Giulio Andreotti sconfigge il Libro Wikipediano dei Morti

Il Divo Giulio emerge trionfante dal mainframe in fiamme di Wikipedia

ONtro

Esimi Ricercatori, oggi è accaduto un fatto assolutamente senza precedenti: un uomo è stato iscritto nel Libro Wikipediano dei Morti ed è sopravvissuto.

Ovviamente costui altri non è che l’invincibile Divo Giulio.

Come molti di voi ricorderanno sospettiamo da tempo che i curatori dell’arcinota Enciclopedia Online siano una sorta di setta esoterica dedita all’uccisione dei personaggi famosi.

Sia con Amy Winehouse, che con  Whitney Houston e da ultimo con Lucio Dalla avevamo notato la sconcertante e sospetta rapidità con cui i curatori di Wikipedia aggiornano la data della morte di un VIP.

I curatori erano talmente rapidi da aver fatto sorgere in noi il sospetto di possedere una sorta di versione elettronica del Death Note (un luciferino libricino citato nell’omonimo manga in cui se scrivi il nome di qualcuno quello muore dopo poche ore).

Ebbene oggi abbiamo scoperto la sconcertante verità: i curatori di Wikipedia anticipano la notizia della morte.

Quest’oggi Giulio Andreotti è stato colto da un malore e ricoverato in ospedale…

E’ bastata questa notizia per la sua iscrizione nel Libro Wikipediano dei Morti.

Tuttavia il Divo Giulio è al momento in situazione stazionaria e si diverte pure a lanciare motteggi all’indirizzo di Wikipedia.

Di seguito vi riporto lo sconcertante punto e contrappunto che ha avuto la pagina di Wikipedia in questo memorabile 3 maggio 2012 A.D.

Tratto dalla cronologia della pagina di Wikipedia dedicata a Giulio Andreotti

L’Enciclopedia Peter Pan

Abbandoniamo per un attimo le facezie.

Sebbene in passato mi sia preso gioco di sovente delle iniziative di Wikipedia, da ultimo pubblicando persino un filtro antispam per la loro campagna donazioni, devo ammettere che è un progetto che ho sempre seguito con simpatia.

Quando anche vengono riportate notizie in merito alla facilità con cui è alterabile il contenuto di Wikipedia, a ben leggere traspare come la comunità dei curatori sia attenta e vigile, pronta a emendare ogni comportamento deviante.

Tuttavia mi rimane sempre un po’ l’amaro in bocca pensando a Wikipedia.

Da un lato il livello dei contributors sembra non essersi mai elevato dal classico modello dello studente universitario che collaziona materiale in giro per web e biblioteche.  Mi fanno sempre ridere i paragoni vincenti tra Wikipedia e l’Enciclopedia Britannica. Senza il lavoro e gli studi degli enciclopedisti seri, piccoli capolavori di mash up e remix come Wikipedia neppure esisterebbero.

Eppure quando si dialoga con la galassia dei Wikipedisti si esalta sempre l’intelligenza collettiva, dimenticando che senza l’elaborazione del contenuto originario, questa intelligenza non avrebbe avuto nulla su cui applicarsi.

Forse un po’ più di umiltà e di rispetto per gli enciclopedisti professionisti non guasterebbe.

Altra cosa che mi sconcerta è, come il caso di oggi, la gara a chi posta prima la “notizia”, dimenticando ogni genere di metodo storico. Così invece di un’enciclopedia, Wikipedia rischia di apparire come una sorta di super giornale aggiornato alla velocità della luce. Ormai siamo dalle parti della vera e propria precognizione.

Penso che le regole per rielaborare i testi debbano essere riviste e con esso l’intero modello dei contributi testuali. Pena restare sempre un prodotto vissuto come qualcosa da prendere sostanzialmente con le molle.

Un’altra cosa veramente strana è che quando si parla con i curatori di Wikipedia, questi sembrano quasi vergognarsi delle pagine dedicate ai prodotti di marketing e di entertainment. Sembra come se il fatto che esistano milioni di pagine dedicate a prodotti commerciali e spettacoli, sia subito come una degenerazione di un prodotto intellettualmente alto. Eppure proprio quelle pagine rappresentano il vero punto di originalità di Wikipedia, che ha finalmente donato alla produzione culturale mainstream il ruolo di centralità che le spetta nel mondo contemporaneo.

Si fa cultura anche con le pubblicità e le soap opera, oggi più che mai.

L’ultima considerazione che mi sovviene è quella del modello di finanziamento, perennemente ancorato all’originario modello della donazione. Mi sono già espresso in passato e non mi ripeterò, ma mi sembra comunque assurdo questo fare gli schizzinosi con i ricavi pubblicitari mantenendo uno strumento importante come Wikipedia in stato di perenne emergenza finanziaria. E non mi si dica che poi Wikipedia dovrebbe chinarsi alle logiche dei propri inserzionisti. La Gang of Four da anni detta ai player commerciali le proprie regole. Wikipedia col proprio volume di traffico potrebbe dettare serenamente legge.

Sono i governi che hanno problemi di indipendenza dalla Gang of Four, figuriamoci.

Conclusioni

Esimi Ricercatori, l’ennesimo sfondone di Wikipedia ha suscitato in me meste considerazioni in merito all’incapacità di crescere di questo potente strumento, che pare saldamente ancorato all’originario modello senza discostarsene di un passo.

L’effetto Libro Wikipediano dei Morti non è un passo falso isolato, è il risultato di una mancanza di cultura su come si fa enciclopedia.

E sempre quando sento queste cose la mia mente torna ai luoghi della Biblioteca di Babele 2.0 e alla correlata novella della Damnatio Memoriae Digitale

Speriamo bene.

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L’ufficio dei defunti digitale: il caso Whitney Houston

Esimi Ricercatori ieri si è prematuramente spenta Whitney Houston, al termine di un declino drammatico segnato da grande sofferenza. La morte di un personaggio ricco, bello e famoso caduto in disgrazia è caratterizzata da una sorta di morboso “ufficio dei defunti digitale”, che si svolge inesorabile, come una sorta di moderna liturgia:

  • Il primo rito è quello del “Repost del lancio di agenzia”: tutti insieme contemporaneamente si inizia a riportare il link all’agenzia che ha dato la notizia… l’effetto visto da fuori è abbastanza inquietante… milioni di persone che si passano a vicenda la stessa notizia nel disperato tentativo di essere i “primi” e ricevere retweet su Twitter o like su Facebook.
  • Il secondo rito è quello del “Aggiornamento della Pagina di Wikipedia”: preda del consueto abominevole raptus a suo tempo descritto quando morì Amy Winehouse, i curatori di Wikipedia aggiornano alla velocità della luce il Libro Wikipediano dei Morti.
  • Il terzo rito è quello del “R.I.P. su Twitter”: in milioni pubblicano varianti in varie lingue della stessa sequenza: “R.I.P. #nomemorto [pensiero a piacere]”… Poiché quella del R.I.P. è un’esca da troll molto utilizzata (se sei un VIP devi essere morto almeno 3 volte su Twitter), appena appaiono i R.I.P. nella comunità inizia a diffondersi il dubbio… “Ma è veramente morto/a?”… Segue macabra riproposizione assertiva del primo rito da parte di qualche Missionario della Verità, atta a definire che si è stati tra i primi a saperlo: “Ecco il link, l’avevo letto su un sito americano bla bla bla”.
  • Il quarto rito è quello del “Trolling Meme”: sulle varie cattedrali mondiali del meme inizia a diffondersi il tormentone dissacrante in tutte le sue varianti, spesso di pessimo gusto. Ringrazio l’amico Numero Sei per avermi segnalato il meme di I-I-I-I-I… Su Canv.as si è diffuso questo meme che ritrae (in genere) il volto di un personaggio famoso che urla I-I-I-I-I, nel senso dell’acuto di “I will always love you” del film “Bodyguard”… La cosa forse originariamente era nata come un omaggio, fatto sta che è rapidamente degenerata…
  • Il quinto rito è quello del “Sito Fondamentalista”: non appena un VIP muore preda della disperazione, c’è sempre un sito fondamentalista pronto a fare a pezzi il personaggio. In Italia abbiamo Pontifex, che, come segnalato dall’amico Benny Contromano, non ha perso l’occasione per sparare sentenze grottesche parlando “in nome e per conto di Dio”, cui segue l’ennesimo flame di indignati che regalano al sito migliaia di contatti… che faranno sicuramente piacere agli amministratori di uno dei siti più pieni di banner pubblicitari di tutti i tempi… Se il messaggio del Cristianesimo è un messaggio di Amore, quelli di Pontifex sono l’Armata delle Tenebre…
  • Il sesto rito è quello della “Maratona Video su Youtube”: improvvisamente tutti sentono lo spasmodico bisogno di spammare in giro link a spezzoni video, videoclip, canzoni dell’amato defunto. Una sorta di imbalsamazione digitale, atta a mostrare che sui server della Cloud vivrà per sempre incorruttibile.
  • Il settimo rito è quello delle “Compilation Peer to Peer”: l’ultimo estremo passaggio (solo per i vecchi fan) è quello della ricerca di materiale audio/video nei server canaglia della “Pirateria Digitale”, per arricchire i propri hard disk di qualche terabyte… quasi un epitaffio scolpito nel corpo elettrico dei nostri PC
  • L’ottavo rito è quello delle “Foto del Declino”: in contemporanea ai riti summenzionati si svolge quello della diffusione di foto/video amatoriali che ritraggono il VIP nel suo straziante stato di decadimento fisico e psicologico… E’ un fenomeno reso ancora più sconcertante dalla capacità dei media tradizionali di appropriarsi di questi “elementi genuini”… Vista dall’esterno sembra come sei i riti di cui sopra servissero per questo rito finale… Tutto il resto non è che una riproposizione di materiale vecchio e noto, che serve a stimolare i possessori di materiale “interessante” a immetterlo nella Cloud regalando scoop a basso costo a Telegiornali e Rotocalchi.

Esimi Ricercatori, come concludere? La Morte nella Cultura Digitale è una grande festa carnevalesca. Tutti ridono, scherzano, sgomitano, concionano, rimpiangono… Col solo scopo in ultima analisi di non affrontare i temi aperti dalla dipartita dell’illustre personaggio di turno. I mass media ci hanno sempre inculcato che se non eravamo felici era perché non eravamo abbastanza belli, ricchi e di successo… Poi noi siamo vivi e quelli belli, ricchi e di successo si ammazzano… Ma nel mondo del digitale non c’è spazio né per l’umana compassione, né per la riflessione… tante vole ci si comporta come dei circuiti stampati, diventando meri strumenti di diffusione attiva dell’informazione.

Whitney giace morta nella sua tomba, ma la sua immagine eternamente bella, perfetta, immortale, continua a vivere nei nostri server…

Wikipedia donation spam filter


Il garbatissimo Jimmy Wales

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Esimi Ricercatori, come ogni anno in prossimità delle feste di Natale arriva il faccione di Jimmy Wales e dei suoi collaboratori a rivolgerci un silenzioso sguardo di rimprovero, mentre gironzoliamo come degli ignobili scrocconi tra le pagine di Wikipedia…

Da ultimo l’appello che mi ha più fatto ammazzare dalle risate è stato quello del programmatore Brandon Harris, il cui incipit è assolutamente splendido:

Mi sembra di vivere ora quella che sarà la prima riga del mio necrologio…

Dal programmatore di Wikipedia Brandon Harris

Al confronto Herman Melville con “Chiamatemi Ismaele” è uno scrittore di Baci Perugina…

Lo staff di Wikipedia richiede per un cortese obolo per sostenere il proprio progetto… piazzando lo sguardo da cucciolo abbandonato dei propri Responsabili in ogni singola pagina di Wikipedia, in ogni lingua possibile…

Un esempio dei meme sulla donazione...

Ovviamente le reazioni nell’underground internettaro non sono mancate con la proliferazione del meme “Jimmy Wales”: in pratica orde di screenshot che associano il faccione del fondatore a pagine di wikipedia su perversioni e malattie sessuali…

La cosa ha spinto anche il noto blogger Antonio Lupetti a lanciare sui tipi di Woork Up un accorato contro appello: “Wikipedia, la campagna donazioni e l’appello di Jimmy Wales: perché non sborserò un centesimo.”

Personalmente posso dire che la campagna di donazioni di Wikipedia mi suscita sempre alcune grottesche riflessioni.

In primis mi chiedo perché utilizzare il sistema delle donazioni per accreditare Wikipeda come “Enciclopedia Libera“… La versione inglese (quella che consulto più spesso) ormai è intasata di pagine che fanno la biografia agiografica di ogni marchio, Star, soubrette, fumetto, programma televisivo, attore, film, prodotto possibile e immaginabile…

Io francamente la Treccani che mi fa la sinossi di ogni singola puntata di Sex & the City non ce la vedo…

Però viva la faccia si ha pudore a inserire i banner pubblicitari, che col volume di traffico che fa Wikipedia, garantirebbero alla Fondazione proventi per centinaia di anni….

Gildogramma by Notoriux

Però esimi Ricercatori, a beneficio di tutti coloro che non ce la fanno più ad essere sottilmente stigmatizzati come scrocconi arriva il buon Notoriux che ha ideato il filtro antispam definitivo…

Ciao Giovanni,

Come promesso, ti riepilogo le istruzioni per installare Privoxy e configurarlo per aggiungere il filtro contro lo spam di Wikipedia, accanto ai già ricchi filtri forniti “chiavi in mano”.

