Come inguaiammo il Nobel a Internet

Originariamente apparso su Gilda35.com

“Quando la U.S. Air Force cercò un nome per la bomba atomica di Bikini, scelse opportunamente ‘Gilda’. L’analogia tra una bomba atomica e una femmina pericolosa in questo modo era chiaramente evocata dalla Air Force” (Emanuel Levy, critico cinematografico)

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Esimi Ricercatori è strano concludere una delle nostre coccolose saghe a due anni di distanza dal suo svolgimento. Tuttavia presi dalle contingenze della Guerra dei Sogni omettemmo di chiudere il nostro ciclo dedicato al Nobel della Pace ad Internet.

Qualche giorno addietro tuttavia il buon Luca Alagna, ha rievocato in una conversazione via Facebook la nostra epica lotta digitale ed ideologica contro la concessione ad Internet del Nobel della Pace 2010.

Così sono andato a scartabellare nella memoria storica di questo prestigioso nonBLOG rendendomi conto che non solo non avevamo concluso la cosiddetta Trilogia della Pace, ma neppure avevamo fornito una visione organica della Campagna contro Internet 4 Peace.

Così ci sembra d’uopo rievocare l’intera vicenda a beneficio dei Ricercatori vecchi e nuovi, aggiungendo qualche gustoso retroscena…

I Maoisti Digitali di Internet 4 Peace

Era l’estate del 2010, questo Progetto muoveva i suoi primi passi, massacrando i Toptweet.

Settimanalmente i primi Sabotatori di Gilda35, un gruppo di trentacinque mattacchioni, si radunavano e alteravano i risultati dei tweet più interessanti che un curioso algoritmo sparava nelle homepage di Twitter…

Add-on Apokalypse Now

Altro che Pace, Gilda35 era nel pieno delle ostilità!

Ma mentre noi ci trastullavamo felici con BOT, fake follower e algoritmi (all’epoca nerdate per pochi eletti, oggi materia di convegni) i funesti Maoisti Digitali arrivarono ad ammorbare le nostre vite con quella corbelleria di Internet 4 Peace.

Immaginate cosa accadde nel 2010 quando Wired lanciò una folle campagna per far assegnare a internet il Premio Nobel per la Pace. Badate bene non ai padri di internet (dopotutto è un’invenzione nata a scopi bellici), ma allo strumento tecnico.

Lì per lì essendo Condé Nast, l’editore di Wired, la multinazionale dell’editoria più pazzescamente markettara del pianeta (Vogue, Vanity Fair, ecc…) lasciai cadere la cosa come l’ennesima provocazione di buontemponi della programmazione neurolinguistica che volevano sedimentare nel Sogno Collettivo un collegamento positivo tra valori come pace, fratellanza, amicizia a internet e di conseguenza all’Oligopolio Digitale che ne detiene i diritti di sfruttamento.

Ma scampare a Internet 4 Peace non era possibile: ogni santo giorno un Maoista Digitale sventolandoci sotto il naso gli hashtag #wired e #i4p ci intimava di organizzare un sabotaggio, per rendere virale l’iniziativa.

Non sapevo se ridere o piangere: nel Maoista Digitale si era talmente sedimentata questa folle marketta che venivano a chiedere a un gruppetto di trentacinque disgraziati di promuovere un progetto che dietro aveva Condé Nast, Olgivy e la totalità dell’Oligopolio Digitale.

Non bastasse ciò negli stessi giorni gironzolava in rete lo sconcertante video “Gaia – The future of politics” di Casaleggio Associati, che non sapevo se ascrivere a Maoismo Digitale, provocazione dadaista, o delirio orwelliano… Miliardi di morti per trovarci anestetizzati e felici in una società completamente sdradicata di valori governata da un pronipote di Google Plus.

Aridatece er Socing!

Ormai mi conoscete: potrete ben capire come vivevo l’intera vicenda.

Ero pazzescamente “carino e coccoloso”.

