Comfortably Numb, ovvero il giorno dell’amicizia di Facebook e la bolla informativa

Oggi il buon vecchio Facebook celebrava sobriamente la giornata dell’amicizia, proponendo di pubblicare il video di un osceno pupazzo ballerino composto dalle foto profilo dei nostri amici. Notavo con piacere che nessuno dei miei amici aveva pubblicato questa oscenità e che leggevo solo aggiornamenti di status che si lagnavano dell’iniziativa…

“Sto fatto che non ho visto neanche un video della giornata dell’amicizia, ma solo post che si lamentano di quei video è indice che negli anni ho silenziato le persone giuste.”

Continua a leggere…

Impubblicabile

Quest’estate si è posto con forza il tema dell’opportunità di pubblicare documenti audiovisivi e fotografici “disturbanti”, suscettibili di urtare la sensibilità di una parte del pubblico, che fruisce di contenuti online. Mi è parso quasi un girone di ritorno dell’estate della Cultura Tossica del 2012, in cui il collasso informativo allora preconizzato dalle comunità underground di internet è dilagato presso un’utenza più vasta.

Il tema si è posto soprattutto con riferimento al massacro di Atlanta, in cui lo psicopatico omicida ha ripreso il proprio crimine in soggettiva, usando lo smartphone con uno stile che ricorda gli sparatutto dei videogiochi, e con riguardo alle immagini dei cadaveri dei bambini restituiti dal mare a seguito dell’ennesima tragedia dei flussi migratori nordafricani.

Continua a leggere…

I Gruppi Facebook e l’intossicazione da link | Gilda35

Originariamente pubblicato su gilda35.com

Frequentare Gruppi Facebook spesso è diventato un esercizio mentale estremamente complesso. Per trovare una discussione che ci interessa bisogna scartabellare tra quantità di link pazzesche che generano quasi nessuna discussione. Scopriamo perché.

I Gruppi Facebook e l'intossicazione da link

ONtro

Esimi Ricercatori, chiunque di voi abbia un account Facebook si sarà gioco forza ritrovato reclutato in qualche Gruppo.

Spesso il reclutamento non è preannunciato in alcun modo da qualche avvisaglia. Avviene e basta, un po’ come il reclutamento della Royal Navy britannica durante le Guerre Napoleoniche, una mazzata in testa in un pub e ci si risveglia su un vascello agli ordini del Commodoro Horatio Hornblower.

Altre volte ci siamo volontariamente iscritti ad un Gruppo che trattava un tema a noi caro, come spinti dal desiderio di entrare in una sorta di versione digitale dei Simposi greci, o dei Circoli dell’età vittoriana.

In ogni caso, volenti o nolenti, ci ritroveremo con un nutrito bouquet di Gruppi Facebook, che spaziano da mirabolanti covi rivoluzionari digitali a enclavi di fanatici della torta sacher, passando per ogni declinazione possibile di termini quali social media, digitale, internet, politica, pinzillacchere, ricchi premi e cotillon…

E presto o tardi anche il gruppo più bello in cui siamo entrati verrà soffocato dalle mucillagini del web: i link.

I Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da link

Il Linkatore

Orbene miei esimi, non è che sia programmaticamente contrario a proporre link su un Gruppo Facebook. Spesso è importante anche il confronto tra “Pari”, come è altrettanto importante confrontarsi con il “Diverso”. Magari si pubblica un link al proprio blog in un giro diverso da quelli abituali proprio alla ricerca di un confronto con una cerchia di lettori differenti, che apra nuove strade creative. Oppure si cerca di comprendere meglio alcuni spunti appena accennati nel proprio articolo, insieme a quelli che consideriamo più esperti di noi.

Se l’inserimento di un link in un Gruppo Facebook seguisse le linee sopra tratteggiate ci troveremmo in un paradiso.

Purtroppo in ognuno di noi si nasconde un piccolo Untore Digitale, che cerca disperatamente di rendere virale il proprio operato. Così finisce che ci ritroviamo in Gruppi che contengono elenchi sterminati di link sugli stessi temi, che generano nessuna o quasi discussione… O peggio, gironzolando tra Gruppi estremamente eterogenei tra loro, troviamo i volti ammiccanti dei soliti Linkatori che hanno spammato ovunque lo stesso post in una sorta di versione digitale dell’Invasione degli Ultracorpi, lasciandoci la sensazione di trovarci in una sorta di Metagruppo da cui è impossibile uscire.

