Mario Monti LOLdog | Data Manager Online

La strategia di comunicazione digitale dello staff Mario Monti, nel tentativo di svecchiare il personaggio e di avvicinarlo all\’elettorato, sta dando buoni frutti, o piuttosto sta lentamente decostruendo uno dei personaggi più potenti d\’Italia?

Questa domanda mi rimbalza nella testa ogni qual volta i mass media tradizionali rimbalzano le incursioni di Mario Monti su Twitter.

Il Potere in Italia è struttura, si sedimenta addosso per stratificazioni geologiche. Sarà per questo che solo i vecchi in Italia sono davvero potenti.

Il Potere in Italia è cooptazione, è inclusione, è appartenenza genetica e culturale. Sarà per questo che da noi le \”mappe del potere\” raccontano un Paese chiuso in un eterno Rinascimento, che si trascina fuori tempo massimo con le sue Casate e Camarille.

Il Potere in Italia è segreto, è complotto, è loggia. Sarà per questo che in Italia c\’è questa sostanziale acquiescenza rispetto al Segreto di Stato, che tale rimane anche dopo la morte di tutti i suoi protagonisti.

Ebbene in un Paese come questo, Mario Monti era una sorta di Leader perfetto. La più alta incarnazione del concetto di Leadership espresso dalle élite dell\’Alta Amministrazione italiana. Non incarnava l\’immaginario del Giullare Ribelle come Grillo, non era un Masaniello giacobino come Ingroia, né un Imprenditore Gaudente come Berlusconi e neppure un grigio Funzionario di Partito come Bersani. Incarnava il Potere.

Su Mario Monti girava ogni genere di voce, che apparteneva alla Trilaterale Bilderberg, che dietro le sue spalle c\’erano le lobby di Goldman Sachs. Gli si attribuivano entrature in ogni genere di camarilla possibile e immaginabile dall\’alte sfere del Vaticano alle Logge Massoniche.

Tutto in lui era sobrietà e distacco. Trasmetteva una distanza siderale, dando la percezione di trovarsi su un piano inarrivabile per i propri competitori.

Quel che ha fatto durante il suo Governo su Pensioni e Lavoro non sarebbe stato possibile a nessuno dei nostri Leader Politici. Ammettiamolo.

Mario Monti poteva tutto, perché incarnava un potere quasi assoluto.

Perché gli Italiani, purtroppo, rispettano veramente solo Leader che esprimono siderali distanze.

E per questo non mi riesce di capacitarmi della strategia social del personaggio.

Vengono scomodati guru del digitale come Paolo Iabichino per montare su improbabili teatrini in cui si insegna al Professore come fare le emoticon (v. Monti Live Show).

Ma il punto di massima improbabilità si è raggiunto quando il Premier, dopo una a dir poco sbracata intervista alle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi, in una folle rincorsa con Silvio Berlusconi posta su Twitter una foto mentre coccola un cane chiamato “Empy”, Empatia.

Silvio Berlusconi qualche giorno prima si era fatto fotografare mentre abbracciava la cagnetta Vittoria.

Alle Invasioni Barbariche hanno quindi fatto adottare in diretta televisiva il cane Trozzi a Mario Monti, che l\’ha prontamente ribattezzato Empy.

Per chi come il sottoscritto viene dalla cultura digitale underground, vedere questa invasione di “LOLdog” in rete è alquanto sconcertante.

I LOLdog sono la versione canina dei LOLcat. Una pratica mutuata dal vecchio internet di nicchia nell\’attuale mondo social era quella di utilizzare immagini di animali (c.d. advice animals) per trasmettere un feedback emotivo a un dato messaggio. Cani e gatti, specie se cuccioli e carini, sono immancabili compagni di viaggio di ogni internauta. Peraltro il LOLdog da elemento di “comunicazione emotiva”, col tempo si è banalizzato fino a diventare uno strumento per ottenere like e retweet facili.

Lo dico francamente, vedere Mario Monti cedere alla sottocultura del LOLdog, genera in me un sincero sconcerto. E\’ come vedere il Professore decostruirsi sistematicamente, spogliandosi pezzo a pezzo del proprio alone mitico, in una scriteriata rincorsa a imitare i più banali cliché dei propri potenziali elettori.

A questo punto mi aspetto qualche candidato che si fa un bell\’autoscatto a torso nudo allo specchio del bagno col proprio iPhone.

Riusciranno i nostri baldi comunicatori a capire che gli internauti non sono una massa di imbecilli che ha bisogno di vedere i propri Leader che scimmiottano i propri atteggiamenti più balzani, ma cittadini che vorrebbero un dialogo concreto su temi concreti?

viaMario Monti LOLdog | Data Manager Online.

Perché le campagne elettorali nel digitale sono eccessive | Cinguettii

Originariamente pubblicato su Data Manager Online

Spesso si sostiene che internet sia un media più riflessivo della televisione. Eppure scorrazzando nei social network ci si rende conto di come l’unica cifra possibile nel digitale sia quella di una comunicazione eccessiva, violenta e paradossale.

Spesso capita di sentire lunghe ed erudite disquisizioni su quanto internet sia uno strumento di comunicazione molto più “intelligente” della televisione. Da più parti si osanna un fantomatico “Popolo di Internet” molto meglio informato e preparato di quello televisivo.

Dopodiché arrivano gli stenterelli eredi di Marshall McLuhan a spiegarci in modo pasticciato la differenza tra media caldi e freddi… senza rendersi conto di un piccolo dettaglio: che il web 2.0 è la versione impazzita della televisione.

Chiunque si faccia un giro presso le proprie reti sociali, constaterà come la comunicazione politica declinata nel digitale crei dinamiche eccessive, violente e paradossali. La comunicazione digitale in questi giorni pre-elettorali si svolge come in un gigantesco caleidoscopio di mini canali televisivi che sparano uno straniante spettacolo di politica con contorno di urla, strepiti, frizzi e lazzi…

Il ciclo è facilmente riassumibile:

  • il politico di turno la spara grossa sui media mainstream… riabilitando Mussolini proprio durante il Giorno della Memoria, evocando lupi che sbranano i nemici, invocando attentati di Al Qaeda, rievocano la memoria di magistrati morti, rimangiandosi tasse che ha promosso o votato, sparando sullo Statuto dei Lavoratori… una corbelleria random… un sasso gettato nello stagno…
  • su Twitter, che ormai è saldamente presidiato dalle truppe cammellate delle varie fazioni in lotta, scattano immediatamente due fenomeni antitetici: da un lato sparuti gruppi di sostenitori cercano di tener vivo qualche hashtag stenterello a sostegno del proprio leader (es. il goffo #lisbraniamo degli Spartani di Bersani), dall’altro ben nutriti gruppi di detrattori iniziano ad ironizzare più o meno pesantemente sull’uscita del leader della parte avversa (es. la #propostashock di Berlusconi sulla restituzione dell’IMU)…
  • quindi nei relativi Gruppi Facebook parte una sorta di piagnisteo sulla cifra di “ecco ci temono“, “siamo sotto attacco“, “sono tutti contro di noi“…
  • e alla fine arrivano i mezzi di comunicazione mainstream che raccontano dei patemi del “Popolo di Internet“, raccontando degli umori che si agitano nella rete.

L’ho già detto quando si è tenuto il Monti Live Show, è inutile pretendere che il digitale venga vissuto da comunicatori esperti in propaganda elettorale vecchio stampo, come uno strumento di reale condivisione di contenuti e di formazione delle coscienze.

Questa campagna elettorale dimostra come l’unico scopo perseguito dalle parti in lotta sia la creazione/distruzione di “parole d’ordine“. Goffi tentativi di creare un “senso comune“, che alla fine si risolvono in trite chiamate a “serrare i ranghi“.

Non esiste neppure la parvenza di un tentativo di avviare un dialogo tramite la Rete. La misura è sempre quella dello strepito, del ringhio o del piagnisteo.

Il perché di tutto ciò è abbastanza semplice.

