#BWENY – comunicare con Twitter senza ansia da prestazione | Data Manager Online

Affinità e divergenze tra la comunicazione su Twitter di un evento in Italia e negli USA: da un lato la ricerca ossessiva del buzz fino alla più completa perdita di senso, dall’altro la ricerca di pochi e selezionati cinguettii, per raggiungere (con economia di mezzi) i propri risultati di comunicazione.

Illustri Manager Digitali chiudo questo lungo digiuno di cinguettii con un articolo relativo alla mia trasferta newyorkese presso il Blog World & New Media Expo 2012.

Insieme alla Ebuzzing, con la quale ho sviluppato un piccolo progetto editoriale per il nuovo blog di Gilda35, mi sono recato a New York, per partecipare con lo staff di sviluppo di Overblog alla manifestazione Blog World & New Media Expo, presso il Javits Center di New York.

Queste tre giornate (5-6-7 giugno) hanno rappresentato una interessantissima occasione per toccare con mano affinità e divergenze tra la comunicazione digitale di un evento in Italia e negli USA.

Su come si intende in Italia la comunicazione via Twitter di un evento rimando all’articolo “#formattiamoilpdl ovvero la politica al tempo di twitter”, con cui ho riassunto le dinamiche di generazione di buzz, che spesso sfociano nei surreali episodi descritti nel correlato pezzo “Il terremoto dei Social Media”. In questa sede mi limito a dire che la spasmodica ricerca del Tema di Tendenza porta spesso le aziende a ingaggiare/coinvolgere influencers incaricati dell’odiosa attività di “hard twitting” (in pratica una sorta di serrata cronaca dell’evento via Twitter). La quantità di comunicazione è talmente ipertrofica che alla fine un po’ tutti si sentono quasi in dovere di buttare lì qualche frase a casaccio, qualche motteggio, qualche puzzetta digitale… così tanto per dire: “Hey mamma c’ero anch’io!”

Questo tipo di comunicazione via Twitter, corrisponde peraltro al normale svolgersi dell’evento dal vivo: comunicazione uno a molti, slide, domande/risposte, filtri, moderatori, ricerca spasmodica di pubblico, ecc…

Il Blog World mi è piaciuto da morire perché in totale controtendenza rispetto a quanto sopra esposto. Innanzitutto per partecipare a qualsiasi titolo bisognava pagare biglietti salatissimi, sia come espositori, che come ospiti, che come visitatori. Ciò gioco forza creava una sorta di pulizia della partecipazione dal vivo che si rifletteva su quella online. Avendo pagato 500 e passa euro (nel migliore dei casi) per prendere parte all’esposizione, i partecipanti erano stimolati a produrre comunicazione strutturata e finalizzata al perseguimento di obiettivi concreti.

Al Blog World fondamentalmente venivano invitati i partecipanti a fare esperienza dei vari prodotti editoriali presentati e mettere a fattor comune le proprie esperienze. La cosa era talmente spinta che le aree destinate alle conferenze, oltre ad essere separate e distinte da quelle degli espositori, necessitavano per l’accesso di specifici ticket.

Una simile conformazione dell’evento, apparentemente rigida, ha fatto sì che la comunicazione uscisse splendidamente pulita. In sostanza si utilizzava l’hashtag #BWENY (quello ufficiale dell’esposizione) solo per parlare di contenuti effettivamente rilevanti e di esperienze fatte sul campo.

In sostanza ne usciva dalla lettura dell’hashtag una creazione di valore, anche economico, derivante relazioni concrete ed efficaci, improntate all’economia dei mezzi anche nel campo della comunicazione.

Per carità anche in questi casi nascono siparietti di surrealismo comunicativo come il caso del passaggio di Robert Scoble a Overblog, egregiamente riassunto da Paolo Mulè nel post “OverBlog e Robert Scoble: la saga online”.

Tuttavia è innegabile come qualche accortezza nell’organizzazione dell’evento e un approccio meno agonistico nell’utilizzo di Twitter, possono contribuire, a mio modesto avviso, a rendere la comunicazione di un evento maggiormente performante ed efficace.

