Il Duello dei Socialcosi

Il primo film di Ridley Scott è un pregevole ritratto dell’Età Napoleonica intitolato “The Duellists”. Il film del 1977, tratto da una novella di Joseph Konrad, racconta l’accesa rivalità tra due ufficiali francesi, che si affronteranno in duello innumerevoli volte durante un arco narrativo che copre un quindicennio. E sempre più di sovente, quando scorro le timeline dei miei account social, mi sembra di vedere la versione digitalizzata di questo mitico film.

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Breaking Katzing

Quello che segue è l’abstract di una nuova serie televisiva che mi propongo di sottoporre alla HBO, il suo nome provvisorio è “Breaking Katzing” e credo che bisserà decisamente il successo di “Breaking Bad”.

C’è questo Socialcoso, il protagonista, che trascorre mansueto la sua giornata 18 ore al giorno a postare notizie, foto di maggiorate, video blog, scrivere libri, girare per conferenze, alzare qualche flame e fare tutta quella roba lì che fanno i Socialcosi, per pagare le bollette e il mutuo.

In un giorno particolarmente sfortunato il nostro eroe, che chiameremo Barry Bandenberg, subisce una serie di disgraziati accadimenti, che segneranno per sempre la sua vita. Si sveglia e scopre di aver terminato le capsule della Nespresso, che gli erano state dato in omaggio con la sua Pixie De’ Longhi…  la sua auto, una fantastica Trabant postsovietica, è stata travolta da un tir guidato da una banda di iZingari strafatti di post smaramellati sull’uso di Google Plus… la sua bicicletta, una splendida Bianchi è stata ridotta un rottame da una banda di bimbominkia, che hanno filmato tutto su Youtube in una puntata di una web serie chiamata “Come ti spacco la vita con un click”

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Le Primarie al tempo di Twitter | Data Manager Online

Da mesi tengono banco su Twitter le Primarie del Partito Democratico. Una partita a tre tra Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Nichi Vendola senza esclusione di colpi. Divertiamoci a esplorare come la comunicazione digitale stravolge (almeno apparentemente) i rapporti di forza.

Illustri Manager Digitali, come ben sapete su Twitter imperversa ormai da settimane il dibattito sulle Primarie del Partito Democratico…

I tre principali candidati Matteo Renzi (@matteorenzi), Pierluigi Bersani (@PBersani) e Nichi Vendola (@NichiVendola) se le danno di santa ragione quasi nella versione digitalizzata di uno sport estremo stile Rollerball…

Della premiata serie chi rimane in piedi all’ultimo round vince.

Ma cerchiamo di esaminare esattamente cosa sta accadendo…

La comunicazione su Twitter di Matteo Renzi

Fondamentalmente Renzi dialoga con pochi soggetti selezionati: Pierluigi Bersani e Nichi Vendola e Jovanotti… Nonostante subisca quotidianamente parecchie provocazioni tira dritto, senza peraltro rispondere neppure ai sostenitori.

Le foto postate da Renzi via Twitter sembrano quelle di una rockstar, sospese tra foto di adunate oceaniche (quanto piace ai leader italiani il rapporto leader/massa) e quelle del backstage del proprio camper (mancano solo roadie e groupie e il quadretto è perfetto). Quando poi arriva a presentare la propria squadra di tre giovani donne, sceglie una foto che trasmette un effetto molto alla Sex & the City.

La sensazione finale è un po’ quella della Twitstar che parla solo coi propri pari e che pare divertirsi un casino.

Tuttavia va notato un efficace utilizzo dell’hashtag #Adesso adottato da Renzi e dal suo staff. Sotto questa etichetta vengono presentati gli eventi, gli articoli, le punzecchiature agli avversari e le risorse informatiche messe a disposizione dei sostenitori.

A latere è stato anche aperto un account @AdessoPartecipo che dialoga attivamente con la base del PD, sforzandosi di rispondere garbatamente ai detrattori. Un buon esperimento.

La comunicazione su Twitter di Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani è un fulgido esempio di Simulacro Digitale. Non si cura neppure di fornire un barlume di verosimiglianza. Pubblica imperterrito i propri tweet come micro comunicati stampa in 140 caratteri. Anche quelle che apparentemente sembrano sperimentazioni linguistiche altro non sono che la pedissequa riproposizione del parlato di Bersani. Le stilettate verso gli avversari sono sempre lanciate senza neppure nominarli: della serie devo occuparmi di cose serie, sono un uomo concreto.

L’utilizzo delle foto presenta le solite adunate oceaniche, ma è molto più concentrato sul corpo del leader, ritratto ieratico in ogni posa possibile, ivi inclusa l’immagine da socialismo reale stile Caro Leader con in braccio piccola Pioniera della Rivoluzione… Molto intelligente invece l’utilizzo dell’immagine della sua infanzia, che con un effetto “Amarcord” riesce anche a parlare del ruolo avuto dal vecchio PCI e dalle sue successive incarnazioni nella creazione di una classe dirigente basata sul merito.

L’utilizzo degli hashtag invece è legato alle contingenze del giorno, un po’ inseguendo i temi di tendenza o gli eventi in programmazione con esiti più o meno performanti.

E’ un po’ sconcertante invece l’utilizzo degli account @pdnetwork (l’organo ufficiale del PD su Twitter) e @YouDem (la TV ufficiale del PD), ridotti a organo di propaganda pro-Bersani. Sarebbe stato più elegante aprire un account proprio considerate le divisioni interne col “Rottamatore”.

La comunicazione su Twitter di Nichi Vendola

La comunicazione di Nichi Vendola è assai simile a quella di Pierluigi Bersani: piccoli slogan e comunicati stampa in 140 caratteri in cui i soli account menzionati sono quelli di propri compagni di partito e collaboratori.

Nelle foto si fa anche qui ampio ricorso alle immagini di oceaniche masse di sostenitori adoranti. Tuttavia va evidenziato come Nichi Vendola si sta spingendo sempre più verso l’utilizzo del meme (i tormentoni digitali). Da un lato ha modificato il proprio avatar rendendolo un’immagine virale, dall’altro ha lanciato l’hashtag #oppureVendola e il relativo meme, per consentire alla base dei sostenitori di creare contenuti dal basso… Diciamo che per ora a parte Vendola e il suo staff ha scatenato soltanto l’allegra congrega di Burloni Cinguettanti che imperversa sui temi di tendenza.

