Blue Fake

Ecco le regole del Blue Fake

Giorno 01 raccatta una notizia sensazionale da un sito straniero a caso dall’internet (meglio se scritto in lingua diversa dall’inglese), che associ almeno tre di questi tag: minori, internet, morte, sesso, vaccini, Insinna, Papa, Trump, suicidio, pizza.

Giorno 02 traduci la notizia sensazionale con Google Translate.

Giorno 03 sistema la traduzione in un italiano passabile adattando il testo a 500/600 parole.

Giorno 04 elabora un titolo sensazionale e allarmista di 80 caratteri.

Giorno 05 presentati dal capo redattore con la tua sensazionale inchiesta documentata, che ha riscontri sulla stampa internazionale.

Giorno 06-10 la notizia viene pubblicata e fermenta, tutti senza verificare rielaborano il tuo articolo e citano le tue fonti.

Giorno 11 ormai sono fonti pure gli articoli derivati dal tuo articolo.

Giorno 12 la polemica imperversa.

Giorno 13 esce l’articolo di debunking (magari lo scrivi proprio tu così arrotondi).

Giorno 14 ne parlano in televisione.

Giorno 15 la Boldrini è atterrita dalla notizia.

Giorno 16 Grillo scrive sul tema qualcosa di sconclusionato sul Sacro Blog.

Giorno 17 arriva il servizio definitivo delle Iene, che ti intervistano come fonte autorevole che ha aperto il caso.

Giorno 18 alcuni fanno debunking del servizio definitivo delle Iene, insulti i debunker come nemici della verità.

Giorno 19 tua madre ti manda una catena di S.Antonio di mamme informate, in cui vieni messo in guardia in merito all’orribile fenomeno descritto nella TUA inchiesta.

Giorno 20 ti lamenti con tua madre, che non ti legge.

Giorno 21 il Moige lancia una petizione a caso, per la salvaguardia dei minori.

Giorno 22-27 tutti impazziscono.

Giorno 28 le Autorità devono fare qualcosa, non si sa bene cosa, ma devono farlo.

Giorno 29 la Boschi inizia a mettere mano a una Riforma, che eradichi il problema.

Giorno 30-40 la polemica politica imperversa.

Giorno 41 interviene una sentenza del TAR a caso sull’argomento.

Giorno 42 il Codacons fa un esposto.

Giorno 43 viene pubblicato il disegno di legge “Norme a caso per il contrasto del problema a caso”.

Giorno 44-49 rileggi tutto quello che è stato scritto sull’argomento a partire dal tuo articolo.

Giorno 50 devi trovare la forza di convivere con ciò che hai fatto.

Perché internet sta morendo (e non è colpa di webeti e troll)

In meno di dieci anni internet è passato da osannato motore di una rivoluzione culturale senza precedenti, a imputato di essere lo sfogatoio dei peggiori istinti del genere umano. Ma siamo sicuri che sia colpa solo di webeti, troll e bufalari?

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Il Libretto Russo di Google Plus

E’ con colpevole ritardo, che recensisco  Scopri Google Plus e conquista il webdell’amico Salvatore Russo, finito di leggere l’estate scorsa. Purtroppo le mie rocambolesche attività di trasloco mi hanno spinto in questi mesi su lidi più affini a quelli della carpenteria, che dell’editoria digitale.

E’ tempo di recuperare…

Esiste questa specie di Molise dei social network. E’ una sorta di Zona del Crepuscolo, in cui tutti giurano di essere passati ma di cui non si ricordano nulla. Mi riferisco alla risposta rossa al Blu Cobalto di Facebook e all’Uccellino Azzurro di Twitter. Il social network, cui si viene iscritti coartatamente come i marinai dei ‘700: Google Plus.

Ho trascorso gli ultimi anni a chiedermi perché Google avesse inventato un altro dannato social network. Francamente da utente ho trovato Google Plus poco attraente e a parte qualche piccolo scherzo (v. l’esperimento Katzing con Gilda35), non l’ho mai utilizzato più di tanto.

Evidentemente questa sensazione di spaesamento e di “doppione non necessario” deve essere comune a molti, così il buon Salvatore ha scritto un libro per motivare l’utenza a utilizzare questo strumento non approcciandolo come la fotocopia in rosso di Facebook.

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Breaking Katzing

Quello che segue è l’abstract di una nuova serie televisiva che mi propongo di sottoporre alla HBO, il suo nome provvisorio è “Breaking Katzing” e credo che bisserà decisamente il successo di “Breaking Bad”.

C’è questo Socialcoso, il protagonista, che trascorre mansueto la sua giornata 18 ore al giorno a postare notizie, foto di maggiorate, video blog, scrivere libri, girare per conferenze, alzare qualche flame e fare tutta quella roba lì che fanno i Socialcosi, per pagare le bollette e il mutuo.