Twitter è un potente strumento di comunicazione di idee e valori. Può costituire un elemento importante nella costruzione di una strategia commerciale o informativa… Meglio non sprecarlo per fare del buzz che lascia il tempo che trova.

via#BWENY – comunicare con Twitter senza ansia da prestazione | Data Manager Online.

Il terremoto dei Social Media | Data Manager Online

In Emilia la terra trema, le persone muoiono, una delle economie più produttive del nostro sistema- paese va in ginocchio, il nostro patrimonio storico culturale paga un prezzo durissimo… e sui Social Media è un carosello di Maya, macchine genera terremoti, sciacallaggi mediatici, che raccontano un’Italia completamente sprofondata nella Guerra dei Sogni.

Illustri Manager Digitali nelle ultime due settimane purtroppo l’hashtag #terremoto ha tenuto banco in ogni declinazione possibile.

Mentre l’Emilia veniva sconvolta da un impressionante sciame sismico, che ha mietuto numerose vittime, segnando duramente popolazione e territorio, nei social network si assisteva a una sorta di folle esplosione di esternazioni.

Mai come nel caso del terremoto dei giorni scorsi, si è potuto assistere ad un utilizzo più autoreferenziale di Twitter.

La cosa devo dire mi ha molto colpito, perché eccettuato qualche caso oserei dire “illuminato”, per il resto si è potuto assistere a una sorta di anti-comunicazione.

In alcuni frangenti si poteva addirittura avere la percezione che centinaia di migliaia di persone avessero iniziato contemporaneamente a parlare ad un muro. I tweet spesso non sembravano rivolgersi a nessuno, né alcuno sembrava darsi la pena di leggerli o commentarli. Si assisteva a una compulsiva immissione nella Cloud di materiale.

L’importante per molti non era capire, non era informarsi. L’importante era esternare qualunque cosa anche a costo di fare una imperdonabile figuraccia.

Se poi ciò che si esterna sono le solite assurdità sui Maya, le solite fantasticherie di pseudoscienza sul Progetto HAARP, i soliti mugugnii autoreferenziali, i soliti sciacallaggi mediatici, le solite battute ad effetto alla ricerca di un retweet… beh allora c’è qualcosa che davvero non funziona.

E ciò che non funziona non è il media.

Ciò che non funziona sono le persone che utilizzano quel media.

Internet venti anni fa’ ci sembrava qualcosa che avrebbe potuto cambiare il mondo, addirittura le nostre menti e l’idea di identità.

Oggi è desolante constatare che l’utilizzo che viene fatto da molti dei social media è simile a quei bambini che si circondano di barbie e pupazzi di pezza, per recitare per sé stessi, elaborando le proprie fantasie e i propri sogni.

Quanto sopra fatto da un bambino di quattro anni è una importante tappa nello sviluppo psichico e cognitivo… Fatto da trenta/quarantenni suscita curiose riflessioni sui fenomeni regressivi.

E’ internet che ci rende più stupidi, o siamo noi che stiamo rendendo internet più stupido?

Come cittadino mi sono anche seriamente interrogato sul funzionamento dell’Ordine dei Giornalisti.

Le peggiori assurdità del caravanserraglio fantascientifico/complottista, infatti, sono pervenute da link che rimandavano a testate online e a firme di giornalisti.

