Terremoto, quando il safety check di Facebook diventa esibizionismo

In questi giorni la serie di forti scosse di terremoto, che hanno pesantemente coinvolto Umbria e Marche, hanno scatenato un utilizzo abbastanza dissennato del safety check di Facebook. Per l’ennesima volta mi sono interrogato sull’uso costantemente ego-riferito che facciamo dei nuovi media.

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Il terremoto dei Social Media | Data Manager Online

In Emilia la terra trema, le persone muoiono, una delle economie più produttive del nostro sistema- paese va in ginocchio, il nostro patrimonio storico culturale paga un prezzo durissimo… e sui Social Media è un carosello di Maya, macchine genera terremoti, sciacallaggi mediatici, che raccontano un’Italia completamente sprofondata nella Guerra dei Sogni.

Illustri Manager Digitali nelle ultime due settimane purtroppo l’hashtag #terremoto ha tenuto banco in ogni declinazione possibile.

Mentre l’Emilia veniva sconvolta da un impressionante sciame sismico, che ha mietuto numerose vittime, segnando duramente popolazione e territorio, nei social network si assisteva a una sorta di folle esplosione di esternazioni.

Mai come nel caso del terremoto dei giorni scorsi, si è potuto assistere ad un utilizzo più autoreferenziale di Twitter.

La cosa devo dire mi ha molto colpito, perché eccettuato qualche caso oserei dire “illuminato”, per il resto si è potuto assistere a una sorta di anti-comunicazione.

In alcuni frangenti si poteva addirittura avere la percezione che centinaia di migliaia di persone avessero iniziato contemporaneamente a parlare ad un muro. I tweet spesso non sembravano rivolgersi a nessuno, né alcuno sembrava darsi la pena di leggerli o commentarli. Si assisteva a una compulsiva immissione nella Cloud di materiale.

L’importante per molti non era capire, non era informarsi. L’importante era esternare qualunque cosa anche a costo di fare una imperdonabile figuraccia.

Se poi ciò che si esterna sono le solite assurdità sui Maya, le solite fantasticherie di pseudoscienza sul Progetto HAARP, i soliti mugugnii autoreferenziali, i soliti sciacallaggi mediatici, le solite battute ad effetto alla ricerca di un retweet… beh allora c’è qualcosa che davvero non funziona.

E ciò che non funziona non è il media.

Ciò che non funziona sono le persone che utilizzano quel media.

Internet venti anni fa’ ci sembrava qualcosa che avrebbe potuto cambiare il mondo, addirittura le nostre menti e l’idea di identità.

Oggi è desolante constatare che l’utilizzo che viene fatto da molti dei social media è simile a quei bambini che si circondano di barbie e pupazzi di pezza, per recitare per sé stessi, elaborando le proprie fantasie e i propri sogni.

Quanto sopra fatto da un bambino di quattro anni è una importante tappa nello sviluppo psichico e cognitivo… Fatto da trenta/quarantenni suscita curiose riflessioni sui fenomeni regressivi.

E’ internet che ci rende più stupidi, o siamo noi che stiamo rendendo internet più stupido?

Come cittadino mi sono anche seriamente interrogato sul funzionamento dell’Ordine dei Giornalisti.

Le peggiori assurdità del caravanserraglio fantascientifico/complottista, infatti, sono pervenute da link che rimandavano a testate online e a firme di giornalisti.

Penso che, se un medico consigliasse ai propri pazienti di curarsi con il voodoo, un paio di problemi con il proprio Ordine dovrebbe passarli…

Penso che, se un avvocato nel consigliare i propri clienti utilizzasse come riferimento normativo il “Manuale delle Giovani Marmotte”, un paio di tiratine di orecchi dovrebbe riceverle…

Invece misteriosamente, mentre per i blogger si pensano leggi bavaglio, si smuovono a polemizzare e concionare persino Ministri della Repubblica, parecchi giornalisti possono impunemente sparare ogni boiata pazzesca che gli salti per la mente, senza neppure avere il buon cuore di presentarla come una opinione…

E quando un giornalista riporta come “fatti” proprie opinioni, sogni, vaneggiamenti, l’effetto nei Social Media è come lanciare un sasso in uno stagno. Tutto viene amplificato, ridondato, ripostato senza neppure capire. Spesso mi rendo conto che ci sono un sacco di persone ormai ridotte a simpatiche Scimmiette Spaziali che, se leggono una parola chiave accanto a un link, retwittano per principio, senza neppure darsi il disturbo di leggere l’articolo, che stanno diffondendo.

Penso che Giuseppe Lanzi e Alessio Jacona, rispettivamente con “Davvero #Twitter non serve alla #ProtezioneCivile? @ecosofista per #ProCivTw” e “Terremoti: a cosa serve Twitter “ abbiano spiegato con ammirevole chiarezza quali potrebbero essere le prospettive aperte dai nuovi Media di fronte a calamità naturali.

