Dai a un uomo una connessione internet e lo avrai sfamato per un giorno

Nel Gruppo di Indigeni Digitali, Fabio Lalli ha sollecitato un commento su “Bill Gates, Zuckerberg e il soluzionismo della Rete“, un interessante articolo di Enrico Gianmarco, che sviluppa una serie di temi legati al rapporto tra sviluppo sociale e tecnologico affrontati nella recente intervista rilasciata dal fondatore di Microsoft al Financial Times (v. http://goo.gl/d7EvQt).

Cito il passaggio più significativo:

Continua a leggere…

"Genius Party Beyond – Toujin Kit" di Tatsuyuki Tanaka

Esimi Ricercatori, come sapete tra le mie grandi passioni un posto di primissimo piano rivestono il cyberpunk, lo steampunk e i Miti di Cthulhu. Pertanto quando oggi, nelle mie passeggiate digitali da cyberflaneur, mi sono imbattuto nel video “Toujin Kit” ho avuto un piccolo sussulto.

Un po’ perché Tatsuyuki Tanaka tra gli estimatori degli anime giapponesi è un nome noto e apprezzato, un po’ perché rientrava in un’antologia “Genius Party Beyond“, che da tempo mi riprometto di reperire….

Devo ammettere che il video, che vi posto di seguito mi ha letteralmente entusiasmato per la sua perfezione stilistica.

La storia è assolutamente asciutta, minimalista sotto ogni profilo: dialoghi, trama, suoni.

E’ impressionante come in un racconto serrato nel lento svolgimento venga rappresentata la dimensione domestica dell’orrore cosmico.

Il Male è rappresentato nella sua quotidianità, nella sua dimensione da catena di montaggio casalinga, nei piccoli dettagli fuori posto.

Il Bene è distopico, burocratico, dimesso.

L’estetica di questo piccolo capolavoro mi riporta alla mente centinaia di libri, di fumetti, di film, con cui ho riempito le giornate della mia prima giovinezza.

Non so perché ma quando si è giovani, si è un po’ come la streghetta cyberpunk del cortometraggio: si prova più simpatia per l’Alieno, che per la “burocrazia del bene”…

Vedere questo video è stato una sorta di piccola madeleine digitale.

Mi ha ricordato le copertine di Urania disegnate da Karel Thole, che mi suscitavano sempre uno strano mix di fascinazione e straniamento.

Mi ha ricordato i testi gnostici di Philip K Dick, con le sue trame a incastro…

Mi ha ricordato l’orrore cosmico di Howard Phillis Lovecraft, sempre accennato e mai mostrato appieno, né appieno comprensibile…

Mi ha ricordato centinaia di esseri ibridi tra l’uomo e l’alieno e tra l’umano e il sintetico protagonisti di centinaia di fumetti e telefilm…

Mi ha ricordato la Meraviglia…

Il Testamento di Nobel 2.1 – Il Nobel come marketing

ONtro

Esimi, nonché egregi Ricercatori inauguro questo nuovo sito con la conclusione della c.d.  Trilogia della Pace avviata nel mio vecchio nonBLOG.

Ormai l’instant blog nato per gioco iniziava ad andarmi un po’ stretto, e mi sembrava maturo il tempo per dedicare al nostro coccoloso Progetto #Gilda35 un sito tutto suo. Qui ho meno restrizioni, non essendo più un ospite, ma “proprietario” del sito. E chi è proprietario ha i suoi privilegi: primo tra tutti quello di non dover render conto ad altri che alla propria coscienza.

Come ammoniva Pierre-Joseph Proudon:

“La proprietà è un furto e la proprietà è libertà”.

La Trilogia della Pace, come sapranno i Ricercatori di lunga data si è articolata in due precedenti nonPOST:

  1. Peace is War” dedicato al flame innescato dal sabotaggio al trend topic su Twitter di Internet for Peace.
  2. Il Testamento di Nobel 1.0” che ricostruiva l’esperienza steampunk connessa alla genesi di questo prestigioso premio.

Questo nonPOST, che sarà lunghetto e distribuito in più parti, è dedicato a una delle domande più interessanti sul ruolo degli Influencers di internet in Italia: “Internet for Peace è stato marketing?

Vi rispondo subito: Internet for Peace è stata la madre, la zia e la nonna di tutte le campagne di marketing. Anzi aggiungo che è stato un evento di importanza mondiale, che meriterebbe analisi ben più serie della mia.