Penso che, se un medico consigliasse ai propri pazienti di curarsi con il voodoo, un paio di problemi con il proprio Ordine dovrebbe passarli…

Penso che, se un avvocato nel consigliare i propri clienti utilizzasse come riferimento normativo il “Manuale delle Giovani Marmotte”, un paio di tiratine di orecchi dovrebbe riceverle…

Invece misteriosamente, mentre per i blogger si pensano leggi bavaglio, si smuovono a polemizzare e concionare persino Ministri della Repubblica, parecchi giornalisti possono impunemente sparare ogni boiata pazzesca che gli salti per la mente, senza neppure avere il buon cuore di presentarla come una opinione…

E quando un giornalista riporta come “fatti” proprie opinioni, sogni, vaneggiamenti, l’effetto nei Social Media è come lanciare un sasso in uno stagno. Tutto viene amplificato, ridondato, ripostato senza neppure capire. Spesso mi rendo conto che ci sono un sacco di persone ormai ridotte a simpatiche Scimmiette Spaziali che, se leggono una parola chiave accanto a un link, retwittano per principio, senza neppure darsi il disturbo di leggere l’articolo, che stanno diffondendo.

Penso che Giuseppe Lanzi e Alessio Jacona, rispettivamente con “Davvero #Twitter non serve alla #ProtezioneCivile? @ecosofista per #ProCivTw” e “Terremoti: a cosa serve Twitter “ abbiano spiegato con ammirevole chiarezza quali potrebbero essere le prospettive aperte dai nuovi Media di fronte a calamità naturali.

Che dire? E’ tremendo vedere come un media che potrebbe fornire uno strumento utilissimo nella circolazione delle informazioni, nella gestione delle emergenze, nella diffusione di notizie vere, venga utilizzato alla fine solo per buttar fuori il niente.

Tuttavia va notata la sostanziale salubrità della Rete. Al verificarsi di ogni massiva immissione di materiale  degenere gli utenti più consapevoli di Twitter hanno reagito compatti da un lato rispondendo per le rime a complottisti e catastrofisti, dall’altro stigmatizzando a viva forza i tentativi di sciacallaggio.

Segno che, almeno per ora, simili forme di spam biologico sono ancora vissute come un corpo estraneo e per fortuna gli anticorpi sembrano forti.

viaIl terremoto dei Social Media | Data Manager Online.

#formattiamoilpdl ovvero la politica al tempo di twitter | Datamanager Online

Illustri Manager Digitali, lo scorso sabato (26 maggio 2012) i giovani del Popolo delle Libertà si sono riuniti in quel di Pavia per un convegno all’insegna dell’hashtag#formattiamoilpdl, per discutere del ricambio generazionale della classe dirigente del proprio partito.

All’iniziativa è stato dato ampia risonanza da parte dei vari organi di stampa. Qui mi limiterò ad analizzare le modalità con cui si è svolta su Twitter questa proposta politica, che rappresenta una discreta case history di pregi e difetti della comunicazione politica cinguettante.

Innanzitutto #formattiamoilpdl non è un hashtag nuovo, ma ha una discreta storia. Nasce nel gennaio del 2012 ad opera di alcuni giovani del PdL, desiderosi di rilanciare l’immagine del partito notevolmente appannata dopo tanti scandali e lotte intestine culminate con le dimissioni di Silvio Berlusconi da Presidente del Consiglio.

Peraltro #formattiamoilpdl ha anche un proprio sito internethttp://www.formattiamoilpdl.it/, dove viene così descritta in sintesi l’iniziativa:

#FORMATTIAMOILPDL nasce dalla rete

E’ un hashtag, un contenitore d’idee, critiche, proposte e speranze utili per chi vuole cambiare in meglio il Pdl

E’ un movimento orizzontale

Non ha padroni, né vertici, ma solo rappresentanti

E’ una cassa di risonanza per migliorare il partito

Non impone idee, ma dà loro voce

Spera che i contributi del popolo della rete possono diventare realtà grazie alla militanza e all’impegno di ognuno nel proprio territorio

Vuole, spera e non smette di credere in una politica migliore

#FORMATTIAMOILPDL crede nella meritocrazia

[Tratto da: http://www.formattiamoilpdl.it/]

Il sito dall’impatto molto amatoriale ed essenziale, pare essere esterno alla galassia di siti del Popolo delle Libertà. La grafica, per chi come il sottoscritto ama smanettare, è volutamente spartana: esistono tonnellate di template gratuiti dall’aspetto accattivante. Così l’aspetto dimesso del sito è chiaramente anch’esso strategia di comunicazione digitale, sta come a dire: è un sito autoprodotto e autogestito.