In un giorno particolarmente sfortunato il nostro eroe, che chiameremo Barry Bandenberg, subisce una serie di disgraziati accadimenti, che segneranno per sempre la sua vita. Si sveglia e scopre di aver terminato le capsule della Nespresso, che gli erano state dato in omaggio con la sua Pixie De’ Longhi…  la sua auto, una fantastica Trabant postsovietica, è stata travolta da un tir guidato da una banda di iZingari strafatti di post smaramellati sull’uso di Google Plus… la sua bicicletta, una splendida Bianchi è stata ridotta un rottame da una banda di bimbominkia, che hanno filmato tutto su Youtube in una puntata di una web serie chiamata “Come ti spacco la vita con un click”

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Il senso di Twitter per il Porno | Data Manager Online

Particolare scalpore hanno destato nelle scorse settimane le sortite digitali di Sasha Grey e Sara Tommasi, che per qualche giorno hanno strappato i temi di tendenza alle usuali parole d’ordine di politica e fanboy. Cerchiamo di comprendere un po’ meglio i primi passi del Twitter a Luci Rosse.

L’ex-porno attrice Sasha Grey porta in Italia il suo DJ set, fa una comparsata a Radio Dee Jay e da Andre Diprè. I temi di tendenza di Twitter esplodono.

L’ex-soubrette Sara Tommasi, durante il proprio cammino di mistica redenzione, pensa bene di chiedere aiuto su Twitter a Papa Francesco e Barack Obama, per sponsorizzare il proprio film porno col disturbatore Paolini e Nando del Grande Fratello. I temi di tendenza di Twitter esplodono.

Sono due casi che raccontano parecchio sull’evoluzione dei linguaggi nei nuovi media.

Ogni tanto qualche tema di tendenza piccante salta fuori, ma per lo più ci si riduce a brevi rigurgiti di #tetteday e #pompinoday, che non escono dalla cerchia delle community, che li hanno generati.

Il caso di Sasha Grey e di Sara Tommasi è differente, perché innanzitutto è stato posto l’accento sulla carriera pornografica delle due, con diffusione di materiale spesso esplicito. La cosa divertente è stata che fondamentalmente gli utenti di Twitter, probabilmente senza capire, si sono esaltati per due tra i casi più controversi della cultura pop contemporanea.

Sasha Grey è una ragazza estremamente intelligente. Osservando in rete i suoi lavori è un’esegeta di quella particolare forma di comunicazione chiamata “avant pop”, in pratica comunica soprattutto con la fotografia suggestioni molto sofisticate in una cornice apparentemente pop. Musicalmente invece produce una banale forma di house music senza infamia e senza lode.

Quello che molti non sanno è che negli USA la giovane Sasha è stata oggetto di feroci critiche, perché quando giovanissima iniziò a fare porno le sue forme erano particolarmente acerbe. In una celebre puntata del “The Tyra Banks Show” venne ferocemente attaccata, perché fondamentalmente con le sue performance pornografiche ammiccava a scene di stupro di gruppo verso ragazzine in tenera età. In pratica Sasha Grey era una performer di un genere molto in voga di pornografia legale, che ammicca (esplicitamente) alla c.d. Child Pornography.

Nei temi di tendenza Sasha Grey è stata esaltata soprattutto per la sua carriera da porno attrice da parecchie persone, che assai probabilmente non avevano visto neppure un fotogramma della parte più estrema della sua carriera. L’intelligenza della Grey è stata quella di inondare letteralmente internet, finita la propria carriera pornografica, di immagini pop che la ritraggono come matioska russa, santa preda di mistici afflati, contadina, hipster… fino a sommergere il proprio passato e operare una vera e propria riscrittura di senso.

Su Sara Tommasi invece in Italia si è scritto di tutto: possibili disturbi mentali, possibili problemi di droga, la caduta dalle stelle televisive alle stalle dei set porno, il cammino di redenzione, la ricerca di un vero amore…

Si è molto riso delle deliranti richieste di aiuto a “spingere” il proprio porno avanzate da Sara Tommasi, inquadrandole come l’ennesimo delirio di una mente disturbata. Invece la Tommasi ha dimostrato una conoscenza del ciclo, con cui un elemento dai social media passa ai media tradizionali, degna dei migliori Guru della Silicon Valley. Praticamente a costo zero, formulando una surreale richiesta di endorsement rivolta a superstar mediatiche è riuscita per giorni a far parlare di sé, riuscendo a creare interesse sui canali di comunicazione virale e tradizionale per un prodotto di bassa macelleria, che altrimenti sarebbe passato sotto silenzio.

