie incontrano gli Influencer

Le Ferrovie dello Stato Italiane hanno organizzato una giornata con alcuni Influencer della Rete per fargli avere esperienza diretta delle problematiche che si nascondo dietro la circolazione ferroviaria. Ne è nato un bel confronto con persone che ci mettono “la faccia e il cuore”.

ONtro

Esimi Ricercatori, come sapranno i più affezionati tra voi, nella vita civile, quando depongo i panni dell’ilare sabotatore dadaista indosso quelli molto più compiti di un controller di progetti di investimento di una Società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

Ho sempre tenuto compartimentate queste due esperienze fino alle soglie del bispensiero: da un lato Jovanz74 influencers in tematiche attinenti Cultura Digitale, meme, hacktivismo e cyberdadaismo, dall’altro l’avv. Giovanni Scrofani giurista e controller SAP.

E’ noto a voi tutti il black out mediatico in cui mi immergo quotidianamente tra le nove del mattino e le sette di sera, quando l’avv. Giovanni Scrofani macina database, pivot, relazioni, note e quant’altro…

Ovviamente come in ogni buona narrazione viene il momento in cui le due identità vengono a confluire nello spazio della medesima esperienza.

Così avviene che Elisabetta De Grimani e Arianna Mallus, social media manager di FSI, conosciute durante le mie scorribande come Jovanz74 su Twitter insieme all’amico Giuseppe Lanzi, mi invitano ad un evento per Influencer il #meetFS.

Questa è la cronaca per immagini della giornata in cui tutti i Giovanni Scrofani possibili si riunirono allo stesso posto e la stessa ora.

Roma Termini

L’appuntamento era a Roma Termini dove erano presenti parecchi volti noti del panorama degli Influencer di Twitter.

Il mio arrivio come al solito è stato qualcosa sospeso tra il Bruce Willis delle “Dodici Scimmie” (corse alla disperata) e il Bill Murray di “Lost in Translation” (all’insegna di un disinvolto spaesamento).

Non appena arrivo per il checkin, mi hanno consegnato un modulo che mi autorizzava a fotografare, riprendere, registrare tutto quel che mi passava per la mente. La cosa mi ha mandato in visibilio.

Le Ferrovie, in quanto aree sensibili per la sicurezza, sono un “ambiente chiuso” non possono essere fotografate senza autorizzazione. Il fatto che ci consentano liberamente di fissare sul digitale la nostra giornata mi è molto piaciuto: segno di un’azienda che si “apre“, vuol farsi conoscere… E l’apertura quando si parla di Influencer digitali significa apertura all’ibridazione, al dialogo al contatto con punti di vista ed idee nuove.

Per me le Ferrovie negli ultimi dodici anni sono stati SAL, SIL, Entrate Merci, riscontri, validazioni, Convenzioni, Verbali di Accordo, gantt, ecc…

Da subito ho avuto la sensazione che avrei visto le Ferrovie da una prospettiva nuova.

Cito tra i tanti intervenuti:

E ovviamente le bravissime organizzatrici, che hanno realizzato un incontro perfetto come un ingranaggio vittoriano:

Ovviamente è stata l’occasione per una bella rimpatriata con due miei carissimi amici Giuseppe Lanzi (un uomo che starei ad ascoltare per giorni) e Alessandra Colucci (co-Founder di questa prestigiosa Comunità Online)…

Così siamo saliti sul pulman diretti alla prima tappa di questa giornata. Dopotutto non potrai mai essere influente su Twitter, se non sei una persona gioiosa, così l’atmosfera è stata da subito molto divertita.

In pulman con

Le Officine del Freccia Argento

Siamo arrivati allo Scalo S. Lorenzo alle Officine di Trenitalia dove ci hanno fornito dei presidi di sicurezza che hanno immediatamente risvegliato il mio lato più giocoso (ormai mi conoscete bene immaginate la gioia di fronte all’elmetto rosso e gli scarponcini da cantiere).

Quando ho dovuto restituire l’elmetto ho sofferto. Molto.

Presidi di sicurezza: con Giuseppe Lanzi e Futura Pagano
Presidi di sicurezza: con Giuseppe Lanzi e Futura PaganoPresidi di sicurezza: con Giuseppe Lanzi e Futura Pagano

Presidi di sicurezza: con Giuseppe Lanzi e Futura Pagano

Alle Officine siamo stati accolti da alcuni ingegneri ferroviari che ci hanno illustrato il loro quotidiano lavoro con la tecnologia.