All’ennesima potenza.

Pronto ad esplodere.

La Profezia di Luca Alagna

I nostri Sabotaggi Coccolosi all’epoca erano all’insegna della follia più totale, privi del benché minimo tentativo di ricavare un senso…

Luca Alagna, che all’epoca era uno dei rarissimi giornalisti che conosceva a fondo Twitter, ci propose di effettuare un Sabotaggio per far salire una richiesta di concessione del Nobel a Liu Xiaobo tra i toptweet della homepage di Twitter.

La proposta ci lasciò estasiati: di Liu Xiaobo in Italia non aveva parlato nessuno. La totalità dei mezzi di informazione era persa dietro quel delirio di cultura tossica di Internet 4 Peace: un non-luogo della mente in cui confluivano stilisti, banda larga, oncologi, Facebook, pace, cure per il cancro, Google, libertà di espressione, ecologia, solidarietà, bit, ecc… Il povero dissidente cinese era completamente misconosciuto.

Così organizzammo un sabotaggio in grande stile, che ovviamente in ossequio alle policy ombra di Twitter venne bloccato… tuttavia come già accaduto durante l’Add On Apokalypse Now, il nostro Sabotaggio causò una sorta di misterioso collasso nervoso a Twitter (hackeraggio? commozione cerebrale di una mente alveare? chi può dirlo…).

 

Ma la cosa veramente più sorprendente accadde dopo: i Maoisti Digitali ci rimproverarono. Col nostro sabotaggio avevamo osato distogliere per cinque minuti l’attenzione del “Popolo di Internet” dalla campagna bella, buona e giusta che cercavano di promuovere quei poveretti di Condé Nast, Olgivy, Ninjamarketing, il 90% della blogosfera italiana, Wired, la Banda dei Quattro di Internet, la totalità dei provider di servizi telefonia e dati… tutto per uno scemo di cinese che non conosceva nessuno.

Eravamo proprio delle persone male.

Ma visto che il buon Luca Alagna è un tipo alquanto tenace non si perdeva d’animo e produceva uno splendido articolo in cui spiegava per filo e per segno l’assurdità della concessione del nobel ad internet:

Immaginate il livello di carica nucleare raggiunto in quei momenti dal sottoscritto…

V for vendetta

Il giorno dopo lo storico post di Luca accadde l’incredibile: il Nobel per la Pace venne assegnato proprio a Liu Xiaobo.

Immediatamente Wired, che con la sua asfissiante campagna virale, aveva completamente occultato la candidatura di Liu Xiaobo, saltò sul carro del tema di tendenza con un una mirabolante (e grottesca) giravolta logica:

  • titolo che lasciava intendere rivelazioni sconvolgenti;
  • primi due paragrafi (l’internettaro medio non va oltre) dal seguente spocchioso tenore: “ La volete sapere la verità? Siete sicuri di essere pronti a conoscere quello che si nasconde dietro la candidatura di Internet a Nobel per la Pace ? Ora possiamo rivelarvelo, dato che l’ambito riconoscimento non è stato assegnato a Internet bensì a Liu Xiaobo oppositore al governo cinese. Ebbene, in questo post, in esclusiva per Ninja Marketing (si dice così, no?), la verità sulla più grande campagna – di marketing – mai realizzata negli ultimi anni. Ebbene sì, cari lettori, avete capito bene: campagna di marketing. E qui scatta l’appluso.

Anche il momento era perfetto:

  • era un noioso venerdì pomeriggio;
  • venni in possesso del link mentre ero in fila dal medico;
  • purtroppo c’era un’epidemia di influenza.

Ebbi tutto il tempo del mondo.