Il digitale è diventato un momento della televisione. La televisione vomita nel digitale le proprie suggestioni, i social network le rielaborano, le stravolgono, le alterano, per poi restituirle raffinate al mezzo televisivo. Un ciclo di autoreferenzialità pazzesco.

Così è tutto un fioccare di finti dialoghi, di finte sollevazioni popolari, di finte iniziative, di finte indignazioni. Internet serve solo a fornire la rappresentazione di una “massa” che esprime delle istanze, che guarda caso sono proprio quelle che incarna il Leviatano Digitale di turno.

Queste sembravano essere le elezioni che avrebbero portato il digitale al centro del dibattito politico. Stanno diventando invece un penoso momento di mortificazione delle potenzialità del digitale. Tutto sta venendo irrigidito e appesantito riducendo la Rete a una sorta di allucinata versione di quei curiosi personaggi che nei salotti televisivi annuiscono alle spalle del politico di turno.

E in questo scenario quanto più la comunicazione si fa rozza, stupida, emotiva, grossolana, tanto più è funzionale al discorso sviluppato da questa brutta politica.

Siamo di fronte all’ennesimo appuntamento perso con il cambiamento?

#FarewellAngelino: il mesto addio dei Cinguettanti ad Alfano | Data Manager Online

Ormai è ufficiale Silvio Berlusconi ha sciolto le proprie riserve interiori e si candiderà alle prossime elezioni come leader della coalizione di Centro-Destra… Ma paradossalmente il tema di tendenza che esplode su Twitter è #farewellangelino… Scopriamo cosa nasconde questo mesto addio ad Angelino Alfano. Illustri Manager Digitali, il processo di formattazione del Popolo delle Libertà […]

La Politica Italiana al tempo della collera

“Le tigri dell’ira sono più sagge. dei cavalli dell’educazione”
William Blake

ONtro

Esimi Ricercatori, domenica scorsa oltre alla vittoria dell’ennesimo scudetto della Juventus… oltre alle elezioni per la selezione del nuovo marito di Carla Bruni… oltre al dramma di Emma, cui Belen ha rubato il fidanzato… oltre alla nuova puntata di Amici… si sono tenute le Elezioni Amministrative.

Debbo fare i miei complimenti in particolare a La Repubblica e Il Corriere della Sera che per tutta la giornata di domenica e per una buona metà di lunedì hanno riportato la notizia con una visibilità abbondantemente al di sotto di Pallone e Tette.

Solo quando i risultati sono iniziati ad apparire in tutta la loro virulenta potenza è stato dato il giusto risalto alla notizia.

Tuttavia, passata la sbornia, la nostra classe politica rischia di non ascoltare l’ennesimo campanello d’allarme… Ignazio La Russa già parla di candidature sbagliate, Massimo D’Alema già parla di vittoria, Umberto Bossi gongola per la vittoria di Tosi, Giorgio Napolitano tira le orecchie a Beppe Grillo, Pierferdinando Casini defollowa il Terzo Polo con un messaggio su Twitter…

Simili al quartetto d’archi del Titanic che continua a suonare la stessa musica fino all’affondamento finale.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Un messaggio inascoltato

Partiti insostiuibili…

Miei illustrissimi, come ogni primavera da quando il digitale ha fatto la propria irruzione sulla scena politica italiana, le Elezioni Amministrative rappresentano la fase di reboot dei processi politici. E come ogni primavera di politica digitale, la nostra classe politica finge di non capire il messaggio.

Lo scorso anno le elezioni amministrative prima e i referendum poi segnarono un momento di rottura senza precedenti rispetto agli schemi tradizionali delle liturgie politiche. Ovviamente i nostri politici non recepirono il messaggio e si sono dovuti sorbire senza capire i drammatici eventi del 15 ottobre, inseriti in un autunno digitale particolarmente caldo… sfociato in una sorta di autoinflitto sabotaggio dadaista del Governo Berlusconi… Un incredibile e imbarazzante cupio dissolvi di escort, usi impropri di divinità pagane della fertilità, compravendita di parlamentari, gare di burlesque, nipotine di dittatori arabi, bunga bunga… in cui ogni cosa è stata amplificata, registrata, ridondata a dismisura nelle conversazioni che hanno animato le Comunità Online.

Il tutto si è graziosamente concluso con l’Italia commissariata dai Tecnici, come una Parmalat qualsiasi.

Collasso da eccesso di gestione scellerata, come il Gioiellino di Tanzi.

Il girotondo della Saraghina

Ma se Atene piange, non è che Sparta se le ride…

Il Partito Democratico coi suoi Penati, il Terzo Polo coi Lusi e Lega coi Belsito… coi loro lingotti d’oro, le loro spese pazze, le loro lobby, le family, le fondazioni, i kooly noody, le scorte particolari, le cartomanti, i cerchi magici… hanno contribuito a coinvolgere l’intero arco parlamentare in un felliniano girotondo surreale e autolesionista.

Puntuale risposta alle polemiche sull’acquisto di 400 nuove auto blu…

Pensavamo che senza Berlusconi ci saremmo annoiati, invece siamo stati deliziati ogni giorno dalle boutade dei Tecnici e da scandali degni del Cabaret Voltaire dei Padri Dadaisti…

E dopo tutto questo cosa accade?

Quello che era chiaro a chiunque avesse un account Facebook, o Twitter: hanno iniziato a perdere pezzi consistenti di consenso.

E adesso di chi è la colpa?

Di un nuovo spettro che si aggira per l’Italia: l’Antipolitica.

Penso che gli amici Rudy Bandiera e Paolo Mulè nei rispettivi articoli, che certamente avrete letto, hanno espresso brillantemente quanto siano vuote queste lamentazioni postume e quanto grottesco appaia il richiamo all’antipolitica.

Se c’è qualcuno che ha fatto attivamente antipolitica sono i Partiti tradizionali. Chi ha allontanato il Corpo Elettorale dal diritto di voto sono stati i Partiti con le loro sozzure, con i loro leader capaci di nefandezze che li hanno resi motivo di imbarazzo per i propri congiunti. Chi ha regalato il Paese al cinismo, alla rabbia, alla rassegnazione, al malcontento lamentoso sono stati i Partiti con le proprie clientele, i propri sprechi, la propria opacità, la propria incoerenza endemica, la propria incapacità di governo, i propri scandali… in ultima analisi: il proprio nulla.

Essere Beppe Grillo

E francamente la smettessero di inseguire Beppe Grillo.

Gli Italiani non sono dei babbei, conoscono benissimo tutti i difetti di Beppe Grillo e della macchina da guerrilla marketing di Casaleggio Associati. Il problema è che di fronte allo spettacolo indegno sopra richiamato appaiono quisquilie.

La politica italiana in disfatta si rivolge a un nuovo guru: il dr. Albert Wesker

E la smettessero di andare dai presunti guru del digitale per cercare di creare la nuova start up. Chi ha evidenziato le storture del grillismo è stata proprio la Rete… Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle non crescono “grazie” alla Rete, ma in una dialettica (anche conflittuale) con la Rete.

I Partiti sono riusciti nei propri goffi tentativi di manipolazione occulta a guastare la comunicazione giornalistica, televisiva, radiofonica, per il bene di tutti lasciassero in pace la comunicazione digitale… Perché tanto l’idea che li pervade in modo bipartizan è che il web è solo un sofisticato strumento di manipolazione… se c’è un modello è quello della politica digitale alla venezuelana, con tutti noi trasformati in uomini sandwich del Potere

Nessuna cultura, nessuna condivisione dei saperi, solo un nuovo campo da gioco del Potere.

E rimproverano in sostanza a Beppe Grillo e Casaleggio Associati di essere arrivati primi su questo nuovo campo da gioco.