Così all’insegna dell’hashtag #formattiamoilpdl nei mesi scorsi si è proceduto a mobilitare i Juniores del partito per l’evento di Pavia, in cui discutere come ripartire per superare i seguenti problemi:

Il Popolo della Libertà è stato soggetto a tutti e due i problemi:

  • I malware (tradotto: programmi malvagi): personalismi, centralismo, scarso e inadeguato utilizzo della rete, rappresentanti non rappresentativi, mancanza di comunicazione, mancanza di coinvolgimenti elettori, selezione della classe dirigente con metodi stravaganti, candidature particolari, scarso controllo dell’informazione.

 

  • Il software difettoso: lo statuto del Pdl è lo statuto di un partito del ‘900, poteva essere adatto ad un partito degli anni 70: tesserati, elettorato attivo e passivo, congressi per eleggere chi prende le decisioni. Al testo manca solo la ceralacca e poi può fare la sua apparizione in un film di Peter Jackson.

[Tratto da http://www.formattiamoilpdl.it/index.php/formattiamoilpdl]

Anche la scelta del linguaggio da informatici rientra#mce_temp_url# in una strategia di comunicazione ultimamente molto in voga in Italia. Sull’onda del successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, c’è stato un notevole affannarsi ad utilizzare un linguaggio che facesse riferimento alla Rete. Così negli ultimi due anni si è assistito ad un proliferare di richiami al wiki, alla open governance, al open data e ad ogni possibile termine in grado di catalizzare l’attenzione dei geek. Il tutto ovviamente condito darecruiting a destra e manca delle star della Rete (Riccardo Luna, Marco Montemagno, ecc…).

L’evento di sabato ha visto coinvolti anche blogger di spicco nel panorama politico di destra, in particolare Il Fazioso e DAW-Da un altro punto di vista, i quali hanno fornito il loro personale punto di vista sulla vicenda (sostanzialmente positivo per il primo e negativo per il secondo).

Venendo alla parte più interessante del discorso possiamo descrivere il sentiment della giornata del 26 maggio, catalogando i cinguettanti come segue:

  • Storyteller: Un primo gruppo di utenti, presenti fisicamente all’evento, ha sostanzialmente proceduto ad effettuare una sorta di cronaca via twitter della giornata. In ogni comunicazione politica digitale gli storyteller sono molto importanti in quanto da un lato registrano gli eventi fornendo materiale giornalistico a costo zero, dall’altro danno risonanza all’evento garantendone la visibilità e l’approdo ai temi di tendenza.

 

  • Opinion – leader: In simultanea gli Opinion leader presenti all’evento hanno proceduto a esprimere in diretta le proprie opinioni. In particolare hanno spiccato quelle di Angelino Alfano e dei già citati autori de Il Fazioso e DAW (quest’ultimo è il misterioso personaggio citato dalle cronache che ha richiesto le dimissioni di Alfano). Ovviamente la comunicazione degli Opinion Leader tira gioco forza l’acqua al proprio mulino, quindi si potevano trovare in diretta letture dell’evento assolutamente agli antipodi.

 

  • Commentatori: La massa dei commenti è stata notevole. Va notato che da una breve analisi su The Archivist emerge come oltre la metà degli utilizzatori dell’hashtag abbia scritto via web da PC domestico. Ovviamente il commento ha avuto ogni declinazione possibile da quelle completamente favorevoli a quelli che vedevano nell’iniziativa un tentativo costruito ad arte di rilanciare un partito agonizzante.

 

  • Burloni: Una discreta fetta di utenti ha approfittato della metafora informatica per deliziare i propri follower con mirabolanti battute da smanettoni. Su tutte la più geniale quella di ‏@twittopolis “#FormattiamoilPDL Errore 404 – Pagina non trovata”. Quando si comunica su Twittter bisogna sempre tener conto che c’è una sorta di mirabolante gara alla battuta ad effetto, che coinvolge spesso penne molto sottili.