Ho appreso che un Freccia Argento (ETR 600) è un treno dal costo di 24 milioni di euro su un progetto integralmente italiano sviluppato dalla Alstom, che essendo a composizione bloccata (sette o quattordici vagoni) un malfunzionamento in una sezione del treno è suscettibile di fermare l’intero apparato, che pertanto la manutenzione deve essere programmata e preventiva, che l’introduzione di questa tipologia di elettrotreno autodiagnostica ha ridotto notevolmente la necessità di manutenzione in quantità, evolvendola per qualità e tipologia.

Insomma questi manutentori futuribili ci hanno parlato con competenza e passione del loro mondo, che per un fanatico dello steampunk come il sottoscritto riveste grande fascinazione.

Officine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirli
Officine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirliOfficine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirli
Officine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirliOfficine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirliOfficine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirli
Officine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirliOfficine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirli

Officine Freccia Argento: un elettrotreno con unmilionequattrocentomila kilometri sulle spalle e non sentirli

La Sala di Controllo del Trasporto Regionale

Alla Sala di Controllo del Trasporto Regionale invece c’è stato un interessante confronto tra gli Influencer e i Tecnici della Puntualità.

Nelle Comunità Online il tema dei ritardi e dei disservizi del Trasporto Regionale è vissuto come qualcosa di molto vivo… anche perché in tantissimi quando scrivono su Twitter lo fanno da dispositivi mobili negli spostamenti casa-lavoro sul treno.

La cosa ha generato alcuni divertenti siparietti tra la semantica ferroviaria e quella (normale) degli Influencer. I ferrovieri hanno un gergo tecnico alquanto mirabolante fatto di: materiale rotabile (treno), giunto (treno arrivato in stazione), via impedita (il rosso del semaforo), incarrozzamento (salire sul treno), soppresso (treno cancellato)…

Questo è stato un aspetto interessante: la sopravvivenza di un gergo tecnico della Seconda Rivoluzione Industriale in un mondo in cui i linguaggi evolvono di continuo.

Il personale della Sala rispetto alle pungolature degli Influencer non ha avuto un atteggiamento difensivo: hanno semplicemente spiegato il loro lavoro… hanno raccontato la loro quotidiana lotta per non superare la soglia dei 5 minuti di ritardo… ci hanno fatto toccare con mano cosa significa muovere ogni giorno quasi quattrocentomila persone solo nell’area di Roma, che concentrano i loro spostamenti in un arco ristrettissimo di tempo (07.00-09.00 la mattina e 17.00-19.00 il pomeriggio)… hanno raccontato i quotidiani equilibrismi tra le esigenze della clientela e i livelli di servizio che vengono stabiliti dalla Regione Lazio (e già sono le Regioni a stabilire i livelli di offerta ferroviaria del Trasporto Regionale)…

Abbiamo anche portato un po’ di fortuna: mentre eravamo presenti il gigantesco e incombente monitor che contiene un super cruscotto della puntualità è rimasto perennemente su standard di assoluta eccellenza.

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L’ACC di Roma Termini

L’ACC di Roma Termini è stato come entrare dentro il NORAD ferroviario… Qui gli ingegneri ferroviari ci hanno raccontato la storia della loro creatura con malcelato orgoglio…

Fino al 2000 Roma Termini era retta da un gigantesco meccanismo vittoriano fatto di settanta metri lineari di console piene di leve, manopole, relè…

Nel 2000 la rivoluzione: le Ferrovie sviluppano prime in Europa un progetto (100% italiano) per informatizzare integralmente il processo di movimentazione dei treni in stazione…

L’ACC è “vecchio” di dodici anni eppure sembra fantascienza: con un quarto del personale precedentemente impiegato si riesce a far accedere a Roma Termini il doppio dei treni (circa mille al giorno) e a realizzare contemporaneamente il triplo delle movimentazioni precedentemente possibili…

Si tocca con mano l’innovazione: dodici anni fa le Ferrovie hanno realizzato il più importante complesso di Algoritmi presente in Italia e probabilmente in Europa. Vediamo in diretta centinaia di treni muoversi attraverso i monitor, un gigantesco panopticon elettronico in cui ogni singolo elemento della circolazione dei treni è costantemente monitorato.