Per comprendere l’entropia in cui versano i Gruppi Facebook, dobbiamo gioco forza di comprendere meglio la figura del Linkatore, ovvero l’Untore Digitale… Ed essendo quella dei Linkatori una categoria estremamente eterogena di blogger, l’unica classificazione possibile non può che prendere in esame le loro tecniche di unzione digitale.

I Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da link

Presentazione del Link

Innanzitutto i Linkatori si differenziano per le modalità di presentazione del link all’interno del Gruppo Facebook di appartenenza:

  • Linkatore Soft: Anticipa il post del link con una timida introduzione del tipo “mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione… spero di fare cosa gradita segnalandovi… non so se il tema è già stato affrontato in precedenza, ma…”. Sono la categoria meno nociva, anche perché in genere cercano di condurre un minimo di discussione all’interno del gruppo e tendono a declinare la presentazione del link in modo da dimostrare che questo non sia fuori tema (c.d. off topic). Ciò anche al costo di trovare iperboliche connessioni tra la Torta Sacher e lo “scandalo” dei Fake Follower di Twitter.
  • Linkatore Ciclostile: Ricicla la medesima presentazione del proprio link per qualunque gruppo, senza minimamente declinarla a seconda del tema in questo affrontato. Giusto quattro righe per non farsi moderare. Poco importa se completamente off topic o se magari altri quarantacinque post nel gruppo trattavano il medesimo argomento. Altro giro altra corsa.
  • Linkatore Hardcore: Semina il post senza presentarlo e se ne va, gli altri commentassero, moderassero, concionassero… Lui ha cose più importanti da fare, ha già assolto la propria missione illuminando le umane genti col proprio link…. Mentre il Linkatore Hardcore butta il suo link con spocchia sovrumana, pare quasi sentire l’echeggiare delle immortali parole del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un…”
  • Linkatore Cooperativo: Per eludere astutamente le norme di quei gruppi che vietano l’autopromozione, alcuni Linkatori si consociano in cooperative per postarsi a vicenda link. E qui arriviamo a capolavori assoluti tipo Linkatore Tizio “Non so se avete letto lo splendido articolo di Caio…” Linkatore Caio “Tizio ma grazie della menzione! Peraltro ne avevi splendidamente parlato anche tu in questo post…” I Linkatori Cooperativi hanno il dono di far sentire gli Amministratori presi in trappola.
I Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da link

Discussione

Dopodiché va presa in considerazione la tecnica di replica agli (eventuali) commenti al link:

  • Linkatore Scalatore: Per mantenere il proprio link in cima alla bacheca del Gruppo Facebook, sfrutta un piccolo trucco da lamer. Si ricorda di rispondere ai commenti degli altri membri del Gruppo secondo gli orari prefissati dal Manuale Cencelli del SEO Militante. E risponde a ogni commento… ad intervalli regolari… Così fin quando non pubblica qualcosa di nuovo troverete il suo link sempre in cima. E magari ad un’occhiata distratta vi sembrerà che il Gruppo in questione sia moribondo e continuamente concentrato sui link del manigoldo.
  • Linkatore Piromane: E’ perennemente in disaccordo con tutti, si sente costantemente aggredito dai commenti… guai a tentare di moderarlo, o anche solo chiedergli perché abbia postato un articolo sulla guerra dei brevetti Apple/Samsung nel Gruppo della Filodrammatica del Regista Liegi Bastogne Liegi… E’ in contrasto perfino con sé stesso e cerca disperatamente il flame (la rissa digitale)…
  • Linkatore Grattinatore: Categoria cui tutti gioco forza siamo affezionati. E’ quel linkatore che non si riesce completamente ad odiare, perché sempre affabile, affettuoso, pronto ad elargire grattini digitali ovunque.
  • Linkatore Muto: Esegeta dello spam più puro. Si sospetta che dissemini link grazie a software programmati ad hoc. Frequenta i Gruppi solo per scaricare il proprio link e tace. Non c’è flame che attacchi, richiesta di chiarimenti che possa smuoverlo. Granitico.
I Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da link

