You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

Un universitario siciliano inventa You Tube Downloader la start up che in breve diventa l’app più scaricata del Samsung Store e vince un premio di $ 100.000. Poi l’invidia italica prende il sopravvento e il giovane perde tutto. E’ andata davvero così?

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

ONtro

Esimi Ricercatori, assistiamo ad un nuovo mirabolante picco della Guerra dei Sogni 2.0: il Kulturkampf di You Tube Downolader, in cui le forze deiMaoisti Digitali e il Resto del Mondo hanno finalmente iniziato a darsele di santa ragione nel Götterdämmerung finale.

Lo dico da subito miei esimi Ricercatori: siamo di fronte alla sessione di Mud Wrestling più mirabolante di tutti i tempi con ondate di melma digitale che vagano per ogni dove…

Quindi perdonatemi, ma per rendere comprensibile la vicenda, dovrò effettuare una doverosa e sobria ricostruzione.

Romanzo Siciliano

Tutto è iniziato quando “Chefuturo! Il lunario dell’innovazione” la testata giornalistica online di CheBanca! Gruppo Mediobanca, Direttore Riccardo Luna (apprezziamo molto il mirabolante gioco di parole Lunario:Chefuturo = Luna:Chebanca), ha pubblicato l’articolo “Andrea Giarrizzo: Come fare la app più scaricata del mondo se hai 20 anni e vivi in un paesino siciliano“.

L’articolo scritto dallo stesso Andrea Giarrizzo raccontava l’esperienza di questo studente universitario siciliano che appena ventenne inziava a produrre applicazioni per smartphone (le c.d. app) per il Play Market di Google e per il Market di Samsung.

Un giorno il giovane programmatore si iscrive al concorso “Samsung Smart App Challenge 2012” indetto dalla Samsung e vince nella categoria NON-GAMES, che essendo questo un nonBLOG riteniamo essere la più prestigiosa. Vince un premio da centomila dollari, un trofeo e gli si spalancano le porte del Paradiso dell’Innovazione.

OppureNO.

Il seme del dubbio

Accade tuttavia che Matteo Bianconi, un giornalista a Voi noto e caro, dal suo account Facebook semina un dubbio non peregrino…

“YOUTUBE DOWNLOADER: è un software che permette di scaricare i video da YouTube, Facebook, e molti altri e convertirli in altri formati video”.

NAPSTER: ha pagato 26 milioni di dollari come risarcimento per utilizzo non autorizzato di brani musicali e 10 milioni di dollari per royalties future.

PEER TO PEER: molte controversie sono legate al traffico dei dati e si “mormora” che i provider limitino questo tipo di traffico.

DDUNIVERSE: hanno provato a chiuderlo più di una volta, come tanti altri forum di sharing. Ci sono anche riusciti, “più di una volta”.

MEGAVIDEO: Kim Schmitz e altri suoi collaboratori arrestati dall’FBI.

E ora a questo ragazzo è stato assegnato un premio di centomila dollari per il “Samsung Smart App Challenge 2012“ e si trova in prima posizione nella classifica delle app gratuite del Samsung Apps di quasi tutti gli stati del mondo, tra cui Italia, Stati Uniti e India.

Io sono per la libera trasmissione dei dati, per la condivisione continua e per il Partito Pirata, ecco, l’ho ammesso. Ma non capisco tutta questa ufficialità per UN’APPLICAZIONE CHE VIOLA TUTTE LE NORMATIVE YOUTUBE.

È come se dessero il Premio Nobel per la Pace a chi ammazzasse Berlusconi, ecco. Ci siamo capiti, vero?

C’è qualcosa che mi è sfuggito?

Matteo Bianconi

Dubbio che viene ripreso da Riccardo Mares, SEO e blogger arcinoto su questi lidi, il quale con estrema schiettezza alcune domande:

Quello che mi sfugge è come sia stato possibile premiare un’applicazione che consente di effettuare una cosa ILLEGALE e addirittura farla promuovere in Italia dai principali influencer del mondo dell’innovazione e delle startup.