Così iniziai ad praticare una vecchia tecnica di flooding contro il tread #I4P: sommersi tutti i messaggi presenti con assurde filippiche contenenti il link all’articolo dei Ninja. Cose del tipo: “#I4P Avete giocato con i sogni di una generazione solo per vendere il vostro squallido giornaletto! Era tutto marketing [LINK]“, oppure “#I4P era solo marketing sono distrutto [LINK]“, ma anche “#I4P adesso ho capito perché ci chiedevate la mail per aderire alla campagna era raccolta dati di marketing [LINK]

E’ incredibile la quantità di cose che si possono fare con uno smartphone e tanto tempo da perdere: inondai letteralmente la rete di spam strutturato contenente ivettiva+#I4P+marketing+LINK. Fino a uccidere definitivamente il tread #I4P.

Scoppiò letteralmente il finimondo. Non erano tempi di Mud Wrestling tra influencer come oggi, anzi la percezione che sotto l’insegna Internet 4 Peace ci sarebbe stato pane per markettari per i prossimi quindicimila anni aveva inondato la Rete di caramellosa bontà.

L’unico blogger che si erse a lanciare una vibrata invettiva fu il buon Max Kava con questo storico post:

Wired perde il Nobel per la pace ma vince quello del marketing

 

Alla fine devo ammettere che fui salvato dal linciaggio mediatico dal buon Riccardo Luna, che di lunedì mattina prese carta e penna e placò un flame che aveva raggiunto dimensioni assolutamente epiche (con mio sommo divertimento invero).

Internet for Peace non è stata una campagna di marketing – WeWired – Wired.it

Il Testamento di Nobel 3.0

Così veniamo alle conclusioni, peraltro molto di attualità visto che il Nobel per la Pace quest’anno è stato assegnato a quella “Burocrazia-che-giustifica-sé-stessa” altrimenti nota come Unione Europea.

Nella Guerra dei Sogni il Nobel per la Pace è una sorta di Premio Oscar al miglior spettacolo di Cultura Tossica messo in campo in ambito politico.

Nobel preventivi assegnati a Presidenti che hanno condotto e conducono guerre estremamente sanguinose. Guerre condotte magari legittimamente, per carità, ma che non si possono proprio ascrivere ad azioni di pace e fratellanza tra i popoli.

Nobel assegnati ad organizzazioni sovranazionali, per aver portato la pace tra i propri Stati membri, senza considerare che questi stessi Stati membri sono quotidianamente coinvolti in guerre verso l’esterno.

Perché la Pace è Guerra.

Pertanto la proponibilità di una Meta-Marketta definitiva come Internet 4 Peace era semplicemente la naturale estremizzazione di un concetto di Maoismo Digitale: premiamo tutti, perché tutti usiamo i prodotti dell’Oligopolio Digitale, che è buono, bravo e bello… e vuole la Pace. Sì perché in effetti l’Oligopolio Digitale nei teatri di conflitto non fa gli stessi profitti dei territori pacificati… Portare la banda larga sotto i bombardamenti è complesso…

In questa dimensione di assoluta mistificazione la Rete diventa la Macchina Salvifica, ne vanno abilmente occultati i lati oscuri, le defaillance, gli orrori

La Rete diventa un gigantesco momento di deresponsabilizzazione collettiva, in cui giocare a fare gli attivisti lanciando like come fossero molotov, in cui mobilitarsi per il gusto della mobilitazione senza neppure aver capito per cosa ci si sta effettivamente mobilitando.

In una logica siffatta conta solo “posizionare bene” nelle menti la parola “INTERNET” e tutto il corollario di prodotti dell’Oligopolio Digitale ad essa associati.

Ma come diceva Guy Debord “nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso“…

Così la Guerra è Pace… E possiamo assegnare in santa pace ricchi premi e cotillon a Macchine e Burocrazie.

 

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Il nuovo Twitter e il #foreveralone natalizio

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Esimi nonché egregi Ricercatori, come sapete Natale è uno di quei drammatici periodi dell’anno, in cui la solitudine si fa sentire più forte… Per molti è il giorno in cui si pensa agli amici lontani, agli amori perduti, alle persone care che ci hanno lasciato…

Non dovrebbe pertanto sorprenderci che in una giornata che molti vivono così mestamente un hashtag come #foerveralone (per sempre solo/a) sia diventato tema di tendenza mondiale e abbia campeggiato nella sezione storie della pagine “Scopri/Discover” del nuovo Twitter.