Personalmente, essendo un appassionato della Cultura dei Meme, per ora il risultato mi lascia poco soddisfatto. Però va certamente lodato l’esperimento.

Piazzamenti digitali

Ma alla fine della fiera di chi è la comunicazione più performante?

A consultare sommariamente i dati pare essere quella di Matteo Renzi. Considerati tutti i commenti negativi che leggo su twitter quotidianamente su Twitter mi sembra incredibile, ma si sa che in Italia il lurker è l’elettore medio.

Utilizziamo l’ottimo Twitter Counter per analizzare la crescita di follower dei tre candidati:

In pratica mentre Pierluigi Bersani e Nichi Vendola crescono al consueto ritmo di 200/300 follower al giorno Matteo Renzi cresce al ritmo di 800/1000 follower giornalieri, sembra essere quello che ha maggiormente beneficiato dell’effetto Primarie.

Se poi analizziamo i follower dei tre candidati con l’ottimo Faker esce un dato ancor più sorprendente…

Faker è uno strumento che analizza i metadati dei follower di un account twitter per dividerli in tre categorie:

* FAKE: in pratica i finti account o socialbot generati artificialmente, che rappresentano ormai una piaga endemica di Twitter, tanto da spingere la società alla ricerca di soluzioni drastiche. Per via della loro programmazione tendono a seguire personaggi popolari, pertanto è facile rinvenirli presso account di politici, anche se questi ultimi non li hanno comprati da servizi come SEOclerks.

*INACTIVE: sostanzialmente account inattivi o utilizzati sporadicamente da puri lurker.

* GOOD: account utilizzati più o meno regolarmente da utenti reali.

Di seguito una piccola tabella riassuntiva dei risultati:

Matteo Renzi

  • follower 166.157
  • FAKE 24% 39.878
  • INATTIVO 45% 74.771
  • GOOD 31% 51.509

Pierluigi Bersani

  • follower 138.959
  • FAKE 34% 47.246
  • INATTIVO 38% 52.804
  • GOOD 28% 38.909

Nichi Vendola

  • follower 228.325
  • FAKE 41% 93.613
  • INATTIVO 37% 84.480
  • GOOD 22% 50.232

In pratica Matteo Renzi nell’ultimo mese e mezzo non solo ha superato in termini assoluti Pierluigi Bersani, ma ha anche sorpassato Nichi Vendola sul piano dell’utenza attiva.

Insomma, almeno su Twitter, il modello della Twitstar supera quello del Simulacro Digitale e del Meme.

Adesso è da vedere come si trasformeranno in voti.

via Le Primarie al tempo di Twitter | Data Manager Online.

Promenade Dadaista

Nella cornice multiculturale di Piazza Vittorio, sospesa tra magia e modernità, Giovanni Scrofani e Giorgio Fontana passeggiano riordinando montagne di collage digitali. Un lungo dialogo che conclude due anni di studi della nostra Comunità Creativa e getta le basi per i futuri sviluppi del progetto.

ONtro

Esimi Ricercatori è con malcelato orgoglio che Vi presento la mia intervista definitiva ad opera dell’amico Giorgio Fontana, vero e proprio pilastro della Comunità Creativa.

Nel corso delle libagioni dell’ultimo GIlda35 Event dedicato alPresidentissimo Beppe Fiorello, l’amico Giorgio mi ha proposto di registrare il giorno successivo un’intervista in un luogo a me caro di Roma.

Dovendo scegliere un luogo in linea con la politica editoriale di Gilda35 ovviamente la mia scelta è ricaduta in quello splendido spazio ibrido che è Piazza Vittorio, uno spazio urbano integralmente ridisegnato dalla confluenza di nuove culture.

Di seguito lo splendido articolo di Giorgio…

Ringraziamenti e chiarimenti sparsi

Prima di lasciarvi alla video intervista in tre parti (ebbene sì è il mio colossal) desidero fare qualche ringraziamento e fornire qualche piccolo chiarimento.

In primo luogo ringrazio Giorgio Fontana perché l’intervista si è svolta in un luogo cui sono molto affezionato e in un clima molto stimolante. Penso in tutta sincerità che dei “meme dell’intervista a Jovanz” sia l’espressione più matura e compiuta. Qualunque intervista successiva a questa non sarà che un suo remix o repost.

E’ molto bello quando ritieni di aver detto praticamente tutto il possibile su un tema su cui di riffa e di raffa ti applichi da quasi un ventennio.

Seconda, ma non per ordine di importanza, viene la mia musa Paola, che poi è anche mia moglie. Buona parte di quello che leggete su Gilda e che spiego nell’intervista è frutto di lunghe chiacchierate sociologico-antropologiche e di avide letture sui suoi scritti universitari, che saccheggio e rielaboro a piene mani nei nonPOST… In Gilda, c’è tanto di me, è vero, ma c’è tantissimo di Paola…

Rigrazio poi tutta la Comunità Creativa del caro vecchio Baretto, le cui conversazioni hanno animato e irrobustito i miei studi. Senza quelle che viste dall’esterno apparivano come pure smargiassate non avrei elaborato tante delle mie teorie e messo alla prova tanti dei miei valori.

Veniamo ai chiarimenti…

Chiedo preventivamente venia se uso nell’intervista gli avverbi in lugo della punteggiatura. In particolare prendete l’utilizzo reiterato di “fondamentalmente” come una sorta di virgola espressiva. Gli avverbi sin da piccolo mi servono a ordinare i pensieri.

Giorgio mi definisce “Piccolo Padre” in onore di un vecchio motteggio del Baretto… Il mio soprannome nel caro vecchio Gruppo della Rivoluzione era Piccolo Padre in onore a Stalin… in sostanza era una burla per ironizzare sulla mia cronica incapacità di leadership e di controllo, che alla fine ne portò al funerale vichingo…

Ma bando alle ciance, sedetevi comodi con una bella bibita fresca e godetevi la Corazzata Potiemkin del cyberdadaismo.

Conclusioni

Come concludere esimi Ricercatori?

Penso che questa intervista sia una pietra miliare di Gilda35, che chiude degnamente un ciclo importante della nostra Comunità Creativa, ordinando tante suggestione che ho sparso come coriandoli nel digitale.