In questi mesi continua incessante la generazione di Nuovi Partiti Digitali collaterali a quelli tradizionali atti a intercettare “il Popolo del Web”… Penso stia nascendo di media una volta a settimana un nuovo soggetto politico politically-pongo… creano partiti specchio, che si richiamano a open data, wiki, open government, crowdsourcing, etica hacking… Parole vuote, provenienti Partiti nuovi che puzzano già di vecchio con i loro riciclati, le loro Associazioni fiancheggiatrici, i loro finanziatori misteriosi.

Se nella primavera 2011 arrivò un messaggio chiaro su cosa sarebbe seguito nell’autunno scorso, questa volta il messaggio è ancora più forte.

Per dirla come nei romanzi di George R. R. Martin: “L’Inverno sta arrivando“, con tutto ciò che ne consegue. L’aria è tesa, si taglia col coltello. La collera inizia a pervadere ceti, che normalmente la rifuggivano.

Chi come me ha fatto le elementari negli Anni di Piombo e il liceo durante nella stagione delle Stragi di Mafia ringrazia Dio ogni giorno che il “pericoloso dissenso” sia attualmente rappresentato dal Movimento Cinque Stelle.

Conclusioni

Come concludere, miei esimi Ricercatori?

Essendo un dadaista propendo per un rinnovamento distruttivo.

Questo assetto politico non è riformabile. Deve comprendere che la propria stagione è finita. Deve comprendere che deve sgombrare il campo.

I Partiti devono chiudere la Seconda Repubblica con dignità: nuova legge elettorale, abolizione del finanziamento pubblico, abolizione dei privilegi.

Poi via tutti a casa, sperando che la parte migliore del Paese prenda coscienza di sé e utilizzi gli strumenti del digitale per creare cultura nuova, in questo Paese agonizzante, che vive di glorie passate.

Perché siamo davvero sicuri che “le tigri dell’ira sono più sagge dei cavalli dell’educazione“?

E intanto si scivola…

Moody’s qualunque cosa fai ti tira le pietre

Ogni volta che leggo un articolo che inizia con il nome della celebre agenzia di rating, mi corre un brivido dietro la schiena…

Hai al governo Silvio Berlusconi, non va bene l’Italia non è credibile per colpa di un Premier completamente screditato…

Giù una pietra!

E ti levano una letterina…

…che per quelli di Moody’s non significa niente (o forse significa qualche azzeccata speculazione per i propri stakeholders), ma che per l’Italia significano posti di lavoro in meno, cassa integrazione, fabbriche chiuse, rischio di default…

Allora, ingenuamente puntiamo tutto sul Professor Mario Monti, profilo sobrio e composto, credibilità internazionale alle stelle… stringiamo la cinghia, righiamo dritto, sopportiamo il peso di enormi tensioni sociali…

Eppure ciò non basta, Moody’s ci tira un’altra pietra e ci toglie un’altra letterina con la seguente motivazione:

Moody’s si aspetta che il Pil italiano si contragga dell’1% nel 2012 dopo essere cresciuto dello 0,6% nel 2011. Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire a una media dell’8,8% dall’8,2%.

E’ quanto si legge in un rapporto dell’agenzia secondo cui il decreto Salva-Italia “ridurrà il reddito disponibile delle famiglie attraverso un taglio dei trasferimenti e un aumento delle tasse”.

L’agenzia Usa stima anche che il tasso di disoccupazione in Italia segnerà in media un aumento all’8,8% nel 2012 dalla media dell’8,2% del 2011. E, prosegue Moody’s, il rialzo della disoccupazione porterà ad un aumento dei tassi di morosità nel mercato immobiliare.

[Fonte RAI News24]

Non viene il dubbio a quelli di Moody’s, che magari sono le catastrofiche conseguenze delle loro valutazioni a generare queste contrazioni?

Corre il sospetto, che lo sappiano bene…

Palazzochigi: fake, furto di identità o impersonificazione? | Fanpage

Twitter ha chiuso l’account @Palazzochigi su segnalazione dell’on. A. Sarubbi e comuni utenti. L’accusa? Generare confusione con un ipotetico account ufficiale del sen. M. Monti. Sorge spontanea una domanda: quali sono i limiti del “diritto di satira” nel web 2.0?

Il giorno 20 novembre 2011, Twitter ha chiuso l’account @Palazzochigi, che nelle scorse settimane aveva suscitato un vivace dibattito tra le varie comunità virtuali che animano la scena italiana del noto social network.

@Palazzochigi era attivo dal 2009 e proponeva una sorta di parodia di un ipotetico account ufficiale della Presidenza del Consiglio. Per l’evoluzione delle vicende legate a questo account rimando a questa cronaca semiseria estremamente esaustiva: “Palazzo Chigi con serietà e sobrietà“. Partendo da questa sintesi di tre anni di attività possiamo così riassumere le caratteristiche salienti di @palazzochigi:

L’account parodiava dapprima lo stile “rassicurante” dell’on. Silvio Berlusconi, successivamente quello “sobrio” del sen. Mario Monti.
A una lettura superficiale sembrava che i due Presidenti avessero preso il controllo diretto dell’account con il quale fornivano una sorta di strampalata “diretta” della propria giornata.
Il lettore più avveduto avrebbe notato come lo stile dell’account fosse assolutamente in controtendenza con la presenza online dei politici italiani i quali di norma affidano a appositi uffici stampa i propri account Twitter, usati come una sorta di generatore di micro comunicati stampa in 140 caratteri, privi di qualsiasi interazione col pubblico.
L’account utilizzava la tecnica stilistica del c.d. “refrain“. E’ un tipo di satira, molto usata presso i popoli anglosassoni, in cui la stessa “parola d’ordine” cara all’establishment in un dato frangente (es. Austerity) viene ripetuta in modo ossessivo in ogni contesto possibile, per evidenziarne la natura grottesca.
Proponeva una immedesimazione del potere non col nome del Presidente pro tempore (es. @silvioberlusconi o @mariomonti), né con la carica da questi ricoperta (es. @presidenzadelconsiglio e varianti), ma col luogo fisico del “Palazzo”. Ciò con lo scopo di evidenziare in modo sottile l’elemento di continuità che lega qualsiasi Presidenza del Consiglio a prescindere dal suo colore politico, segnalando come il “Palazzo” sia qualcosa di autonomo rispetto alle persone fisiche che lo occupano. Tuttavia, pur rimanendo inalterato il nickname @palazzochigi, nella sua ultima incarnazione venivano utilizzati come nome e cognome dell’account e come avatar quelli del sen. Mario Monti.
A livello qualitativo la satira proposta dall’account era molto sottile (forse troppo), proponendosi come un esempio molto anglosassone di satira dadaista (con Gilda35 ho sempre fatto satira dadaista di tipo continentale esuberante e chiaramente provocatoria). La satira dadaista anglosassone estremizza il concetto di impersonificazione parodistica (v. oltre), fondamentalmente prendendo sul serio lo scherzo e non andando mai fuori personaggio (un esempio su tutti il mitico The Colbert Report).
Quando @palazzochigi impersonava l’on. Silvio Berlusconi (talvolta creando anche buffi “incidenti internazionali”) tutti avevano chiara la natura satirica dell’account, purtroppo invece quando l’account iniziò a impersonare il sen. Mario Monti molti utenti caddero in errore credendolo l’account ufficiale del Presidente.

