Game of Thrones e il fallimento della scrittura

Qualche giorno fa Filippo Facci, dovendo raccontare della “notte tamarra” del rapper Fedez, ha prodotto una memorabile lamentazione, in cui ha evidenziato come il giornalismo sensazionalista e drogato di social network abbia col tempo prodotto una tristissima generazione di giornalisti falliti, che rincorrono le più basse pulsioni del proprio pubblico.

La lettura di quel pezzo è stata illuminante, per chiarirmi la sensazione di disagio sempre crescente, che mi ha causato la visione di questa quinta stagione del Trono di Spade.

Ora se odi gli SPOILER ti invito caldamente a fermarti qui con la lettura. Procedi oltre a tuo rischio e pericolo. Oh, io ti ho avvertito.

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Il Duello dei Socialcosi

Il primo film di Ridley Scott è un pregevole ritratto dell’Età Napoleonica intitolato “The Duellists”. Il film del 1977, tratto da una novella di Joseph Konrad, racconta l’accesa rivalità tra due ufficiali francesi, che si affronteranno in duello innumerevoli volte durante un arco narrativo che copre un quindicennio. E sempre più di sovente, quando scorro le timeline dei miei account social, mi sembra di vedere la versione digitalizzata di questo mitico film.

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Twitter può influenzare la Politica? | Data Manager Online

Dopo la travagliata elezione presidenziale una domanda che rimbalza ultimamente è se Twitter sia in grado di influenzare i Politici a prendere determinate decisioni. La mia personale esperienza col caso Gary McKinnon può offrire sorprendenti risposte.

Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle con le Quirinarie hanno teso un trappolone al Partito Democratico: proporre la candidatura di Stefano Rodotà a Presidente della Repubblica.

Stefano Rodotà rappresentava una candidatura certamente interessante: una delle migliori menti della Sinistra italiana, insigne giurista, gradito alla galassia dei movimenti. Peccato per un dettaglio non da poco: Stefano Rodotà è dichiaratamente laico, leggi ateo.

La cosa in un partito largamente confessionale come il Partito Democratico qualche mal di pancia, ovviamente, l’ha creato. Peraltro Rodotà è sì un esponente di Sinistra, ma di una Sinistra ormai piuttosto eterodossa rispetto alla linea assunta negli anni dal Partito Democratico.

Il resto è il cupio dissolvi del Partito Democratico, capace prima di puntare sul candidato Marini, poi su Prodi, brucando entrambi in due giorni.

Seguono quindi una serie di polemiche in casa PD su come l’appoggio alla candidatura Rodotà espresso da parte della base su Twitter abbia influenzato negativamente i lavori parlamentari. Il tutto è bene espresso dall’onorevole Giuseppe Civati nel suo post “Tutta colpa vostra”.

Come sapete, sono tra quelli che ritengono che Twitter non sia di per sé in grado di “spostare voti”, se non integrato in una campagna di comunicazione dal vivo e attraverso i media tradizionali.

Eppure quando si parla di idoneità di Twitter a influenzare l’umore e talvolta le decisioni dei Politici, devo dire che lo strumento ha una certa potenza di fuoco nelle democrazie, che usano i nuovi media come strumento di generazione e analisi del consenso.

In pratica sono gli stessi Politici che, ritenendo che Twitter sposti voti e che sia espressione della parte meglio informata dell’opinione pubblica nazionale, attribuiscono ai pareri ivi espressi un peso molto maggiore delle accanite assemblee di sezione.

Il caso più emblematico, cui ho partecipato, fu quello di Gary McKinnon.

La storia è presto detta.

Gary McKinnon era un informatico britannico affetto da una forma di autismo, che alla ricerca di prove sull’esistenza degli UFO violò i siti di NASA e Pentagono. Gary non era un hacker, ma un banale smanettone che usando un programma disponibile in commercio sfruttò una serie di falle macroscopiche della sicurezza informatica USA (si parla addirittura di password in bianco).

Gary subì, giustamente, un processo in madrepatria, che gli comminò una serie di pene. Peccato che la cosa all’amministrazione USA non bastò e richiese che McKinnon venisse estradato in America, per essere processato come un “terrorista informatico”, rischiando decenni di carcere speciale.

A molte comunità di hacktivisti la cosa sembrò assolutamente grottesca, esageratamente punitiva, lesiva dei diritti dei disabili mentali, nonché atta a comprimere la sovranità nazionale degli stati europei.