Mi piace pensare che rappresenti un momento di passaggio, rinnovamento e trasformazione…

Dopotutto è stata svolta nei pressi della Porta Alchemica…

 

Gilda35 e le Twitstar

Il mio contributo per la manifestazione di Pane Web e Salame del 20 giugno 2012… si parla in ordine sparso di me, della Comunità Creativa di Gilda35, delle Twitstar, degli scherzetti di Gilda35 alle Twitstar, del Web Broadcasting…

E il mio piccolo grazie a tutti voi per questi stupendi due anni di burle trascorsi insieme!!!

Nasce Cinguettii la rubrica dei Temi di Tendenza

Esimi Ricercatori è con piacere che vi presento una mia nuova creatura: Cinguettii, una rubrica sui Temi di Tendenza di Twitter che curerò per Data Manager Online.

E’ un progetto che mi ronzava per la testa da tempo: una rubrica settimanale dedicata ai Temi di Tendenza che più mi colpiscono. Pertanto ho accolto con molto favore l’opportunità offertami da Loris Bellé e Antonio Savarese, a seguito della mia doppia intervista su Twitstar e Cyberdadaismo, di avviare questa nuova iniziativa.

Questo il lancio:

Data Manager Online lancia #Cinguettii

Il portale dell’ICT professionale lancia una nuova rubrica dedicata ai maggiori temi e trends che
monopolizzano la comunicazione “Social” con un occhio di riguardo a Twitter. Giovanni Scrofani,
fondatore del movimento dadaista Gilda35, sarà il mattatore di questa iniziativa

Milano, 3 Maggio 2012. Inaugurata oggi su Data Manager Online “Cinguettii” lo spazio settimanale
dedicato ai trend topics della Rete. Giovanni Scrofani, giurista d’impresa, appassionato di nuove
tecnologie e fondatore della Comunità Online di performers dadaisti “Gilda35”, scandaglierà i temi
caldi trattati dalle comunità online con il taglio ironico e dissacratorio tipico dei suoi interventi.

Di seguito un assaggio del primo contributo di “Cinguettii” alla comprensione delle cause che
stanno dietro fenomeni come il meme, le twitstar, i trend topics che invadono la Rete.

Il secondo articolo, pubblicato nei prossimi giorni, tratterà di come il 1° Maggio è stato vissuto
dalle comunità sociali su Internet.

Scrofani si presenta così al pubblico di Manager e IT Professionals di Data Manager Online, il
portale dell’ICT Professionale:

“In questo nuovo spazio, “Cinguettii”, mi dedicherò soprattutto ad una sorta di piccola rassegna
stampa dei temi di tendenza di Twitter che più mi colpiscono.

I Temi di Tendenza sono una interessante funzionalità di Twitter che nella sezione “#SCOPRI”
del proprio sito restituisce i termini maggiormente rilevanti per una data area geografica.
Sono pertanto un ottimo strumento per conoscere gli umori del momento e le Comunità
Online maggiomente attive. In sostanza costituiscono la parte di Twitter più orientata al news
networking, enfatizzando la possibilità per gli utenti di dare visibilità dal basso alle notizie (intese
nell’accezione più ampia possibile) di proprio interesse.

Con la mia comunità online d’elezione, Gilda35, ci abbiamo giocato parecchie volte scoprendone
con una serie di esperimenti di reverse engineering alcuni aspetti molto interessanti da tenere a
mente. L’algoritmo dei Temi di Tendenza (il programma che seleziona gli argomenti più rilevanti)
infatti è influenzato da una pluralità di fattori che concorrono tra loro, che spesso inducono in
errore anche gli osservatori più attenti: Fattore Linguistico, Fattore Temporale, Fattore Locale,
Fattore Gerarchico, Fattore Politico, Fattore Disturbo, Fattore Contestuale

Come avete potuto vedere da questo rapido escursus leggere le notizie attraverso i temi di tendenza
è un esercizio tutt’altro che semplice eppure utile se si vuole conoscere l’informazione non secondo
il classico modello delle Comunità Creative che la calano dall’altro, ma come il nuovo modello
partecipativo in cui la notizia sale dal basso attraverso l’interazione dei membri delle Comunità
Online. “

Non perdetevi il prossimo articolo: Lo sconcertone del #concertone su datamanager.it/cinguettii

Data Manager Online, www.datamanager.it nasce come estensione su Internet della storica testata
Data Manager, edita dal 1976.
Dal 1998 il portale informa manager, professionisti del mondo ICT ma anche appassionati di
informatica su quanto di importante accade nel cangiante panorama delle tecnologie

E’ già online il primo articolo di presentazione: Cinguettii e Temi di Tendenza.

Non resta che augurarvi buon divertimento.

Verbale del Gilda35 Event del 27 aprile 2012 A.D.

Vento Nei Capelli Style

ONtro

Esimi Ricercatori, ancora stavamo riprendendoci dagli stravizi del Gilda35 Event invernale, che già a gran voce nella Cabina di Regia si esigeva un’anticipata edizione primaverile.

Il sottoscritto sotto la pressione della propria Comunità Creativa d’elezione si trovava così costretto a pianificare un nuovo “non-evento“. Al fine di evitare i soliti strascichi polemici del tipo “Perché a quest’ora? Perché questo giorno? Perché questo posto? Perché Roma? Perché“, commettevo tuttavia l’errore drammatico di avviare un democratico confronto (un banale sondaggio via Facebook).

Non potevo ovviamente immaginare che la cosa sarebbe rapidamente sfuggita di mano facendomi pesantemente interrogare sulla funzionalità degli istituti democratici. Se col precedente dittatoriale Gilda35 Event la coda polemica si era esaurita in qualche borbottio, il democratico evento primaverile ha scatenato uno strascico di polemiche assolutamente mortale.

Peraltro mentre si verificavano scissioni degne di “Romanzo Criminale” tra il Clan dei Romani, il Clan Calabro-Pugliese e il Clan dei Torinesi, nasceva anche tra gli “esclusi” la pratica del funesto “grattino digitale“. Il grattino digitale è una sorta di funesta manifestazione pubblica di affetto che può svilupparsi tra i membri di un Gruppo Facebook… con ritmi via via crescenti… che alla fine può provocare una esplosione di notifiche capace di annichilire un bufalo.