Reazione alla moderazione

Presto o tardi il linkatore riceverà un atto di moderazione, o un garbato richiamo da parte degli spazientiti Amministratori del Gruppo. Le reazioni possono riassumersi come segue:

  • Linkatore Censurato: Forse una delle categorie più spassose. Quando subisce il minimo richiamo sbotta contro il Complotto-Plutocratico-Catto-Comunista-Massonico ordito da Rettiliani e Poteri Forti contro il proprio blog, faro della Verità e della Libertà di Parola.
  • Linkatore Vittima: Piagnucola, è costernato, non riesce a farsi una ragione del richiamo. E’ talmente sconvolto che alla fine tutti lo perdonano, e gli consentono di ricominciare a spammare urbi et orbi…
  • Linkatore Secessionista: Prende così male il richiamo che in genere fonda un nuovo Gruppo Facebook in cui iscrive tutti i membri del gruppo originario… esclusi gli Amministratori.
I Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da linkI Gruppi Facebook e l'intossicazione da link

Conclusioni

Mischiando le caratteristiche testé sommariamente esposte, discendono ovviamente tutte le figure di Linkatore maggiormente note. Così avremo il Linkatore Soft-Piromane-Censurato, quello Hard-Muto-Censurato, quello Ciclostile-Piromane-Vittima… ed ogni altra folle declinazione possibile…

Possibile difendersi dai Linkatori?

Conosco Gruppi in cui si combatte una quotidiana guerra contro i Linkatori, ma alla fine i loro Amministratori ne escono esausti e devastati. Gli Amministratori mangiano, dormono, hanno una vita. I Linkatori sono legioni, non mangiano, non dormono, hanno tutto il tempo del mondo.

E’ una battaglia persa contro l’entropia, cui solo pochi Gruppi scampano pagando un prezzo pazzesco in termini di tenuta psicologica degli Amministratori.

E adesso scusatemi ma vado a inserire il link a questo nonPOST in un Gruppo dedicato alle maglie all’uncinetto…

 

Lo spam umano

Esimi Ricercatori, è sconcertante constatare di fronte alle tragedie, come queste scatenino una nuova forma di spam: lo spam biologico.
Twitter è assolutamente infestato da questi curiosi organismi che stanno soppiantando i classici spam BOT sintetici.

Francamente trovo più gradevole lo spam pornografico promozionale dei BOT, rispetto allo spam biologico.

Perché gli organismi che veicolano spam non fanno altro che infestare la Rete col proprio nulla assoluto.

Quelli che di fronte all’atroce attentato di Brindisi inveiscono in modo sconcio contro i Pugliesi in virtù del “anche male purché si parli di me“.

Quelli che passano la giornata a scrivere insulsaggini, salvo di fronte alla tragedia deliziarci con aforismi alla disperata ricerca di retweet.

Quelli capaci di riempire un hashtag come #terremoto fino ad appropriarsene nel disperato tentativo di imporre sé stesso all’attenzione del pubblico.

Non sono manicheo, sono indegnamente cristiano.

Penso che il Male non abbia valore.

Penso che il Male si definisca per assenza di Essere. Assenza di forza che diventa violenza. Assenza di bellezza che diventa volgarità. Assenza di grandezza che diventa prepotenza. Assenza di intelligenza che diventa furbizia.

Lo spam umano è una rappresentazione in miniatura dell’Inferno, di un nulla esistenziale assoluto.

La parte più disgustosa è a fine giornata, quando lo spam umano fa la conta di quanti followers ha guadagnato e di quanti ne ha persi.

Non capendo che al fondo ha solo perso un altro pezzetto della propria umanità.

DELL: il filo rosso tra mafia, informatica, sionismo e sesso

Image representing Dell as depicted in CrunchBase
Image via CrunchBase

ONtro

Esimi Ricercatori durante questo fine settimana ho avuto il piacere di intessere con alcuni amici di Indigeni Digitali una lunga conversazione su DELL, il tema di tendenza che ha tenuto banco per tutto il week end (per chi di voi fosse interessato questo è il tread del gruppo Facebook http://goo.gl/iEC8J).