La circostanza generò tre distinti fronti di protesta verso l’account @palazzochigi:

da un lato l’on. Andrea Sarubbi del Partito Democratico, molto attivo su Twitter con le sue dirette da Montecitorio (c.d. #opencamera) su segnalazione di alcuni utenti ha proceduto a segnalare a sua volta la questione alle Polizia Postale, al fine di verificare se ricorressero fattispecie di reato (il c.d. “furto di identità“);
dall’altro alcune comunità virtuali di c.d. influencers (opinion leader dei social network) hanno proceduto a segnalare l’account a Twitter, per violazione delle policy in materia di impersonificazione sulla base dell’assunto che si trattasse di un “fake” (un account falso) del sen. Mario Monti, suscettibile di indurre in confusione l’utente (v. QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE @PALAZZOCHIGI);
infine alcuni blogger hanno prodotto articoli vari articoli di critica verso l’account, tra i tanti segnalo quello di Claudia Vago “Se Palazzo Chigi sbarca su Twitter ma non è quel Palazzo Chigi“, invocando in sostanza un’autoregolamentazione del profilo emendando gli elementi maggiormente controversi.
Premetto che rispetto tutti i punti di vista possibili sulla questione, ma detesto la pratica della chiusura degli account, specie quando viene effettuata senza la necessaria trasparenza. @Palazzochigi è stato chiuso su richiesta della Polizia Postale, perché era stata ravvisata una fattispecie di reato? E’ stato chiuso cautelativamente dallo staff di Twitter perché la Polizia Postale aveva aperto un fascicolo contro ignoti? E’ stato chiuso automaticamente da un software (c.d. BOT) di Twitter per via dell’accumulo delle segnalazioni di violazione delle policy da parte degli utenti?

Basterebbe un piccolo comunicato stampa o addirittura un tweet dello staff di Twitter per chiarire la questione. Tuttavia anche questa volta ci troviamo di fronte al solo fatto materiale della chiusura.

Ritengo però opportuno seguire l’invito espresso dall’on. Andrea Sarubbi in un lungo e interessante tweet, a parlare in merito alla “differenza tra la libertà di espressione e l’assenza di regole“.

Per farlo ritengo tuttavia necessario stabilire la natura di @palazzochigi.

In primis domandiamoci: @palazzochigi è un fake?

Ho affrontato diffusamente la figura “etnografica” del fake in un apposito post di Gilda35, rimando pertanto all’articolo “Se questo è un Fake” per un’analisi più compiuta su detta modalità di approccio alla Rete.

Qui posso ribadire che il fake si pone come la simulazione coerente di una personalità differente da quella reale dell’utente. L’esempio classico è quello del nerd smanettone che prende in giro gli altri utenti fingendo di essere una top model ninfomane. Spesso i fake sono frutto di una costruzione molto articolata con tanto di simulazione di una intera vita sociale virtuale.

Pertanto gli account ufficiali di aziende, account collettivi, sperimentazioni varie non sono classificabili propriamente come fake.

I tweet postati da @PalazzoChigi non erano propriamente quelli di un fake, in quanto non c’era alcuna pretesa di attendibilità, né la creazione di una personalità articolata, né interazione con gli altri utenti. Era chiaramente un account privo di una “psicologia personale” e pertanto non può essere qualificato come fake.

Personalmente, poi, non riesco a immaginarmi il vero sen. Mario Monti che col proprio smartphone fa la cronaca dei propri pasti frugali e delle proprie austere giornate di lavoro. Ma magari manco di immaginazione.

Allora @Palazzochigi ha commesso il reato di “Furto d’identità”?

Precisazione fondamentale: quella del c.d. “furto di identità” è una fattispecie di reato elaborata in via interpretativa dalla Corte di Cassazione , partendo dal reato di “sostituzione di persona” (art. 494 Codice Penale). La Cassazione in una celebre sentenza ha così configurato in ambito informatico la sostituzione di persona , ovvero il c.d. “furto di identità“:

“E’ configurabile il reato di sostituzione di persona nel caso in cui si apra un account di posta elettronica intestandolo al nome di altro soggetto, comportando ciò l’induzione in errore non tanto nell’ente fornitore del servizio quando dei corrispondenti i quali si trovano ad interloquire con persona diversa da quella che ad essi viene fatta credere. (Cassazione Penale, Sezione V 08-11-2007 sentenza n. 46674)
Peraltro la sostituzione di persona così viene definita dal codice penale:

Art. 494 Sostituzione di persona: Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.
Una più compiuta definzione non derivata per via interpretativa del “furto di identità” è fornita dal decreto legislativo n. 64 dell’11 aprile 2011, in materia di prevenzione di frodi nel credito al consumo:

1. Ai fini del presente decreto legislativo per furto d’identità si intende: a) l’impersonificazione totale: occultamento totale della propria identità mediante l’utilizzo indebito di dati relativi all’identità e al reddito di un altro soggetto. L’impersonificazione può riguardare l’utilizzo indebito di dati riferibili sia ad un soggetto in vita sia ad un soggetto deceduto; b) l’impersonificazione parziale: occultamento parziale della propria identità mediante l’impiego, in forma combinata, di dati relativi alla propria persona e l’utilizzo indebito di dati relativi ad un altro soggetto, nell’ambito di quelli di cui alla lettera a)”.
Comunque anche estremizzando i contenuti delle norme e della sentenza citate gli unici appigli per ipotizzare un furto di identità da parte di @palazzochigi sarebbero stati: il rimando nella biografia dell’account Twitter al curriculum vitae pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio, la foto dell’avatar, la spendita del nome e del cognome del senatore.

Tuttavia i tre elementi testé citati vanno messi in relazione con:

i messaggi parodistici di @palazzochigi, con il loro ossessivo rimando alla frugalità e all’austerità incompatibili con un utilizzo meramente accorto di un account ufficiale;
l’adozione di un nickname che rimanda al Palazzo e non all’istituzione né alla persona del Senatore;
l’assenza del c.d. twitbon (una sorta di sigillo che si appone sull’avatar) di utente verificato da Twitter;
la mancata inclusione nella sezione Politica degli Utenti Consigliati da Twitter, che censisce la totalità dei politici di maggior spicco presenti sulla propria piattaforma.
Gli ultimi due elementi, in particolare, sono essenziali perché si possa asserire che @palazzochigi si sia posto verso l’utenza come l’account ufficiale del sen. Mario Monti. @PalazzoChigi era una delle migliaia di parodie che circolano su Twitter su nostri politici, balzata agli onori della cronaca solo per l’elevato numero di follower raggiunto.

Ma soprattutto manca un elemento essenziale per configurare l’ipotesi di reato: il fine di procurare all’autore dell’account un vantaggio o un danno agli altri utenti.

E’ di tutta evidenza che l’account non rispondeva agli utenti che cercavano di interagire, né li dirottava verso qualche sito di phishing (frodi informatiche) e neppure verso siti commerciali.

Pertanto non resta che classificare @palazzochigi come “impersonificazione parodistica”, pratica peraltro espressamente consentita dalle policy di Twitter con i seguenti limiti:

L’impersonificazione si verifica quando qualcuno fa finta di essere un’altra persona o azienda ai fini di intrattenimento o per raggirare. L’impersonificazione diversa dalla parodia costituisce una violazione delle Regole di Twitter. I criteri per definire parodia sono i seguenti: “l’utente medio sarebbe in grado di comprendere che si tratta di uno scherzo?” Un account può essere ritenuto responsabile di impersonificazione se confonde o raggira gli altri – o se ha un chiaro INTENTO di confondere o di raggirare e in tali casi potrebbe venire definitivamente sospeso. (estratto da “Che cos’è l’impersonificazione?” dal Centro Assistenza di Twitter).
Le impersonificazioni parodistiche sono molto utilizzate negli USA e in Gran Bretagna: in sostanza sono delle interpretazioni di un VIP (per lo più un politico) atte ad evidenziarne gli aspetti grotteschi tramite l’estremizzazione di alcuni aspetti del linguaggio da questi usato. E’ un particolare tipo di satira molto in voga, sebbene poco nota al grosso pubblico in Italia.

In particolare @palazzochigi aggiungendo in modo ossessivo a qualunque frase richiami alla frugalità, alla sobrietà e all’austerità aveva lo scopo evidente di fare satira sul concetto di Austerity parecchio in voga in questo frangente.

In sostanza una impersonificazione parodistica ha lo scopo tramite una piccola mistificazione, palese ad una lettura più attenta, di demistificare alcune presunte “verità” circolanti presso l’opinione pubblica.

Era chiaro l’intento di confondere o raggirare il prossimo da parte di @palazzochigi? Alla luce delle considerazioni di cui sopra direi proprio di no.