Riportato a randellate l’ordine nella Cabina di Regia, per festeggiare degnamente la nostra primaverile reiunion decido di dedicarmi a un tema su cui da tempo chiedevate il mio parere: il Caso Chiara Ferragni.

Così giusto per preparare il terreno per la serata…

Verbale della sessione del 27/04/2012

Partecipanti:

  • Ada Moretti (Researcher)
  • Alexia Sasson (Researcher)
  • Claudio Biondi (Mentor)
  • Daniele Buzzurro (Researcher)
  • Domenico Polimeno (Technical Committee)
  • Fabrizio Faraco (Researcher)
  • Fabrizio Rinaldi (Researcher)
  • Giovanni Scrofani (Founder)
  • Guido Brescia (Researcher)
  • Maria-Cristina Terenzio (Researcher)
  • Marinella Mana (Researcher)
  • Matteo Pigliapoco (Researcher)
  • Paolo Mulé (Author)
  • Renato Gabriele (Technical Committee)
  • Rosa Cristiano (Researcher)
  • Sabrina Salmeri (Researcher)
  • Vincenzo Bernabei (Researcher)

Ordine del Giorno:

  • Ascesa e caduta delle Twitstar televisive;
  • Cloud Computing;
  • Vento nei Capelli;
  • Frizzi e Lazzi;
  • Varie ed Eventuali.

Svolgimento:

  • Innanzitutto è stata levata una libagione verso gli Account delle Twitstar televisive caduti sul campo della Guerra dei Sogni dopo neppure un paio di stagioni di ostilità. I Ricercatori si sono uniti al cordoglio delle legioni di Vecchiominkia restate orbe di autoscatti al gabinetto dei VIP. L’ennesima affermazione come sofisticati Killer di Twitstar. Sono stati ripercorsi i passaggi della vicenda, godendo di tanti spassosi retroscena noti solo al nucleo più intimo dei Ricercatori.
  • Quindi si è proceduto a divertirsi sulla susseguente emersione di account farlocchi delle Twitstar, immaginandoci le vibrate reazioni dei cultori del furto d’identità sventolanti cartellini rossi digitali.
  • Essendo fresco il lancio di Google Drive ci si è prodotti in ardite analisi dei termini di utilizzo (una pura spoliazione del concetto di proprietà dei propri dati), che costituiscono una sorta di manifesto del servo della gleba digitale… lavora i dati, li affina, li elabora, li archivia, ma tutto è proprietà dei Latifondisti della Cloud… Un nuovo Medioevo Tecnologico, che forse produrrà una Biblioteca di Babele 2.0 in cui solo le Macchine sapranno districarsi.
  • Indi si è analizzato il metodo “Vento nei Capelli” di Paolo Mulè. Consiste in un brillante metodo per non pagare il conto e lasciare comunque una splendida immagine di sé negli altri avventori. In sostanza: si sostiene una conversazione brillante tutta la serata… si ride e si scherza infarcendo la conversazione di frizzi, lazzi e roba da smanettoni… un’ora prima della fine dell’evento ci si alza dal tavolo splendidi e sorridenti, alludendo a improcrastinabili incontri galanti… si inizia a salutare tutti con grande entusiasmo, chiedendo nick di twitter, aggiungendo amicizie su facebook, cerchiando su Google+ anche i camerieri… dopodiché si esce… trascorsi dieci minuti si inizia un’azione di spam via DM su Twitter e messaggio diretto su Facebook con lo stesso accorato messaggio: “OMG sono desolato ho dimenticato di pagare il conto, sono una persona cattiva, bla bla bla“… un masterpiece!
  • Essendo ormai una Comunità Creativa lanciatissima nel mondo del Fashion Blogging, abbiamo diffusamente iniziato ad esaminare perché nerdate assurde come l’informatica, i fumetti di supereoroi, il fantasy, l’horror siano diventate mainstream con gli anni. Siamo quindi giunti alla sconsolata conclusione che è effettivamente vero che in paesi come l’Italia giornalisti, stilisti, designer passano la giornata su internet abbeverandosi di ogni possibile pinzillacchera che venga postata dal solito gruppo di tremila blogger/influencer in cui costantemente si inciampa nella Rete. Tant’è che il sottoscritto è finito in parecchi telegiornali per un’innocente osservazione sulle auto blu…
Il tweet sul meme "Puntuale risposta alle polemiche sull’acquisto di 400 nuove auto blu…" è finito su tutti i TG nazionali
  • Quindi abbiamo ascoltato rapiti la drammatica vicenda di un acclamato social media manager italiano, la cui immagine è stata proditoriamente utilizzata da un noto Topblogger in un libro di quelli che ti insegnano la rava e la fava sul mondo dei social network… Peccato che l’immagine proditoriamente sottratta sia stata utilizzata nella sezione del testo dedicata all’amicizia su Facebook… Così adesso a migliaia hanno inteso che il nostro povero social media manager sia una sorta di versione Facebook di Tom Anderson… ogni giorno il nostro eroe deve declinare migliaia di richieste di amicizia… chi lo ripagherà del suo danno esistenziale digitale?

I temi trattati sono stati davvero troppi per trattarli in un unico nonPOST: rievocazioni del Komunistparty, l’evoluzione delle policy di Facebook per Developpers,  l’estetica del Twittermonument, l’ossessione dei motori di ricerca per la pornografia e i rettiliani (la Genesi non è mai finita), la capacità della politica politicante di ingoiare e digerire la politica digitale, e tante tante tante altre cose…

A fine serata, mentre ilari e felici uscivamo dal locale ci è partito il matto, ci siamo geolocalizzati in massa su Foursquare, intasando la bacheca di Ferrazza (il locale in cui ci eravamo riuniti) di foto di Paolo “Vento nei Capelli” Mulé… e segnalando in massa per incitamento all’odio e violenza la c.d. “foto dell’odio” (un’innocente foto di un drink ritenuta off topic rispetto all’immagine del mitico Paolo)… momenti di delirio digitale…

Nella bacheca di Gilda35 su Pinterest trovate anche qualche sobria foto dell’evento.

Conclusioni

In conclusione miei esimi Ricercatori è stata nell’ennesima buffonesca e splendida serata foriera di innumerevoli e fecondi spunti.