Ovviamente l’applicazione non è presente in Google Play, il cui proprietario è proprietario anche di Youtube. Inoltre l’applicazione non è per nulla innovativa: penso che da quando è nato Android sia nata anche una app per fare video downloader. TubeMate ad esempio, presentata proprio qui qualche mese fa, è un’app targata luglio 2011, più di un anno fa.

Ora mi chiedo: di cosa stiamo parlando? Quale innovazione è stata premiata? Nei tempi sicuramente no. Nei modi temo nemmeno: script per il download del sorgente video di Youtube si trovano in ogni dove e in qualsiasi linguaggio, altre applicazioni sono decisamente più potenti, offrendo un browser completo per Youtube e un tasto “download” con tanto di convertitore di formato.

Adesso mi chiedo: era veramente un’app così meritevole? Era veramente un’app che meritava così tanto spazio mediatico? La gente prima di fare un RT o una condivisione legge cosa sta avallando e si pone mai la domanda “sarà roba buona”?

Youtube Downloader: Innovazione?

Ed in effetti i Termini di Servizio di Youtube parlano abbastanza chiaro:

non è consentito accedere ai Contenuti per qualsiasi ragione diversa dall’uso esclusivamente personale e non commerciale come inteso tramite, e permesso dalla, normale funzionalità del Servizio, ed esclusivamente per Streaming. “Streaming” indica una trasmissione digitale in contemporanea del materiale da parte di YouTube tramite Internet verso uno strumento abilitato all’accesso ad Internet operato da un utente in modo tale che i dati sono resi disponibili per una visione in tempo reale e non sono invece disponibili per il download (sia permanente che temporaneo), per essere copiati, conservati, o ridistribuiti dall’utente

Youtube – Termini di Servizio – art. 5. Limitazioni generali sull’utilizzo lett. L

Come raccontato nel post di Riccardo Mares i dubbi vengono girati via twitter allo staff di Chefuturo, che tuttavia omette di rispondere, come è prassi in questi casi in cui l’incauto piccolo influencer si accosta ai vertici della Piramide Digitale.

Ma il dinamico duo Bianconi-Mares non si perde d’animo e commentando direttamente nell’articolo di Andrea Giarrizzo sottopone all’attenzione degli altri lettori i propri dubbi.

A questo punto interviene lo stesso Riccardo Luna con un commento chiarificatore…

a proposito di quanti sollevano la presunta illegalità del servizio offerto da questa app, ritengo che a rispondere dovrebbero essere nell’ordine: Google, che ospita la app sul suo store e che vede una sua property, YouTube, quale possibile “vittima” di questo servizio; Samsung, che l’ha premiato; e per ultimo Andrea.
Io qui mi limito a riportare quanto leggo sulle FAQ della app, ovvero: I can download the video file into my computer, is legal?Yes, when you watch a video in flash from a website (like YouTube) the video is downloaded into your computer, in the folder “Temporary Internet Files” of your browser. The program does the same thing, allowing you to select the destination folder. This means that the file is saved on your computer while you watch the video and there remains until you do deleteit.What kind of use I can do of video file?You can use the video saved for personal use only. We do not assume any responsibility to content you are attempting to download and strongly recommend that you do not download copyrighted material.

Riccardo Luna

Insomma l’ennesima piccola tempesta perfetta in un bicchiere d’acqua, che si risolve con un’apodittica lettura delle FAQ…

Di fronte a tanto mi limitavo a produrre un mesto meme dedicato al “Gioco a premi con scasso” utilizzando il Lucky Larry (il meme di quelli predestinati al win), come a dire: “finalmente viene ufficializzato anche in Italia come la Cultura della Violazione sia parte integrante del processo produttivo del Maoismo Digitale.”

OppureNO.

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

Distruttori di sogni

Tuttavia il giorno dopo ci attende una brutta notizia, sempre dalle colonne di Chefuturo! Riccardo Luna ci racconta che i gaglioffi, di cui sopra hanno ucciso i sogni del povero Andrea Giarrizzo, cui la Samsung ha ritirato il premio.