OppureNO.

Discover

Discover”  come ben raccontato da Wired è una nuova funzionalità di Twitter che in sintesi offre:

Uno sguardo sul mondo. Cliccando sull’icona del cancelletto è possibile accedere all’opzione “scopri” : una serie di informazioni raccolte da Twitter per “riflettere i nostri interessi, in base a dove ci troviamo, le persone che seguiamo e quello che sta succedendo nel mondo”. Ecco quindi i suggerimenti degli account da seguire raggruppati in categorie (musica, sport e intrattenimento) o le storie da “scoprire”. Nella sezione # è possibile sapere che cosa stanno facendo gli utenti, chi stanno seguendo e quali sono i loro tweet preferiti. Non molto diverso da quello che fa Facebook quando ci aggiorna sulle nuove amicizie dei nostri contatti e sui link condivisi.

[Tratto da “Il Nuovo Twitter” di Wired]

Finora nella sezione “Storie” erano sempre stati segnalati hashtag, che si sviluppavano attorno ad un link legato ad una testata online. Molti Ricercatori si chiedevano se fosse una sorta di embrione di funzionalità alla Google News, con selezione delle notizie da una determinata lista di siti di informazione.

Invece la “Storia” da cui si sviluppava l’hastag del #foreveralone non faceva riferimento ad alcuna testata online, o notizia…

Il Tweet da cui è partito tutto

Il tweet che ha scatenato i mesti messaggi di centinaia di uomini soli, di ragazze sedotte e abbandonate, di separati, divorziati, dimenticati, di innamorati non corrisposti… campeggiava fiero nella mattina di Natale sulla pagina Storie di Discover…

Devo dire che appena l’ho visto sono scoppiato in un ghigno da vecchio troll in prepensionamento, ma non roviniamo la sorpresa…

Questo era il messaggio da cui era scaturito il lacrimevole profluvio natalizio:

Con una tipica logica internettara vecchio stile venivano esaminate in modo naif alcune possibili combinazioni di relazioni umane, di cui 3 disfunzionali ed una funzionale (i nerd amano applicare l’ingegneria a qualunque cosa):

  • Rapporto Disfunzionale 1: “Ragazzo Gentile” innamorato non ricambiato di “Ragazza Dolce”, che è innamorata non ricambiata di uno “Stronzo”.
  • Rapporto Disfunzionale 2: “Ragazzo Gentile” innamorato non ricambiato di “Ragazza Dolce”, che è innamorata non ricambiata di uno “Stronzo”, che a sua volta è innamorato non ricambiato di una “Puttana”.
  •  Rapporto Disfunzionale 3: “Ragazzo Gentile” innamorato non ricambiato di “Ragazza Dolce”, che è innamorata non ricambiata di uno “Stronzo”, che a sua volta è innamorato non ricambiato di una “Puttana”, che pure lei è innamorata non ricambiata di un “Ricco”.
  • Rapporto Funzionale: “Ragazzo Gentile” con l’espressione da foreveralone (per sempre solo), “Ragazza Dolce” e “Stronzo” innamorati, “Puttana” e “Ricco” innamorati.

Le migliaia di persone che hanno utilizzato l’hashtag nella giornata, se avessero avuto qualche conoscenza di Cultura Digitale in più, si sarebbero rese conto di trovarsi di fronte a quel simpatico esperimento sociologico comunemente noto col nome di “trolling“.

Infatti il tweet in questione non era che un meme del foreveralone!

Il Meme Foreveralone

Foreveralone meme

Il Meme del Foreveralone è uno dei grandi classici delle  Comunità Online dedite alle tecniche di trolling più eleganti e divertenti.