Sorprende che due esponenti di forme di pornografia considerate in passato squallide, che ritraggono ragazze che sembrano bambine e persone con disturbi mentali, alla fine passano nel grosso pubblico con una connotazione divertita e positiva. Forse sarà merito dell’intelligenza due protagoniste, capaci di ribaltare una serie di cliché e di sfruttare con intelligenza e ironia dinamiche mediatiche non proprio semplicissime.

Nell’underground si dice sempre che “il Porno è il motore dell’Internet”, sembra che sta diventando anche quello di Twitter.

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La decostruzione digitale di Morgan | Data Manager Online

La popolarità ai tempi di internet è molto difficile da gestire. La storia dei problemi di salute e sentimentali di Marco Castoldi, in arte Morgan, è esemplare di come, purtroppo sempre più spesso, i social network rischiano di diventare un momento di de-costruzione dell’individuo

Marco Castoldi è stato uno dei pochi cantanti “di rottura”, che ha prodotto la mia generazione. Nel suo periodo più felice e fecondo, quando negli anni ’90 militava con i Bluvertigo, ha scritto alcune pagine veramente notevoli della storia della musica italiana. Forse è stato l’unico realmente in grado di utilizzare in modo genuino e originale tecniche di avant-pop nel campo musicale italiano.

Pertanto non riesco a pensare a Morgan senza ricordare piccoli capolavori, che a distanza di parecchi anni ascolto ancora col medesimo piacere della mia giovinezza. Penso a “Iodio”, “LSD”, “La Crisi”, “Cieli Neri”, “Fuori dal Tempo” e tanti altri che hanno scandito tanti momenti della mia vita.

Col tempo Morgan è evoluto, è cambiato. Ha lasciato i Bluvertigo, si è gettato in relazioni sentimentali con regine dei rotocalchi, ha tentato una carriera solista con buon apprezzamento della critica, infine si è gettato nel mondo allucinato dei Talent Show.

Ovviamente tutto questo in un mondo drogato di tecnologia come il nostro non è senza conseguenze.

Questi pochi passaggi significano oggi essere (ri)mediato dal connubio tra televisione e nuovi media in un elemento di spettacolo permanente.

Il pubblico ne ha bisogno. Perché, come Morgan fa una battuta a X-Factor, i temi di tendenza si popolano di citazioni e reazioni. Perché ogni foto rubata da un paparazzo in atteggiamenti affettuosi con qualche cantante, attrice, o soubrette, diviene immediatamente elemento virale. Perché ogni possibile disavventura, o successo diviene materia di riflessioni interminabili.

Morgan ha il potere di emozionare il pubblico e di farlo reagire sui social media.

Questo è il suo miglior pregio, questa è la sua condanna.

Perché se il pubblico vuole qualcosa, ormai abbiamo schiere di professionisti pronti a servirgliela ad ogni ora del giorno e della notte.

Qualche giorno addietro, Marco Castoldi è stato ricoverato per un problema di salute… Subito Selvaggia Lucarelli, ex-fidanzata di Morgan, ne ha dato notizia via Twitter. Poi Asia Argento, ex-compagna di Morgan e madre della sua primogenita, ha polemizzato con la Lucarelli generando un notevole flame su Twitter… Poi Jessica Mazzoli, ex-concorrente di X-Factor, attuale compagna di Morgan e madre della sua secondogenita, ha proceduto a scaricarlo via Twitter e Facebook…

Questi pochi passaggi hanno attivato un circo mediatico assolutamente straordinario, in cui tutto è stato ridondato e amplificato, oltre i limiti della decenza e del buongusto.

Il problema è che quando una persona ha problemi di salute e psicologici, avrebbe bisogno innanzitutto di una cosa, per riprendersi: il silenzio.

Ricordo bellissime pagine di scrittori ricoverati per problemi affini a quelli di Morgan, che parlano dell’importanza che ebbe il silenzio nel ritorno alla salute mentale e fisica. Su tutti, gli immortali passaggi di Robert Pirsig nello “Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. E tutti noi, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza di come in certi momenti, isolarsi ci consenta di ristabilire quelle energie interiori essenziali per il recupero del nostro equilibrio.

Ma ciò nel nostro allucinato Circo Mediatico non sembra essere possibile.

Quello che accade a Morgan mi ricorda in grande stile, ciò che accade spesso alle vittime del c.d. cyber bullismo. Spesso ciò che spinge molti giovani ad atti estremi come il suicidio, non è l’evento scatenante (la molestia di un pedofilo, uno stupro, lo stalking di un ex-fidanzato), ma l’impossibilità di un ritorno alla “vita normale”, che è impedita da un corpo sociale ormai drogato di narrazione permanente e spesso disumana.