Infatti, sabato la sempre attenta Emanuela Zatomas Zaccone ci scrive:

Che succede a Tiwtter? Vedo “Dell” tra i trending topic ma scopro che si tratta della preposizione articolata! Problemi con le stop words? Giovanni Scrofani any idea?

Si poteva restare insensibili a una richiesta di approfondimento così interessante?

Lo sconcerto iniziale

Lì per lì, andando su Twitter a sfrugugliare le carte, vengo colto dallo sconcerto…

Forse è un effetto collaterale degli antibiotici, che prendo per via di una brutta ricaduta influenzale…

Forse il tritacarne digitale è ormai parte della mia mente e tutto si confonde sulla tela digitale come macchie di colore alla Pollock…

Forse è l’ennesima crisi di nervi di Tecnonucleo

Sia quel che sia, aprendo il Tema di Tendenza Dell, vengo 0travolto da analisi prestazionali e offerte commerciali sui prodotti Dell, link e commenti alla sentenza Dell’Utri, riflessioni squisitamente personali, messaggi contro l’occupazione della Palestina da parte di Israele, e il solito spam pornografico che segue i trend topic come le remore seguono gli squali…

Riassumendo secondo la ricostruzione desumibile dai Temi di Tendenza di Twitter: la Dell che è una sorta di odierna versione della Spectra di James Bond, oltre a produrre tecnologia (per quali scopi?), è implicata in concorso esterno in associazione mafiosa, tratta delle bianche e crisi in Medio Oriente… Possibile?

OppureNO…

Breve analisi dei materiali

Innanzi tutto entrando nella sezione #Scopri di Twitter ci si imbatteva in questa curiosa schermata:

Una sentenza della Cassazione sulla DELL, che vanifica il lavoro di Falcone e Borsellino?

Così su due piedi, se uno scansiona le pagine come è abitudine degli internauti più scafati, c’è da prendersi un micro infarto… Ma, aprendo la ricerca sul Tema di Tendenza DELL, si veniva travolti da meravigliose affinità computazionali…

Da un lato il tutto era dominato da questo messaggio dei 99 Posse:

Messaggio in cui l’unico elemento di connessione a DELL era la preposizione articolata maschile seguita dall’apostrofo con spazio (ricordate W l’Italia il tweet impubblicabile?)… Il messaggio in parola in termini di temi di tendenza, secondo la dottrina dei “Cowboy del Cyberspazio era “pesante“: emesso dall’account ufficiale di una nota band musicale e con la bellezza di oltre 50 retweet racimolati in pochi minuti…

Poi seguiva la consueta fiumana di messaggi di spam pornografico tipo: “Dell [shortlink]” diffusi da account sintetici i cui avatar evocavano dolci fanciulle discinte…

Poi arrivava una fiumana di materiale sui prodotti Dell tipo questo:

https://twitter.com/#!/kuborie/status/178745421265514496
https://twitter.com/#!/Janinejyo/status/178745453934936065

Il che poteva far protendere per un promoted trend (i temi di tendenza a pagamento), sfuggito al controllo dei propri creatori… ma francamente tra pornografia, sentenze di mafia, questione Israelo-Palestinese, mancavano solo i Rettiliani e più che una forma furbetta di advertising sembrava una sorta di delirio complottista…

Dopodiché arrivavano numerosi messaggi in italiano contenenti la parola [dell’], tipo questo:

https://twitter.com/#!/wollenxdwxo2/status/178745327451521025

A questo punto miei esimi Ricercatori vi chiederete: ma che accidenti è successo?

Possibile soluzione all’enigma DELL

Innanzitutto vi invito, prima di procedere a farvi una rapida rinfrescata con “Una possibile spiegazione al caos dei temi di tendenza” e “W l’Italia il Tweet impubblicabile“…

Fatto?