Privoxy è scaricabile da qui: http://sourceforge.net/projects/ijbswa/files/Win32/ (per Windows, ma su Sourceforge puoi trovare anche la versione compilata per Linux)

Una volta installato, di default Privoxy si mette in ascolto su 127.0.0.1:8118 e agisce come proxy. Il browser dovrà essere configurato di conseguenza.

Per bloccare i banner pubblicitari di Wikipedia bisogna modificare due file nella directory dove è stato installato Privoxy:user.filter e user.action . A ciascuno vanno aggiunte un paio di righe in fondo al file:

in user.filter:

FILTER: wikipedia-spam

s|<div id=\”(B11_Donate_.*)\”>|<div id=\”$1\” hidden=\”true\”>|Usg

in user.action:

{ +filter{wikipedia-spam} }

.wikimedia.org/

La prima modifica definisce una sostituzione sulla base di una regular expression con una sintassi analoga a PERL: al <div> del banner viene aggiunto l’attributo hidden=”true”. La seconda istruisce Privoxy ad applicare la sostituzione esclusivamente sui file scaricati dal dominio wikimedia.org (dove è ospitato il banner).

Ho testato il filtro solo con le versioni in inglese e italiano di Wikipedia, immagino che a questo punto funzioni anche con le altre lingue.

Visto? Semplice ed efficace.

Hope that helps.

Ciao!

Licenza Creative Commons “BY-NC 3.0” 😛

[Gildogramma di Notoriux del 01/12/2011 A.D. ]

Se mai ne aveste bisogno potrebbe essere un’ottima risorsa 😉

Conclusioni

Esimi Ricercatori in conclusione, al di la delle facezie, auguriamo sinceramente a Wikipedia di siglare un accordo con Google, affinché piazzi un discreto banner pubblicitario in ogni sua pagina. Mi darebbe sinceramente molto meno fastidio degli occhi da cucciolo di Wales, o dello sguardo cagnesco di Harris.

E poi basta coi rimandi addirittura al proprio necrologio, staff di Wikipedia col 15% di volume di traffico internet che generate in tutto il globo piazzate i banner pubblicitari e vivete ricchi e spensierati per il resto dei vostri giorni.

Non è organizzando una colletta che vi accreditate come spiriti liberi.

OppureNO.

I dieci giorni di fuoco della Politica Digitale

ONtro

Esimi Ricercatori, penso di non aver vissuto un paio di settimane di Politica Digitale così intense da anni. In pratica le ho trascorse quasi integralmente a essere travolto dall’evolversi degli eventi in Rete.

E’ stato un susseguirsi convulso di serrate digitali, meme, dipartite illustri, boutade, guerrilla marketing, colpi di scena, sciacallaggi, nuove idee, astratti furori, ricerca di redenzione…

Mi sembra che dal 3 ottobre abbiamo vissuto in una sorta di incredibile samba digitale, che non accenna a placarsi di intensità.

Tanto che il mio ormai celebre tweet sulla “Settimana Nera della Cultura Digitale” (oltre 500 retweet in 8 ore, un record o quasi), appare oggi ottimistico:

Eppure in mezzo a tante cose che ottenebrano il nostro sguardo, inizio dal mio analogico punto di vista a vedere qualche piccolo raggio di luce…

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Vasco vs. Nonciclopedia

Partiamo da lunedì 3 ottobre… Nonciclopedia chiude il proprio sito internet come forma di protesta per la denuncia di Vasco Rossi… Immediatamente la Rete, sospinta da una certa Comunità Online di vostra conoscenza insorge, sparando l’hastag #vascomerda in prima posizione mondiale… con sommo disappunto dei tifosi del Vasco da Gama ed esplosioni di equivoci linguistici…

Al che il vostro diletto Narratore dadaista, depone i  panni del Sabotatore e veste quelli più consoni del giurista e scrive una vibrata “Lettera Aperta pro Nonciclopedia ai Legali del Sig. Vasco Rossi“, che fa il giro della Rete (tipo 10.000 contatti unici al sito e server fumanti)…

Qualcosa si smuove e l’Artista ritira la denuncia, così procediamo a ringraziare doverosamente Vasco Rossi e il suo staff

Nonciclopedia riapre i battenti e vivono tutti felici e contenti…

OppureNO, perché Vasco Rossi nel fine settimana (sabato 8 e domenica 9) insorge nuovamente invocando punizioni esemplari contro gli Amministratori di Nonciclopedia…

Ho abbondantemente espresso le mie posizioni nei commenti (copiosissimi) della Lettera Aperta, posso solo dire che mi è dispiaciuta la malafede di alcuni giornalisti che hanno cercato di tratteggiare Nonciclopedia come una testata giornalistica online… Purtroppo in Italia la differenza tra un Redazione e un Wiki non è ancora molto chiara…

Comunque per ora pare che la situazione si sia acquietata nuovamente (forse perché i Social Media Expert hanno ripreso il controllo della fan page…).

Se Wikipedia imita Nonciclopedia

Dopo di che avviene un paradosso comunicativo di quelli che hanno del meraviglioso: Wikipedia fa la parodia di Nonciclopedia e nei giorni 4, 5 e 6 ottobre chiude il proprio sito per protesta contro il disegno di Legge sulle Intercettazioni…

Il 4, 5 e 6 ottobre 2011 gli utenti di Wikipedia in lingua italiana hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell’enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia.

Sono stati proposti degli emendamenti, ma la discussione di tali modifiche (inizialmente prevista per il 12 ottobre e poi rimandata) deve ancora essere effettuata. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l’approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia.

Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale.

[Tratto dalla homepage di Wikipedia]

Si saranno detti: se i maramaldi di Gilda35 hanno reso “Vasco vs Nonciclopedia” case history planetaria sulla cattiva gestione del brand management, cosa combineranno in nostro favore?

E dobbiamo ammettere che nelle nostre cellule operative le nostre dita pacioccone fremevano nella produzione di testi e script dai contenuti quantomai bellicosi…

E intanto la Rete montava, montava, montava…

Poi per fortuna il Governo ha fatto la parodia di Vasco Rossi e ha ritirato la parte più assurda del Disegno di Legge, quella in cui sostanzialmente a qualunque pagina internet veniva applicata la medesima disciplina delle testate online.

La norma era particolarmente assurda, odiosa e paradossale, ve la riporto in tutta la sua bellezza:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

[Tratto dal Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., lettera a) del comma 29, versione del 10/06/2010 A.D.]

In pratica qualunque “sito informatico” era equiparato a una Redazione Giornalistica online. Il Legislatore partiva dal presupposto che qualunque blog o profilo di Social Network (non sono forse siti informatici anche i nostri profili Facebook?) avesse alle proprie spalle una Redazione in grado di pubblicare rettifiche (o conferme documentate) a semplice richiesta dell’interessato.

Non so se la norma fosse volutamente provocatoria, o scritta da qualcuno che non ha alcuna cognizione di cosa sia un “sito informatico”.