Auguro a Marco Castoldi un po’ di silenzio e anonimato.

viaLa decostruzione digitale di Morgan | Data Manager Online.

Kim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online

Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minaccia di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Così su Twitter si respirano toni da black comedy degni de “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Parliamoci mortalmente chiaro, il “Caro Leader” Kim Jong Un è uno dei personaggi che dominano le sottoculture, che abitano internet. Il giovane dittatore nordcoreano è oggetto di un vero e proprio culto con produzione di ogni genere di meme e beffa informatica possibile e immaginabile.

Molti non lo sanno ma il successo planetario di Gangam Style di Psy, ha ricevuto un generoso supporto da parte della community della image board 4Chan, stante la somiglianza tra il cantante sud coreano e Kim Jong Un. Uno dei meme preferiti dell’underground di internet è proprio il confronto tra il gaudente ambiente del K-pop sudcoreano, incarnato da Psy, e il triste e grigio clima da Cortina di Ferro della Corea del Nord, incarnato da Kim Jong Un. Lo scherzo, nato in opposizione al solito Justin Bieber, sì è spinto talmente in là che alla fine ha prodotto il video più visto di sempre su Youtube.

Esistono poi numerosi exploitable del “Kim Jong Un looking at Things”, ossia foto in cui il dittatore coreano osserva con il suo faccione sognante oggetti, animali e bambini. Foto pronte ad essere trasformate in buffonesche macro, con la banale aggiunta di testi riportanti domande tipo “Can I eat?” (posso mangiarlo?). Così internet è pieno zeppo di foto del dittatore coreano, ritratto in ogni possibile occasione.

Va detto peraltro che anche i media di regime di Cina e Corea del Nord ci mettono del loro. Quando la testata satirica Onion ha dedicato un servizio a Kim Jong Un come uomo più sexy del mondo del 2012, i media cinesi hanno abboccato riprendendo la notizia come un serio riconoscimento. Il tutto tra l’ilarità generale di mezzo mondo.

E non è finita qui. Quando la rivista Time ha avviato un contest online per nominare il personaggio dell’anno del 2012, la community di 4Chan si è di nuovo scatenata, cercando di promuovere in ogni modo la vittoria del “Glorioso Leader”. A un certo punto però vari media hanno mangiato la foglia e alla fine la consultazione online non è stata presa in considerazione ed invece del “Grande Condottiero” nordcoreano, ha vinto d’ufficio Barack Obama.

Fatte queste doverose premesse, per inquadrare l’humus culturale che col tempo si è creato attorno al “Caro Leader”, risulta facile comprendere perché su Twitter l’annuncio del dittatore di voler sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti è stato accolto con toni splendidamente goliardici.

Chi si attendeva un “sentiment” caratterizzato da panico e ansietà, è rimasto completamente deluso.

C’è stata una vera e propria esplosione di motteggi, burle, fotomontaggi e meme, come ne ho davvero viste di rado. La minaccia nucleare di Kim Jong Un ha generato una deflagrante creatività, che ha illustrato con un sorriso agrodolce quanto velleitaria essa sia. L’aeronautica nordcoreana ridotta a lancio di aeroplanini di carta, la missilistica a giochi per l’infanzia attivati a pompa, la nautica a barconi pieni di derelitti. Il tutto ovviamente corredato da testi inneggianti a deliranti sfoggi di potenza in 140 caratteri.

Grazie a Kim Jong Un Twitter ha dato prova delle proprie potenzialità nel veicolare immagini fotografiche. Ero tra quelli che non erano rimasti positivamente impressionati dalla chiusura di Twitter all’importazione delle immagini di Instagram, ormai ridotte a un mero link esterno. A distanza di mesi devo ammettere che questa limitazione ha invece insegnato a parecchi ad utilizzare il social network come strumento di diffusione di foto e meme nativi.

E al carosello di cui sopra si è associata anche il collettivo Hacker di Anonymous, che per sferrare il proprio attacco alla presenza online di Kim Jong Un ha prevalentemente utilizzato l’arma dei meme.

Una cosa che mi ha sempre lasciato molto colpito dell’intelligenza collettiva espressa dai social media è sempre stato, come la minaccia Morte e Distruzione riesce ad attivare improvvisi e gustosissimi guizzi di creatività. Così Kim Jong Un ci ha insegnato, di nuovo, la grande lezione di Stanley Kubrick, ovvero come imparare a non preoccuparci e ad amare la bomba.

viaKim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online.

Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Resoconto dei viaggio di Jovanz a Vignola e Modena, in cui ha partecipato all’evento “Pozzo di Scienza” raccontando a una bella platea di giovani la propria esperienza eternamente sospesa tra “Name” e “Nickname”

Identità e Anonimato
Pozzo di Scienza
Qualche mese addietro sono stato coinvolto da Alfredo Giordano e Andrea Vico di “Codice – Idee per la cultura” nell’edizione 2013 di Pozzo di Scienza una iniziativa promossa dal Gruppo Hera in vari istituti superiori dell’Emilia Romagna, che quest’anno era incentrata sulla Cultura Digitale.

Ho accolto con piacere l’invito e sviluppato un intervento con un abstract su questa lunghezza d’onda:

L’intervento riguarderà le modalità con cui è evoluta la presentazione della propria personalità dal web 1.0, in cui dominava l’anonimato attraverso l’utilizzo del nickname, al web 2.0, in cui il personal brand e la profilazione dell’identità dell’utente diventano elementi centrali dell’esperienza online, fino ad analizzare le prospettive aperte dalle future tecniche di Influence Engine Optimization. Saranno pertanto analizzate le modalità, con cui le nuove tecnologie stanno facendo evolvere i concetti stessi di identità e personalità, valutandone prospettive ed elementi di criticità.
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000

Le nuove forme di comunicazione digitale saranno il tema centrale degli eventi di divulgazione scientifica promossi dalla multiutility e rivolti a quasi 1.700 studenti delle scuole superiori di …

http://www.sassuolo2000.it/2013/02/25/la-scuola-ai-tempi-di-twitter-ecco-il-pozzo-di-scienza-di-hera/
Tra Vignola e Modena
Così in un’alba dura come l’acciaio, il primo di marzo, sono partito alla volta di Modena per svolgere i miei interventi. Mi fa sempre un effetto strano partire quando è ancora buio e persino gli spazi familiari della stazione Termini, mio luogo di lavoro, sembravano leggermente alieni.

Arrivato a Modena mi sono imbarcato alla volta di Vignola con lo staff di “Codice – Idee per la cultura”. Durante il tragitto ho fatto la conoscenza di Frieda Brioschi, la Presidente di Wikimedia Italia. E’ stata una bella occasione per discutere di temi cari a questo nonBLOG su Wikipedia come: il tema del Libro Wikipediano dei Morti, i toni drammatici della campagna di donazioni di Jimmy Wales e la mancata evoluzione verso un modello enciclopedicamente più strutturato.

Ho enormemente apprezzato l’approccio schietto e trasparente di Frieda e compreso meglio il perché della mancata integrazione tra Wikipedia e i grandi istituti enciclopedici, su cui tanto mi sono arrovellato. Sostanzialmente è colpa di questi ultimi, che neppure concedono l’integrazione in Wikipedia di edizioni ormai non soggette a copyright.

Ho avuto la fortuna di avere due gruppi di studenti e docenti molto numerosi (il secondo era di oltre 150 persone), ma veramente attenti, educati e intelligenti. E’ stato molto bello confrontarmi con loro ed ascoltare anche i professori, che ai miei occhi rappresentano una delle ultime “bolle” di rapporto umano rimasto.

Per quanto riguarda la compagnia non posso non ammettere di essermi grandemente rilassato e divertito con Alfredo Giordano (grande organizzatore) e gli amici Alessandro Vitale e Renato Gabriele incontrati cammin facendo…

Identità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
L’intervento
Il mio intervento ha ripreso ed integrato alcuni concetti a suo tempo esposti con riferimento al Cyberdadaismo, al Lato Oscuro della Rete e all’ecologia digitale e in una bella intervista rilasciata a Ivana Pais sull’anonimato, riletti alla luce dei miei recenti studi sull’Analisi Transazionale.

Inizialmente ho affrontato le tematiche connesse alla nascita di internet durante la guerra fredda (l’originario progetto ARPANET della DARPA della Difesa USA), e al suo successivo sviluppo in ambito civile…

Sviluppo in ambito civile, avvenuto negli anni ’70 e ’80 ad opera di comunità di nerd appassionati di fantascienza che esasperarono i concetti di “rete neurale”, sviluppati da Philip K. Dick e il cyberpunk.

Il risultato dell’ossessione dei militari per la parcellizzazione e l’indistruttibilità dell’informazione dei militari e l’appassionato tentativo dei nerd di riprodurre una sorta di immenso cervello digitale distribuito generarono quello che è internet oggi: un ecosistema. Nella felice intuizione di Jaron Lanier: un fenomeno quasi naturale e difficilmente spiegabile.