Così svariate Community europee, soprattutto i Tweetstormers in Gran Bretagna e Gilda35 in Italia, ma anche molti Francesi e Portoghesi, iniziarono a tempestare gli account ufficiali dei politici britannici e quello del Ministero dell’Interno di tweet per la liberazione di Gary McKinnon .

Quindi iniziarono anche i primi esperimenti italo-britannici coi temi di tendenza riuscendo a rendere virale la notizia presso le rispettive comunità nazionali di Twitter. Modalità che nei mesi successivi vennero riprese in svariati paesi del mondo (v. Primavera Araba e Occupy Wall Street).

La pressione esercitata via Twitter iniziò a creare parecchi grattacapi alle Autorità britanniche, ben raccontate in un cablogramma successivamente reso pubblico da Wikileaks. Si stavano muovendo poche centinaia di attivisti, ma a tutti gli effetti si sentiva la pressione dell’opinione pubblica.

La pressione continuò con nuove mobilitazioni digitali via Twitter e con produzione di post su blog e testate online di svariate nazionalità.

Il risultato? Alla fine la Gran Bretagna fece l’auspicato scatto di orgoglio e negò l’estradizione di Gary McKinnon negli USA.

Stiamo parlando di una campagna via Twitter che non si è risolta nell’arco di una giornata, ma di qualcosa che ha mosso hacktivisti europei dall’autunno 2010 al novembre 2012. Tuttavia è innegabile come la pressione verso la politica si sia espressa soprattutto via Twitter.

Una storia che racconta come Twitter, se usato con determinazione, può diventare un importante strumento di pressione verso il mondo politico, proprio perché è uno dei luoghi in cui i giornalisti vengono a “cercare storie” e in cui si forma il “senso comune”.

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Twitter e la Sparatoria di Palazzo Chigi | Data Manager Online

Durante l’insediamento del Governo Letta, la piazza antistante Palazzo Chigi diventa teatro di una sparatoria che lascia due Carabinieri gravemente feriti. L’attentatore, tale Luigi Preiti, sembra aver compiuto il gesto preda della disperazione. Le reazioni su Twitter.

Dopo una travagliata elezione presidenziale, che ha lasciato disastrato il Partito Democratico, sotto l’alto patrocinio del Presidente Giorgio Napolitano, al suo secondo mandato, Enrico Letta sta giurando insieme con Ministri appartenenti anche al PDL, ai Montiani e ai Radicali.

Fuori, sulla piazza, esplodono dei colpi di pistola.

Due Carabinieri restano a terra gravissimi. Il primo colpito al collo, il secondo alle gambe.

L’attentatore viene subito arrestato.

La notizia subito esplode su Twitter.

E’ come assistere a un puzzle che lentamente si compone. Un puzzle fatto di foto del luogo dell’attentato, del ghigno allucinato dell’attentatore, di nomi delle vittime Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, del nome dell’attentatore Luigi Preiti, di accuse, di malattie mentali prima date per acclarate poi smentite, di prese di distanza, di enfasi sulle origini calabresi dell’attentatore, di illazioni sul coinvolgimento delle ‘Ndrine, di drammi da abbandono coniugale, di accuse nemmeno velate alle responsabilità derivanti dalla violenza verbale del Movimento Cinque Stelle, di complotti stile “strategia della tensione reloaded“, di debiti al videopoker, di moventi politici, criminali, folli, suicidi…

Un puzzle che alla fine restituisce un quadro d’insieme folle e incoerente come il sorriso di Preiti all’atto dell’arresto.

Un fenomeno che desta una certa preoccupazione è il fatto che a fianco delle fisiologiche spacconate digitali, da più parti scorrendo la timeline emergono vere e proprie apologie di reato in favore dell’attentatore, colpevole solo di aver sbagliato il bersaglio: i Carabinieri, mentre andavano colpiti i politici. E’ un fenomeno preoccupante, perché manifesta una rabbia, che dalle suggestioni violente, sta passando ad una vera e propria mistica della violenza, come gesto di “soluzione finale” dei problemi.

Altra cosa veramente desolante sono gli scambi di accuse reciproche tra le diverse “tifoserie politiche” (elevarle al rango di fazioni sarebbe troppo generoso). Si assiste a una lunga gara a rivangare i gesti offensivi di sovente prodotti dai leader di Centrodestra (Gasparri, Santanchè e Bossi su tutti), le dichiarazioni simil guerra civile di Beppe Grillo, i vent’anni di antiberlusconismo che il Centrosinistra ha trasformato in una sorta di Götterdämmerung.

In questo vociare affannato, particolare eco hanno le parole del Presidente della Camera, Laura Boldrini, e del Leader Movimento 5 Stelle.