Comunque pare sia stata emendata…

Leggi Forza Gnocca e bevi Vinswer!

Dopo di che accade che il nostro vulcanico Premier stanco dei Sabotatori dichiari il 06 ottobre 2011 di voler fondare un nuovo soggetto politico “Forza Gnocca”.

Immediatamente in Rete partono ondate di pernacchiette digitali e per alcune ore ci dimentichiamo soavemente della morte di Steve Jobs, della crisi economica, della paralisi governativa, delle guerre, delle inondazioni, delle cavallette…

Poi a notte fonda accade l’incredibile… mi scrive quella colonna della ricerca dadaista di Giuseppe Lanzi:

http://www.forzagnocca.it/ questi registrano il dominio… E Gilda che fa???

Vado sulla pagina di Forza Gnocca e trovo l’esatta riproposizione dell’intero sito di PdL.it riproposto pagina per pagina. Supero lo sconcerto iniziale poi inizio a commentare la cosa assieme a Giuseppe Lanzi e Max Vurro… Ascriviamo immediatamente la cosa a un lameraggio di quelli abbastanza inopportuni…

Erano poche ore che Wikipedia aveva riaperto e qualche buon tempone si faceva parte diligente per dimostrare agli elementi più retrivi della nostra classe politica, che è vero: il web è pieno di persone brutte, sporche e cattive… che se non gli mettiamo un freno questi qui renderanno le pacifiche fattorie di Farmville dei siti canaglia come 4chan

Amareggiati ce ne andiamo a dormire e il mattino dopo ci becchiamo un ulteriore colpo di scena. Scompaiono i volti ieratici di Aldfano e Cicchitto e appare questo strampalato Comunicato Stampa:

6 ottobre 2011, ore 5.49: Muore Steve Jobs 6 ottobre 2011, ore 13.06: Silvio Berlusconi (scherzando) afferma di voler fondare il partito “Forza Gnocca” Nel momento stesso in cui abbiamo sentito la notizia della battuta del Presidente del Consiglio non abbiamo avuto alcun dubbio su quello che sarebbe successo in Italia: notizie e dibattiti monopolizzati, tutto il comparto dei media a parlare quasi solo ed esclusivamente di ipotetici e fantomatici nomi di partito. Muore il più grande visionario della società moderna, colui che con il suo esempio ha spinto migliaia e migliaia di persone a seguire i propri sogni rischiando tutto, spinti solo dalla follia del proprio cuore e dal coraggio delle proprie idee. Ma in Italia si parla del partito della gnocca e non della eccezionale figura che ci ha lasciati, del mentore virtuale di migliaia di nuovi giovani imprenditori (tra i quali noi). Con questo scherzo volevamo solo attirare l’attenzione dei media, che spesso manca, sulla miriade di startupper italiani che con il loro entusiasmo, la loro passione, le loro idee e i loro sacrifici inseguono i sogni che hanno nel cuore. Spesso scontrandosi però con una realtà che forse non viaggia alla stessa velocità delle loro intuizioni. Anche Apple per Jobs era un sogno. Anche Facebook per Zuckerberg era un sogno. In Italia, però per seguire i propri sogni, per rendere reali le proprie idee, serve un entusiasmo fuori dal comune. Steve Jobs nel suo celebre discorso agli studenti di Stanford ha detto: “Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare.”. Noi abbiamo deciso di avere coraggio. Il nostro cuore e la nostra intuizione ci hanno portati a fondare una startup, Vinswer. Purtroppo, però Vinswer ha sede negli Stati Uniti. Perchè in Italia è molto più difficile, troppo più difficile. Michele e Stefano

[Tratto dal sito di Forza Gnocca ]

Sono l’unico ad avere la sensazione che  il sito http://www.forzagnocca.it si sia rivelato un mirabile esempio di guerrilla marketing funzionale alla start up Vinswer?

D’altronde gli stessi autori della “beffa” lo ammettono:

Non possiamo negare che c’è un bel ritorno d’immagine. La lettera che abbiamo pubblicato ha raggiunto le 90mila visualizzazioni. Vinswer, dall’ora di pranzo, ne ha registrate quasi 9mila in più del solito.

[Tratto da Ecco i creatori del sito-beffa: “Così è nato Forzagnocca.it” di Sky Tg24]

Capisco che per tre startuppari residenti negli USA, che ormai vivono le vicende italiane dall’oblò dei temi di tendenza di Twitter, la cosa possa essere sembrata molto simpatica.

Ma ritengo che lanciare una provocazione grossa come una casa, in un frangente tanto delicato, solo per fare 9.000 visualizzazioni è qualcosa di talmente patetico che sovrasta il limite del ridicolo per assurgere a quello del sublime…

Nichi Vendola e la morte di Steve Jobs

Quando mi sono imbattuto per le vie di Roma in un cartellone pubblicitario tipo questo, lì per lì ho pensato che fossi stato catapultato nel continuum del post di Stailuan: Steve Jobs – i saluti che non avremmo voluto vedere”

Poi ho capito che era vero.

Poi ci ho pensato su.

Dopotutto Nichi Vendola è un grande sostenitore del software libero che dialoga con personaggi del calibro di Richard Stallman (v. Software Libero).

Però Nichi Vendola è anche l’autore del Protocollo d’Intesa  tra Regione Puglia e Microsoft, che insomma non è proprio un covo di sostenitori dell’open source (v. Riguardo l’intesa con Microsoft).

Insomma Nichi Vendola è un uomo amante dell’azione e della contraddizione continua…

Una svolta in favore delle tecnologie più fighette e costose, con tanto di contraffazione del celebre logo Apple, ci stava tutta…

Peccato che in Rete hanno iniziato a divampare commenti estremamente negativi sfociati poi in un nuovo meme, i SeLcrologi, che hanno evidenziato il lato di lieve cattivo gusto dell’iniziativa.

Così Nichi Vendola è corso ai ripari e si è dissociato dai SeL di Roma al grido di: “Steve Jobs guru della sinistra? Un abbaglio”

Ma chiedere semplicemente scusa a nome del Partito per una caduta di tono?

Francamente la cosa mi è dispiaciuta, perché Nichi Vendola è stato uno di quei politici che ha dimostrato maggiore sensibilità verso i nuovi media. Questa volta mi ha dato l’impressione dell’ennesimo personaggio che approccia la “Cultura Digitale” convinto di parlare ad un’orda di fanboy dementi.

Open Politics con Massimo Melica

Poi, per fortuna, arriva Massimo Melica a risollevare le sorti di un dibattito sulla politica digitale appiattito su meme demenziali e atti di guerrilla marketing.

E’ da qualche mese che ho sviluppato un bel dialogo con Massimo, che ritengo senza tema di smentita essere uno dei massimi esperti di diritto applicato alle nuove tecnologie, sui temi a me cari di politica digitale, open governance e open data.