Quindi ho proceduto ad illustrare i tre successivi approcci identitari sviluppati nel corso degli anni ’90 con riferimento alle prospettive aperte da questa nuova tecnologia. Usando le categorie della “Matrice Spezzata” di Bruce Sterling:

Sharper: rappresentati da Timoty Leary (uno dei padri della controcultura americana), che vedeva nel digitale uno strumento di superamento dei limiti dell’umano, in cui arte e scienza si potessero fondere in qualcosa di inedito che pienamente realizzasse le nostre potenzialità creative.
Mechanist: rappresentati da Nicholas Negroponte e dai Maoisti Digitali che vedono nello strumento tecnologico in sé l’elemento centrale della riflessione, con una esaltazione del ruolo salvifico della macchina. Quasi che la personalità fosse qualcosa che si arricchisce grazie al numero di device utilizzati.
Luddist: rappresentati da Jaron Lanier, che invece vedono nel digitale numerose insidie e anzi uno strumento di impoverimento e irrigidimento della nostra personalità sempre più costretta ad adattarsi a format.
Ovviamente un simile ecosistema, in cui la nostra identità è soggetta a sollecitazioni e sfide tanto forti, viene anche a confrontarsi coi noti processi di mitopoiesi dell’iceberg digitale e di cultura dei tossica. E ho proceduto quindi a spiegare come internet col tempo sia divenuto un gigantesco campo di battaglia, in cui si combatte quella che Marc Augé definiva la Guerra dei Sogni.

Internet così si trasforma in uno strumento di suggestione e manipolazione dell’immaginario potenzialmente tremendo, in cui l’uomo stesso diventa elemento di brand da imporre sull’immaginario delle coscienze altrui.

A livello di approcci identitari nasce quindi un fenomeno abbastanza tremendo…

Il modo più performante, con cui gli Ideologi del “Tutto Gratis” hanno approcciato il mondo digitale è stato quello di creare enormi social network in cui profilare gli utenti accumulando pazzesche quantità di dati su gusti, orientamenti, articolazione del grafo sociale… fino a creare immense masse di dati, che vengono utilizzate dal marketing, come dai moderni algoritmi di speculazione finanziaria, come dalla pubblica autorità.

Oltre questo avvengono veri e propri tentativi di ingegneria sociale di massa ed individuale basati sulle relazioni che intercorrono all’interno del nostro grafo sociale.

Ovviamente per trattare questa enorme mole di dati c’è la necessità che le informazioni che immettiamo in rete siano sempre più standardizzate e fruibili dalle macchine. Così la nostra personalità si è col tempo ridotta a una stiracchiata pagina Facebook fatta di contatti, like, cose, fatte, principi e dottrine cui aderiamo on/off con l’accetta… e il nostro modo di esprimersi si è compresso in un tweet di 140 caratteri pieno di hashtag per aiutare a targhettizzare meglio i contenuti. Ovviamente mentre tutto è eternamente riscrivibile e interpolabile a piacimento.

Arriviamo così agli attuali modi di esprimere la propria personalità sui social network:

Anonimato: Il celare la propria identità dietro l’anonimato o un nickname, da un lato diventa esperienza creativa e liberatoria che sottrae dalle griglie del controllo sociale digitale, permettendo di dare voce a parti profonde del nostro essere spesso contraddittorie… dall’altro può diventare vero e proprio strumento di esaltazione dei nostri lati più oscuri… fino ad evolvere in vere e proprie forme di controcultura e lotta politica…
Identità: Se l’anonimato, con le sue contraddizioni offre ancora sprazzi di creatività e desiderio di liberazione, è proprio l’identità ad uscire mortificata nel suo processo di mappatura e standardizzazione, fino a trovarsi imbrigliata in una sorta di panopticon in cui ogni mossa è soggetta a un controllo sociale pressoché assoluto. I “copioni” genitoriali e sociali si impongono con maggiore forza del passato. Creando sempre più spesso effetti tragici nelle personalità più deboli.
Personalità: Così accade che l’individuo sui social, nel suo affannoso tentativo di realizzare i vari copioni da vincente/non-vincente/perdente, inizia ad assumere a seconda del canale di comunicazione più persone (inteso nel senso latino di “maschera”) interpretando varie parti in commedia. Ciò si risolve in un cacofonico tentativo di riempire il web di frammenti della propria persona, che alla fine non raccontano assolutamente nulla.
Leviatano digitale: E in questo folle processo, in cui quanto più la persona emerge nei social network, tanto più diventa astratta e lontana dal proprio Io interiore si arriva al Leviatano Digitale. Somma espressione di individuo divenuto ormai esso stesso ecosistema di personalità umane e artificiali. Puro palinsesto sui cui si svolge la Guerra dei Sogni.
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Conclusioni
Concludendo esimi Ricercatori, è doveroso prima di tutto ringraziare Alfredo Giordano e gli studenti e i professori dell’Istituto di istruzione Tecnica Superiori “Primo Levi” di Vignola e dell’Istituto Professionale Statale “Fermo Corini”, nonché il personale tecnico del Planetario Comunale di Modena, per il tempo trascorso insieme.