E’ un grazioso esempio contemporaneo di quello che chiamiamo cyber dadaismo.

La storia di questo meme (fonte l’autorevole Know Your Meme) è alquanto incerta. Si sa solo che nacque nell’aprile 2010 praticamente in simultanea in molti centri di produzione di meme (4chan, Tumblr, ecc…).

E’ un classico “rage comic“, ossia un fumetto estremamente stilizzato e naif che ritrae un’espressione di rabbia, nel caso di specie il disappunto per essere soli al mondo, senza nessuno che ricambi il proprio amore.

Forse molti di voi non lo sanno, ma in un’occasione il Foreveralone meme causò un gigantesco flashmob involontario ai danni di centinaia di poveri uomini soli alla ricerca disperata di un’anima gemella, che li alleviasse dalle proprie sofferenze amorose…

La locandina del flashmob Foreveralone

Il 13 maggio 2011 alcune Community di troll idearono un articolato scherzone utilizzando fake di bellissime ragazze e invitando centinaia di ragazzi soli lo stesso giorno alla stessa ora a Times Square (New York)… Peraltro poiché i membri della Community volevano godersi lo scherzone via telecamere di pubblica sicurezza, il sito della Earthcam  andò giù… Il numero di richieste di accesso era così elevato che fu paragonabile ad un attacco DDos…

Panopticon Twitter

Così di ritorno da una sana pedalata natalizia per smaltire gli eccessi del Cenone della Vigilia leggo il tweet in questione e sghignazzando lo metto a beneficio della nostra Comunità con questo piccolo e innocente messaggio:

Ovviamente le Macchine di Twitter non dormono mai, oppure c’è qualche stagista sfigato costretto a monitorarmi h24 pure il giorno di Natale, o forse è la solita incredibile ed incoerente “coincidenza di Tecnonucleo” prodotta dall’interazione Uomo/Macchina…

Ma una mezz’ora dopo aver postato il mio messaggio, in modo assolutamente incoerente il messaggio di riferimento della “storia” del foreveralone cambia e fa riferimento a questo tweet completamente normalizzato…

La cosa è assolutamente divertente nella sua sconcertante falsità: il tweet da super troll di Don Muffin con oltre 50 retweet e preferiti era chiaramente quello da cui si era propagato il tema di tendenza del foreveralone…. quello di LOVELiiCIOUSx, che già dal nome pare un embrione da vasca di riproduzione di Teamfollowback, coi suoi 4 retweet stenterelli evidenzia da solo il provvidenziale intervento “a manetta“… La foto poi è così furbetta e geek da far sorgere più di un sospetto…

Conclusioni

Esimi Ricercatori che dire?

Innanzitutto ci complimentiamo con Don Muffin per essere riuscito a sabotare la sezione Storie di Discover Twitter, con un elegantissimo atto di trolling DOC.

In secondo luogo assistiamo all’evoluzione delle dinamiche difensive di Twitter, che invece di bloccare i messaggi sgraditi come con i Toptweet e i Temi di Tendenza, adotta una policy molto più sofisticata: la mistificazione. L’origine dell’hashtag #foreveralone viene abilmente occultata e tramutata da atto di trolling, in romantica malinconia… Immaginate l’applicazione di una simile prassi con una notizia vera o con un’informazione politica.

In terzo luogo sono molto dispiaciuto per quegli utenti che hanno postato in tutto il mondo messaggi di solitudine natalizia solo per il sollazzo di Comunità di Troll… Penso che lo scherzo ci insegni una cosa importante: senza neppure aver capito il senso del meme che avevano di fronte, migliaia di persone hanno esibito al mondo pensieri intimi e sofferti, Twitter ha ritenuto la “Storia” di tendenza, dandole visibilità e generando ancor di più un mood depressivo… I Nuovi Media rischiano di diventare strumenti di espressione inconsapevole di emozioni forti… oggi il manipolatore è un Troll, domani?