Concludo ritenendo che a mio avviso @palazzochigi non andava chiuso in quanto si era mosso nei limiti di Legge e nel rispetto delle policy di Twitter esercitando quel particolare tipo di libertà d’espressione rappresentato dalla c.d. “impersonificazione parodistica” . @Palazzochigi presentava degli elementi che potevano tuttavia indurre gli utenti meno accorti in confusione, ma la cosa era risolvibile tramite un invito da parte dello staff di Twitter a modificare la biografia dell’account.

Non ero né tra gli autori (come sostengono alcuni), né tra i fan di @palazzochigi, tuttavia la sua chiusura per le modalità con cui è stata effettuata mi infastidisce molto.

In ogni caso…

Se @palazzochigi è stato chiuso per via di una mera segnalazione (l’on. Andrea Sarubbi non parla di denuncia) alla Polizia Postale, siamo di fronte a un’applicazione abnorme della Legge.

Se @palazzochigi è stato chiuso in via cautelativa da parte dello staff di Twitter sarebbe stato più opportuno un invito al cambio della biografia e/o un comunicato (anche breve) di chiarimento.

Se @palazzochigi è stato chiuso in via automatica per accumulo di segnalazioni, invito Twitter a rivedere questa “policy meccanica“, perché domani comunità virtuali di troll e lamer potrebbero utilizzare la cosa contro qualunque bersaglio.

Così ci troviamo di fronte al mero elemento materiale della chiusura, senza possibilità di capire appieno la vicenda. Prendiamo atto, consapevoli che è stata chiusa una piccola voce dissenziente rispetto al coro unanime in favore del nuovo Governo, spianando la strada a chi parla più o meno scherzosamente di “golpe mediatico” e di “doppiopesisimo”. In tempi di globalizzazione del “pensiero“, mantenere viva qualche piccola voce dissenziente sarebbe segno di lungimiranza e di sana ecologia intellettuale.

Certe volte l’applicazione del buonsenso sarebbe più opportuna del ricorso a leggi e policy varie.

via Palazzochigi: fake, furto di identità o impersonificazione?

I dieci giorni di fuoco della Politica Digitale

ONtro

Esimi Ricercatori, penso di non aver vissuto un paio di settimane di Politica Digitale così intense da anni. In pratica le ho trascorse quasi integralmente a essere travolto dall’evolversi degli eventi in Rete.

E’ stato un susseguirsi convulso di serrate digitali, meme, dipartite illustri, boutade, guerrilla marketing, colpi di scena, sciacallaggi, nuove idee, astratti furori, ricerca di redenzione…

Mi sembra che dal 3 ottobre abbiamo vissuto in una sorta di incredibile samba digitale, che non accenna a placarsi di intensità.

Tanto che il mio ormai celebre tweet sulla “Settimana Nera della Cultura Digitale” (oltre 500 retweet in 8 ore, un record o quasi), appare oggi ottimistico:

Eppure in mezzo a tante cose che ottenebrano il nostro sguardo, inizio dal mio analogico punto di vista a vedere qualche piccolo raggio di luce…

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Vasco vs. Nonciclopedia

Partiamo da lunedì 3 ottobre… Nonciclopedia chiude il proprio sito internet come forma di protesta per la denuncia di Vasco Rossi… Immediatamente la Rete, sospinta da una certa Comunità Online di vostra conoscenza insorge, sparando l’hastag #vascomerda in prima posizione mondiale… con sommo disappunto dei tifosi del Vasco da Gama ed esplosioni di equivoci linguistici…

Al che il vostro diletto Narratore dadaista, depone i  panni del Sabotatore e veste quelli più consoni del giurista e scrive una vibrata “Lettera Aperta pro Nonciclopedia ai Legali del Sig. Vasco Rossi“, che fa il giro della Rete (tipo 10.000 contatti unici al sito e server fumanti)…

Qualcosa si smuove e l’Artista ritira la denuncia, così procediamo a ringraziare doverosamente Vasco Rossi e il suo staff

Nonciclopedia riapre i battenti e vivono tutti felici e contenti…

OppureNO, perché Vasco Rossi nel fine settimana (sabato 8 e domenica 9) insorge nuovamente invocando punizioni esemplari contro gli Amministratori di Nonciclopedia…

Ho abbondantemente espresso le mie posizioni nei commenti (copiosissimi) della Lettera Aperta, posso solo dire che mi è dispiaciuta la malafede di alcuni giornalisti che hanno cercato di tratteggiare Nonciclopedia come una testata giornalistica online… Purtroppo in Italia la differenza tra un Redazione e un Wiki non è ancora molto chiara…

Comunque per ora pare che la situazione si sia acquietata nuovamente (forse perché i Social Media Expert hanno ripreso il controllo della fan page…).

Se Wikipedia imita Nonciclopedia

Dopo di che avviene un paradosso comunicativo di quelli che hanno del meraviglioso: Wikipedia fa la parodia di Nonciclopedia e nei giorni 4, 5 e 6 ottobre chiude il proprio sito per protesta contro il disegno di Legge sulle Intercettazioni…

Il 4, 5 e 6 ottobre 2011 gli utenti di Wikipedia in lingua italiana hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell’enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia.

Sono stati proposti degli emendamenti, ma la discussione di tali modifiche (inizialmente prevista per il 12 ottobre e poi rimandata) deve ancora essere effettuata. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l’approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia.

Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale.

[Tratto dalla homepage di Wikipedia]

Si saranno detti: se i maramaldi di Gilda35 hanno reso “Vasco vs Nonciclopedia” case history planetaria sulla cattiva gestione del brand management, cosa combineranno in nostro favore?

E dobbiamo ammettere che nelle nostre cellule operative le nostre dita pacioccone fremevano nella produzione di testi e script dai contenuti quantomai bellicosi…

E intanto la Rete montava, montava, montava…

Poi per fortuna il Governo ha fatto la parodia di Vasco Rossi e ha ritirato la parte più assurda del Disegno di Legge, quella in cui sostanzialmente a qualunque pagina internet veniva applicata la medesima disciplina delle testate online.

La norma era particolarmente assurda, odiosa e paradossale, ve la riporto in tutta la sua bellezza:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

[Tratto dal Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., lettera a) del comma 29, versione del 10/06/2010 A.D.]

In pratica qualunque “sito informatico” era equiparato a una Redazione Giornalistica online. Il Legislatore partiva dal presupposto che qualunque blog o profilo di Social Network (non sono forse siti informatici anche i nostri profili Facebook?) avesse alle proprie spalle una Redazione in grado di pubblicare rettifiche (o conferme documentate) a semplice richiesta dell’interessato.

Non so se la norma fosse volutamente provocatoria, o scritta da qualcuno che non ha alcuna cognizione di cosa sia un “sito informatico”.

Comunque pare sia stata emendata…

Leggi Forza Gnocca e bevi Vinswer!

Dopo di che accade che il nostro vulcanico Premier stanco dei Sabotatori dichiari il 06 ottobre 2011 di voler fondare un nuovo soggetto politico “Forza Gnocca”.

Immediatamente in Rete partono ondate di pernacchiette digitali e per alcune ore ci dimentichiamo soavemente della morte di Steve Jobs, della crisi economica, della paralisi governativa, delle guerre, delle inondazioni, delle cavallette…

Poi a notte fonda accade l’incredibile… mi scrive quella colonna della ricerca dadaista di Giuseppe Lanzi:

http://www.forzagnocca.it/ questi registrano il dominio… E Gilda che fa???