Il “Nobel” come non conventional marketing del brand “Svezia”

Ci eravamo lasciati col grande gesto steampunk di Alfred Nobel che dedicava un premio:

“alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.”

Affrontiamo un primo tema: il fatto che l’Accademia Reale Svedese abbia accettato la candidatura di Internet for Peace è un segnale autorevole della nobiltà di detta candidatura, o è piuttosto l’ennesimo scivolone di chi infischiandosene delle ultime volontà del caro estinto sta diluendo il premio una sorta di “riconoscimento al tema più politically correct“?

L’Accademia Reale Svedese (e le altre organizzazioni scandinave che lo gestiscono), infatti, vista la rilevanza che ha acquisito il Premio con gli anni ha iniziato a gestirlo con una disinvoltura crescente. L’Accademia fa marketing virale attraverso il Premio Nobel, posizionando il brand “Svezia” nell’immaginario collettivo come paese amante della pace, scientificamente avanzato, tollerante, economicamente vincente all’insegna di uno sviluppo ecologico e sostenibile.

Ebbene sì cari miei Ricercatori il Premio Nobel è marketing.

Il Premio Nobel è ormai funzionale alla creazione di una positiva immagine della Svezia non solo nella comunità scientifica e politica internazionale, ma  più in generale anche nell’opinione pubblica globalizzata. Tant’è che laddove Nobel nel suo testamento ha omesso di assegnare un premio gli Svedesi se lo sono addirittura inventati.

Nel 1968, la Sveriges Riksbank (la Banca di Svezia) ha istituito un Premio Nobel farlocco: il Nobel per l’Economia, che nell’immaginario collettivo si è andato a posizionare insieme agli altri Premi, come se l’avesse istituito Nobel in persona. In realtà è un’invenzione recentissima.

Perché Nobel, che (oltre a essere uno scienziato e un brevettista) era anche un imprenditore, non aveva istituito un Premio per l’Economia? Forse l’Economia al momento della sua morte era una Scienza di serie B? L’Economia era poco sviluppata?

Assolutamente no, l’economia era una scienza fiorente e il positivismo veicolava una meravigliosa visione di darwinismo sociale sul destino dell’homo oeconomicus.

Se Nobel non ha inserito gli economisti tra quelle persone, che col proprio lavoro/triebe “più abbiano contribuito al benessere dell’umanità, un motivo ci sarà. La mia è solo una supposizione, ma ritengo che semplicemente non reputasse il lavoro in campo economico qualcosa che contribuisse al benessere collettivo. Ciò in quanto l’economia, quantomeno quella pre-Keynesiana dei tempi di Nobel, era l’esaltazione dell’individualismo e dell’egoismo come efficiente sistema di allocazione delle risorse.

Gli stessi eredi di Nobel non considerano il Premio Nobel per l’Economia un vero Nobel.

E’ un piccolo ma indicativo esempio della disinvoltura con cui è stato gestito il Premio nel corso degli anni. Tuttavia la dice lunghissima sulla necessità della Svezia di coprire col Nobel una fondamentale area di studio al fine di accreditare il brand “Svezia” in quello che nell’Età della Macchina è uno dei campi di eccellenza: le Scienze Economiche.

Mi sembra  opportuno riprendere da Wikipedia il tema dei premi Nobel oggetto di maggiori contestazioni (la lista sarebbe assai più lunga a mio avviso ma mi affido a questa che è “condivisa” dalla nostra Memoria Collettiva):

“Il Premio Nobel non è stato esente di critiche nella sua storia, in particolar modo quella recente. La critica certamente più diffusa è relativa ad una presunta assegnazione nel premio, non tanto per i meriti del vincitori, ma per la “comodità” politica di quest’ultimo, fino a far diventare il Nobel un premio politically correct che di volta in volta viene assegnato ad un personaggio, appunto, politically correct.

Queste critiche sono anche state alimenate dall’assegnazione del Premio Nobel per la pace del 2007 ad Al Gore e all’Intergovernmental Panel on Climate Change, per il film sul riscaldamento globaleUna scomoda verità. In questo documento Gore esamina il fenomeno del riscaldamento globale imputandolo alle attività umane. Anche vari scienziati criticarono il documentario, trovandovi una serie di errori e inesattezze. Va anche precisato che il principale detrattore, il professor Richard S. Lindzen, è a sua volta stato criticato per i finanziamenti di aziende petrolifere ricevuti da vari istituti di cui è partecipe.