Pertanto ho accolto con entusiasmo la pubblicazione di “Open Politics con Massimo Melica“, con cui il nostro ha annunciato l’intenzione di aprire un dibattito pubblico sul tema, nell’immediato animando un gruppo su Facebook

Questi gli scopi dell’iniziativa:

Molti affermano che il tempo per i politici sia scaduto, che è in corso una rivoluzione culturale basata sulla presa di coscienza degli italiani che hanno capito che, con questo modo di gestire la cosa pubblica se non nell’immediato domani, comunque si rischia un “default” irreparabile.

Le tecnologie della comunicazione introducono forme di ascolto e dialogo, che ritengo debbano essere la base di un nuovo modo di governare: condiviso e partecipato.

Le migliori competenze spesso restano lontane dai luoghi istituzionali in cui vengono prese le decisioni che riguardano il Paese, questo genera il pericoloso fenomeno dell’antipolitica e dell’astensionismo.

Altre volte, chi è chiamato a governare dimentica l’inestimabile patrimonio culturale offerto dai Cittadini che vanno ascoltati e resi partecipi della vita politica.

Ritengo quello di Massimo un esperimento da approfondire e sarei lieto di sentire la voce di Voi Ricercatori su questi temi… A mio avviso c’è bisogno di un superamento dello schema in cui in un ventennio ci siamo mossi noi internauti della prima ora… Abbiamo vissuto per anni come cowboy all’insegna di uno strano anarco-individualismo, fondamentalmente lanciando strali contro la Politica e coloro che la apprezzavano… Il problema è che tra bufalo e locomotiva, ha vinto quest’ultima e i nostri spazi si sono ridotti di conseguenza.

E’ ora di seppellire brand obsoleti come Destra e Sinisitra, ideati ai tempi della Macchina a  Vapore, e chiederci: che fare?

Formattiamo il Parlamento di Merlinox

Dopodiché per non farci mancare nulla il grande Merlinox il  10 ottobre 2011 A.D. annuncia nella nostra neonata Cabina di Regia, che vuole avviare uno dei sotto-progetti  studiati durante la serrata di Wikipedia…

Così che fa il nostro baldo Sabotatore? Lista a lutto il proprio sito con questo messaggio:

Tutti a casa: formattiamo il Parlamento!

Questo sito e i suoi autori non vogliono rimanere ignavi al cospetto dell’inaccettabile situazione politica italiana. Per tali motivi ogni pagina di questo sito appare velata in segno di lutto: la morte della politica italiana. Che inizi a pagare chi finora ha sbagliato, non sempre e solo i cittadini.

Per aderire a questa iniziativa copia questo codice nel tuo sito, dove vuoi

<script src=”http://goo.gl/RhWxf”></script&gt;

[Tratto da Merlinox.com]

Lo ammetto se questo sito non girasse su quella roccaforte anti java script, che è WordPress.com, avreste trovato anche questo nonBLOG listato a lutto.

Tutta la verità su #eroafumare

#eroafumareDopodichè accade che il giorno 11  ottobre 2011 A.D. il Governo va sotto per un voto durante la votazione relativa al Bilancio 2010 e il Ministro della Repubblica Umberto Bossi si giustifica dicendo di essersi assentato un attimo per andare a fumare…

Ovviamente nella Cabina di Regia di questa Online Community non l’abbiamo presa benissimo…

Così il giorno 12 ottobre 2012 A.D. abbiamo pianificato una consueta scalata alla cima dei Temi di Tendenza con l’hastag #eroafumare… Un po’ di sano spam strutturato e destrutturante e la timeline è stata invasa di sfaccendati che mollavano tutto e tutti per andare a fumare…

Di seguito la brillante spiegazione di Merlinox:

#eroafumare è un simbolo, nato su Twitter, per non dimenticare che un ministro della repubblica italiana ha giustificato il suo non-voto con un sigaro: inaccettabile.

Inaccettabile come la situazione politica italiana che dondola tra caste e logge, escort e travestiti, cocaina e ignavia. Una non-politica che ha sostituito ai programmi di sviluppo i programmi distruttivi per la parte avversa.

Una situazione corrotta e schifosa, di un’Italia che sembra non essere in grado di cambiare pagina!

Tutto ebbe origine da un 124012960728354816 a seguito di una notizia vera tipo questa de Il Tempo!

[Tratto da #eroafumare di La Scheggia by Merlinox]

La cosa veramente divertente è che #eroafumare si è fumato (passatemi lo scontato gioco di parole) la totalità degli hastag elaborati dai Social Media Expert per lo IAB di Milano…

Della serie nessuno può competere con questa Online Community.

E arriva pure Gildissima!

Insomma quando stavo quasi per rasserenarmi arriva Domenico Elmook Polimeno, che mi sbatte sul muso questa sconcertante notizia:

Una gilda manda KO il fatto.
http://www.linkiesta.it/il-fatto-non-crede-alla-hacker-e-allora-lei-modifica-il-sito

[Tratto dalla Cellula Facebook di Gilda35]

Di seguito una breve sintesi della vicenda:

Gildissima, non si sa come, entra in possesso delle password del sito del quotidiano di Travaglio e Padellaro. Ma lei è in buona fede. Prova a informare la redazione, ma non viene ascoltata. E allora comincia a cambiare i titoli del sito per dimostrare che non si tratta di una mitomane. E alla fine le danno ascolto. Il direttore Gomez si scusa sul blog senza citare Gildissima, poi lo fa su Facebook. E il sito va in tilt fino all’alba.

[Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/il-fatto-non-crede-alla-hacker-e-allora-lei-modifica-il-sito#ixzz1aiGWT3Hr]

Così ho trascorso un’intera giornata a tranquillizzare parenti, amici e conoscenti: “No non siamo stati noi di Gilda35… no è una coincidenza… avrà scelto il nick Gildissima perché legge il nonBLOG… non ne ho idea… no il post su Zuckerberg e Travaglio non c’entra niente… no Sallusti può stare tranquillo… gli hacker non praticano la par condicio…  va bene ora chiedo alla crew… no, mi hanno risposto di °L°… ma guarda che col Fatto ci siamo chiariti… va bene allora tutti quelli che usano Gilda come nick per un hackeraggio per forza devono fare riferimento a me, ma che cavolo! … ma sarà una fan di Rita Hayworth! Che ne so!?”

Conclusioni

Vi prego oggi fate i bravi, questi dieci giorni mi hanno letteralmente ammazzato… ah già dimenticavo domani è il 15 ottobre…

Amy Winehouse e il libro Wikipediano dei Morti

Il nuovo logo di Wikipedia?

Esimi Ricercatori ed Estimatori, come certamente saprete, lo scorso sabato 23 luglio 2011 A.D. si è spenta all’età di 27 anni la cantante inglese Amy Winehouse.