La prima con pochi tweet personali sa esprimere con grande umanità una varietà di considerazioni molto intense e condivisibili sulla vicenda:

#Sparatoria La violenza non deve e non può mai essere considerata tra le opzioni da percorrere per risolvere i problemi

Esprimo vicinanza e solidarietà alla donna e ai due Carabinieri feriti oltre che all’Arma dopo la #sparatoria davanti a #PalazzoChigi

Provo sgomento per carabinieri feriti a #PalazzoChigi: non è giusto che corrano rischi così grandi per la sicurezza di tutti

Chi ha sparato a #PalazzoChigi era disperato per perdita di lavoro. Urge dare risposte perché la crisi trasforma vittime in carnefici

#PalazzoChigi Bisogna stare vicini alla famiglia Giangrande e alla giovane figlia del brigadiere che solo 2 mesi fa ha perso la mamma.

#PalazzoChigi Mi auguro che si possa dare un segnale forte, che quando succede qualcosa ad un servitore dello Stato, lo Stato c’è.

Beppe Grillo, invece tramite un tweet e un breve post sul suo blog prende le distanze da ogni forma di esaltazione della violenza.

#sparatoria Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale

C’è stato un attentato ai carabinieri davanti a Palazzo Chigi. Vorrei innanzitutto manifestare la mia solidarietà ai carabinieri, alle forze dell’ordine e ai parenti del carabiniere ferito gravemente. Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Noi raccogliamo firme ai banchetti, facciamo referendum e leggi popolari. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale. (Solidarietà ai carabinieri)

E alla fine della giornata restano una marea di dubbi, un carabiniere che lotta per la vita, un Governo nato in una giornata terribile, un Paese che deve interrogarsi sulla necessità in frangenti così drammatici di abbandonare ogni forma di esaltazione della violenza.

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La decostruzione digitale di Morgan | Data Manager Online

La popolarità ai tempi di internet è molto difficile da gestire. La storia dei problemi di salute e sentimentali di Marco Castoldi, in arte Morgan, è esemplare di come, purtroppo sempre più spesso, i social network rischiano di diventare un momento di de-costruzione dell’individuo

Marco Castoldi è stato uno dei pochi cantanti “di rottura”, che ha prodotto la mia generazione. Nel suo periodo più felice e fecondo, quando negli anni ’90 militava con i Bluvertigo, ha scritto alcune pagine veramente notevoli della storia della musica italiana. Forse è stato l’unico realmente in grado di utilizzare in modo genuino e originale tecniche di avant-pop nel campo musicale italiano.

Pertanto non riesco a pensare a Morgan senza ricordare piccoli capolavori, che a distanza di parecchi anni ascolto ancora col medesimo piacere della mia giovinezza. Penso a “Iodio”, “LSD”, “La Crisi”, “Cieli Neri”, “Fuori dal Tempo” e tanti altri che hanno scandito tanti momenti della mia vita.

Col tempo Morgan è evoluto, è cambiato. Ha lasciato i Bluvertigo, si è gettato in relazioni sentimentali con regine dei rotocalchi, ha tentato una carriera solista con buon apprezzamento della critica, infine si è gettato nel mondo allucinato dei Talent Show.

Ovviamente tutto questo in un mondo drogato di tecnologia come il nostro non è senza conseguenze.

Questi pochi passaggi significano oggi essere (ri)mediato dal connubio tra televisione e nuovi media in un elemento di spettacolo permanente.

Il pubblico ne ha bisogno. Perché, come Morgan fa una battuta a X-Factor, i temi di tendenza si popolano di citazioni e reazioni. Perché ogni foto rubata da un paparazzo in atteggiamenti affettuosi con qualche cantante, attrice, o soubrette, diviene immediatamente elemento virale. Perché ogni possibile disavventura, o successo diviene materia di riflessioni interminabili.

Morgan ha il potere di emozionare il pubblico e di farlo reagire sui social media.

Questo è il suo miglior pregio, questa è la sua condanna.

Perché se il pubblico vuole qualcosa, ormai abbiamo schiere di professionisti pronti a servirgliela ad ogni ora del giorno e della notte.

Qualche giorno addietro, Marco Castoldi è stato ricoverato per un problema di salute… Subito Selvaggia Lucarelli, ex-fidanzata di Morgan, ne ha dato notizia via Twitter. Poi Asia Argento, ex-compagna di Morgan e madre della sua primogenita, ha polemizzato con la Lucarelli generando un notevole flame su Twitter… Poi Jessica Mazzoli, ex-concorrente di X-Factor, attuale compagna di Morgan e madre della sua secondogenita, ha proceduto a scaricarlo via Twitter e Facebook…

Questi pochi passaggi hanno attivato un circo mediatico assolutamente straordinario, in cui tutto è stato ridondato e amplificato, oltre i limiti della decenza e del buongusto.