La ricostruzione di Riccardo, da sapiente narratore qual è, tocca le corde dell’emotività, ci parla di un Andrea Giarrizzo irreperibile, di multinazionali che altalenano dalla faciloneria al rigorismo, di innovatori azzoppati dall’italico livore, chiosando con questa iperbolica asserzione:

Con più calma faremo considerazioni più ragionate se ne varrà la pena. Adesso a caldo, più che il dispiacere per il sogno infranto di Andrea Giarrizzo, che in ogni caso ha dimostrato talento e grinta che spero in futuro gli consentiranno una rivincita, mi resta il sapore amaro, livoroso di certi messaggi che invece di vedere e incoraggiare il talento, magari anche consigliando opportune correzioni, hanno puntato l’indice su un ragazzo di 20 anni che, ingenuamente forse, ha fatto quello che in questi venti anni di web è successo altre migliaia di volte, da Napster in poi.
Ma noi non siamo l’America. Un anno dopo che Napster era stato chiuso per illegalità, nel 2002 il suo fondatore Shwan Fanning veniva scelto dal MIT tra i 100 top innovator under 35 del mondo.

La app made in Sicily più scaricata del mondo non c’è più

L’articolo di Luna ovviamente ha scatenato una vasta gamma di reazioni che sono andate dalle bonarie prese in giro, su tutte vi consiglio questi due spassosi e ficcanti articoli di Loffio

…a ragionate dissertazioni sul valore educativo dell’intera vicenda, per le quali rimando a questo articolo di Massimo Melica, che come vedremo scatenerà un polverone…

Nelle Community di specialisti del digitale ovviamente l’articolo di Luna è stato dissezionato a livelli di inusitata precisione, con una prolusione di testi cui l’Occidente non assisteva dai tempi dell’esegesi del Corpus iuris civilis… Con il povero Andrea Giarrizzo che viene dipinto da Maoisti Digitali e loro detrattori ora come un novello Leonardo da Vinci, ora come un bieco procacciatore di bufale…

Il Lato Oscuro della Rete? E’ Massimo Melica!

Nel bel mezzo del polverone di cui sopra Salvo Mizzi fornisce involontariamente il nome del Cuore di Tenebra della Rete che da tanto tempo andiamo cercando: è Massimo Melica!

Esatto il mio amico Melica con cui mi sento tutti i giorni per ridere dal loggione come Statler & Waldorf di questa o quella corbelleria letta in giro sui social…

Ma andiamo con ordine…

Dapprima Salvo Mizzi (Telecom, Working Capital, Agenda Digitale, Adesso! di Renzi, ecc…) sbotta contro i servi dei Giganti dell’industria digitale e i bigotti incattiviti che hanno ucciso la cultura della Rete in Italia…

…per poi prendersela direttamente con l’amico Massimo per l’articolo sopra citato…

Ovviamente Massimo Melica non la prende benissimo e produce un’articolata replica, tutta da leggere, di cui qui riporto il passaggio più vibrato:

I miei non hanno la presunzione di essere degli articoli, non sono un giornalista, non sono un blogger professionista, chi mi legge -che sempre ringrazio – lo fa con clemenza perché mi sente vicino nella dialettica e non dietro un cattedra.

Adesso (non è il motto di Matteo Renzi) i miei studenti dell’università sapranno che sono la rovina del web italico, i miei amici lettori avranno meno considerazione di me e questa mattina non mi sono svegliato allegro.

Forse dovrò evitare certi ambienti e certe personalità digitali e così dovranno fare loro con molta, ma molta, attenzione.

Credetemi con tutto quello che si legge in giro non pensavo proprio io di essere la causa del depauperamento del web italico, sono sincero.

“Povero web italico” ed io pare che ne sia la causa

Comunque per inciso se Massimo Melica impoverisce il web italico, mi chiedo come qualificare le orde di specialisti del nulla che ci ammorbano quotidianamente con le proprie mefitiche campagne di Cultura Tossica.

Tuttavia la questione sul piano giuridico prosegue con ardite e interessanti interpretazioni giuridiche tese a smontare il valore vincolante dei Termini di Servizio…

Così il buon Massimo è costretto di nuovo a tornare a bomba sull’argomento chiarendo la centralità che i Termini di Servizio hanno nel complessivo ecosistema economico e culturale che chiamiamo internet…

E Matteo Bianconi morde la coda del serpente

Alla fine arriva Matteo Bianconi, che come l’ Ouroboros sacro ai Rettiliani, riconduce tutto al punto in cui era iniziato: il proprio ragionamento postato su Facebook.