Lo sapete certamente perché nel Tritacarne Digitale di Tecnonucleo questa notizia vi ha raggiunto sotto forma di lanci di agenzia via testate online, via tweets e temi di tendenza di Twitter, via post di Facebook e della sua variante listata a lutto Google+, via video postati su Youtube, via feed reader, via post di tutti i blog possibili e immaginabili, ecc…

Come ogni volta in cui muore una delle icone biologiche, che animano l’immaginario della Mente Alveare, la reazione è stata abnorme, massiva, totalizzante. Tutto il resto era scomparso dall’orizzonte degli eventi.

Una Star si era spenta.

A me dispiace sempre quando un essere umano muore. Dispiace ancor di più quando muore giovane. Dispiace tremendamente quando muore per una dipendenza.

Certo non mi aspetto un minuto di raccoglimento o la recita dell’Ufficio dei Defunti… Però sabato Wikipedia mi ha realmente sorpreso. Negativamente.
Quando è stata diffusa la notizia era uno di quei rari momenti di relax in cui “leggo il giornale”… ossia surfo tra i vari siti di notizie… quindi sono praticamente inciampato nella notizia, quando ancora non si era propagata. Anzi la notizia doveva essere ancora confermata.

Poiché apprezzavo molto Amy Winehouse (il soul è una delle mie grandi passioni), decidevo di andarmi a leggere la pagina di Wikipedia dedicatale.
Restavo basito.

La pagina italiana già riportava la data della morte.

Stupito controllavo sulle pagine nelle altre lingue.

In ogni lingua, dialetto, lingua morta era riportata la data della morte.

Amy Winehouse era morta da pochi minuti e la data della sua morte era riportata ovunque.

Facevo notare in rete la cosa e Orlando Merone (sempre ottimo), mi segnalava qualcosa di ancor più grottesco: Amy Winehouse era stata inserita nel Club 27 non canonico (v. Club 27 di Wikipedia). Il Club 27 raccoglie le rockstar morte prima dei 27 anni. È una sorta di consacrazione post mortem come artista maledetto.

Ne ho parlato anche con alcuni Ricercatori, che armeggiano con Wikipedia, che ascrivono il fatto alla scarsa presenza di Moderatori.

Personalmente mi sembra una cosa davvero di pessimo gusto…

Professionalmente ritengo che prima di riportare un’informazione su un’enciclopedia bisognerebbe attendere che il cadavere sia freddo, altrimenti si rischia di peccare attualismo…

Su un altro versante invece mi vengono due suggestioni…

La prima quella di centinaia di “api operaie” che trascorrono la vita a setacciare la Rete e alla rapidità di un socialBOT a inserire l’informazione su Wikipedia, solo per postare un minuto dopo in qualche forum: “Hey Mama sono arrivato uno!”

La seconda quella che Wikipedia sia una sorta di Death Note… Un manga giapponese in cui esisteva un quadernetto maledetto, in cui se ci si scriveva il nome di qualcuno quello dopo pochi istanti moriva.. Wikipedia come setta occulta che trascrive PRIMA il giorno in cui le Star moriranno…

E ora mi riascolto “Live in Paradiso” di Amy Winehouse…

La settimana dadaistica di Twitter (21/05/2011 A.D.)

La Biblioteca di Babele 2.0

“The future is not google-able.”

[William Gibson intervento presso “A Clean Well-Lighted Place for Books”, San Francisco, California, U.S.A.,5 febbraio 2004]

 

Otto!

Se cercate 8 su Google o Wikipedia verrete a conoscenza di tante meravigliose proprietà relative a questo simpatico numeretto. Infatti 8 è uno di quei numeri importanti: è un numero composto, è il cubo di 2, è il sesto numero della successione di Fibonacci (per la gioia di Illuminati, Rosacroce, Complottisti e Dan Brown), è un numero ottagonale (chi l’avrebbe mai detto!), è un numero di Friedman, per i Cinesi è il numero fortunato per eccellenza, è il “numero magico” della fisica nucleare, è il numero dell’equilibrio cosmico, è il numero della trasfigurazione cristiana, è il numero dell’ossigeno, nell’I-Ching rappresenta le 8 forze risultanti dall’interazione di Yin e Yang, i Grandi della Terra sono 8 (G8), è uno dei Numerotti di Playohouse Disney, 8 è il passerotto dei Latte e i suoi Derivati, e poi si sa vincere al superenal-8 può cambiare la vita… Insomma il numero 8 è un numero di quelli che riveste un’importanza capitale sotto qualunque punto di vista lo si affronti.

Però essendo per la contraddizione continua il numero 8, tendo a immaginarmelo coricato che dorme, pressappoco così: .

Me lo immagino felice che sogna spazio e tempo infinito, senza stressarsi con Fibonacci e soci.

In verticale il numero otto non ha mai suscitato molto il mio interesse, mentre coricato mi suscita infinite suggestioni. Quando penso a quel meraviglioso e sognante Nastro di Möbius, il mio cervello steampunk e un po’ DaDa subito mi rievoca quella meravigliosa allegoria che compose Jorge Louis Borges nel 1941 con “La Biblioteca di Babele”… Un’allegoria terribile, che ho rivissuto giocando con Twitter insieme ai folli Sabotatori Dadaisti di #Gilda35. Una terribile profezia su ciò che potrebbe divenire la produzione dei testi in un futuro neppure troppo lontano. Un’ipoteca sui testi che lasceremo alle future generazioni…

La Biblioteca di Babele” di Jorges Louis Borges

Borges disegnò un universo costituto da una “Biblioteca illimitata e periodica” strutturata come un immenso frattale composto da moduli esagonali tra loro identici. Ogni esagono contiene 5 scaffali contenenti ciascuno 2 libri, ciascun libro è di 410 pagine, ciascuna pagina è di 40 righe, ciascuna riga è di 40 caratteri. Il numero dei simboli ortografici è 25 (22 lettere, spazio, punto e virgola). I libri contengono ogni possibile combinazione dei venticinque caratteri, generando ogni possibile testo (per la maggior parte ovviamente non sense, ma in alcuni casi sporadici generando anche frasi, pagine o testi interamente intellegibili).

In un forum su internet (http://www.sonicbands.it/libri/11291-re-la-biblioteca-di-babele-testo-completo.html) un matematico ha calcolato che il numero dei testi della Biblioteca di Babele, generato secondo il meccanismo testé illustrato sarebbe pari a 25 elevato alla 656.000, ossia un numero con 917.049 cifre. Ma poiché la Biblioteca è “periodica” i testi si ripetono in modo apparentemente casuale andando ben oltre lo spaventevole numero da quasi un milione di cifre.

Nulla si sa sul Creatore della Biblioteca, né sugli autori dei testi, né sul fine ultimo di questo universo.