Esiste anche una super console di sicurezza, presidiata da un tecnico che da remoto può fermare qualunque treno di alta velocità in Italia. Alla domanda: “E chi le dice quale treno fermare?” risponde con orgoglio: “Io. Sono addestrato a seguire delle procedure che mi dicono esattamente cosa fare e quando farlo”.

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Pranzo al Passo di Ronda

Dopodiché siamo tornati a Roma Termini per il pranzo.

Nella incredibile cornice della fontana del Passo di Ronda (la fontana che vedete è sita all’ultimo piano di Roma Termini lato via Giolitti) abbiamo mangiato dell’ottimo cibo biologico della Food on the Road, il cui packaging era integralmente compostabile.

Giusto un attimo di relax prima di procedere nel nostro viaggio.

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Roma Smistamento

Roma Smistamento è come una gigantesca città ferroviaria fatta di binari, capannoni, rimesse, magazzi, sudore e frustrazione…

Roma Smistamento è un complesso dedicato alla manutenzione dei treni regionali.

Abbiamo parlato con un gruppo di tecnici che lottano quotidianamente contro l’inciviltà.

Ogni anno in questo impianto vengono spesi tremilioni di euro per riparare i danni prodotti dagli atti vandalici. Di questi tremilioni vengono spesi cinquecentomila euro solo per la rimozione dei graffiti.

Il quadro che ci hanno fatto i tecnici della manutenzione è desolante: treni che ritornano in officina dopo quindici giorni dalle riparazioni, gabinetti volutamente manomessi a forza di lattine, sedili squarciati e divelti per sport, “angoli dello studente” dedicati alla distruzione sistematica di quelli che in ultima analisi sono beni comuni.

Sono sempre stato un grande sostenitore delle varie forme di Street Art, lo sapete, ma apprendere che esistono ceffi che imbrattano i vetri del macchinista costringendolo a guidare il treno sporgendosi dal finestrino, mi sembra un po’ troppo… apprendere che per rendere indelebili le proprie opere si creano basi di catrame e pitture al quarzo mi sembra grottesco e direi pure inquietante…

Abbiamo toccato con mano il lavoro faticoso e frustrante di chi, per dirla con Philp K. Dick, quotidianamente lotta affinché l’entropia non ingoi il nostro mondo.

 

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Roma Tiburtina

Ho vissuto tutta la mia infanzia e la mia giovinezza in un condominio vicino la stazione Tiburtina. Era un luogo della mia infanzia che a modo mio amavo. Forse per questo non ero mai entrato nella nuova stazione.

Veniamo accolti dai due Project Manager che hanno sviluppato il progetto, due persone che si presentano così: “Io in questo progetto ci metto la faccia e il cuore ogni giorno.”

L’impatto visivo dell’interno è impressionante: bolle futuribili che spezzano ogni simmetria, una splendida stele di metallo che raccoglie i discorsi di Cavour su Roma Capitale e Strade Ferrate…

La cosa che più mi colpisce, mentre i Project Manager presentano la loro creatura da censosessantottomilioni di euro che ha rispettato tempi e costi (in Italia se non è un record poco ci manca), è l’attenzione sugli aspetti sociali dell’opera. Il lato che più evidenziano del loro lavoro non è quello edile/ingegneristico, ma quello di dialogo costruttivo instaurato con le comunità urbane. La ricerca di un rapporto inclusivo e sinergico con l’Altro, perché l’opera non venga vista come l’introduzione di un elemento ostile, ma come una nuova opportunità. L’aspetto che maggiormente è stato evidenziato dell’opera è la sua capacità di ricucire lo strappo antropologico rappresentato dalla ferrovia… La piastra di Roma Tiburtina si pone come un ponte di congiunzione tra il quartiere borghese del Nomentano e quello popolare di Pietralata.

Guardando l’interno della stazione, ho dovuto convenire con i due Project Manager: le Ferrovie sono una delle poche realtà che in Italia fa architettura moderna.

Roma Tiburtina può piacere o non piacere. Per me è ossigeno per la mente.

Siamo poi arrivati all’incontro con Mauro Moretti, l’Amministratore Delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiano.

Questo forse è stato il momento più stimolante dell’intera giornata.

Anche qui niente slide, niente comunicazione uno a molti, niente domande da sala stampa.