Il problema è che quando una persona ha problemi di salute e psicologici, avrebbe bisogno innanzitutto di una cosa, per riprendersi: il silenzio.

Ricordo bellissime pagine di scrittori ricoverati per problemi affini a quelli di Morgan, che parlano dell’importanza che ebbe il silenzio nel ritorno alla salute mentale e fisica. Su tutti, gli immortali passaggi di Robert Pirsig nello “Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. E tutti noi, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza di come in certi momenti, isolarsi ci consenta di ristabilire quelle energie interiori essenziali per il recupero del nostro equilibrio.

Ma ciò nel nostro allucinato Circo Mediatico non sembra essere possibile.

Quello che accade a Morgan mi ricorda in grande stile, ciò che accade spesso alle vittime del c.d. cyber bullismo. Spesso ciò che spinge molti giovani ad atti estremi come il suicidio, non è l’evento scatenante (la molestia di un pedofilo, uno stupro, lo stalking di un ex-fidanzato), ma l’impossibilità di un ritorno alla “vita normale”, che è impedita da un corpo sociale ormai drogato di narrazione permanente e spesso disumana.

Auguro a Marco Castoldi un po’ di silenzio e anonimato.

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Kim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online

Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minaccia di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Così su Twitter si respirano toni da black comedy degni de “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Parliamoci mortalmente chiaro, il “Caro Leader” Kim Jong Un è uno dei personaggi che dominano le sottoculture, che abitano internet. Il giovane dittatore nordcoreano è oggetto di un vero e proprio culto con produzione di ogni genere di meme e beffa informatica possibile e immaginabile.

Molti non lo sanno ma il successo planetario di Gangam Style di Psy, ha ricevuto un generoso supporto da parte della community della image board 4Chan, stante la somiglianza tra il cantante sud coreano e Kim Jong Un. Uno dei meme preferiti dell’underground di internet è proprio il confronto tra il gaudente ambiente del K-pop sudcoreano, incarnato da Psy, e il triste e grigio clima da Cortina di Ferro della Corea del Nord, incarnato da Kim Jong Un. Lo scherzo, nato in opposizione al solito Justin Bieber, sì è spinto talmente in là che alla fine ha prodotto il video più visto di sempre su Youtube.

Esistono poi numerosi exploitable del “Kim Jong Un looking at Things”, ossia foto in cui il dittatore coreano osserva con il suo faccione sognante oggetti, animali e bambini. Foto pronte ad essere trasformate in buffonesche macro, con la banale aggiunta di testi riportanti domande tipo “Can I eat?” (posso mangiarlo?). Così internet è pieno zeppo di foto del dittatore coreano, ritratto in ogni possibile occasione.

Va detto peraltro che anche i media di regime di Cina e Corea del Nord ci mettono del loro. Quando la testata satirica Onion ha dedicato un servizio a Kim Jong Un come uomo più sexy del mondo del 2012, i media cinesi hanno abboccato riprendendo la notizia come un serio riconoscimento. Il tutto tra l’ilarità generale di mezzo mondo.

E non è finita qui. Quando la rivista Time ha avviato un contest online per nominare il personaggio dell’anno del 2012, la community di 4Chan si è di nuovo scatenata, cercando di promuovere in ogni modo la vittoria del “Glorioso Leader”. A un certo punto però vari media hanno mangiato la foglia e alla fine la consultazione online non è stata presa in considerazione ed invece del “Grande Condottiero” nordcoreano, ha vinto d’ufficio Barack Obama.

Fatte queste doverose premesse, per inquadrare l’humus culturale che col tempo si è creato attorno al “Caro Leader”, risulta facile comprendere perché su Twitter l’annuncio del dittatore di voler sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti è stato accolto con toni splendidamente goliardici.

Chi si attendeva un “sentiment” caratterizzato da panico e ansietà, è rimasto completamente deluso.

C’è stata una vera e propria esplosione di motteggi, burle, fotomontaggi e meme, come ne ho davvero viste di rado. La minaccia nucleare di Kim Jong Un ha generato una deflagrante creatività, che ha illustrato con un sorriso agrodolce quanto velleitaria essa sia. L’aeronautica nordcoreana ridotta a lancio di aeroplanini di carta, la missilistica a giochi per l’infanzia attivati a pompa, la nautica a barconi pieni di derelitti. Il tutto ovviamente corredato da testi inneggianti a deliranti sfoggi di potenza in 140 caratteri.