Ovviamente nel frattempo è scoppiato il finimondo, la cosa è finita sui media tradizionali e il buon Matteo dice la sua con grande schiettezza:

Non mi interessa indorare la pillola. E neanche affogare nelle chiacchiere da social lobby. Ci sono tante, tantissime start up in Italia che meritano luce, attenzione e palcoscenico. Così come ci sono tanti altri giovani che non trovano uno straccio di lavoro, pur avendo menti brillanti e spirito guerriero… e che ci provano, malgrado tutto. Andrea non è il simbolo di un “povero web italico”, non sarà mai il martire che qualcuno desidera per spingere avanti i propri progetti elettorali. Non condivido la commiserazione, figlia d’Italia. Il dramma italico è la prospettiva: chi ha un’idea e fallisce diventa spesso qualcosa che non ha più valore. In America è il contrario: chi ha un’idea e fallisce ci ha provato, cazzo, merita rispetto e forse nuove possibilità. E allora prendiamocela con Samsung che non ha controllato un’app che voleva premiare con 100 mila euro, se davvero abbiamo bisogno di incolpare qualcuno. Vi confido anche un segreto di Pulcinella: con la policy di Youtube, Google difende solo i propri diritti economici. Perché proibire il download? Non c’entra il diritto d’autore: c’entra il fatto che se scarichi il video, non vedrai mai la pubblicità correlata! Ma forse questa è un’altra storia…

Youtube Downloader: come fosse Antani, per due

Eh già! Dopo tante tirate educative, giuridiche, esistenziali… il buon Matteo ci riporta alla cruda realtà del fine ultimo delle scaramucce interne all’Oligopolio Digitale: il vil denaro.

OppureNO.

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

Conclusioni

Esimi Ricercatori questa storia è troppo ghiotta e pertanto mi fornirà spunti per i mesi a venire su temi quali Cultura della Violazione, Involuzione del Digitale, progettazione in regime di Maoismo Digitale, abolizione del Diritto d’Autore, ecc…

Qui mi limito in primis a farvi notare alcune cosine:

  • innanzitutto il concorso di Samsung non c’entrava nulla con l’innovazione, veniva semplicemente premiata l’applicazione col maggior numero di download (il regolamento parla espressamente di criterio dello “Highest download counts – Consumer Judging“);
  • come sappiamo la Rete è piena di downloader di Youtube (dopotutto trattasi un banale script che invece di scaricare il file nella cartella temporanea lo dirotta tra i documenti), ma desta sorpresa scoprire che lo stesso Play Market di Google presenta app di questo tipo (grazie a Dev Fillib per la segnalazione):
  • dire che un dowloader di Youtube è stato scaricato un milione di volte non significa assolutamente nulla, da Napster in poi qualunque cosa sia borderline in termini di normative e regolamenti viene scaricata alla velocità della luce, nella consapevolezza dell’imminente cancellazione;
  • si continua in sostanza a gettare la croce addosso al duo Bianconi/Mares per aver scatenato il “flame“, senza considerare, che forse il passaggio televisivo di Andrea Giarrizzo a Ballarò può aver destato più di un’attenzione indesiderata;
  • le modalità con cui si è svolta l’intera vicenda sono assolutamente ridicole: multinazionali che indicono concorsi senza controllare i requisiti di validità dei prodotti e poi negano pure il premio, giornalisti a caccia di “belle storie da raccontare” che alla fine scatenano più ondate emotive che ragionamenti, personalità di primo piano della Rete che al minimo incidente di percorso invece di dialogare dichiarano la sopraggiunta morte del web, infinite discussioni sulla qualità dell’app che nessuno ha testato “è una bufala”/”è geniale” a prescindere, solita retorica della startup che da “impresa in divenire” viene ridotta ad “applicazione digitale”

A mio avviso questa storia apre delle domande molto importanti su cui dovremmo interrogarci un po’ tutti…