Torno a ripetermi: la gente risparmiasse le emozioni più profonde per i rapporti umani dal vivo e la smettesse con questo stupido esibizionismo digitale.

P.S. Buone Feste 😀

Il Testamento di Nobel 2.1 – Il Nobel come marketing

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Esimi, nonché egregi Ricercatori inauguro questo nuovo sito con la conclusione della c.d.  Trilogia della Pace avviata nel mio vecchio nonBLOG.

Ormai l’instant blog nato per gioco iniziava ad andarmi un po’ stretto, e mi sembrava maturo il tempo per dedicare al nostro coccoloso Progetto #Gilda35 un sito tutto suo. Qui ho meno restrizioni, non essendo più un ospite, ma “proprietario” del sito. E chi è proprietario ha i suoi privilegi: primo tra tutti quello di non dover render conto ad altri che alla propria coscienza.

Come ammoniva Pierre-Joseph Proudon:

“La proprietà è un furto e la proprietà è libertà”.

La Trilogia della Pace, come sapranno i Ricercatori di lunga data si è articolata in due precedenti nonPOST:

  1. Peace is War” dedicato al flame innescato dal sabotaggio al trend topic su Twitter di Internet for Peace.
  2. Il Testamento di Nobel 1.0” che ricostruiva l’esperienza steampunk connessa alla genesi di questo prestigioso premio.

Questo nonPOST, che sarà lunghetto e distribuito in più parti, è dedicato a una delle domande più interessanti sul ruolo degli Influencers di internet in Italia: “Internet for Peace è stato marketing?

Vi rispondo subito: Internet for Peace è stata la madre, la zia e la nonna di tutte le campagne di marketing. Anzi aggiungo che è stato un evento di importanza mondiale, che meriterebbe analisi ben più serie della mia.

Il “Nobel” come non conventional marketing del brand “Svezia”

Ci eravamo lasciati col grande gesto steampunk di Alfred Nobel che dedicava un premio:

“alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.”

Affrontiamo un primo tema: il fatto che l’Accademia Reale Svedese abbia accettato la candidatura di Internet for Peace è un segnale autorevole della nobiltà di detta candidatura, o è piuttosto l’ennesimo scivolone di chi infischiandosene delle ultime volontà del caro estinto sta diluendo il premio una sorta di “riconoscimento al tema più politically correct“?

L’Accademia Reale Svedese (e le altre organizzazioni scandinave che lo gestiscono), infatti, vista la rilevanza che ha acquisito il Premio con gli anni ha iniziato a gestirlo con una disinvoltura crescente. L’Accademia fa marketing virale attraverso il Premio Nobel, posizionando il brand “Svezia” nell’immaginario collettivo come paese amante della pace, scientificamente avanzato, tollerante, economicamente vincente all’insegna di uno sviluppo ecologico e sostenibile.

Ebbene sì cari miei Ricercatori il Premio Nobel è marketing.

Il Premio Nobel è ormai funzionale alla creazione di una positiva immagine della Svezia non solo nella comunità scientifica e politica internazionale, ma  più in generale anche nell’opinione pubblica globalizzata. Tant’è che laddove Nobel nel suo testamento ha omesso di assegnare un premio gli Svedesi se lo sono addirittura inventati.

Nel 1968, la Sveriges Riksbank (la Banca di Svezia) ha istituito un Premio Nobel farlocco: il Nobel per l’Economia, che nell’immaginario collettivo si è andato a posizionare insieme agli altri Premi, come se l’avesse istituito Nobel in persona. In realtà è un’invenzione recentissima.

Perché Nobel, che (oltre a essere uno scienziato e un brevettista) era anche un imprenditore, non aveva istituito un Premio per l’Economia? Forse l’Economia al momento della sua morte era una Scienza di serie B? L’Economia era poco sviluppata?

Assolutamente no, l’economia era una scienza fiorente e il positivismo veicolava una meravigliosa visione di darwinismo sociale sul destino dell’homo oeconomicus.