E’ stato un caleidoscopio di suggestioni e ragionamenti.

E’ stato un po’ come abbeverarsi alla fonte dei miei piccoli nonPOST.

Perché in ultima analisi la totalità di quello che scrivo porta dentro di sé le impronte digitali di voi Ricercatori.

Ancora una volta grazie a tutti quelli che erano presenti col proprio corpo biologico e ai Ricercatori che sento sempre vicini col loro corpo elettrico.

Jovanz e il mondo del Fashion Blogging

Twitter Unfollow Bug

ONtro

Esimi Ricercatori, in questi giorni tra gli addetti ai lavori tiene banco la questione della psicosi da “Unfollow Bug”. Mi sono ritrovato a parlarne sia presso la Cabina di Regia, che presso i lidi amici degli Indigeni Digitali, ne ho letto diffusamente presso la mia timeline, presso i miei blog preferiti, presso le testate online di riferimento…

Perfino Twitter sotto forma di una delle proprie piattaforme biologiche ha dovuto ammettere dalle colonne dell’Huffington Post il Padre, lo Zio e il nonno di tutti i Bug…

Io stesso ho potuto assistere a questo misterioso fenomeno, chiedendomi perché il prode Giacobbo non proceda a dipanare la matassa…

Così mi permetto di mettere a fattor comune alcune riflessioni sviluppate con lo zoccolo duro di voi Ricercatori…

Fenomenologia dell’Unfollow Bug

Per i pochi di voi che siano immuni dall’Unfollow Bug spiego succintamente di cosa si tratta.

In sostanza in modo del tutto casuale ci si trova a non seguire più dei following (i profili di twitter di cui seguiamo l’aggiornamento).

Il fenomeno è chiaramente ciò che in gergo tecnico si definisce un “bug”, ossia un piccolo errore di programmazione di quelli che deliziano tutti gli appassionati di informatica e in particolare i videogiocatori.

Per noi ilari Sabotatori Dadaisti ovviamente un “bug” non è che una piccola epifania gnostica di Tecnonucleo… Un simpatico modo delle Macchine Ribelli di testare la tenuta della nostra programmazione psicologica….

Patologia dell’Unfollow Bug

Questo piccolo fenomeno ovviamente ha scatenato una sorta di simpatica psicosi collettiva…

Reiterate volte ho evidenziato come l’unfollow, ossia la pratica di smettere di seguire un profilo che non si trova più interessante, viene vissuta come una sorta di atto di inimicizia con conseguente scatenarsi di sindromi dell’abbandono…

Ricorderete quasi tutti il celebre motto: Ti unfollowo perché ti amo troppo

Immaginate pertanto cosa può aver smosso nelle coscienze dell’evolutissimo “Popolo di Internet”, questa piccola insurrezione delle Macchine Ribelli…

Ovviamente gli smanettoni più scafati (quelli con migliaia di following) utilizzano applicazioni di bonifica degli unfollowatori (es. Who Unfollowed Me, Manageflitter), che periodicamente vengono sanzionati con l’unfollow di ripicca…

Pertanto sono iniziati una serie di unfollow di ripicca a raffica in un meccanismo vittoriano stile azione/reazione splendido:

  • la macchina Twitter unfollowa in modo casuale l’account dell’uomo Tizio dal novero dei following dell’uomo Caio;
  • l’uomo Tizio interroga un’altra macchina Manageflitter con cadenza periodica per capire chi l’ha defollowato;
  • la macchina Manageflitter interroga la macchina Twitter e “scopre” l’unfollow da parte dell’incolpevole Caio;
  • la macchina Manageflitter restituisce a Tizio l’informazione;
  • L’uomo Tizio per ripicca affida alla Macchina Manageflitter il compito di smettere di seguire l’uomo Caio.
  • A sua volta l’uomo Caio interroga la Macchina Manageflitter in uno sconcertante Anello di Moebius…

La cosa interessante è che nel 90% dei casi tutto ciò avviene tramite la mediazione di Macchine senza il minimo tentativo di contatto tra i due smanettoni. Fosse stato per la parte più “evoluta” degli internauti non ci saremmo mai accorti del bug… tutto si sarebbe svolto in una serie di interazioni uomo/macchina.

Ringraziando il cielo il web è pieno anche di internauti sprovveduti (es bimbominkia e vecchiominkia) che in luogo degli automatismi steampunk, di cui sopra procedono ad effettuare una serie di inviperite richieste di chiarimento… Così sono iniziati gli accorati appelli tipo:

“Perkè mi hai defollowato?!”

“Io MAI!”

“NN è vero! Ho kontrollato nn mi segui +”

“Minkia è vero! Ma nn sono stato io!”

“Bugiardo”

E seguono ripicchette da Asilo Mariuccia fino a convincersi dell’assoluta buonafede dell’interlocutore… che tuttavia hanno creato abbastanza rumore da sguinzagliare orde di blogger e giornalisti alla ricerca di frammenti di informazione… Inutile fare gli snob senza di loro non ci saremmo accorti di nulla.

Ci sono poi le persone genuinamente empatiche che sono rimaste negativamente colpite dall’abbandono digitale dell’amico e hanno richiesto chiarimenti senza clamori…

Quindi è arrivato il turno di quello spirito paranoico/complottista mai sopito nell’animo del “Popolo di Internet”, di cui riassumo di seguito in ordine sparso alcune gustose conclusioni:

  • il fenomeno riguarda quelli con più di 2000 followers, perché Twitter vuole spingerci sotto questa soglia;
  • mi trovo a seguire “forzatamente” persone che non conosco e defollowo miei amici carissimi, è in corso un disegno per cui Twitter vuole indurmi a una svolta markettara;
  • i Rettiliani stanno provando a condizionare le nostre coscienze tramite Twitter;
  • è Anonymous che come al solito cerca di distruggere i Social Network e attraverso il defollow random vuole distruggere la struttura sociale alla base di Twitter…

Alcune testimonianze

Di seguito riporto alcune esplicative testimonianze fornite da alcuni amici Ricercatori ed Estimatori di questo prestigioso nonBLOG:

Non so se sia stato colpito ma da tempo ormai mi accorgo di non stare più seguendo utenti che nn mi sognerei mai di defolloware, così come ricevo nuovi follow da persone che erano certe che mi stessero seguendo.. cosa abbastanza noiosa. [Diego Orzalesi]

‎”mr Scrofani, guardi… non me ne parli ho ancora la testa fasciata… di due o tre persone che mi hanno picchiato perché pensavano li avessi defollowati… ma la cosa peggiore è stata l’umiliazione davanti a tutti spogliato di tutte le mie vesti nella piazza virtuale di Twitter han cominciato a ridermi dicendo Ah Ah ” che trauma !! [Gaetano Salvatore Puglisi]

Giovanni, il vero problema è che difficilmente se ne ha evidenza… e se poi aggiungi anche il bug @ mentions… siam fritti… [Luca Perugini]

Mi ha colpita eccome….la prima volta ci sono rimasta di merda perche’ uno dei tipi che mi ha unfollowata lo conosco di persona e mi e’ simpatico…! [Paola Rizzato]

io ho defollowato la mia ragazza lol [Aldo Pingia]

mi ha colpito con @catepol la quale offesa ha ricambiato.. pazienza…. P.S. io continuo a seguirla su tw e siamo amiche qui su facebook… social incongruenze… Vogliamo mettere nel non Post anche che ci sono le litigate in TL sul defollow avvenuto con riesumazione di vecchi scheletri nell’armadio [“tu una volta hai scritto questo e allora io ho capito che non potevo più seguirti ]..per far capire fino a che punto alcune persone NON hanno dignita’ di loro stesse.. #truestory [Alexia Sasson]

Io la trovo un ottima scusa per il defollow volontario dando la colpa al bug… Poi mi sono anche accorto che molti utenti utilizzano api che ricambiano in automatico l’unfollow ricevuto, ma a loro insaputa secondo questa dinamica:io defollowo te, tu utilizzi un api che ricambia la cortesia ma non ti avvisa della sua solerzia; quindi spulci fra i tuoi ennemila follow e scopri chenon ci sono più sinapsi fra te e quel tizio di cui non ti fregava nulla ed escalmi “Oddio, mi sono accorto di aver defollovato caio ma GIURO, non volevo!” [Michelangelo Vernice]

Twitter mi ha defalcato almeno 10 persone. Non ho ancora capito chi erano. Evidentemente twitter ci ha visto lungo ahah [@LisaMarieZombie]

Semplicemente (e fortunatamente) non ne ho avuto esperienza 🙂  204 erano e 204 sono, luckily. [@SBerlu]

io purtroppo mi sono accorto solo ora che Twitter mi ha unfollowato un sacco di VIP amici miei. Che mondo cattivo. #unfollowbug [Benny Evangelista]

bugs….Zzzz ….http….la … Ua…xmissione…web…. Arriva ….interfer… Nze [Osmin Lima]

oggi la mia amica @selene_luna3 si era ritrovata il mio unfollow e c’era rimasta male !!! altri casi non mi risultano 🙂 [Luigi Scerre]

E’ stato un brutto scherzo. L’algoritmo si è voluto ribellare ai nostri scherzi e ce l’ha fatta pagare, lo so… secondo me è proprio così: ha colpito chi ha giocato di più con gli hashtag, se ci fai caso. [Matteo Bianconi]

Io mi accorgo a volte di non seguire più amici e rimedio, oppure mi arriva notifica da una app che segnala gli unfollow [Caterina Policaro]

colpito da mesi dall’#unfollowbug. alcune volte non é un male, ma solo alcune [Simone Corami]

non so se abbia cancellato dei following, di sicuro dai follower di altri. Ho reagito con pazienza e rassegnazione ) #unfollowbug [Simona Forcella]

Col solito spirito irriverente che Vi contraddistingue si è arrivati a mio avviso vicini al bandolo della matassa…

Chiarimenti in ordine sparso

I metadati di un tweet aggiornati al mese di aprile 2010

In relazione a quanto sopra e a seguito di una serie di gustose chiacchierate con un po’ di Cowboy del Cyberspazio, mi sembra d’uopo fornire alcuni piccoli spunti di riflessione…

  • Non stiamo usando tutti il medesimo Twitter: questa affermazione vi sembrerà strana invece è particolarmente banale. Software come Twitter che devono interagire con milioni di utenti e che non si possono permettere di chiudere per tre giorni resettare il sistema e riaprirlo al pubblico hanno un particolare modo di procedere all’implementazione delle proprie applicazioni… In pratica organizzano gli utenti per gruppi/liste, testando sui power users le nuove funzionalità… Chi è “developper” di Facebook ha utilizzato la nuova timeline in anteprima, i Power Users di Twitter hanno sempre avuto accesso all’ultima versione del social network prima dei “lurker“… Inoltre profilare in  modo differente gli utenti consente anche di effettuare un minimo di “gerarchia delle fonti”, che per un news network non è fatto secondario. Facciamo qualche esempio su Twitter:
    • Avere più di 2000 follower fa la differenza: se si è sotto i 2000 follower non si possono avere più di 2000 following, oltre questa soglia invece si possono seguire quante persone si vogliono.
    • Utilizzo compulsivo di hashtag: chi utilizza in modo compulsivo hashtag riconducibili ai temi di tendenza del giorno viene inserito in una sorta di lista di proscrizione digitale e i suoi messaggi vengono filtrati.
    • Account anonimi: gli utenti che non utilizzano nomi “reali” vengono inseriti in un’apposita lista di confino digitale che non restituisce i loro messaggi in caso di ricerca su di un tema di tendenza (lo sa bene il povero Rudy Bandiera).
    • Utenti certificati/consigliati: gli utenti certificati (quelli ufficiali di un VIP dotati di apposito bollino azzurro) e quelli consigliati nel catalogo omerico delle Twitstar sono più uguali degli altri in termini di promozione dei temi di tendenza e risultati lato “chi seguire“.
    • Promoted Account: sono la versione esponenziale di quanto detto per gli utenti certificati…
  • I metadati di un piccolo tweet: come si può ammirare nella mappa (un po’ datata) sovrastante un piccolo tweet di 140 caratteri contiene una quantità gustosissima di informazioni sul rapporto following/follower del proprio autore, sulle “liste” di profilazione di appartenza, sulla località geografica in cui è stato emesso, se è un tweet unico, se è un retweet, se è una reply, quali mentions contiene, ecc… Fermo subito sul nascere i vostri singulti paranoici: i Social Network sono un Panopticon, prendere o lasciare.
  • Pane per gli algoritmi: Ovviamente la quantità di informazioni summenzionate sono fondamentali per la funzionalità della totalità delle applicazioni di Twitter: ricerche, temi di tendenza, toptweet, la neonata sezione “Storie”… Ogni messaggio viene analizzato, sminuzzato, soppesato, ponderato sulla base delle caratteristiche di chi l’ha emesso… sicché il tweet di un account anonimo di un utente con 200 followers e 1000 following, ha effetti in termini di temi di tendenza et similia assolutamente differenti da quelli di una twitstar con millemila followers e 10 following… Sono due messaggi che creano effetti assolutamente difformi. Non storcete il naso esimi Ricercatori, Twitter nasce come un news network… un qualche criterio di gerarchia delle fonti doveva pur darselo.
  • Gli Algoritmi in difficoltà barano: chiunque come il sottoscritto si sia ucciso di manageriali e/o strategici feroci (es. Civilization di Sid Meier) conosce una piccola regola… quando un algoritmo entra in difficoltà di fronte alle reazioni umane è programmato per barare… faccio un piccolo esempio: in Civilization se l’IA del gioco avesse giocato ad armi pari non avrebbe potuto contrastare un’astuta manovra diversiva… invece non solo la IA di Civilization era omniscente e al corrente di tutti gli spostamenti delle truppe del giocatore, ma in caso di difficoltà ricorreva ad una sorta di “teletrasporto” truppe e ad una repentina accelerazione delle produzioni… Lo scopo non era maligno: serviva a rendere l’esperienza di gioco divertente e impegnativa… Spesso un bug non è tale è un escamotage con cui la Macchina cerca di non “sbracare”.
  • Il following forzato: a mio avviso non esiste, si tratta solo di qualche espediente scamuffo tipo quelli a suo tempo analizzati con l’esperimento di TeamFollowBack