  • Ha senso continuare a discutere con queste modalità fanciullesche?L’impressione è quella di una Community di quaranta/cinquantenni formatisi sui canaglieschi forum dei tardi anni ’90 che non ha saputo cambiare linguaggio. Per carità la cosa possiede ancora una sua barbara estetica, però inizia ad essere inquietante.
  • Ha senso parlare di innovazione con riferimento alle applicazioni per telefonini? Le applicazioni, non me ne vogliate, ma sono il cancro della Rete, sono un’ulteriore chiusura del web, un ulteriore impoverimento dell’esperienza dell’utente… e soprattutto nella stragrande maggioranza dei casi hanno una logica parassitaria sfruttando codici di altri prodotti.
  • Ha senso continuare a parlare con toni enfatici di start up quando siamo di fronte ad applicazioni che non avviano alcun processo imprenditoriale? Non siamo forse di fronte ai servi della gleba della programmazione? Ogni volta che mi raccontano la storia del “Nuovo Zuckerberg del Mese” io mi chiedo sempre ma questo signore con la sua start up a quante persone dà lavoro? E la domanda non è peregrina.
  • Ha senso dare un valore positivo alla Cultura della Violazione a scopo di lucro? Se un hacker, viola un sistema per motivi ideologici o di sperimentazione è un “terrorista informatico“… se il “Nuovo Zuckerberg del Mese” fa altrettanto a scopo di lucro è un genio, purché riesca a trarne un profitto, altrimenti è un lestofante. E’ questo il futuro digitale che vogliamo? Un sobrio Anarco-Capitalismo Digitale?
  • Ha senso ergersi a difensori dell’Oligopolio Digitale quando questo sa benissimo difendersi da solo? Capiamoci reputo l’ecosistema di Google la più grande invenzione dopo la ruota, ma ormai abbiamo maturato riflessi troppo pronti nella sua difesa. Dobbiamo ragionare con obiettività sulle sue pecche.

Ogni volta che leggo una discussione feroce come quella del caso You Tube Dowloader mi chiedo se il digitale abbia davvero ampliato in noi la capacità di comunicare, o non l’abbia piuttosto atrofizzata. Mi piacerebbe, e non scherzo, che un giorno i maggiori protagonisti di questa storia, Giarrizzo, Bianconi, Mares, Luna, Mizzi e Melica, si incontrassero per discutere i tanti punti importanti lasciati aperti da questa vicenda… L’alternativa è continuare a randellarsi in un Ragnarök sempre più autoreferenziale e scollato dalla realtà.

E nella speranza di ricondurre la Rete ad un arcobaleno di abbracci e di colori vi saluto con Julie Andrews…

OppureNO.

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Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

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Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

Esimi Ricercatori, la buona battaglia è vinta.

Qualche tempo addietro vi raccontammo alcuni ghiotti retroscena che collegavano il successo virale di Gangam Style a un duello a distanza tra gli Anon di 4Chan e gli stregoni del marketing che stanno dietro a Justin Bieber…

Come raccontammo all’epoca si voleva superare la “curva di crescita” di visualizzazioni generata dall’endorsement di Justin Bieber verso “Call Me Maybe” di Carly Rae Jepsen…

Ma avendo stracciato in poche settimane il primato di “Call Me Maybe“, si è rapidamente imposto un obiettivo più ambizioso quest’oggi pienamente raggiunto: spodestare “Baby” di Justin Bieber dal titolo di video più popolare di tutti i tempi.

Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

Vi faccio notare una chicca esimi… perché quando si lavora a questo genere di cose si aspira sempre alla perfezione maniacale:

  • il video di Justin totalizza 1,435 Milioni di “mi piace” e 3,187 Milioni di “non mi piace”;
  • il video di Psy totalizza invece 5,352 Milioni di “mi piace” e 0,322 Milioni di “non mi piace”.