Se Nobel non ha inserito gli economisti tra quelle persone, che col proprio lavoro/triebe “più abbiano contribuito al benessere dell’umanità, un motivo ci sarà. La mia è solo una supposizione, ma ritengo che semplicemente non reputasse il lavoro in campo economico qualcosa che contribuisse al benessere collettivo. Ciò in quanto l’economia, quantomeno quella pre-Keynesiana dei tempi di Nobel, era l’esaltazione dell’individualismo e dell’egoismo come efficiente sistema di allocazione delle risorse.

Gli stessi eredi di Nobel non considerano il Premio Nobel per l’Economia un vero Nobel.

E’ un piccolo ma indicativo esempio della disinvoltura con cui è stato gestito il Premio nel corso degli anni. Tuttavia la dice lunghissima sulla necessità della Svezia di coprire col Nobel una fondamentale area di studio al fine di accreditare il brand “Svezia” in quello che nell’Età della Macchina è uno dei campi di eccellenza: le Scienze Economiche.

Mi sembra  opportuno riprendere da Wikipedia il tema dei premi Nobel oggetto di maggiori contestazioni (la lista sarebbe assai più lunga a mio avviso ma mi affido a questa che è “condivisa” dalla nostra Memoria Collettiva):

“Il Premio Nobel non è stato esente di critiche nella sua storia, in particolar modo quella recente. La critica certamente più diffusa è relativa ad una presunta assegnazione nel premio, non tanto per i meriti del vincitori, ma per la “comodità” politica di quest’ultimo, fino a far diventare il Nobel un premio politically correct che di volta in volta viene assegnato ad un personaggio, appunto, politically correct.

Queste critiche sono anche state alimenate dall’assegnazione del Premio Nobel per la pace del 2007 ad Al Gore e all’Intergovernmental Panel on Climate Change, per il film sul riscaldamento globaleUna scomoda verità. In questo documento Gore esamina il fenomeno del riscaldamento globale imputandolo alle attività umane. Anche vari scienziati criticarono il documentario, trovandovi una serie di errori e inesattezze. Va anche precisato che il principale detrattore, il professor Richard S. Lindzen, è a sua volta stato criticato per i finanziamenti di aziende petrolifere ricevuti da vari istituti di cui è partecipe.

Altre assegnazioni particolarmente discusse oppure mancate avvennero:

  • nel 1964, quando il filosofo e scrittore Jean-Paul Sartre rifiutò il premio Nobel per la letteratura;
  • nel 1973, in concomitanza con il golpe di stato in Cile che portò Augusto Pinochet al potere, quando Henry Kissinger fu insignito del Nobel per la pace, dopo aver caldamente supportato il dittatore cileno e la deposizione di Salvador Allende.
  • Nel 1994 fu assegnato il premio Nobel per la pace a Yasser Arafat, politico palestinese accusato di aver sostenuto la lotta armata per l’indipendenza della Palestina da Israele.
  • Nel 2008 il Nobel per la fisica non è stato assegnato a Nicola Cabibbo, che pure era stato il primo, nel 1963 ad accennare alle teorie della rottura delle simmetrie, nell’ambito della interazione debole.
  • Nel 2009 il premio Nobel per la pace è stato assegnato al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Questa assegnazione è stata molto criticata sulla base del fatto che Obama, essendo in carica soltanto da un anno al momento della consegna del premio, non avesse avuto il tempo di dimostrare con risultati concreti l’efficacia del suo operato a favore della pace.
  • Nel 2010 il premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, scrittore e dissidente politico cinese. Il Governo Cinese ha accolto con dissenso la notizia, reagendo incarcerando la moglie del Nobel. Liu Xiaobo era già in carcere.”