Il racconto descrive anche la vita miserabile dei Bibliotecari, che si aggirano preda di disperazione, fanatismo e frustrazione cercando tra gli innumerevoli testi privi di senso il “Libro”, un testo che dia una svolta alla loro esistenza. Il racconto si conclude con l’immagine spaventosa della Biblioteca che continuerà ad esistere eterna e immutabile, dopo la fine del genere umano.

Un curioso incidente accaduto durante i sabotaggi di #Gilda35 ha riportato alla mia mente questa mostruosa biblioteca, cui diventano ogni giorno più simile le Nuvole Computazionali…

Lo strano caso del tweet scomparso

#Gilda35: progetto collettivo sviluppato su Twitter, che promuove una riflessione critica sull’antropologia post-umana introdotta dalle nuove tecnologie. Spesso il progetto effettua delle performance dadaiste chiamate “sabotaggi carini e coccolosi”. Per maggiori informazioni: http://gilda35.com/ e http://jovanz74.splinder.com/

Tutto è nato, quando, per festeggiare la nascita del “Nuovo Twitter” (una versione più multimediale del noto Social Network), elaborammo uno dei “Sabotaggi” di Gilda35 ai danni del povero Algoritmo dei TopTweet di Twitter (v. “#Gilda35” su Brand Care Magazine n. 7). Uno dei Ricercatori del Progetto propagò in Rete un irriverente messaggio nonsense: “domani, 16 settembre Santa Innocenza vergine e martire, nasce il nuovo Twitter”. Il messaggio ricevette circa 75 retweet in una manciata di minuti, tuttavia l’Algoritmo dei Toptweet non lo fece salire in homepage.

Pareva che nel frattempo Twitter avesse aggiornato il proprio Algoritmo in modo da fornire un ranking più basso ai retweet di utenti che si seguivano a vicenda, sfavorendo sia gruppi come

Bimbominkia: giovane utente di Social Network, sprovvisto della minima netiquette e spesso molesto (gergo degli internauti italiani).

#Gilda35, sia agenzie di marketing virale, sia agguerriti gruppi di “bimbiminkia”, che approfittavano della tendenza al retwit compulsivo dei BOT delle Major dell’intrattenimento.

Ovviamente polemizzammo in modo giocoso con Twitter, inscenando una farsa sulla “censura” che avevamo subito. Ciò sebbene in segreto apprezzassi la virata del nuovo Algoritmo dei Top Tweet verso un marketing più esplicito e sotto il profilo contenutistico decisamente più valido della precedente versione pseudogiovanilistica (ora Top Tweet era saldamente presidiato da account ufficiali di grosse realtà produttive, topblogger, giornalisti, ma anche qualche comune utente con una bella trovata virale e qualche fesseria ogni tanto).

Qualche giorno dopo il “sabotaggio coccoloso” venni però contattato dall’autore (Proponente nel nostro gergo) del tweet “censurato”. Il Proponente si lamentò di un fatto per lui sconcertante: il messaggio di sabotaggio non solo non era salito tra i TopTweet, ma era stato anche cancellato dal registro dello “storico” dei propri messaggi. Tra tutti solo quel tweet era stato cancellato dalla cronistoria dei pensieri del Proponente. Era come se non fosse mai stato emesso e di conseguenza come se noi non l’avessimo mai retwittato e fatto nostro.

Vi risparmio la narrazione della serie di dadaistiche provocazioni che inscenammo: accorate lettere aperte (http://jovanz74.splinder.com/post/23353109/lettera-aperta-di-gilda35-a-twitterit-libera-luccellino-azzurro), sottoscrizioni via retweet, sitin virtuali contro @toptweets_it… Ovviamente il DADA che è in noi si scatenò furibondo e trasformammo la vicenda in una assurda farsa per dileggiare i continui appelli contro la censura, che circolavano in quei giorni su Twitter (“no al bavaglio” su tutti).

Dal Libro alla Nuvola

Fail Whale: I server di Twitter talvolta vanno in “sofferenza” quando il volume dei tweet mondiali per massa e frequenza è eccessivamente elevato. Ciò comporta blocchi temporanei, improvvise sparizioni di followers/following, cancellazione di tweet vecchi.

Questa surreale vicenda, comunque ascrivibile ad un banale “fail whale”, mi ha suscitato alcune riflessioni in merito a come le nuove tecnologie stanno cambiando il nostro rapporto con la produzione, la conservazione e la lettura dei testi.

Una frase che piace spesso ai tecnologi è: “Il giornale dopo tre giorni è buono per incartare il pesce, mentre un testo su internet è permanente”.

Onestamente non mi sembra una frase così vera. Anzi ad essere veramente onesti direi che “Il giornale dopo tre giorni è buono per incartare il pesce, ma magari anche finire in un’emeroteca e fornire ai posteri una testimonianza documentale su un periodo storico, un testo su internet è assolutamente impermanente, soggetto a cancellazione, riediting, confutazione, interpolazione, manipolazione, adulterazione.”

“In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse hardware (storage, CPU) o software distribuite in remoto” (Wikipedia). In pratica tutto quello che fate tramite posta elettronica, social network, Google, ecc… avviene tramite l’utilizzo delle nuvole computazionali.

Questo per la semplice ragione che un testo pubblicato su internet non viene ancorato a un supporto fisico “statico”, come ad esempio un foglio di carta, un papiro, una tavola assirobabilonese. E neppure su un supporto “dinamico”, ma in possesso dell’autore, come un hard disk. Un testo su internet finisce dritto in una bella Computing Cloud (Nuvola Computazionale), mirabile definizione che sta a indicare in ultima analisi che il testo per finire su internet il più delle volte (direi pure la quasi totalità delle volte per i comuni utenti), deve essere trascritto e registrato su server di proprietà di un soggetto diverso dall’autore.

Sto rincorrendo le suggestioni sul numero otto coricato che dorme, così non mi avventuro in un’approfondita disamina sugli aspetti giuridici del rapporto testé descritto… Però due paroline le spendo lo stesso. Quando accettiamo i c.d. “Termini di Utilizzo” dell’erogatore dei servizi di Computing Cloud sottoscriviamo un contratto nel 99% dei casi molto sbilanciato in favore dell’erogatore del servizio, piuttosto che verso l’autore dei testi. La quasi totalità dei fornitori di Social Network, siti internet, Blog, servizi di posta elettronica, archiviazione remota di documenti, ecc… hanno nei propri “Termini di Utilizzo”, anche quando il servizio offerto è a carattere oneroso, una serie di clausole che consentono di sospendere in ogni momento il servizio a loro insindacabile giudizio. Peraltro a ben leggere i “Termini di Utilizzo” di molti fornitori di servizi connessi al Computing Cloud la proprietà di testi e documenti in molti casi non è dell’autore, ma dell’erogatore del servizio, che pertanto può cancellarli a proprio piacimento per tutelare i propri interessi.