Peraltro va notato come questo raid abbia segnato una interessante evoluzione nei raid delle Community di c.d. sotto-cultura digitale. Tutto si è fatto molto più deep, sussurrato, niente appuntamenti, ormai tutti sanno quello che devono fare e come farlo, ognuno ha la propria rete di influenza e sa come utilizzarla al meglio, tutti si conoscono tra di loro e fondamentalmente seguono UNA storia, pertanto ora basta un battito d’ali in Corea del Sud per squassare i server della California…

La potenza è nulla senza controllo °L°

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Aresenico e il meme di "…non è la Rivoluzione"

ONtro

Esimi Ricercatori, qualche giorno addietro l’amico Andrea Casaleggio ha presentato un curioso videoclip nella Cabina di Regia del vostro beneamato Progetto, il celeberrimo Gruppo “La Rivoluzione è sempre tre quarti fantasia e per un quarto Realtà“…

Ci scrive l’amico Andrea, nel postare il video “La Rivoluzione” della band torinese Arsenico:

Esimi Ricercatori, qualche feedback italico per cosa NON è la Rivoluzione. Forse potrebbe aiutarci a capire qualcosa di più sulla Rivoluzione, sulla fantasia e sulla realtà

Devo ammettere che il video mi ha positivamente impressionato per una serie di considerazioni, che di seguito esporrò compiutamente…

Il metodo di Arsenico

Gli Arsenico sono una band torinese attiva da parecchi anni, che si presenta egregiamente in una bella intervista per Impatto Sonoro, di cui riporto alcuni significativi stralci:

Questo nuovo disco è prodotto da La voce del gregge, una struttura che trovo molto interessante e che ho citato brevemente nella recensione. Ci spiegate meglio di cosa si tratta?
(F.V) Abbiamo sempre prodotto le nostre creazioni in un’ottica di autoproduzione, coinvolgendo conoscenti ed amici per sviluppare i nostri lavori. Quando le cose non sono andate bene in passato è stato proprio perché non ci siamo fidati di questo modus operandi, più puro e “su misura” per noi. Sulle prime La Voce del Gregge voleva essere solo un modo per dare un nome ad alcune collaborazioni che duravano da anni, tenendoci lontano dalla vetusta classificazione di “collettivo”, mantenendo forti le sinergie che si sono create sul nostro percorso.

[omissis]

Parliamo del videoclip di “La Rivoluzione”. Per noi è semplice e geniale, ha molte piccole cose da scovare e nel complesso dipinge alla perfezione la situazione che stiamo vedendo. Vi è anche la partecipazione eccezionale di personaggi come Herbert Ballerina e i Bologna Violenta. Com’è nata l’idea del video? 
(F.V.) Abbiamo realizzato il primo videoclip del brano “La Rivoluzione”, con la partecipazione di amici da tutta Italia. È venuto davvero bene, siamo molto grati per tutti i video che sono arrivati. È una dimostrazione di affetto non indifferente.
Il video ha avuto un lungo periodo di incubazione. Assieme a Filmine, cercavamo come hai detto tu un’idea semplice, che potesse arrivare in poco tempo a tutti. Il pezzo si prestava per il suo significato alla partecipazione delle persone e all’espressione della loro opinione: le persone, con le loro idee, la loro energia e la voglia di cambiare le cose sono la vera rivoluzione.
Ho notato con stupore la partecipazione straordinaria di alcuni personaggi, ammetto che Herbert lo ha fatto su richiesta visto che ho fatto un lavoro con lui, ma era molto interessato e si è prestato volentieri.

[Tratto da “Intervista agli Arsenico” di Impatto Sonoro]

Le parole della band mi colpiscono abbastanza per la capacità manifestata dagli autori di riportare in ambito musicale alcune modalità stilistiche tipiche del cyber dadaismo: la tendenza a produrre opere basate sulla relazione… la volontà di far convergere su un progetto influenze e suggestioni esterne, mantenendo comunque la propria voce… il coinvolgimento del pubblico nel processo di produzione artistica, abbattendo le barriere tra fruizione e produzione di prodotti culturali…

Il meme di “…non è la Rivoluzione”

Ovviamente il meme di “…non è la Rivoluzione” mi ha divertito moltissimo: da un lato perché ha coinvolto fan e amici degli Arsenico in un simpatico esempio di ready made, dall’altro perché vi appare Herbert Ballerina che per me è una leggenda, e infine perché utilizza l’amatissima “tecnica del non“…

Un meme è in sostanza un prodotto culturale suscettibile di essere ripreso e rielaborato per fornire significati ulteriori rispetto a quelli originariamente voluti dall’autore (es. la frase “… non è la Rivoluzione“, o i ready made dadaisti o i rage comics). Il video degli Arsenico rappresenta una delle rare (e riuscite) incursioni della musica italiana in questo genere di esperienza. In sostanza invitando le persone a completare la frase non è la Rivoluzione gli Arsenico hanno prodotto una sorta di semplificata versione per Youtube del colossale Vision of Students Today