Grazie a Kim Jong Un Twitter ha dato prova delle proprie potenzialità nel veicolare immagini fotografiche. Ero tra quelli che non erano rimasti positivamente impressionati dalla chiusura di Twitter all’importazione delle immagini di Instagram, ormai ridotte a un mero link esterno. A distanza di mesi devo ammettere che questa limitazione ha invece insegnato a parecchi ad utilizzare il social network come strumento di diffusione di foto e meme nativi.

E al carosello di cui sopra si è associata anche il collettivo Hacker di Anonymous, che per sferrare il proprio attacco alla presenza online di Kim Jong Un ha prevalentemente utilizzato l’arma dei meme.

Una cosa che mi ha sempre lasciato molto colpito dell’intelligenza collettiva espressa dai social media è sempre stato, come la minaccia Morte e Distruzione riesce ad attivare improvvisi e gustosissimi guizzi di creatività. Così Kim Jong Un ci ha insegnato, di nuovo, la grande lezione di Stanley Kubrick, ovvero come imparare a non preoccuparci e ad amare la bomba.

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La penalizzazione del Klout

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Le lamentazioni di Jovanz

Esimii Ricercatori, come saprete l’esperimento di sabotaggio del Follow Friday conteneva un sotto esperimento sul misuratore di popolarità digitale per eccellenza: Klout!

Ci chiedevamo: che penalizzazioni in termini di punteggio di Klout comporterebbe sbeffeggiarlo e fare sharing di sbeffeggiamento?

Ebbene miei esimii Ricercatori i risultati non hanno tardato ad arrivare: tra i 3 e i 5 punti immediati.

L’algoritmo del Klout é così sensibile che legge in rete chiunque osi denigrarlo… Ed esprime il suo disappunto scalando punteggi…

Peraltro l’Algoritmo é davvero sottile: il sottoscritto narratore di dadaistiche burle é stato penalizzato con 3 punti… gli Influencers e Opinion Leader che hanno fatto sharing al nonPOST sono stati castigati con 5 punti!

E qui voglio esprimere il mio sdegno!

Questa cultura dello sharing mi adonta!

Ma possibile che quel manigoldo, nonchè gaglioffo, Algoritmo del Klout punisca di piú il Topblogger o il SEO, che fa sharing, del sottoscritto che ha elaborato il nonPOST?

Ma dico io: siamo matti!

Io ho fatto notte a scrivere il nonPOST, mi sono reso corresponsabile della pianificazione ed esecuzione del Sabotaggio, ho teorizzato la rivolta ai misuratori di popolarità digitale e vengo penalizzato con miseri 3 punti… Mentre, tanto per fare un nome celebre, Giuseppe Lanzi per un misero retweet ha perso 5 punti!

Mi oppongo strenuamente a questa cultura del nulla!

Lavorare a qualcosa non é come fare sharing!

Insomma miei esimii Ricercatori esigo che Klout mi tolga 10 punti ora!

Poscritto delle 21.00

Insomma miei esimi Ricercatori, indovinate cosa è successo?

Dopo che ho scritto la prima parte di questo nonPOST, Tecnonucleo ha ritirato su il mio Klout…

Ho cercato in Rete: alcuni attribuiscono l’incidente ad un cattivo collegamento di Klout con le API di Linkedin, altri con le API di Google Plus, altri con l’Ape Maia, i meglio informati con l’Ape Magà…

Le chiacchiere stanno a zero, miei esimi Ricercatori!

Ogni volta che agiamo in Tecnonucleo qualcosa va in tilt!

Vi ricordate quando unici in Italia, mentre tutti si drogavano di Internet For Peace, sostenemmo la candidatura di Liu Xiaobo? Ricordate come Twitter andò a carte quarantotto per un attacco proveniente dall’area del Pacifico?

Ricordate quando all’esito dei nostri attacchi all’Algoritmo dei Toptweet iniziarono quei cupi silenzi, conclusi col suo stralcio dalla homepage di Twitter?

O quando giocando con gli hashtag in un’oziosa mattinata d’agosto scatenammo assai probabilmente un flash mob di Beliebers in Malesia?

Mi fermo qui ma di esempi ne abbiamo a dozzine…

Miei esimi Ricercatori, ormai è acclarato: stiamo portando Tecnonucleo sull’orlo di un collasso nervoso.