Vado sulla pagina di Forza Gnocca e trovo l’esatta riproposizione dell’intero sito di PdL.it riproposto pagina per pagina. Supero lo sconcerto iniziale poi inizio a commentare la cosa assieme a Giuseppe Lanzi e Max Vurro… Ascriviamo immediatamente la cosa a un lameraggio di quelli abbastanza inopportuni…

Erano poche ore che Wikipedia aveva riaperto e qualche buon tempone si faceva parte diligente per dimostrare agli elementi più retrivi della nostra classe politica, che è vero: il web è pieno di persone brutte, sporche e cattive… che se non gli mettiamo un freno questi qui renderanno le pacifiche fattorie di Farmville dei siti canaglia come 4chan

Amareggiati ce ne andiamo a dormire e il mattino dopo ci becchiamo un ulteriore colpo di scena. Scompaiono i volti ieratici di Aldfano e Cicchitto e appare questo strampalato Comunicato Stampa:

6 ottobre 2011, ore 5.49: Muore Steve Jobs 6 ottobre 2011, ore 13.06: Silvio Berlusconi (scherzando) afferma di voler fondare il partito “Forza Gnocca” Nel momento stesso in cui abbiamo sentito la notizia della battuta del Presidente del Consiglio non abbiamo avuto alcun dubbio su quello che sarebbe successo in Italia: notizie e dibattiti monopolizzati, tutto il comparto dei media a parlare quasi solo ed esclusivamente di ipotetici e fantomatici nomi di partito. Muore il più grande visionario della società moderna, colui che con il suo esempio ha spinto migliaia e migliaia di persone a seguire i propri sogni rischiando tutto, spinti solo dalla follia del proprio cuore e dal coraggio delle proprie idee. Ma in Italia si parla del partito della gnocca e non della eccezionale figura che ci ha lasciati, del mentore virtuale di migliaia di nuovi giovani imprenditori (tra i quali noi). Con questo scherzo volevamo solo attirare l’attenzione dei media, che spesso manca, sulla miriade di startupper italiani che con il loro entusiasmo, la loro passione, le loro idee e i loro sacrifici inseguono i sogni che hanno nel cuore. Spesso scontrandosi però con una realtà che forse non viaggia alla stessa velocità delle loro intuizioni. Anche Apple per Jobs era un sogno. Anche Facebook per Zuckerberg era un sogno. In Italia, però per seguire i propri sogni, per rendere reali le proprie idee, serve un entusiasmo fuori dal comune. Steve Jobs nel suo celebre discorso agli studenti di Stanford ha detto: “Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare.”. Noi abbiamo deciso di avere coraggio. Il nostro cuore e la nostra intuizione ci hanno portati a fondare una startup, Vinswer. Purtroppo, però Vinswer ha sede negli Stati Uniti. Perchè in Italia è molto più difficile, troppo più difficile. Michele e Stefano

[Tratto dal sito di Forza Gnocca ]

Sono l’unico ad avere la sensazione che  il sito http://www.forzagnocca.it si sia rivelato un mirabile esempio di guerrilla marketing funzionale alla start up Vinswer?

D’altronde gli stessi autori della “beffa” lo ammettono:

Non possiamo negare che c’è un bel ritorno d’immagine. La lettera che abbiamo pubblicato ha raggiunto le 90mila visualizzazioni. Vinswer, dall’ora di pranzo, ne ha registrate quasi 9mila in più del solito.

[Tratto da Ecco i creatori del sito-beffa: “Così è nato Forzagnocca.it” di Sky Tg24]

Capisco che per tre startuppari residenti negli USA, che ormai vivono le vicende italiane dall’oblò dei temi di tendenza di Twitter, la cosa possa essere sembrata molto simpatica.

Ma ritengo che lanciare una provocazione grossa come una casa, in un frangente tanto delicato, solo per fare 9.000 visualizzazioni è qualcosa di talmente patetico che sovrasta il limite del ridicolo per assurgere a quello del sublime…

Nichi Vendola e la morte di Steve Jobs

Quando mi sono imbattuto per le vie di Roma in un cartellone pubblicitario tipo questo, lì per lì ho pensato che fossi stato catapultato nel continuum del post di Stailuan: Steve Jobs – i saluti che non avremmo voluto vedere”

Poi ho capito che era vero.

Poi ci ho pensato su.

Dopotutto Nichi Vendola è un grande sostenitore del software libero che dialoga con personaggi del calibro di Richard Stallman (v. Software Libero).

Però Nichi Vendola è anche l’autore del Protocollo d’Intesa  tra Regione Puglia e Microsoft, che insomma non è proprio un covo di sostenitori dell’open source (v. Riguardo l’intesa con Microsoft).

Insomma Nichi Vendola è un uomo amante dell’azione e della contraddizione continua…

Una svolta in favore delle tecnologie più fighette e costose, con tanto di contraffazione del celebre logo Apple, ci stava tutta…

Peccato che in Rete hanno iniziato a divampare commenti estremamente negativi sfociati poi in un nuovo meme, i SeLcrologi, che hanno evidenziato il lato di lieve cattivo gusto dell’iniziativa.

Così Nichi Vendola è corso ai ripari e si è dissociato dai SeL di Roma al grido di: “Steve Jobs guru della sinistra? Un abbaglio”

Ma chiedere semplicemente scusa a nome del Partito per una caduta di tono?

Francamente la cosa mi è dispiaciuta, perché Nichi Vendola è stato uno di quei politici che ha dimostrato maggiore sensibilità verso i nuovi media. Questa volta mi ha dato l’impressione dell’ennesimo personaggio che approccia la “Cultura Digitale” convinto di parlare ad un’orda di fanboy dementi.

Open Politics con Massimo Melica

Poi, per fortuna, arriva Massimo Melica a risollevare le sorti di un dibattito sulla politica digitale appiattito su meme demenziali e atti di guerrilla marketing.

E’ da qualche mese che ho sviluppato un bel dialogo con Massimo, che ritengo senza tema di smentita essere uno dei massimi esperti di diritto applicato alle nuove tecnologie, sui temi a me cari di politica digitale, open governance e open data.

Pertanto ho accolto con entusiasmo la pubblicazione di “Open Politics con Massimo Melica“, con cui il nostro ha annunciato l’intenzione di aprire un dibattito pubblico sul tema, nell’immediato animando un gruppo su Facebook

Questi gli scopi dell’iniziativa:

Molti affermano che il tempo per i politici sia scaduto, che è in corso una rivoluzione culturale basata sulla presa di coscienza degli italiani che hanno capito che, con questo modo di gestire la cosa pubblica se non nell’immediato domani, comunque si rischia un “default” irreparabile.

Le tecnologie della comunicazione introducono forme di ascolto e dialogo, che ritengo debbano essere la base di un nuovo modo di governare: condiviso e partecipato.

Le migliori competenze spesso restano lontane dai luoghi istituzionali in cui vengono prese le decisioni che riguardano il Paese, questo genera il pericoloso fenomeno dell’antipolitica e dell’astensionismo.

Altre volte, chi è chiamato a governare dimentica l’inestimabile patrimonio culturale offerto dai Cittadini che vanno ascoltati e resi partecipi della vita politica.

Ritengo quello di Massimo un esperimento da approfondire e sarei lieto di sentire la voce di Voi Ricercatori su questi temi… A mio avviso c’è bisogno di un superamento dello schema in cui in un ventennio ci siamo mossi noi internauti della prima ora… Abbiamo vissuto per anni come cowboy all’insegna di uno strano anarco-individualismo, fondamentalmente lanciando strali contro la Politica e coloro che la apprezzavano… Il problema è che tra bufalo e locomotiva, ha vinto quest’ultima e i nostri spazi si sono ridotti di conseguenza.

E’ ora di seppellire brand obsoleti come Destra e Sinisitra, ideati ai tempi della Macchina a  Vapore, e chiederci: che fare?

Formattiamo il Parlamento di Merlinox

Dopodiché per non farci mancare nulla il grande Merlinox il  10 ottobre 2011 A.D. annuncia nella nostra neonata Cabina di Regia, che vuole avviare uno dei sotto-progetti  studiati durante la serrata di Wikipedia…

Così che fa il nostro baldo Sabotatore? Lista a lutto il proprio sito con questo messaggio:

Tutti a casa: formattiamo il Parlamento!