Assai probabilmente è accaduta la seguente concatenazione di eventi mirabolanti… una di quelle Sincronie di Tecnonucleo, capaci di generare capolavori di dadaismo come DELL…

Nello stesso periodo da un lato su Twitter i Missionari della Verità berlusconiani e antiberlusconiani iniziano a diffondere, come un’orda di BOT, link alle testate online che trattano della sentenza della Corte di Cassazione sul caso Dell’Utri… Ma come sappiamo l’apostrofo per le macchine di linguistica computazionale è un delirio… per cui iniziano a leggere i messaggi come [Dell ‘spazio’ Utri]…

Ma dell’ in italiano è una preposizione molto utilizzata, quindi, analogamente a quanto accaduto durante l’ufficio digitale dei defunti di Dalla, nella propria scalata verso la vetta dei temi di tendenza trascina dietro di sé tutti i messaggi contenenti la preposizione… che l’aiutano rapidamente a superare la massa critica…

In contemporanea arriva il Top Tweet dei 99 Posse, che essendo “pesante” fornisce ulteriore energia cinetica al tema DELL…

Inoltre la Dell è un’affermata casa produttrice di hardware, pertanto il nome è costantemente presente su Twitter a livello internazionale… cosa che genera il classico “cortocircuito di linguistica computazionale #vascomerda“… aggiungendo una spaventosa energia cinetica alla scalata della vetta dei temi di tendenza…

Peraltro come sempre arrivano gli spamBOT dei temi di tendenza, che si attivano ed iniziano a spammare il trend coi propri link a base di porno e agenzie di credito… contribuendo anch’essi a rimpolpare la valanga di testi contenenti DELL…

La funzione “Storie” quindi  per non saper né leggere né scrivere, seleziona in modo statistico il link a testate online contenente maggiormente la parola Dell… un po’ a torto un po’ a ragione seleziona la sentenza della Cassazione…

Conclusioni

Esimi Ricercatori, come concludere?

I risultati del cortocircuito linguistico i cui sopra sono facilmente riassumibili:

La società Dell ha subito una sorta di versione allucinata di vero e proprio trolling computazionale, subendo una pubblicità non richiesta e grottesca…

Chi voleva usare Twitter per informarsi sulla sentenza Dell’Utri è rimasto deluso, in quanto ha dovuto setacciare i risultati di ricerca in mezzo a una quantità di “rumore bianco” pazzesca…

Coloro i quali volevano parlare di Palestina e Israele si sono trovati catapultati in un grandguignol di tweet, che fondamentalmente li ha completamente zittiti nella sezione #SCOPRI di Twitter…

Chi cercava pornografia e finanziarie di cravattari internazionali, ha trovato ciò per cui si era messo online…

Mi chiedo… possibile che Twitter non riesca a spendere due euro per eliminare il problema degli spamBOT? Possibile che non riesca a dedicare una persona o un replicante a gestire in modo ordinato la sezione Storie? Possibile che non riesca a risolvere una volta per tutte i propri psicodrammi con l’apostrofo?

Quel che dispiace è che bazzicando le Comunità di Power Users di Twitter, mi rendo conto che criticità come queste sono state segnalate invano più volte, nel pieno disinteresse da parte dello staff (per un Social Network non rispondere alle segnalazioni non è il massimo)… Sebbene la mancata soluzione di queste problematiche, quantomeno in Italia, sia suscettibile di azzoppare le potenzialità di Twitter come strumento di informazione…

E scusatemi se è poco…

A meno che non ci si contenti di Twitter come buco della serratura dei VIP

Wikipedia donation spam filter


Il garbatissimo Jimmy Wales

ONtro

Esimi Ricercatori, come ogni anno in prossimità delle feste di Natale arriva il faccione di Jimmy Wales e dei suoi collaboratori a rivolgerci un silenzioso sguardo di rimprovero, mentre gironzoliamo come degli ignobili scrocconi tra le pagine di Wikipedia…

Da ultimo l’appello che mi ha più fatto ammazzare dalle risate è stato quello del programmatore Brandon Harris, il cui incipit è assolutamente splendido:

Mi sembra di vivere ora quella che sarà la prima riga del mio necrologio…

Dal programmatore di Wikipedia Brandon Harris

Al confronto Herman Melville con “Chiamatemi Ismaele” è uno scrittore di Baci Perugina…

Lo staff di Wikipedia richiede per un cortese obolo per sostenere il proprio progetto… piazzando lo sguardo da cucciolo abbandonato dei propri Responsabili in ogni singola pagina di Wikipedia, in ogni lingua possibile…

Un esempio dei meme sulla donazione...