A ciò si aggiunge la “tecnica del non” da noi tanto amata (es. nonPOST, nonBLOG, OppureNO…), che in sostanza tende a definire qualcosa attraverso la contraddizione. E’ una tecnica cui sono molto affezionato per via del fatto che consente di suggerire il significato dell’oggetto dell’affermazione, contraddicendo una definizione, ma lasciando inalterate tutte le altre possibilità…

Il risultato nel caso del video di “La Rivoluzione” è molto interessante e costruisce una piccola mappa concettuale di pulsioni, aspettative, desideri, sogni di un eterogeneo gruppo di persone… Fornendo un contrappunto perfetto ai testi della canzone.

Conclusioni

Che dire esimi Ricercatori?

Nello sclerotico panorama musicale italiano ci piacerebbe vedere più spesso esperimenti come questo in cui si riesce a trasmettere un’emozione concreta sfruttando pienamente le suggestioni aperte dall’utilizzo del meme…

Questo video è stato realizzato con dei foglietti di carta e dei videofonini… mi chiedo cosa riuscirebbe a realizzare una Major investendo sui meme come strumento di comunicazione musicale…

Ma forse i meme sono dotati di una propria intelligenza, superiore a quella di chi li produce e vanno ad annidarsi proprio là dove le idee sono più genuine…

E poi se penso all’uso dissennato che le Star fanno di Youtube

E comunque… Gilda35 non è la Rivoluzione…

OppureNO

Digiuno 2.0

Paola Caruso ha terminato il suo sciopero della fame, come attestato da questo post di “Diario di uno Sciopero”. E per questo mi unisco ai festeggiamenti della blogosfera. Tuttavia tra i suoi post di oggi leggo una di quelle epifanie alla Joyce, che mi ha lasciato piuttosto sconcertato:

@paolacars “@electro_timmy come gli operai scioperano per un contratto migliore, io ho scioperato perché non voglio essere precaria a vita. chiaro”

Forse preda di un momentaneo impeto d’ira la Caruso paragona lo sciopero degli operai finalizzato a ottenere migliori condizioni di carattere lavorativo, al proprio “sciopero della fame e della sete” (poi ridotto al solo sciopero della fame). Paragona una banale giornata di sciopero, all’esperienza “catartica” che ha mobilitato le élite del blogging italico.

Ma possibile? Possibilissimo.

Preciso che adesso parlo del fenomeno dello sciopero della fame nel web 2.0 italiano. Non parlo di Paola Caruso, che avrà scritto quello che ha scritto perché ne è convinta. Mi auguro soltanto che quel post sia il frutto della stanchezza e del nervosismo, che Paola Caruso si ristabilisca presto e ci spieghi con un testo dall’alto valore etico e culturale il significato del proprio gesto.

Finora ho solo capito che Tumblr è un pessimo format per il blogging.

Allora adorabili e coccolosi Ricercatori veniamo al dunque… Se vi avventurate in una banale ricerca su Youtube vedrete i videoblog di innumerevoli scioperi della fame, eseguiti per le più varie motivazioni:  http://www.youtube.com/results?search_query=sciopero+della+fame&aq=f (come al solito sono troppo buono e vi ho postato la pappetta tutta pronta e tiepidina). Guardando i video vedremo ogni motivazione possibile e immaginabile di sciopero della fame, nella maggior parte dei casi completamente ignorati dai Media tradizionali. Certo emerge una cosa in modo palese e incontrovertibile: lo sciopero della fame 2.0 si fa soprattutto per migliorare le proprie condizioni lavorative o salvare il posto…

Ciò mi spinge a rispolverare alcune conoscenze di Filosofia del Diritto, materia in cui mi specializzai proprio nella teoria del c.d. “Diritto alla Disobbedienza”

Perché cari Ricercatori, capisco che il web è ormai una pappetta tiepida in cui si può leggere tutto e il contrario di tutto, ma paragonare una pratica nobile come lo sciopero della fame a strumenti di contrattazione di secondo livello, è ingeneroso verso chi, penso alle suffragette inglesi del primo novecento, di sciopero della fame è morto, spesso a causa dell’alimentazione forzata imposta dall’Autorità.