Che dire? E’ tremendo vedere come un media che potrebbe fornire uno strumento utilissimo nella circolazione delle informazioni, nella gestione delle emergenze, nella diffusione di notizie vere, venga utilizzato alla fine solo per buttar fuori il niente.

Tuttavia va notata la sostanziale salubrità della Rete. Al verificarsi di ogni massiva immissione di materiale  degenere gli utenti più consapevoli di Twitter hanno reagito compatti da un lato rispondendo per le rime a complottisti e catastrofisti, dall’altro stigmatizzando a viva forza i tentativi di sciacallaggio.

Segno che, almeno per ora, simili forme di spam biologico sono ancora vissute come un corpo estraneo e per fortuna gli anticorpi sembrano forti.

viaIl terremoto dei Social Media | Data Manager Online.

Lo spam umano

Esimi Ricercatori, è sconcertante constatare di fronte alle tragedie, come queste scatenino una nuova forma di spam: lo spam biologico.
Twitter è assolutamente infestato da questi curiosi organismi che stanno soppiantando i classici spam BOT sintetici.

Francamente trovo più gradevole lo spam pornografico promozionale dei BOT, rispetto allo spam biologico.

Perché gli organismi che veicolano spam non fanno altro che infestare la Rete col proprio nulla assoluto.

Quelli che di fronte all’atroce attentato di Brindisi inveiscono in modo sconcio contro i Pugliesi in virtù del “anche male purché si parli di me“.

Quelli che passano la giornata a scrivere insulsaggini, salvo di fronte alla tragedia deliziarci con aforismi alla disperata ricerca di retweet.

Quelli capaci di riempire un hashtag come #terremoto fino ad appropriarsene nel disperato tentativo di imporre sé stesso all’attenzione del pubblico.

Non sono manicheo, sono indegnamente cristiano.

Penso che il Male non abbia valore.

Penso che il Male si definisca per assenza di Essere. Assenza di forza che diventa violenza. Assenza di bellezza che diventa volgarità. Assenza di grandezza che diventa prepotenza. Assenza di intelligenza che diventa furbizia.

Lo spam umano è una rappresentazione in miniatura dell’Inferno, di un nulla esistenziale assoluto.

La parte più disgustosa è a fine giornata, quando lo spam umano fa la conta di quanti followers ha guadagnato e di quanti ne ha persi.

Non capendo che al fondo ha solo perso un altro pezzetto della propria umanità.

Raffaele Bendandi, Giacobbo e il Terremoto che non distrusse Roma

Ieri è stato il 11 maggio 2011 A.D.

Ieri era il giorno in cui, come profetizzato nel secolo scorso dal falegname e sismologo Raffaele Bendandi, Roma doveva essere devastata da uno spaventoso terremoto.

Ieri come previsto da Giacobbo e Voyager sarebbero iniziati quei Tempi Supplementari dell’Apocalisse (il 2000 è finito a reti inviolate) che si concluderanno ai rigori nel 2012.

Ieri uno tsunami doveva colpire Ladispoli.

Ieri il Tirreno doveva tingersi di rosso.

Ieri il Colosseo doveva venire giù.

Ieri i Palazzinari romani nei loro yacht si fregavano le mani pensando ai fondi per la ricostruzione.

Ieri le Soprintendenti ansimavano pensando ai restauri dei coglioncini dei puttini barocchi.

Ieri saremmo dovuti morire tutti.

Ieri si organizzavano grandi appalti.

Ieri Roma sarebbe diventata tutta uguale ai Fori Imperiali.

Ieri secondo il Corriere della Sera i Cinesi dell’Esquilino avevano chiuso tutti i negozi erano tornati in massa a Pechino (io ci lavoro e stavano tutti al loro posto).

Ieri a reti unificate non si è parlato d’altro che di Raffaele Bendandi (perché è vera informazione e servizio pubblico).

Ieri Raffaele Bendandi ha cannato il Terremoto di Roma, ma COMUNQUE un terremoto ha colpito la Spagna (e te pareva!).

Ieri per esorcizzare i moderni guru della GUFOlogia (la scienza che studia come portare sfiga al prossimo) dalle parti di Estrogeni hanno organizzato un colossale “Pernacchia Party” alla faccia di chi ci vuol male.

Ieri (e non solo ieri) i mezzi di informazione hanno fatto disinformazione e creato allarmismi.

Ieri il Codacons ha pure fatto un esposto per procurato allarme contro i bloggers che hanno esposto le teorie di Raffaele Bendandi (immagino che per Giacobbo e i giornalisti seri lanceranno una fatwa).

Ieri non è successo nulla.

Ieri l’unica cosa strana che ho visto è stato un UFO pilotato da un Templare che volteggiava tra le antenne dei tetti di Roma.

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