Ovviamente le reazioni nell’underground internettaro non sono mancate con la proliferazione del meme “Jimmy Wales”: in pratica orde di screenshot che associano il faccione del fondatore a pagine di wikipedia su perversioni e malattie sessuali…

La cosa ha spinto anche il noto blogger Antonio Lupetti a lanciare sui tipi di Woork Up un accorato contro appello: “Wikipedia, la campagna donazioni e l’appello di Jimmy Wales: perché non sborserò un centesimo.”

Personalmente posso dire che la campagna di donazioni di Wikipedia mi suscita sempre alcune grottesche riflessioni.

In primis mi chiedo perché utilizzare il sistema delle donazioni per accreditare Wikipeda come “Enciclopedia Libera“… La versione inglese (quella che consulto più spesso) ormai è intasata di pagine che fanno la biografia agiografica di ogni marchio, Star, soubrette, fumetto, programma televisivo, attore, film, prodotto possibile e immaginabile…

Io francamente la Treccani che mi fa la sinossi di ogni singola puntata di Sex & the City non ce la vedo…

Però viva la faccia si ha pudore a inserire i banner pubblicitari, che col volume di traffico che fa Wikipedia, garantirebbero alla Fondazione proventi per centinaia di anni….

Gildogramma by Notoriux

Però esimi Ricercatori, a beneficio di tutti coloro che non ce la fanno più ad essere sottilmente stigmatizzati come scrocconi arriva il buon Notoriux che ha ideato il filtro antispam definitivo…

Ciao Giovanni,

Come promesso, ti riepilogo le istruzioni per installare Privoxy e configurarlo per aggiungere il filtro contro lo spam di Wikipedia, accanto ai già ricchi filtri forniti “chiavi in mano”.

Privoxy è scaricabile da qui: http://sourceforge.net/projects/ijbswa/files/Win32/ (per Windows, ma su Sourceforge puoi trovare anche la versione compilata per Linux)

Una volta installato, di default Privoxy si mette in ascolto su 127.0.0.1:8118 e agisce come proxy. Il browser dovrà essere configurato di conseguenza.

Per bloccare i banner pubblicitari di Wikipedia bisogna modificare due file nella directory dove è stato installato Privoxy:user.filter e user.action . A ciascuno vanno aggiunte un paio di righe in fondo al file:

in user.filter:

FILTER: wikipedia-spam

s|<div id=\”(B11_Donate_.*)\”>|<div id=\”$1\” hidden=\”true\”>|Usg

in user.action:

{ +filter{wikipedia-spam} }

.wikimedia.org/

La prima modifica definisce una sostituzione sulla base di una regular expression con una sintassi analoga a PERL: al <div> del banner viene aggiunto l’attributo hidden=”true”. La seconda istruisce Privoxy ad applicare la sostituzione esclusivamente sui file scaricati dal dominio wikimedia.org (dove è ospitato il banner).

Ho testato il filtro solo con le versioni in inglese e italiano di Wikipedia, immagino che a questo punto funzioni anche con le altre lingue.

Visto? Semplice ed efficace.

Hope that helps.

Ciao!

Licenza Creative Commons “BY-NC 3.0” 😛

[Gildogramma di Notoriux del 01/12/2011 A.D. ]

Se mai ne aveste bisogno potrebbe essere un’ottima risorsa 😉

Conclusioni

Esimi Ricercatori in conclusione, al di la delle facezie, auguriamo sinceramente a Wikipedia di siglare un accordo con Google, affinché piazzi un discreto banner pubblicitario in ogni sua pagina. Mi darebbe sinceramente molto meno fastidio degli occhi da cucciolo di Wales, o dello sguardo cagnesco di Harris.

E poi basta coi rimandi addirittura al proprio necrologio, staff di Wikipedia col 15% di volume di traffico internet che generate in tutto il globo piazzate i banner pubblicitari e vivete ricchi e spensierati per il resto dei vostri giorni.

Non è organizzando una colletta che vi accreditate come spiriti liberi.

OppureNO.