Conclusioni

Sulla base delle considerazioni sopra espresse miei esimi Ricercatori posso trarre solo qualche piccolissima conclusione provvisoria e inconcludente come al solito.

Il fenomeno dell’unfollow bug è esploso in coincidenza col lancio della sezione “Scopri” di Twitter in cui sono confluite funzionalità vecchie come Temi di Tendenza, Chi Seguire, Utenti Consigliati, e funzionalità nuove come “Storie”…

Tutte sezioni in cui la “profilazione” dell’utente e il rapporto following/follower pesano e parecchio.

Assai probabilmente alle nostre care Macchine Ribelli è stato richiesto uno sforzo un tantinello fuori portata… E le Macchine sono progettate per non fermarsi a costo del ricorso a qualche piccolo escamotage digitale…

Sappiate che i Vostri following assai probabilmente sono caduti per il perfezionamento degli Algoritmi della Scopri di Twitter, per fornirvi un servizio di news migliore e più performante…

Onorate la loro memoria.

10 consigli a una Twitstar per migliorare i propri autoscatti

Bill Murray assoluta icona di stile

Caro VIP il motivo per cui ti scrivo questo articolo è riconducibile a una noiosa disfunzione di Google News. Da quando insieme agli altri VIP televisivi siete calati in massa su Twitter, infatti, la ricerca di notizie sul mio amato social network restituisce solo articoli sui vostri autoscatti.

Trovare notizie tecniche, o netnografiche su Twitter è diventato pertanto una sorta di faticosa gimcana tra gli articoli che parlano delle tue foto sbracate, sgranate e sfocate, che spesso tu e gli altri VIP pubblicate dallo specchio del gabinetto a causa di una scarsa pratica con gli smartphone.

Purtroppo i giornali online si nutrono dei vostri autoscatti postati su Twitter, che sono particolarmente orrendi.

Tu non te ne puoi rendere conto perché fai la foto e poi te ne dimentichi, al massimo rispondi a qualche “ahahahahahahahah che figo” che ti scrive qualche tuo amico VIP.

Noi invece troviamo i canali di news completamente intasati dei tuoi autoscatti.

Per farti comprendere un po’ meglio l’effetto, ho creato una bacheca su Pinterest (in costante aggiornamento) chiamata “Live like a Twitstar”, che sembra una sorta di versione 2.0 della “Mostra delle Atrocità” di James Ballard.

Puoi ben capire come sia difficoltoso cercare materiale su Twitter in mezzo alle foto dei tuoi figli, dei tuoi cani, dei tuoi amici palestrati, delle amiche scosciate, e sopratutto dei tuoi autoscatti penosi…

Devi prendere consapevolezza di un fatto: nonostante millemila followers e tanti articoli, susciti sopratutto imbarazzo.

Senza contare l’intollerabile brusio che create a causa dei processi imitativi che generate.

Così eccoti qualche buon consiglio per migliorare la tua immagine online ed evitare che i Troll si prendano gioco di te trattandoti come un incapace:

  1. Compra l’ultimo modello di iPhone: te lo dico da felice possessore di un Samsung Galaxy su cui gira ottimamente Android, senza i prodotti Apple sei solo un buffone con tanti follower (come me). I prodotti Apple invece sono di moda, ti fanno apparire intelligente e versato nelle nuove tecnologie anche se non lo sei e sopratutto hanno tante applicazioni stupidissime che fanno 4 cose in croce ma le fanno benissimo, così non fai casino (che è un punto molto importante). Evita la tecnologia da smanettoni e qualunque cosa che richieda più di sei secondi di attenzione: ergo sii legato ad Apple tutta la vita.
  2. Esci dal gabinetto: ti rivelo un segreto non c’è bisogno che ti fotografi allo specchio del gabinetto del cesso, se non c’è in giro qualche amico/parente/sodale. E non è necessario neppure fotografare a casaccio parti anatomiche del tuo corpo. Esiste infatti una funzione nella fotocamera digitale del tuo iPhone che ti consente di farti degli autoscatti ad alta risoluzione. Quel buchino in alto a destra del telefonino è infatti una fotocamera digitale anteriore (non l’avresti mai detto vero?). Quando devi farti una foto noterai che esiste un pulsante che non hai mai cliccato che ritrae una fotocamera con delle freccette che sembrano volerla ruotare. Pigialo. Ecco adesso ti stai guardando come in uno specchietto digitale. Digita il pulsante di scatto. Voilà! Adesso sei libero dal vincolo tecnico dello specchio del gabinetto e puoi correre felice a farti autoscatti ovunque!
  3. Usa Instagram: per dare degli effetti ai tuoi autoscatti non c’è bisogno che giochi con le luci di casa, scomodando quella curiosa lampada a luci rosse. Esiste una app chiamata Instagram che con pochissimi ed elementari passaggi ti consente di dare degli effetti gradevoli alle tue foto e farti sembrare un fotografo decente.
  4. Non sei bello sempre: prima di fotografarti datti un’occhiata. Farsi foto tumefatte dopo una sezione di botox lì per lì può sembrare una buona idea, ma non lo è. Fotografarsi con erpes sul labbro fa pensar male. Occhio alla peluria delle braccia che in full HD fa molto effetto Cita anche se sei una modella strafiga. Le foto con la barba incolta possono essere divertenti la prima volta, postate tutti i giorni fanno provare compassione per tua moglie che vive con una sorta di clochard di lusso. Insomma cerca di avere un’immagine decente e ordinata. Per lo meno fallo per chi ti vuole bene.
  5. Cani sì, bambini no: senti lo spasmodico bisogno di far vedere che sei una persona tenera e sensibile? Vuoi mostrare il tuo lato materno/paterno? Usa un cane. I bambini lasciali fuori dalla tua assurda scalata alla popolarità digitale. Internet è pieno zeppo di Cyberorchi che grazie a pochi dettagli presenti nei metadati delle tue foto possono risalire ai luoghi frequentati dai tuoi figli/nipoti… lo sai che tutte le foto che fai con un videofonino sono geolocalizzate e che se ti crackano il tweet possono sapere con una precisione di due metri dove l’hai scattata? Inoltre ti faccio notare che sei su Twitter e non su Facebook: non stai mostrando l’immagine dei pargoli alla zia Adelina del Delaware, stai mostrando i tuoi bambini a tutto il mondo… L’utilizzo dell’immagine di minori dovrebbe essere un pelino più responsabile.
  6. I sex tape: Non metto in dubbio che sia una buona strategia tenersi da parte qualche foto hot, o qualche filmato a luci rosse per i momenti di crisi. Poche semplici regole: evita risoluzioni troppo alte (potrebbero pensare che le hai fatte apposta), simula ma non troppo (meglio fare poche cose che si sanno far bene), evita i raggi infrarossi (fanno un po’ effetto “Esorcista”). Sopratutto non denunciare il povero hacker che diffondendo su internet il tuo materiale pornografico autoprodotto ha fatto la tua fortuna. L’avevi messo lì apposta non protetto, non essere ipocrita. Tutto ciò che è su digitale è scritto in cielo.
  7. Gli occhiali da Nerd non ti rendono intelligente e i baffi non ti rendono sexy: mettere orrendi occhialoni con la montatura nera non ti renderà più intelligente. Se ti reputavano una scosciata o un palestrato senza cervello, continueranno a farlo serenamente, occhiale nerd o meno. Idem per i baffi: è materiale per nerd e hipster con riferimenti culturali profondi. Se trovi in Rete tanto materiale sui baffi non è perché sono di moda. Rassegnati, al massimo sembri la versione effeminata di Freddy Mercury.
  8. C’è un sacco di gente orrenda su internet: caro VIP tu magari non lo sai, ma esistono milioni di Gruppi Facebook, Forum, Image Board, Chat in cui quanto pubblicherai sarà oggetto di scherno, parodie, rielaborazioni. La tua immagine sarà oggetto a tua insaputa di ogni sorta di dileggio e uso improprio possibile e immaginabile. Quando ti fotografi, domandati: la mia faccia in quale abominevole fotomontaggio sarà utilizzata? E poi il mondo è pieno di stalker, perché senti il bisogno di eccitare la loro fantasia con spezzoni del tuo privato? Della tua casa? Delle tue frequentazioni?
  9. La tua vita non è uno spettacolo.
  10. Tu non sei una merce.

Spero che tu faccia buon uso di questi consigli, che potrebbero migliorare notevolmente la qualità della vita tua e di migliaia di smanettoni.

E passa meno tempo su internet.

Intervista per Techvideo TV – "Twitter, Twitstar e dintorni"

The Three Stigmata of Jovanz74 - In Benny Evangelista's Monitor Full HD

Esimi Ricercatori è con piacere che vi annuncio il rilascio della prima parte di una mia video-intervista per Techvideo TV su “Twitter, Twitstar e dintorni“, di seguito il link: http://techvideo.tv/content/twitter-twitstars-e-dintorni

Questo il lancio:

Giovanni Scrofani è il fondatore di Gilda35, analizza fenomeni sociali che, generati dagli utenti si, diffondono in rete come ad esempio il meme; il virus che pervade l’intera comunità odierna. Il virus per eccellenza, che non ha bisogno di identificazione e catalogazioni. La cui genesi on-line, giunge a infettare utenti off-line. Con lui abbiamo parlato di come la Rete sta evolvendo ed in particolare di Twitter che all’improvviso è stato scoperto dagli italiani. Cosa o chi sono le Twitstar? Quanto questo nuovo mezzo di comunicazione può influenzare e in che modo? L’approccio satirico ma professionale di Scrofani valorizza temi sconosciuti ai più mettendone in luce aspetti sociologici e comportamentali.

[Tratto da “Twitter Twitstar e dintorni“di Techvideo.tv]

L’intervista è nata da una serie di belle chiacchierate digitali con il giornalista Antonio Savarese e si sviluppa su temi a noi molto cari come la “Popolarità Digitale”, lo stalking inverso delle Twitstar, il buzz generato dai bisticci dei VIP, la mancata evoluzione di Twitter come news network, l’uso manipolatorio dei Social Network (es. gli hacker Venezuelani) e i nostri esperimenti con i temi di tendenza (su tutti l’immortale #vascomerda, che tanto diede da penare al povero Vasco Rossi)…

Ringrazio ancora Antonio per il clima cordiale e disteso con cui si è sviluppata l’intervista e a Voi auguro buon divertimento…