E in chiusura auspicare che proprio dai giovani nascano quelle energie creative e liberatorie capaci di sanare i pasticci che ha fatto la mia generazione col digitale. La mia è stata una generazione animata da una avidità insaziabile e fissata con i concetti di “controllo” e “ingegneria sociale”. I risultati sono purtroppo il quadro con più ombre che luci sopra rappresentato.

Noi la nostra chance l’abbiamo avuta e giocata male, sogno un giorno in cui questi giovani, usino internet per aprire le gabbie mentali in cui ci siamo cacciati.

#BWENY – comunicare con Twitter senza ansia da prestazione | Data Manager Online

Affinità e divergenze tra la comunicazione su Twitter di un evento in Italia e negli USA: da un lato la ricerca ossessiva del buzz fino alla più completa perdita di senso, dall’altro la ricerca di pochi e selezionati cinguettii, per raggiungere (con economia di mezzi) i propri risultati di comunicazione.

Illustri Manager Digitali chiudo questo lungo digiuno di cinguettii con un articolo relativo alla mia trasferta newyorkese presso il Blog World & New Media Expo 2012.

Insieme alla Ebuzzing, con la quale ho sviluppato un piccolo progetto editoriale per il nuovo blog di Gilda35, mi sono recato a New York, per partecipare con lo staff di sviluppo di Overblog alla manifestazione Blog World & New Media Expo, presso il Javits Center di New York.

Queste tre giornate (5-6-7 giugno) hanno rappresentato una interessantissima occasione per toccare con mano affinità e divergenze tra la comunicazione digitale di un evento in Italia e negli USA.

Su come si intende in Italia la comunicazione via Twitter di un evento rimando all’articolo “#formattiamoilpdl ovvero la politica al tempo di twitter”, con cui ho riassunto le dinamiche di generazione di buzz, che spesso sfociano nei surreali episodi descritti nel correlato pezzo “Il terremoto dei Social Media”. In questa sede mi limito a dire che la spasmodica ricerca del Tema di Tendenza porta spesso le aziende a ingaggiare/coinvolgere influencers incaricati dell’odiosa attività di “hard twitting” (in pratica una sorta di serrata cronaca dell’evento via Twitter). La quantità di comunicazione è talmente ipertrofica che alla fine un po’ tutti si sentono quasi in dovere di buttare lì qualche frase a casaccio, qualche motteggio, qualche puzzetta digitale… così tanto per dire: “Hey mamma c’ero anch’io!”

Questo tipo di comunicazione via Twitter, corrisponde peraltro al normale svolgersi dell’evento dal vivo: comunicazione uno a molti, slide, domande/risposte, filtri, moderatori, ricerca spasmodica di pubblico, ecc…

Il Blog World mi è piaciuto da morire perché in totale controtendenza rispetto a quanto sopra esposto. Innanzitutto per partecipare a qualsiasi titolo bisognava pagare biglietti salatissimi, sia come espositori, che come ospiti, che come visitatori. Ciò gioco forza creava una sorta di pulizia della partecipazione dal vivo che si rifletteva su quella online. Avendo pagato 500 e passa euro (nel migliore dei casi) per prendere parte all’esposizione, i partecipanti erano stimolati a produrre comunicazione strutturata e finalizzata al perseguimento di obiettivi concreti.

Al Blog World fondamentalmente venivano invitati i partecipanti a fare esperienza dei vari prodotti editoriali presentati e mettere a fattor comune le proprie esperienze. La cosa era talmente spinta che le aree destinate alle conferenze, oltre ad essere separate e distinte da quelle degli espositori, necessitavano per l’accesso di specifici ticket.

Una simile conformazione dell’evento, apparentemente rigida, ha fatto sì che la comunicazione uscisse splendidamente pulita. In sostanza si utilizzava l’hashtag #BWENY (quello ufficiale dell’esposizione) solo per parlare di contenuti effettivamente rilevanti e di esperienze fatte sul campo.

In sostanza ne usciva dalla lettura dell’hashtag una creazione di valore, anche economico, derivante relazioni concrete ed efficaci, improntate all’economia dei mezzi anche nel campo della comunicazione.

Per carità anche in questi casi nascono siparietti di surrealismo comunicativo come il caso del passaggio di Robert Scoble a Overblog, egregiamente riassunto da Paolo Mulè nel post “OverBlog e Robert Scoble: la saga online”.

Tuttavia è innegabile come qualche accortezza nell’organizzazione dell’evento e un approccio meno agonistico nell’utilizzo di Twitter, possono contribuire, a mio modesto avviso, a rendere la comunicazione di un evento maggiormente performante ed efficace.