A parte il caso di Liu Xiaobo, una delle rare prese di posizione forti degli ultimi anni, il Premio Nobel per la Pace soprattutto nell’ultimo decennio è stato la kermesse del politically correct internazionale. Il Nobel per la Pace è stato insistentemente utilizzato per rinsaldare i legami politici tra la social democratica Svezia e quella parte dell’elettorato democratico politically correct americano che vede nel Clan Clinton (v. Al Gore) e in Barak Obama i propri guru (ma v. anche Jimmy Carter una delle presidenze più sotto tono degli USA insignito col Nobel per la Pace “alla buona volontà”). Il Premio Nobel per la Pace nel 2009 è stato addirittura conferito al neoeletto presidente americano al buio, senza che avesse fatto alcunché. Vi invito a leggere il suo discorso sulla Pace che sembra partorito da 1984 di Orwell: http://squeezermag.com/2009/12/10/il-discorso-di-obama-premio-nobel-per-la-pace-traduzione-integrale-oslo-10-dicembre-2009/ Cito solo alcuni passaggi davvero splendidi che avranno fatto rigirare Nobel nella tomba un migliaio di volte:

“La guerra, in una forma o in un’altra, ha fatto la propria comparsa sulla Terra insieme al primo uomo… A prescindere dagli errori che possono aver commesso, è indiscutibile che gli Stati Uniti d’America hanno contribuito a garantire la sicurezza globale per oltre sessant’anni con il sangue dei loro cittadini e la forza delle loro armi…Ebbene sì, dunque: gli strumenti della guerra rivestono la loro importanza nel mantenimento della pace…la guerra è talvolta necessaria ed è in una certa qual misura un’espressione dei sentimenti umani…Come qualsiasi altro capo di Stato io mi riservo il diritto di agire unilateralmente, se necessario, per difendere la mia nazione… Anche quando affrontiamo un nemico crudele che non si attiene ad alcuna regola, noi crediamo che gli Stati Uniti d’America debbano rimanere modelli e portabandiera di come ci si comporta in guerra. È questo a renderci diversi da coloro che combattiamo.”

Sarò strano io, ma in un discorso del genere e nell’agire di Barak Obama fino al momento in cui ha ottenuto il “Nobel Preventivo” non ci ho trovato nulla che mi ricordi:

“la persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace.”

Bel discorso da Capo di Stato, completamente sprovvisto di quella folle e salvifica visione del mondo tipica degli “Operatori di Pace”.

Quello del Nobel a Obama è solo uno degli esempi alla disinvoltura con cui il Nobel è utilizzato a fini di politica internazionale, per rinsaldare i legami della Svezia con qualche “Nazione Amica”, per legarla nell’immaginario collettivo a qualche campagna dal consenso facile (v. Al Gore e riscaldamento globale). Il Nobel grazie all’uso sapiente che ne ha fatto l’Accademia di Svezia ha favorito a creare nel nostro immaginario collettivo l’idea di una nazione perfetta.

Un giorno qualcuno mi spiegherà perché fonte Organizzazione Mondiale della Sanità questo paese perfetto ha un tasso di suicidi doppio rispetto alla disastrata Italia, ma nell’età della Macchina non ci sono dubbi solo “valori condivisi”: ergo viva la Svezia!

Svezia è un brand.

Il Premio Nobel è uno degli strumenti di marketing virale del brand Svezia.

Le ultime volontà di Nobel sono puro antiquariato steampunk.

Avvalorare la tesi Internet for Peace non è marketing sulla base del sillogismo che l’Accademia Reale Svedese ne ha abbia accolto la candidatura al Nobel per la Pace, non significa nulla. E’ solo l’ennesima manifestazione della debolezza del pensiero che regna nell’amministrazione delle volontà di Alfred Nobel. E’ solo l’ennesima dimostrazione di come l’Accademia Reale di Svezia utilizzi il premio per pompare il brand “Svezia”. Niente di più.

Sul piano etico è solo l’ennesimo oltraggio degli adoratori della Macchina alla memoria di un grande umanista.