Questo sito e i suoi autori non vogliono rimanere ignavi al cospetto dell’inaccettabile situazione politica italiana. Per tali motivi ogni pagina di questo sito appare velata in segno di lutto: la morte della politica italiana. Che inizi a pagare chi finora ha sbagliato, non sempre e solo i cittadini.

Per aderire a questa iniziativa copia questo codice nel tuo sito, dove vuoi

<script src=”http://goo.gl/RhWxf”></script&gt;

[Tratto da Merlinox.com]

Lo ammetto se questo sito non girasse su quella roccaforte anti java script, che è WordPress.com, avreste trovato anche questo nonBLOG listato a lutto.

Tutta la verità su #eroafumare

#eroafumareDopodichè accade che il giorno 11  ottobre 2011 A.D. il Governo va sotto per un voto durante la votazione relativa al Bilancio 2010 e il Ministro della Repubblica Umberto Bossi si giustifica dicendo di essersi assentato un attimo per andare a fumare…

Ovviamente nella Cabina di Regia di questa Online Community non l’abbiamo presa benissimo…

Così il giorno 12 ottobre 2012 A.D. abbiamo pianificato una consueta scalata alla cima dei Temi di Tendenza con l’hastag #eroafumare… Un po’ di sano spam strutturato e destrutturante e la timeline è stata invasa di sfaccendati che mollavano tutto e tutti per andare a fumare…

Di seguito la brillante spiegazione di Merlinox:

#eroafumare è un simbolo, nato su Twitter, per non dimenticare che un ministro della repubblica italiana ha giustificato il suo non-voto con un sigaro: inaccettabile.

Inaccettabile come la situazione politica italiana che dondola tra caste e logge, escort e travestiti, cocaina e ignavia. Una non-politica che ha sostituito ai programmi di sviluppo i programmi distruttivi per la parte avversa.

Una situazione corrotta e schifosa, di un’Italia che sembra non essere in grado di cambiare pagina!

Tutto ebbe origine da un 124012960728354816 a seguito di una notizia vera tipo questa de Il Tempo!

[Tratto da #eroafumare di La Scheggia by Merlinox]

La cosa veramente divertente è che #eroafumare si è fumato (passatemi lo scontato gioco di parole) la totalità degli hastag elaborati dai Social Media Expert per lo IAB di Milano…

Della serie nessuno può competere con questa Online Community.

E arriva pure Gildissima!

Insomma quando stavo quasi per rasserenarmi arriva Domenico Elmook Polimeno, che mi sbatte sul muso questa sconcertante notizia:

Una gilda manda KO il fatto.
http://www.linkiesta.it/il-fatto-non-crede-alla-hacker-e-allora-lei-modifica-il-sito

[Tratto dalla Cellula Facebook di Gilda35]

Di seguito una breve sintesi della vicenda:

Gildissima, non si sa come, entra in possesso delle password del sito del quotidiano di Travaglio e Padellaro. Ma lei è in buona fede. Prova a informare la redazione, ma non viene ascoltata. E allora comincia a cambiare i titoli del sito per dimostrare che non si tratta di una mitomane. E alla fine le danno ascolto. Il direttore Gomez si scusa sul blog senza citare Gildissima, poi lo fa su Facebook. E il sito va in tilt fino all’alba.

[Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/il-fatto-non-crede-alla-hacker-e-allora-lei-modifica-il-sito#ixzz1aiGWT3Hr]

Così ho trascorso un’intera giornata a tranquillizzare parenti, amici e conoscenti: “No non siamo stati noi di Gilda35… no è una coincidenza… avrà scelto il nick Gildissima perché legge il nonBLOG… non ne ho idea… no il post su Zuckerberg e Travaglio non c’entra niente… no Sallusti può stare tranquillo… gli hacker non praticano la par condicio…  va bene ora chiedo alla crew… no, mi hanno risposto di °L°… ma guarda che col Fatto ci siamo chiariti… va bene allora tutti quelli che usano Gilda come nick per un hackeraggio per forza devono fare riferimento a me, ma che cavolo! … ma sarà una fan di Rita Hayworth! Che ne so!?”

Conclusioni

Vi prego oggi fate i bravi, questi dieci giorni mi hanno letteralmente ammazzato… ah già dimenticavo domani è il 15 ottobre…

Berlusconi: "Difficile governare coi Sabotatori" OppureNO!

L'espressione di garbato disappunto del Dr. Jovanz

Esimi nonché egregi Ricercatori e Sabotatori, non facciamo in tempo a realizzare la meravigliosa performance di sabotaggio del Follow Friday e del misuratore di Klout, che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi scende in campo contro questa Online Community di Eroi della Libertà di Sberleffo.

Capisco l’invidia di comprendere che Ovosapiens, col suo Klout di 44 punti, ormai riscuote nell’opinione pubblica più successo di lui, che è  in caduta libera nei sondaggi…

Capisco che quando ha visto Lady GaGa spodestata dal podio dei Follow Friday, qualcosa deve essergli andata storta…

Capisco che da quando non ha più i toptweet demenziali delle bimbeminkia non viene più su Twitter a fare il lurker (Presidente le garantisco che non è una brutta parola)…

Capisco che quando abbiamo pompato #Vascomerda si è chiuso in camera sua ad ascoltare “Albachiara” per 48 ore di fila…

Capisco che può non aver preso benissimo, per ovvie ragioni, il nostro dadaistico omaggio alla Musa dello Strategismo Sentimentale Manuela Arcuri…

Capisco che anche a Palazzo Grazioli, Arcore e Villa Certosa, per colpa nostra è pieno di gente che tenta di compiere assurdi  241543903 nei freezer delle varie magioni…

Lo ammetto ci siamo resi responsabili di queste nefandezze e di molte altre, ma questo attacco ad alzo zero da parte della Presidenza del Consiglio proprio non me l’aspettavo.

Insomma a seguito del successo delle nostre performance cosa accade, miei egregi?

In ossequio alle solite “Coincidenze di Tecnonucleo” il Presidente Silvio Berlusconi ritira fuori l’odioso “Decreto Bavaglio”… minacciando multe e diffide per ogni alzata di sopracciglio digitale… Ne convengo che la Rete è piena di giornalisti iscritti all’albo che si fingono blogger e di testate giornalistiche online che si fingono blog… ma è di tutta evidenza che la norma per la sua conformazione non è volta minimamente a disciplinare questo ossimoro tutto italiano…

Rispolverare il Decreto Bavaglio è davvero un contro-Sabotaggio di proporzioni epiche…

Quando il Governo è impantanato in questioni assurde che trasformano i lavori parlamentari in una comica di Benny Hill… quando il Premier è coinvolto in vicende talmente iperboliche che persino il dadaistico Cabaret Voltaire avrebbe censurato… quando le indagini sulle questioni più sconcertanti si assommano a destra e manca… quando persino l’Opposizione gli chiede aiuto, perché non sia mai che gli tocchi di governare…

Cosa succede?

Il buon Silvio mette in campo il famigerato “Decreto Bavaglio”.

Perché vi chiederete voi?

Perché così i veri Blogger, quelli che non fanno i giornalisti, quelli non professionisti, quelli che non ci guadagnano nulla, quelli che animano con passione uno spazio digitale solo per condividere le proprie idee con gli altri, quelli che pensano con la propria testa, quelli che non rispondono a nessuno… vengono colti dalla Sindrome del Missionario 2.0!

Così i veri Blogger, miei esimi Ricercatori, perderanno altri mesi ed energie ad appiccicarsi inutili triangolini gialli sull’avatar… a postare ossessivamente tweet con scritto #noalbavaglio… a pubblicare post sui propri blog che commentano minuziosamente i contenuti del “Decreto Bavaglio”… a postare millemila commenti,  foto e sottoscrizioni nei server dei veri grandi oppositori: il Gruppo Editoriale L’Espresso e la Casaleggio Associati (v. i commenti al Banngate 2010)… con ovvio beneficio della loro raccolta pubblicitaria…

I Blogger italiani così sprecheranno come al solito tutte le loro energie per l’ennesimo controscherzo di Silvio!