L’atto di compiere uno sciopero della fame rappresenta una extrema ratio, come tale necessiterebbe di regola di alcuni presupposti “pesanti” e dovrebbe avere uno svolgimento drammatico e dall’esito incerto:

  1. il digiunatore deve ritenersi portatore di superiori valori etici, che non vede affermati nell’ordinamento di appartenenza (pensiamo agli scioperi della fame delle suffraggette inglesi, che venivano arrestate);
  2. il digiunatore deve aver provato ad affermare i propri principi etici superiori con ogni metodo consentito dall’ordinamento, per vederli trasformati in una norma di carattere imperativo generale ed astratta (es. proposte di legge, scioperi, picchettaggi, processi, ecc…);
  3. il digiunatore deve aver fallito utilizzando i metodi consentiti dall’ordinamento;
  4. il digiunatore deve dimostrare di aver fallito perché l’ordinamento è intrinsecamente iniquo e ingiusto, o perché le istituzioni che detengono il potere hanno arbitrariamente violato le proprie stesse regole;
  5. il digiunatore allora decide di fare violenza al proprio corpo per rendere manifesta agli altri cittadini la violenza silenziosa delle istituzioni e dell’ordinamento in cui vivono;
  6. il digiunatore interrompe lo sciopero quando le istituzioni, in qualche misura ritenuta soddisfacente, fanno delle concessioni;
  7. altrimenti il digunatore muore, per divenire un martire e spingere gli altri cittadini a forme più o meno non violente di rivolta (se il Commonwealth cedette di fronte agli scioperi della fame di Gandhi fu proprio per paura che divenisse un martire).

Lo sciopero della fame è la derivazione della pratica indiana della dhama: si fa violenza al proprio corpo per spingere, colui il quale ha commesso un’ingiustizia “lecita” a rendersi conto della violenza intrinseca dei propri atti. Lo sciopero della fame è una epifania delle dinamiche sottilmente violente del potere.

Come può un pratica tanto alta, essere ormai generalmente equiparata a un comune strumento di negoziazione sindacale?

Capisco che Marco Pannella ha ridotto in Italia la pratica dello sciopero della fame a qualcosa del tipo: “Non mi date spazio in Televisione, faccio lo sciopero della fame, della sete e bevo pure le urine in diretta, così mi prendo il mio spazio! Tiè!” Ma in altri paesi (Inghilterra, Irlanda, Turchia, ecc…) i dissidenti politici sono morti di sciopero della fame. Lo sciopero della fame è una cosa serissima. Nella maggior parte dei casi lo sciopero della fame si fa per un grande ideale collettivo: il suffragio universale, l’indipendenza della propria nazione, radicali forme di opposizione al potere politico… Lo sciopero della fame è una cosa seria e pertanto merita di essere comunicato in modo idoneo e rispettato, anche quando non lo si condivide.

Nella maggior parte degli scioperi della fame 2.0 invece la cosa si riduce ad uno strumento di “pressione” sul datore di lavoro, per vicende particolarissime. Lo sciopero della fame 2.0 è il trionfo del particolare, del caso singolo, ha il suo spazio nel blog e il suo post su youtube. Ormai è un genere letterario.

Non capisco cosa hanno trovato di nuovo i Twitteri nello sciopero della fame di Paola Caruso. La lista degli scioperi della fame 2.0 è lunghissima e solitamente attiene a forme di rivolta individuale verso il proprio precariato. Quello della Caruso è stato solo il primo sciopero della fame in diretta su Twitter.

In questi fenomeni del web 2.0 il tanto paventato “elemento catartico” io non ce lo vedo.

Catarsi di cosa?

Siete cambiati?

Avete cambiato vita? Abitudini? Gusti?

Guardate il mondo in modo diverso dopo questi eventi?

Forse siamo solo di fronte all’ennesima conferma che in  Tecnonucleo tutto perde di significato Continuiamo col downgrade delle grandi idee. Continuiamo col politicalpongo: poche idee ma confuse.