Abbiamo dialogato, parlando di ferrovie a tutto campo. I quesiti sono stati posti senza filtri, in modo semplice e diretto. Altrettanto schiettamente Moretti ha risposto alle domande, senza approccio difensivo, spiegando quali sono i problemi e quali soluzioni ha adottato rispetto a quei problemi.

Ho enormemente apprezzato il metodo adottato da Luca Conti, che ha chiesto via Twitter alla Community se avevano domande da rivolgere a Mauro Moretti.

La sensazione che mi ha trasmesso il colloquio con Moretti è quello di una enorme complessità strategica sotto i vari profili tecnici, finanziari e normativi, che impongono quotidiane scelte spesso difficili.

Quello che mi ha colpito è che nel colloquio con Moretti ho trovato una sorta di sintesi di tutte le conversazioni che avevo fatto in precedenza coi tecnici delle Ferrovie. Segno di una conoscenza profondissima dei vari comparti dell’azienda.

 

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Conclusioni

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Viene il momento in cui all’uscita di Roma Tiburtina, Jovanz e l’Avvocato Scrofani si salutano sotto la stele di Cavour e tornano ognuno alle proprie vite.

Ognuno ne è uscito a suo modo arricchito.

Jovanz ha saziato la sua fame di innovazione, di tecnologia steampunk, di algoritmi, di reti di relazioni umane che creano valore, di lotta matta e disperata contro l’entropia…

L’Avvocato Scrofani ha conosciuto meglio il Gruppo in cui lavora, si è chiarito le idee su più cose in un giorno che in dodici anni di lavoro, ha fatto esperienza della macchina che nel suo piccolo contribuisce a far muovere ogni giorno.

Rivolgo ancora i miei complimenti agli organizzatori: Federico Fabretti, Elisabetta De Grimani e Arianna Mallus. Ci hanno fatto fare esperienza delle Ferrovie, toccando con mano i vari aspetti che incidono nell’esperienza del viaggio, ma che non vediamo mai. Spero che ripetano un’esperienza come questa: aperta, dialogante, stimolante.

L’era dei comunicati stampa è finita.

 

"Genius Party Beyond – Toujin Kit" di Tatsuyuki Tanaka

Esimi Ricercatori, come sapete tra le mie grandi passioni un posto di primissimo piano rivestono il cyberpunk, lo steampunk e i Miti di Cthulhu. Pertanto quando oggi, nelle mie passeggiate digitali da cyberflaneur, mi sono imbattuto nel video “Toujin Kit” ho avuto un piccolo sussulto.

Un po’ perché Tatsuyuki Tanaka tra gli estimatori degli anime giapponesi è un nome noto e apprezzato, un po’ perché rientrava in un’antologia “Genius Party Beyond“, che da tempo mi riprometto di reperire….

Devo ammettere che il video, che vi posto di seguito mi ha letteralmente entusiasmato per la sua perfezione stilistica.

La storia è assolutamente asciutta, minimalista sotto ogni profilo: dialoghi, trama, suoni.

E’ impressionante come in un racconto serrato nel lento svolgimento venga rappresentata la dimensione domestica dell’orrore cosmico.

Il Male è rappresentato nella sua quotidianità, nella sua dimensione da catena di montaggio casalinga, nei piccoli dettagli fuori posto.

Il Bene è distopico, burocratico, dimesso.

L’estetica di questo piccolo capolavoro mi riporta alla mente centinaia di libri, di fumetti, di film, con cui ho riempito le giornate della mia prima giovinezza.

Non so perché ma quando si è giovani, si è un po’ come la streghetta cyberpunk del cortometraggio: si prova più simpatia per l’Alieno, che per la “burocrazia del bene”…

Vedere questo video è stato una sorta di piccola madeleine digitale.

Mi ha ricordato le copertine di Urania disegnate da Karel Thole, che mi suscitavano sempre uno strano mix di fascinazione e straniamento.

Mi ha ricordato i testi gnostici di Philip K Dick, con le sue trame a incastro…

Mi ha ricordato l’orrore cosmico di Howard Phillis Lovecraft, sempre accennato e mai mostrato appieno, né appieno comprensibile…

Mi ha ricordato centinaia di esseri ibridi tra l’uomo e l’alieno e tra l’umano e il sintetico protagonisti di centinaia di fumetti e telefilm…

Mi ha ricordato la Meraviglia…