Perché Silvio Berlusconi conosce bene le dinamiche di una Mente Alveare, dopotutto è uno dei Padri di Tecnonucleo…

Silvio Berlusconi sa che il “Decreto Bavaglio” è un’Arma di Distrazione di Massa.

Il Premier riesumando il “Decreto Bavaglio” ha compiuto un controsabotaggio davvero eccezzionale… Adesso la totalità della Blogosfera italica girerà come un disco rotto sulla parola “Bavaglio”… mentre intanto fuori da internet succederà di tutto… e il commento verrà lasciato proprio ai giornalisti/blogger…

E tutto per colpa nostra, miei esimi Sabotatori.

Vi direte: dopo un colpo così basso, il Premier si sarà calmato, miei esimi Ricercatori e Sabotatori…

Giammai! Oltre il danno, anche la beffa!

Oltre il controscherzo, pure il controsberleffo!

Silvio Berlusconi, poche ore dopo la riesumazione del Decreto Bavaglio dalle cripte, dichiara: “Difficile governare coi Sabotatori” (fonte Repubblica v.  Berlusconi scrive a don Gelmini “Difficile governare tra i sabotatori”)

Esimio Presidente e mo’ ci vuole dire che è pure colpa nostra?!

Siamo solo un gruppo di ilari performers dadaisti, suvvia!

Come può addossare il fallimento di un’intera stagione politica sulle fragili spalle di un’Online Community di Burloni Dadaisti?

Con che faccia può rinfacciarci gli errori di valutazione dell’intera Seconda Repubblica…

Con che cuore additarci al pubblico ludibrio…

Un Sabotatore è un poeta digitale, è un fantasista dell’azione e della contraddizione continua, è un funambolo semantico, è un seppellitore di inutili ritualismi, è un anacoreta in perenne connessione col mondo, è un salvatore di anime perse in un mondo di persone incapaci di salvare perfino i propri files, è un sensibilizzatore di cuori induriti, è un sobillatore di rivoluzionari narcolettici, è un etnografo di tribù post-umane, è un baluardo contro le Macchine Ribelli, è un fustigatore di Tecnonucleo, è un liberatore di utonti ottusi che si credono liberi tra le sbarre dei codici informatici, è un ricercatore di verità dolorose, è un liberatore di prigionieri, è carne, sangue, vita.

I Sabotatori sono l’igiene del mondo.

Referendum 2011: la risposta è 57

Esimi Ricercatori, non si fa in tempo a tratteggiare l’effetto sulla Politica Analogica dell’ingresso dei Simulacri digitali della BOTpolitick, che la Rete accelera repentinamente la propria evoluzione antropologica e sparaglia…

Leggo sulle grandi testate cartacee analisi allucinanti dell’impatto dei Social Network sul risultato dei Referendum… su Corriere della Sera & co. è un fiorire di dotte analisi nate da una “surfata” sulle fan page di Facebook, con le solite banalissime citazioni delle Sore Cesire 2.0. Così l’effetto è quello cialtronesco di tanti minchioni fissati col digitale che per qualche imperscrutabile motivo si entusiasmano con l’idea dei Referendum e rivitalizzano un istituto ormai agonizzante…

E vai con la citazione dello studente fuori sede, che smadonna perché non può votare, del boy-scout che va a caccia di nonne da portare al seggio, della squinzia che manda il messaggino all’amica del cuore per convincerla a votare…

Tanto folclore digitale e poi il commento del solito Solone di turno che ieratico spara da qualche università del Tennessee una sentenza da Bacio Perugina, tipo: “I Social Network stanno rivoluzionando il nostro modo di comunicare…”

Se uno legge questi meravigliosi articoli ciclostile ottiene in sostanza la seguente impressione: un fenomeno naturale e acefalo, magari importante, ma simile al moto di uno stormo di uccelli migratori.

Spiacenti ragazzi, ma non è andata così. Neanche per niente.

Per lo meno dal mio analogico, monocromatico e bidimensionale punto di vista.

Ovvio se uno fa un’incursione l’ultimo giorno, dell’ultima ora a giochi fatti, avrà una visione simile a quella dei dinosauri della carta stampata.

Se uno, invece, avesse respirato aria digitale avrebbe avuto altre impressioni.

Su Facebook, ma soprattutto su Twitter ho letto da mesi migliaia di interventi personali sull’argomento spesso molto profondi. La campagna referendaria ha coinvolto attivamente e costantemente migliaia di persone che hanno manifestato la propria adesione ai quattro quesiti con motivazioni, voci e accenti personalissimi.

C’è stato davvero poco di “virale” e tanto “meme”: poca condivisione dei contenuti del Topblogger o della Star di turno e tanta voglia di raccontare con la propria voce prima le proprie motivazioni, poi il Referendum nel suo divenire.

E’ stata una forma di “militanza 2.0” strana ed inedita, che a vario titolo ha accomunato: gli ecogreenpongo col loro ecologismo di maniera una volta tanto più ragionato…

… gli antiberlusconiani duri e puri della serie voto 4 Sì per dire 1 no a B…

… quelli che ricordavano a Pierluigi Bersani le SUE lotte a favore di privatizzazione dell’acqua e nucleare…

… gente di destra che non ne può più di questa destra…

… gente di sinistra che non ne può più di questa sinistra…

… quelli contrari ai referendum e che lo dichiaravano coraggiosamente di fronte a una platea particolarmente sfavorevole…

… Popolo Viola in lotta per difendere la Costituzione…

… persone pro nucleare cui la piaga aperta di Fukushima aveva rivoluzionato l’orientamento…

… Popolo Arancione ancora gasato per le amministrative…

… attivisti delle Rivolte Digitali, che sperano che dalla Tunisia, passando per Egitto e Spagna si crei una sorta di Tempesta Perfetta di fermenti insurrezionalisti…

… cittadini esasperati dalle tante liberalizzazioni che hanno arricchito i soliti salotti buoni e donandoci servizi mediocri a prezzi più alti…

… Grillini stufi della vecchia politica…

… autonomi dei centri sociali…

… promotori di fantasmagoriche formule del tipo voterei 2 Sì, 1 No e 1 astensione…

… persone che chiedevano semplicemente “Mi aiutate a capire?”

…moderati che pensano che se Berlusconi si fosse fatto giudicare serenamente a quest’ora sarebbe stato assolto e non avremmo vissuto vent’anni di lotte tra istituzioni…

… giustizialisti che a confronto Charles Bronson è S. Francesco…

Ne ho lette davvero tante e, al netto di qualche sparata (che ci può pure stare), mi hanno suscitato delle riflessioni interessanti.

Quello che mi ha stupito, non so se è un limite, o un punto di forza, è che nessuna voce si è imposta sulle altre: niente Masanielli, niente Caporali, niente Leader Carismatici.

Persino i simulacri della BOTpolitick sembravano persone come tante altre che esprimevano la propria opinione.

Chiunque avesse trascorso un po’ di tempo nei Social Network per informarsi (ebbene sì cari giornalisti tradizionali: non servono solo per giocare a Farmville o per spacciare socialads e altro pattume pubblicitario) avrebbe capito che i Referendum avrebbero raggiunto il quorum…

Anzi ad essere onesto pensavo che avrebbero superato la soglia del 60%…

E’ stata molto affascinante poi la diretta che hanno fatto dai seggi gli scrutatori e i presidenti di seggio, utilizzando su Twitter l’etichetta #referendum… Era possibile avere i risultati a campione della totalità delle sezioni d’Italia, prima del Viminale (e se non è un record questo).

Ma adesso il tempo dei Social Network passa, è l’ora della televisione e dei giornali, è l’ora in cui Politici, Giornalisti e Professori ci racconteranno cosa è successo. E’ l’ora della riflessione e della traduzione.

Ma noi sappiamo come è andata.

E parafrasando Douglas Adams: la risposta è 57.