Un esempio lampante di quanto sopra è stato il caso Amazon/Wikileaks. Com’è noto Amazon ospitava il sito di Wikileks sui propri server, tuttavia, in assenza di qualsivoglia denuncia da parte delle pubbliche autorità, ha potuto sospendere il servizio sulla base della violazione dei termini di utilizzo inerenti il c.d. “uso improprio” del servizio di web-hosting. Il resto è cronaca.

Jaron Lanier: (New York, 3 maggio 1960) è uno sviluppatore, artista e compositore statunitense. E’ considerato il padre della Realtà Virtuale. Autore tra l’altro del libro “Tu non sei un Gadget”, una riflessione critica sull’evoluzione del web 2.0.

Insomma a fronte dello strapotere di quelli che Jaron Lanier con una felice espressione chiama i “Signori delle Cloud”, gli autori dei testi, delle foto, dei video, dei materiali immessi nelle Computing Cloud ne escono sempre più depotenziati e sminuiti.

CR48

Nei giorni scorsi Google ha presentato un nuovo tipo di portatile il CR48. In pratica questo gioiellino della tecnologia delle Computing Cloud non sfrutta altro software che un internet browser. Il CR48 sfrutta le Nuvole Computazionali per la totalità delle funzioni di un PC tradizionale: storage/archiviazione file, posta elettronica, pacchetto Office, visualizzare foto, film ecc… Il CR48 ha ovviamente il 3G incorporato perché necessita come l’aria di una connessione a internet potente e stabile.

Il CR48 costituisce il primo passo per trasferire nelle Computing Cloud la totalità delle informazioni che produciamo. Perché il cloud computing è performante, gratuito (o a prezzi contenutissimi), affidabile, costantemente aggiornato… Immaginate un futuro in cui tutti siamo passati ai nipotini del CR48. Immaginate un futuro in cui abbiamo completamente dematerializzato l’informazione, in cui è tutta insediata in server completamente sottratti ad ogni nostro potere di verifica e controllo.

Mash-up

A questo va associata la tendenza sempre più insistita a trasferire nelle Nuvole Computazionali la totalità dello scibile umano. Esperienze come il Progetto Gutenberg, Google Libri e l’espansione del mercato degli ebooks tendono ad una “dematerializzazione” dei testi scritti con una sempre più forte eliminazione di quel “limite fisico” costituito dai libri di analogica memoria. Se a ciò si collega il ricorso sempre più insistito nel web 2.0 al c.d. “mash-up”, ossia alla produzione di testi che in ultima analisi non sono che il “collage” di altri testi reperiti in rete, spesso a loro volta frutto di mash-up, il quadro diviene ancora più fosco.

Nel web 2.0 tutti sono scrittori, tutti sono autori, tutti sono SEO, tutti sono esperti di marketing. Il Cloud Computing ha aperto la possibilità a tutti di esprimersi con uno sforzo minimo. Si è passati dai siti personali del web anni ’90, che erano espressione di una vivace creatività, ai blog dei primi anni 2000, agli attuali microblog frutto del mash-up più furibondo e spesso insensato.

Ne sono stato testimone involontario io stesso: “Il Ragazzo che Giocava con gli UFO” (http://gilda35.com/2010/11/05/il-ragazzo-che-giocava-con-gli-ufo/) un mio post sul caso Gary McKinnon ebbe un inspiegabile successo in Gran Bretagna, nel periodo in cui alcuni attivisti si battevano per impedire l’estradizione a Guantanamo di questo hacker affetto da disabilità mentale. Il testo venne fatto proprio da parecchie centinaia di persone in Gran Bretagna che riproposero sui propri blog personali il mio testo in italiano. Produssi anche una versione del post in lingua inglese, ma non ebbe il successo della versione in italiano, che era del tutto incomprensibile per la quasi totalità dei blogger che l’avevano riproposta.

Come diciamo noi di #Gilda35: “Viva le polpette!”

Non mi voglio avventurare sul tema Wikipedia, dove siamo davvero dalle parti della Biblioteca di Babele più pura. Mi limito a riproporre un’illuminante intuizione di Lanier:

“Wikipedia è una aberrazione fondata sulla leggenda che il sapere collettivo sia inevitabilmente superiore alla conoscenza del singolo esperto e che la quantità di informazioni, superata una certa soglia, sia destinata a trasformarsi automaticamente in qualità” Jaron Lanier,You Are Not a Gadget: a Manifesto, 2010

Eppure Wikipedia, uno strumento basato sul folle assunto che a botte di riediting si giungerà alla “Verità”, ha sostituito presso la totalità degli utenti di internet le enciclopedie tradizionali. Se dietro l’informazione, che stiamo cercando, ci sia un serio Istituto Enciclopedico composto da esperti di ogni disciplina, o un simpatico “dilettante” (come il sottoscritto), che nel tempo libero mette a fattor comune le proprie competenze, per noi ormai non fa alcuna differenza.

L’importante è che la Nuvola Computazione ci spari l’informazione che cerchiamo in modo efficiente.

La Fine dei Tempi

In effetti quello che vedo circolare nel web 2.0 odierno mi sembra un embrione della Biblioteca di Babele di Borges. Come le “stanze esagonali” della Biblioteca di Babele quella che una volta era una “Web/Rete” sta divenendo una “Grid” in cui tutto è connesso. Ogni singolo smartphone, PC, laptop, console è connesso alla Cloud fornendo e restituendo informazioni di continuo. La struttura è modulare come nella Biblioteca di Babele, che nel racconto si sviluppa come un infinito frattale di moduli tutti identici a sé stessi. E la Cloud/Biblioteca si espande di continuo con server capaci di generare ogni giorno maggiore memoria fisica, come un universo in continua espansione: dal byte, al kylobyte, al megabyte, al gigabyte, al terabyte…

E come nella Biblioteca di Babele i testi ogni giorno di più paiono autogenerati da qualche misteriosa Entità (la Mente Alveare di Lanier, o come lo chiamiamo noi di #Gilda35 Tecnonucleo, riprendendo una felice definizione di Hyperion di Dan Simmons). Il ruolo dell’autore è depotenziato, si è smarrito nel passaggio dal Libro alla Nuvola.

Mi chiedo dopo 50 anni di mash-up, di riediting, di interpolazioni, di “quote”, di cancellazioni, cosa circolerà nell’infinita Infosfera generata dal Computing Cloud. L’immagine che ho in mente è quella di un immenso, infinito ipertesto, privo di autore, generato quasi casualmente.

E non mi avventuro a ragionare su cosa potrebbe accadere tra cento anni, in una società che ha completato il processo di dematerializzazione del sapere, laddove si arrivi ad una svolta totalitaria o oscurantista.

Oggi i Signori delle Cloud guardano alla quotazione in borsa…

Domani chi sarà proprietario della Cloud potrà riscrivere il passato. Tutto il passato. E come diceva Orwell: “Chi controlla il presente, controlla il passato. Chi controlla il passato controlla il futuro.”

Oppure no.