Altre assegnazioni particolarmente discusse oppure mancate avvennero:

  • nel 1964, quando il filosofo e scrittore Jean-Paul Sartre rifiutò il premio Nobel per la letteratura;
  • nel 1973, in concomitanza con il golpe di stato in Cile che portò Augusto Pinochet al potere, quando Henry Kissinger fu insignito del Nobel per la pace, dopo aver caldamente supportato il dittatore cileno e la deposizione di Salvador Allende.
  • Nel 1994 fu assegnato il premio Nobel per la pace a Yasser Arafat, politico palestinese accusato di aver sostenuto la lotta armata per l’indipendenza della Palestina da Israele.
  • Nel 2008 il Nobel per la fisica non è stato assegnato a Nicola Cabibbo, che pure era stato il primo, nel 1963 ad accennare alle teorie della rottura delle simmetrie, nell’ambito della interazione debole.
  • Nel 2009 il premio Nobel per la pace è stato assegnato al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Questa assegnazione è stata molto criticata sulla base del fatto che Obama, essendo in carica soltanto da un anno al momento della consegna del premio, non avesse avuto il tempo di dimostrare con risultati concreti l’efficacia del suo operato a favore della pace.
  • Nel 2010 il premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, scrittore e dissidente politico cinese. Il Governo Cinese ha accolto con dissenso la notizia, reagendo incarcerando la moglie del Nobel. Liu Xiaobo era già in carcere.”

A parte il caso di Liu Xiaobo, una delle rare prese di posizione forti degli ultimi anni, il Premio Nobel per la Pace soprattutto nell’ultimo decennio è stato la kermesse del politically correct internazionale. Il Nobel per la Pace è stato insistentemente utilizzato per rinsaldare i legami politici tra la social democratica Svezia e quella parte dell’elettorato democratico politically correct americano che vede nel Clan Clinton (v. Al Gore) e in Barak Obama i propri guru (ma v. anche Jimmy Carter una delle presidenze più sotto tono degli USA insignito col Nobel per la Pace “alla buona volontà”). Il Premio Nobel per la Pace nel 2009 è stato addirittura conferito al neoeletto presidente americano al buio, senza che avesse fatto alcunché. Vi invito a leggere il suo discorso sulla Pace che sembra partorito da 1984 di Orwell: http://squeezermag.com/2009/12/10/il-discorso-di-obama-premio-nobel-per-la-pace-traduzione-integrale-oslo-10-dicembre-2009/ Cito solo alcuni passaggi davvero splendidi che avranno fatto rigirare Nobel nella tomba un migliaio di volte:

“La guerra, in una forma o in un’altra, ha fatto la propria comparsa sulla Terra insieme al primo uomo… A prescindere dagli errori che possono aver commesso, è indiscutibile che gli Stati Uniti d’America hanno contribuito a garantire la sicurezza globale per oltre sessant’anni con il sangue dei loro cittadini e la forza delle loro armi…Ebbene sì, dunque: gli strumenti della guerra rivestono la loro importanza nel mantenimento della pace…la guerra è talvolta necessaria ed è in una certa qual misura un’espressione dei sentimenti umani…Come qualsiasi altro capo di Stato io mi riservo il diritto di agire unilateralmente, se necessario, per difendere la mia nazione… Anche quando affrontiamo un nemico crudele che non si attiene ad alcuna regola, noi crediamo che gli Stati Uniti d’America debbano rimanere modelli e portabandiera di come ci si comporta in guerra. È questo a renderci diversi da coloro che combattiamo.”

Sarò strano io, ma in un discorso del genere e nell’agire di Barak Obama fino al momento in cui ha ottenuto il “Nobel Preventivo” non ci ho trovato nulla che mi ricordi:

“la persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.”

Bel discorso da Capo di Stato, completamente sprovvisto di quella folle e salvifica visione del mondo tipica degli “Operatori di Pace”.