 

  • SpamBOT: Quando l’hashtag ha iniziato a dominare i temi di tendenza sono arrivati anche gli spamBOT sotto forma di finti account di discinte fanciulle che cinguettavano frasi in italiano apparentemente sensate, ma fuori contesto, deliziandoci con link di malware e spam. Dopo tanti Noemi Gate e Ruby Gate, parevano una sorta di mirabolante vendetta del digitale sulla politica digitale.

Insomma illustri Manager Digitali la comunicazione politica via Twitter è molto complessa e spesso, se non si utilizzano adeguati strumenti di filtraggio, si rischia di perdersi in un brusio molto caotico.

In sintesi la politica cinguettante presenta alcuni grossi svantaggi e vantaggi:

  • Non è moderabile: Nella comunicazione politica come la conosciamo in Italia la moderazione dei contenuti ritenuti eterodossi rispetto alle direttive del Partito è un elemento fondamentale per il mantenimento della coerenza interna. Per molti politici è meglio gestibile un blog, una Pagina o un Gruppo Facebook, dove moderare i commenti negativi o ritenuti lesivi. Tuttavia l’assenza di moderazione è anche un punto di forza se si vuole aprire un partito ad istanze nuove. Bene inteso, se si intende ascoltarle. 

 

  • Attualismo: L’evento ovviamente viene descritto nel suo divenire, tutto è veloce, il giorno dopo si ha la sensazione di aver perso qualcosa, spesso il volume dei messaggi è tale che solo i più esperti possono raccapezzarsi… Eppure questo consente anche di avere una percezione gestaltica del sentimento che si respira tra gli internauti. E per dare risonanza in diretta a un evento non esiste al momento strumento migliore sui Social Network.

 

  • Frammentazione: La comunicazione emerge frammentata, spezzata, sincopata. Questo da un lato costringe alla sintesi, dall’altro spesso si traduce in lunghi discorsi su più tweet di cui si perde il filo logico. Tuttavia ciò è anche importante, perché consente in un unico “luogo digitale” a più voci diverse per esperienza politica di confrontarsi.

Concludendo, penso che se Twitter implementasse al proprio interno alcuni strumenti di filtraggio e customizzazione più performanti si potrebbe rendere lo strumento un ottimo canale di comunicazione politica. Ciò contribuirebbe anche a svecchiare il panorama da liturgie sentite sempre più inutili e pesanti.

Un piccolo appunto: tra wiki, rottamatori, formattatori, open governance, open data, think tank, geek… non se ne può più.

Perché non cambiare metafore? Sembra di essere tornati all’ottocento in cui la ferrovia era sinonimo di “magnifiche sorti progressive”.

Sono solo computer. I problemi della politica italiana non sono di linguaggio, ma di contenuti.

via #formattiamoilpdl ovvero la politica al tempo di twitter

#Brindisi: la rabbia e la vergogna | Data Manager Online

Sabato 19 maggio 2012 a Brindisi è esploso un ordigno esplosivo presso l’Istituto Professionale Morvillo Falcone, colpendo in modo infame degli studenti. Su Twitter si scatenano il dolore e lo sconcerto sotto gli hashtag: #brindisi, #urloperresistere, #melissa, Veronica, Stato, #PalermoxBrindisi, #mafia, #ripmelissa

Perdonatemi se abbandono i consueti toni ironici, ma non ce la faccio.

Vorrei buttarmi su altro. Scrivere d’altro.

Ma non è possibile.

Se parlo di Temi di Tendenza non posso celare l’urlo che da essi è partito.

Scrivo a caldo, oggi sabato 19 maggio, mentre davanti agli occhi scorrono le reazioni non mediate all’infame attentato che ha colpito gli studenti dell’Istituto Morvillo-Falcone.