Twitter è un potente strumento di comunicazione di idee e valori. Può costituire un elemento importante nella costruzione di una strategia commerciale o informativa… Meglio non sprecarlo per fare del buzz che lascia il tempo che trova.

via#BWENY – comunicare con Twitter senza ansia da prestazione | Data Manager Online.

Lo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online

Illustri Manager del Digitale il Primo Maggio come è tradizione in Italia si è tenuta quella grande kermesse della musica pseudo-alternativa italiana che è il Concertone.

Su twitter la diretta, come sempre accade con eventi musicali tipo Sanremo, è stata massiva e all’insegna del commento agrodolce e spesso sferzante.

Sotto l’etichetta #Concertone si sono prodotti una quantità di commenti nella stragrande maggioranza negativi sull’evento: le penose cover dei successi stranieri, le stecche continue, un Fancesco Pannofino non all’altezza, i cloni trash di Amy Winehouse, gli Afterhours che non riescono a cantare i propri brani in favore del karaoke, vecchie glorie pronte per l’Isola dei Famosi piuttosto che per il palco, giovani star dei talent show appena nate e già dimenticate, neppure la parvenza di qualcosa possa essere associato al rock… Solo Caparezza in questa desolazione strappa (come sempre) qualche messaggio entusiasta.

Poiché su Twitter è pieno zeppo di musicisti, critici musicali, giornalisti di ogni sorta, potete ben immaginare il putiferio che si è levato. Da un lato i professionisti della comunicazione e gli influencers esprimevano il proprio dissenso su conduzione e interpreti, dall’altro i comuni utenti retwittavano massivamente e si univano al coro greco del disappunto digitale.

Confesso che neppure io mi sono sottratto al coro greco:

Tragedia al #concertone: Bob Dylan per sbaglio ha guardato RAI3 e vedendo la cover di Finardi di Like a Rolling Stone si è tolto la vita.

Evento zombie nella Capitale, John Lennon ascolta Noemi, risorge e semina il terrore al #concertone!

Stupisce come mentre qui in Italia il Primo Maggio si presentava ormai completamente scevro di connotazioni politiche con un dibattito tutto concentrato sulle stecche dei cantanti e le scalette dei conduttori… dall’altra parte dell’Oceano si riscopriva il senso politico di questa ricorrenza.

Il Primo Maggio negli USA è un giorno lavorativo come un altro, eppure quest’anno gli attivisti di Occupy Wall Street hanno deciso celebrarlo a modo loro, con una marcia che si è snodata per le strade di New York e attraverso i Social Network. In particolare su Twitter i manifestanti hanno fornito una diretta utilizzando le etichette #M1GS #mayday #tows. E’ stato utilizzato ogni genere di strumento dai tweet, agli status di face book, ai racconti per immagini utilizzando instagram (in particolare assolutamente splendida la diretta di Claudia Vago).

Indubbiamente fa effetto la piega gerarchica che la ricorrenza ha preso in Europa ed in Italia in particolare. Se nei telegiornali si assiste allo spettacolo di una nazione in ginocchio, commissariata dai Tecnici per salvarla dal caos, patria di precari, cassintegrati, esodati, pensionati sottopagati… il Giorno del Concertone tutto torna in una sorta di anestetizzata normalità: conduttori impacciati, giovani cantanti reduci dai Talent Show, qualche vecchia star bollita… Tutto è così serio a parole e così ridicolo alla prova dei fatti. Come sempre.

In America invece uno scherzo di dadaismo digitale sfuggito di mano induce a riflessioni serie sull’evoluzione della finanza e della globalizzazione.

Sì perché Occupy Wall Street altro non è che uno scherzo di AD Busters, una comunità creativa di sabotatori dell’advertising. In sostanza gli AD Busters ideano finte campagne pubblicitarie, per palesare l’ipocrisia nascosta dentro il mercato dell’advertising… Le loro immagini provocatorie associano l’alcool all’impotenza, i modelli da macho all’insicurezza sessuale, le campagne social alla ricerca nevrotica di profitto, ecc…

Occupy Wall Street è nato così da un’iniziativa di AD Busters: invece di manifestare su Washington che è un esercizio inutile, manifestiamo nel vero “luogo del potere” Wall Street.

Una provocazione che è stata presa sul serio e che sta sviluppando riflessioni interessanti e colorate manifestazioni espressione di una creatività naif, ma affascinante.

Tuttavia a compensare questo divario tra Italia e USA è arrivato l’ottimo Twittopolis, che con un messaggio semplicissimo (due etichette e una foto) ha espresso la propria insofferenza verso l’attuale contesto politico ottenendo circa 700 retweet.

viaLo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online.