Quello del Nobel a Obama è solo uno degli esempi alla disinvoltura con cui il Nobel è utilizzato a fini di politica internazionale, per rinsaldare i legami della Svezia con qualche “Nazione Amica”, per legarla nell’immaginario collettivo a qualche campagna dal consenso facile (v. Al Gore e riscaldamento globale). Il Nobel grazie all’uso sapiente che ne ha fatto l’Accademia di Svezia ha favorito a creare nel nostro immaginario collettivo l’idea di una nazione perfetta.

Un giorno qualcuno mi spiegherà perché fonte Organizzazione Mondiale della Sanità questo paese perfetto ha un tasso di suicidi doppio rispetto alla disastrata Italia, ma nell’età della Macchina non ci sono dubbi solo “valori condivisi”: ergo viva la Svezia!

Svezia è un brand.

Il Premio Nobel è uno degli strumenti di marketing virale del brand Svezia.

Le ultime volontà di Nobel sono puro antiquariato steampunk.

Avvalorare la tesi Internet for Peace non è marketing sulla base del sillogismo che l’Accademia Reale Svedese ne ha abbia accolto la candidatura al Nobel per la Pace, non significa nulla. E’ solo l’ennesima manifestazione della debolezza del pensiero che regna nell’amministrazione delle volontà di Alfred Nobel. E’ solo l’ennesima dimostrazione di come l’Accademia Reale di Svezia utilizzi il premio per pompare il brand “Svezia”. Niente di più.

Sul piano etico è solo l’ennesimo oltraggio degli adoratori della Macchina alla memoria di un grande umanista.

Il Testamento di Nobel 1.0

Tenonobel

Nelle more dell'elaborazione del nonPOST "Il Testamento di Nobel 2.0" ritengo cosa utile pubblicare alcuni estratti dal Testamento di Alfred Nobel e fornire alcuni chiarimenti storici sulla genesi di questo prestigioso premio, che grazie al contributo attivo dell Macchine Ribelli sta lentamente degenerando in un incrocio tra il Telegatto, gli MTV Music Awards e il Premio Prodotto dell'Anno.

Analizzeremo nel prossimo nonPOST le motivazioni delle Macchine Ribelli, qui parleremo solo di questa esperienza vetero industriale, analogica e pure un po' steampunk.

Dal testamento di Alfred Bernhard Nobel del 1895:

"Io, Alfred Bernhard Nobel, dichiaro qui, dopo attenta riflessione, che queste sono le mie Ultime Volontà riguardo al patrimonio che lascerò alla mia morte. […]

La totalità del mio residuo patrimonio realizzabile dovrà essere utilizzata nel modo seguente: il capitale, dai miei esecutori testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di premio a coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità.

Detto interesse verrà suddiviso in cinque parti uguali da distribuirsi nel modo seguente: una parte alla persona che abbia fatto la scoperta o l’invenzione più importante nel campo della fisica; una a chi abbia fatto la scoperta più importante o apportato il più grosso incremento nell’ambito della chimica; una parte alla persona che abbia fatto la maggior scoperta nel campo della fisiologia o della medicina; una parte ancora a chi, nell’ambito della letteratura, abbia prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole; una parte infine alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.

I premi per la fisica e per la chimica saranno assegnati dalla Accademia Svedese delle Scienze; quello per la fisiologia o medicina dal Karolinska Instituet di Stoccolma; quello per la letteratura dall’Accademia di Stoccolma, e quello per i campioni della pace da una commissione di cinque persone eletta dal Parlamento norvegese.

È mio espresso desiderio che all’atto della assegnazione dei premi non si tenga nessun conto della nazionalità dei candidati, che a essere premiato sia il migliore, sia questi scandinavo o meno.

Come esecutore testamentario nomino Ragnar Sohlman, residente a Bofors, Varmland, e Rudolf Liljequist residente al 31 di Malmskillnadsgatan, Stoccolma, ed a Bengtsfors vicino ad Uddevalla. […]

Questo Ultimo Volere e Testamento è l’unico valido, e cancella ogni altra mia precedente istruzione o Ultimo Volere, se ne venissero trovati dopo la mia morte.

Infine, è mio esplicito volere che, dopo la mia morte, mi vengano aperte le vene, e una volta che ciò sia stato fatto e che un Medico competente abbia chiaramente riscontrato la mia morte, che le mie spoglie vengano cremate in un cosiddetto crematorio.