Scrivo a caldo, oggi sabato 19 maggio, mentre davanti agli occhi scorrono gli stillicidi di dettagli, gli elenchi delle vittime, i nomi dei caduti, le foto rubate dai profili Facebook di quegli occhi giovani e dolci spenti troppo presto.

Scrivo a caldo, oggi sabato 19 maggio, mentre davanti agli occhi scorrono i pensieri della gente, che cerca di dare una forma al male, di spiegarselo, di rendere comprensibile qualcosa che non può esserlo.

Sono padre di tre figli. Crescere dei bambini in questo paese è una lotta quotidiana contro il mondo. Pensare che in queste ore dei padri e delle madri stanno piangendo figli morti, o stanno in ansia per figli martoriati, è atroce. Come è atroce pensare che questi giovani sono stati colpiti mentre andavano a Scuola.

Da giovane, durante la pratica forense, ho fatto il penalista. Dopo poco ho cambiato tutto e sono andato a fare pratica civile.

Non sopportavo i clienti.

Non sopportavo i criminali.

Ogni volta che entravo in contatto con loro, o che nei fascicoli processuali venivo al corrente della loro storia entravo a contatto con un Male che non riuscivo a comprendere. Che mi faceva esplodere la testa.

E’ terribile vedere migliaia di persone cercare di dare un senso alla notizia, di incasellarla nelle categorie mentali di “Mafia”, “Terrorismo”, “Strage di Stato”, o “Bowling a Columbine”.

Ma questa storia ci dice altro.

Questa storia ci dice che esistono persone in grado di piazzare un ordigno esplosivo davanti a una Scuola, per farlo esplodere mentre ragazzi di quindici anni si recano a lezione, per spezzare le ossa, per dilaniare le carni, per spargere il sangue, per devastare le menti di quei ragazzi. Lasciarli lì per terra, morti, menomati, feriti, shockati.

Rapportarsi con questa verità è atroce.

Perché ci sovrasta. Perché non dovrebbe esistere, ma esiste.

Esistono persone capaci per dispetto di sfondare la faccia alla fidanzata, capaci per noia di gambizzare la gente, capaci per mille euro di sparare in bocca a una madre di famiglia davanti ai figli, capaci per pigrizia di puntare una pistola in faccia a un tabaccaio e derubarlo degli incassi, capaci per vivere di minacciare e sfruttare prostitute, capaci per avere la grana in tasca di vendere droga, capaci per arrotondare di commettere ogni genere di crimine, capaci di far saltare dei ragazzi in aria…

Esistono persone il cui unico problema una volta in carcere è guardare più televisione, avere più permessi, uscire prima possibile. E per queste cose sono pronte a qualunque cammino di redenzione possibile, sono pronte a pentirsi, sono pronte a dichiararsi pazze.

Leggo di continuo “La mafia non fa questo, i terroristi non fanno quest’altro”. I criminali che ho conosciuto erano disponibili a fare qualunque cosa. Per pigrizia, per convenienza, per noia.

Storie come questa ci mettono di fronte al vero orrore: la consapevolezza che esistono persone che avrebbero compiuto questo atto infame per motivi politici, economici, razziali, religiosi… ma in ultima analisi chiunque avrebbe fatto quella cosa l’ha fatto perché gli piace farlo e perché non gli frega niente della vita umana.

Una mia amicizia di Twitter oggi mi ha scritto:

Qui si va ben oltre le dinamiche di struttura e caos… questo è disordine assoluto, deriva disumana, frammentazione insensata.

Ecco penso che ogni nostro singolo atto debba essere informato a questo: arginare il disordine assoluto, la deriva disumana.

via#Brindisi: la rabbia e la vergogna | Data Manager Online.

Lo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online

Illustri Manager del Digitale il Primo Maggio come è tradizione in Italia si è tenuta quella grande kermesse della musica pseudo-alternativa italiana che è il Concertone.

Su twitter la diretta, come sempre accade con eventi musicali tipo Sanremo, è stata massiva e all’insegna del commento agrodolce e spesso sferzante.