Parigi, 27 novembre 1895 
Alfred Bernhard Nobel"

A questo punto è d'uopo effettuare alcune doverose constatazioni, miei esimi Ricercatori avvezzi a ogni genere di dadaistico esperimento scientifico.

In effetti il Premio Nobel deviava un po' dalla prassi comune dell'epoca. Era il periodo del Positivismo (il DADA era di là da venire), dell'assoluta fede nelle Magnifiche Sorti Progressive dell'Umanità, delle Grandi Esposizioni Universali e un po' dovunque spuntavano come funghi Premi al miglior brevetto o alla migliore opera letteraria o artistica. Come il "Premio Strega" o il "Premio Prodotto dell'Anno" venivano premiate le opere di maggior successo, o i brevetti più interessanti, assicurando un riconoscimento in denaro all'autore.

Badate bene, esimi Ricercatori, era premiata l'opera e l'autore beneficiava del premio in denaro in quanto detentore dei diritti sulla stessa.

Il Premio Nobel andò in totale controtendenza ponendo l'accento non sull'opera in quanto tale, ma sull'autore, più precisamente sul suo "triebe" (termine hegeliano atto a indicare la pulsione creativa, il lavoro che spinge l'autore a divenire altro da se). La volontà testamentaria di Alfred Nobel è nel senso di premiare l'autore della scoperta come "persona che ha compiuto un lavoro", non nella sua qualità giuridica di detentore dei diritti su una scoperta. La differenza sembra sottile ma è sostanziale.

Un conto è essere premiato per il dato obiettivo di essere il detentore dei diritti su una determinata scoperta ritenuta funzionale. Altro è essere premiato per aver dedicato la propria vita, il proprio ingegno, le proprie energie fisiche e intellettuali a un lavoro finalizzato al miglioramento del benessere dell'umanità. L'elemento soggettivo dell'agire e della personalità dello scopritore entrano pesantemente in gioco al di là dei meriti oggettivi della scoperta.

Ne emerge l'assoluta incompatibilità di ogni pretestuosa ricostruzione atta a premiare la scoperta, in luogo dell'autore.

Inoltre corre il caso di ricordare che il Premio Nobel riflette vari aspetti della personalità del suo fondatore: fisica, chimica e medicina in quanto fu un grande brevettista e imprenditore, letteratura in quanto si dilettava con assiduità nell'arte della scrittura.

E la Pace?

Il desiderio di Alfred Nobel di premiare una persona all'anno per il miglior lavoro fatto per la Pace derivò proprio dalla constatazione dell'assoluta neutralità delle scoperte scientifiche. Il povero Nobel aveva compreso come se a fianco delle scoperte scientifiche non s'incardina il lavoro dei c.d. "costruttori di pace" le stesse possono divenire strumenti di distruzione.

Per colpa di un esperimento scientifico sugli esplosivi suo fratello morì e il padre rimase menomato, questo fatto indusse Nobel ad amare riflessioni sulle "magnifiche sorti progressive" della scienza. Inoltre ben presto l'Autore scoprì come le sue scoperte sugli esplosivi fossero profondamente neutre.

Nobel infatti con il brevetto della dinamite non aveva solo reso la nitroglicerina più manegevole nel campo dell'edilizia e per la costruzione delle Grandi Opere, ma aveva anche spianato la strada a nuovi impieghi nel campo degli esplosivi ad uso bellico.

Fu l'assoluta consapevolezza che ogni scoperta nel campo di fisica, medicina e chimica fosse radicalmente "neutra" a fargli porre l'accento sulla necessità di un continuo lavoro dell'uomo per la Pace.

Alla luce di quanto sopra possono legittimamente le Macchine proporre la premiazione di un loro prodotto neutro, anziché di una fragile persona umana che viene imprigionata, oppressa, censurata, vilipesa, sfruttata, uccisa, torturata, esiliata, osteggiata, stuprata, massacrata nella propria carne viva per la Pace?

Concludo riportando questa caustica e amara citazione di Alfred Nobel sull'argomento:

"My dynamite will sooner lead to peace than a thousand world conventions. As soon as men will find that in one instant, whole armies can be utterly destroyed, they surely will abide by golden peace." (Alfred Nobel)

Sembra una delle solite boutade del Dr. Jovanz74 e invece è una quanto mai azzeccata frase di Alfred Nobel.

(A proposito chi vi ricorda Alfred Nobel nel coccoloso fotomontaggio?)