Sotto l’etichetta #Concertone si sono prodotti una quantità di commenti nella stragrande maggioranza negativi sull’evento: le penose cover dei successi stranieri, le stecche continue, un Fancesco Pannofino non all’altezza, i cloni trash di Amy Winehouse, gli Afterhours che non riescono a cantare i propri brani in favore del karaoke, vecchie glorie pronte per l’Isola dei Famosi piuttosto che per il palco, giovani star dei talent show appena nate e già dimenticate, neppure la parvenza di qualcosa possa essere associato al rock… Solo Caparezza in questa desolazione strappa (come sempre) qualche messaggio entusiasta.

Poiché su Twitter è pieno zeppo di musicisti, critici musicali, giornalisti di ogni sorta, potete ben immaginare il putiferio che si è levato. Da un lato i professionisti della comunicazione e gli influencers esprimevano il proprio dissenso su conduzione e interpreti, dall’altro i comuni utenti retwittavano massivamente e si univano al coro greco del disappunto digitale.

Confesso che neppure io mi sono sottratto al coro greco:

Tragedia al #concertone: Bob Dylan per sbaglio ha guardato RAI3 e vedendo la cover di Finardi di Like a Rolling Stone si è tolto la vita.

Evento zombie nella Capitale, John Lennon ascolta Noemi, risorge e semina il terrore al #concertone!

Stupisce come mentre qui in Italia il Primo Maggio si presentava ormai completamente scevro di connotazioni politiche con un dibattito tutto concentrato sulle stecche dei cantanti e le scalette dei conduttori… dall’altra parte dell’Oceano si riscopriva il senso politico di questa ricorrenza.

Il Primo Maggio negli USA è un giorno lavorativo come un altro, eppure quest’anno gli attivisti di Occupy Wall Street hanno deciso celebrarlo a modo loro, con una marcia che si è snodata per le strade di New York e attraverso i Social Network. In particolare su Twitter i manifestanti hanno fornito una diretta utilizzando le etichette #M1GS #mayday #tows. E’ stato utilizzato ogni genere di strumento dai tweet, agli status di face book, ai racconti per immagini utilizzando instagram (in particolare assolutamente splendida la diretta di Claudia Vago).

Indubbiamente fa effetto la piega gerarchica che la ricorrenza ha preso in Europa ed in Italia in particolare. Se nei telegiornali si assiste allo spettacolo di una nazione in ginocchio, commissariata dai Tecnici per salvarla dal caos, patria di precari, cassintegrati, esodati, pensionati sottopagati… il Giorno del Concertone tutto torna in una sorta di anestetizzata normalità: conduttori impacciati, giovani cantanti reduci dai Talent Show, qualche vecchia star bollita… Tutto è così serio a parole e così ridicolo alla prova dei fatti. Come sempre.

In America invece uno scherzo di dadaismo digitale sfuggito di mano induce a riflessioni serie sull’evoluzione della finanza e della globalizzazione.

Sì perché Occupy Wall Street altro non è che uno scherzo di AD Busters, una comunità creativa di sabotatori dell’advertising. In sostanza gli AD Busters ideano finte campagne pubblicitarie, per palesare l’ipocrisia nascosta dentro il mercato dell’advertising… Le loro immagini provocatorie associano l’alcool all’impotenza, i modelli da macho all’insicurezza sessuale, le campagne social alla ricerca nevrotica di profitto, ecc…

Occupy Wall Street è nato così da un’iniziativa di AD Busters: invece di manifestare su Washington che è un esercizio inutile, manifestiamo nel vero “luogo del potere” Wall Street.

Una provocazione che è stata presa sul serio e che sta sviluppando riflessioni interessanti e colorate manifestazioni espressione di una creatività naif, ma affascinante.

Tuttavia a compensare questo divario tra Italia e USA è arrivato l’ottimo Twittopolis, che con un messaggio semplicissimo (due etichette e una foto) ha espresso la propria insofferenza verso l’attuale contesto politico ottenendo circa 700 retweet.

viaLo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online.